INDICE:

Ottavo Comandamento

19. L’ingiustizia come furto

 

L’ingiustizia da parte di tribunali e giudici è una delle forme principali di furto in molta della storia. I ladri che gli uomini devono affrontare stanno troppo spesso dietro ambedue i banchi, quello dell’imputato e quello della corte. La legge dichiara:

Non accetterai alcun regalo, perché il regalo acceca chi vede e perverte le parole dei giusti (Es. 23:8).

Non farete ingiustizia nel giudicare; non userai parzialità col povero né presterai onore alla persona del potente; ma giudicherai il tuo prossimo con giustizia (Le. 19:15).

Non pervertirai il diritto, non userai parzialità e non accetterai regali, perché il regalo acceca gli occhi dei saggi e corrompe le parole dei giusti. Seguirai interamente la giustizia, affinché tu viva e possieda il paese che l’Eterno, il tuo DIO, ti dà (De. 16:19-20).

Il commento di Calvino su queste leggi è molto centrato:

Questo tipo di furto è il peggiore di tutti, quando giudici sono corrotti o con mazzette o da interesse, e così rovinano le fortune che dovrebbero proteggere: infatti, poiché il loro tribunale è, per così dire, un sacro asilo a cui quelli che sono ingiustamente oppressi possono rifugiarsi, niente può essere più disdicevole che possano proprio lì finire tra i ladri. I giudici sono stabiliti per reprimere tutte le malefatte e le violazioni; se dunque favoriscono il malvagio sono protettori di ladri; non c’è peste più mortale di questa. E per di più, siccome la loro autorità esclude ogni altro rimedio, sono essi stessi come rapinatori con le armi nelle loro mani. Maggiore dunque è il loro potere di ferire, maggiore è il danno commesso dalle loro ingiuste sentenze, maggiore deve essere la loro diligenza nel fare attenzione all’iniquità; e pertanto fu necessario tenerli nel sentiero del dovere mediante speciali istruzioni, affinché non nascondano o incoraggino il ladrocinio col loro patrocinio. Ora, siccome l’avarizia è la radice di tutti i mali, quando s’impossessi così della mente di giudici, nessuna integrità può più continuare ad esistere [1].

Il giudice non deve favorire né il ricco né il povero. In Esodo 23:3, 6, al giudice è proibito “favorire il povero nella sua causa” o “distorcere il diritto del povero nel suo processo”. Lutero, nel suo commento a Deuteronomio 16:18-20, osservò:

Inoltre, Egli detta questa regola a quei giudici e ufficiali: devono giudicare con giustizia, ovvero, secondo la legge di Dio e non secondo il proprio intendimento. Poi proibisce sentimenti corrotti; non devono lasciarsi la Legge alle spalle ed essere condotti e motivati da riguardi per persone e da bustarelle. Queste due cose tendono a distorcere e sviare ogni giustizia, e perciò egli aggiunge qui quest’aforismo: “Il regalo acceca gli occhi dei saggi e corrompe le parole dei giusti” (v.19). La parzialità verso persone include cose come queste: timore di persone importanti, potenti o ricche; amore per i parenti; riguardo verso amici, disprezzo per i miseri; simpatia verso quelli colpiti da calamità, e paura per la perdita della propria vita, reputazione, e proprietà. Le “mazzette” comunque, includono guadagno, vantaggio, ambizione, e insaziabile e sconfinato abisso d’avidità. Pertanto, in Esodo 18:21 Jethro consiglia a Mosè di scegliere uomini che siano privi d’avidità, ovvero uccelli rari quanto i cigni neri [2].

In queste leggi c’è un punto di speciale importanza; dove sia implicata la corruzione (il “regalo”), la violazione è del giudice non del corruttore. La parola per regalo nell’ebraico è kopher, redenzione. Il riferimento è dunque a un pagamento per avere redenzione. Il giudice che accetta un regalo sta garantendo una falsa o immeritata redenzione o salvezza ad un uomo che dovrebbe essere giudicato.

Come abbiamo visto, un rapporto del 1969 ha indicato che la corruzione di pubblici ufficiali degli Stati Uniti da parte di Cosa Nostra è di due milioni di dollari all’anno. I crimini di questa associazione a delinquere sono molto reali e richiedono giudizio, ma per quanto riguarda la corruttela, nei termini della legge biblica la violazione non è loro ma dei giudici. In ogni ordine sociale ci saranno dei trasgressori della legge; una società perfetta non è possibile da questo lato del cielo. In nessun ordine sociale quindi, i giudici saranno liberi da tentazioni, se non alla corruttela quantomeno al favoritismo. Il peccato di corruzione è dunque citato nelle Scritture come violazione, non del datore ma del ricevente.

Prendendo una mazzetta, il pubblico ufficiale o il giudice rende ladro se stesso e rende il proprio ufficio un dominio di ladri. I ladri più pericolosi e più letali sono quelli che operano all’interno della legge e specialmente come ufficiali della legge. Come dice giustamente Calvino: “Questo tipo di furto è il peggiore di tutti”. A quel punto l’intero ordine sociale è convertito in uno strumento del male.

Secondo Esodo 23:8, un regalo acceca il giudice saggio, ma è un accecamento a senso unico, ovvero lo acceca alla giustizia. La richiesta di Deuteronomio 16:19 “non avrai riguardi personali” (NR) in ebraico è letteralmente “non guarderai in faccia”. Il giudice deve essere cieco alle persone coinvolte nel caso e deve vedere le questioni implicate. Il regalo causa esattamente l’opposto: il giudice a quel punto è cieco alle questioni e vede solo le persone.

Poiché il giudice o l’ufficiale civile deve trattare continuamente col male e confronta comunemente alcuni violatori della legge in questioni che sono portate davanti a lui, la realtà di tentativi di accecare la giustizia gli sta sempre davanti: è una condizione del suo ufficio. La violazione perciò è la sua violazione; è una dimostrazione del fatto che sta dalla parte sbagliata del banco, sedendo come giudice anziché affrontare l’incriminazione come trasgressore.

La regola d’oro è spesso citata, e giustamente, come riassunto della legge: “Tutte le cose dunque che voi volete che gli uomini vi facciano, fatele anche voi a loro, perché questa è la legge ed i profeti” (Mt. 7:12). Osservare la legge in relazione al nostro prossimo, riconoscendo il suo diritto alla vita, casa, proprietà, reputazione, è amarlo e fare a lui come vorremmo fosse fatto a noi. Questo non è solo un principio fondamentale della Scrittura, ma anche il rovescio è egualmente fondamentale. Così l’ha affermato Abdia: “Ciò che hai fatto ad altri sarà fatto a te, la retribuzione delle tue azioni ricadrà sul tuo capo” (Ad. 15; cfr. Gc. 1:17; Sl. 137:8; Ez. 35:15; Gl. 3:7, 8).

Cos’hanno fatto i giudici corrotti, e qual’è la loro pena? Riguardo a quest’ultima Giuseppe Flavio riportò: “Se un giudice prende una mazzetta, la sua punizione è la morte: colui che trascuri uno che gli fa una petizione, e ciò quando fosse in grado di aiutarlo, è un colpevole” [3]. Perché questa pena? Se un giudice accetta una mazzetta da 50 euro, perché dovrebbe morirne e il corruttore non subire pena? Il punto in questione è più di 50 euro: è la vita di una società. È la società dedicata a far progredire la giustizia nei termini dell’ordine giuridico di Dio o è un ordinamento e un tribunale di ladri? Ogni ufficiale dello stato che sia corrotto, e specialmente il giudice, è colpevole d’usare la propria funzione per distruggere i fondamenti dell’ordine sociale, d’ammazzare la società pia e di rimpiazzarla con una società di ladri e assassini compunti e legali. Ecco perché il principio inerente la regola d’oro: “Come hai fatto ti sarà fatto” richiede la pena di morte. Tutto considerato, la principale forma di tradimento per qualsiasi ordine sociale è distruggerlo in qualità di rappresentante di giustizia. L’ingiustizia, perciò, non è solo furto ma anche omicidio. Deruba individui e uccide l’ordine sociale.

Nella Nuova Diodati leggiamo che il regalo “perverte le parole dei giusti” (Es. 23:8; De. 16:19); la Torah dice questo, che il regalo “sconvolge l’appello del giusto”. La versione Berkeley di Esodo 23:8 dice che un regalo “vanifica la testimonianza di un giusto” o “sovverte la causa dell’innocente” (De. 16:19). Il regalo acceca gli occhi del giudice alla questione della giustizia e chiude i suoi orecchi al suo appelli. L’essenza di un giusto ordinamento in tribunale è che il grido per giustizia sia ascoltato. Tutta la cura procedurale di una corte di giustizia ha per propria funzione di vagliare il vero dall’errore e dalla falsa testimonianza e di ascoltare con sensibilità e cura per la verità. Il regalo distrugge dunque la basilare comunicazione richiesta per mantenere un ordine giuridico. Ricevere una mazzetta è quindi serio quanto togliere l’aria ad un uomo. Proprio come un uomo senz’aria soffoca, così senza giustizia l’ordine sociale muore. Calvino aveva ragione: “Questo tipo di furto è il peggiore di tutti”. È forse anche il più prevalente.

Un punto importante che riguarda questa legge è che è legge civile (diritto pubblico). L’impersonalità richiesta dal tribunale civile è marcatamente diversa dal personalismo delle decisioni prese in altri ambiti. Nella famiglia, i giudizi possono essere più indulgenti o più severi a seconda della situazione. La famiglia deve vivere col membro che ha fatto l’offesa; può essere più severa se ha la sensazione che non ci sia speranza, o più indulgente se ha la sensazione che il trasgressore abbia imparato la lezione. Nella chiesa, poiché i credenti sono membra gli uni degli altri, vale la stessa cosa. Non devono fare ricorso all’impersonalità dei tribunali civili a meno che il membro non rifiuti d’accettare la disciplina della chiesa. In quel caso esso è un pagano e un pubblicano e viene trattato impersonalmente (Mt. 18:7). La giustizia famigliare ed ecclesiale è personale e, in un certo senso, parziale, avendo riguardi personali, benché comunque giusta. Nello stato, dove si confrontano persone di provenienze diverse, imparzialità e impersonalità devono essere la regola della giustizia. La giustizia famigliare o ecclesiale, essendo personale, può avere interesse nella riabilitazione; la giustizia civile deve essere legata solamente alla restituzione che è il principio della giustizia. Ove lo stato assuma un ruolo genitoriale, o un ruolo pastorale, non solo usurpa la giurisdizione di famiglia e chiesa, ma anche abbandona la giustizia impersonale che deve amministrare. A quel punto lo stato diventa un agenzia di classe o lo strumento di una razza o di un gruppo dominante. Se sostituisce la punizione con la riabilitazione o con la punizione penalizza la parte lesa in favore del criminale.

All’interno della famiglia, una giustizia impersonale è fatale. Per marito e moglie trattarsi in modo impersonale è distruggere la loro relazione che deve essere sicuramente caratterizzata dalla giustizia, ma anche da mutua sopportazione. Ogni ambito di relazione personale è simile. Ma le leggi stradali non possono essere personali, e le leggi matrimoniali non possono essere impersonali. Quando la disciplina ecclesiale diventa impersonale, significa, in pratica, la scomunica. Il consiglio ai cristiani d’evitare i tribunali per cause giudiziarie l’uno contro l’altro (1 Co. 6:1-10) in parte presuppone questo requisito di giustizia temperata con sopportazione nelle relazioni personali.

 

Note:

1 Calvin, Commentaries on the Four Last Books of Moses, III, 136 s.

2 Luther: Deuteronomy, p. 163.

3 Giuseppe Flavio: Contro Apione, II, 27; in William Whiston: The Works of Flavius Josephus; Philadelphia: David Mckay, p. 919.


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