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APOCALISSE 9

LE PIAGHE CONTRO BABILONIA

 

Quando l’esecutore comincia i suoi giudizi contro i falsi eredi, contro l’Egitto spirituale e la Babilonia che tiene in cattività il popolo di Dio, la reazione dei falsi eredi è un contrattacco contro i veri credenti. Ma, come acclara Apocalisse 9, anche questi attacchi sono all’interno della provvidenza di Dio e parte del suo giudizio del mondo. Così, lo stesso tentativo del mondo di distruggere la vera chiesa diventa un elemento nella distruzione della Città dell’Uomo.

In Apocalisse 9, abbiamo la quinta tromba e primo guaio, e la sesta tromba e secondo guaio. In 9:1-11, la quinta tromba e primo guaio ci viene dato un resoconto di una stella o potenza caduta dal cielo. Una grande potenza o autorità, o un governante caduto dall’autorità, è umiliato eppure gli viene data la chiave del “pozzo dell’abisso”. Questa potenza caduta, Satana, rilascia delle piaghe contro l’ordine di Dio per mezzo della propria autorità ora perversa. Lo scopo della sua azione è di corrompere gli eredi e di distruggerli. Una piaga di locuste copre la terra per cinque mesi, l’usuale durata della vita di una piaga di locuste, indicando così che il giudizio coprirà la durata di una vita, forse di una generazione. Questa piaga non può essere interpretata nei termini fisici di una piaga di locuste, né di un disastro riguardante la fornitura di cibo. Le “locuste” non hanno potere di distruggere o far del male a piante o erba o alberi. Non possono uccidere persone. Le locuste liberate da Satana colpiscono solamente “gli uomini che non avessero il sigillo di Dio sulla fronte” (9:4). Questi uomini, i falsi eredi, vengono tormentati tutta la loro vita, cosicché “cercheranno la morte, ma non la troveranno, desidereranno di morire, ma la morte fuggirà da loro (v.6). Il male realizzato da queste “locuste” è nel reame dello spirito umano. Le “locuste” escono dal fumo del pozzo, il quale oscura il sole e inquina l’aria, cioè, annuvola le autorità umane e avvelena la vita della società.

Questa piaga echeggia ambedue l’ottava piaga dell’Egitto (Es.10:4-15) e Gioele 1:2-11 e 2:2-11, ma differisce nel fatto che non solo i pii sono risparmiati ma anche la vita vegetale. In altre parole, il mondo, l’eredità del cristiano, non viene distrutto.

Normalmente, una piaga di locuste spoglia la terra lussureggiante di verde di ogni cosa che cresca e rende una ricca valle sterile e desolata. La festa diventa fame. Quando satana libera il peccato sulla terra, sperando con questo di frustrare la sottomissione dell’uomo al regno di Dio, anziché affliggere gli eredi, affligge solo i propri seguaci. Proprio come le locuste distruggono la terra, e i fumi sulfurei oscurano il sole e avvelenano l’aria, così il peccato, e le influenze demoniche riducono al nulla le ricche promesse di vita e oscurano la luce della vita. I peccatori, frustrati proprio da quelle stesse cose che portano così tante promesse, trovano le speranze della vita diventare desolazione. Al posto della voglia di vivere, una suicida volontà di morte comincia a governare la loro vita.

In 9:1-11 abbiamo un’eco di Luca 10:19. Gesù vide Satana cadere come folgore dal cielo e dichiarò “Ecco, io vi ho dato il potere di calpestare serpenti e scorpioni, e su tutta la potenza del nemico, e nulla potrà farvi del male”. Questa non è una promessa di liberazione dai pericoli, dal dolore o dalla morte, ma è chiaramente una promessa di vittoria su Satana e sul peccato. Gesù aveva dichiarato chiaramente i problemi della fede “Ora il fratello consegnerà a morte il fratello e il padre il figlio; e i figli insorgeranno contro i genitori e li faranno morire. E sarete odiati da tutti a causa del mio nome; ma chi avrà perseverato fino alla fine, sarà salvato” (Mt. 10:21s.). La promessa è chiaramente di vittoria sul peccato e di preservazione dal suo potere. In pericolo, nudità e spada, ci è detto che saremo più che vincitori.

In 9:12-21 abbiamo la sesta tromba, il secondo guaio. Qui ci viene data una simbolica collocazione geografica. Un grande esercito di cavalieri, di duecento milioni, dilaga attraversando il fiume Eufrate. Essi cavalcano così da Babilonia e dall’Assiria verso la terra promessa. Questo è chiaramente un esercito mondiale, una potenza mondiale, che avanza ostilmente verso il regno di Dio, determinata a distruggere gli eredi e consolidare così il proprio diritto sull’eredità. Il loro scopo è la distruzione degli eredi, ma invece è “la terza parte degli uomini” (cioè i falsi eredi vs.15) ad essere uccisa. I cavalli uccidono i falsi eredi, le armi della rivoluzione sociale scatenate dalla Città dell’Uomo sono distruttive del proprio benessere ed esistenza. I sopravvissuti di questo giudizio non si pentono, continuano nella loro idolatria (v.20). Il giudizio di Cristo qui non è correttivo ma, anzi è vendicativo e retributivo.

Un fatto molto ovvio compare in questo capitolo. Il fiume Eufrate formava il “limite ideale” della terra promessa (Ge. 15:18). Al di la dell’Eufrate c’erano i grandi nemici del popolo di Dio, Assiria e Babilonia. Il fiume era una grande barriera naturale, una difesa ed un punto di separazione. Quando suona la sesta tromba, la barriera scompare. In questo modo compare una caratteristica della storia cristiana. C’è un progressivo disintegrarsi della linea fisica di divisione tra la chiesa e il mondo e tra il regno di Dio ed il regno dell’uomo. Il mondo ha sempre cercato di distruggere i confini tra il popolo di Dio e se stesso, il mondo reclama il diritto totale alla terra e nega i reclami degli eredi di Cristo. Con il compromesso, la concessione, e l’invasione il mondo cerca di ridurre il regno di Dio ad una provincia conquistata. Qui, per permesso di Dio, vediamo che al mondo viene concesso di fare così, e lo vediamo come parte del giudizio di Dio sul mondo. I mali scatenati dal regno dell’uomo diventano più potenti degli uomini che li hanno scatenati. Vengono messe in movimento forze che distruggeranno i loro creatori. Non i cavalieri, ma i cavalli diventano il terrore. I mali iniziati dai falsi eredi trovano il bersaglio più vulnerabile proprio nei falsi eredi stessi. Quando la Città dell’Uomo cerca di distruggere la Città di Dio, distrugge invece se stessa. Il popolo di Dio ha un santuario (rifugio) in Cristo, ma i cittadini di Babilonia non hanno rifugio. Il tentativo della Città dell’Uomo di distruggere la Città di Dio diventa il giudizio di Dio sulla Città dell’Uomo e conduce alla volontà suicida del mondo e alla propria distruzione. In tutto questo, il vero regno, come Israele in Egitto, rimane protetto e sicuro proprio nelle mani del nemico.

Alcune note su qualcuno dei simboli di questo capitolo sono necessarie. Il re dell’abisso (v.11) è chiamato in Ebraico “Abbadon” e in Greco “Apollion” che significa Perdizione. L’effetto basilare della Perdizione è sull’esercito della Perdizione, cioè, il suo potere ordinato da Dio non può estendersi al di fuori del proprio dominio (o influenza).

Riguardo a Babilonia Ellicott ha notato:

Le due città, Babilonia e Gerusalemme sono i tipi dei due complessi di idee radicalmente diversi, due concetti della vita totalmente antagonisti, e il significato e l’importanza mistica del fiume Eufrate deve essere determinato dalla sua relazione con queste due città.

…se Babilonia è mistica e Gerusalemme è mistica, è difficile immaginare perché non dovrebbe esserlo anche l’Eufrate.

Lo scioglimento di quei quattro angeli, dunque, sembra indicare che le questioni in ballo siano divenute maggiormente distinte; che il conflitto che era stato combattuto in forme velate comincia ad assumere proporzioni più grandi ed è combattuto su questioni più chiare. Queste questioni sono state in qualche modo confuse. Lo spirito del mondo si è di soppiatto introdotto nella Chiesa, e contro lo spirito del mondo, dovunque si trovi, il suono della tromba dichiara guerra [1].

Note:

1 Ellicott, op. cit., vol. VIII, p.578s.


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