32. La Parola di Dio in Egitto

Genesi 39-41

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Nella storia di Giuseppe in Egitto possiamo quasi identificare Giuseppe con la Parola di Dio — nel senso che la Parola di Dio venne in Egitto con lui. In Egitto egli soffrì umiliazioni (come il Cristo che è la Parola di Dio), e fu pure esaltato. Le condizioni di umiliazione e di esaltazione di Cristo sono tipizzate nella vita di Giuseppe.

All’inizio la parola di Dio fu nella casa di Potifar, dove Giuseppe si pronunciò contro il peccato. Poi ci fu la profezia legata ai sogni del coppiere e del panettiere. (Se Dio abbia usato i sogni anche altre volte nel rivelare se stesso al mondo pagano non è qui di nostro interesse.) I sogni che Giuseppe interpretò erano rivelazioni divine ed egli discernette il loro significato mediante lo Spirito. Allo stesso modo, la rivelazione di Dio fu presente nei sogni del Faraone. Con Giuseppe la Parola di Dio venne in Egitto per preparare l’arrivo in Egitto di Israele.

È dunque piuttosto chiaro che non dobbiamo parlare di Giuseppe meramente come una persona. Abbiamo qui di nuovo una rivelazione del consiglio di Dio per la redenzione del suo popolo. Le Scritture relegano la vita personale di Giuseppe allo sfondo. “Egli mandò davanti a loro un uomo, Giuseppe, che fu venduto come schiavo” (Sl. 105:17).

Questa rivelazione all’Egitto preparò l’Egitto a ricevere Israele. Nei sette anni di abbondanza e nei sette di carestia di cui Giuseppe aveva profetizzato, il Dio d’Israele, il quale solo è Dio del cielo e della terra, rivelò se stesso all’Egitto. Questa rivelazione non aveva altro significato per l’Egitto; non c’era intenzione di convertire l’Egitto a quel tempo.

Questa relazione tra Egitto e Israele non dovrebbe diventare base per trarre delle conclusioni riguardo alla relazione tra il mondo e il regno di Dio ai nostri tempi. A quel tempo Dio permetteva che i popoli scegliessero la propria strada ma ora la presenza del popolo di Dio nel mondo ha un significato molto più ampio. L’unico ruolo dell’Egitto in quel punto della storia fu di preservare Israele per un periodo.

          Concetto principale: La Parola di Dio prepara l’Egitto per ricevere  Israele.

          In casa di Potifar. I mercanti Ismaeliti che avevano comperato Giuseppe e l’avevano portato in Egitto lo vendettero a Potifar, un membro della corte di Faraone e un capitano delle guardie. Nella casa di suo padre Giuseppe era stato un testimone per Dio, che è il motivo per cui i suoi fratelli lo vendettero. Non perse la sua vocazione in Egitto. Il Signore gli mostrò presto che era una vocazione speciale: Giuseppe trovò il favore di Potifar il quale gli diede la responsabilità di tutta la sua casa. Questo deve aver rafforzato la convinzione di Giuseppe del favore di Dio e nella vocazione speciale che gli aveva rivelato in sogni.

Quella posizione nella casa di Potifar implicava anche dei pericoli. La moglie di Potifar fu attratta dal giovane e lo tentò a commettere un peccato sessuale. Come poteva Giuseppe rimanere risoluto in quella tentazione? Solo per il fatto che doveva essere un testimone nel mondo, ovvero, solo a motivo dello Spirito di Cristo dentro di lui. Da sé non avrebbe certamente avuto la forza di resistere le avance della donna.

Così Giuseppe portò la Parola del Signore alla moglie di Potifar. Dopo tutto, la Parola del Signore ci chiede di essere fedeli in tutte le relazioni. Egli le fece notare che Potifar gli aveva dato completa fiducia e che lui avrebbe violato quella fiducia se si fosse implicato sessualmente con lei. Sopra tutto, rese chiaro che ciò che lei aveva in mente era peccato davanti a Dio. Attraverso lo Spirito di Cristo, Giuseppe stava testimoniando da parte di Dio contro i peccati d’Egitto.

Quando la moglie di Potifar non riuscì ad averla vinta cambiò ruolo: si  mise a gridare e accusò Giuseppe di aver tentato di sedurla. Suo marito, che era anche il capo dei carcerieri delle prigioni del re, gettò rabbiosamente Giuseppe in prigione.

Pertanto Giuseppe soffrì per amore di Dio e della sua Parola. Anche rispetto a questo egli fu un tipo del Signore Gesù Cristo che similmente soffrì sotto false accuse. Tipizzò anche i credenti che soffrono oppressione per amore di Dio.

          In prigione. Come sarebbe stato facile per Giuseppe dubitare delle intenzioni di Dio per la sua vita una volta che si trovò in prigione! Che ne sarebbe stato ora dei suoi sogni? Tuttavia, il Signore gli diede la forza di aggrapparsi alla sua vocazione: rafforzò la fede di Giuseppe facendo sì che trovasse favore col direttore della prigione. In precedenza Dio aveva benedetto tutto il lavoro che Giuseppe aveva fatto per Potifar col risultato che il suo padrone era prosperato a motivo di lui. Ora Dio benedisse la sua vita in prigione talché ricevette anche lì una posizione di fiducia.

Un giorno il capo dei coppieri e il capo dei panettieri furono messi in prigione dal re perché erano stati avanzati dei sospetti su di loro. Potifar, che comandava questa prigione reale affidò questi prigionieri speciali a Giuseppe. A quanto pare l’ira di Potifar si era placata. Aveva realmente creduto le accuse di sua moglie completamente?

Mentre erano in prigione il coppiere e il fornaio ebbero ciascuno uno strano sogno. Giuseppe, che aveva notato l’inquietudine provocata dai sogni, si sentì molto più conscio della sua vocazione. Perciò chiese il motivo della loro agitazione. Dopo che gli ebbero raccontato i sogni, egli li interpretò. Previde la grazia per il coppiere e la punizione del fornaio.

Fu per amore di Giuseppe che Dio parlò al popolo in Egitto a quel tempo. Giuseppe interpretò la rivelazione contenuta nei loro sogni. Siccome lui era la luce del Signore in Egitto, l’attenzione fu puntata su di lui perché in quei giorni il Signore stava preparando un’opera divina. Voleva separare  Israele per un periodo in Egitto perché Israele stava correndo il pericolo di essere sopraffatto dai modi di vivere dei Canaaniti. Giuseppe era stato mandato avanti solo affinché Dio lo potesse usare per preparare l’Egitto a ricevere Israele.

Ma quanto tempo ci sarebbe voluto prima che l’attenzione di tutto l’Egitto si concentrasse su Giuseppe? Il coppiere aveva promesso di dire una buona parola su Giuseppe al Faraone dopo che sarebbe stato ristabilito a corte, ma aveva dimenticato la sua promessa. Che Giuseppe avesse fatto tale richiesta al coppiere dimostra che non dubitava della sua vocazione. Ma il coppiere non aveva udito la Parola di Dio nei suoi sogni come Giuseppe li aveva interpretati. Quando finalmente parlò di Giuseppe non fu a beneficio di Giuseppe ma al proprio e a quello di Faraone.

Questo non altera il fatto che Giuseppe portò la Parola di Dio nella prigione, promettendo liberazione al capo dei coppieri e giudizio al capo dei panettieri. Dopo tutto, Giuseppe aveva dato loro una rivelazione divina sulla loro vita proprio come il Cristo ci rivela la verità di Dio. Se ricerchiamo quella verità in fede cammineremo nella luce.

          L’innalzamento di Giuseppe. Dopo circa due anni Faraone fece due sogni che sembravano avere lo stesso significato. Per il fatto che li aveva sognati due volte Faraone concluse che avessero un significato inusuale. Il sogni lo turbarono profondamente e perciò fece chiamare i maghi e i sapienti d’Egitto per interpretarli. Non riuscirono a farlo. Fu come se Dio li avesse accecati perché avrebbero dovuto essere capaci di comprendere qualcosa del loro significato col senso comune.

Allora il coppiere si ricordò di Giuseppe e raccontò al Faraone cosa gli era accaduto in prigione. Giuseppe fu tratto dalla prigione. Dopo che fu lavato e sbarbato fu fatto comparire davanti a Faraone.

Giuseppe disse a Faraone di non possedere personalmente il potere di interpretare sogni. Ma poiché era consapevole della sua alta vocazione ed era convinto che Dio stava ora parlando all’Egitto per amore suo, dichiarò che Dio gli avrebbe rivelato l’interpretazione.

Faraone raccontò i sogni e Giuseppe li interpretò. Poi consigliò a Faraone di radunare viveri negli anni buoni per gli anni di carestia. Faraone lo elevò alla seconda posizione di comando nel regno.

Giuseppe, il portatore della testimonianza di Dio, fu elevato in Egitto come tipo del Cristo, la Parola di Dio, che è stato elevato e ora siede alla destra di Dio. Un giorno, tutti quelli che hanno sofferto oppressione per la Parola di Dio saranno esaltati.

La fede di Giuseppe nella sua vocazione non fu mal riposta. Era ora più certo che mai che sarebbe stato un giorno una benedizione per la casa di suo padre. Non mandò subito messaggeri ad informare la sua famiglia della sua nuova posizione. Comprese che la via di Dio, che fino a quel momento era stata misteriosa, lo avrebbe pure portato in contatto con la sua famiglia di nuovo. Il crimine in quella casa avrebbe dovuto essere trattato nel modo che Dio avrebbe scelto.

Proprio come la fede di Giuseppe fu giustificata, sarà giustificata anche la fede di tutti quelli che si arrendono alla Parola e alla vocazione di Dio. Se solo imparassimo, in fede, a vivere solo per la Parola di Dio!

          Governatore in Egitto. Faraone aveva dato a Giuseppe il nome Tsofnath-Paneah. Quel nome si rivelerà molto significativo perché significava redentore del mondo e preservatore di vita. Giuseppe sarebbe diventato un giorno il preservatore della vita non solo in Egitto ma anche nella casa di suo padre. Inoltre, Faraone gli diede per moglie Asenath, la figlia di Potifera, sacerdote di On. Pertanto Giuseppe fu accolto nei circoli più elevati dei sapienti d’Egitto [1]. Quello era senza dubbio un grande onore ma implicava certi pericoli.

Che Giuseppe non avesse dimenticato la sua speciale vocazione in riferimento alla casa di suo padre è evidente dai nomi che diede ai suoi due figli che nacquero durante gli anni di abbondanza. Chiamò il primo figlio Manasse, con cui intese dire: “Dio mi ha fatto dimenticare le mie sofferenze e tutta la casa di mio padre”. Non intendeva che ora si fosse tagliato via dalla casa di suo padre; tutto ciò che intendeva era che non era più depresso dalle sue sofferenze e i suoi guai. Poiché era diventato indipendente mediante il favore di Dio, poteva essere una benedizione per quella casa. In principio, i suoi sogni si erano avverati. Tutte le altre cose avrebbero seguito.

Chiamò il secondo figlio Efraim, che significa doppia fruttuosità. Questo era il suo modo di dire che Dio lo aveva reso fruttifero  nel paese in cui era stato perseguitato. Pertanto considerava ancora l’Egitto come il paese in cui aveva sofferto oppressione. Il suo cuore andava alla casa di suo padre.

Nei sette anni di abbondanza, immagazzinò frumento in Egitto. Quando giunsero i sette anni di carestia, Faraone mandò gli Egiziani da Giuseppe che cominciò ad aprire i magazzini. Presto giunsero in Egitto a comprare grano anche persone da altre nazioni.

La strada di Giuseppe era sicuramente stata oscura ma ora Dio lo aveva posto in piena luce. Giuseppe fu una benedizione nella sua umiliazione quanto nella sua esaltazione. Così portò il marchio di Cristo, il quale è una benedizione eterna tanto nella sua umiliazione che nella sua esaltazione. Anche noi dobbiamo essere disposti a portare il marchio del Cristo in modo che possiamo essere una benedizione per amore di Cristo qualsiasi cosa ci accada.

 

[1] On era la sede del sapere più importante della nazione dove era situato il tempio principale del dio sole Ra. I greci la chiamarono  in seguito Eliopoli, che significa città del sole.


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