3: Capo del suo popolo

Matteo 3-4

In questo capitolo tratterò principalmente del battesimo, unzione e tentazione di Cristo. Il ministero di Giovanni Battista verrà menzionato solo di passaggio, per essere discusso in modo più esteso in connessione con i vangeli successivi.

L’unità del battesimo, unzione e tentazione di Cristo risiede nella funzione di Cristo come nostro Capo. Egli è il nostro capo in accordo con la sua chiamata divina. La divinità del suo mandato è chiara dalle sue parole che “conviene adempiere ogni giustizia”, e ancor più chiara dalla descrizione che il Padre fa di Cristo: “In cui mi sono compiaciuto, che ho chiamato nel mio consiglio secondo il mio beneplacito”.

Gesù fu battezzato come Capo del suo popolo. Perfino nel peccato egli fu uno col suo popolo; come loro capo egli scese nell’acqua del battesimo e ne risalì facendo così del suo battesimo una profezia della sua morte e resurrezione.

Rimane aperta la domanda se qualcun altro oltre a Giovanni fosse presente quando Gesù fu battezzato e cieli si aprirono. In ogni caso, la discesa della colomba come segno della sua unzione ebbe per testimone Giovanni solamente.

Come nostro Capo Gesù fu anche tentato. La sua tentazione sta in contrasto a quella del primo Adamo. Non solo il secondo Adamo fece quello che avrebbe dovuto fare il primo, egli giustificò e riconciliò anche ciò che il primo Adamo aveva sbagliato. La tentazione di Cristo ebbe luogo in circostanze diverse da quelle di Adamo. Satana lo tentò indirettamente attraverso l’amore di Dio in cui Cristo partecipa. Satana faceva precedere la sua sfida con l’osservazione sarcastica: “Se tu sei Figlio di Dio” che vale a dire “se tu partecipi nell’amore del Padre…” Satana fu attento a conformarsi con ciò che Dio aveva detto di Gesù: “Questo è il mio Figlio, il mio amato”. Satana in effetti stava dicendo: “Se sei Figlio di Dio, Tu puoi prenderti dei rischi, perché tutte le cose sono tue”. Attraverso questa tentazione, Cristo, come nostro Capo, imparò l’obbedienza, meglio forse: imparò a dimostrare obbedienza (Eb. 5:8).

          Concetto principale: In accordo con la chiamata del Padre, Cristo
                                                  prende funzione quale Capo del Suo popolo.

          Il suo battesimo. Alcuni mesi prima che il Signore Gesù nascesse ci fu un’altra nascita nella sua famiglia, quella di Giovanni, precursore del Signore. Giovanni doveva annunciare la venuta di Cristo e preparare il popolo d’Israele a riceverlo.

Quando Giovanni ebbe trent’anni cominciò a predicare in Israele. Il suo ministero era localizzato nel deserto della Giudea, vicino al fiume Giordano. Egli proclamò che il Regno dei cieli era vicino. Quello era il regno della grazia, il Regno dove tutte le cose sono date di nuovo ai credenti per grazia.

Poiché il Regno era vicino, alla gente veniva detto di pentirsi. Non dovevano più farsi illusioni su se stessi, ma attendersi tutto dalla grazia che  è ciò che contraddistingue il Regno. Dovevano credere che la grazia di Dio avrebbe dato loro tutto ciò di cui avevano bisogno senza eccezioni. Sarebbero potuti entrare nel Regno solo per mezzo del pentimento e della fede. Un completo cambiamento avrebbe dovuto mutare le loro vite.

Anche noi pecchiamo ponendo in noi stessi la nostra fiducia, rovinando così le nostre vite. Anche noi dobbiamo rinunciare alla nostra fede mal riposta  e alle mal dirette  aspettative per poter vivere come nuove creature. Per questo Giovanni battezzava quelli che credevano gli annunci del regno dei cieli. Essi scendevano nelle acque del Giordano come segno che il vecchio uomo in loro era morto. I loro peccati erano lavati via. Uscivano dall’acqua come segno che ora godevano il privilegio di vivere come uomini nuovi, come credenti.

Piano piano, Giovanni Battista radunò dei seguaci. Ma ad essi mancava un Capo nel quale essere uno. Quel Capo sarebbe stato il Signore Gesù Cristo. Dio lo aveva scelto perché fosse il loro capo. Il Signore Gesù lo sapeva. Ed ora egli udì che Giovanni stava battezzando e riunendo un popolo attorno a se. A trent’anni, anch’Egli andò al Giordano in Giudea e chiese a Giovanni di battezzarlo.

Al principio Giovanni non voleva battezzare Gesù. Non era Gesù il Capo del suo popolo, egli ragionò così, e lui invece solo uno dei suoi membri? Non era piuttosto necessario che lui si facesse battezzare dal Signore Gesù? Ma Dio aveva mandato Giovanni a battezzare, e, attraverso il battesimo, raccogliere il popolo che avrebbe ereditato il Regno. Perciò egli avrebbe dovuto battezzare anche il capo, se il Capo doveva essere veramente uno col popolo. Il Signore dunque gli disse che il suo battesimo era volontà di Dio.

Anche noi siamo inclini a chiedere: perché il Signore Gesù ha dovuto essere battezzato? Non era senza peccato? Sicuramente non aveva bisogno di scendere nell’acqua poiché non aveva il vecchio uomo da perdere e dunque nessun uomo nuovo da ricevere!

La Bibbia dice che il Signore Gesù si fece uno col suo popolo nei loro peccati nel senso che prese i loro peccati su di Se. Di conseguenza meritò anche di essere rigettato da Dio. Per quella ragione dovette morire e risuscitare. Il suo battesimo fu una profezia della sua morte e resurrezione. Il suo battesimo fu il segno della sua unità col suo popolo come loro Capo, riflettendo il loro bisogno di morire al peccato e di risuscitare alla gloria.

Oggi, quando noi siamo battezzati riceviamo il segno che anche noi abbiamo il privilegio di appartenere a quel popolo il cui Capo è Cristo. Il segno indica che noi possiamo anche entrare il Regno dei cieli. Allo stesso tempo noi dobbiamo arrenderci in fede alla grazia di quel Regno.

          La sua unzione. Quando il Signore Gesù uscì dall’acqua, i cieli gli si aprirono. Una colomba discese e si posò su di lui e poi sparì. Questa visione fu vista solo dal Signore Gesù e da Giovanni. Essa segnalò che lo Spirito santo aveva qualificato Gesù per il suo pubblico ufficio in Israele. Tutto ciò che egli fece: predicare, soffrire, vincere il peccato e le sue conseguenze, lo fece per la potenza dello Spirito santo. Fu lo Spirito che lo legò costantemente al Padre e lo rese capace di operare in obbedienza al Padre.

Dio gli diede la forza e lo Spirito per fare l’opera cui era stato chiamato, poiché era Dio stesso che l’aveva chiamato. Proprio nel momento in cui la colomba scendeva, Dio disse dal cielo: “Questo è il mio amato Figlio, che ho trovato piacere di  designare per redimere il mio popolo”.

Solo la fede può udire la chiamata di Dio. Fu meraviglioso per il Signore Gesù udire la chiamata del proprio Padre e rendersi conto che, a motivo della sua obbedienza, egli partecipava nell’amore e nel compiacimento di suo Padre. Egli sapeva che il Padre mediante lo Spirito santo gli avrebbe continuamente dato forza per fare la sua opera.

Ecco come Cristo fu chiamato e unto e, poiché noi siamo il suo popolo, il mandato e l’ufficio furono estesi a noi. Vero, noi non siamo stati chiamati a tutta l’opera cui egli fu chiamato. Nondimeno, con lui noi siamo chiamati a servire Dio in tutte le cose e a mettere tutte le cose in relazione con lui. Se siamo stati chiamati con lui, partecipiamo anche nella sua unzione e tutta la nostra vita sarà una vita di comunione col Signore per mezzo dello Spirito santo.

          La sua tentazione. Un tempo Adamo fu il nostro capo. Egli fu messo alla prova per determinare se avesse veramente desiderato dedicare la sua intera vita al Signore. Adamo divenne infedele e rigettò il favore di Dio. Quando il Signore Gesù prese il posto di Adamo come nostro Capo (del patto), la tentazione dovette essere rinnovata poiché Satana era determinato a distruggere il Patto. In questa tentazione Cristo non solo doveva dimostrare obbedienza, ma doveva anche giustificare e riconciliare ciò che Adamo aveva rovinato. Perciò la tentazione gli giunse in circostanze diverse da quelle in cui giunse ad Adamo.

Dopo che Gesù fu battezzato e unto, lo Spirito santo lo condusse fuori nel deserto per essere tentato dal diavolo. Il deserto era un luogo piuttosto diverso dal paradiso in cui Adamo era vissuto. In paradiso ogni cosa aveva testificato del favore di Dio e della comunione con lui, mentre il deserto tradiva che ogni cosa era stata abbandonata da Dio e dall’uomo a causa dei nostri peccati. Adamo ebbe tutto a sua favore mentre Cristo ebbe tutto contro. Nonostante l’isolamento di quel luogo abbandonato, Gesù dovette aggrapparsi a Dio.

Dio lasciò Gesù quaranta giorni e quaranta notti nel deserto. Durante questo periodo Gesù non ebbe alcun pensiero verso cibo o bevanda. La sua opera lo possedeva. Il suo dolore per il peccato fu il suo pane quotidiano; i pensieri della croce furono la sua bevanda.

Alla fine dei quaranta giorni fu vinto dalla fame. Proprio in quel momento satana venne a tentarlo. Il Santo dovette sopportare il sacrilegio del tentatore. Dio lo condusse a quella sofferenza per in nostro bene. Satana disse a Gesù: “Noi sei tu il Figlio di Dio, non partecipi nell’amore di Tuo Padre? Ebbene, allora, non è tutto a tua disposizione? Certamente tu puoi fare qualsiasi cosa tu voglia! Dì a queste pietre che diventino pane e così potrai soddisfare la tua fame”.

Il linguaggio di Satana era pieno di menzogne. Cristo partecipava nell’amore del Padre proprio a motivo della sua obbedienza. Non fece mai nulla per se stesso ma agì solo per Dio e per il suo popolo. Poteva usare il suo potere solo al servizio di Dio, poiché solo allora sarebbe egli stesso stato benedetto. Se avesse trasformato le pietre in pane contro la volontà del Padre nessuna liberazione sarebbe stata possibile e il pane non gli sarebbe servito. Dopo tutto non viviamo di solo pane ma solo della benedizione che Dio misericordiosamente gli impartisce. Quella fu la risposta di Cristo a satana, una risposta dritta dritta dalle Scritture. Sconfisse Satana con la parola del Signore. Nel resistere alla tentazione Cristo ottenne la vittoria su satana. In Cristo noi siamo vittoriosi; la sua forza ci rende capaci di continuare a vincere. Anche noi dobbiamo rifiutare cose che non possiamo avere perché sono senza la benedizione di Dio.

Satana dunque potrò Gesù sul pinnacolo del tempio. Il fatto che potesse effettivamente forzare Gesù a fare ciò che gli ordinava indica il suo potere su di lui. A tal riguardo Dio mise Cristo nelle mani di satana. Che sofferenza deve avergli causato! Ma a causa dei nostri peccati, dovette essere così!

Sul pinnacolo del tempio satana gli disse: “Tu sei il Figlio del Padre e partecipi nel suo amore. Quindi devi anche desiderare la prova del suo amore. Questa prova si può facilmente ottenere. Gettati dal pinnacolo, poiché sicuramente farà in modo che tu sia protetto dagli angeli, secondo la sua promessa. Questa prova del suo amore ti farà bene.”

Qui satana toccò il tasto più delicato di tutti. Se il Signore Gesù era assetato di qualcosa era dell’amore di suo Padre e della prova di questo amore. Ma avrebbe volontariamente richiesto quella prova e obbligato il Padre a dargliela? Non sarebbe stato un segno che non si fidava dell’amore del Padre? È esattamente ciò che il suo popolo continuò a fare nella loro incredulità. Ancora una volta si liberò di satana citando la Scrittura: non dobbiamo mettere alla prova il Signore nostro Dio.

Due volte Gesù resistette la tentazione dell’incredulità. Lo fece per noi. Noi trionfiamo solo per mezzo di Cristo, il nostro capo. Siamo preparati ad aspettare pazientemente il Signore e credere nel suo amore come fece Gesù? Siamo contenti del miracolo del Suo amore o abbiamo ancora bisogno di “miracoli speciali” come evidenza del suo amore?

Satana poi portò Gesù su un monte molto alto. Lì gli mostrò tutti i regni della terra e la loro gloria. Satana ebbe su Cristo perfino il potere di costringerlo a guardare tutti i regni che passavano in rassegna. Quando Gesù li vide, il suo cuore deve essersi sciolto. Non era venuto proprio per riguadagnarli al Padre?

Satana aveva già fatto due tentativi di sedurre Gesù appellandosi all’amore di Dio. Ora provò un diverso approccio e disse: “Rompi con quell’amore. Adora me e io ti darò tutti questi regni che sono ora, come vedi, nelle mie mani.”

Satana aveva ragione; a causa del peccato tutti quei regni erano certamente in mano sua. Ma Cristo voleva riconquistarli per il Padre. Cristo valutava la propria relazione col Padre sopra ogni altra cosa. Senza il Padre non avrebbe mai potuto riconquistarli completamente. Satana gli aveva mostrato lo splendore esteriore di quei regni ma non la miseria che li consumava dentro a motivo del peccato. Cristo voleva riportarli alla loro vera gloria. Si liberò di satana con un’altra citazione dalla Scrittura: il Signore solamente deve essere adorato come il Dio che dona se stesso all’uomo nel il suo patto. A quel punto Cristo sapeva che aveva lottato abbastanza e disse a satana di andarsene.

Come ci poniamo ora che Cristo ha trionfato per noi? Poiché la vittoria è stata vinta non c’è nulla di cui abbiamo bisogno se non di seguire il Signore in fedele obbedienza!

Dopo il suo trionfo gli angeli lo servirono. Fu la prova dell’amore di suo Padre di cui non aveva mai dubitato. Questo è tutto ciò che fede significa. L’evidenza dell’amore di Dio è nella nostra vita di fede.

          Il suo rivelarsi al popolo. Dopo la sua tentazione, il Signore Gesù cominciò il suo ministero pubblico, all’inizio maggiormente in Galilea. Non scelse come base Nazareth ma si stabilì a Capernaum, un centro dal quale si poteva facilmente raggiungere il resto della Galilea. Era certamente un grande privilegio per la Galilea che il Signore Gesù si fosse lì rivelato per primo come Redentore. La Galilea era piuttosto lontana da Gerusalemme e dal tempio ed era la parte più povera del paese. Le speranze Messianiche avevano lì sofferto parecchio, pure proprio lì il Signore apparve per primo come era stato predetto nelle Scritture: Il popolo che giaceva nelle tenebre avrebbe visto una grande luce.

A Capernaum Gesù chiamò i suoi primi discepoli a seguirlo e ad aiutarlo con l’opera. Aveva già chiesto a qualcuno di loro di unirsi a lui subito dopo il suo battesimo in Giudea. Volevano fare una parte del suo lavoro. Ora egli li chiamò definitivamente ad essere i suoi discepoli e compagni di lavoro.

Un giorno, mentre stava camminando lungo la riva del mare, vide Pietro e suo fratello Andrea occupati a pescare. Li chiamò prontamente a lasciare il loro lavoro e a seguire lui. Li avrebbe fatti pescatori di uomini. Sarebbe stato loro permesso di aiutarlo a vincere persone al Padre e per il suo Regno. Che onore! In fede videro la gloria dei quella chiamata e lo seguirono immediatamente, lasciando il loro lavoro dove stava. Lo stesso avvenne con Giovanni e Giacomo che erano occupati a riparare le loro reti sulla barca insieme al loro padre Zebedeo.

Questo fu un giorno felice per il Signore Gesù. Ebbe il privilegio di chiamare delle persone che sarebbero state occupate insieme a lui nell’opera del Regno di Dio!

Da Capernaum percorse tutta la Galilea, insegnando nelle sinagoghe. Egli portava lo stesso messaggio che Giovanni Battista aveva predicato, e cioè, che il Regno dei cieli era vicino e che il popolo avrebbe dovuto arrendersi in fede alla grazia di quel Regno. Confermò la sua predicazione con i miracoli che fece, guarendo molti malati. Guarendo i malati voleva dire: Non vedete che nel Regno i vostri peccati sono vinti e rimossi? Non sono vinti anche gli effetti del peccato come la malattia e la morte? Credete nella grazia che è venuta! Arrendetevi e sarete salvati!


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