INDICE:

53: La necessità di una riforma operata dallo Spirito

II Re 22-23
II Cronache 34-35

Giosia è il grande riformatore di Giuda. In questo aspetto è anche più grande di Ezechia. In II Re 23:25 Giosia è caratterizzato così: “Prima di lui non ci fu alcun re che, come lui, sia ritornato all’Eterno con tutto il suo cuore, con tutta la sua anima e con tutta la sua forza, secondo tutta la legge di Mosè; neppure dopo di lui è sorto alcuno come lui”.

Eppure, la riforma fatta sotto Giosia non riuscì a salvare Giuda. Il giudizio di Dio era totalmente deciso. Qualsiasi trasformazione il popolo avesse accettato non sarebbe stata sufficiente a salvarlo dalla distruzione. Quella era la situazione dal lato di Dio. Quando guardiamo la situazione dal lato dell’uomo, vediamo che il peccato in Giuda era così profondamente radicato che anche la riforma fatta sotto Giosia non poteva far tornare indietro il popolo e produrre una conversione del cuore.

A causa del peccato di Manasse e del sangue innocente che aveva sparso a Gerusalemme, il Signore aveva fermamente deciso il giudizio. Ancora una volta, non faremmo giustizia a questo segmento di storia biblica se ci concentrassimo principalmente sul pio Giosia e le sue serie intenzioni. Se adottassimo tale prospettiva dovremmo dire che la sua vita fu un fallimento. Ciò che questa storia ci rivela è che il vecchio patto era impotente a salvare il popolo come popolo. Nel suo declino, il vecchio patto manifesta il bisogno per il nuovo.

Nel nuovo patto giunge un’altra riforma: la riforma del cuore mediante la dimora dello Spirito, la riforma mediante la quale le legge viene scritta nei nostri cuori. Sebbene le preghiere di Giosia non potessero più penetrare fino alla grazia di Dio per il suo popolo, il Cristo ha aperto la via a quella grazia mediante il suo sangue. Perciò l’opera di Giosia invoca a gran voce la venuta del Cristo e la sua impotente riforma implora una riforma operata dallo Spirito.

Da questo non possiamo concludere che il vecchio patto non fosse una forma dello stesso patto di grazia nel quale viviamo oggi. Però, nel vecchio patto dominò lo spirito di schiavitù determinata dalla paura. La chiesa era nella sua infanzia e pertanto posta sotto guardiani e sostenitori, cioè sotto la legge. Nella sua dispensazione veterotestamentaria il patto dava ancora preminenza a forme esteriori di legge. Lì la legge aveva significato specialmente come forza esterna di contenimento. Ma la razza umana non può essere salvata da tali mezzi; verrà salvata solo dalla dimora dello Spirito, il quale ci rinnova in accordo con i requisiti della legge.

Sebbene Giosia sapesse che la preservazione di Giuda come popolo non era più possibile, procedette vigorosamente con la sua riforma. In tali circostanze la conversione ha sia il giusto motivo che il corretto proposito. La questione principale rispetto alla conversione non è la nostra salvezza ma il ripristino delle rivendicazione che il Signore ha su di noi.

Possiamo comunque chiederci se Giosia abbia veramente continuato in quello spirito fino alla fine del suo regno. Il suo agire contro il faraone Neko indica diversamente. A quanto pare pensava di essere ancora capace di risollevare di nuovo Giuda allo status importante che il popolo del Signore aveva goduto sotto Davide e Salomone. La sua azione potrebbe essere stata  cagionata dal fatto che non si fidasse delle parole di Neko. Tuttavia, siccome sapeva che il ruolo di Giuda era agli sgoccioli, quando gli marciò contro, sapeva anche che stava azzannando un boccone troppo grande per lui.

In un certo senso, perciò, possiamo considerare questo periodo come quello della fine di Giuda e dell’inizio della fine del vecchio patto. Sebbene sia vero che Giuda fu ristabilito dopo la cattività, non fu mai ristabilito completamente. Giuda rimase sottoposto alle potenze mondiali del tempo, pertanto la teocrazia non potè essere ripristinata.

          Concetto principale: La riforma di Giosia grida per una riforma
operata
dallo Spirito.

          L’impotenza del vecchio patto. Manasse aveva riempito Gerusalemme coi suoi peccati. Per quella ragione il Signore aveva deciso il giudizio su Giuda. Giuda era maturo per quel giudizio. Manasse era ritornato al Signore, è vero, ma la sua conversione non avrebbe potuto stornare il giudizio. Questo divenne evidente quando gli successe Amon sul trono. Anche Amon fece ciò che è male agli occhi del Signore.

Eppure, dopo Amon, il Signore diede a Giuda un altro re che lo temeva: Giosia. Quando Giosia pervenne al trono aveva otto anni. In un certo senso fu fortunato che suo padre fosse morto quando lui era ancora così giovane: come risultato fu allevato da credenti: sua madre e i suoi consiglieri.

Quando Giosia era ancora molto giovane, scelse decisamente di servire il Signore, e cominciò a sradicare l’idolatria nell’immediato circondario. A volte ragazzi e ragazze rigano dritti solo per le pressioni dei loro genitori, ma non è necessario che aspettino di avere vent’anni o più per fare una scelta decisa per il Signore. Possono fare tale scelta quando ancora molto giovani, come fece Giosia.

Quando Giosia crebbe, cominciò con il restauro del tempio che era in pessime condizioni. Il denaro per questo restauro provenne da un cassone delle offerte del popolo e dal contributo del re.  Non c’era molta supervisione della gestione del denaro perché le persone incaricate dei lavori erano affidabili.

Nel diciottesimo anno del regno di Giosia, quando aveva ventisei anni, mandò il suo segretario Shafan dal sommo sacerdote perché contasse e mettesse da parte il denaro che era stato offerto dal popolo. Allora Hilkia informò Shafan che aveva ritrovato il libro della legge di Mosè.

Il Signore aveva decretato che la sua legge fosse letta al popolo ad ognuna delle grandi festività. Ovviamente, non era stato fatto per molto tempo. Il libro della legge era stato accantonato da qualche parte e dimenticato. I genitori credenti raccontavano ancora ai loro figli ciò che sapevano del patto e del servizio del Signore, e i profeti cercavano ancora di mantenere viva la conoscenza del Signore tra il popolo, ma il libro del patto era stato dimenticato. Era una cosa abominevole. Ora Hilkia lo aveva trovato e tolto dalla polvere.

Ovviamente, dietro a tutto questo ci fu il Signore. Ora il popolo avrebbe letto in quel libro della punizione con cui il Signore li aveva precedentemente minacciati se avessero apostatato. Ora si sarebbero resi conto che per Giuda era giunta la fine.

Shafan portò al re il libro della legge e glielo lesse. Giosia si stracciò le vesti perché comprese che Giuda si era reso doppiamente meritevole di giudizio. Mandò immediatamente messaggeri da Huldah, la profetessa, la quale viveva a Gerusalemme, per chiederle la Parola del Signore. Ella li rimandò a Giosia col messaggio che nulla avrebbe potuto stornare il giudizio da Giuda. Era troppo tardi. Tuttavia, siccome Giosia si era stracciato le vesti e si era umiliato davanti a Dio, il Signore avrebbe posposto il giudizio di modo che non sarebbe venuto mentre era ancora in vita.

A quanto pare il Signore non permise che Giosia nelle sue preghiere penetrasse fino alla grazia di Dio per il suo popolo. Giuda sarebbe stato distrutto e Gerusalemme presa. Il patto in cui Israele aveva vissuto col Signore era il vecchio patto: era temporaneo. Doveva esodare dentro a un nuovo patto, il patto in cui il popolo di Dio vive oggi col Signore. Di conseguenza, in quel vecchio patto Giosia non poteva più trovare la grazia di Dio per il popolo di Giuda. Il Signore Gesù Cristo però, avrebbe aperto l’ingresso alla grazia eterna di Dio per il suo popolo mediante il suo sangue. Perciò il nuovo patto è tanto più meraviglioso del vecchio. Il vecchio patto fu una profezia che indicava avanti al nuovo.

          La riforma di Giosia. Giosia sapeva che il giudizio su Giuda sarebbe sicuramente giunto ma volle lo stesso proseguire la riforma del paese. In questo dimostrò una diligenza ineguagliata da alcun re prima o dopo di lui. Non disse che nella riforma non ci fosse alcun senso perché tanto non avrebbe comunque potuto salvare Giuda. Volle procedere con la riforma solo per l’amore, l’onore, e la giustizia del Signore. Il Signore ha il diritto di essere servito anche se il nostro servizio non produce la nostra salvezza.

Giosia radunò insieme gli anziani del popolo e anche i sacerdoti e i profeti. Per quanto possibile volle il popolo intero, dal più elevato al più meschino, nel cortile del tempio. Quando furono riuniti, fece loro leggere la legge. Il re stette lì, come un umile servo del Signore, ad ascoltare con tutti gli altri la Parola del Signore e i suoi giudizi.

Tuttavia, il popolo non si volle umiliare con sacco e cenere. Solo gridò di voler accettare di nuovo il patto col Signore. Il popolo non sapeva ciò che stava dicendo.

Giosia ottenne il consenso del popolo per procedere con la riforma. E quello fece, sistematicamente. Purificò Gerusalemme di ogni traccia di idolatria e di culto del sole. Frantumò gli altari e le immagini di suo nonno Manassee li bruciò fuori dalla città. Gettò via gli altari per il culto del sole che Achaz, uno dei suoi antenati, aveva fatto erigere sul tetto di uno degli edifici contigui al tempio. Furono distrutti perfino altari che Salomone aveva permesso che le sue mogli facessero erigere. Profanò la Valle di Hinnom, vicino a Gerusalemme, dove erano stati sacrificati dei bambini.

Giosia procedette anche con la riforma fuori Gerusalemme, attraverso tutto Giuda. Profanò gli alti luoghi, dove erano stati offerti sacrifici non solo al Signore, ma anche ai Baal. Tutti i sacerdoti e i leviti che avevano servito sugli alti luoghi furono radunati insieme a Gerusalemme sotto la supervisione del sommo sacerdote e sotto l’insegnamento della legge. Giosia non permise che servissero all’altare del tempio.

Giosia voleva ripristinare in Giuda i diritti di Dio. Riuscì a far passare la riforma, ma i cuori delle persone non ritornarono al Signore.

Giosia fu un tipo del Cristo che avrebbe manifestato la giustizia del Signore a tutte le genti. Ma il Cristo era in grado di fare ciò che Giosia non poteva, ovvero cambiare i cuori della gente. Il Cristo avrebbe mandato il suo Spirito il quale avrebbe attuato la riforma del cuore nel nuovo patto.

          Il vendicatore proveniente dalla casa di Davide. Giosia andò anche oltre i confini di Giuda a Bethel, la sede del culto idolatrico istituito da Geroboamo I. Fece scavare le ossa dei sacerdoti di quella religione che erano seppelliti lì. Poi le bruciò sull’altare. Fece anche a pezzi l’altare e bruciò i simboli d’Astarte. Fu lasciata indisturbata solo una tomba: quella del profeta che era venuto da Giuda al tempo di Geroboamo per predire questo giudizio (vedi I Re 13.1-10).

Così, ciò che il Signore aveva minacciato fu compiuto alla lettera. Il figlio della casa di Davide era venuto a vendicare i diritti del Signore che erano stati violati. Un giorno, anche il grande figlio di Davide porterà il giudizio. Allora le rivendicazioni del patto del Signore saranno completamente ripristinate.

Giosia esercitò il giudizio non solo a Bethel ma anche nelle città della Samaria. Uccise sugli altari tutti i sacerdoti degli alti luoghi, bruciò ossa umane su quegli altari e distrusse tutti i templi che c’erano su quegli alti luoghi.

          Una Pasqua senza passaggio oltre. Dopo il ritorno di Giosia, nel diciottesimo anno del suo regno, a Gerusalemme fu tenuta una grande festa pasquale. Prima di allora non era mai stata fatta una festa simile. I principi e gli ufficiali di governo contribuirono molto alla sua realizzazione.

La Pasqua era intesa come commemorazione della liberazione d’Israele dall’Egitto e della notte in cui l’angelo della morte passò oltre le case che avevano gli stipiti cosparsi col sangue. Questa Pasqua nel tempo di Giosia avrebbe forse significato che il giudizio su Giuda sarebbe passato oltre? O il Signore aveva definitivamente deciso per il giudizio? Presto la risposta sarebbe stata chiarita in modo terribile.

Proprio da quello stesso Egitto, uscì ora Neko col suo esercito. Benché avesse detto di non avere intenzioni ostili verso Giuda ma di voler solo aiutare l’Assiria, Giosia si schierò contro di lui. In un combattimento vicino a Meghiddo, Giuda fu sconfitto e Giosia fu ucciso in battaglia.

Il popolo fu profondamente sconvolto da questa sconfitta. Perfino quando a guidare il popolo c’era un re come Giosia, il Signore non era con loro in battaglia! Il nome Meghiddo rimase nella loro memoria come sinonimo di disastro.

Per alcuni anni successivi l’Egitto governò su Giuda. Il figlio di Giosia, Jehoahaz, che il popolo aveva fatto re, fu deposto dal trono da faraone Neko. Jehoiakim, fratello di Jehoahaz, fu fatto re al suo posto e Jehoahaz fu fu deportato in Egitto.

Lo stesso paese d’Egitto dal quale un tempo il popolo era stato liberato, ora dominava su di loro di nuovo. Era come se il popolo fosse stato rimandato  nella casa di schiavitù. La Pasqua che avevano appena celebrato non li preservò dal disastro. Nè il sangue di agnelli purificò Giuda dal peccato. Il vecchio patto stava giungendo alla fine. È buona cosa sapere che il nostro agnello pasquale è stato immolato per noi: il Signore Gesù Cristo, il quale è l’Agnello. Il suo sangue ci purifica da ogni peccato.


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