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51: Il Dio vivente

Numeri 20:1-13

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Il peccato di Mosè a Meriba non fu il suo colpire la roccia: divenne infedele alla sua vocazione di mediatore. Fino a quel punto era sempre stato capace di passare la lamentela al Signore ogniqualvolta il popolo mormorava. Il popolo non aveva una giusta relazione con Dio ma veniva da Mosè, e Mosè passava il problema a Dio. Finché lo fece fu un vero mediatore perché non assumeva il ruolo di Dio ma mostrava che di fatto c’è un Dio vivente.

Il Signore non poteva diventare un mero simbolo, un idolo in una nicchia mentre Mosè e il suo bastone subentravano a Lui. Tuttavia, poiché Mosè fu profondamente scoraggiato a Meriba, prese la lamentela personalmente. Come se avesse dovuto fare tutto da sé chiese: “Faremo scaturire acqua per voi da questa roccia?” Il Signore fu eclissato da Mosè e Aaronne. Ora nemmeno Mosè e Aaronne vedevano il Signore come il Dio vivente, il Dio di ogni grazia, il Dio che sostiene il suo popolo nella sua difficile situazione nel deserto.

Per questa ragione il Signore li rimproverò: “Voi non avete creduto in me e non mi avete santificato agli occhi dei figli d’Israele”. Poiché Mosè e Aaronne eccedettero la loro autorità e agirono come Dio davanti al popolo, furono rimossi dalla loro posizione tra Dio e il popolo. Ecco quanto geloso è Dio del suo onore e della sua relazione pattizia col suo popolo. Indipendentemente da quanto gli Israeliti potessero aver perso il loro diritto a causa del peccato, rimanevano il suo popolo.

          Concetto principale: Il Signore si santifica come il Dio del suo popolo.

          Il nome del Signore è profanato dal popolo. Il periodo di peregrinazione nel deserto stava finalmente terminando. Nel primo mese del quarantesimo anno, il popolo era nel deserto di Sin e si accampò a Kadesh. Miriam la profetessa morì e fu sepolta lì. Neanche a lei fu permesso di entrare in Canaan. Tempo prima aveva rotto con Mosè e cercato quello che non meritava. Solo quelli che sono obbedienti possono servire Dio.

A Kadesh tutto il popolo si radunò assieme. Non furono mandate squadre di uomini a cercare acqua e pascoli per le mandrie. Bisognava preparare tutto per il viaggio finale. Il momento era finalmente giunto. Si va a Canaan!

Siccome c’erano così tante persone raggruppate in uno spazio limitato, l’acqua divenne un problema. Di nuovo, dopo 40 anni, il popolo contese con Mosè. La loro sete li minacciava di morte e le loro mandrie stavano morendo, ma cosa poteva fare Mosè? Tuttavia non gridarono al Signore.

Quando andiamo agli uomini con le nostre lamentele, stiamo cercando aiuto nel posto sbagliato. Se ci lamentiamo con gli uomini le nostre lamentele ci ritornano sempre indietro. La nostra sofferenza diventa più intensa e siamo ancor più inclini alla rivolta.

Il popolo si lamentò con Mosè e si ribellò contro di lui. Dissero perfino che avrebbero preferito morire nel deserto con la generazione precedente che consumarsi a Kadesh senz’acqua. Sottolinearono gli aspetti negativi del luogo: niente grano, niente fichi, niente melagrane e, ovviamente, niente acqua da bere. Noi facciamo la stessa cosa nelle nostre ribelli lamentele.

Lamentandosi con Mosè, il popolo stava profanando il nome del Signore; si comportavano come se Mosè e non il Signore fosse il Dio del popolo. Per quanto li riguardava il Signore non esisteva nemmeno. Per loro la reale e vitale relazione pattizia nella quale essi erano del Signore e il Signore era il loro Dio non aveva significato. Per loro il Signore non era il Dio vivente; era più come un idolo morto. Mosè era tutto per loro. Il solo modo di incontrare il Signore e vivere in comunione con lui è per fede.

          Il nome del Signore profanato da Mosè e Aaronne. Mosè era sempre stato capace di stornare queste accuse da se stesso e passare le lamentele del popolo al Signore. Era sempre stato un vero mediatore che non ostruiva la via del Signore. Aveva sempre saputo come gestire le lamentele tenendo presente che non erano questioni sue ma del Signore. Ma ora non ne poteva più. Era inacidito.

Assieme ad Aaronne si volse verso la teda di convegno. Insieme caddero sulla faccia e la gloria di Dio apparve loro di nuovo. Il Signore disse a Mosè di parlare alla roccia davanti al popolo in assemblea, e allora dalla roccia sarebbe scaturita acqua. Avrebbe dovuto invocare il nome del Signore presso la roccia, appellandosi alla misericordia di Dio nel suo patto. In quel modo il Signore sarebbe stato rivelato. Il bastone, il segno che Dio era con lui, doveva stare nella sua mano mentre faceva quest’appello.

Ma Mosè era scoraggiato e inasprito. Aveva ancora il sentimento di dover aiutare il popolo personalmente. Lui e Aaronne non guardarono al Signore come il Dio al quale solo apparteneva questo popolo. Stando davanti alla roccia, Mosè gridò al popolo: “Ascoltate ora, o ribelli; faremo noi uscire acqua per voi da questa roccia?” Nella sua più totale esasperazione, non ebbe la dovuta considerazione per il comando del Signore di invocare il suo nome. Colpì invece la roccia due volte col suo bastone come se la sua forza e il suo bastone avrebbero sistemato la faccenda.

          La risposta del Signore a Mosè e Aaronne. A vergogna di Mosè e Aaronne immediatamente uscì dell’acqua dalla roccia e la gente potè bere. Ma il Signore disse ai due capi che non avrebbero introdotto Israele in Canaan perché avevano occluso la via del Signore. Non avevano indirizzato il popolo al Signore ma si erano comportati come se avessero dovuto loro stessi trattare la questione per il popolo, come se avessero potuto fare loro miracoli con quel bastone. Questo offuscò il Signore dallo sguardo di Israele.

Non c’è niente che il Signore desideri quanto essere rivelato al suo popolo. Israele era effettivamente il suo popolo perché Egli apparteneva a loro ed essi a Lui. Lui solamente doveva essere onorato da quel popolo come il Dio vivente. A nessuno è permesso eclissare il suo nome e questa è la ragione per cui furono puniti così severamente.

Mosè ed Aaronne avevano fallito come mediatori, C’è solo un mediatore che non ha mai fallito, che non ha mai oscurato la gloria del Signore. Quando fu sulla terra potè dire: “Io ho manifestato il tuo nome agli uomini che tu mi hai dato dal mondo” (Gv. 17:6). Per mezzo di Lui noi vediamo la gloria del Padre.

Cristo ha espiato anche i peccati di Mosè fatti nella sua opera di mediatore. Il Signore trasformò il disonore che Mosè aveva arrecato al suo nome in onore di nuovo. Il Signore fu anche santificato in Mosè. Come risultato di questo giudizio su Mosè il popolo vide ancor più chiaramente ciò che il Signore voleva essere per il popolo del suo patto.

Tuttavia Mosè ricevette grazia. Mediante l’espiazione di Cristo tutto ciò che fu peccaminoso nel servizio di Mosè è stato cancellato; tutto ciò che rimase fu ciò in cui era stato fedele. Di qui la conclusione finale tracciata  di lui nella Scrittura è che fu fedele in tutta la casa di Dio.

Ma questa grazia non è solo per Mosè. Nella vita di tutti i credenti ciò che è peccaminoso sarà cancellato. Solo il loro servizio al Signore resterà per sempre.

          La risposta del Signore al popolo. Il popolo deve essere rimasto sorpreso che sia sgorgata acqua dalla roccia nonostante la loro ribellione. Non c’è dubbio che si trovarono nella vergogna. Da dove venne l’acqua? Se abbiamo l’appropriata comprensione di tali cose diremo che provenne dalla grazia e misericordia (incrollabile amore) di Dio. Un giorno il Cristo avrebbe espiato i peccati del popolo. Per questo ci fu misericordia e perdono volta dopo volta.

Quando il popolo guardò a quella roccia da dove scaturiva l’acqua così abbondantemente, i credenti tra loro devono aver pensato del Redentore, l’Angelo del patto, dal quale volta dopo volta fluì la bontà del Signore verso di loro. In questo modo, anche quella roccia deve aver simboleggiato il Cristo. Da questo esame dei loro cuori il Signore fu santificato in loro. Una volta di più il Signore solamente era grande in mezzo a loro.

Ad ogni modo, il giudizio su Mosè ed Aaronne fu anche un giudizio sul popolo. Quanto pesantemente furono puniti! Con la loro ribellione avevano portato Mosè e Aaronne al punto in cui avevano dimenticato il Signore. Il popolo aveva intrappolato i suoi capi, cosa che è avvenuta così sovente nella storia. Probabilmente molti di loro tornarono in sé mediante questo giudizio. Nella loro confessione di peccato, il Signore fu glorificato in mezzo a loro, il Signore infatti è veramente grande per noi quando ci umiliamo davanti a Lui a causa dei nostri peccati.


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