INDICE:

APOCALISSE 14

LO SPOSSESSO

 

Abbiamo visto la dimensione dell’attacco satanico al regno di Dio, la natura della questione spirituale in campo, la blasfema estensione del potere del male, e la sofferenza dei santi. Ma è questo tutto ciò che il popolo di Dio fa nella storia: soffrire? Come ha notato Carpenter:

I suggellati da Dio hanno sofferto: ma hanno fatto qualcosa di più che soffrire? La loro è stata solo una resistenza passiva al male? Non hanno brandito armi contro questo avversario, e non hanno usato una contro-influenza per il bene? Il capitolo dinanzi a noi risponderà [1].

Tragicamente la chiesa ha troppo spesso sentito che il proprio unico ruolo è quello di soffrire e di attendere. Troppo spesso il ruolo del cristiano, secondo la chiesa, è stato definito come passivo, la chiesa ha permesso al mondo di agire, mentre essa ha passivamente sofferto, “attendendo” Dio. L’influenza dell’ascetismo e del pietismo è stata di ritirare la chiesa dal mondo. Ma tale “attendere” Dio e tale sofferenza passiva non sono marchi di santità; possono essere descritti solo come peccato. La chiesa non è meramente una vittima nella lotta nel mondo: deve essere anche un esercito attivo ed aggressivo.

La riduzione del regno di Dio ad un reame spirituale è un effetti un rinnegamento del regno, le cui richieste sono totali. Arrende il mondo al nemico e si ritira nella sconfitta come se fosse vittoria. Non sorprende che credi alieni abbiano allora il sopravvento. Reinhold Niebuhr, egli stesso un rappresentante dei credi più nuovi, osservò all’inizio della sua carriera quanto fosse divenuto irrilevante il ruolo della chiesa:

La chiesa è il servizio della Croce Rossa in tempo di guerra. Trattiene la vita dal degenerare in una totale disumanità, ma non altera materialmente il fatto della lotta stessa. La Croce Rossa né vince la guerra, né l’abolisce [2].

Niebuhr ha colto bene il punto, benché il suo concetto del ruolo della chiesa sia errato. L’opera della chiesa, che non deve essere identificata col regno di Dio, ma semplicemente una parte del regno, è di proclamare l’intero consiglio di Dio, amministrare i sacramenti, e di stabilire la disciplina all’interno della propria cornice di lavoro. La chiesa deve istruire i propri membri riguardo ad ogni aspetto della responsabilità cristiana, in ogni sfera di legge e di vita. Ma Niebuhr è nel giusto quando paragona il ruolo della chiesa pietista a quello della Croce Rossa. Tale concetto della chiesa visualizza il suo ruolo come quello del grande neutrale sulla scena umana: questa è una paurosa perversione del ruolo della chiesa, e opera sotto un’illusione. La Chiesa è nell’esercito di Cristo, e non c’è neutralità in questo stato di guerra tra Cristo e Satana. Questa guerra è in atto in ogni sfera della vita. Parlando umanamente la chiesa è il maggior contendente, sul campo di battaglia mondiale, e non può ritirarsi ai margini senza concedere la sconfitta ed effettuare la propria esecuzione. E Cristo non permetterà mai che la sua chiesa faccia questo senza infliggerle un pauroso giudizio.

Il concetto di neutralità è un concetto inaccettabile in ogni sfera, e certamente mai così poco appropriato come quando sostenuto dalla chiesa. La chiesa non è un’organizzazione politica, ma deve istruire gli uomini sui fondamentali di una politica secondo Dio. Non è un’agenzia di welfare, ma deve insegnare agli uomini il significato della compassione secondo Dio. Se la chiesa confina i propri insegnamenti alle questioni spirituali, dovrà ignorare la maggior parte delle Scritture, le quali parlano delle condizioni dell’uomo in ogni area di vita. La fede cristiana o è rilevante per tutta la vita o non sarà rilevante a nulla di essa: le pretese di Dio o sono totali, o egli non è Dio. Chiedere al cristianesimo di rimanere nel proprio territorio è chiedergli stare nel tutto della vita. La religione come la bibbia la concepisce e la dichiara non ha un dominio separato dal resto della vita. È lo scopo generale e il significato di tutta la vita in ogni sua sfera. Il cristianesimo non è una religione escapista. Tutte le altre religioni sono essenzialmente escapiste nella loro prospettiva, e abbiamo la paganizzazione della chiesa quando la sua fede viene ridotta ad escapismo. I pagani vengono alla religione non per meglio affrontare i problemi della vita, ma per sfuggirli, per evadere dalla lotta. Il compito della chiesa deve essere quello di sfidare ogni sfera di vita nel nome del Dio sovrano e del Signore Gesù Cristo. Il Grande Mandato richiede che tutte le nazioni siano fatte discepoli e che ogni sfera di vita sia portata sotto il dominio di Cristo il Re: tutti i popoli e le nazioni devono essere fatte udire Cristo il Profeta, e trovano la propria redenzione ed intercessione in Cristo il Sacerdote. Qualsiasi cosa meno che questo è una deformazione del Vangelo.

Vv. 1-5. Ci viene dato, prima di tutto, un quadro del vero regno sotto l’autorità del “l’Agnello”, proprio Gesù Cristo. Il popolo di Dio è sempre trionfante, e il loro cantico, il loro inno di vittoria non può essere imparato dal mondo Il mondo non può comprendere il trionfo che la chiesa sperimenta sempre. Per il mondo, tutte le cose non cooperano al bene (Ro. 8:28), e perciò il “nuovo cantico” della chiesa (un inno di ringraziamento), è per il mondo incredibile e impossibile.

I membri di Cristo sono descritti come “vergini” che “non si erano contaminati” nel senso di 2 Corinzi 11:2 “vi ho fidanzati a uno sposo, per presentarvi a Cristo come una casta vergine”. (La parola vergine in Greco è di forma maschile anche quando usata in riferimento ad entrambi i sessi). La frase non è riferita al celibato sacerdotale: il riferimento è molto chiaramente alla chiesa intera, e i 144.000 è identico con “grande folla che nessuno era capace di numerare” di “ogni razza” raffigurata in 7:9.

Questa verginità è chiaramente caratterizzata nel consistere di quattro cose. (1) purezza, (2) obbedienza implicita, (3) separazione, e (4) completa sincerità. La descrizione si conclude dichiarando che essi sono “irreprensibili” davanti a Dio. Le “donne” o prostitute che li contaminerebbero sono le nazioni, presto descritte come Babilonia, che porta fuori strada uomini e nazioni col suo sogno di un paradiso umano senza da Dio. In questo modo, la verginità della vera chiesa consiste nella sua fedeltà ad una fede centrata in Dio contro le seduzioni di teologie centrate nell’uomo, e la verginità del regno è la sua resistenza al concetto di un paradiso umanistico separatamente da Dio.

Versi 6-20. Ora, per mezzo della figura dei sette angeli (1:20), viene annunciato il pieno compito dei credenti. Il popolo di Dio non può essere meramente spettatore o soffrire passivamente. Il loro compito è una missione redentiva, un compito profetico, un dovere di governo, che corrisponda alla triplice funzione di Cristo come sacerdote, profeta e re.

I. Versi 6-7, il primo angelo proclama il vangelo eterno. Questo è il primo e principale compito del popolo di Dio, dichiarare la grazia di Dio per la salvezza per mezzo di Gesù Cristo. “Il suono si è sparso su tutte le nazioni”. Secondo Carpenter: “L’intero ciclo della predicazione del vangelo è inclusa nella visione” [3]. Qui è descritta non solo la responsabilità della chiesa, ma anche il suo lavoro nella storia come pure le sue funzioni in ogni epoca, dal principio alla fine. La chiesa ha il dovere di far conoscere ad ogni creatura questo vangelo.

II. Verso 8. Il secondo angelo proclama la condanna della città-mondo, la capitale della potenza del mondo: Babilonia. Che cosa incarna Babilonia? Babilonia ha un significato chiave nella tipologia delle Scritture. Rappresenta tutti i tentativi dell’uomo, a partire dalla Torre di Babele, di erigere un paradiso mondiale senza Dio, di stabilire l’unità umana sul principio della rivolta contro Dio da parte degli uomini che cercano di essere come Dio. Babilonia è il tentativo dell’uomo di dare a se stesso tutto ciò che Dio ha progettato di dare ai redenti, ma nel processo rinnegare Dio e revocare la sua sovranità. L’uomo dichiara: “Io sono il padrone del mio destino: ho il comando della mia anima”. In questo modo, il programma di Babilonia scimmiotta il programma di Dio: persegue la buona vita, pace, unità, e il compimento delle potenzialità dell’uomo, ma tutto questo senza Dio. Perciò Babilonia viene costantemente umiliata e gettata nella confusione da Dio, costantemente dispersa nel suo tentativo di raccogliere. Babilonia è condannata per sempre, e in ogni generazione la vera chiesa deve proclamare enfaticamente: “Babilonia è caduta, è caduta!”

Babilonia è con noi in ogni epoca. Il peccato delle nazioni è quello senza eccezioni: “Tutte le nazioni bevono il vino dell’ira delle sua fornicazione”. Proprio come la vera chiesa è costituita da coloro che non si sono contaminati con donne, cioè con le nazioni, così le nazioni sono precisamente quelle che diventano prostitute, che diventano parte di Babilonia, che commettono fornicazione in Babilonia e che bevono del vino dalla sua coppa. Così Babilonia deve essere vista non solo come sul Tamigi, sulla Senna, sul Reno, sul Volga, sul Bosforo e sul Nilo, (e sul Tevere) ma anche sul Potomac a. tutte le nazioni bevono del suo vino e a meno che non vengano portate al pentimento, periranno con lei (Cfr. Sl.11:6; 75:8; Is. 51:17; Gr. 25:15).

Perciò la vera chiesa di ogni epoca ha una missione verso lo stato, proclamare la caduta di Babilonia, dichiarare allo stato che il governo civile può durare solo sotto Dio ed in obbedienza alla sua Parola, che ogni tentativo del governo civile di diventare come dio, provveditore della grazia e del paradiso è dannato e condannato. La bonifica, la pulizia del governo civile e la sua incriminazione per mezzo della Parola deve essere il compito della chiesa in ogni età.

III. Versi 9-12. Il terzo angelo dichiara il terzo compito della chiesa, cioè: avvertire gli uomini in ogni era che non devono cadere vittima delle attrazioni di Babilonia, al sogno dello stato mondiale, la speranza umanistica del paradiso anche quando sia impacchettato dagli ornamenti e le decorazioni della religione. Ricevere il marchio della bestia significa che riporre le proprie speranze in questo mondo e nelle potenze di questo mondo piuttosto che nel Dio onnipotente, significa accettare i controlli dello stato come salvezza piuttosto che come schiavitù. L’avvertimento agli uomini è una chiara affermazione che gli uomini sono responsabili e saranno giudicati di conseguenza da Dio. Gli uomini in ogni epoca cercano di evadere la responsabilità: essi compromettono costantemente insistendo che il compromesso è la sola possibile via. Contro tutto questo, la vera chiesa deve insistere sulla piena responsabilità e non permettere a nessun uomo di evadere o ignorare questo peccato o il fatto del proprio compromesso. Chi prende il marchio della bestia “non avrà requie ne giorno ne notte”.

IV. Verso 12. Qui abbiamo una potente beatitudine: La chiesa acquisisce la propria costanza, non nella passiva sopportazione, ma nell’adempimento del suo mandato come dichiarato in questo capitolo: proclamando il vangelo, dichiarando la caduta di Babilonia, e indicando agli uomini le loro responsabilità. La pazienza (costanza) è il frutto della fedeltà. La traduzione del Moffat dice: “questo è ciò che mostra la pazienza dei santi — quelli che osservano i comandamenti di Dio e la fede di Gesù”.

Il quarto angelo perciò proclama il conforto della fede. Il riferimento della nostra fede è in definitiva all’eternità, e il vangelo proclama la gioia e la vittoria che è nostra in Cristo. Abbiamo vita eterna col Signore e riceviamo un premio per la nostra fedeltà. La chiesa pecca non solo quando limita il vangelo all’eternità, ma anche parlando troppo poco del cielo.

V. Versi 14-16. Qui viene ricordato alla chiesa che il giudizio non è riservato solamente alla fine dei tempi, ma che è un fatto sempre presente in ogni età, che Cristo (v. 14) sta costantemente raccogliendo una messe e separando la zizzania e il grano. Perciò il fatto del giudizio deve essere costantemente proclamato. Gli uomini devono o incontrare Cristo come loro Salvatore o incontrarlo come loro Giudice. Far passare questo fatto in sordina e predicare “pace”, “dolcezza e luce”, e dispensare musica sdolcinata è il marchio di una chiesa peccatrice ed apostata.

VI. Versi 17-20. Calpestare il “tino” era simbolo di vendetta, ed è chiaramente dipinto in questo modo “il gran tino dell’ira di Dio”. I torchi scavati nella terra stavano generalmente fuori della città e, proprio allo stesso modo, quelli che rifiutano di trovare santuario nella Città di Dio sono gettati nel “tino” della vendetta di Dio. Gesù andò, una volta, fuori le porte della Gerusalemme terrena, condannato a morte dalla Città dell’Uomo. Ora, le nazioni condannate vanno fuori dalle porte delle vera Gerusalemme, per essere distrutti nel tino delle vendette di Dio. La terra è del Signore: gli empi saranno gettati fuori e distrutti. Perciò, la chiesa deve dichiarare che Dio è un Dio di vendetta: che ogni peccato è un affronto direttamente contro Dio, una negazione di Dio, e un tentativo di soppiantare Dio. L’uomo stesso non può prendersi il compito della vendetta: appartiene a Dio che nella sua assoluta giustizia la porta a compimento. La vendetta di Dio sui peccati non espiati e non perdonati deve essere proclamata. E la vendetta di Dio deve essere eseguita attraverso i canali da Dio ordinati per la sua esecuzione, nella chiesa, nello stato, nella casa, nella scuola e in tutta la vita, e sarà pure eseguita da Dio nel suo provvidenziale governo della storia.

L’ultimo angelo dipinto è l’angelo del fuoco che esce o si eleva dall’altare (v.18) sotto il quale i santi uccisi avevano gridato: “fino a quando aspetterai o Signore?”. La preghiera dei santi è stata ascoltata: il fuoco viene gettato sulla terra nella forma di giudizio. Così la chiesa viene indirizzata alla propria responsabilità di pregare. Essere senza preghiera è peccare. Alla chiesa viene richiesto di pregare incessantemente riguardo ad ogni aspetto del proprio mandato. Pertanto, la chiesa non può essere passiva, ne può accontentarsi meramente di soffrire. Il suo compito è di stabilire la supremazia di Cristo in ogni dominio quale Sacerdote, Profeta e Re.

Il verso 20 parla di 1600 stadi coperti dal sangue della vendetta. Questo è un simbolo per la pienezza del giudizio, cioè esteso a tutto il mondo, e a tutto il tempo nella storia. Niente che sia senza espiazione e senza perdono sfugge alla vendetta di Dio. La distanza di 1600 stadi, 4x4x100; i quattro angoli della terra moltiplicati per se stessi e poi moltiplicati per la pienezza di 10 e cioè 100, esso stesso simbolo di pienezza. Perciò il mondo nella sua interezza è coperto dalla vendetta di Dio dovunque non sia coperto col sangue propiziatorio di Cristo.

 

Note:

1 W.Boyd Carpenter, in Ellicott,Commentary,V, p.601.
2 Reinhold Niebuhr; Leaves from the Notebook of Tamed Cynic (.Chicago: Willet, Clark, & Colby, 1929);p.113
3 Carpenter in Ellicott,op. cit.,VIII, p.602.

a N.d.T. Potomac, fiume del Maryland che bagna Washington D.C..


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