INDICE:

APOCALISSE 11

IL REGNO MILITANTE

 

Questo capitolo conclude la prima metà del Libro dell’Apocalisse. Ci da un quadro riassuntivo della chiesa e del regno di Dio attraverso tutta l’era Cristiana, ed è un quadro nei termini della visione del piccolo libro.

In 11:1-3 vediamo la sicurezza della chiesa nel mezzo della battaglia, e la sicurezza è la sicurezza della vittoria. Vediamo il tempio a Gerusalemme, un tipo della chiesa, misurato, insieme con gli adoratori, per protezione in un periodo di prove e di vesti di sacco, cioè di lutto per le morti e le perdite in battaglia. Misurare è recintare e separare. La misurazione è di tre cose:

  1. Viene misurato il tempio stesso, e il cortile dei gentili viene lasciato da misurare o dato ai gentili da calpestare per quarantadue mesi. Così, la vera chiesa è misurata o messa al sicuro dalla protezione di Dio, e i membri non credenti vengono dati alla distruzione.
  2. L’altare dell’incenso viene misurato. L’altare dell’incenso rappresentava la preghiera d’intercessione. Così, l’intero dominio della preghiera d’intercessione viene messo al sicuro. Il suo posto nella provvidenza di Dio è così significativo che la sicurezza della vera chiesa implica l’intercessione.
  3. Poi gli adoratori vengono misurati essi stessi. Non possiamo limitare la misura e l’estensione della nostra obbedienza e del nostro servizio: Dio stesso ne stabilisce la misura. La misura della vita dell’uomo è l’opera di Dio.

La preservazione della chiesa attraverso l’era cristiana fino alla fine, è vista come una salvezza non “togliendola” da prove e sofferenze ma piuttosto “nel mezzo della” tribolazione [1]. La salvezza pagana è deux ex machina, (automatica), l’eroe viene strappato fuori dai guai dagli dei e posto in una situazione di lusso. Così, nell’Iliade, quando Menelao e Paride combatterono davanti alle mura di Troia, la dea “Afrodite strappò Paride, molto facilmente come una dea può fare, e lo nascose in fitte tenebre, e lo pose giù nella sua camera fragrante di profumo”. L’adultero Paride viene così salvato dall’ira del marito, Menelao, e poi gli viene portata Elena e Paride dichiara: ‘“Io ti ho carpita dall’amabile Liconia e ho navigato con te sulle mia navi di mare, e nell’isola di Kranae ho avuto un dialogo con te nel tuo letto in amore, come ti amo ora e un dolce desiderio s’impadronisce di me ’ Così dicendo prese la via del letto e la donna lo seguì” [2]. In tutte le religioni non cristiane, la salvezza ha questo carattere: è essenzialmente escapista. È un’evasione dalla vita e dalla responsabilità, una fuga dalla conseguenza. Ogni indebolimento della dottrina biblica della salvezza, da un credere nella restituzione alla responsabilità sotto Dio a una dottrina di fuga dalla responsabilità, è paganesimo e una perversione delle Scritture.

In 11:1-4, ci viene dato un resoconto dei due testimoni. Originariamente i due testimoni erano Mosè ed Elia, la legge e i profeti, che tipizzavano il Vecchio Testamento nella sua pienezza e testimonianza. Le piaghe sull’Egitto sotto Mosè, e la grande siccità sotto Elia, rende chiara l’identificazione. A loro è data potenza per quarantadue mesi, 1260 giorni, Essi sono pure i “candelabri” di Dio. La loro identificazione come due testimoni richiama Deuteronomio 17, e al fatto che nella legge biblica solo due testimoni danno validità alla prosecuzione. Qui essi tipizzano il regno di Dio nella sua pienezza, la Gerusalemme che viene dal cielo. Questa Gerusalemme celeste, il regno di Dio, viene posta in contrasto con quella Gerusalemme “dove anche il nostro Signore è stato crocefisso”, la quale “spiritualmente è chiamata Sodoma ed Egitto”(v.8) cioè la Città dell’uomo o Regno dell’Uomo. La Città dell’Uomo dunque raccoglie in se tutti quelli che si oppongono alla Città di Dio, e la storica Gerusalemme dei giorni di Cristo viene chiaramente identificata come parte della Città dell’Uomo. La Gerusalemme celeste, tipizzata dai suoi due testimoni, sembra piccola al confronto, ma come Mosè ed Elia nell’antichità, il popolo di Dio, attraverso la preghiera di intercessione e la provvidenza di Dio hanno il “potere di chiudere il cielo, perché non cada alcuna pioggia nei giorni della loro profezia, essi hanno pure potestà sulle acque, per convertirle in sangue e per percuotere la terra con qualunque piaga, ogni volta che vorranno” (v.6). E benché la Città dell’Uomo si creda vittoriosa sulla Città di Dio, cosicché uccide i santi e lascia i loro corpi senza sepoltura, l’oltraggio supremo per l’uomo, pure il Signore fa rivivere il suo popolo con tale grande potenza e allo stesso tempo porta sulla Città dell’Uomo tali giudizi che gli uomini (v.13) pur senza credere, dicono che queste cose sono al di sopra dell’uomo e devono provenire da Dio.

Mosè ed Elia, la legge e i profeti, rappresentano il regno di Dio nelle forme dello stato e della chiesa, o, più generalmente il ministerio della giustizia ed il ministerio della grazia. Separatamente da questi ministeri, il mondo affronta solo il caos e il giudizio: distruggendo gli ordinamenti dati- da-Dio, porta distruzione su se stesso.

In 11:14-19, abbiamo la settima tromba e il terzo guaio. Questa è una proclamazione della fine, e allo stesso tempo pure una rivelazione del principio. Ci mostra il trionfo del regno di Cristo, e allo stesso tempo ci rivela ciò che governa in potenza dalla prima venuta fino alla fine della storia. In questo modo è una rivelazione della prima venuta attraverso una rivelazione della fine. I regni di questo mondo sono divenuti i regni del nostro Signore e del suo Cristo, alla prima venuta, e il suo essere Re viene apertamente rivelato e la sua pienezza manifestata alla seconda venuta. Ma la distruzione all’interno della storia delle forze della Città dell’Uomo è in ogni sua occasione un’ apertura della fine e una rivelazione del suo essere Re. Quando Cristo fu crocifisso, il velo del tempio fu stracciato in due, perché ora il vecchio tempio era finito, e un nuovo tempio, il Corpo di Cristo, era stato rivelato. Apocalisse 11:9 ora ci mostra il tempio di Dio aperto in cielo, la roccaforte e rifugio dei santi è rivelata, e i loro nomi manifestati, mentre uragano e giudizio travolgono il mondo. Si vede l’arca dell’Alleanza, contenente le tavole della legge, la verga di Aaronne, e la manna. Queste sono le fonti del coraggio e della forza dei santi: essi sono stati alimentati dal vero tempio, il corpo di Cristo. Viene rivelato il propiziatorio, da dove provengono il rinnovamento per i santi ed eterna grazia. Quando fu data la legge sul Sinai, voci, tuoni, terremoto e tempesta circondarono il monte. Il giudizio fu proclamato contro tutti quelli che non avrebbero osservato la legge. Solo coloro i quali trovano Cristo mediante il sacrificio del sostituto resisteranno. “Ora, la dimora di Dio è un santuario aperto alla fede; è un Sinai rannuvolato e coronato di lampi per l’incredulità” [3]. La fine è una rivelazione del principio, e un toglierne il velo e un compimento.

Così, ci viene dato un quadro riassuntivo della storia del mondo, dalla prima alla seconda venuta. È governato da Cristo il Re, e mostra:

  1. Un misurare la chiesa, cosicché i reali confini del popolo di Dio sono progressivamente manifestati.
  2. I veri santi, i veri eredi del regno, testimonieranno con potenza durante il periodo dei falsi eredi, quando la salvezza per mezzo della politica sarà prevalente. Contro l’umanesimo della Città dell’Uomo, la Città di Dio proclama la signoria e la regalità di Cristo.
  3. La Città dell’Uomo guerreggerà contro i veri testimoni e li “ucciderà”. Crederà di essere trionfante e si congratulerà della propria vittoria.
  4. I testimoni si rialzeranno in potenza, e il giudizio sopraffarà i malvagi mentre il popolo di Dio trionferà apertamente ed ascenderà al potere attraverso la loro eredità.
  5. Il regno mondiale di Cristo prevarrà e ci sarà un ordine cristiano su tutta la terra.

Una nota è d’uopo riguardo ai numeri di Apocalisse 11. Il primo è in 11:2: quarantadue mesi per il calpestare del cortile e della città santa. Questo è metà di sette anni, cioè della totalità o pienezza del tempo. I 1260 giorni di 11:3, il tempo del potere dei due testimoni, è la stessa lunghezza di tempo, quarantadue mesi o metà di sette anni. Il tempo della “morte” dei due testimoni è di tre giorni e mezzo, di nuovo metà di sette, ma indicativo di un periodo molto più breve, cioè 1260 giorni contro i tre giorni e mezzo. Il periodo di potere è perciò molto più lungo del periodo della “morte” (11:9). Il numero degli uccisi (11:13) è di settemila, il numero della pienezza, e sta ad indicare che l’opposizione ai due testimoni crolla ed è distrutta. Lo scopo del numero è simbolico. Non ci viene dato un grafico o una tabella del tempo. Ci viene data la sicurezza della vittoria e una descrizione del corso generale dalla battaglia.

Note:

1 Bowman, Drama of the Book of Revelation, p.71
2 Omero, Iliade, III.
3 Ellicott, op. cit.,VIII., p. 590.


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