INDICE:

47: Figli ribelli

II Re 15:32-16:20
II Cronache 27-28

Il carattere principale qui è il re di Giuda Achaz, il quale si spinge più in avanti che può nel rigettare il Signore. Quando fa costruire un altare, sul disegno di quello visto a Damasco, fa mettere in un angolo l’altare del Signore. Osa perfino dire: “Ma quanto all’altare di bronzo, deciderò io”(NR). In altre parole, dell’altare del Signore ci avrebbe pensato e avrebbe deciso cose farne. Successivamente fa fare a pezzi gli utensili della casa di Dio e la fa chiudere. La casa del Signore qui intesa è il reale edificio del tempio, non il cortile anteriore nel quale Achaz aveva svolto il suo culto peccaminoso. Quantomeno fu coerente.

Eppure, anche durante questo periodo vediamo che il Signore va in cerca di Giuda. Molto commovente è la sua preoccupazione per i prigionieri che venivano portati via da Giuda per essere fatti schiavi in Israele. In Isaia 7 leggiamo come il Signore esortò Giuda ad accettare il suo favore nella battaglia contro Retsin e Pekah: “Quei due tizzoni fumanti” (v.4). Fu in quei giorni che fu dato il segno dell’Emmanuele. In tutto questo il Signore stava chiamando: “Tornate a me, voi figli ribelli!”

          Concetto principale: A motivo del suo patto, il Signore chiama i
                                                  suoi figli ribelli.

          Vita davanti alla faccia di Dio. A Uzziah succedette suo figlio Jotham. Joatham fu un figlio della stessa fede di suo padre. Sapeva di essere il favorito del Signore, ma non si esaltò per questo.

Il favore di Dio si manifestò in benedizioni su di lui e su Giuda. Ebbe successo nell’abbellire la casa dell’Eterno e nel fortificare Gerusalemme. Costruì pure torri e forti nelle colline boscose del paese. Combatté contro gli ammoniti, che sembra si fossero ribellati, e fece loro pagare il tributo.

Jotham condusse il popolo nel timore del Signore e ordinò le proprie vie davanti al Signore suo Dio. Questo non significa che tutto il popolo di Giuda si comportasse da figli di Dio. I servizi di culto sugli alti luoghi rimasero. Questa era una forma di culto autonoma; il Signore voleva che il suo popolo lo adorasse solo nel suo tempio a Gerusalemme. Il collegamento col tempio, dove Dio si rivelava, simboleggiava il legame col Cristo, nel quale il Signore rivela il suo favore. Quella forma autonoma di culto, che era libera da questo legame, era essa stessa idolatria. Questa era la ragione per cui il popolo veniva così facilmente persuaso ad adorare anche altri dèi sugli alti luoghi di Giuda.

Durante il regno di Jotham, due re si allearono e cominciarono ad invadere Giuda: Retsin di Siria e Pekah d’Israele. Il questo modo il Signore castigava il suoi figli, il popolo di Giuda.

          Puniti con empietà. Sotto Jotham la gente non era tornata al Signore. Perciò il Signore li punì dando loro il tipo di re che volevano veramente. Il figlio di Jotham, Achaz era completamente in accordo con lo spirito idolatrico che regnava nel popolo. Camminava nelle vie dei re d’Israele: ovvero adorava immagini. Servì anche i Baal, e nel modo più abominevole. Sacrificò agli idoli perfino i suoi figli. L’intero paese era pieno di alti luoghi per il culto degli idoli.

Ora Giuda sembrava come il paese di Canaan ai vecchi tempi dei canaaniti. Era come se il Signore non avesse scacciato quei canaaniti, come se non avesse dedicato la terra di Canaan al servizio del suo nome. Sembrava che non fosse rimasto più niente del timore dell’Eterno. Malgrado tutto questo, il Signore non voleva rompere con Giuda. A motivo del suo patto, il potere della sua grazia doveva trionfare. Continuò a chiamare il popolo ad amarlo.

          La misericordia dell’amore. Il Signore fece sì che Retsin re di Siria e Pekah re d’Israele muovessero i loro esercito contro Giuda. Retsin marciò da Damasco attraverso il Transgiordano. Achaz andò ad affrontarlo ma fu sconfitto. Poi Retsin avanzò nella regione a sud di Giuda e assoggettò gli edomiti che erano stati soggetti a Giuda. Allo stesso tempo, Pekah invase Giuda da nord e sconfisse definitivamente Achaz: nella battaglia furono uccisi 120.000 uomini. Uno dei parenti del re e perfino il primo ministro, caddero per mano di Zichri, uno degli uomini valorosi di Efraim.

Efraim dominò Giuda completamente. 200.000 tra uomini, donne e bambini furono portati via prigionieri per diventare schiavi in Israele. In più, fu saccheggiato il paese. I filistei e gli edomiti approfittarono di questa opportunità per occupare porzioni di Giuda. Infine, Retsin e Pekah assediarono Gerusalemme. Per Giuda questo sembrò segnare la fine.

Durante questo tempo tormentato il Signore diede ancora un segno per mostrare che non aveva rigettato Giuda. Quando i soldati d’Israele tornarono a Samaria con prigionieri da Giuda dopo la prima vittoria, uscì loro incontro un profeta del Signore di nome Obed. Questo profeta disse: “Ecco, poiché l’Eterno, il DIO dei vostri padri, era adirato contro Giuda, li ha dati nelle vostre mani ma voi li avete uccisi con furore, che è giunto fino al cielo. E ora intendete soggiogare, come vostri schiavi e schiave, i figli e le figlie di Giuda e di Gerusalemme. Ma non siete in realtà voi stessi colpevoli davanti all’Eterno il vostro DIO? Ascoltatemi dunque e rimandate i prigionieri che avete catturato tra i vostri fratelli perché altrimenti l’ardente ira dell’Eterno cadrà su di voi”. Alcuni dei capi di Efraim che sono menzionati per nome, furono attanagliati da queste parole. Anch’essi confrontarono l’esercito a Samaria. Allora vestirono e sfamarono i prigionieri e li riportarono a Gerico, alcuni su asini.

La consapevolezza della loro unità malgrado tutto parlò per solo un istante in questo momento di odio intenso. Ciò fu possibile solo per l’operazione della Parola e dello Spirito del Signore. La Parola del Signore fu come uno scudo per le vite di molti in Giuda. Che commovente prova dell’amore del Signore per i suoi figli ribelli! Il Signore non aveva abbandonato la vita in Giuda. Nel Cristo, il patto rimase eternamente sicuro.

          Emmanuele rigettato. Al tempo degli attacchi di Retsin e di Pekah, il Signore mandò il profeta Isaia da Achaz a dirgli di non avere paura di queste due potenze ma di confidare nel Signore che lo avrebbe liberato. Il Signore invitò perfino il re a chiedere un segno che confermasse la promessa, ma Achaz non aveva voglia di sentire la Parola del Signore e non si degnò di chiedere un segno. Non voleva né il Signore né il suo aiuto.

Il Signore era determinato ad adempiere lo stesso la sua promessa. Perciò diede un segno che lui era con Giuda in questo tempo di angoscia. Fu a questo punto che il Signore svelò il nome Emmanuele, che è un nome per il Cristo, nel quale Dio è con noi. Quanto è sicuro il patto di Dio se questo potè essere detto in un momento come questo!

Achaz, però, non volle aiuto dal Signore. Cercò invece aiuto dall’Assiria, la potenza mondiale in ascesa a quel tempo. Giuda ricevette, sì, un sollievo temporaneo con l’aiuto dell’Assiria, ma Achaz e Giuda non vi videro la mano del Signore. Per questo quella potenza mondiale successivamente si volse contro Giuda. Il re e il popolo di Giuda stessi erano andati a cercarsi questo flagello.

Achaz spogliò la sua casa e quella del Signore per mandare un dono al re d’Assiria Tiglath-Pilneser e con ciò comprarsi il suo favore. Il re assiro infatti marciò contro Damasco e la conquistò. Invase anche il paese di Pekah, Questo diede a Giuda un po’ di sollievo. Achaz andò a Damasco a portare i suoi omaggi a Tiglath-Pilneser.

Mentre era lì, vide un altare che gli sembrò molto più bello dell’altare del Signore a Gerusalemme. Agli occhi della carne, la sua magnificenza e sontuosità deve averglielo fatto sembrare molto più bello di quello dalle linee semplici del Signore. Il servizio con cui noi vorremmo onorare Dio sembra sempre più bello delle linee dritte della vita vissuta secondo le leggi del patto di Dio.

Da damasco Achazia mandò ordini ad Uria, il sommo sacerdote a Gerusalemme. Doveva fare una replica esatta dell’altare di Damasco. Il sommo sacerdote, che avrebbe dovuto essere un tipo del Cristo il Mediatore del patto, si prestò invece  a questa dissacrazione!

Quando Achaz tornò a Gerusalemme, trovò che il nuovo altare era stato costruito secondo i suoi desideri. Egli stesso vi bruciò sopra dei sacrifici e ordinò al sacerdote di fare altrettanto. L’altare del Signore fu messo di lato. Più tardi il re avrebbe pensato a cosa farne. Evidentemente, ancora non osava eliminarlo completamente.

          Indurimento sotto il castigo. Nel frattempo, l’amicizia di Achab col re d’Assiria si rivelò meno vantaggiosa di quanto avesse sperato. Dovette saccheggiare il tempio di nuovo per mantenere quell’amicizia. Sembrò che Tiglath-Pilneser lo avesse minacciato con un’invasione di Gerusalemme. Perciò Achaz nascose tutto quello che potesse far venire in mente agli assiri il servizio del Signore. Lui stesso aveva scelto in favore degli dèi siriani: al tempo aveva pensato che questi si fossero provati più forti del Signore. Ora si vergognava del servizio del Signore. Giuda non avrebbe dovuto sembrare per niente diversa dalle nazioni pagane. Il culto dell’Eterno avrebbe potuto accendere l’ira del re di Assiria.

Perfino nella sua paura del re d’Assiria, una potenza che egli stesso aveva chiamato in causa, Achaz non si volse al Signore. Al contrario, più era oppresso, più voltava le spalle al servizio dell’Eterno. Infine, chiuse a chiave le porte della casa dell’Eterno. Emmanuele, il Cristo di Dio, era ora completamente rigettato.

Eppure Isaia aveva profetizzato non solo che Dio aveva rigettato Retsin e Pekah, dichiarò anche che a tempo debito Dio avrebbe giudicato la potenza mondiale assira. Dio continuava a chiamare: “Tornate a me, voi figli ribelli!”


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