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54: Luce che sta svanendo

II Re 24-25

Il tempio e il regno della casa di Davide erano stati dati come luce per Israele e per il mondo intero. Quando la casa di Davide fu portata via e il tempio distrutto, la luce in Gerusalemme fu spenta. Dopo questo la rivelazione di Dio giunse ancora al popolo per mediante profezia a Babilonia e per mezzo di Geremia a quelli che erano rimasti in Giuda. Ma il vecchio patto, che era stato legato a Gerusalemme in modo speciale dal tempo di Davide e di Salomone, lentamente scomparve.

Il figlio di Davide, che non è legato a Gerusalemme, avrebbe dovuto apparire. L’elevazione di Jehoiachin dalla cattività di Babilonia fu una profezia che indicava questa esaltazione della casa di Davide.

          Concetto principale: La luce di Gerusalemme si spegne in modo
da
poter apparire di nuovo nel Cristo.

          La prima deportazione. Il faraone Neko aveva conquistato Giosia, detronizzato Jehoahaz, e posto Jehoachim sul trono a Gerusalemme. Ma questo monarca egiziano fu sconfitto da Nebukadnetsar, il re di Babilonia. Nebukadnetsar assediò pure Gerusalemme e la prese. Legò Jehoiachim con catene di bronzo con l’intenzione di deportarlo a Babilonia. Ma cambiò idea e lo lasciò sul trono in cambio di ostaggi e un immenso ammontare di tesoro.

Jehoiakim rimase soggetto al re di Babilonia per tre anni. Poi si ribellò. Nebukadnetsar era troppo occupato al suo paese per intervenire contro Gerusalemme. Tutto ciò che fece fu mandare bande di razziatori a saccheggiare Giuda. Queste bande erano costituite da babilonesi e anche da uomini provenienti dalle nazioni sottoposte.

In realtà era il Signore che stava mandando questi predoni. Il Signore stava compiendo la Parola dei suoi profeti. A Geremia, in particolare, fu dato il compito di dire continuamente al re e al popolo che dovevano sottomettersi al re di Babilonia. Allora ci sarebbe stata ancora misericordia per il popolo.

La gloria della casa di Davide e la grazia che il Signore mostrava al popolo in quella gloria era terminata. Il vecchio patto stava giungendo alla fine. Specialmente coi peccati di Manasse, la casa di Davide aveva perso così completamente il favore del Signore da non poter essere riportata allo status di un tempo. Nè il popolo né il re diedero ascolto a Geremia. Il risultato fu che ora Giuda veniva saccheggiato.

Jehoiakim morì e suo figlio Jehoiakin divenne re al suo posto. Jehoiakin visse e governò come suo padre: in disobbedienza alla Parola del Signore e in ribellione contro il re di Babilonia. Questa volta Nebukadnetsar stesso marciò contro Gerusalemme. Quando Jehoiakin si rese conto di non poter difendere la città si arrese e uscì a incontrare il re di Babilonia. Era la seconda volta che Nebukadnetsar marciava su Gerusalemme. Portò via il re e i principi e tutti gli artigiani e i fabbri. Furono mandati tutti a Babilonia. Si portò via con sé anche i tesori della casa del Signore e del palazzo del re. Questo oscurò l’onore della casa di Davide e della casa del Signore. La luce cominciò a spegnersi a Gerusalemme. Un giorno avrebbe brillato di nuovo molto più gloriosamente nel Cristo. La luce in Gerusalemme veniva portata via.

           La seconda deportazione. Il re di Babilonia fece re a Gerusalemme Sedekia, zio di Jehoiakin. Sedekia fu il terzo figlio di Giosia a occupare il trono. (Gli altri due furono Jehoahaz e Jehoiakim.) La casa di Davide avrebbe ora dato ascolto alla Parola profetica? Sedekia regnò nella stessa maniera dei suoi predecessori e inoltre si ribellò al re di Babilonia.

Nebukadnetsar marciò di nuovo contro Gerusalemme e assediò la città. L’assedio durò circa un anno e mezzo. Quando la fame in città divenne intollerabile, i babilonesi presero la città bassa. Poco dopo il re fuggi segretamente col suo esercito di notte. Questa ritirata umiliante fu un altro disonore per la casa di Davide.

I babilonesi inseguirono Sedekia e lo catturarono, disertato da tutte le sue truppe, nella pianura di Gerico. Lo portarono legato a Riblah dove Nebukadnetsar aveva ripiegato. Lì i suoi figli furono uccisi davanti ai suoi occhi. Poi gli occhi gli furono strappati e fu portato via in catene a Babilonia.

La pazienza di Nebukadnetsar con Gerusalemme era terminata. Il tempio, il palazzo del re e le case dei ricchi e dei potenti furono bruciate. Le mura della città furono diroccate. La casa del Signore e il palazzo del re furono dati alle fiamme mentre il re stesso fu trasportato a Babilonia in ignominia.

Dov’era, adesso, il favore del Signore verso il suo popolo, quel favore di cui aveva dato un segno nel tempio e nel governo sovrano di Davide? La corona di Gerusalemme era persa per sempre. Il Signore non intendeva rompere la promessa che aveva fatta alla casa di Davide; avrebbe compiuto quella promessa in un modo completamente diverso nel Cristo.

Tutte le persone prominenti nell’intero paese di Giuda furono esiliate a Babilonia. Anche tutto l’oro, l’argento e il bronzo del tempio andò a Babilonia. Molte delle persone prominenti di Giuda furono condannate a morte. Solo i più poveri del popolo furono lasciati indietro. La gloriosa storia di Giuda era nel passato. Il vecchio patto stava sfumando via. Il nuovo patto sarebbe venuto al suo posto.

          La distruzione del popolo in Giuda. Il re di Babilonia istituì Ghedalia governatore sul popolo che era rimasto in Giuda. Dopo che i babilonesi se ne furono andati, i soldati di Giuda che erano fuggiti oltre confine ritornarono dai loro capitani. Ghedalia giurò loro che se si fossero sottomessi alla sua autorità non avrebbero avuto nulla da temere dai babilonesi. Sotto la guida di Ghedalia, il popolo sembrò raggiungere una nuova prosperità. Ma il giudizio inseguì anche le persone che erano state lasciate indietro.

Il re di Ammon era geloso del restauro di Giuda. Perciò incitò Ismaele, uno dei capitani dell’esercito di Giuda, a uccidere Ghedalia. Sebbene Ghedalia fosse stato avvertito (vedi Geremia 40:13-41:3), si concesse di farsi cogliere alla sprovvista e fu ucciso. Allora i giudei ebbero paura che il re di Babilonia si sarebbe vendicato. Chiesero a Geremia di indagare presso il Signore per loro (Geremia 42-44). Nel nome del Signore Geremia disse loro di rimanere in Giuda. In quel caso non avrebbero subito danno.

A dispetto di questa raccomandazione, fuggirono in Egitto e presero perfino con loro Geremia con la forza. Perciò Geremia dovette profetizzare loro che la vendetta del re di Babilonia, che pensavano di evitare fuggendo, sarebbe giunta su di loro in Egitto dove avevano cercato rifugio. Questo avvenne proprio come Geremia aveva detto.

          Nuova speranza. Sembrava che di Giuda non si sarebbe più sentito parlare. Non sembrava esserci più alcun fondamento di speranza. Invece, in questo, il più buio di tutti i tempi, Dio diede un segno che non aveva dimenticato la casa di Davide  ma che si ricordava la sua promessa.

A Babilonia succedette al trono un nuovo re. Nel trentasettesimo anno dopo che Jehoiakin era stato preso prigioniero, questo nuovo re (Evil-Merodak) lo tolse di prigione e lo elevò al di sopra di tutti i re che erano imprigionati e gli permise perfino di sedere alla sua tavola a palazzo. A Jehoiachin fu anche assegnato un’indennità annuale in contanti.

Perché questa elevazione del re di Giuda? La mano del Signore era all’opera in questo evento. I credenti potevano intenderlo come una profezia che la casa di Davide sarebbe un giorno stata risollevata.

L’esaltazione venne nel nuovo patto nel Cristo. A questo figlio, nato della casa di Davide, Dio ha dato ogni potestà in cielo e sulla terra. La sua sovranità non è più legata a Gerusalemme. E mediante lo Spirito, che il figlio di Davide avrebbe mandato, la terra intera sarebbe diventata di nuovo un tempio a Dio.


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