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Kenoticismo: il “vangelo” della sconfitta

La dottrina della Kenosi (vedi n° 41) è una delle grandi influenze nascoste del nostro tempo. È un’influenza nascosta perché è diventata talmente parte dell’atmosfera intellettuale da essere comunemente data per scontata, come diamo per scontati il sole, l’aria e la terra sotto i nostri piedi. (Tanto scontata quanto nascosta visto che la parola non si trova nei dizionari d’italiano. N.d.T.) Le sue origini occidentali immediate furono nella vecchia Russia, ma la sua casa originale è nell’estremo oriente. Venne verso occidente attraverso pensatori greco-romani, ma più tardi giunse anche direttamente dall’oriente. Il Buddhismo in particolare è stato terreno fertile per tali influenze come pure le religioni indiane. Alcune illustrazioni di tale pensare che è passato nel pensiero occidentale ci diranno molto.

Una setta buddhista racconta di un Bodhisattva, un uomo divenuto perfetto, che manifestò amore e conoscenza perfetti. Nel vedere una mamma tigre affamata con dei cuccioli digiuni e affamati, il Bodhisattva si gettò dalla rupe per provvedere cibo per le tigri affamate. Questa azione di auto-sacrificio è vista come esempio di santità. (Il marxismo, specialmente in Cina, è pieno di tali fiabe per promuovere la propria causa.)

In un’altra storia, come raccontata dal cappellano di un ospedale psichiatrico “cristiano”: un vecchio santo Buddhista, vedendo uno scorpione che stava per essere spazzato via dall’inondazione di un fiume, si attivò per salvare lo scorpione, ma lo scorpione continuò ad avvelenare la mano del sant’uomo col suo pungiglione, cosa che era foriera di morte. Rimproverato per il suo sforzo, il sant’uomo replicò: “Perché la natura dello scorpione è di pungere, perché dovrei rinunciare alla mia natura di averne cura?” Il cappellano poi paragonò il sant’uomo a Dio, il quale “continua a provare” anche quando rispondiamo come lo scorpione. 

L’Unitarismo fu un’importante fonte ed influenza nell’introduzione della kenosi negli Stati Uniti. Moncure Daniel Conway in My Pilgrimage of the Wise Men of the East, ne fece molta promozione nella seconda metà del XIX secolo. Conway fu particolarmente impressionato dall’esempio di Kwanyin, la dea cinese della misericordia. Conway scrisse: “Ella è la donna che rifiutò di entrare in paradiso fintanto che qualsiasi umano ne sia escluso. ‘Non riceverò mai salvezza individuale’ ella disse, e sta ancora fuori dai cancelli del paradiso” (p. 71).

Il pensiero kenotico preparò la strada per la pronta ricezione in occidente del Buddhismo e di altre religioni orientali. Il presupposto filosofico di queste religioni è la negazione del mondo e della vita. È presupposto il valore ultimo del non-essere e della sconfitta e ne risulta un essenziale pacifismo e una non-resistenza a problemi, sfide, crisi e al male. La kenosi e le religioni orientali programmano un uomo all’accettazione della sconfitta.

Come risultato, sono diventate popolari le escatologie della sconfitta. Gli uomini si programmano ad essere perdenti, ad essere sconfitti e a vivere col male anziché vincerlo. Come risultato, il mondo occidentale, malgrado i suoi evidenti vantaggi, vacilla e batte in ritirata. I leoni stanno diventando codardi davanti a topi.

La linea generale della kenosi è: sottomettersi. La fede basilare delle Scritture è che “Gesù Cristo è Signore” (Fi. 2:11) e salvatore, (Gv. 3:16), e nel suo nome dobbiamo “trafficare” finché ritorna (Lu. 19.13). L’occasionale, superficiale somiglianza tra la fede kenotica e la bibbia non può superare l’enorme golfo tra le due fedi.

Secondo la rigida forma di kenosi nella teologia “cristiana”, Cristo nella sua incarnazione depose la sua auto-consapevolezza di essere divino; solo gradualmente e debolmente fu a volte consapevole del proprio Essere divino. Questo è chiaramente contraddetto da molti testi come Giovanni 1:14-18; fu la sua “pienezza” che “noi tutti abbiamo ricevuto”. La sua divinità fu completamente manifesta in ogni sua parola, pensiero ed azione. Per quanto concerne la croce, non fu un atto kenotico, ma espiazione, una cosa molto diversa.

La kenosi non produce una moralità pia. (È interessante che un prominente predicatore americano della kenosi fu il famoso e notorio Henry Ward Beecher.) La kenosi pone l’enfasi sulla sottomissione pacifista anziché sulla fede e sull’obbedienza ad ogni parola di Dio (Mt. 4:4).

La fede kenotica pone una grande enfasi sull’umiliazione. Poiché l’incarnazione di Cristo è vista come un’umiliazione della sua deità, l’umiliazione è vista come il modello per la moralità e il comportamento cristiani. La fallacia di tale pensiero è che noi non siamo dèi, ed essere cristiani per noi non è un’umiliazione ma la nostra gloria. La parola di Dio è una parola di comando, ed è il piano e la legge di Dio per la vittoria, non per la sconfitta. Ci è richiesto di credere e obbedire al Signore, non di essere umiliati. Un pastore assai prominente di alcuni anni fa, e uno pagato molto bene, corteggiava costantemente l’umiliazione. Malgrado avesse un buon guardaroba si presentava ai conviti vestito così male da costituire imbarazzo.

C’è un’affinità tra Kenosi e masochismo psicologico. Il masochismo ricerca l’auto-degradazione e la punizione come modi di fare espiazione. Il masochista non trova la propria libertà nell’espiazione di Cristo; cerca di pagare per i propri peccati mediante una varietà di azioni che portano su se stesso punizione, vergogna, e sconfitta.

Ciò ha una stretta correlazione con la teoria kenotica che spesso vede la vittoria come significare sconfitta. Ciò è evidente in Nuclear Holocaust and Christian Hope di Ronald J. Sider e Richard K. Taylor (1982). È molto evidente nel classico Vietnamita: The Tale of Kieu, scritto all’inizio del 1800 da Nguyen Du. Descrive una società di vittime, puniti per crimini e peccati che non hanno commessi. La tesi del racconto è che tutte le cose cooperano al male, l’esatto contrario di Romani 8:28. The Tale of Kieu è un tipo di letteratura molto popolare in Vietnam, e questo ci dice molto di quella nazione. Il poema ci dice che la radice del bene risiede nell’uomo, ma Dio è cattivo e crudele. Alla base della sua prospettiva c’è la dottrina della reincarnazione. Se la gente in qualche vita precedente ha commesso peccati, deve espiare la propria colpa adesso. Ne consegue che la punizione ora deve essere considerata il nostro destino, e noi dobbiamo sottoporci all’umiliazione e a molti orrori per sfuggire il ciclo del Karma. Abbiamo “col fato un debito di dolore”.

Qui vediamo le radici religiose della kenosi, nella reincarnazione, una dottrina radicalmente anti-biblica. L’illogica auto-umiliazione a auto-degradazione che stanno alla base del pensiero kenotico hanno la loro origine in un credo non-cristiano nell’auto-espiazione mediante auto-punizione. I credenti nella Tale of Kieu sono programmati per la sconfitta. L’infiltrazione del pensiero kenotico nella cristianità è anch’esso un programma per la sconfitta. Nasce da un pensiero cristiano difettoso ed erode la vita della fede in favore di una vita di sconfitta.

Lo ‘sconfittismo’ è fin troppo parte della mentalità moderna. Alcuni anni fa, in uno studio molto importante, Samuel J. Werner descrisse The Urge of Mass Destruction (1957) “La voglia di distruzione di massa”. La sua prospettiva non era cristiana ma per le sue implicazioni si inserisce perfettamente in un contesto cristiano. Werner notò che molti dei viventi odiano ogni vita e cercano di distruggere ogni vita. Nietzsche fu per lui un classico esempio di questo. Tali persone posseggono un essenziale nichilismo ed esse promuovono e consigliano corsi d’azione che sono assurdi e che portano a disastro e morte. Cercano la sconfitta per se stessi e altri e propugnano percorsi che la promuovono. Il loro obbiettivo è la frustrazione, l’umiliazione e la sconfitta, tutte cose che Nietzsche invitò mentre professava qualcos’altro. Tali persone operano contro valori di preservazione della vita in favore di valori che la sconfiggono e distruggono. Possono professare una dottrina d’amore o di potere, ma manifestano odio e auto-sconfitta.

Di fatto, disse Warner, tali persone ricercano “la vittoria mediante la sconfitta”, cioè vogliono equiparare sconfitta e distruzione con una vittoria “morale”. Ciò che di fatto manifestano è una “voglia di distruzione di massa”.

L’analisi di Werner era psicologica, non teologica. Con tutto ciò, il suo studio fu significativo ed importante. Fin troppo comunemente, moralità e virtù sono ascritte a tendenze masochiste e a programmi che promettono solo la distruzione dell’occidente. Questi programmi includono inflazione, aiuti esteri, prestiti esteri da parte di eminenti banche e molto, molto di più.

Dietro a tutte queste tendenze c’è la dottrina della Kenosi la quale vede la moralità, non in termini di obbedienza alla parola di Dio, ma come un’auto-svuotamento.

Un po’ di tempo fa, circa 1967, un pio amico guidò un pastore dedicato e sua moglie nell’investimento dei loro limitati risparmi. Il suo consiglio fu particolarmente astuto e bene informato. In pochi anni, prima che si rendessero conto di ciò ch’era accaduto, le loro sostanze erano aumentate esponenzialmente. Anziché esserne felici, la coppia fu malamente scossa e contrariata. Si erano aspettati di guadagnere una rendita solamente poco migliore del tasso d’interesse bancario. La loro reazione? Si liberarono di tutte le loro azioni e diedero via tutte le rendite per poter recuperare la loro kenotica “purezza”. Pensavano che fosse vergognoso e indecoroso essere altro che poveri o modestamente benestanti. Insistettero ad un grado assurdo che la virtù richiede auto-svuotamento e privazione. Non riuscivano a vedere che la bibbia equipara la virtù con la fedeltà al Signore e alla sua parola-legge e non all’auto-privazione.

La kenosi è un’eresia recente in occidente. Le opere teologiche più vecchie non ne fanno menzione perché al tempo non esisteva né in Europa occidentale né negli Stati Uniti. Il Pietismo e il Quietismo stavano provvedendo il letto seminale per ricevere la Kenosi quando si spostò in Germania, circa 1830 e poi in altre nazioni. Il Rev. Charles Buck (1771-1815) nel suo Theological Dictionary non fa menzione della Kenosi. Più di una generazione dopo. William Smith e Samuel Cheetham non la elencarono nel loro Dictionary of Christian Antiquities. Dopo quel periodo, comunque, non solo era conosciuta ma fu fin troppo prontamente ricevuta.

Una delle ragioni per la pronta accettazione della Kenosi fu l’ascesa della critica testuale e del modernismo. Gli aderenti nella chiesa a questo nuovo pensiero critico trovarono la dottrina ortodossa su Cristo del Concilio di Calcedonia troppo forte per poterla riconciliare con la loro crescente incredulità. Un Cristo che non sapeva di essere Dio, essendo stato svuotato della sua divinità nella sua incarnazione, era per loro più facile da accettare. Tale Cristo aveva una consapevolezza gradualmente crescente del proprio ruolo mano a mano che cresceva nella sua auto-consapevolezza umana. Il Modernismo in questo modo incoraggiò il kenoticismo.

Ci fu un’altra sfaccettatura. In Inghilterra, il Vescovo Gore e altri alti prelati adottarono una forma di kenoticismo che sosteneva che  Dio il Figlio arrese volontariamente certe prerogative e attributi di Dio mentre mantenne le proprietà etiche di verità, santità e amore. Gli attributi arresi furono quelli più comunemente collegati esclusivamente con la deità; quelli mantenuti possono essere condivisi da tutti gli uomini. Perciò i cristiani devono evidenziare verità, santità e amore mentre devono svuotarsi di potere, ricchezza, vittoria e altri fattori di conquista. Nello stesso tempo in cui Gore e altri svuotarono Cristo, cercarono di aumentare il potere della chiesa. Però, nello svuotare Cristo della deità, hanno anche ostacolato la sua chiesa e il suo popolo. Hanno favorito i rituali cristiani ma non il potere. Abbassare la condizione di Cristo è anche abbassare l’uomo e la chiesa.

Il kenoticismo ci dice che il male è potenza e Cristo è impotenza e umiliazione. Karl Barth ha detto, in Dogmatics in Outline (1974), “L’uomo che chiama Dio ‘l’onnipotente’ manca Dio nel modo più terribile. Perché ‘l’onnipotente’ è cattivo, come è cattivo ‘il potere in se stesso’. L’ ‘onnipotente’ significa Caos, Male e il Diavolo” (p. 48).

Data una tale prospettiva, con echi di essa nel pensiero cattolico-romano, protestante, modernista, fondamentalista, e ‘riformato’, c’è da meravigliarsi se la chiesa è impotente? Ha ricercato l’impotenza come se fosse stata una virtù. Ha concupito un’empia impotenza come un più alto modello di vita. Ha corteggiato la sconfitta come se farlo fosse una virtù.

Inni che parlano di vittoria sono stati offesi e criticati. Ai giorni in cui ero studente, ho sentito ridicolizzare uno di tali antichi inni di vittoria, un inno ascritto a St. Andrea di Creta, 660-732: “Cristiano, li vedi?” Dopo tutto l’inno di St. Andrea ha rime quali: “Cristiano, alzati e colpiscili,” e “Pace farà seguito alla battaglia, la notte terminerà nel giorno”. Tale linguaggio militante era ritenuto di cattivo gusto! Lo stesso valeva per l’inno di Isaac Smith (c. 1770): “Soldati di Cristo, alzatevi, indossate l’armatura, forti della forza che Dio fornisce, attraverso il suo Figlio eterno”. L’inno di Smith procede dicendo: “Di forza in forza avanzate, Lottate e combattete e pregate: Calpestate tutte le potenze delle tenebre, e abbiate il successo ben combattendo”. Vincere? Una chiesa kenotica non vuole tali canti! Perciò l’inno di Smith non è uno di quelli cantati oggi.

Però, come dice l’inno meglio conosciuto di Isaac Watts (circa 1724) “Am I a soldier of the cross?” In una strofa spesso omessa: “Certo devo combattere se voglio regnare; Aumenta il mio coraggio, Signore: Porterò la croce, sopporterò il dolore, Sostenuto dalla tua parola”.

George J. Webb, in “Stand up, Stand up, for Jesus” (1837) , dichiarò: “Di vittoria in vittoria, condurrà il suo esercito, finché ogni nemico è conquistato, e Cristo è Signore nei fatti”.

Quando la chiesa abbandonerà il kenoticismo per Cristo, anche la chiesa conoscerà la vittoria.

(Marzo, 1984)


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