16. Beneplacito divino

Genesi 21

Apri il video di questo episodio qui

Il Signore aveva detto ad Abrahamo che Isacco era l’erede promesso. Quando Ismaele lo scoprì avrebbe dovuto sottomettere i propri desideri e chinarsi alla volontà e al decreto del Signore. Se si fosse accontentato di riconoscere il ruolo speciale di Isacco, Ismaele avrebbe avuto vita eterna e la benedizione del patto. Ma Ismaele non riuscì a convincersi di riconoscere che Isacco fosse l’erede della promessa pattizia. Rise invece di lui alla festa che segnava il suo divezzamento. Era geloso di Isacco ed era risentito per tutto il clamore che girava intorno a lui quel giorno perché sentiva che Isacco, come figlio della promessa, era più importante di lui. È evidente che Ismaele condivideva l’atteggiamento manifestato in precedenza da Agar, sua madre (Ga. 4:28-30).

La lotta interiore di Ismaele è la lotta di tutti noi quando dobbiamo riconoscere che la vita non è in noi ma nel Cristo. In quanto figlio del beneplacito di Dio, Isacco è un tipo del Cristo nel quale noi cerchiamo la nostra vita. Il richiamo più grande di Gesù: “Venite a me voi tutti …” è anche il richiamo che richiede il massimo da noi, ci chiama a vedere che la nostra salvezza risiede al di fuori di noi stessi. Anche noi dobbiamo inchinarci al beneplacito divino secondo il quale egli ha scelto Cristo perché fosse il nostro Capo e Salvatore.

Quando Agar e Ismaele furono scacciati dalla tenda di Abrahamo  e furono costretti a vivere al di fuori del circolo pattizio, egualmente Dio non li abbandonò. Non solo ribadì la benedizione nella quale furono profetizzate grandi cose di Ismaele ma anche si ricordò di Agar e di suo figlio nella difficoltà nel deserto. Nella storia della loro difficoltà, però, la Scrittura parla dell’angelo di Dio anziché dell’Angelo dell’Eterno, cosa che indica che il legame pattizio ora era spezzato. Da quel  tempo in poi Dio trattò Ismaele nello stesso modo in cui trattava con tutte le altre nazioni della terra. Dio permise ai pagani di camminare nelle loro proprie vie, benché egli facesse loro del bene dal cielo. Ismaele godette di una speciale benedizione perché era carne di Abrahamo.

Tuttavia, l’angelo di Dio (cioè il Cristo) apparve ad Agar. Cristo si occupava di tutte le nazioni e permise loro di seguire le loro proprie vie solo per un breve periodo di tempo. Presto tutte le nazioni avrebbero dovuto trovare il Cristo. Pertanto, anche in quei tempi di abbandono, Dio stava facendo loro del bene dal cielo.

Il disprezzo di Ismaele  per il patto contrasta stranamente col riconoscimento della benedizione di Abrahamo fatto da Abimelek. Il patto tra Abrahamo e Abimelek, ovviamente, non era più che un legame basato sul mutuo rispetto: non implicava una condivisione della benedizione pattizia di Abrahamo. Nondimeno, a quel tempo il riconoscimento da parte di Abimelek deve aver confortato Abrahamo. Implicò, per quanto blandamente, che gli empi avrebbero riconosciuto il Cristo come erede della promessa, Colui che Dio aveva scelto come Capo del patto.

          Concetto principale: La benedizione del patto è goduta nel riconoscimento del
beneplacito di Dio.

          La nascita dell’erede della promessa. Sara aveva creduto il Signore quando le promise di darle un bambino. Mediante quella fede, il Signore ora compì la sua promessa: nacque un figlio un anno dopo che la promessa era stata fatta, proprio come il Signore aveva predetto.

Questo figlio nacque dopo che Abrahamo e Sara avevano raggiunto l’età in cui le persone normalmente non sono più in grado di avere bambini. Pertanto il bimbo nacque per un miracolo divino. Con la sua stessa nascita dunque, Isacco indicava avanti a Gesù Cristo, il quale sarebbe anche lui nato in modo miracoloso.

In accordo con le istruzioni di Dio, Abrahamo diede al bambino il nome Isacco che significa risata. La sua nascita era talmente improbabile che chi ne udiva parlare non poteva fare a meno di ridere. Per i credenti, però, la risata era un’indicazione di stupore ed estasi, proprio come ridiamo in fede per la nascita del Cristo. Nell’ottavo giorno Abrahamo pose su Isacco il segno del patto circoncidendolo. Abrahamo aveva ormai 100 anni, e Sara, che aveva un tempo riso incredula, ora rideva stupita e lodando il Signore.

          L’erede disprezzato. Quando Isacco ebbe più di un anno e non viveva più di solo latte, Abrahamo diede una grande festa. A quella festa, cui partecipò tutta la casa di Abrahamo, Sara  notò che Ismaele, il figlio di Abrahamo e Agar, rideva di Isacco e si beffava di tutto il clamore che si faceva intorno a lui. È ovvio che Ismaele invidiava e disprezzava Isacco perché sapeva che Isacco avrebbe ereditato la piena promessa che apparteneva ad Abrahamo.

La vita di Ismaele non rientrava nella promessa? Se avesse riconosciuto che Dio aveva scelto Isacco come erede della promessa l’avrebbe condivisa pure lui. Ma rifiutò di piegarsi alla volontà di Dio. Siccome voleva essere l’artefice del proprio destino rigettò il patto per sé. Lo stesso spirito era vissuto in sua madre Agar che già una volta era fuggita dal circolo pattizio.

Dio ha decretato che il Signore Gesù Cristo sia il nostro Capo e il nostro Redentore. Noi pure, dovremmo ricercare non l’indipendenza ma riconoscere il beneplacito di Dio e gloriarci nel Signore Gesù Cristo come nostro Capo. Se non lo facciamo, neppure noi avremo parte nell’eterna benedizione di Dio.

Quando Sara constatò la derisione di Ismaele richiese che Abrahamo mandasse via Agar e Ismaele. Ovviamente era stata destata la sua gelosia materna ma lei potè anche vedere che Isacco, che avrebbe dovuto vivere all’interno della promessa, e Ismaele, che aveva rigettato il patto, non sarebbero stati in grado di vivere insieme. La richiesta di Sara era anche desiderio di Dio.

Abrahamo fu molto dispiaciuto ma Dio gli disse di fare ciò che gli aveva detto Sara. Confortò poi Abrahamo dicendogli che sebbene  l’erede della promessa fosse Isacco, avrebbe fatto di Ismaele una grande nazione. Ismaele aveva egoisticamente tagliato il legame col patto. Quando Agar era scappata, alcuni anni prima, Dio l’aveva riportata indietro; ora che lo stesso spirito si era manifestato in suo figlio, la rottura era completa.

Al mattino presto Abrahamo diede del pane e dell’acqua ad Agar e Ismaele e li mandò lontano nel deserto di Beer-Sheba. Deve essere stato molto doloroso per Abrahamo perché Ismaele era suo figlio. Nondimeno, si chinò al beneplacito sovrano del Signore.

          Cercati da Dio. Agar e Ismaele errarono nel deserto di Beer-Sheba. Andarono verso Sud, sempre più lontani dal circolo pattizio di Abrahamo e della sua casa. La cosa peggiore che possiamo fare è rompere i legami con il popolo del patto, il popolo di Dio perché Dio dimora in mezzo a loro e vuole rivelarsi a noi.

Cosa avrebbe riservato il futuro per Agar e Ismaele? Andarono errando sempre più lontano nel deserto e non trovarono acqua. Presto furono in imminente pericolo di morte per sete. Agar non poteva veder morire suo figlio, così lo lasciò sotto un cespuglio e postasi un po’ più in là si mise a piangere.

Allora Dio udì piangere il ragazzo e mandò il suo Angelo. Di nuovo, l’Angelo che apparve non era un angelo ordinario ma il Signore Gesù Cristo nella forma di un angelo. Egli chiese ad Agar perché piangesse. Dio aveva udito la voce del ragazzo anche se lui aveva rigettato il patto. Il Signore ricordò la sua promessa ad Abrahamo che avrebbe fatto di Ismaele una grande nazione.

Perché si ricordò di Ismaele? Perché il Cristo venne a salvare Agar e Ismaele? Dio non aveva forse permesso loro di svincolarsi dal suo patto? Era vero che a quel tempo c’era una frattura tra Ismaele e il patto, ma un giorno, in un distante futuro, sarebbe venuto il Redentore e avrebbe accordato la sua salvezza ai discendenti di Ismaele proprio come a tutte le nazioni che vivevano ancora fuori del patto. Per questa ragione il Cristo lo cercò nel deserto.

Dio aprì gli occhi di Agar in modo che ella vide un pozzo d’acqua lì vicino. Andò subito ad attingere e fece bere suo figlio. Apparentemente il pozzo era sempre stato lì ma lei non l’aveva visto. Prima i suoi occhi dovettero essere aperti.

Non è questa la situazione in cui Ismaele, i suoi discendenti e tutte le nazioni si sarebbero trovate? La redenzione era sempre stata lì, rivelata in Israele, ma le nazioni non ne videro la gloria. Un giorno lo Spirito santo avrebbe aperto loro gli occhi. Tutte le persone sono cieche a quella salvezza a meno che lo Spirito santo li guarisca dalla loro cecità.

Dio continuò ad essere con Ismaele, che si stabilì nel deserto di Paran e divenne un cacciatore. Sua madre gli trovò una moglie dal paese d’Egitto, Così Ismaele divenne una grande nazione proprio come Dio aveva promesso. Secoli dopo, discendenti di Ismaele vennero ad adorare il Cristo e la maledizione di Ismaele fu spezzata.

          Il patto con Abimelek. In quei giorni Abrahamo ricevette la visita di Abimelek, re dei Filistei e di Pikol, il capo del suo esercito. Siccome Abimelek aveva visto chiaramente che Dio era con Abrahamo voleva fare con lui un patto. Poteva vedere che Dio avrebbe reso Abrahamo potente e grande e perciò temeva per il futuro del proprio popolo. Voleva raggiungere con Abrahamo un accordo che i due non si sarebbero trattati con inganno. Con questo in mente, Abimelek rammentò ad Abrahamo che aveva ricevuto un trattamento amichevole nella sua terra.

Abrahamo acconsentì a fare alleanza ma prima volle chiarire una disputa circa un pozzo che i servi di Abrahamo avevano scavato e di cui i servi di Abimelek si erano impadroniti. Abrahamo insistette per i suoi diritti come il benedetto dal Signore. Abimelek si scusò dicendo di non sapere nulla dell’incidente.

Quando la questione fu sistemata, il patto tra di loro fu suggellato con Abrahamo che diede ad Abimelek pecore e buoi in garanzia. Di importanza speciale furono le sette agnelle date ad Abimelek perché nell’accettarle egli riconobbe che il pozzo apparteneva ad Abrahamo. A quei tempi, la vita nel deserto dipendeva completamente da pozzi e oasi. I due fecero un giuramento e diedero a quel luogo il nome di Beer-Sheba, che significa il pozzo del giuramento.

Il patto con Abimelek deve aver confortato Abrahamo perché giunse non molto dopo che Ismaele aveva rigettato il patto del Signore. In quel trattato con Abimelek Abrahamo ricevette riconoscimento come il benedetto dal Signore. Benché fosse solo un accordo commerciale Abrahamo deve averci visto un accenno della profezia che un giorno tutte le nazioni si sarebbero inchinate al suo grande Figlio, il Redentore, e sarebbero vissute in patto con Lui.

Per un lungo tempo Abrahamo continuò a vivere nella terra dei Filistei, nella generale vicinanza di Beer-Sheba. Aveva piantato lì un albero a ricordo del suo trattato con Abimelek e anche della grazia di Dio che era riflessa nel trattato. Lì invocò il nome del Signore, il Dio dell’eternità, il Dio che è per sempre fedele.

Se solo noi riconoscessimo il Signore Gesù Cristo come il benedetto da Dio, Colui nel quale Dio, nel suo beneplacito, ha scelto di darci salvezza! Se riconosciamo quel beneplacito di Dio e ci arrendiamo al Signore Gesù Cristo saremo salvati. Fuori di Lui non c’è nulla ma eterna rovina.


Altri Studi che potrebbero interessarti