INDICE:

APOCALISSE 21:9-22:5

LA NUOVA GERUSALEMME

 

In Apocalisse 21:9-22:5 abbiamo un’immagine simbolica della sposa di Cristo, la Nuova Gerusalemme, il regno nella sua pienezza nell’eternità, ed anche un’immagine per il popolo di Dio di ciò che essi sono in Cristo oggi e di ciò che sono chiamati ad essere nel mondo. Come abbiamo visto, Terry fece notare che la Nuova Gerusalemme, la vera chiesa ed il vero regno: “Esibisce la natura celeste della comunione e amicizia di Dio e del suo popolo, nella quale si entra qui ed ora per fede ma che sfocia in un indescrivibile pienezza di gloria attraverso l’eternità” [1].

La Nuova Gerusalemme è perciò descritta con termini che devono essere utilizzati come parametro riguardo alla chiesa e allo stato, riguardo al popolo di Dio in ciascuna delle loro istituzioni e vocazioni. La descrizione utilizza un linguaggio simbolico di grande importanza:

  1. Come una Sposa. Una sposa è fedele, amorevole, pura, obbediente, raggiante di gioia, e sicura del proprio amore. Così sarà la chiesa nell’eternità, e tale deve essere oggi. La gioia nuziale nel possedere e essere posseduta deve essere la gioia cristiana.
  2. Avendo la gloria di Dio. La gloria, che ad un tempo dimorava nel Santissimo, nel tabernacolo e nel tempio, è ora nel corpo collettivo della chiesa, nel credente individuale nella sua obbedienza allo Spirito santo che abita in lui, e in ogni aspetto del regno nella misura in cui ciascuna sfaccettatura rivela la gloria di Dio e lo serve. “Lo scopo principale dell’uomo è di glorificare Dio e di goderlo per sempre” [2].
  3. Misurata. In questo contesto significa fatta, tagliata fuori, proprio come un falegname misura le tavole e le taglia della misura necessaria. In ogni epoca, Dio sta misurando, estraendo fuori il suo popolo attraverso il procedimento storico. Il simbolismo della forma in questo contesto presenta come scopo finale il cubo perfetto. Il cubo è un antico simbolo di perfezione, ma la perfezione non è nostra, ma di Cristo, non è ottenuta in questa vita, ma nella vita a venire. Però il processo di santificazione è lo sforzarsi di ottenere questo obbiettivo per mezzo dello Spirito santo che opera in noi. La dimensione del Santissimo costituiva un cubo perfetto.
  4. Porte aperte, (v. 25). Non c’è notte nel regno. Le porte sono aperte, proprio come il regno di Cristo è sempre aperto ai peccatori. Un inno dichiara: “Chiunque lo voglia può venire”, e questa espressione viene utilizzata per giustificare opinioni eretiche riguardanti il libero arbitrio, ma le Scritture non proclamano il libero arbitrio ma piuttosto la libera grazia. Ogni testo delle Scritture da cui deriva questa frase è posto nel contesto della grazia non dell’arbitrio.
    Atti 2:21, Romani 10:13. “Chiunque avrà invocato il nome del Signore sarà salvato”
    Romani 10:11 “Chiunque crede in Lui non sarà svergognato”.
    1 Giovanni 5:1 “Chiunque crede che Gesù è il Cristo, è nato da Dio; e chiunque ama colui che lo ha generato, ama anche chi è stato generato da lui”.
    Insieme a questo grande fatto c’è la dichiarazione che nel regno di Dio non c’è notte. Zaccaria 14:7 fece questa profezia riguardante il regno: “Verso sera vi sarà luce”. Questa è un’affermazione della stessa grande realtà proclamata in Romani 8:23. Il cristiano, perfino dentro alle peggiori prove e alle tenebre, possiede la sicurezza che tutte le cose sono nelle mani di Dio, il quale fa ogni cosa bene, e fa cooperare tutte le cose al bene di quelli che lo amano, i quali sono chiamati secondo il suo proponimento. Perciò il cristiano sa che anche la notte sarà luce intorno a lui.
  5. Le pietre delle fondamenta. Le pietre sono quelle incastonate nella piastra d’oro che il Sommo Sacerdote indossava quando entrava il Santissimo; esse rappresentavano le dodici tribù d’Israele, il popolo di Dio, ed erano chiamate “le scelte”. Queste pietre, significativamente, sono le stesse che sono usate nel paganesimo per rappresentare i segni dello Zodiaco, ma vengono qui date esattamente nell’ordine rovesciato. Così, anziché rappresentare il corso del sole, dall’alba al tramonto, un simbolo appropriato alla prospettiva del paganesimo, esse presentano un quadro della vita in Cristo, dalle tenebre, dalla Caduta, all’alba eterna, la Nuova Gerusalemme. Il cristiano è lo “scelto” di Dio e cammina fermamente dentro la luce mentre cresce in Cristo ed entra nella sua eredità. Queste pietre delle fondamenta rappresentano così ancora una volta la filosofia della storia radicalmente diversa contenuta nella Bibbia. Per il pensiero pagano, la storia è ciclica, si innalza e cade perché è condannata alla decadenze e alla morte, ad un’eterna ricorrenza. Per la fede biblica, la storia rovescia la forma naturale, perché non è la “natura” a governare l’uomo, ma Dio. Il destino dell’uomo cristiano non è la morte ma invece la rigenerazione e la resurrezione. Le filosofie non cristiane sono inevitabilmente pessimiste a lungo termine, perché l’uomo ha solamente un destino oscuro nella morte. Per il cristiano, la storia avanza verso la conquista finale del peccato e della morte. Il corso della storia perciò non è dall’alba all’oscurità, ma dall’oscurità all’alba. Ma un’altra supposizione diventa manifesta. Poiché c’è il giudizio, lo zodiaco è un simbolo calzante per mondo non cristiano. Il suo corso è chiaramente un corso in declino, di progresso verso le tenebre e la morte. È caratteristico di molti apologisti di varie forme di statalismo affermare che i crescenti “problemi” del mondo necessitano di un freno alle antiche libertà, frontiere e libertà ad un tempo comuni per l’uomo vengono ora dichiarate finite per sempre. Si dice che il mondo sia nella sua maturità, e le libertà giovanili non sono più possibili, cosicché l’uomo dovrà adeguarsi ad un’esistenza inferiore. Nessun cristiano può sostenere tale opinione: le pietre delle fondamenta affermano il contrario.
  6. Niente tempio. Il Signore è ora il Tempio. Tempio significa letteralmente “casa di Dio” e i templi pagani erano case di dèi. Così Salomone, nel dedicare il tempio, riconobbe nella sua preghiera che nessuna casa fatta con mani poteva contenere Dio, e che nessuna abitazione umana poteva fargli da dimora (2 Cr. 6:18). L’assenza di un tempio significa qui il prevalere del vero Tempio, Gesù Cristo. L’obbiettivo della storia, contrariamente a Scofield, non è un ritorno ai riti giudaici, ma un movimento in avanti nei termini dell’accettazione da parte del mondo del vero Tempio, Gesù Cristo. Il credere da parte di Scofield che il tempio giudaico sarebbe stato ricostruito e il sacrificio di animali ripristinato [3] fu un diniego di Cristo, nonostante la sua affermazione che il rinnovamento dei sacrifici sarebbe stato solamente un memoriale. Perché la storia dovrebbe vedere l’esaltazione di un’ombra quando la realtà è venuta? Perché Dio dovrebbe ristabilire quel tempio che egli ha così totalmente disonorato e distrutto decretandone la fine per sempre, quando il vero Tempio è venuto? Non c’è progressione nella prospettiva di Scofield, né è biblica [4].
  7. Le nazioni”porteranno in lei la loro gloria e l’onore” (vv. 24-26). Quando anche l’ira degli uomini rende gloria a Dio, e quando le ricchezze delle nazioni ribelli, secondo Aggeo (2:6-9), il loro oro e il loro argento, tutto finisce nel tesoro e nel regno del Signore, quanto maggiormente il Signore per la sua grazia utilizza il servizio dei suoi santi e delle nazioni pie. Non c’è spreco nel piano di Dio: tutto ciò che il mondo fa serve solamente la gloria di Dio e lo loda. Il nostro lavoro, dunque, non è invano nel Signore.
  8. Le mura. Mura vengono erette per tener fuori i nemici (v.27), per tener fuori il male ed il peccato. Qui le mura (cfr. vs. 18) sono paragonate al diaspro, che è usato in 4:3 per descrivere Dio, la sua purezza e la sua chiarezza. Così, Dio è raffigurato come il muro intorno a noi, intorno al suo popolo, come difesa sicura. Questo era stato profetizzato in Zaccaria 2:5 “Poiché io”, dice l’Eterno, “sarò per lei un muro di fuoco tutt’intorno e sarò la sua gloria in mezzo a lei”. Il Signore è la nostra forza e il nostro rifugio, un muro di fuoco tutto intorno a noi.
  9. Il giardino è ora nella città. Il paradiso è restituito, ma in comunità. Troviamo di nuovo l’albero della vita e il fiume dell’acqua della vita, dati gratuitamente a tutti. Qui troviamo pure un gioioso servizio, ma ora senza la prospettiva di cadere. L’ “albero” della vita è letteralmente il “legno”, o la trave della vita, un termine usato nelle Scritture per designare la croce. La croce di Cristo è l’albero della vita per l’umanità, la fonte della vita eterna e della giustizia, ed è per “la guarigione delle nazioni”. “Giardino” è una parola che evoca la bellezza e la libertà della natura, la città significa vita in comunità. Ma il concetto di città, in mano all’incredulità, anziché significare comunità, ha finito col significare guerra e isolamento, insicurezza e terrore. I vantaggi di entrambe, la vera città e il vero giardino sono uniti nell’obbiettivo cristiano per la società.
  10. “E porteranno il suo nome sulla fronte”(22:4). Cristo risplende attraverso i suoi santi. Questa è la chiesa ed il regno, nell’eternità e nel tempo, essere il popolo di Dio, nei quali Cristo e le sua giustizia vengono rivelati. Perciò, il quadro della Nuova Gerusalemme si fonda su una realtà, Cristo e le sua croce. Con la sua opera di espiazione, l’umanità è ricreata, e la Nuova Gerusalemme comincia a regnare. La pienezza ci sta davanti, ma il regno è una realtà presente e la realtà basilare. Vivere e pregare perciò nei termini della sovranità di Babilonia è un peccato. Troppi cristiani pregano nei termini delle possibilità umane anziché di quelle divine, e con ciò limitano Dio nella loro immaginazione.

Rimane ancora un fatto significativo che concerne questa descrizione della Nuova Gerusalemme. L’antica città di Babilonia in molti modi scimmiottava non solo il regno di Dio ma anche gli stessi simboli del regno. Babilonia era costruita quadrata, affermando con ciò finalità e perfezione. Babilonia possedeva i suoi giardini pensili che ricreavano il giardino entro le proprie mura, e Babilonia pure era una città e una terra con molte acque.

Due altri simboli in questo passo meritano speciale attenzione. Primo, c’è il fiume dell’acqua della vita. Giovanni 7:39 dichiara che quando Cristo parlò di fiumi d’acqua viva, si riferiva allo Spirito di Dio “Or egli disse questo dello Spirito, che avrebbero ricevuto coloro che avrebbero creduto in lui”. Nel tempo e nell’eternità, lo Spirito di vita è lo Spirito in tutti coloro che vivono per fede. In questa visione del fiume che scorre attraverso la città e la nutre, ci viene detto che il credente è il canale attraverso cui lo Spirito alimenterà le nazioni. “C’è un fiume i cui rivi rallegrano la città di DIO, il luogo santo dove dimora l’Altissimo” (Sl. 46:4).

Secondo, l’albero è particolarmente ricco di significato. Viene mostrato in perpetua fioritura e pieno di frutti simultaneamente. Questo significa che in Cristo la potenzialità e la realtà sono uno. Quando il credente cresce nella grazia, le sue potenzialità diventano realtà, e l’auto-realizzazione cresce.

Nell’eternità la potenzialità e la realtà del credente sono una. La pienezza dell’auto-realizzazione è perciò ottenuta in Cristo e solo in Cristo.

 

Note:

1 Terry, op. cit.., p. 382.
2 Vedi Catechismo Breve di Westminster, domanda uno.
3 Vedi La Bibbia con i Riferimenti di Scofield, nota ad Ezechiele 43;19.
4 Krauss, Dispensationalism in America, si noti che la prospettiva di Scofield è di una storia ciclica.


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