INDICE:

Il Sesto Comandamento

12. Coercizione

 

Una società senza coercizione è spesso il sogno dei rivoluzionari umanisti. L’anarchismo è naturalmente quella filosofia che sostiene che l’uomo possa trovare la propria realizzazione solo in una società senza stato, dove vige la volontarietà e non la coercizione. Il libertarismo è sempre più una filosofia apertamente anarchica e relativista. Poiché la definizione libertaria dell’anarchia è la migliore, esaminiamo questa posizione come la definisce Karl Hess, il quale, nella campagna presidenziale del 1964 fu il relatore per il senatore Goldwater:

Il libertarismo è la visione che ogni uomo è il proprietario assoluto della propria vita, di usarla e di liberarsene come gli sembra meglio, che tutte le azioni sociali dell’uomo dovrebbero essere volontarie, e che il rispetto per la simile ed eguale proprietà della vita di ogni altro uomo e per estensione della proprietà e dei frutti di quella vita, è la base etica per una società umana e aperta.1

Inoltre, Hess dichiara: “Ciascun uomo è una terra di libertà sovrana, la cui primaria lealtà è a se stesso”.2 Per Hess l’uomo non è un peccatore ma piuttosto il suo proprio dio. Il peccatore, il grande male, è lo stato. Analizzando liberali e conservatori sulla questione dello stato, Hess dichiara:

Proprio come il potere è il dio del liberale moderno, Dio rimane l’autorità del moderno conservatore. Il liberalismo pratica l’irreggimentazione mediante, semplicemente, l’irreggimentazione. Il conservatorismo pratica l’irreggimentazione, mediante, non altrettanto semplicemente, la rivelazione. Ma irreggimentata o rivelata, la partita che si gioca è sempre politica.

Il grande difetto del conservatorismo è una profonda fessura dentro la quale il parlare di libertà cade per essere sfracellato a morte sulle rocce dell’autoritarismo. I conservatori sono preoccupati che lo stato ha troppo potere sulle persone. Ma sono stati i conservatori a dare allo stato quel potere …. Murray Rothbard, scrivendo su Ramparts, ha riassunto questo difettoso consevatorismo nel descrivere una “nuova, più giovane generazione di destra, di ‘conservatori’ … che pensavano che il vero problema dell’uomo moderno non fosse niente di così ideologico come lo stato contro la libertà individuale, o l’intervento governativo contro il libero mercato; il vero problema, hanno dichiarato, era la preservazione di tradizione, ordine, cristianità, e buone maniere contro i peccati moderni di ragione, licenza, ateismo e cafonaggine …”

Per molti conservatori, l’incubo che spaventa la loro vita e le loro posizioni politiche (che molti di questi tempi riassumono come “legge ed ordine”) è l’incubo del disordine. Che io sappia, non c’è limite che i conservatori porrebbero al potere dello stato pur di sopprimere i disordini.3

Hess è corretto nel dire che i conservatori poggiano sulla “rivelazione”, cioè sulla “preservazione … della cristianità”, e il fallimento del conservatorismo sta proprio nel fatto di non accorgersi che cerca di difendere un prodotto cristiano con presupposti umanistici. Ma la posizione di Hess su cosa si posa? La fede nella bontà dell’uomo, nella sua abilità di vivere senza coercizione o violenza, e nella sovranità dell’uomo non si posano né sull’esperienza, né sulla storia, né sulla ragione. Hess qui provvede da sé la propria rivelazione. Invoca “comunità volontarie” e intima all’uomo “di procedere da solo metafisicamente in un mondo più di ragione che di religione”.4 Mentre chiama la propria posizione “non proprio anarchia”, Hess non la distingue dall’anarchismo.5

Il moderno libertarismo si basa su un radicale relativismo: non esiste legge o criterio eccetto che l’uomo stesso. Alcuni professori libertari dichiarano in aula e in conversazione che qualsiasi posizione è valida purché non pretenda di essere la verità, e che pertanto, per loro, la religione biblica è l’essenza del male. Deve esistere, secondo questi libertari, un mercato totalmente libero di idee e di procedure.

Se tutti gli uomini fossero angeli, allora un mercato di idee e procedure totalmente libero produrrebbe solo una comunità angelica. Ma se tutti gli uomini sono peccatori, bisognosi della redenzione di Cristo, allora un mercato di idee e procedure totalmente libero produrrebbe un caos di malvagità e d’anarchia. Entrambe le posizioni, quella libertaria e quella biblica si posano sulla fede, l’una fede nella naturale bontà dell’uomo, l’altra nella rivelazione di Dio riguardo allo stato di peccatore dell’uomo e del suo potenziale glorioso in Cristo. Chiaramente la cosiddetta fede razionale di tale irrazionalismo rappresentato da Hess e Rothbard non ha sostegno nella storia dell’uomo né in alcuna formulazione della ragione. Essi rappresentano una fede, e una fede nell’uomo particolarmente cieca.

Una ragione cardinale per la crescente illegalità del ventesimo secolo è precisamente il relativismo e l’anarchismo morale. Un giornalista che stava facendo un sondaggio a Fremont, California, in cui chiedeva: “L’aborto senza restrizioni dovrebbe essere legalizzato in California?” Ricevette tra le altre questa risposta da A. W. S., un commesso in pensione:

Sì. Una donna dovrebbe poterne avere uno se lo vuole. È una scelta individuale. In un senso, è togliere una vita umana. Ma se è una necessità medica, dovrebbe essere fatto, a prescindere dal desiderio della persona.6

Esaminiamo quest’affermazione. Primo, si ammette che l’aborto è “togliere una vita umana”, cioè omicidio. Ma, secondo, si afferma pure che una donna ha questo potere sul suo feto: “È una scelta individuale”. Ciò che è suo è suo anche da liberarsene o da uccidere. Secondo logica, questa posizione, che si attiene alla libertà anarchica di un individuo, significa anche che un feto, in quanto vita subordinata, non ha questa libertà. Questo significa forse che una madre, in quanto persona superiore, possa liberarsi di un figlio non voluto facendolo uccidere, o che una coppia possa sbarazzarsi di vecchi genitori facendoli uccidere? Questa è una posizione implicita, perché, terzo, il desiderio della donna di tenere il bambino può essere rovesciato: “Ma se è una necessità medica, dovrebbe essere fatto, a prescindere dal desiderio della persona”. In altre parole, nella società anarchica del commesso, persone con maggior potere e superiore conoscenza, possono decretare la morte nei termini di una superiore conoscenza scientifica. In un mondo anarchico, dove l’uomo è la propria sola legge, le conseguenze dell’anarchismo sono violenza sul debole da parte del forte, e la distruzione dell’intelligenza mediante forza bruta.

Quando l’umanista tratta col male, fa ricorso all’evasione per cancellare la colpa dell’uomo. Di conseguenza, Steve Allen ha osservato: “Non ne sono completamente convinto, ma penso che quasi non ci sia intento malvagio nel mondo”.7 Questa distinzione tra intento e azione, ora così basilare alla legge umanista, si rifà alla filosofia greca e ad Aristotele. È ironico che i moderni umanisti, che imperversano contro il dualismo, ne facciano essi stessi ricorso così pesantemente. Nei termini di questa distinzione, un assassino può sfuggire alla pena di morte. Le corti sono adesso pronte a considerare la pena di morte come una punizione possibilmente crudele ed inusuale e quindi illegale. Uno dei casi in questione in California è di un uomo colpevole di tre omicidi in molto meno di un decennio. In questo tipo di considerazione per l’omicida, i diritti della vittima sono persi e negati.8

Nella legge biblica l’azione è l’intento. Un omicidio implica un intento omicida. Se il manico di un’ascia si spezza, ovviamente accidentalmente, e improvvisamente la lama vola via e uccide un uomo, l’azione è un incidente e intento e azione pertanto non sono omicidio, quindi la pena non è quella per omicidio.

Poiché la storia manifesta il male assai chiaramente, è solo facendo ricorso alla distinzione dualista tra intenzione (spirito) e azione (materia) che l’umanismo è capace di reclamare una bontà naturale (o quantomeno una natura neutrale) per l’uomo.

Come può l’umanismo, dunque, rendere conto per le intenzioni ovviamente malvagie di uomini che palesemente hanno infranto la legge durante gli scioperi della polizia di Boston? O come possono spiegare le violenze del 1969 in Pakistan, citate in questo rapporto:

Dacca, Pakistan occidentale (UPI) — Fonti governative e viaggiatori hanno riportato martedì agitazioni politiche in Pakistan Occidentale hanno generato numerosi “tribunali popolari” nell’interno che sono risultati in sommarie condanne a morte inferte con bastoni o coltelli.

“La follia sta attraversando le zone rurali” ha riferito un viaggiatore al suo arrivo qui. Ha detto di aver trascorso la scorsa settimana in villaggi e città a nord di Dacca.

“Nessuno è sicuro”, ha detto, “I servi si possono rivoltare contro i loro padroni”. Ha riferito che i tribunali popolari non hanno giurie ed emettono sempre condanne a morte che vengono immediatamente eseguite dai contadini che brandiscono bastoni o coltelli.9

Bisognerebbe notare che qui sono omesse le evidenti malvagità del nazismo, e le ancor più evidenti malvagità dei Comunisti Sovietici. Come si spiegano tutte queste cose? Il titolo della relazione dal Pakistan rivela la risposta: “‘La Pazzia’ sta attraversando il Pakistan”. Similmente, un libro che ripercorre il regno del terrore di Stalin s’intitola: “Pazza Efficienza per lo Sterminio”.10 Questa è la risposta: Non è che l’uomo sia un peccatore ma che le condizioni sociali hanno incitato l’uomo a quest’azione di riflesso che al peggio è pazzia e al meglio eroismo rivoluzionario. Tale modo di ragionare poggia su una fede cieca nell’uomo che è immune ai fatti.

Inoltre, poiché il pensiero umanistico non può spiegare il male se non come temporanea pazzia (e la sua risposta, seguendo la lezione del Rubinoff, è dare espressione a questa pazzia in modo da esorcizzarla vedi cap. precedente), l’umanesimo non può trattare in modo onesto col male o con la coercizione. Nega il male nell’uomo come fatto basilare che concerne la natura decaduta dell’uomo, e poi nega la legittimità della coercizione. I due fatti sono correlati. Se l’uomo, come nell’umanesimo, è il proprio dio, come si può coartare quel dio? La coercizione diventa allora il grande male per un umanismo logico.

La coercizione è mai legittima? La bibbia, chiaramente, ha leggi contro la coercizione in alcune forme quali omicidio, rapimento e simili. Perciò in Levitico 24:17-22, è dichiarato:

Chi toglie la vita ad alcun uomo, sarà messo a morte.
Chi percuote a morte un animale, lo pagherà: vita per vita.
Quando uno fa una lesione al suo prossimo, si farà a lui ciò che egli ha fatto all’altro:
frattura per frattura, occhio per occhio, dente per dente; si farà a lui la stessa lesione che egli ha fatto all’altro.
Chi percuote a morte un animale, lo pagherà; ma chi toglie la vita a un uomo sarà messo a morte.

Avrete una stessa legge per il forestiero e per il nativo del paese; poiché io sono l’Eterno, il vostro DIO”».

Le leggi qui dichiarate compaiono anche in Esodo 21:12 ss., 24, 25, 33, 34. Si tratta del principio della restituzione e della pena di morte. La coercizione illegittima incontra una severa punizione nella legge biblica. L’omicida, in quanto colpevole della forma più estrema di coercizione fisica, deve essere messo a morte senza eccezioni. Ma, bisogna notare che, la coercizione contro gli operatori d’iniquità è il dovere richiesto e ineludibile dell’autorità civile. Dio richiede la coercizione nella soppressione dell’illegalità. Senza coercizione pia il mondo è arreso nelle mani della coercizione empia. Nessuno vuole un idrante aperto puntato contro il proprio salotto, ma in caso d’incendio, quell’acqua è una necessità e un aiuto gradito. Similmente, la coercizione è una necessità ordinata da Dio per consentire all’uomo di fronteggiare accessi d’illegalità.

La prospettiva umanista è schizofrenica. A causa del suo basilare dualismo, nega la responsabilità: intenzioni e azioni vengono divorziate. Opere di malvagità a quel punto diventano, non un’espressione del cuore peccatore dell’uomo, ma una forma di strana pazzia. L’uomo in sé è fondamentalmente buono, o, al massimo, seguendo la lezione del Rubinoff, neutrale, parte angelo e parte diavolo. Al posto della restrizione, l’umanesimo richiede l’espressione del sé. Questo, naturalmente, è la morte di legge e ordine e l’ascesa massiccia d’anarchia e coercizione. Nel nome dell’abolizione della coercizione, l’umanesimo assicura il suo trionfo nella forma di violenza illegittima.

Note:

1 Karl Hess; “The Death of Politics”, in Playboy, vol. 16, n° 3 83 Marzo, 1969), p. 102. 2 Ibid.
3 Ibid., p. 104.
4 Ibid., p. 178.

5 Ibid.
6 “Inquiring Reporter” San Jose (Calif.) Mercury, Mercoledì, 19, marzo, 1969, p. 51.

7 Bob Shane: “TV Comedy Is up Steve Allen’s Alley” in Los Angeles Times, “Calendar”, domenica, 23, marzo, 1969, p. 34.

8 Editoriale: “Victims’ Rights Are Lost” Santa Ana, California: The Register; giovedì, 13, marzo, 1969, p. D-14.

9 “‘Madness’ Sweeps Pakistan” Los Angeles Herald-Examiner, mercoledì, 19 marzo, 1969, p. A-14.

10 Harrison Salisbury: “Mad Efficiency for Extermination” recensione di Robert Conquest: The Great terror: Stalin’s Purges of the Thirties, in Saturday Review; 9 Novembre, 1968, p. 52 s. Un fosco commentario sulla mentelità umanista è la successiva recensione da parte di O. Edmund Clubb, di Il Libretto Rosso e la Grande Muraglia Alberto Moravia, intitolata “Il Bene nella Guardia Rossa”; il libro di Moravia è una lode alla Gradi Rossa Cinese. Moravia, uno scrittore benestante, argomenta che lo stato desiderabile dell’uomo è di non possedere nulla eccetto ciò ch’è necessario e, in questi termini, la Cina Rossa, nella sua povertà è quindi un utopia, qualcosa che si avvicina alla perfezione. Tali parole da parte di un uomo ricco riguardo ai poveri cinesi sono offerte come saggezza, non come peccato. Ibid., pp. 53, 74.


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