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Teologia da sgabuzzino

Nel discorso presidenziale alla Economic History Association, il 12  settembre del 1980, Richard A. Easterlin ha commentato il fatto che l’era moderna è cominciata con il rigetto della chiesa medievale (e si potrebbe aggiungere della cristianità), e “In ultima analisi l’umanità ha adottato una ‘nuova religione di conoscenza’ le cui chiese sono le scuole e le università del mondo, i cui sacerdoti sono i suoi insegnanti, e il cui credo è la fede nella scienza e nel potere della ricerca razionale, e nella capacità ultima dell’umanità di dare forma al proprio destino” (The Journal of Economic History, vol. XLI, n° 1, Marzo, 1981, p. 17). Possiamo aggiungere che la grande agenzia di questa nuova religione è lo stato umanista.

Se una religione non è cattolica, se non è universale nella sua fede, giurisdizione, e campo d’applicazione, fallirà rapidamente. La religione, per propria stessa natura, o parla al tutto della vita o nel tempo finirà col parlare al niente. L’uomo, per sua natura, ha dei limiti alla sua vita e alle sue attività; sono ineludibili per l’uomo. Ci sono limiti alla mia proprietà, alle mie abilità, e alla mia autorità. Invece, per definizione, né Dio né religione possono avere confini e limiti alla loro influenza senza auto-distruggersi. Un dio, o è sovrano e totale nella sua giurisdizione, oppure presto non sarà dio per niente; qualcos’altro ha la meglio su di lui e lo rimpiazza. Tutti i falsi dèi della storia fino a poco tempo fa erano falsi dèi perché gli uomini che li facevano mettevano loro anche dei limiti. Questo era particolarmente evidente con gli dèi di Roma; erano creati dagli uomini, specificamente dal senato romano, e quindi gli uomini avevano sempre la priorità sugli dèi. Nel tempo gli dèi divennero sempre più ovviamente strumenti e un dipartimento dello stato per l’Impero Romano, il quale reclamava per se stesso un campo d’azione cattolico o universale.

Nel mondo moderno, lo stato umanista reclama questa sovranità e cattolicità: è il moderno dio in terra. Lo stato moderno afferma d’essere sovrano e cattolico; le Nazioni Unite sono il tentativo dello statalismo umanista di giungere alla piena universalità e cattolicità.

Nel frattempo, la Chiesa cristiana si sta alacremente distanziando dalle dottrine della sovranità di Dio e dalla sua necessaria giurisdizione cattolica. La cristianità è sempre più limitata ad un reame “spirituale” (del quale ora concede vaste aree alla psicologia e alla psichiatria), e il resto del mondo è riconosciuto allo stato.

Il risultato è teologia da sgabuzzino. Per comprendere cosa sia la teologia da sgabuzzino paragoniamo l’universo all’Empire State Building, un grande moderno grattacielo di uffici. Nella teologia da sgabuzzino, la chiesa rivendica per la cristianità un piccolo ufficio tra centinaia. Tutto il resto dell’edificio è attribuito alla giurisdizione dello stato e delle scienze. Una dopo l’altra le aree sono ritenute non-religiose e vengono arrese. La chiesa fa questo malgrado il fatto che Dio sia il Creatore e Signore dell’intero universo e abbia perciò giurisdizione totale ed assoluta sopra tutte le cose. La parola-legge, la giurisdizione e l’autorità di Dio devono governare tutte le cose. “Tutte le cose sono state fatte per mezzo di lui, e senza di lui neppure una delle cose fatte è stata fatta” (Gv. 1:3).

La giurisdizione della chiesa è una giurisdizione limitata, ma la giurisdizione del Dio trino, di Cristo nostro Re e della Bibbia, la parola-legge di Dio non può essere limitata. Ogni area di vita e di pensiero deve stare sotto il dominio del Signore: Egli solo è veramente sovrano. Limitare la giurisdizione di Cristo è postulare un dio limitato, uno che non può sopravvivere perché un dio limitato è una contraddizione e non è affatto dio. Se Dio è Dio, se veramente Egli è Signore  Sovrano, ogni cosa lo deve servire ed essere sotto il suo dominio: lo stato, le scuole, le arti, le scienze, la chiesa e qualsiasi altra cosa. Limitare la giurisdizione del Dio delle Scritture all’anima dell’uomo e alla chiesa è negarlo. Un dio limitato non può salvare l’uomo perché non è in controllo di ogni cosa; quello che fa oggi può essere disfatto domani e la sua “salvezza” tuttalpiù è temporanea.

Inoltre, la teologia da sgabuzzino limita la chiesa e la distrugge. Se la chiesa e la sua parola è limitata, per tornare alla nostra figura, ad una stanza e nessun altra nell’Empire State Building, allora la sua sola legittima area d’interesse è la chiesa e fino ad un certo punto, l’anima dell’uomo. Non può occuparsi dei problemi dell’attualità perché risiedono al di fuori della giurisdizione della chiesa.

I risultati sono sia deplorevoli che rivoltanti. La “Parola” della chiesa a quel punto non è più ampia della chiesa; è riposta dentro la sua piccola stanza. A quel punto, tutte le sue battaglie sono combattute  all’interno di quel “mondo”: la chiesa. Questo significa che nella teologia da sgabuzzino il mondo della chiesa diventa un reame di perpetua guerra civile, protestanti e cattolici gli uni contro gli altri, Arminiani e Calvinisti l’uno in opposizione all’altro, e così via. Questo non significa che le questioni tra questi gruppi siano insignificanti. Di certo significa che questioni subordinate diventano le uniche ad essere trattate. A quel punto i diritti regali di Cristo su tutto il mondo sono trascurati o dimenticati. La necessità di portare: politica, economia, arti, scienze, educazione, la famiglia, ogni popolo, lingua, tribù e nazione sotti il dominio di Cristo il Signore è troncata o corto-circuitata.

La teologia da sgabuzzino crede di essere rigorosa perché è stretta  nel suo campo d’azione, mentre una vera rigorosità reclama tutte le cose per Cristo il Re. Questa falsa rigorosità conduce al fariseismo e a un’attitudine alla censura. (Un tale patetico piccolo gruppo di difensori della teologia da ripostiglio rimprovera tutti gli altri cristiani su una questione dopo l’altra. Una recente pubblicazione ha dichiarato che John Whitehead “deride la croce” perché è in disaccordo con le loro idee, e ha sostenuto che io credo nell’Inquisizione, giungendo a questa conclusione stravolgendo brutalmente la lettura di uno dei miei libri! Questi sono patetici morti che si crogiolano dentro le loro strette casse da morto.)

Gli uomini della teologia da sgabuzzino combattono continuamente contro i loro compagni cristiani, mentre il mondo reclama per sé sempre più porzioni del reame di Cristo. Poiché la teologia da sgabuzzino permette allo stato di essere sovrano o signore, non offre resistenza al controllo statale. Ne consegue che in stato dopo stato, dove siano in atto tentativi di controllare la chiesa, molti difensori della teologia da sgabuzzino insistono nell’arrendersi allo stato e a volte vanno a processo per testimoniare a favore dello stato contro le chiese che resistono. [Negli USA questo avveniva/avviene in due campi principali, la certificazione delle chiese da parte dello stato con relativi benefici fiscali, e l’educazione cristiana alternativa a quella statale. N.d.T.] 

La teologia da sgabuzzino è politeismo implicito. Dice in effetti che c’è un Dio sopra la chiesa, ma altri dèi sopra gli altri reami, o altrimenti, che tutti i reami altri dalla chiesa sono reami neutrali. Questi reami “neutrali” non sono sotto il mandato delle Scritture ma sono liberi di seguire i dettami della ragione naturale (decaduta) dovunque li conduca.

Ovviamente, questo concetto di neutralità è un mito. Se il Dio delle Scritture è il Dio vivente e vero, non può esistere reame di fatti neutrali e di neutrale giurisdizione. Tutte le cose sono sotto la sovranità e la legge di Dio, e niente può esistere senza di lui, né può essere valida alcuna legge altra dalla sua legge. Reclamare la neutralità per qualsiasi reame è negare che Dio lo abbia creato, e postulare la neutralità è cessare di essere cristiani.

Poiché Dio è Dio, la sua giurisdizione è totale, e la sua sovranità assoluta e indivisibile. Nessuna istituzione umana, né chiesa né stato, possono reclamare alcuna giurisdizione oltre la loro sfera limitata. Così, mentre la chiesa possiede una limitata sfera d’autorità sotto Dio, la parola che deva proclamare è la parola del Dio totale per la totalità della vita e del pensiero. La parola proclamata dalla chiesa non può essere limitata alla chiesa perché, se se si tratta delle Scritture, non è la parola della chiesa ma la parola di Dio. La parola giudica ogni cosa, governa ogni cosa, e offre speranza in Cristo a tutti gli uomini e a tutte le aree di vita.

La teologia da sgabuzzino è teologia morta, con un dio troppo piccolo per parlare a qualcosa di più che alla sola chiesa. A modo suo, la teologia da sgabuzzino proclama la morte di Dio, perché un Dio limitato cessa di essere Dio. Le forze dello statalismo umanista hanno progredito solo per inadempienza della chiesa. Gli uomini della chiesa si sono ritirati ed hanno abbandonato agli umanisti un’area dopo l’altra, e molti continuano a ritirarsi. Sigmund Freud vide il mondo interiore dell’uomo come l’ultimo dominio della religione biblica; tutte le altre sfere sono state catturate.

Convertendo la psicologia (la parola che concerne l’anima) da una disciplina teologica ad una scientifica, e la colpa da un fatto teologico a un interesse scientifico, Freud sperò di rendere la religione totalmente irrilevante (Si veda R. J. Rushdoony: Freud).  Ancor più di Freud, i pietisti sono stati impressionanti nella loro imposizione di limitazioni alla fede biblica.

Ironicamente, la bancarotta dell’umanesimo è aumentata mentre il suo campo d’azione e il suo potere sono stati allargati. Quando l’Illuminismo trionfò sulla Riforma e sulla Contro-Riforma portò alla ribalta un problema che aveva in precedenza marcato l’epoca del Rinascimento, la spaccatura fra classi. In precedenza c’erano stati problemi molto seri tra i ricchi e i poveri, ma il fatto di una fede comune e di una vita comune nella chiesa aveva fornito un collante e una base per essere comunità, una speranza per la potenziale soluzione del problema. La fede cristiana aveva messo in rilievo una necessaria armonia d’interessi.

Con l’Illuminismo, la fede comune lasciò il posto ad un abisso in espansione e a ostilità. Leon Garfield. In The House of Hanover (1976), richiamò l’attenzione al fatto che, con i primi governanti Hanover in Inghilterra, fu passata la prima Riot Act [una legge contro i tumulti]. Il re straniero, Giorgio I, fu un simbolo calzante del fatto che i governanti e la gente erano ora estranei l’uno per l’altra. Il popolo era incline a tumultuare, disse Garfield. Tessitori della seta, scaricatori di carbone, marinai, servitori imparruccati, galeotti ed ex soldati, tutti tumultuavano. Ex soldati reduci dalle guerre estere divennero briganti, e l’era moderna arrivò con l’affermarsi della ragione — e coi tumulti.

Il numero di reati che ricevettero la pena di morte crebbero stabilmente, ma lo stesso fece il crimine. Anche oggi abbiamo molti che credono che leggi più severe e pene certe risolverebbero il problema del crimine, ma non lo fecero allora né lo faranno adesso. Tutti tali uomini hanno la loro versione di teologia o di filosofia da sgabuzzino. Impiccare bambini per aver rubato una pagnotta non fermò la criminalità o la delinquenza giovanile nell’Inghilterra del XVIII Secolo; il risveglio evangelicale, un parziale ritorno al Puritanesimo, fece parecchio per cambiare la situazione.

Inoltre, legge e ordine hanno significati diversi in Unione Sovietica, Cina Rossa, Svezia, e Stati Uniti, ma sono tutte variazioni dell’umanesimo. Solo le legge e l’ordine biblici, congiunti alla potenza rigeneratrice di Gesù Cristo possono cambiare una società.

In ultima analisi, qualsiasi fede che non abbia il Dio trino delle Scritture e Gesù Cristo come il proprio alfa ed omega è una filosofia o teologia da sgabuzzino, e questo è chiaramente vero del nostro nuovo cattolicesimo d’imitazione, il moderno stato umanista. Per quanto totalitari siano le sue affermazioni, la sua fede non riesce ad essere universale o vera, perché si rinchiude per isolarsi da Dio e dalla sua parola-legge. È pertanto morto alla vita e alla verità, ed è destinato al collasso e alla tomba.

La legge dello stato moderno è la legge della morte. In ambedue, gli Stati Uniti ed il Canada, per esempio, i processi per pornografia hanno per impostazione di base “community standards” [criteri collettivi di comportamento]. Che sia pornografia di adulti o pedopornografia, la prova giuridica della sua legalità è lo standard collettivo di comportamento. Questa è l’adozione legale di Genesi 3:5, ogni uomo il proprio dio, conoscendo, o determinando da se stesso ciò ch’è bene e ciò ch’è male. Un tale “criterio collettivo di comportamento” fatto diventare legge significa che, se la collettività favorisce aborto, furto, omicidio, stupro o incesto, queste cose possono diventare legali.

Una teologia o filosofia da sgabuzzino alla fine non è più grande dell’uomo, che si tratti del pietismo dell’uomo o del suo peccato, in ogni caso non è più grande dell’uomo. La condanna di Dio su di essa è la condanna già pronunciata su tutti i figli di Adamo e su tutte le loro istituzioni, filosofie e teologie: condanna a morte. Non c’è modo di sfuggire a questa condanna senza Gesù Cristo che è il Signore o Sovrano su tutti gli uomini e su tutta la creazione.

Riconoscere Gesù Cristo come Signore è portare noi stessi, ogni nostro pensiero, ogni azione e parola, tutte le sfere della vita e tutte le istituzioni sotto la sua giurisdizione e la sua parola-legge. Alla fine, alle teologie e filosofie da ripostiglio sarà assegnato da Dio un ripostiglio stretto: l’inferno. La gloriosa libertà dei figli di Dio consiste nell’essere una nuova creazione in Cristo e mediante Cristo, operare per la pienezza di quella nuova creazione, e di viverci per tutta l’eternità nel grande compimento di Colui che fa nuove tutte le cose. 

(Aprile, 1983)


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