INDICE:

IL SECONDO COMANDAMENTO

4. Sacrificio e Responsabilità

Il sacrificio è comunemente trattato come un relitto del passato primitivo dell’uomo; i tentativi di dirigere l’attenzione ad un’origine divina nei termini della Scrittura vengono disapprovati, e ci viene detto che “Tutte le teorie monogenetiche dell’origine del sacrificio si possono tranquillamente scartare fin dal principio.”1 Questi spocchiosi i rifiuti si basano su una fede nell’uomo autonomo e la sua visione anti-Dio del mondo.

Il sacrificio è fondamentale per la fede biblica, ed è fondamentale alla legge biblica. Qualsiasi considerazione della legge biblica deve necessariamente riconoscere la centralità del sacrificio.

Nell’analizzare il significato del sacrificio per la legge (poiché il nostro interesse qui è giuridico piuttosto che soteriologico), è necessario, primo, riconoscere che il sacrificio biblico richiede una dottrina del sacrificio umano mentre rigetta l’uomo peccatore come sacrificio. Come Vos ha osservato nel commentare il sacrificio di Isacco (Ge. 22): “Affermare che Dio comanda ad Abrahamo di offrire Isacco in sacrificio implica chiaramente che, in teoria, il sacrificio di un essere umano non può essere condannato in base a tale principio.”2 Inoltre:

Tutti i sacrifici biblici si fondano sul principio secondo cui il dono della vita a Dio, sia nell’atto della consacrazione che dell’espiazione, sia necessario ai fini del ristabilimento religioso. Ciò che passa dall’uomo a Dio non è considerato un possesso, per quanto lo sia ai fini simbolici, ma piuttosto sempre, ed in ultima analisi il dono della vita e, nella concezione originaria della consacrazione e dell’espiazione, non si tratta della vita di un estraneo, ma del dono della vita dello stesso offerente. Il secondo principio sotteso a questa concezione è che l’uomo, a causa della sua condizione anomala dovuta al peccato non è idoneo ad offrire questo dono della vita mediante la propria persona, per cui entra in gioco il principio della sostituzione: una vita prende il posto di un’altra vita. … L’Antico Testamento non disapprova il sacrificio della vita umana in quanto tale, ma il sacrificio della comune vita umana peccaminosa. Nella legislazione mosaica, queste cose vengono insegnate mediante un elaborato simbolismo.3

Si noti che il sacrificio serve per entrambe l’espiazione e la consacrazione. Costituisce, come ha indicato Vos: “Il dono della vita dello stesso offerente”, e tuttavia, a motivo della squalifica a causa della condizione anomala dovuta al peccato, viene introdotto “il principio della sostituzione”, cioè viene introdotto un sostituto provveduto da Dio. Oehler, nel trattare con tutte le forme di offerte e di sacrifici, dichiarò: “La natura essenziale di un’offerta in generale è la devozione dell’uomo a Dio espressa in un atto esteriore”.4 Questa, dunque, è l’essenza del sacrificio: la totale devozione dell’uomo a Dio.

Secondo, questa vera e totale devozione a Dio richiede obbedienza alla legge di Dio in fede e amore. I Dieci Comandamenti sono seguiti dal richiamo ad obbedire in totale devozione “Tu amerai dunque l’Eterno, il tuo Dio, con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima e con tutta la tua forza” (De. 6: 5; cf, vss, 1-6). Prima che i sacrifici fossero descritti dalla legge, Mosè al Sinai nel primo giorno comandò l’obbedienza (Es. 19: 5, 6) e, nel terzo giorno, fu data la legge e furono offerti sacrifici (Es. 19: 10- 24. 8). Geremia fa riferimento a questo evidente primato dell’obbedienza alla legge (Gr. 7: 21-24). I sacrifici dovrebbero essere collegati con l’obbedienza, secondo Geremia 33: 10, 11, e lo saranno nel giorno della restaurazione. I profeti denunciarono un sacrificio puramente formale: l’obbedienza era un requisito per dare al sacrificio il significato di piena devozione dell’uomo a Dio.5

Terzo, il sacrificio fisico dell’uomo peccatore come offerta a Dio è una terrificante offesa contro di Lui che invita il giudizio (Gr. 7: 30-34). Poiché l’essenza del sacrificio è la devozione dell’uomo a Dio, il sacrificio umano rappresenta un tentativo di aggirare a legge di Dio e di trovare una via a Dio fatta dall’uomo. Il sacrificio umano è pertanto umanistico fino al midollo: è espiazione fatta dall’uomo nei suoi propri termini.

Quarto, è ovvio che i sacrifici, in quanto distinti dalle offerte, tipizzavano Cristo, l’uomo perfetto e senza peccato, il quale, in perfetta devozione a Dio, osservò la legge completamente. Cristo, in quanto l’uomo senza peccato, fu il sacrificio accettabile come espiazione per i peccati dei suoi eletti, che sono redenti dall’espiazione nel suo sangue . Pertanto, per rappresentare Cristo, l’animale offerto doveva essere senza difetto.

Quinto, i sacrifici erano richiesti da tutti i credenti come loro legame di pace e d’unità con Dio. Le persone non coperte dal sacrificio di Cristo sono sotto sentenza di morte. Nel sistema sacrificale il credente “Poserà la sua mano sulla testa dell’olocausto” (Le. 1:4), o, più letteralmente, addossava la sua mano.6 Certe porzioni del sacrificio e di tutte le carni erano porzioni riservate, proibite all’uomo: il sangue, l’omento o grasso peritoneale, i reni col loro grasso, e nel caso di pecore, la coda (pure grasso); queste erano porzioni riservate in perpetuo, distinte dalle porzioni riservate al sacerdote (Es. 29: 22; Le. 3: 9; 7: 3, 4; 8: 25; 9: 19,20). I sacrifici animali accettabili erano dalla mandria (bovini), pecore (ovini), e capretti (caprini); o uccellagione, colombi e giovani piccioni; tutti questi appartenevano alla classe di animali “puri” (Le. 9: 3; 14: 10; 5. 7; 12: 8; Nu. 28: 3, 9, 11; 7: 16, 17, 22, 23; ecc.).

Lo spargimento di sangue era basilare all’unità del credente con Dio. Oehler ha notato:

Il mediatore del patto per prima cosa offre a Dio, nel sangue, una vita pura, che si colloca tra Dio e il popolo e che copre e fa espiazione per quest’ultimo. In questa connessione l’aspersione dell’altare non significa meramente l’accettazione del sangue da parte di Dio, ma allo stesso tempo serve a consacrare il luogo ove Jehovah entra in relazione col suo popolo. Ma quando una porzione del sangue accettato da Dio è ulteriormente applicato al popolo con un atto di aspersione, questo vuole significare che la stessa vita che è offerta in espiazione per il popolo è intesa pure consacrare il popolo stesso alla comunione pattizia con Dio. L’atto di consacrazione diventa in questo modo un atto di rinnovamento di vita – una traslazione di Israele dentro al regno di Dio, nel quale è riempito di divina, vitale energia, ed è santificato per essere un regno di sacerdoti, un popolo santo.7

Tutti devono essere ‘sotto’ il sangue o sono sotto giudizio.
Sesto, il sistema sacrificale incorporava, facendo diventare legge, un principio basilare: maggiore la responsabilità, maggiore la colpevolezza, maggiore il peccato. Ciò è esibito molto chiaramente in Levitico 4, secondo cui ci sono quattro livelli o gradi di peccato: 1) del sommo sacerdote 4: 3-12 la cui offerta per il peccato richiedeva un torello, il sacrificio maggiore e il più costoso. “Questo è lo stesso tipo d’offerta richiesta quando pecca l’intera “assemblea.”8 I capi religiosi, poiché hanno una responsabilità nevralgica nei confronti della legge di Dio, sono maggiormente colpevoli e per questo sono giudicati da Dio più severamente. 2) Il peccato dell’intera assemblea viene immediatamente dopo in quanto a conseguenze: 4: 13-21; “l’assemblea” qui si riferisce alla nazione Ebraica. Il peccato collettivo di un popolo è una cosa reale; può essere un peccato d’ignoranza, o il venir meno nell’obbedire la legge, ma è comunque un peccato. Il sacrificio richiesto è anche qui un torello. 3) il peccato di un ‘capo’ di un governante, un magistrato o un funzionario civile è il successivo nell’ordine per conseguenze. L’offerta per il peccato, qui era “un capro, maschio, senza difetto” (4: 22-26). Il ‘capo’ include chiaramente tutti i magistrati civili. La sua alta responsabilità è qui dimostrata proprio come in Proverbi 29: 12: “Se un sovrano dà retta a parole menzognere, tutti i suoi ministri diventano empi.” Inoltre, il testo parla dell’ “Eterno il suo Dio” perché “Un governante è vincolato in modo particolare ad essere un uomo di Dio”.9 I peccati di individui, di chiunque del popolo del paese, sono gli ultimi nell’ordine dei peccati (4: 27-35). Per i benestanti, i prosperi, la richiesta era di una capra, se non poteva portare una capra poteva offrire un agnello. Per peccati ‘senza rendersene conto’ il povero poteva portare due colombe o due giovani piccioni (Le. 5: 11); quest’offerta dei poveri era possibile anche per altri sacrifici. Pertanto, alcuni individui hanno responsabilità quasi uguale a quella del sovrano perché governano un territorio o un segmento della società. Psicologicamente, una capra è inferiore ad un capretto, produttivamente la sua potenzialità è superiore. Alcuni privati cittadini possono spesso esercitare un potere più grande delle autorità civili e il loro peccato è commensurato alla loro responsabilità. In questa lista è assai significativa la chiara e grande prominenza data ai capi religiosi, e la collocazione marcatamente inferiore data alle autorità civili. Secondo Proverbi 29: 18: “Quando non c’è visione il popolo diventa sfrenato, ma chi osserva la legge è beato”. La versione di Berkeley nota che “visione” si riferisce al “ministero profetico”, senza il quale il popolo diventa “impazzito”, Legge e ordine dipendono dalla fedele proclamazione della profetica parola-legge di Dio, e, senza di essa, consegue l’anarchia.

Settimo, l’ignoranza della legge non è una scusante, né i peccati commessi inavvertitamente, sono meno peccati. Questo è evidente da Levitico 4 e 5, che specifica i sacrifici per tali peccati. Bonar ha richiamato l’attenzione sul significato di quest’aspetto della legge:

Anche qui impariamo che “il peccato è la trasgressione della legge” (1Gv. 3: 4). Noi non pecchiamo solo quando agiamo in contrasto con i dettami della coscienza; noi potremmo spesso peccare mentre la coscienza non ci rimprovera mai.10

L’uomo autonomo moderno considera peccato, se mai considera il soggetto, solo ciò che offende la propria coscienza. Ma la legge biblica sostiene che peccato e atti in dispregio della legge possono avvenire anche senza conoscenza e senza coscienza. L’uomo, di fatto, può peccare in buona coscienza, ma ciò non altera il fatto che sta peccando: il criterio della trasgressione non è la coscienza umana ma la legge di Dio. Cannibalismo e sacrifici umani, e molto altro ancora, sono stati praticati come questioni di coscienza. La coscienza dell’uomo caduto non è criterio di legge.

Le offerte principali della legge mosaica erano olocausti, oblazioni, sacrifici di pace, sacrifici per il peccato e sacrifici per le trasgressioni. Gli olocausti consistevano di torelli, capri, montoni, agnelli, colombe o giovani piccioni, erano completamente bruciati sull’altare, fatta eccezione per la pelle dell’animale, la porzione del sacerdote (Le. 1; 6: 8-13; 7: 8). Le offerte per il peccato e per le trasgressioni erano, come abbiamo visto, maschi o femmine della mandria, del gregge, o colombe o giovani piccioni, e un decimo di efa di farina. Tutte le offerte per il peccato, esclusa la porzione riservata a Dio, andavano al sacerdote (Le. 6: 24-30); lo stesso vale per alcune offerte per le trasgressioni (Le. 7: 1-7). L’oblazione consisteva di farina fine, verdi spighe di grano, franchincenso, olio e sale; anche qui una porzione andava al sacerdote (Le. 2; 6: 14-23). Le offerte di pace consistevano di maschi e femmine della mandria o del gregge, di torelli, di agnelli e capretti, c’erano anche schiacciate senza lievito e cialde mescolate con olio. Ma anche il pane lievitato veniva usato (Le. 3; 7: 11-13). La porzione del sacerdote era la spalla elevata e il petto agitato. Il fatto che le offerte che rappresentavano vicariamente il peccato dell’uomo diventassero cibo accettabile per i sacerdoti aveva un aspetto simbolico. “La memoria della massa di peccati è consumata nel fuoco dell’ira; ma il sacerdote prende la propria porzione per dimostrare che il peccato è purificato dalla massa.”11

Ma, ottavo, prima che questa purificazione potesse avvenire la legge richiedeva la restituzione. L’obbiettivo del sacrificio quanto quello della legge è la restaurazione dell’ordinamento giuridico di Dio. Il requisito della restituzione è sia nei confronti dell’uomo che nei confronti di Dio. Bonar ha commentato, in riferimento a Levitico 16:

Il trasgressore non deve guadagnarci frodando la casa di Dio. Deve soffrire, anche in cose temporali, come punizione per il suo peccato. Egli deve portare, in aggiunta alla cosa nella quale ha frodato Dio, denaro fino ad un quinto del valore della cosa. Questo veniva dato al sacerdote quale capo del popolo nelle cose di Dio, e rappresentante di Dio nei sacri doveri. Doveva essere una doppia decima a motivo del tentativo di frodare Dio. (La decima regolarmente pagata era un riconoscimento che Dio aveva un diritto sulle cose donate, e questa doppia decima era un riconoscimento che, a conseguenza del suo tentativo di frodarlo, il diritto di Dio doveva essere doppiamente riconosciuto.)12

Infine, nono, un’offerta lievitata era una parte dell’offerta di pace, un fatto importante (Le. 7: 13). Il lievito è inteso da alcuni come un simbolo o tipo del peccato; è piuttosto un simbolo di corruttibilità. Come offerta di pace, ciò era accettabile. Altre offerte avevano stabilito l’espiazione dell’uomo mediante il sangue di uno senza difetto ed innocente. L’uomo era ora in comunione con Dio, e le opere dell’uomo, per quanto imperfette, divenivano con ciò accettabili a Dio. Tutti i servizi dell’uomo a Dio hanno un elemento di corruttibilità; le sue opere, edifici, doni e sforzi si decompongono e scompaiono. Nondimeno sono un compimento della legge di Dio e un sacrificio accettabile. L’accettabilità delle opere dell’uomo si basa non sulla loro perfezione, ma sulla perfezione di Dio e sulla sua provvigione di espiazione per i suoi eletti. L’obbedienza dell’uomo alla legge è un’offerta lievitata, chiaramente corruttibile, eppure quando fedele e obbediente all’autorità di Dio e al suo ordinamento, è un “sacrificio” che compiace ai suoi occhi e che sarà sicuramente ricompensato.

NOTE:

1 T. H. Gaster: “Sacrifice”, in Interpreter’s Dictionary of the Bible, vol. 4, R-Z, p. 147 2 Vos: Teologia Biblica; p. 156.
3 Ibid., p. 157/8.
4 Oehler: Theology of the Old Testament, p. 261

5 Si veda Vos: Teologia Biblica: pp. 388-399
6 Andrew Bonar: Leviticus; London, Banner of Truth Trust, 1846, 1966, p. 15. 7 Oehler: Theology of the Old Testament; p. 264.

8 Bonar: Leviticus; p. 67. 9 Ibid., p. 80.
10 Bonar: Leviticus, p. 88. 11 Ibid., p. 97.

12 Ibid., p. 102 s.


Altri Libri che potrebbero interessarti