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APOCALISSE 8

L’EREDITÀ DEI FALSI EREDI

 

Prima che una eredità possa essere ricevuta (o passare di mano), deve essere esibito un testamento verace ed approvato, e una volontà o testamento contestato non è un fatto raro nella storia della giurisprudenza. La stessa controversia è essenziale alla storia religiosa: quale “parola” o testamento costituisce la vera volontà di Dio riguardo all’eredità dell’uomo? La prima contestazione di questo testamento venne in Eden, quando Satana dichiarò: “Ha Dio veramente detto?” (Ge. 3:1) Secondo il tentatore, Dio, come un testatore sciocco e maldestro, aveva bisogno di correzione, e questo Satana si offerse di fare. La sua versione dei termini del testamento del regno costituivano la vera luce, la vera giustizia, la vera eredità per l’uomo. Così, nella tentazione nel deserto, Satana cercò di indirizzare Cristo verso quel “vero” regno, al suo ruolo di esecutore del “vero” testamento riveduto (corretto) da Satana. Non solo le false religioni ma anche le eresie all’interno della chiesa sono tentativi di rivedere la natura di quel testamento e di “correggere” la stupidità di Dio nei termini della moderna saggezza, o nei termini della consapevolezza dell’uomo autonomo di essere dio in se stesso. Inoltre, la “correzione” di quel testamento viene pure intrapresa sub- consciamente dai pretesi difensori delle Scritture quando trascurano il Vecchio Testamento, o sottovalutano o aggirano segmenti delle Scritture, o semplicemente relegano qualche dottrina, come la predestinazione, ad un limbo di negligenza o di indecisione. Ne consegue, che uno dei maggiori problemi della storia è la filosofia della storia revisionista sostenuta dall’uomo autonomo, il tentativo di alterare l’eredità nei termini della propria autonoma consapevolezza e dei propri dettami. Ciò costituisce frode e falsificazione e come tale deve essere impugnato. Così, il familiare-redentore, il grande esecutore del regno, non solo deve redimere i suoi familiari e scacciare il nemico che impedisce loro di possedere il regno, ma deve anche stabilire il vero testamento nella sua autorità e nella sua verità.

I falsi eredi operano in due direzioni. Primo, dichiarano di avere il vero testamento e perciò il legale diritto o titolo alla terra e, secondo, dichiarano di essere la vera chiesa di Dio. L’invasione della chiesa da parte di falsi eredi è quindi un continuo problema, poiché essi cercano di impadronirsi del regno da ogni direzione.

Perciò è essenziale per la chiesa comprendere la natura della situazione e pregare per il giudizio sui nemici e contro tutti i suoi tentativi di revisionismo.

Prima dell’eredità viene lo spossesso dei falsi eredi ed il loro giudizio. Quindi, Cristo ora apre il settimo sigillo (8:1) sul testamento che da all’uomo la sua eredità perduta. Mentre fa questo, il silenzio riempie il cielo. Tutto il cielo è in silenzio mentre le preghiere dei santi, le loro petizioni per il regno vengono ricevute. Ad un lato stanno in piedi sette angeli con sette trombe. Nel Vecchio Testamento, le trombe suonavano per chiamare a riunirsi, per partenze, e per la guerra. Qui sono trombe di guerra, trombe di giudizio contro il mondo. Dio attende, nel suo giudizio, in parte forse con pazienza verso i peccatori (Ez. 33:11), ma essenzialmente per permettere alle petizioni dei santi di salire prima di agire.

Nel silenzio, un angelo si avvicinò all’altare dell’incenso, l’altare d’oro, l’altare dell’intercessione, per offrire “le preghiere di tutti i santi” (8:3). Le preghiere immediatamente ascendono a Dio, e poi discendono sulla terra come sentenza. Alla chiesa viene dunque data una vivida immagine del potere della preghiera, ed anche della necessità di pregare per il giudizio e per giustizia. La chiesa è troppo spesso negligente in questo aspetto centrale dell’intercessione. Le sue preghiere sono pietiste e umaniste, poco interessate alla giustizia di Dio e indebitamente interessate con l’escapismo piuttosto che con la battaglia.

Torrance ha osservato che “la vera causa dei turbamenti del mondo sono le preghiere dei santi ed il fuoco di Dio!” [1]. Ma non è sufficiente parlare di questo testo come di un esempio della “potenza della preghiera”. Ancor di più rende chiaro che la vera chiesa deve pregare tanto per giudizio quanto per salvezza. Fino a quel momento, c’è “silenzio in cielo”. Il giudizio e la salvezza vanno mano nella mano, e il grido, la richiesta dei santi per la liberazione (6:10) deve essere anche un grido per la vendetta.

Allora quattro trombe vengono suonate da quattro angeli. Il giudizio comincia a discendere come fuoco sulla terra. Questi quattro giudizi echeggiano i giudizi sull’Egitto:

1a tromba: la vegetazione:
2a tromba: il mare;
3a tromba: terra e acque, e
4a tromba: sole, luna, stelle (tenebre).

Questo mondo viene fatto somigliare all’Egitto, che indurisce il proprio cuore contro l’Onnipotente e che rifiuta di rilasciare i suoi santi dalla servitù. L’ira e il giudizio di Dio perciò discendono sul mondo per distruggere il mondo e per liberare i santi per il loro esodo verso la terra promessa. Come notò Caird:

Giovanni fa somigliare i disastri dei suoi tempi alle piaghe d’Egitto. Questa è la prima dichiarazione di un tema tipologico che egli svilupperà in grande dettaglio nei capitoli seguenti. Come gli altri scrittori del Nuovo Testamento egli crede che la chiesa è il Nuovo Israele (i. 6) e la sua redenzione è il nuovo Esodo (xv. 2-3) [2].

Gioele 2:30 dichiarò che questi segni o meraviglie avrebbero seguito il giorno di Pentecoste e preceduto la seconda venuta, il grande scuotimento, le convulsioni di cielo e terra, cioè delle natura e delle nazioni, avrebbe lasciato il mondo in perpetua crisi ed in continua distruzione. Il mare diventa sangue, un fenomeno naturale che è avvenuto in aree terremotate, e un segno che ci ricorda la piaga dell’Egitto. Le sorgenti e i fiumi sono colpiti e le fonti di salute, gioia, prosperità e di vita sono prosciugate. La stella Assenzio cade, contaminando le acque. A Mara, durante il soggiorno dell’Esodo, un albero (o legno) gettato nelle acque amare le addolcì, un segno di grazia. Ora le acque diventano avvelenate, un segno di giudizio. Le quattro trombe ci danno una immagine della progressiva disintegrazione della Città dell’Uomo, nella sua opposizione alla Città di Dio, ed il crescente terrore dell’uomo.

Secondo Barnes: “UNA STELLA è un emblema naturale di un principe, di un governante, di uno distinto dal rango o dal talento. Vedi Numeri 24:17 e Isaia 14:12. Una stella che cade dal cielo sarebbe il simbolo naturale di uno che ha lasciato una posizione più alta o di uno il cui carattere e percorso sarebbero come quelli di una meteora che sfreccia attraverso il cielo” [3]. Il sole, la luna e le stelle tipizzano le potenze di questa terra. Quando le Scritture parlano della loro caduta e delle tenebre, dichiarano che le potenze che sono vengono scosse o distrutte dal giudizio di Dio. L’associazione di corpi celesti con potenze terrene è antica. In Genesi troviamo potenze superiori tipizzate in questo modo e, quando Giuseppe sognò che corpi celesti si sarebbero inchinati a lui, suo padre e i suoi fratelli riconobbero che questo significava che avrebbero dovuto umiliarsi davanti a Giuseppe (Ge. 37:9-11).

Questo procedimento del giudizio è duro e amaro. Ogni giudizio porta con sé grandi ostacoli e distruzione di vite e cuori straziati. La chiesa primitiva si preparò per la caduta di Gerusalemme, ma non fu facile vedere i loro parenti e gli amici cadere nel sangue. I cristiani dell’Impero soffrirono brutalmente sotto Roma, ma piansero quando Roma cadde, e l’ingresso dei barbari a volte provocò anche il loro cordoglio. Come Ellicott indicò: “Nessuna grande istituzione, o nazionalità o principio malvagio viene rovesciato senza qualche svantaggio corrispondente. La montagna cadente trascina il male nella sua caduta, il mare diventa sangue, le navi distrutte” [4]. Il cristiano è nel mondo, e troppo spesso in qualche misura anche del mondo, cosicché il giudizio incide anche su di lui. Ma, per la Città dell’Uomo, questi giudizi portano rovina, e infine dannazione. Per il popolo di Dio, lo scopo di questi giudizi viene espresso chiaramente in Romani 8:28, e cioè, tutte le cose sono dal Signore fatte cooperare al bene, e il loro risultato finale è la vittoria e nessuna separazione da Cristo. Questi giudizi separano i santi dal mondo in modo che i santi non possano essere separati da Cristo. Gli eredi sono fatti pronti per ereditare. Il viaggio dell’Esodo ha per proprio scopo la liberazione, e il purgare i rimasugli di schiavitù dagli ex schiavi.

Per la comprensione di questo capitolo è fondamentale il riconoscimento del significato della parola “un terzo” che viene citato dodici volte come “distrutto”. Questo ha riferimento alla legge sull’eredità. Come ha sottolineato Laetsch, in riferimento a Zaccaria 13:8s. “Due parti, letteralmente due bocconi, porzioni, il diritto del primogenito che ereditava una porzione doppia di qualsiasi altro figlio (De. 21:17; 2 Re 2:9)” [5]. Qui, in Apocalisse, le due parti sono i primogeniti di Dio, cioè quelli che sono generati in Cristo, che hanno le promesse e la primogenitura come ebbe Giacobbe. Essi sono gli eredi del regno. Il resto, la terza parte, sono i non rigenerati e sono dati alla distruzione, pronunciata su di loro dodici volte, cosicché tra le altre cose, viene chiaramente connotato il falso Israele, il falso popolo scelto. Così, per i profani, per gli Esaù, la maledizione, già su di loro, viene intensificata. Questo significa la benedizione parallela dei primogeniti, cioè la loro ancor più chiara benedizione in faccia a tutto il mondo. Il frumento è rivelato essere frumento.

Il mondo crede che può ereditare il regno nei propri termini. La sua eredità si dimostra essere giudizio e morte, una disintegrazione di tutte le sue speranze in ogni area della propria vita. L’Esecutore rende un giudizio contro i falsi eredi: spossesso e morte.

 

Note:

1 Thomas F. Torrance: The Apocalypse Today (Grand rapids, EErdmans, 1962)p.60.
2 Caird, op. cit., p. 115. La restrizione di Caird di questa azione ai giorni di Giovanni, naturalmente non è l’opinione di questo scrittore.
3 Barnes su 8:10, citato da J.P. Lange, Revelation, Grand Rapids, Zondervan, p.208
4 C.J. Ellicott,Commentary, Vol. VIII, 573.
5 Theo Laetsch,The Minor Prophets,Saint Louis, Concordia, 1956, p. 492.


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