INDICE:

Giuda

50: L’intercessione del Mediatore

II Re 18:9-19:37
II Cronache 32:1-23

Che Ezechia sia stato un uomo di fede (vedi cap. 48) è evidente anche da questa porzione di storia biblica. In fede egli è l’intercessore per il suo popolo e quindi un tipo del Cristo. All’inizio ci furono momenti di tentennamento da parte di Ezechia. Il Cristo è l’unico che non ha mai tentennato.

Ezechia pregò Dio e gli chiese di stare dalla parte del suo popolo. Quando gli assiri si vantarono di non aver marciato su Gerusalemme senza il Signore stavano dicendo la verità. Successivamente il Signore stesso lo confermò.

Dio era contro Giuda. Questo era il significato anche delle parole di Ezechia a Isaia: “Questo giorno è un giorno di angoscia di castigo e di vergogna, perché i figli stanno per nascere, ma non c’è forza per partorirli” (II Re 19:3). I figli stavano morendo durante il parto; ciò equivale a dire che Giuda stava soccombendo di fronte all’oppressione. Giuda non avrebbe potuto sopravvivere perché il Signore stava dalla parte dei suoi nemici.

Ezechia procedette dalla convinzione che Dio era sicuramente dalla parte di Giuda eternamente per amore del suo patto. Nel Cristo, Dio può essere dalla parte del suo popolo e tuttavia, allo stesso tempo essere contro il modo in cui essi si rivelano nella carne. Ora Ezechia pregò che Dio, nella sua misericordia, si volgesse di nuovo verso il suo popolo.

Il Signore scelse infatti di stare ancora dalla parte di Giuda. Lo fece per amore del suo servo Davide (II Re 19:34), ovvero per amore di Cristo. Scelse contro Sennacherib a causa delle sue parole arroganti e delle sue bestemmie. Questo re pagano non voleva essere la verga di Dio; voleva esaltarsi al di sopra di Dio. Perciò il Signore gli mise l’anello al naso e briglie alla bocca e lo fece tornare indietro per la strada che aveva fatto per venire. Che Dio avesse scelto di stare dalla parte di Giuda ancora una volta è evidente dai nomi che usò per parlare del suo popolo: “la vergine figlia di Sion, la figlia di Gerusalemme”.

          Concetto principale: Il Signore ascolta il mediatore quando questi
                                                  intercede per la liberazione del suo popolo.

          Il giorno dell’angoscia. Il Signore aveva abbandonato il regno delle dieci tribù. La sua caduta avvenne quando il re assiro invase il paese. Ora era rimasto solo il regno di Giuda con Ezechia come re.

Ezechia era un re che temeva il Signore. Ristabilì il servizio del Signore e sradicò quelli degli alti luoghi. Quando Samaria fu distrutta il Signore risparmiò Giuda.

Tuttavia, otto anni dopo il re d’Assiria era di nuovo in marcia per invadere Giuda. Ezechia si consigliò con i suoi principi e i suoi uomini di valore. Fece turare i pozzi e deviò le acque sottoterra verso Gerusalemme in modo che se avesse posto l’assedio a Gerusalemme l’esercito assiro non avesse acqua. Il Re fece anche fortificare le mura di Gerusalemme. Rimanendo fermo nella fede disse ai suoi soldati di non temere il re assiro e le sue orde: “con noi c’e uno più grande che con lui. Con lui vi è un braccio di carne, ma con noi vi è l’Eterno, il nostro DIO”. Come stette fermo Ezechia nella sua fede! Il popolo fu risvegliato alla fede da queste parole del re.

Sennacherib conquistò la maggior parte di Giuda senza incontrare opposizione. Cadde fortezza dopo fortezza e gli assiri dilagarono in Giuda. (Isaia 10:28-32 dà un vivido resoconto dell’avanzata assira verso Gerusalemme.) A quel punto Ezechia tentennò e offerse agli assiri di pagare qualsiasi tributo avessero chiesto. Disse di essersi pentito del suo precedente rifiuto di pagare il tributo che il re d’Assiria gli aveva imposto.

Quel rifiuto era stato un atto di fede, ma ora Ezechia stava tentennando. C’è solo uno che non tentennò mai nell’ora della prova: il Signore Gesù Cristo. Tutto quello che possiamo fare è guardare a lui. Tuttavia, Ezechia era un tipo del Cristo e il suo Spirito era in lui. La fede di Ezechia sarebbe stata ravvivata. La rottura della promessa da parte di Sennacherib servì a riportalo alla fede.

Sennacherib mise su Giuda un enorme gravame. Per pagarlo Ezechia dovette prendere l’oro col quale aveva ricoperto le porte del tempio. Ma una volta che Sennacherib ebbe ricevuto il pagamento, mancò di parola e avanzò ulteriormente dentro al paese. Mandò anche un grande esercito a Gerusalemme sotto il comando dei suoi ufficiali.

Il Rabshakeh [1], che era il portavoce del re, stette ai piedi delle mura e gridò ai rappresentanti che Ezechia aveva mandato sulle mura per questa consultazione: “Non confidate nell’Egitto perché l’Egitto vi deluderà ogni volta. Non confidate neppure nel Signore perché Ezechia ha eliminato i suoi alti luoghi”. A quanto pare questo sciocco aveva interpretato la rimozione degli alti luoghi come una riduzione nel servizio del Signore! “Non puoi neppure confidare nella tua propria forza” disse al re il generale assiro, “perché se ti dessi 2000 cavalli non saresti in grado di metterci i cavalieri”.

Poi il Rabshakeh toccò un tasto doloroso. Disse: “Tu non puoi fidarti del Signore perché io non sono venuto contro questo luogo senza di lui”.  Questo colpì il popolo duramente. Poteva il Signore essere veramente dalla parte del re d’Assiria e contro Giuda? Il regno di Giuda sarebbe stato distrutto proprio come quello di Israele? La fede del popolo nella grazia del Signore ricevette una severa batosta. Gli ufficiali di Ezechia dissero al Rabshakeh che non c’era bisogno che parlasse loro in ebraico perché essi comprendevano l’aramaico.

Il generale comprese perché volevano che passasse all’aramaico ma continuò a gridare alla gente sulle mura con voce ancor più forte che non si facessero imbrogliare da Ezechia che voleva che confidassero nel Signore. Evidentemente la fede di Ezechia si era ravvivata di nuovo: egli aveva parlato al popolo di speranza. Voci di queste parole erano penetrate perfino nell’esercito del re assiro. Attacchi contro la fede del popolo del Signore vengono fatti sempre perché è mediante la fede che esso riceve forza da Dio.

Poi il Rabshakeh cercò di vincere il popolo al re d’Assiria facendogli una proposta allettante, ma proseguì bestemmiando il Signore: “Il Signore non riuscirà a liberare Gerusalemme dalla mia mano più di quanto gli dèi della altre nazioni siano riusciti a liberare la loro gente”. Su ordine di Ezechia la gente sulle mura stette in silenzio, Eppure le parole del Rabshakeh devono aver centrato il punto. Poteva il Signore essere realmente dalla parte dei loro nemici?

          La luce della parola del Signore nelle tenebre. Gli ufficiali di Ezechia gli riferirono ciò che il generale assiro aveva detto. Quando udì il loro resoconto, Ezechia si stracciò le vesti, si vestì di sacco e andò al tempio a pregare. La fede di Ezechia che si stava ravvivando fu qui messa alla prova. Era possibile che il Signore stesse dalla parte dei nemici di Giuda. Sarebbe stato infedele al suo patto e alla sua Parola data a Davide? O avrebbe mantenuto la sua fedeltà conducendo Giuda lungo la strada della profonda umiliazione mediante la caduta di Gerusalemme? Non sarebbe stato mosso a compassione per Giuda e sarebbe stato dalla sua parte?

Ezechia mandò messaggeri al profeta Isaia che al tempo era a Gerusalemme. Si lamentò che Giuda avrebbe potuto benissimo soccombere in questa pericolosa situazione. Forse il Signore avrebbe peso nota delle parole del Rabshakeh che erano state così piene di superbia e di bestemmie e per quella ragione avrebbe scelto di nuovo di stare dalla parte di Giuda?

I messaggeri tornarono con una risposta: Il Signore aveva effettivamente udito le bestemmie pronunciate dal Rabshakeh. Il Signore avrebbe fatto impaurire il re d’Assiria con una notizia che lo avrebbe fatto ritornare nella sua terra dove sarebbe stato ucciso di spada.

Quando questa Parola del Signore giunse ad Ezechia per mezzo del profeta Isaia, la luce irruppe di nuovo nelle tenebre. La fede di Ezechia e quella del popolo sorse di nuovo. In una lotta di fede, il re si era gettato nella breccia per il popolo. Il Rabshakeh ricevette una risposta negativa e la portò a Sennacherib che era penetrato fino a Lakish e la stava assediando.

          La risposta del Signore alla preghiera di Ezechia. A Lakish Sennacherib seppe che il re d’Etiopia gli stava muovendo guerra. Quella voce rappresentò l’inizio del compimento  della profezia di Isaia. Se gli etiopi stavano davvero marciando contro Sennacherib, egli non poteva permettere che Gerusalemme costituisse una minaccia per lui dal retro. Perciò era essenziale persuadere rapidamente Gerusalemme ad arrendersi. Per fare questo tentativo Sennacherib mandò a Gerusalemme messaggeri con lettere per Ezechia.

In quelle lettere la blasfemia fu completa. Le lettere dissero ad Ezechia che non si lasciasse ingannare dal suo Dio. Dopo tutto, nessuno degli dèi della altre nazioni era riuscito a liberare il suo popolo dalle mani degli assiri.

Ezechia portò le lettere nel tempio e le distese davanti al Signore. Con questa azione intendeva dire: “Non prenderai tu nota, o Signore, di queste bestemmie e sceglierai di stare dalla parte del tuo popolo?” Ezechia pregò inoltre: “Tu sei il Dio d’Israele. Qui in questo tempio ci hai mostrato il tuo favore nel tuo patto. E tu domini su tutti i regni della terra. Guarda ora queste bestemmie che Sennacherib ha scritto. È certamente vero che tutti i popoli sono stati sconfitti da lui perché i loro dèi non erano vere divinità. Non mostrerai tu che tu solo sei Dio, liberando il tuo popolo?”

Ezechia fece un appello all’onore del Signore nella sua grazia verso il suo popolo. Lottò in fede, e la sua preghiera giunse davanti al trono del Signore. Ezechia era l’intercessore per il suo popolo. In quanto tale, era un tipo del Cristo che stava intercedendo per conto del suo popolo. Per mezzo del Cristo, questo spirito di preghiera fu in Ezechia, e per amore del Cristo, il Signore ascoltò.

In risposta alla sua preghiera, il Signore mandò a Ezechia un messaggio per mezzo di Isaia: “Il Signore dice questo di Sennacherib: ‘La vergine, figlia di Sion, ti disprezza’”. Qui il Signore parlò del suo popolo usando di nuovo un nome d’onore, un nome nel quale espresse il proprio favore verso Giuda. Il Signore aveva scelto ancora una volta di stare dalla parte di Giuda e ora avrebbe combattuto contro i nemici di Giuda.

In questa risposta il Signore disse anche questo di Sennacherib: Tu hai detto: ”Con la moltitudine dei miei carri sono salito in cima ai monti, nei recessi del Libano. Io ho scavato e ho bevuto acque straniere; con la pianta dei miei piedi ho disseccato tutti i fiumi d’Egitto”. Non hai forse udito che da lungo tempo ho preparato questo e dai tempi antichi ne ho formato il disegno? Ma tu ti sei elevato in superbia contro di me. Perciò ti metterò il mio anello alle narici, il mio morso in bocca, e ti farò ritornare a casa tua come una bestia addomesticata”.

A Ezechia il Signore promise un segno che la liberazione sarebbe venuta mediante il favore del Signore: nel terzo anno dopo l’invasione di Sennacherib si sarebbe di nuovo seminato e raccolto in pace come se Sennacherib non fosse mai passato di lì. Sennacherib non sarebbe nemmeno arrivato ad assediare Gerusalemme. Il Signore avrebbe fatto accadere queste cose per amore di Davide, cioè per il patto nel quale Davide aveva camminato col Signore. E la liberazione di tutto il popolo del Signore sarebbe cominciata da Gerusalemme.

          La liberazione. Quella stessa notte un angelo della morte passò attraverso l’esercito assiro e uccise 185.000 uomini. Quando al mattino Sennacherib trovò tutti quei soldati morti, la sua forza fu spezzata. Ritornò al suo paese, alla capitale: Ninive. Successivamente due dei suoi figli lo uccisero nel tempio del suo idolo. Un altro figlio divenne re al suo posto. Con questo era iniziato il deterioramento della casa di Sennacherib a Ninive, in Assiria.

La promessa del Signore è stata compiuta completamente? La liberazione del popolo di Dio cominciò a Gerusalemme? A quel tempo Giuda fu invero completamente liberata. Ma Giuda e Gerusalemme non sono state poi sottoposte alla potenza mondiale del tempo? Benché il popolo fosse stato restituito alla sua terra, non fu mai restituito alla sua gloria di un tempo.

Ciò che dobbiamo imparare a vedere è che Gerusalemme e il tempio ricevettero il loro compimento nel Cristo, nel quale Dio si dona al suo popolo. Da lui procede la liberazione dell’intero popolo del Signore. Sebbene il popolo del Signore sperimenterà giorni di  angoscia, il Signore sceglierà di stare dalla parte del suo popolo volta dopo volta per amore del Cristo che intercede per esso.

Note:

1 Questo era un titolo che veniva dato a certi ufficiali assiri. Rab significa capo o comandante.


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