RISORSE:

Halloween: i mostri di una notte e quello di tutto l’anno

Ci preoccupiamo dei mostri che potrebbero minacciare i nostri figli una notte all’anno. Ma che cosa accade quando uno spaventoso potere idolatrico e demoniaco pretende di plasmare l’uomo intero, dalla culla alla tomba, e viene accolto come una presenza normale, rispettabile e necessaria?

Introduzione. Il mostro che ci fa paura e il mostro “addomesticato”

Ogni anno, con l’avvicinarsi del 31 ottobre, la scena si ripete: le feste in maschera a scuola, l’invito dell’amico a girare per le case a “dolcetto o scherzetto”, il film a tinte horror al cinema, il cartone animato burlone che normalizza il demoniaco in TV, le zucche nelle vetrina dei negozi o davanti i portoni del vicinato. E in tante famiglie cristiane la stessa inquietudine: mamme e papà che temono, a ragione o a torto, che dietro streghe, scheletri e zombie si nasconda qualcosa di più di un semplice gioco folkloristico. Una parte consistente del mondo evangelico nostrano denuncia senza mezzi termini i legami della ricorrenza con l’occulto ed invita a prenderne le distanze con decisione; altri, soprattutto in Nord America, rivendicano la ricorrenza come festa cristiana e la celebrano, facendone anche un’occasione di evangelizzazione.

Non vogliamo qui schierarci in questa disputa. Vogliamo fare una cosa diversa: prendere sul serio la premessa di chi denuncia Halloween e portarla fino in fondo.

La premessa è questa: Halloween sarebbe un’evocazione di idolatria demoniaca, un culto delle tenebre che si traveste da festa innocua, e per questo il cristiano dovrebbe rifiutarlo senza compromessi. Accettiamola, per un momento, così com’è. Ma accettarla impegna ad una coerenza e anzitutto ad una questione di proporzioni. Fare di zucche, scheletri e travestimenti il principale campo di battaglia contro le tenebre rischia di apparire sproporzionato e, in certi casi, persino patetico. Non perché il male, in ogni sua forma e grado, sia trascurabile; ma perché il discernimento biblico non può fermarsi alle sue rappresentazioni più vistose e scontate.

Se una notte di maschere merita tanta vigilanza, cosa merita un potere che non chiede una notte, ma tutto l’anno?

Che non si accontenta di un travestimento, ma pretende la lealtà dell’uomo intero?

Che non spaventa i bambini con un volto di cartapesta, ma ne reclama la formazione, la mente, il corpo, il futuro?

Quel potere ha un nome e lo conosciamo tutti: lo Stato.[1]

Ecco il metro che vogliamo proporre. Non confrontiamo Halloween e lo Stato (il mostro di tutto l’anno) come se fossero la stessa cosa, ma misuriamo l’uno e l’altro con lo stesso criterio: la pretesa di un’autorità che si pone al posto di Dio e domanda ciò che a Dio solo appartiene. Se il criterio vale per i mostri di una notte, vale a maggior ragione per il mostro di tutto l’anno. È un ragionamento a fortiori: se l’ombra merita vigilanza, la cosa reale ne merita di più.

Il nome biblico di questo mostro è Moloch.

Una notte di maschere; un potere pervasivo tutto l’anno.

Due mostri, un solo schema

I mostri di Halloween spaventano perché sono famelici. Il vampiro succhia il sangue. Lo zombie divora. Il fantasma tormenta. La strega incanta ed inganna. Sono figure orribili e demoniache, oscure e nemiche della luce, che minacciano la nostra vita, insidiandone la pace e l’armonia. Proprio per questo ci inducono a guardarcene con la massima attenzione. E la Scrittura stessa ci comanda di riconoscere il male.

Ma diamo uno sguardo attento anche all’altro mostro, quello senza maschera. Anche lui è famelico e la sua fame è meno appariscente ma molto più concreta. Come il vampiro, succhia: il frutto del nostro lavoro, attraverso un prelievo che non siamo liberi di rifiutare. Come lo zombie, divora: la famiglia, la comunità, le sfere di autorità che Dio ha stabilito, le libertà, la salute… oltre che milioni di bimbi nel ventre materno. Come il fantasma, perseguita: ci accompagna dalla nascita alla morte, nei registri, nei moduli, nelle scadenze, negli obblighi (è, infatti, un fantasma giuridico assai solerte e molesto). Come la strega, incanta ed inganna: parla il linguaggio della pace, della sicurezza, dell’assistenza, della protezione, della prosperità, della salvezza; e intanto si fa chiamare benefattore dalle genti che tiranneggia.

E c’è una differenza decisiva. Il mostro di Halloween lo riconosciamo subito, perché ha sembianze che ci aspettiamo. L’altro no. Il pericolo non ha sempre l’aspetto di un mostro. A volte indossa giacca e cravatta, parla il linguaggio della necessità e del bene pubblico e gode del consenso dei cittadini, dei notabili e persino dei responsabili religiosi.

L’idolo mostruoso che è diventato normale

Herbert Schlossberg affronta proprio questo problema in Idols for Destruction, a partire dal culto di Moloch a Gerusalemme:

«Gli idoli sono difficili da identificare dopo che hanno fatto parte della società per un certo periodo. Diventò “normale” per la gente di Gerusalemme adorare Moloch nel tempio, e sembrava strano che persone che si definivano profeti denunciassero questa pratica. Moloch faceva parte dello scenario religioso istituzionale, che aveva dominato il culto nazionale a memoria d’uomo. L’idolo era sostenuto da tutti i “migliori” elementi della società: dalla struttura del potere politico a quello economico e religioso. I profeti quindi denunciavano i potenti, i ricchi e i rispettabili, ma non perché ci fosse qualcosa di intrinsecamente sbagliato nell’esserlo ma perché in quella società le persone così descritte organizzavano e convalidavano un sistema di idolatria e di ingiustizia. Ecco perché la vocazione di profeta è così impopolare e così rischiosa. La chiesa contemporanea, al contrario, per la maggior parte ha fatto pace con i “migliori” di questa società. In una società in cui l’idolatria dilaga, una chiesa che non sia iconoclasta è una caricatura. Se non è contro gli idoli, ne è a favore.» [2]

Due cose meritano di essere notate. Quell’idolo mostruoso era sostenuto dagli elementi più rispettabili della società, quelli che nessuno sospettava di idolatria. E, osserva Schlossberg, la chiesa contemporanea ha per lo più fatto pace con i “migliori” del proprio tempo e con l’idolatria da loro supportata. Il profeta che ha pagato di persona questa verità si chiama Geremia, e a lui torneremo.

Che cosa vuole Moloch

Moloch non vuole soltanto i nostri figli come cittadini in un mondo neutrale: attraverso la scuola, mira a plasmarne la visione del mondo, il linguaggio, l’immaginario, i desideri, gli affetti, le lealtà e le categorie con cui leggeranno la realtà. È da questo dominio sulle menti e sulle coscienze che può poi espandersi all’intera esistenza umana: alla famiglia, al lavoro, alle risorse, alla salute, alla sicurezza economica; dall’istruzione alla sanità, dal fisco alla previdenza, ogni ambito della vita può diventare terreno di espansione per un potere che non riconosce limiti alla propria competenza né alla propria voracità da Leviatano.

La questione è radicale: chi possiede l’autorità ultima sulla vita umana? Quando il potere politico si dichiara fonte del diritto, stabilisce da solo il bene e il male e reclama sottomissione senza riconoscere una legge superiore, non siamo più davanti ad un semplice problema amministrativo, ma ad una vera e propria pretesa religiosa, e dunque davanti ad un idolo demoniaco. Un idolo che la Scrittura non tratta come una semplice idea sbagliata: dietro gli idoli, dice Paolo, ci sono i demoni. [3] Non è un caso che l’Apocalisse rappresenti i poteri che si oppongono a Dio con immagini bestiali, come vedremo più avanti.

1. Un piccolo esperimento: dal mostro di una notte al Moloch di tutto l’anno

Mettiamo il criterio alla prova con un esperimento retorico. Prendiamo un testo evangelico che condanna Halloween con grande fermezza e sostituiamo al nome della ricorrenza quello di Moloch, con qualche adattamento. Il testo, un post Facebook assai gettonato tra i credenti, è intitolato Perché i cristiani devono rifiutare Halloween, attribuito a Marianna Poerio. Nella colonna di sinistra lo riportiamo per intero e senza alterazioni; nella colonna di destra proponiamo la nostra rielaborazione, che sostituisce Halloween con Moloch e modifica alcuni passaggi.[4]

Un invito, prima di leggere. Leggete la colonna di sinistra con gli occhi di chi ne condivide lo spirito: riconoscete la preoccupazione per i figli, il senso del confine, la fermezza, il desiderio di rispettare il volere di Dio. Poi passate alla colonna di destra ed osservate dove, esattamente, il vostro assenso comincia ad incrinarsi. È proprio in quel punto che vale la pena fermarsi: ciò che ci mette a disagio suscita spesso un primo moto di rigetto, ma può anche diventare l’occasione per mettere in discussione le nostre certezze, allargare il nostro intendimento e crescere nella comprensione.

Una precisazione di metodo: non sminuiamo affatto l’intento dell’autrice, che rispettiamo, e la comparazione non pretende di dimostrare che le pratiche menzionate nel testo originale equivalgano alle azioni del potere politico. Semplicemente usiamo il suo post come uno specchio, per chiederci perché certe forme di idolatria vengano denunciate con tanta veemenza, mentre altre, più integrate nell’ordine sociale, ricevano molto meno esame critico.

Testo originale e rielaborazione

Testo originale: Halloween Rielaborazione: Moloch
Perché i cristiani devono rifiutare Halloween

Halloween: la verità occulta dietro una festa che sembra innocua.

Cari fratelli e sorelle in Cristo,

Oggi voglio parlarvi di una festa che, ogni anno, riesce a insinuarsi nelle nostre case, scuole e persino nelle nostre chiese: Halloween. Voglio essere chiara fin dall’inizio: Halloween non ha niente a che fare con il cristianesimo. È una celebrazione profondamente radicata nelle tenebre e nell’occulto, e noi come credenti dobbiamo prendere una posizione ferma contro di essa.

Perché i cristiani devono rifiutare Moloch

Moloch: la verità occulta dietro una liturgia che sembra innocua.

Cari fratelli e sorelle in Cristo,

Oggi voglio parlarvi di qualcosa che, persistentemente e insistentemente, riesce a insinuarsi nelle nostre case, scuole e persino nelle nostre chiese: Moloch. Voglio essere chiaro fin dall’inizio: Moloch non ha niente a che fare con il cristianesimo. È una liturgia profondamente radicata nelle tenebre e nell’occulto, e noi come credenti dobbiamo prendere una posizione ferma contro di essa.

1. Origini profondamente demoniache

Halloween ha le sue radici nel paganesimo, in antichi rituali celtici legati alla morte e agli spiriti maligni. Samhain, l’antico festival celtico da cui ha origine Halloween, celebrava la fine dell’estate e il momento in cui, si credeva, i confini tra il mondo dei vivi e quello dei morti si assottigliassero. Fratelli, questa non è una celebrazione innocua, è una porta spalancata verso il mondo delle tenebre.

La Bibbia ci avverte chiaramente:

Efesini 5:11: «Non partecipate alle opere infruttuose delle tenebre, piuttosto condannatele apertamente».

Non siamo chiamati a partecipare, ma a condannare!

1. Origini profondamente demoniache

Moloch è un’antica divinità associata ai sacrifici e al culto idolatrico, una figura che rappresenta il male e la corruzione spirituale. Le sue celebrazioni erano collegate a rituali che includevano sacrifici umani, in particolare di bambini, come segno di devozione. Fratelli, questa non è una liturgia civile innocua, è una porta spalancata verso il mondo delle tenebre.

La Bibbia ci avverte chiaramente:

Efesini 5:11: «Non partecipate alle opere infruttuose delle tenebre, piuttosto condannatele apertamente».

Non siamo chiamati a partecipare, ma a condannare!

2. Halloween glorifica l’occulto

Travestimenti da streghe, demoni e creature maligne, case infestate, giochi di paura: tutto questo glorifica il male! Ma la Parola di Dio è chiara: il popolo di Dio non ha nulla a che fare con l’occulto. Qualsiasi contatto con queste pratiche porta contaminazione spirituale. Come possiamo, in buona coscienza, permettere ai nostri figli di partecipare a feste che promuovono tali immagini?

Deuteronomio 18:10-12 ci avverte chiaramente: «Non si trovi in mezzo a te chi eserciti la divinazione o pratichi la magia o chi interroghi i morti».

Levitico 19:31 aggiunge: «Non vi rivolgete agli spiriti dei morti né agli indovini».

Non possiamo ignorare questi avvertimenti. Halloween è una celebrazione del male e dell’occulto, e Dio ci chiama a stare lontani da tutto ciò che è contaminato dalle tenebre.

2. Moloch glorifica l’occulto e ama la morte

Servirlo, reputarne le leggi al di sopra di quelle di Dio, cedergli i diritti legati all’istruzione dei nostri figli, mandargli le nostre vedove e i nostri orfani, lasciargli somministrare la sua pharmakia, votarlo per dargli il mandato legale di depredare e ridistribuire: tutto questo glorifica il male! Ma la Parola di Dio è chiara: il popolo di Dio non ha nulla a che fare con l’occulto. Qualsiasi contatto con queste pratiche porta contaminazione spirituale. Come possiamo, in buona coscienza, permettere ai nostri figli di crescere in una società che promuove tali immagini?

Deuteronomio 18:10-12 ci avverte chiaramente: «Non si trovi in mezzo a te chi eserciti la divinazione o pratichi la magia o chi interroghi i morti».

Levitico 19:31 aggiunge: «Non vi rivolgete agli spiriti dei morti né agli indovini».

Non possiamo ignorare questi avvertimenti. Servire Moloch è una celebrazione del male e dell’occulto, e Dio ci chiama a stare lontani da tutto ciò che è contaminato dalle tenebre.

3. Halloween celebra la morte e le tenebre

Gesù ci ha chiamati a camminare nella luce, a essere figli della luce! Halloween, al contrario, glorifica la morte, la paura e tutto ciò che è contrario alla vita abbondante che Gesù ci ha promesso. Mascherarsi da zombie, scheletri o creature demoniache è un rifiuto di questa chiamata.

1 Tessalonicesi 5:5: «Voi tutti siete figli della luce e figli del giorno; noi non siamo della notte né delle tenebre».

Giovanni 8:12: «Io sono la luce del mondo; chi mi segue non camminerà nelle tenebre, ma avrà la luce della vita».

Halloween appartiene alle tenebre, e noi siamo chiamati a rifiutarlo.

3. Moloch celebra la morte e le tenebre

Gesù ci ha chiamati a camminare nella luce, a essere figli della luce! Moloch, al contrario, glorifica la morte, la paura e tutto ciò che è contrario alla vita abbondante che Gesù ci ha promesso. Accomunarsi e supportare il governo di «zombie», «scheletri» o «creature demoniache» rappresenta un rifiuto di questa chiamata.

1 Tessalonicesi 5:5: «Voi tutti siete figli della luce e figli del giorno; noi non siamo della notte né delle tenebre».

Giovanni 8:12: «Io sono la luce del mondo; chi mi segue non camminerà nelle tenebre, ma avrà la luce della vita».

Moloch appartiene alle tenebre, e noi siamo chiamati a rifiutarlo.

4. Non possiamo mescolare la luce con le tenebre

Non possiamo, cari fratelli e sorelle, partecipare a questa festa e allo stesso tempo professare la nostra fede in Cristo. Non possiamo accettare Halloween nelle nostre case, nelle nostre chiese e nei nostri cuori. Questo è un chiaro compromesso spirituale, e la Bibbia è chiara sull’argomento.

1 Corinzi 10:21 ci avverte: «Non potete bere il calice del Signore e il calice dei demoni; non potete partecipare alla mensa del Signore e alla mensa dei demoni».

2 Corinzi 6:14-15 aggiunge: «Che rapporto c’è tra la giustizia e l’iniquità? O quale comunione tra la luce e le tenebre?»

Halloween è una festa demoniaca, e noi non possiamo mescolare ciò che è santo con ciò che è malvagio.

4. Non possiamo mescolare la luce con le tenebre

Non possiamo, cari fratelli e sorelle, partecipare a questa liturgia pubblica e allo stesso tempo professare la nostra fede in Cristo. Non possiamo accettare Moloch nelle nostre case, nelle nostre chiese e nei nostri cuori. Questo è un chiaro compromesso spirituale, e la Bibbia è chiara sull’argomento.

1 Corinzi 10:21 ci avverte: «Non potete bere il calice del Signore e il calice dei demoni; non potete partecipare alla mensa del Signore e alla mensa dei demoni».

2 Corinzi 6:14-15 aggiunge: «Che rapporto c’è tra la giustizia e l’iniquità? O quale comunione tra la luce e le tenebre?»

Moloch è una liturgia pubblica demoniaca, e noi non possiamo mescolare ciò che è santo con ciò che è malvagio.

5. Siamo chiamati alla santità e alla separazione

Siamo il popolo di Dio, chiamati a essere santi, separati dal mondo e dalle sue pratiche malvagie. Halloween non può far parte della vita di un cristiano, perché va contro ogni cosa che Dio ci ha insegnato. La nostra fede non può essere messa in pericolo per seguire le mode di questo mondo.

1 Pietro 1:15-16 ci ricorda: «Siate santi, perché io sono santo».

Romani 12:2 ci invita a non conformarci a questo mondo, ma a essere trasformati mediante il rinnovamento della nostra mente.

Halloween è una trappola spirituale e, come cristiani, dobbiamo resistere e separare le nostre vite da queste celebrazioni corrotte.

5. Siamo chiamati alla santità e alla separazione

Siamo il popolo di Dio, chiamati a essere santi, separati dal mondo e dalle sue pratiche malvagie. Moloch non può far parte della vita di un cristiano, perché va contro ogni cosa che Dio ci ha insegnato. La nostra fede non può essere messa in pericolo per seguire le mode di questo mondo.

1 Pietro 1:15-16 ci ricorda: «Siate santi, perché io sono santo».

Romani 12:2 ci invita a non conformarci a questo mondo, ma a essere trasformati mediante il rinnovamento della nostra mente.

Moloch è una trappola spirituale e, come cristiani, dobbiamo resistere e separare le nostre vite da queste liturgie corrotte.

6. Halloween è un compromesso spirituale

Partecipare ad Halloween significa aprire le porte al nemico, accogliere ciò che non ha posto nella vita di un credente. Non possiamo servire Dio e allo stesso tempo dare spazio al diavolo! Questa festa non è innocente, non è un gioco. Il diavolo vuole minimizzare il male e farlo sembrare accettabile. Halloween è una sua strategia per ingannare i credenti, specialmente i più giovani.

Efesini 6:12: «Il nostro combattimento infatti non è contro sangue e carne, ma contro i principati, contro le potestà, contro i dominatori di questo mondo di tenebre».

Non lasciamoci ingannare! Dobbiamo combattere contro le forze delle tenebre, non parteciparvi.

6. Moloch è un compromesso spirituale

Partecipare al servizio di Moloch significa aprire le porte al nemico, accogliere ciò che non ha posto nella vita di un credente. Non possiamo servire Dio e allo stesso tempo dare spazio al diavolo! Questa liturgia pubblica non è innocente, non è un gioco. Il diavolo vuole minimizzare il male e farlo sembrare accettabile. Moloch è una sua strategia per ingannare i credenti, specialmente i più giovani.

Efesini 6:12: «Il nostro combattimento infatti non è contro sangue e carne, ma contro i principati, contro le potestà, contro i dominatori di questo mondo di tenebre».

Non lasciamoci ingannare! Dobbiamo combattere contro le forze delle tenebre, non parteciparvi.

Conclusione: prendiamo una posizione ferma

Fratelli e sorelle, è tempo di prendere una posizione chiara e decisa. Halloween non deve avere spazio nelle nostre vite, nelle nostre famiglie o nelle nostre chiese. Non possiamo permettere al mondo di imporci una festa che glorifica il male, l’occulto e la morte. Dio ci chiama a essere luce in questo mondo, a rifiutare ciò che è contrario alla Sua volontà e a vivere in santità e verità.

Rifiutiamo Halloween. Scegliamo la luce. Scegliamo Cristo.

— Marianna Poerio

#holloween #NoHalloween #CristianiControHalloween #RifiutiamoHalloween #FedeNonPaura #LuceControLeTenebre #ScegliCristo #FedeESantità #NienteCompromessi #CamminareNellaLuce #StopHalloween

Conclusione: prendiamo una posizione ferma

Fratelli e sorelle, è tempo di prendere una posizione chiara e decisa. Moloch non deve avere spazio nelle nostre vite, nelle nostre famiglie o nelle nostre chiese. Non possiamo permettere al mondo di imporci una liturgia che glorifica il male, l’occulto e la morte. Dio ci chiama ad essere luce in questo mondo, a rifiutare ciò che è contrario alla Sua volontà e a vivere in santità e verità.

Rifiutiamo Moloch. Scegliamo la luce. Scegliamo Cristo Re e il Suo governo.

— Ricostruzione Cristiana

#Moloch #NoMoloch #CristianiControMoloch #RifiutiamoMoloch #FedeNonPaura #LuceControLeTenebre #ScegliCristo #FedeESantità #NienteCompromessi #CamminareNellaLuce #StopMoloch

Avete letto con assenso la colonna di sinistra. Molto bene!

Ora rileggete quella di destra. Se quel tono vi è sembrato giusto per i mostri di una notte, ma eccessivo per il potere che ci accompagna tutto l’anno, notate che la voce non è cambiata di una virgola: è cambiato il bersaglio. Stesse parole, stessa fermezza, stesso appello alla santità e alla separazione. Il criterio è uno solo e non fa sconti.

2. Che cosa dimostra, e che cosa non dimostra, il confronto

Alcuni (pochi) testi biblici citati nel post originale riguardano, in contesti precisi, la divinazione, la magia e l’interrogazione dei morti e non sono meccanicamente trasferibili alla sfera politica. Chiaro!

La provocazione è un’altra. Chi ritiene che le immagini dell’occulto possano veicolare una visione del mondo contraria a Dio dovrebbe esaminare con la stessa serietà le pretese di un potere che ambisce a determinare la visione del mondo, la formazione, l’etica, l’obbedienza, il culto, il lavoro e la condotta delle persone. Il discernimento non può fermarsi alla superficie delle rappresentazioni plastiche e culturali: deve arrivare ai principi fondamentali, alle autorità e alle istituzioni che strutturano tutta la vita collettiva.

Non ogni intervento pubblico è idolatrico e non ogni cittadino che partecipa a un sistema ne condivide consapevolmente tutte le pretese. Il criterio decisivo è la sovranità: quando un’autorità umana si attribuisce il diritto di stabilire autonomamente ciò che è bene e ciò che è male, e reclama una competenza potenzialmente illimitata sulla vita, entra in conflitto con la signoria di Dio. Una signoria che, secondo la Scrittura, non si ferma alla coscienza dell’individuo, alla famiglia cristiana e alla chiesa, ma vale anche per la pubblica piazza: per le leggi, i tribunali, le scuole, i parlamenti.

Il problema, dunque, non è che i cristiani si occupino di Halloween, né che ritengano necessario discernere ciò che è compatibile con la fede biblica da ciò che le è contrario. Il problema sorge quando controversie di questo genere finiscono per assorbire quasi interamente la loro attenzione, mentre forme di idolatria ben più radicate e pervasive continuano ad operare indisturbate, godendo di una posizione consolidata nella società e venendo troppo spesso accettate senza un adeguato esame critico, persino negli ambienti cristiani.

È giusto presidiare ogni fronte sul quale il popolo di Dio è chiamato a difendere la verità e a contrastare ciò che si oppone alla Legge di Dio. Nessun ambito della vita può essere considerato irrilevante, né alcuna forma di infedeltà può essere trascurata per convenienza o disattenzione. Tuttavia, proprio perché il combattimento della fede investe l’intera esistenza, è necessario esercitare discernimento anche nella scelta delle priorità, riconoscendo dove l’idolatria abbia messo radici più profonde, dove eserciti un’influenza più estesa e dove, di conseguenza, l’intervento dei cristiani sia più urgente e necessario. Non si tratta di abbandonare un fronte per combatterne un altro, ma di evitare che l’attenzione riservata a controversie circoscritte finisca per oscurare quelle forme di apostasia che, avendo ottenuto legittimazione culturale e istituzionale, condizionano silenziosamente intere comunità e generazioni.

3. Moloch: il nome di un’antica idolatria

Nella legge mosaica i divieti riguardanti Moloch sono severi. Levitico 18:21 proibisce di consegnare la propria discendenza a Molek; Levitico 20:1-5 prescrive pene contro chi compie questa pratica e contro la comunità che si rifiuta di intervenire.[5] Il testo biblico lega, dunque, il culto di Molek alla consegna dei figli e alla contaminazione del popolo. Non è una preferenza religiosa né una consuetudine folkloristica: è il sacrificio di ciò che appartiene a Dio ad un potere idolatrico e demoniaco.

Il dato linguistico è chiaro. Il nome ebraico Molek porta le consonanti MLK, le stesse di melek, “re”. Le vocali che lo accompagnano sono quelle di bōšet, “vergogna”: gli scribi hanno marchiato il nome di quell’idolo che pretende sovranità con il segno dell’infamia. Lo stesso intesero i traduttori greci della Settanta, che in Levitico 18:21 e 20:2-5 rendono MLK con archon (ἄρχοντι), “sovrano”. Insomma: Molek è il Re. Un re che si fa adorare esigendo come dono i figli: ecco che cosa sta dietro quel nome; ed ecco che cosa la Scrittura condanna.

Moloch: la figura, il nome e la sua pretesa.

Moloch è il potere sovrano che si fa dio e il suo culto è il culto dello Stato. Rushdoony, nel saggio Molech Worship and Baptism, scrive che il rito comportava la consacrazione del figlio al potere del sovrano o dello Stato, e, drammaticamente, aggiunge che il problema non appartiene soltanto al passato: «Abbiamo ancora oggi il culto di Moloch: la pretesa dello Stato di possedere il bambino e di comandarne la vita».[6]

Il punto è chiaro: quando il potere politico reclama per sé la proprietà ultima di figli, famiglie e società, si arroga una pretesa che non gli appartiene per nulla. I figli non sono proprietà del magistrato, né strumenti a disposizione di un apparato amministrativo: sono persone create da Dio, a sua immagine, e affidate ai genitori, chiamati a educarle sotto l’autorità della Parola.

In Can We Tithe Our Children? Rushdoony formula il principio in termini ancora più espliciti: «La prima e fondamentale premessa del paganesimo, del socialismo e del culto di Moloch è la pretesa che lo Stato possieda il bambino».[7]

Questo è il senso in cui usiamo qui il nome Moloch. L’antica divinità cananea è un’immagine teologica potente: la figura di una potestà che reclama ciò che appartiene a Dio e pretende di diventare l’autorità ultima sulla vita umana. Chi teme, dunque, il ghigno sinistro delle zucche esposte nelle vetrine dei negozi dovrebbe fermarsi a riflettere su questa ben più tremenda verità.

Ma Moloch non è soltanto un’immagine da evocare. È un luogo, una valle, una storia. E per capire come un idolo così possa convivere con la religione rispettabile, compresa la nostra e quella delle nostre chiese, dobbiamo andare a Geremia.

4. Geremia: Moloch accanto al tempio

Il lettore evangelico che teme la zucca ha una paura sincera e Geremia gli indica dove guardare. Il profeta parla ad un popolo che si ritiene fedele al Signore e che non vede più ciò che accade a pochi passi dal suo tempio.

Alle porte di Gerusalemme, a sud della città, si apriva la valle di Ben-Innom. Lì i figli di Giuda avevano costruito il Tofet, un alto luogo, per bruciare nel fuoco i propri figli e le proprie figlie: una pratica che il Signore dichiara di non aver mai comandato e che non gli era mai passata per la mente (Geremia 7:31). Non era un culto clandestino ai margini del paese. Il testo biblico ricorda che persino dei re di Giuda, come Acaz e Manasse, fecero passare i propri figli per il fuoco (2 Re 16:3; 21:6).

Il tempio sul monte, il fuoco nella valle: Geremia 7 e 19.

Ma la parte più sconvolgente non è la valle. È ciò che accadeva sul monte del tempio. Geremia riceve l’ordine di fermarsi alla porta e di parlare a chi vi entra per adorare (Geremia 7:1-2). Ciò che trova è un popolo devotissimo, che si ripete come un incantesimo: «Il tempio del Signore, il tempio del Signore, il tempio del Signore» (7:4), convinto che finché quelle pietre stanno in piedi nulla di male potrà accadere. Gente che ruba, uccide, commette adulterio, giura il falso e serve altri dèi, e poi viene a presentarsi davanti al Signore, in quella casa, e conclude di essere al sicuro, libera di continuare (7:9-10).

Mettiamo le due scene una accanto all’altra. Da una parte la liturgia, il tempio, i sacrifici, la fiducia nelle istituzioni religiose; dall’altra, a poca distanza, una tetra e mostruosa valle in cui si sacrificano bambini. Il testo non ci presenta due popoli diversi: è lo stesso popolo, con la stessa coscienza “tranquilla”. L’idolatria più mostruosa non aveva scacciato la religione rispettabile. Ci conviveva, se ne serviva e ne veniva coperta.

È esattamente la dinamica descritta da Schlossberg: l’idolo sostenuto dal potere politico, economico e religioso, diventato parte dello scenario istituzionale. E Geremia la paga di persona. Dopo il suo discorso, i sacerdoti, i profeti e tutto il popolo lo afferrano gridando che deve morire (Geremia 26:8). Non per aver attaccato un culto straniero, ma per aver toccato l’ordine costituito e la sua sicurezza.

La sentenza di Dio è severa: il luogo del sacrificio dei figli cambierà nome e sarà chiamato valle della Strage, perché diventerà il luogo del giudizio (Geremia 7:32; 19:6). Da quella valle, in ebraico Ge-Hinnom, deriva il nome Geenna, che Gesù userà per parlare del giudizio finale (Matteo 10:28). [8]

Che cosa significa, allora, che quel popolo non vedeva più la valle? Immaginiamo un abitante di Gerusalemme di quei giorni. Sale al tempio, offre i suoi sacrifici, ascolta i sacerdoti. E a pochi passi dalle mura, nella valle di Ben-Innom, si bruciano dei bambini, con la tolleranza dei capi e talvolta con la partecipazione dei re. Perché non se ne scandalizza? Non perché ignori ciò che accade: lo sa, perché lo fanno tutti attorno a lui. Non se ne scandalizza perché l’abitudine, il consenso dei capi e la copertura della religione hanno cambiato il nome alla cosa. Ciò che per un osservatore esterno sarebbe un’abominazione è diventato, per lui, paesaggio. Non vedere la valle non significa non saperne l’esistenza, ma avere smesso di riconoscerla come male.

Questo popolo, per noi, ha un volto preciso. Il popolo che sale al tempio è il cristianesimo pietista: cura con zelo il proprio culto, prega, canta, studia la Scrittura e si sente a posto. Il popolo che scende nella valle non è un altro: è lo stesso. Consegna i figli al potere che li reclama, con la scuola, con il fisco, con la sanità, con il debito e con il voto, e poi risale al tempio con la coscienza “tranquilla”. Non finge per malizia: non vede, perché quella cosa è diventata normalità. Il culto del Signore sul monte e il culto di Moloch nella valle corrono paralleli, e il secondo sopravvive perché il primo lo copre. Come Ricostruzione Cristiana ricorda spesso: il pietismo in chiesa genera sempre statalismo nella pubblica piazza.

Che cosa ha a che fare tutto questo con Halloween? Più di quanto sembri. Non sappiamo che cosa avrebbero pensato i devoti di Gerusalemme di una festa in maschera. Sappiamo però che non vedevano più la valle. Qualcuno obietterà che lo Stato moderno non brucia bambini nel fuoco. Il parallelo, però, non è nei metodi, ma nella logica. L’aborto legale e finanziato dallo Stato è certamente la forma più cruda e clamorosa della pretesa di disporre dei figli in nome dell’interesse pubblico, come pure la sottrazione dei figli alla famiglia da parte dei servizi sociali; la medicina socializzata è, invece, la forma più ordinaria, ma non meno terribile, della pretesa di farsi carico del corpo e di fissare le condizioni della vita, un compito che Dio ha affidato alla famiglia e alle comunità. Geremia 7 smonta due convinzioni consolatorie: che l’idolatria sia sempre riconoscibile dall’esterno e che la devozione del popolo la tenga lontana. Più l’idolo è rispettabile, più il tempio gli serve da copertura. La domanda, per noi, non è se ci siano mostri alla porta, ma se la nostra devozione ci abbia reso ciechi a ciò che accade nella valle.

Resta da chiedersi con quale animo si guarda al mostro vero. Su Halloween c’è chi, anche in area ricostruzionista, la pensa diversamente da noi. James B. Jordan, nel suo scritto Concerning Halloween, sostiene che il cristiano non debba avere paura della ricorrenza: Satana è già stato sconfitto da Gesù e non ha più potere sui credenti, e il modo di scacciarlo è ridicolizzarlo. Secondo lui l’immagine del diavolo rosso con le corna e la coda nasce proprio da questa derisione («nessuno pensa che il diavolo sia davvero così»), e la sconfitta del male e dei poteri demoniaci è parte del significato di Halloween. Maschere, mostri di cartapesta e zucche non sono dunque da temere ma da prendere in giro, e la festa di Ognissanti si può celebrare anche e soprattutto in chiave cristiana.[9] Non lo seguiamo in questa conclusione, e non entriamo qui nel merito della sua tesi storica. Ma gli concediamo volentieri il cuore del suo argomento: chi trema davanti alle zucche ha sbagliato bersaglio, perché il mostro di cartapesta è già sconfitto.

La Scrittura ci insegna a non temere ciò che il mondo teme, ma a riconoscere chi merita davvero il nostro timore: «Il Signore degli eserciti, lui santificate; sia lui l’oggetto del vostro timore» (Isaia 8:13). Non si tratta di negare la realtà del male, ma di rifiutare che esso determini il nostro sguardo sul mondo. Se possiamo guardare senza terrore i mostri di cartapesta, tanto più dobbiamo rifiutare di tremare davanti ai poteri umani, come se la loro pretesa di dominio fosse incontestabile.

È questa la prospettiva del Salmo 2. I re della terra si sollevano contro il Signore e il suo Unto, rivendicando la propria autonomia (vv. 2-3). Ma «Colui che siede nei cieli ride» (v. 4). Il riso di Dio non è indifferenza davanti all’ingiustizia: è la denuncia dell’impotenza di ogni pretesa di sovranità che si opponga alla sua. E il salmo non si conclude con la caduta dei re, ma con un appello rivolto loro: «Siate saggi, o re» (v. 10); «Baciate il Figlio» (v. 12). Le nazioni appartengono a Cristo (v. 8), e a lui ogni autorità è chiamata a rendere conto. La Chiesa, dunque, non è chiamata né a temere il potere come fosse invincibile né a ritirarsi dalla vita pubblica, ma ad annunciare la signoria di Cristo anche ai governanti. Il mostro di cartapesta può suscitare paura per una notte; il potere idolatrico può condizionare un’intera società. Ma nessuno dei due è sovrano. Dio non teme i re della terra: li deride, li ammonisce e li invita a baciare il Figlio. Chi ha paura dello Stato ha dimenticato chi siede nei cieli; chi lo serve come a un dio ha dimenticato chi è il vero Re.

5. La bestia e l’idolatria del potere

Il Moloch di Gerusalemme non l’avevano portato dentro dei briganti. L’avevano introdotto e protetto i re, Acaz e Manasse (2 Re 16:3; 21:6). È il potere politico che si fa promotore di un culto e lo sacralizza, e che trova un popolo, sacerdoti compresi, disposto a coprirlo. Quando questa logica giunge a compimento, Giovanni, come avevamo annunciato, le dà un altro nome: bestia. Nell’Apocalisse il potere impone un’immagine da adorare e perseguita chi rifiuta di riconoscerne le pretese.[10] La bestia non è soltanto un mostro da film (o da interprtazioni futuriste dell’Apocalisse), ma la rappresentazione profetica di un potere che si assolutizza e si oppone alla sovranità di Dio.

Il mostro di Halloween pretende una notte, una maschera, una zucca intagliata. La bestia pretende tutto l’anno e tutto l’uomo: la sua pretesa investe l’intera esistenza, famiglia, lavoro, salute, fisco, previdenza, definizione dei diritti, e anzitutto la scuola, che forma l’immaginario e le convinzioni. I genitori controllano sotto il letto durante il sonno dei propri piccoli e non il programma scolastico, e intanto la cosa vera ha già varcato la porta, con tanto di timbro.

Secondo la Scrittura, la funzione del magistrato è circoscritta: punire il male e tutelare chi opera il bene, esercitando la propria autorità sotto la legge di Dio (Romani 13). Non è il legislatore supremo dell’ordine sociale, né il proprietario delle sfere di vita che Dio ha affidato alla famiglia, alla Chiesa e alle altre istituzioni.[11] Tantomeno è un messia. Quando pretende di assorbirne le responsabilità e di stabilire autonomamente i criteri del bene e del male, oltrepassa i limiti della propria autorità e trasforma il proprio potere in una pretesa di sovranità assoluta. È così che il magistrato diventa un dio impostore: una bestia.

Rushdoony lo dice senza giri di parole in A Christian Manifesto: «La sovranità è un attributo esclusivo di Dio, non dell’uomo né dello Stato. Dio solo è Signore o Sovrano su tutte le cose: sullo Stato, sulla scuola, sulla famiglia, sulle vocazioni, sulla società e su ogni altra cosa».[12] La critica cristiana non è dunque una condanna indiscriminata di ogni magistrato, ma una misura: la legge di Dio posta come limite ad ogni autorità.

Un simile potere può anche tollerare la religione, e lasciarle perfino la libertà di tuonare contro Halloween dal pulpito, purché resti confinata nella devozione privata, un hobby spirituale per la domenica, senza mettere in discussione le leggi e le istituzioni che governano la vita quotidiana. Ma Cristo non è Signore soltanto della domenica.

Geremia e l’Apocalisse dicono la stessa cosa: l’idolo non si riconosce dal suo aspetto, ma dalla sua pretesa. Una zucca intagliata non pretende nulla; un re promotore di Moloch, o una bestia, pretendono tutto. Un idolo può essere un’immagine, ma anche un principio, un’istituzione, un ordine sociale elevato al di sopra del giudizio di Dio. Per questo la Chiesa è chiamata a smascherare, non a distruggere alla cieca: misurare ogni autorità sulla legge di Dio e dichiarare illegittima quella che pretende di starle sopra.

A questo compito si sottrae l’evangelicalismo pietista e dualista: separa il “sacro” dal “secolare”, coltiva il culto nella sfera privata e lascia la vita pubblica ad un’altra religione. Ne ha una versione colta nella Teologia dei due Regni, che con una grazia comune dilatata oltre misura e una legge naturale eretta a regola comune mette, di fatto, al posto della legge di Dio un criterio che la società trova già ragionevole. Il pericolo non è che costoro neghino il Signore: è che gli rendano culto nel tempio e lascino Moloch nella valle. Questa Chiesa veglia con la torcia sui bambini contro la strega e il vampiro, e poi li consegna ogni mattina al mostro che non vede, un mostro che non ha artigli ma orari, circolari e programmi. È la Chiesa che teme la zucca e non il potere, e che Schlossberg inchioda in una riga: se non è contro gli idoli, ne è a favore. Severissima con i mostri di una notte, indulgente con i poteri che pretendono di governare ogni giorno della nostra vita.

6. Non basta scacciare i mostri di una notte

Il punto non è convincere i cristiani a festeggiare Halloween, ma chiedere loro di riservare al mostro vero la stessa fermezza che riservano a quello di cartapesta. Ai genitori che in questi giorni si chiedono se lasciare i figli alla festa in maschera, diciamo: la domanda non è soltanto che cosa indosseranno il 31 ottobre, ma chi si impossesserà della loro mente per tutto il resto dell’anno. La Scrittura ci chiama a tornare «alla legge e alla testimonianza» (Isaia 8:20), a servire Dio come Geremia, che alla porta del tempio non tacque, con una fedeltà che non è rassegnazione, e a non confondere la rispettabilità di un’istituzione con la sua fedeltà alla giustizia. Questo significa educare i figli nella Parola, edificare chiese capaci di parlare anche della vita pubblica e ricostruire comunità responsabili, senza delegare al potere politico ciò che Dio ha affidato a noi.

Importante vegliare contro i mostri di una notte. Ma quello di tutto l’anno è già in casa.

Contro un mostro come Moloch la torcia non basta. La risposta è la legge di Dio, la famiglia, la Chiesa, una comunità capace di dire al mostro che quella porta è chiusa.

Il nostro intento ultimo è dunque uno solo: destare chi ha già riconosciuto il pericolo demoniaco delle zucche che sorridono con ghigno cattivo ai nostri figli per una notte e aiutarlo a riconoscere il pericolo, demoniaco e bestiale, del mostro di tutto l’anno, penetrato ormai fin dentro il focolare domestico. Questo articolo smaschera; non pretende di insegnare a combattere. Per una trattazione sulle strategie di una conduzione della battaglia spirituale biblicamente valida rimandiamo al manuale di Phillip G. Kayser, Il diritto divino alla resistenza, disponibile nella sezione libri del nostro sito: https://www.cristoregna.it/libri/il-diritto-divino-alla-resistenza/.[13]

Non basta scacciare i mostri di una notte d’ottobre se lasciamo indisturbato il Moloch di tutto l’anno.


Note:

1. Il termine “Stato” è una categoria greco-illuministica, quindi pagana, estranea alla Scrittura, che non conosce una simile entità. Kant e Hegel ne hanno parlato come di un dio sulla terra. Per l’origine e la natura del concetto si veda «L’idolatria dello Stato: una bestemmia travestita da filosofia». Per l’alternativa biblica si veda la nota 11.

2. Herbert Schlossberg, Idols for Destruction: Christian Faith and Its Confrontation with American Society, Nashville, Thomas Nelson, 1983, p. 254. La citazione è in traduzione italiana.

3. 1 Corinzi 10:20.

4. Passi biblici citati nel post originale e nella rielaborazione: Deuteronomio 18:10-12; Levitico 19:31; Efesini 5:11; Efesini 6:12; 1 Corinzi 10:21; 2 Corinzi 6:14-15; 1 Tessalonicesi 5:5; Giovanni 8:12; 1 Pietro 1:15-16; Romani 12:2.

5. Levitico 18:21; 20:1-5. Per la resa greca di MLK con archon (ἄρχοντι) in questi passi, si veda la Settanta, per esempio nella New English Translation of the Septuagint (NETS).

6. R. J. Rushdoony, «Molech Worship and Baptism», Chalcedon Foundation, https://chalcedon.edu/resources/articles/molech-worship-and-baptism. La citazione è tradotta in italiano.

7. R. J. Rushdoony, «Can We Tithe Our Children?», Chalcedon Foundation, https://chalcedon.edu/resources/articles/can-we-tithe-our-children.

8. Geremia 7:1-15, 30-34; 19:1-15; 26:1-11; 32:35; 2 Re 16:3; 21:6; 23:10; Matteo 10:28.

9. James B. Jordan, «Concerning Halloween», Biblical Horizons. Il riferimento riguarda la sua tesi sulle origini cristiane della ricorrenza e il suo invito a non tremare davanti al demoniaco; la sintesi qui proposta è nostra e non una citazione.

10. Cfr. Apocalisse 13.

11. Le sfere di sovranità. Usiamo il termine “Stato” perché è l’ambiente in cui siamo immersi ad imporcelo: la parola e l’entità che designa ci avvolgono, e ne subiamo le pretese usurpatrici. Prima o poi dovrà essere abbandonato, perché fa coincidere con il governo civile una super entità che gestisce il fisco, la salute, la scuola, l’economia e molto altro. Il governo civile, più precisamente la magistratura retributiva, è una sola delle sfere di sovranità che Dio ha stabilito, ciascuna con una propria autorità, un proprio compito e un proprio ambito, tutte sotto la sua Legge.

C’è anzitutto la sfera dell’individuo, che risponde a Dio della propria coscienza e della propria vocazione. C’è la famiglia, a cui Dio ha affidato i figli, la loro educazione e il loro sostentamento. C’è la Chiesa, a cui sono affidati la predicazione, i sacramenti e la disciplina. C’è il magistrato civile, la cui funzione, secondo Romani 13, è punire chi fa il male e tutelare chi opera il bene. Ci sono poi le maestranze, le arti, i mestieri, le accademie e le associazioni volontarie, che governano ciascuna il proprio campo. Nessuna sfera deriva dalle altre e nessuna è padrona delle altre, perché la sovranità appartiene a Dio solo.

Il disordine comincia quando una sfera, di solito il governo civile, assorbe le competenze delle altre e pretende di essere l’autorità ultima su ambiti al di fuori del suo raggio di azione previsto da Dio. Nell’articolo abbiamo solo lasciato intravedere l’alternativa a Moloch: un ordine in cui il potere è distribuito, limitato e responsabile davanti a Dio.

12. R. J. Rushdoony, «A Christian Manifesto», Chalcedon Report, n. 225, aprile 1984, https://chalcedon.edu/resources/articles/a-christian-manifesto.

13. Phillip G. Kayser, The Divine Right of Resistance; edizione italiana: Il diritto divino alla resistenza, https://www.cristoregna.it/libri/il-diritto-divino-alla-resistenza/.


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