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49: Non più un popolo

II Re 15:8-31; 17:1-41

Dio rigettò il regno settentrionale d’Israele che era diventato simbolo di  popolo apostata. Nel corso del tempo le cose erano degenerate al punto che Israele era il popolo di Dio solo in apparenza.

Quando rigettò il regno d’Israele non stava rompendo il suo patto col suo popolo. Ciò che rifiutò di fare fu rivelarsi ancora al suo popolo dentro al regno delle dieci tribù. Successivamente alcuni furono setacciati fuori. Ritornarono insieme ai deportati del regno di Giuda. Insieme a questi deportati di Giuda costituirono le restaurate dodici tribù. Il resto delle dieci tribù o venne assorbito nelle varie nazioni o si mescolò in matrimonio con le popolazioni importate a vivere nel territorio che Israele aveva un tempo occupato. Da questi matrimoni nacquero i samaritani.

Nella descrizione delle cause dell’apostasia di Israele leggiamo che il Signore “strappò Israele dalla casa di Davide”. Ciò che la rottura con la casa di Davide, e di conseguenza con la promessa data a quella casa, implicava in principio, fu il rigetto della grazia del Signore. Israele preferì la propria carne, il proprio desiderio di peccaminosa indipendenza, alla grazia del Signore.

In II Re 17:34, si fa riferimento al popolo d’Israele come i figli di Giacobbe “da lui chiamato Israele”. Questo ci ricorda come Giacobbe lottò per avere la grazia di Dio. Tale lotta è sempre necessaria, anche se il Signore nella sua grazia dona se stesso nel suo patto. La gente delle tribù del Nord non aveva lottato per avere questa grazia; al contrario!

Il Signore mandò leoni tra la gente che era stata importata nel paese d’Israele dal re d’Assiria. Poi arrivò un sacerdote per insegnare loro le vie del dio di quel paese: un sacerdote del culto dei vitelli. In breve tempo si sviluppò una nuova religione: una mistura di culto dei vitelli con altra idolatria. Questa religione non era in armonia né con la legge del Signore né con l’adorazione dei vitelli introdotta da Geroboamo.

Ovviamente il Signore non poteva assolutamente essere soddisfatto di questa situazione. Mise fine alla piaga dei leoni, non perché fosse soddisfatto ma perché il suo nome non fosse completamente dimenticato nel paese. Il fatto che il suo nome fosse ancora menzionato lì era un segno che non aveva mollato il popolo. Voleva ripristinare la conoscenza del suo nome. Nel corso del tempo la gente samaritana, che era nata da matrimoni misti, rigettò il culto degli idoli e abbracciò la legge di Mosè. Più tardi il Cristo venne da loro e parlò con la donna samaritana e col popolo di Sichar (vedi Giovanni 4:5).  Ancora successivamente, Filippo predicò lì il vangelo con grande benedizione (Atti 8).

          Concetto principale: Nella sua fedeltà al proprio patto, il Signore rigetta
quelli che sono suo popolo solo in
apparenza.

          Anarchia. Dopo la morte di Geroboamo II, il regno delle dieci tribù si sgretolò completamente. In un breve periodo di tempo, si succedettero diversi re la maggior perte dei quali ascese al trono assassinando il re precedente. Non servirono il Signore quando regnarono come re sul suo popolo; desiderarono invece il potere per se stessi. Giocarono col trono. E questo in mezzo a un popolo che avrebbe dovuto essere del Signore. In diverse occasioni non ci fu affatto un re a regnare. Ogniqualvolta un re ebbe successo nel rendersi stabile sul trono, continuò nel peccato di Geroboamo figlio di Nebat, servendo gl’idoli.

Zaccaria, figlio di Gerobamo II, regnò solo sei mesi. Il suo successore, Shallum, che lo aveva ucciso, regnò solo due mesi. Shallum fu ucciso da Menahem che regnò a Samaria dieci anni. Durante il suo regno, Pul, il re assiro, marciò già contro il paese. L’azione assira potrebbe essere stata provocata da una spedizione punitiva che Menahem aveva intrapreso contro Tifsah (Tappuah). Menahem si era vendicato di questa città in modo atroce (II Re 15:16). Ad ogni modo, riuscì a comprare la pace con gli assiri e impedire quindi che sottomettessero completamente il suo regno.

Il re più importante di quei giorni fu Pekah che aveva ucciso il figlio di Menahem Pekaiah. Alleatosi con Retsin re di Siria, Pekah oppresse il regno di Giuda sotto Achaz. Ma Tiglath-Pileser, che Achaz aveva chiamato in aiuto, invase il regno d’Israele, ne conquistò la parte settentrionale e deportò gli abitanti in Siria.

          Deportazione. Pekah fu ucciso e succeduto da Osea il quale regnò nove anni. Osea continuò nel peccato del culto delle immagini. Però non fu ostile al Signore e alla casa di Davide come i suoi predecessori. È assai probabile che abbia permesso agli abitanti del suo regno di salire a Gerusalemme per adorare il Signore nel suo tempio. Tuttavia la fine venne proprio nel tempo di Osea. Il peccato aveva infine fruttato il giudizio.

Shalmaneser re d’Assiria marciò contro di lui. La prima volta Osea riuscì ad evitare la resa completa pagandogli il tributo. Ma gli assiri scoprirono che Osea intratteneva negoziati con l’Egitto, il loro nemico. Allora il re assiro marciò nuovamente contro Osea. Conquistò tutto il paese e catturò Samaria dopo un assedio durato tre anni. Imprigionò Osea e portò gli abitanti in cattività. Questi furono sparsi in varie parti del suo impero.

A quel punto il regno d’Israele cessò d’esistere. Non sarebbe più stato restaurato. La grande massa dei deportati si mescolò coi popoli coi quali vissero. Pochi ritornarono più tardi. Questi, insieme ad altri che furono preservati dal regno di Giuda, costituirono le restaurate dodici tribù. Il Signore non ruppe il suo patto col suo popolo, ma in effetti abbandonò il regno delle dieci tribù. Rigettò la gente di quel regno perché erano suo popolo solo in apparenza. La pazienza del Signore è grande, ma alla fine il giudizio colpisce.

Il rigetto del regno d’Israele da parte del Signore fu una profezia che indicava il suo rigetto della gente che non crede in lui. Tuttavia, queste genti sono salvate nel residuo scelto. Dio non accantona il suo patto con le nazioni.

          La causa del rigetto. Allo stesso tempo, questo regno d’Israele apparteneva al popolo che il Signore aveva scelto. Aveva adottato gli israeliti come suo popolo, li aveva liberati dall’Egitto, e aveva dato loro il suo patto  insieme a una terra dalla quale aveva scacciato i precedenti proprietari. In quella terra il suo popolo avrebbe dovuto servire lui solo. Ma la gente aveva continuato a servire idoli in quella terra, proprio come avevano fatto i popoli che vi avevano vissuto prima. Il popolo d’Israele rigettò le rivendicazioni del patto del Signore. Se menzionavano ancora il nome e il servizio del Signore, interpretavano quel servizio come pareva loro e lo legarono all’adorazione dei vitelli d’oro.

Un’altra causa di sventura fu la rottura che il regno delle dieci tribù fece con la casa di Davide. Quella separazione era sicuramente venuta dal Signore come giudizio sulla casa di Davide, ma le dieci tribù, sotto la guida di Geroboamo, accettarono la rottura fin troppo volentieri. Volevano essere per conto proprio e andare per la loro strada. Non vollero vivere per la luce della promessa fatta alla casa di Davide, cioè per la luce del Cristo e della grazia di Dio in lui. Erano figli di Giacobbe ma non si comportavano come tali. Giacobbe aveva lottato per la grazia, che è il motivo per cui Dio lo chiamò Israele. Ma i suoi discendenti delle dieci tribù non lottarono per ottenere la grazia; la rigettarono, invece, continuamente.

È perché il Signore vuole darci il suo pieno favore che si adira quando questo è rigettato. Tale rigetto, tocca il Signore molto profondamente. Il suo rigetto delle dieci tribù avvenne nell’ira. Il Signore è mosso ad ira anche oggi quando i popoli rigettano la sua grazia. Oh, come mostrerà la sua ira nell’ultimo giorno!

          Ricordare il nome del Signore. Per qualche tempo la terra d’Israele fu per lo più disabitata. Durante quel periodo le bestie feroci vi si moltiplicarono. Successivamente il re d’Assiria trasferì molte persone dal suo regno dentro a quel territorio vacante. Lì vi soffrirono la piaga dei leoni che queste persone ascrissero al fatto non conoscevano il dio di quel paese e non avevano idea di come desiderasse essere adorato. Su loro richiesta, un sacerdote dell’antico culto dei vitelli fu fatto venire e stabilire a Bethel. Egli insegnò loro a invocare il nome del Signore in connessione con quel culto delle immagini. Ma essi continuarono anche allo stesso tempo con la loro abituale idolatria. La loro liturgia divenne una mistura di culto delle immagini e di idolatria.

Con le loro nozioni pagane immaginavano il Signore come un dio che apparteneva a quella terra solamente. Tuttavia, avevano ragione nell’assumere che la loro traversia avesse qualcosa a che vedere col Signore.

Non soddisfaceva il Signore che simulassero di nuovo di invocare il suo nome. Allo stesso tempo, a quanto pare, la piaga cessò. Il Signore non voleva che la gente smettesse di menzionare il suo nome nel paese che un tempo aveva santificato in modo speciale. Togliendo la piaga diede un segno che in quella terra il servizio del suo nome non era giunto a completa fine.  Lui lì l’avrebbe ripristinato di nuovo.

A suo tempo questo avvenne. I giudei che erano rimasti nel paese si unirono in matrimonio con queste genti che vi erano state importate. Da questa unione nacque il popolo dei samaritani. Successivamente questi samaritani rigettarono l’idolatria e accettarono la legge di Mosè. Successivamente ancora, il Signore Gesù Cristo si rivelò a loro, anche se non si rivelò a nessuna nazione di sangue completamente pagano. In quell’azione ci fu un riconoscimento dell’importanza della storia passata. Dopo l’ascensione di Cristo, apostoli e evangelisti vi proclamarono il vangelo e molti samaritani accettarono la grazia che il loro antenati ebrei avevano rigettato.


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