30. Santo è il Signore.

Genesi 34-36

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Dopo la storia raccontata in Genesi 34-36, il decadimento si insinuò nella casa di Giacobbe. I suoi figli non vissero in costante comunione pattizia col Signore.

Lo stesso Giacobbe pospose il suo ritorno a Bethel e il compimento del suo voto. Il Signore dovette ricordargli di vivere all’altezza del suo voto, cosa che finalmente fece dopo che furono passati un certo numero di anni. Tutto quel tempo era vissuto vicino a Sichem. Rimanendo lì stava correndo il rischio che i Sichemiti si mescolassero con la sua famiglia come illustra drammaticamente la storia dello stupro di Dina. Di certo i figli di Giacobbe vendicarono la violenza fatta a Dina, cosa che allontanò il pericolo di una fusione della famiglia di Giacobbe con i Sichemiti. Pertanto, la rottura con i Sichemiti deve essere vista come opera di Dio, ma il comportamento dei figli di Giacobbe in questa faccenda fu un’esecuzione fatta con ingiustizia.

Fino a che Dina non fu disonorata e vendicata in modo peccaminoso Giacobbe non costrinse la propria famiglia a distruggere ogni traccia di  culto degli idoli. In precedenza si era forse voltato dall’altra parte quando Rachele si prostrava davanti ai suoi idoli domestici? Sicuramente deve aver scoperto la loro presenza prima o dopo!

Il pericolo della degenerazione nella famiglia di Giacobbe in Canaan continuò a crescere. Fu questa parte della storia di Giacobbe che rese necessaria una temporanea residenza in Egitto. Più tardi, un periodo di isolamento divenne ancor più imperativo a causa dei peccati dei figli di Giuda e di Giuda stesso.

A Bethel il Signore rinnovò la promessa e Giacobbe rinnovò il patto. Nella storia del ritorno di Giacobbe a Bethel, si legge un’affermazione curiosa: “Poi DIO salì in alto da lui” (Ge. 35:13). Questo significò forse che Dio si allontanò ulteriormente da Giacobbe e dalla sua casa, sottoponendoli a tentazioni ancora maggiori?

Più tardi la santità di Dio fu resa manifesta a Giacobbe, tanto nel suo dolore per la morte di Rachele quanto nell’amarezza che gli portò la vergognosa condotta di Ruben. Così, quando il Signore non fu altro che santità per Giacobbe, egli ritornò con la sua famiglia a visitare suo padre Isacco a Mamre. Giacobbe aveva senza dubbio fatto visita a suo padre prima di allora, ma adesso portò per la prima volta la sua intera casa da Isacco.

Infine ci è detto della morte di Isacco che non seguì immediatamente. Isacco era ancora vivo quando Giuseppe fu venduto schiavo dai suoi fratelli. Morì alcuni anni dopo questo fatto.

          Concetto principale: La santità del Signore è resa manifesta a Giacobbe.

          La rottura coi Sichemiti. Giacobbe era vissuto nelle prossimità di Sichem troppo a lungo. La sua permanenza lì deve essere durata diversi anni. (Lo deduciamo dalla probabile età di Dina.) La casa di Giacobbe e gli abitanti di Sichem si abituarono alla reciproca presenza e cercarono la reciproca compagnia.

Anche Dina cercò la compagnia delle ragazze di Sichem. Un giovane di nome Sichem, che era figlio di Hamor, il principe di Sichem, la desiderò e la violentò. Ad ogni modo, si era innamorato di lei e voleva che diventasse sua legittima moglie, col consenso di Giacobbe. Di conseguenza, con suo padre Hamor, andò da Giacobbe a chiedere Dina in moglie, offrendo a Giacobbe qualsiasi cosa avesse richiesto a mo’ di pagamento.

Siccome i figli di Giacobbe erano fuori nei campi con il bestiame e non potevano essere consultati, Giacobbe non diede ad Hamor e a Sichem una risposta definitiva. Non appena i suoi figli ritornarono raccontò loro quanto era successo. Per qualche strana ragione Giacobbe poi si ritirò sullo sfondo. Era forse stato sconfitto da questa umiliazione che era capitata alla sua casa? Giacobbe mancò della forza di agire e prendere decisioni.

I suoi figli furono indignati dal vergognoso fatto. Come aveva osato quest’uomo empio prendere la loro sorella con la forza? Furono preoccupati per l’onore della loro famiglia in quanto “la famiglia del patto”, e perciò decisero di vendicare l’onore di Dina. In questo modo furono zelanti per il patto del Signore ma i mezzi che usarono furono peccaminosi dall’inizio alla fine. Il loro non fu uno zelo santificato. Anche il Cristo fu zelante per il nome del Signore, ma il suo zelo fu santo.

I figli di Giacobbe ingannarono Hamor e Sichem dicendo loro che non volevano alcun pagamento per Dina. Tutto ciò che chiesero fu che Hamor, Sichem e tutti gli altri uomini della città si facessero assorbire nel circolo pattizio mediante circoncisione. Scelsero di perseguire uno stratagemma empio usando il patto e il suo segno.

Hamor e Sichem riuscirono a persuadere gli abitanti di Sichem ad aderire alla loro proposta. Così tutti gli uomini furono circoncisi. Però, nel terzo giorno dopo la circoncisione, Simeone e Levi, nei quali evidentemente bruciava un fuoco empio più forte che negli altri, raccolsero una banda di uomini e lanciarono un attacco di sorpresa sugli uomini di Sichem, uccidendoli tutti. Gli altri figli di Giacobbe si unirono nel portare via da Sichem tutto quello su cui poterono mettere mano, incluse donne e bambini. Nel processo fu recuperata Dina.

La notizia sconvolse Giacobbe. Gli era mancata la forza di agire lui stesso. Aveva perso la capacità di decidere rimproverandosi di essere rimasto troppo tempo a Sichem? In ogni caso, avrebbe ora dovuto trattare col tradimento dei suoi figli. Che abbia visto riflesso nel loro stratagemma il suo vecchio inganno in forma intensificata? Era sconfitto e senza forza, e temeva che tutti i Canaaniti gli si sarebbero rivoltati contro e avrebbero distrutto lui e tutta la sua casa.

Mediante l’inganno dei figli di Giacobbe, il Signore introdusse quella separazione che Giacobbe stesso avrebbe dovuto operare molto tempo prima. Così il Signore fece in modo che la posterità di Giacobbe venisse separata — in un modo che fu terribile per Giacobbe. In tutto questo, il Signore stava manifestando a Giacobbe la sua santità.

          Di nuovo a Bethel. Il Signore non dava pace a Giacobbe anche perché non aveva ancora mantenuto il voto fatto al Signore a Bethel. Infine il Signore lo richiamò a Bethel. Lì si sarebbe di nuovo trovato sul luogo in cui il Signore gli era apparso in cima alla scala e gli aveva promesso il suo accompagnamento. Lì sarebbe stato vicino a Dio, più vicino che da qualsiasi altra parte.

Giacobbe fu profondamente impressionato da quel pensiero. Tutto emozionato disse a tutti quelli che erano con lui che sarebbero andati a Bethel a costruire un altare al Dio che gli aveva risposto ai giorni in cui tutto sembrava contro di lui. Perciò richiese che tutti gli idoli fossero rimossi dalla sua casa. Gli idoli domestici di Rachele, che Giacobbe aveva tollerato nella sua grande debolezza, erano probabilmente ancora in giro. C’erano anche tracce di culto di idoli che le donne di Sichem avevano introdotto nel suo campo. Tutte le immagini scolpite e gli orecchini (amuleti magici) gli furono consegnati ed egli li seppellì sotto una quercia vicino a Sichem. Così il suo accampamento fu finalmente purificato. Nella sua casa, solo il Signore era sacro.

Il Signore dunque salvaguarda il proprio onore. I nostri peccati, che Cristo ha preso su di sé, sono stati giudicati in Lui. Nel suo soffrire, Cristo fu fatto santo al Signore. Un giorno tutti i credenti saranno santi al Signore per amore di Cristo. Poiché egli è fedele nel patto, richiede fedeltà anche da noi.

          L’apparizione di Dio a Bethel. Dopo che Giacobbe ebbe compiuto il proprio voto ed eretto un altare a Bethel per adorare il Signore, il Signore gli apparve di nuovo. Dio lo benedisse e confermò il cambio del suo nome: Giacobbe era diventato Israele. Questo fu il modo in cui Dio gli fece sapere che si ricordava che i suoi peccati, che si erano frapposti fra lui e Giacobbe, erano stati rimossi. Gli rinnovò anche la benedizione di Abrahamo e di Isacco, di cui Giacobbe era erede.

Questa apparizione di Dio a Giacobbe fu un qualcosa di meraviglioso. Fu reso chiaro una volta di più che la garanzia del patto è radicata esclusivamente nella fedeltà di Dio. Questo fece anche sembrare più luminoso il futuro malgrado tutti i pericoli che minacciavano la posterità di Giacobbe. Per amore di Cristo, Dio può continuare a darsi al suo popolo a dispetto dei loro peccati perché egli è in grado di vincere quei peccati continuamente mediante la sua grazia.

Poi Dio salì in alto da lui. Per un lungo tempo, successivamente, Dio non apparve a Giacobbe ma permise che lui e i suoi fossero messi alla prova in Canaan. Dopo questa conferma della sua fedeltà, essi avrebbero dovuto aggrapparsi a quella fedeltà e sviluppare la forza per resistere le tentazioni.

Anche da parte sua, Giacobbe rinnovò il patto. Eresse una pietra come ricordo sulla quale versò dell’olio. La stele di pietra avrebbe testimoniato del patto tra Dio e la casa di Giacobbe. In un senso speciale, quel luogo sarebbe stato sacro a Giacobbe.

          Da Bethel a Mamre. Da Bethel Giacobbe si trasferì a Mamre dove viveva suo padre Isacco. Sua Madre Rebecca era già morta. Senza dubbio aveva già visitato prima suo padre ma non aveva ancora portato la sua intera casa a incontrare Isacco. La sua intera casa sarebbe ora venuta sotto la benedizione della promessa che avrebbe ereditato da Isacco.

Sulla strada per Mamre, Dio lo mise alla prova: Rachele morì dando alla luce il suo secondo figlio. Mentre ella stava morendo gli diede nome Benoni, che significa figlio del mio dolore. A quanto pare Rachele era preoccupata solo della propria sofferenza e non del patto mediante il quale questo figlio era stato ottenuto.

Ma Giacobbe guardò a questo evento in una luce diversa, chiamando il bimbo Beniamino che significa figlio della mia destra. In quel nome espresse la sua gioia per amore di Dio, perché ora aveva dodici figli. Tuttavia deve essere stato sopraffatto dal dolore. Seppellì Rachele sulla via di Efrata e collocò una stele sulla sua tomba. Nel suo dolore deve essersi prostrato davanti a Dio e aver riconosciuto che il Signore è buono e fa tutte le cose secondo il suo buon compiacimento. Anche in questo dolore Dio manifestò a Giacobbe la propria santità.

Quella santità fu manifestata anche nell’amarezza che Giacobbe deve aver provato quando il suo figlio più vecchio, Ruben, lo disonorò con una relazione sessuale con Bilha, una delle mogli di suo padre. Quando la cosa accadde, Giacobbe stette zitto, ma sul suo letto di morte dimostrò quanto profondamente era stato ferito perché rigettò Ruben come primogenito (Ge. 49:3-4). Dev’essere stato per lui un combattimento chinarsi al Signore anche in questa faccenda.

Senza Rachele, e con del fresco disonore sulla sua casa, arrivò finalmente a casa di Isacco a Mamre. Attraverso il suo dolore aveva imparato a riconoscere il Signore. Isacco e Giacobbe devono essersi capiti meglio che mai.

Anni dopo Isacco Morì e fu sepolto dai suoi figli Esaù e Giacobbe nella tomba che Abrahamo aveva comperato. Allora la promessa fu trasferita da Isacco a Giacobbe. Esaù lasciò Canaan definitivamente e si stanziò in Edom dove la sua progenie moltiplicò mentre continuò a vivere al di fuori del patto. Ma Giacobbe e la sua famiglia aspettarono in Canaan il compimento della promessa.


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