15. La protezione della progenie promessa

Genesi 20

Quando raccontiamo la storia registrata in Genesi 20 non dobbiamo giusto mostrare come la fede di Abrahamo e Sara fosse sprofondata in uno stato di depressione e poi aggiungere un’ammonizione del tono che noi non dobbiamo fare come loro. Dove crediamo che prenderemmo la forza di non fare come fece Abrahamo? Non è Abrahamo onorato come eroe della fede? Siamo migliori di lui? Possiamo aspettarci di meglio da noi stessi?

Qui ancora una volta dobbiamo cominciare concentrandoci sulla rivelazione di Dio in questa storia, ovvero che Dio salvaguarda la promessa del bambino che ha da nascere e protegge quella promessa anche quando Abrahamo non dimostra più una fade viva in essa. Il timore di Abrahamo che Sara gli fosse tolta e che lui stesso fosse ucciso rappresenta un quasi incredibile collasso della fede. Solo poco tempo prima gli era stato promesso che Sara avrebbe dato alla luce un figlio nel giro di un anno (Ge. 18:10). Implicita in questa promessa c’era la garanzia della sicurezza del suo matrimonio. Aveva accettato quella promessa in fede (si noti che Dio gli aveva rivelato ciò che intendeva fare di Sodoma e che Abrahamo aveva risposto intercedendo per Sodoma con una preghiera radicata nella fede.) Ed ora, solo poco tempo dopo, era pieno di paura. Aveva abbandonato la sua fede nella promessa della progenie a venire e in più manifestò un’assenza di viva fede nel Cristo a venire.

Ciò nonostante, Dio mantenne lo stesso la sua promessa. Protesse il matrimonio di Abrahamo e Sara proteggendo con ciò la progenie promessa che doveva portare alla venuta del Cristo. Deve essere stato molto umiliante per Abrahamo perché Dio mostrò che poteva compiere i suoi piani senza di lui e a prescindere dalla sua mancanza di fede. Successivamente, il pagano Abimelek dovette dire ad Abrahamo cosa Dio aveva fatto. Dalle labbra di un pagano, Abrahamo udì la conferma del vangelo della promessa.

In fede Abrahamo dovette aggrapparsi in modo nuovo alla promessa e imparare di nuovo a possedere Sara in fede. Che sia avvenuto proprio questo è evidente dal successivo capitolo di Genesi, ove ci viene raccontato della nascita di Isacco, che fu ricevuto in fede da Abrahamo e Sara. Dio mantenne la sua promessa in modo che Abrahamo poteva di nuovo rivendicarla. Ancora una volta è reso chiaro che la potenza della fede di Abrahamo, come il potere di ogni fede, risiedeva al di fuori di lui stesso, nella promessa.

Il collegamento tra questo frammento di storia e il nostro tempo è immediatamente chiaro, benché non sia così facile esprimerlo nel raccontare questa storia ai fanciulli. Se non vediamo le relazioni in cui viviamo come santificate in Cristo e non confessiamo il Cristo in queste relazioni, stiamo facendo la stessa cosa di Abrahamo.

In effetti, Dio continua a legarsi al Cristo — malgrado ciò che noi facciamo. Tuttavia la sua fedeltà intende riportarci a credere e a confessare i nostri peccati.

La paura di Abrahamo che Sara gli venisse portata via nonostante il fatto che fosse già vecchia solleva una domanda: era rifiorita con nuova vita dopo l’annuncio che avrebbe partorito un figlio nel giro di un anno? Che l’abbia fatto oppure no, Abrahamo e Sara erano ben consapevoli di vivere in mezzo ai Canaaniti che erano ben noti per concupire ciò che apparteneva ad altri e per distruggere la vita e le relazioni altrui.

          Concetto principale: Il Signore si vincola al Cristo in modo che
                                                  possiamo rivendicare la promessa.

          La promessa sconfessata. Il Signore aveva dichiarato che ad Abrahamo e Sara sarebbe nato un figlio in circa un anno. Finalmente! Da principio non poterono crederci. Sara aveva riso all’idea dicendo che loro erano troppo vecchi ma alla fine furono costretti ad accettarla. Che gioia sperimentarono! Erano adesso doppiamente felici l’uno con l’altro. A motivo di quella promessa il loro amore reciproco divenne più profondo. E sapevano che da loro, da quel figlio che sarebbe presto venuto al mondo, sarebbe nato il Redentore. Il loro amore risplendette alla luce del Cristo a venire, e il loro vincolo matrimoniale divenne per loro un santuario. Questo stato mentale portò loro intima felicità.

Abrahamo stava probabilmente cercando pasture più verdi per le sue mandrie. Le trovò a Sud, a Gherar, che faceva parte del territorio dei Filistei. Come i Canaaniti nel resto di Canaan, i filistei erano un popolo che non aveva timor di Dio né rispetto per gli uomini. Non avevano remore a uccidere un uomo e a prendergli la moglie. I loro re erano particolarmente sfrontati.

Abrahamo e la sua famiglia stavano entrando ora nel territorio di Abimelek, re di Gherar. Ma non c’era un pericolo vero per Abrahamo e Sara. Il Signore aveva promesso che entro un anno sarebbe nato il loro bambino. Sicuramente il Signore li avrebbe mantenuti al sicuro l’uno per l’altra. Una cosa è certa: Dio non può rompere la sua promessa.

È questo il modo in cui anche Abrahamo e Sara considerarono la situazione? Non appena furono vicini a Gherar furono soverchiati dalla paura. Com’era possibile? Non credevano più la promessa? Se qualcuno l’avesse chiesto loro avrebbero sicuramente affermato di crederla. Eppure, nel loro cuore non erano sufficientemente sicuri della promessa da confidare che non ci fosse pericolo. Di fatto furono terribilmente impauriti. Si misero d’accordo di dire che Sara era sorella di Abrahamo. C’era del vero in questo perché lei era infatti sua mezza sorella, ma stavano negando di essere anche marito e moglie. In altre parole, stavano dicendo una bugia a fin di bene. Stavano sconfessando la bella relazione che c’era tra di loro, che avevano visto in tanta gloria alla luce del Cristo a venire. Con quest’azione stavano di fatto sconfessando la promessa. Com’è possibile che Abrahamo e Sara siano stati così velocemente ripieni di paura dei potenziali pericoli attorno ad essi? Perché la loro fede soccombette così improvvisamente?

Quanto siamo realmente deboli noi esseri umani! A modo nostro, quando abbiamo paura di confessare il Signore Gesù Cristo, noi facciamo la stessa cosa. Benché non abbiamo la stessa promessa che Abrahamo e Sara avevano, Dio ci ha donati l’uno all’altro, per amore di Cristo, come genitori e figli, come fratelli e sorelle. Se non manteniamo sante queste relazioni per amore di Cristo e non ci amiamo gli uni gli altri, stiamo sconfessando il Signore Gesù. Noi spesso facciamo proprio quello che fecero Abrahamo e Sara. Siamo spesso altrettanto privi di fede ferma come lo furono loro.

Ciò che temevano avvenne. Sara fu rapita e portata nella casa di Abimelek per diventare sua moglie. Abrahamo e Sara furono separati e Sara stava per diventare la moglie di un altro. Che ne sarebbe stato della promessa, adesso? E come sarebbe dunque venuto al mondo il Signore Gesù Cristo? Abrahamo e Sara si erano ingiustificatamente giocati la loro felicità e la promessa con la loro incredulità e il loro imbroglio.

          La promessa messa al sicuro. Quando Abrahamo non si aggrappò più alla promessa per fede, Dio comunque operò per il suo compimento. Portò una malattia ad Abimelek e alla sua casa e fece in modo che a Sara non giungesse male alcuno da nessuna parte. Abimelek non la potè prendere per moglie; ella rimase la moglie di Abrahamo.

Dio addirittura apparve ad Abimelek in un sogno e gli disse che lui e la sua casa erano stati colpiti da malattia perché aveva preso la moglie di Abrahamo. Abimelek perorò la sua ignoranza. Il Signore replicò che la sua ignoranza era il motivo per cui era stato risparmiato e comandò che Sara fosse restituita ad Abrahamo. Abimelek avrebbe dovuto chiedere ad Abrahamo che pregasse per lui perché Abrahamo era un profeta che godeva di una speciale relazione col Signore. Poi la malattia sarebbe stata rimossa. Ma se Abimelek non avesse obbedito al Signore sarebbe morto.

Fu certamente meraviglioso che Dio si sia ricordato la promessa perché Abrahamo da sé non avrebbe potuto risolvere la situazione. Abrahamo aveva perso la sua fede nella promessa, cosa che rende ancor più rimarchevole che il Signore l’abbia comunque mantenuta. Fa lo stesso oggi. Farà in modo che il Cristo un giorno sarà il vincitore e che il suo regna venga con grande gloria. Ciò avverrà anche se noi disperiamo e non osiamo più confessarLo, cosa che per noi sarebbe terribile e vergognosa. In tempi difficili e situazioni pericolose Cristo continuerà a dimorare nei nostri cuori per fede talché gioiremo sempre in Lui e saremo forti in Lui anziché avere paura. Dovrebbe essere nostra inamovibile convinzione che qualsiasi cosa avvenga, Dio manterrà sempre la sua promessa.

          Abrahamo chiamato a rispondere. Il mattino seguente, Abimelek raccontò ai suoi servi tutto ciò che il Signore gli aveva detto. Come lui, anch’essi ebbero paura del Signore. Si trovarono davanti alla maestà del Signore la cui grandezza si rivela specialmente nella sua fedeltà alla sua promessa di salvezza. Ben poco di questa grandezza era conosciuta tra i Filistei. Ma qui Dio rivelò se stesso di nuovo ai pagani nella certa promessa di redenzione.

Ora Abimelek chiamò Abrahamo a rendere conto: “Che cosa hai fatto col tuo inganno? Con questa tua azione hai quasi distrutto la mia vita e il mio regno! A cosa stavi pensando? Certamente non ti ho dato nessun motivo perché mi facessi questa cattiveria. Non avresti mai dovuto farmi una cosa simile”.

Il credente veniva rimproverato da un pagano per la sua infedeltà e inganno! Se solo Abrahamo avesse confessato la sua colpa sarebbe stato in grado di testimoniare ad Abimelek la salvezza di Dio e le sue meravigliose opere. Ma Abrahamo non confessò la sua colpa. Ancora non sentiva niente oltre le accuse che gli venivano mosse. A questo punto non aveva  alcuna perspicacia della misericordia di Dio che aveva salvato lui insieme alla promessa.

Siamo incapaci di confessare il peccato se vediamo solo il giudizio di Dio e non la sua infinita grazia e il suo perdono. In realtà la condotta di Abrahamo fu indifendibile, tuttavia cercò di dare delle giustificazioni: non c’era timor di Dio tra i Filistei e perciò egli pensò che avrebbe potuto essere ucciso in modo che Sara potesse essere presa in moglie. In più, Sara era effettivamente sua mezza sorella. Si erano accordati di agire come fratello e sorella fin da quando Dio aveva fatto uscire Abrahamo dalla sua casa paterna. Tutte quelle scuse furono egualmente codarde che è la ragione per cui questa opportunità di testimoniare della salvezza di Dio andò persa: tutto ciò che Abrahamo disse di Dio fu che Dio lo aveva fatto errare lontano dalla casa di suo padre.

I credenti sono spesso chiamati dal mondo a rendere conto; perché dunque non abbiamo fatto pieno utilizzo delle molte opportunità di testimoniare? Perché non abbiamo dimostrato con la nostra vita quanto possediamo nel Signore Gesù Cristo? Se solo confessassimo onestamente la nostra colpa quando abbiamo peccato! Non avremmo paura di farlo se ricordassimo che il Signore rimane comunque fedele alla sua promessa e che la sua misericordia è grande.

          Restituzione divina. Dio mostrò ad Abrahamo la sua fedeltà e misericordia facendo sì che Abimelek gli raccontasse tutto ciò che Dio gli aveva detto la notte precedente. Inoltre Abimelek gli restituì Sara. Questo rese chiaro che Dio era fedele malgrado l’incredulità di Abrahamo e che Dio manteneva la promessa benché Abrahamo l’avesse abbandonata. In più, Abimelek fece ad Abrahamo un dono di pecore e buoi e di schiavi e schiave. Gli diede perfino il permesso di pasturare le sue mandrie ovunque nel suo territorio. Disse a Sara che aveva fatto ad Abrahamo tutti quei doni per riparare il suo disonore nell’essere portata via da un altro uomo quando era moglie di Abrahamo.

Abimelek chiese anche che Abrahamo pregasse per lui e la sua casa dacché era il profeta di Dio. Il Signore diede ascolto alla preghiera di Abrahamo e guarì la malattia che era venuta sulla casa di Abimelek. Così Abrahamo udì dalla bocca di un pagano la buona novella della fedeltà di Dio alla sua promessa. Un pagano gli aveva proclamato il vangelo. Mentre il pensiero della misericordia di Dio riempì l’intero suo essere, Abrahamo deve aver provato una profonda vergogna.

Credette di nuovo la promessa adesso Abrahamo, gioendo in essa e vivendola per fede? Furono di nuovo felici di aversi l’un l’altro? Gioirono nella promessa del figlio che sarebbe stato loro dato, il figlio dal quale più avanti il Cristo sarebbe nato? In altre parole, furono di nuovo felici insieme in vista della venuta del Cristo? Sì, lo furono. Sappiamo che videro di nuovo Dio e l’un l’altro in fede perché non molto dopo Isacco, il figlio che avevano aspettato in fede, nacque. Allora vissero di nuovo per fede.

Dio aveva usato Abimelek per compiere il suo proposito. Quando Abrahamo e Sara videro che Dio non rinunciava alla sua promessa furono in grado di aggrapparsi ad essa in fede di nuovo.

È la stessa cosa ai nostri tempi. La nostra fede può essere risvegliata dalla presa di coscienza che Dio non lascia andare la sua presa sul Signore Gesù Cristo anche quando sembra che il mondo intero stia andando alla deriva lontano da Lui. Se lo crediamo e crediamo anche che Dio introdurrà il regno del Signore Gesù Cristo con gloria, impareremo ad essere felici e forti e senza timore in qualsiasi circostanza. Allora saremo in grado di confessare il Signore Gesù Cristo attraverso tutta la nostra vita.

 


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