
Desidererei potervi dire oggi che la chiesa del Signore Gesù Cristo sta abbracciando e adempiendo la sua vocazione primaria di restaurare giustizia ad un mondo completamente strutturato nell’ingiustizia. Non posso. E se mio sito di FB è un’indicazione, la questione centrale nel cuore del cristiano medio è ancora concentrata sul come celebrare il giorno del riposo, quale chiesa dovrebbe attendere, come si battezza, c’è un battesimo dello Spirito, e chi fu quell’uomo iniquo della seconda lettera di Paolo ai Tessalonicesi, quando sarà il Rapimento. A meno che non si parli dell’ingiustizia delle tasse eccessive, la giustizia ed il giudizio sono lontani dalla sua mente.
Eppure Salomone scrisse che
“Praticare la giustizia e l’equità è cosa più gradita all’Eterno che il sacrificio,”
e lo disse secoli prima della croce di Gesù Cristo. In altre parole, egli stava ancora vivendo al tempo dei sacrifici, del sacerdozio, delle festività religiose, ma come suo padre Davide, Salomone vide al di la della liturgia elaborata, e comandata da Dio. Egli comprese che l’espressione ultima dell’adorazione era un mondo restaurato alla giustizia e al giusto giudizio.
Giustizia più che sacrificio
In Proverbi 21:3. Dio dichiara con chiarezza che certe opere religiose sono ‘più accettevoli’ di altre, nonostante le altre fossero proprio quelle funzioni liturgiche che Egli stesso richiedeva. Anche durante il vecchio Patto, Dio desiderava giustizia più che la celebrazione di festività e più che le offerte sull’altare. Questa è una lezione importante per il nostro tempo nel quale la maggior parte delle controversie ecclesiastiche sono incentrate attorno alla liturgia, ai sacramenti o a qualche materia ecclesiocentrica. Siamo più farisei dei Farisei?
Se dobbiamo trattare con un mondo che è stabilito nella malvagità, sembra strano che la giustizia non debba essere la nostra enfasi. Eppure un molto strano pietismo ecclesiastico, un fardello del Romanismo, domina troppi uomini di chiesa col loro credere che una liturgia effettuata appropriatamente in qualche modo effettuerà dei veri cambiamenti nella società. Questa è una fede simile a quella che si trova in molte chiesa carismatiche che intrattengono riunioni di lotta spirituale nel tentativo di “distruggere le fortezze” (2 Corinzi 10:4) di una città. Essi trascurano l’ovvio significato di Paolo riguardo al “fare ogni pensiero prigione” (v. 5) come qualcosa che si ottiene attraverso la predicazione Biblica e la correzione, e si ritirano invece nelle cerimonie e nelle discipline spirituali.
Il denominazionismo ha premesse simili. È l’idea che più la chiesa istituzionale diventa visibile, maggiore sarà l’influenza sociale che può esercitare. Perciò il piantare chiese diventa un esercizio imperativo per un gruppo particolare nel quale il progresso è misurato da quante nuove congregazioni vengano piantate in un dato anno. Questo non è il tipo di visibilità che Dio richiede, poiché, come ha abilmente notato Rushdoony:
La visibilità della chiesa non è nella sua presenza istituzionale, ma nell’adempimento della sua vocazione. Quando la chiesa veramente adempie la propria vocazione, le conseguenze si manifestano nella diffusione e nell’applicazione dell’ordine della legge di Dio, in modo che ogni area di vita viene posta sotto il dominio del Dio Trino [1].
Il progresso della chiesa, o la sua crescita, dovrebbe essere misurato col declino della malvagità e la restaurazione della giustizia. Lo scopo del dominio è di restaurare una santa giustizia in modo che l’ordinamento del mondo possa dare gloria a Dio (1Corinzi 10:31). Chiese in tutti gli angoli, o una massiccia partecipazione alla liturgia, non danno evidenza di una restaurazione della giustizia. Perché? Perché con tutta la prodezza della chiesa istituzionale, il mondo rimane ingiusto:
la fede senza giustizia è morta.
Il peccatore potrà odiare la religione, ma anela alla giustizia, e la restaurazione della giustizia è un potente richiamo alla fede cristiana. Come descrive Rushdoony la richiesta di giustizia è basilare alla natura dell’uomo:
Per quanto possa odiare Dio, l’uomo caduto echeggia ancora la legge di Dio. Di conseguenza, quando l’uomo caduto, peccatore, è confrontato col male determinato dal peccato, dentro se stesso tutto grida contro di esso. La richiesta di giustizia non era meno presente in Roma, Egitto, Babilonia, Assiria e altrove di quanto non sia oggi. La richiesta di giustizia è vecchia quanto l’uomo. Come creatura di Dio l’uomo grida contro l’ingiustizia, e il suo essere anela per un giusto ordinamento come la pianta cerca il sole [2]
È quando il mondo potrà vedere un ordinamento giusto e santo tra il popolo di Dio che imparerà della superiorità della legge di Dio sopra a tutti gli altri sistemi di pensiero:
Li osserverete dunque e li metterete in pratica; poiché questa sarà la vostra sapienza e la vostra intelligenza agli occhi dei popoli, i quali, udendo parlare di tutti questi statuti, diranno: “Questa grande nazione è un popolo saggio e intelligente!” (Deuteronomio 4:6).
Ostacolo Cristiano
La giustizia è più accettevole del sacrificio. La restaurazione dell’ordine di Dio è più accettabile del discutibile faticare dell’uomo per ridefinire la dottrina della giustificazione. Perfino un bambino può comprendere che una persona è giustificata in modo che possa andare a rendere giusto il mondo. Per farlo, però, un teologo deve abbandonate la propria ossessione con la chiesa e il mondo accademico e ri-orientare se stesso all’opera del Regno.
È un serio errore considerare la teologia come un esercizio accademico. La parola teologia significa parola di Dio; comincia col presupposto che le Scritture sono la parola di Dio, e il dovere del teologo è di applicarle ad ogni area di vita e di pensiero [3].
Le scritture sono il disegno, il progetto per la giustizia e un pio ordinamento, e, nelle porzioni che parlano di giustizia, le Scritture sono schiette. Non c’è bisogno di dibattiti quando si viene all’aver cura di vedove e orfani, non c’è bisogno di fare l’analisi logica, o esaminare il tempo del verbo in quei casi.
Finché metteremo la priorità su qualsiasi altra cosa che la restaurazione della giustizia, ci troveremo a ostacolare la via di Dio. Non è che altre questioni religiose siano senza importanza: è una questione di priorità:
Guai a voi, scribi e farisei ipocriti! Perché calcolate la decima della menta dell’aneto e del comino, e trascurate le cose piú importanti della legge: il giudizio, la misericordia e la fede, queste cose bisogna praticare senza trascurare le altre. (Matteo 23:23)
Secondo nostro Signore, le “cose più importanti” (Greco barus) del giudizio, della misericordia e della fede sono “più accettevoli” del sacrificio. Questo era un doppio insulto ai Farisei, poiché prima nostro Signore aveva usato lo stesso termine “barus” (pesi pesanti e difficili) in relazione ai pesi liturgici e cerimoniali posti sopra le persone dai capi religiosi d’Israele:
Legano infatti pesi pesanti e difficili da portare [barus], e li mettono sulle spalle degli uomini; ma essi non li vogliono smuovere neppure con un dito. (Matteo 23:4)
Il vero peso pesante è la restaurazione della giustizia, non i dettagli liturgici che identificano e occupano ciascuna setta cristiana. Il Signore desidera giudizio, misericordia e fede. Senza queste, la nostra fede è senza opera, e perciò morta.
La dottrina della giustizia
Il testo Biblico è così ripieno coi soggetti della giustizia, giudizio, misericordia e rettitudine, tutti termini sinonimi, che io contendo dovrebbe avere il proprio locus, la dottrina della giustizia. Dovrebbe avere un posto nei credi e nelle confessioni ed essere promossa come la caratteristica che contraddistingue ciò che significhi edificare il Regno e glorificare Dio.
Anche il contrario è vero. Senza una dottrina della giustizia che sia praticata dal popolo di Dio, noi non facciamo avanzare il Regno. Benché i nostri sacramenti, liturgia e organizzazioni possano essere fortemente sviluppate, noi non stiamo glorificando Dio in senso completo, se non stiamo operando per la restaurazione dell’ordine di Dio. Lo stesso Israele mantenne una liturgia elaborata, ma regnava l’ingiustizia al posto della giustizia. Erano ancora un popolo colpevole e sanguinario:
Poiché le vostre mani sono contaminate di sangue e le vostre dita di iniquità; le vostre labbra proferiscono menzogna, la vostra lingua sussurra perversità. Nessuno muove causa con giustizia nessuno la difende con verità; hanno fiducia nelle parole vuote e dicono il falso, concepiscono il male e partoriscono l’iniquità. (Isaia 59: 3-4)
Molta della storia d’Israele può essere riassunta nel primo capitolo di Isaia dove Dio rigetta i suoi sacrifici, il suo sacerdozio, la sua liturgia, le sue festività religiose perché era corrotto e sanguinario. Non c’è dubbio, l’implicazione è che Israele aveva fede nel proprio ordinamento liturgico:
Smettete di portare oblazioni inutili; l’incenso, è per me un abominio; non posso sopportare i noviluni e i sabati, il convocare assemblee e l’iniquità assieme alle riunioni sacre. Io odio i vostri noviluni e le vostre feste solenni; sono un peso per me, sono stanco di sopportarle. Quando stendete le vostre mani, io nascondo i miei occhi da voi; anche se moltiplicate le preghiere, io non ascolto; le vostre mani sono piene di sangue (Isaia 1:13-15).
Dio le offrì la soluzione, ma aveva poco a che vedere con organizzazione, una nuova rivelazione, un cambio nel sacerdozio, o con qualche altro aggiustamento ecclesiastico. La soluzione era semplice e il linguaggio era modellato col riassunto tipico di Dio di ciò che il suo cuore ha sempre desiderato per il suo popolo:
Imparate a fare il bene, cercate la giustizia, soccorrete l’oppresso, rendete giustizia all’orfano, difendete la causa della vedova. (Isaia 1:17)
Per me, Isaia 1:17 è la semplice definizione di ciò che significhi cercare prima il regno di Dio e la sua Giustizia (Matteo 6:33). Meno di questo è “dominazione” non dominio. Meno di questo è una ricerca di potere.
Il digiuno secondo Dio
Mi cercano ogni giorno e desiderano conoscere le mie vie, come una nazione che pratichi la giustizia e non abbandoni la legge del suo DIO, mi chiedono dei giudizi giusti e desiderano avvicinarsi a DIO. (Isaia 58:2).
Israele pensava di poter portare a casa una risposta da Dio in ragione del loro digiuno nazionale “Perché abbiamo digiunato, e tu non l’hai visto? Perché abbiamo afflitto le nostre anime, e tu non l’hai notato?” (Isaia 58:3). Avevano scelto il digiuno sbagliato, poiché nonostante agissero come se desiderassero gli “ordinamenti della giustizia” in realtà digiunavano per liti e dispute (v. 4).
Lo scopo di Dio per il digiuno era molto più che astinenza. La dottrina della giustizia serviva quale tesi per ciò che il digiuno d’Israele doveva tipizzare:
ll digiuno di cui mi compiaccio non è forse questo: spezzare le catene della malvagità, sciogliere i legami del giogo rimandare liberi gli oppressi, spezzare ogni giogo? (Isaia 58:6)
Distruggendo la malvagità e ponendo fine all’oppressione, si sarebbero adempite le leggi di Dio concernenti il digiuno: questo sarebbe stato il risultato diretto di una giustizia stabilita. In fatti, al di la del digiuno, la legge di Dio nella sua totalità è intesa a restaurare ordine e giustizia. Israele cercava di umiliarsi col digiuno ma il risultato finale era un continuo “trascurare quelli della tua stessa carne” (v.7), cioè si nascondevano agli oppressi che vivevano tra loro. La fedeltà alla legge di Dio dovrebbe produrre l’effetto opposto. Rushdoony lo descrive così:
Il risultato dell’umiltà, e dell’obbedienza alla legge di Dio, è una moralità che è modellata da Dio, una moralità che conduce a una giustizia o rettitudine sociale e personale [4].
“Liberare l’oppresso” è al cuore del Vangelo, ed è buona novella per quelli che soffrono sotto la tirannia. Nostro Signore fu unto per “annunciare la libertà ai prigionieri” e “mettere al largo quelli che sono oppressi” (Luca 4:18) in questo senso, vera osservanza della legge è “vangelo” fino in fondo perché ha, o dovrebbe avere come obbiettivo la restaurazione della giustizia. In fatti, anche le benedizioni elencate alla fine di Isaia 58 sono ombre della visione ricostruzioni sta cristiana:
I tuoi riedificheranno le antiche rovine, e tu rialzerai le fondamenta di molte generazioni passate; cosí sarai chiamato il riparatore di brecce, il restauratore dei sentieri per abitare nel paese. (Isaia 58:12)
Come il vangelo, l’adempimento della legge porta alla liberazione dei prigionieri. Però, l’implemento della legge porta liberà fisica, non semplicemente la libertà spirituale propagandata dall’evengelicalismo. Non è sufficiente dispensare del cibo. Dobbiamo “rimproverare l’oppressore, difendere l’orfano, intercedere per la vedova.”
In questo senso, com’è espressa in modo nuovo per mezzo del vangelo è una legge di libertà, o dovrei forse dire. “la legge che porta libertà”. La legge ed il vangelo operano insieme portando sia libertà spirituale per il potere trasformante dello Spirito Santo sia libertà sociale col regno teocratico del popolo di Dio.
Giacomo e la Legge della Libertà
Parlate quindi e agite come se doveste essere giudicati dalla legge della libertà. (Giacomo 2:12)
Il passo sopracitato è in realtà la seconda volta in cui Giacomo menziona la “legge della libertà” ma in entrambi i casi l’idea è simile: la legge della libertà coinvolge il “fare”.
Ma chi esamina attentamente la legge perfetta, che è la legge della libertà, e persevera in essa, non essendo un uditore dimentichevole ma un facitore dell’opera, costui sarà beato nel suo operare. (Giacomo 1:25)
E qual è il risultato del fare della legge della libertà? È lo stabilimento della religione [5], una religione pura e senza macchia.
La religione pura e senza macchia davanti a Dio e Padre è questa: soccorrere gli orfani e le vedove nelle loro afflizioni e conservarsi puro dal mondo. (Giacomo 1:27)
Vedove e orfani sono l’esempio Biblico della necessità di giustizia, perché essi rappresentano i membri più deboli e spesso più oppressi in ogni ordinamento sociale. E poiché la tendenza di ogni società è di favorire l’oppressore, “conservarsi puro dal mondo” significa mantenere i propri abiti puri da qualsiasi parzialità.
Fratelli miei, non associate favoritismi personali alla fede del nostro Signore Gesú Cristo, il Signore della gloria. (Giacomo 2:1)
L’esempio che Giacomo fa è quello di leader di chiesa che mostrano preferenza per i visitatori ricchi nella piena consapevolezza che proprio queste stesse persone opprimono i poveri e i fedeli:
“Non ha Dio scelto i poveri del mondo, perché siano ricchi in fede ed eredi del regno?” (Giacomo 2:5)
La parzialità viola la “legge regale” “Ama il prossimo come te stesso” (v.8). La legge regale è la legge del Re, e la legge del Re è ciò che fa avanzare il suo Regno. Ma senza un’interpretazione più affinata di come amare il prossimo, i cristiani saranno ignoranti della sue applicazioni. Giacomo quindi espone nei dettagli la legge regale citando il sesto e settimo comandamento come esempi della sua applicazione diretta.
Legge e vangelo sono per la Libertà
I capi di chiesa cui Giacomo scrive avrebbero certamente potuto dichiarare di avere fede, ma il suo argomento è che la fede è inutile senza corrispondenti opere di giustizia, opere che portano giustizia:
A che giova, fratelli miei, se uno dice di aver fede ma non ha opere? Può la fede salvarlo? (Giacomo 2:14)
Non possiamo credere che Giacomo sia in contraddizione con la dottrina di Paolo della giustificazione per fede, e Rushdoony sottolinea che Giacomo non sta dismettendo la discussione teologica ma sta piuttosto indicando il risultato finale di una fede limitata:
Giacomo non è contro la teologia, ciò cui è contrario è la separazione della teologia dalla vita, la riduzione della fede a una facile “fede nella fede”, e la negazione dell’agire quale espressione della fede. La fede valida e le opere valide non possono essere separate l’una dall’altra. Come può un uomo dimostrare una valida fede senza opere? La fede è dimostrata dalle opere [6].
Questa è un’accurata descrizione del nostro tempo presente, poiché la nostra generazione ha limitato la fede al solo credere senza una corrispondente applicazione ad ogni area di vita. Crediamo nel vangelo della libertà (Luca 4:18), ma non nella legge della libertà. Siamo ansiosi di liberare anime con la predicazione del Vangelo, ma non vogliamo applicare la legge di Dio al più ampio ordinamento sociale per liberare le loro vite terrene. Abbiamo grandi servizi di culto nelle chiese e dottrine precise, ma dovunque guardiamo, siamo incatenati con ceppi statalisti.
Perciò, la fede senza le opere è morta, e le opere che Giacomo ha in mente sono la cura degli oppressi e degli impoveriti e la distruzione della malvagità imperante. Sono opere per restaurare l’ordine. In breve, sono opere di giustizia. Giacomo potrebbe essere meglio compreso ai nostri tempi se dicessimo che la fede senza giustizia è morta.
Lo stabilimento del trono di Dio e il Nostro Ardore per la Giustizia
Le opere sono fede in azione, fede manifestata [7].
Giacomo ha scritto che noi siamo nati dalla parola di verità “affinché siamo in certo modo le primizie delle sue creature” (1:18). Per quella ragione egli continua: Perciò, fratelli miei carissimi, sia ogni uomo pronto ad ascoltare, lento a parlare e lento all’ira,perché l’ira dell’uomo non promuove la giustizia di Dio. (v. 19-20)
Per mezzo di Gesù Cristo, Dio ha introdotto nel mondo una nuova umanità. Questa è una verità incredibile che dovrebbe umiliarci. Udire che Dio ci ha chiamati ad essere come primizie della sua nuova creazione dovrebbe ispirarci ad essere veloci ad ascoltare e lenti a parlare. Dobbiamo essere veloci ad udire la legge che porta libertà e imparare a parlare quella parola ad un mondo che necessita di ricostruzione. Qualsiasi cosa meno di questo non produrrà “la giustizia di Dio” e quella è ciò che dobbiamo ricercare:
Cercate prima il Regno di Dio e la sua giustizia… Matteo 6: 33
Cercare il regno e la sua giustizia è uguale a fede in azione, e fede in azione è giustizia in azione. Che siano fede, conoscenza, sapienza, o comprensione, tutti questi danno come risultato giustizia e pio giudizio:
Per conoscere sapienza e ammaestramento per intendere i detti di senno; per ricevere ammaestramento circa l’agire saggiamente, la giustizia, il giudizio e la dirittura. Proverbi 1:2-3
Il centro di ogni cosa è il trono di Dio (Apocalisse 22:1), e dal trono di Dio provengono giustizia e misericordia. Perciò, come dichiara Giacomo, la nostra fede deve condurre ad atti di misericordia, giustizia, e giudizio. Se non abbiamo passione per la restaurazione della giustizia, non possiamo dire di aver passione né per il Regno di Dio né per il suo trono:
Giustizia e diritto formano la base del tuo trono; benignità e verità vanno davanti al tuo volto. (Salmi 89:14)
Non ci sarà fine all’incremento del suo impero e pace sul trono di Davide e sul suo regno, per stabilirlo fermamente e rafforzarlo mediante il giudizio e la giustizia, ora e sempre. Questo farà lo zelo dell’Eterno degli eserciti.( Isaia 9:7)
E così Dio condanna i governanti malvagi che perpetuamente giudicano in favore degli empi contro la vedova e l’orfano. Questo è il motivo per cui Giacomo è diretto nel suo ammonimento contro il mostrare parzialità verso i ricchi; egli accusa i capi di chiesa di diventare “giudici dai ragionamenti malvagi” (Giacomo 2:4) sicuramente, Giacomo ha in mente Salmo 82:
DIO sta nell’assemblea di DIO; egli giudica in mezzo agli dèi. Fino a quando giudicherete ingiustamente e prenderete le parti degli empi? (Sela) Difendete il debole e l’orfano fate giustizia all’afflitto e al povero. Liberate il misero e il bisognoso; salvatelo dalla mano degli empi. (Salmi 82:1-4).
Dio ha voluto rovesciare l’ordine della storia introducendo una nuova creazione di governanti pii: un regno di sacerdoti (1Pietro 2:9) mediante l’avvento di suo Figlio, il Signore Gesù Cristo. Questo proposito eterno fu rivelato come un regno di salvezza e di sicurezza perché sarebbe stato stabilito sulla giustizia e sul giudizio con un Re il cui nome stesso sarebbe stato giustizia:
“Ecco, i giorni vengono”, dice l’Eterno “nei quali susciterò a Davide un germoglio giusto, che regnerà da re, prospererà, ed eserciterà il giudizio e la giustizia nella terra”. Nei suoi giorni Giuda sarà salvato e Israele dimorerà al sicuro. Questo sarà il nome con cui sarà chiamato: “L’Eterno nostra giustizia” (Geremia 23:5-6).
Giustizia e rettitudine sono grandi vocazioni da Dio, ma troppo della fede che è insegnata ha poco a che vedere con questi principi. Fino a che parleremo di più di politici e di economia piuttosto che di giustizia per le vedove e gli orfani, la nostra religione è impura, orientata al potere, e materialista.
Manchiamo di furore per quella giustizia che cerchi di rovesciare l’imperare del male nel nostro presente ordinamento sociale. Dobbiamo prima credere ed abbracciare la nostra chiamata al dominio e poi comprendere che l’obbiettivo è libertà, non potere politico. Siamo qui per raddrizzare il mondo per mezzo del potere dello Spirito Santo, la spada della predicazione del vangelo, e del deposito legislativo della legge di Dio. Noi predichiamo per liberare spiritualmente gli uomini, ma applichiamo la legge di Dio per liberarli nella storia, e la libertà di cui hanno bisogno è dall’oppressione di governanti malvagi.
I vostri occhi sono fiamme di fuoco?
Cristo cavalca il cavallo bianco nella storia per conquistare (Apocalisse 6:2), e la raffigurazione del libro di Apocalisse vuole incoraggiarci a conquistare nel suo nome. Se volete comprendere il tipo di “attitudine” che dovete avere riguardo al vostro ruolo nella storia, vi lascio questa descrizione senza compromessi dell’attitudine e dell’agire di Colui che chiamate Signore:
Poi vidi il cielo aperto, ed ecco un cavallo bianco, e colui che lo cavalcava si chiama il Fedele e il Verace; ed egli giudica e guerreggia con giustizia. I suoi occhi erano come fiamma di fuoco e sul suo capo vi erano molti diademi, e aveva un nome scritto che nessuno conosce se non lui; era vestito di una veste intrisa nel sangue, e il suo nome si chiama: “La Parola di Dio”. E gli eserciti che sono nel cielo lo seguivano su cavalli bianchi, vestiti di lino finissimo, bianco e puro. Dalla sua bocca usciva una spada acuta per colpire con essa le nazioni; egli governerà con uno scettro di ferro ed egli stesso pigerà il tino del vino della furente ira di Dio onnipotente. E sulla sua veste e sulla coscia portava scritto un nome: IL RE DEI RE e IL SIGNORE DEI SIGNORI. Riv. 19.11-16
Egli colpisce le nazioni perché sono ingiuste, e ci provvede la fede affinché possiamo stabilire la sua giustizia. Porre il centro dell’attenzione troppo sull’ecclesiale e sul liturgico, senza una corrispondente enfasi sulla giustizia, conduce ad una fede morta. Siamo come un corpo morto senza lo spirito:
Infatti, come il corpo senza lo spirito è morto, così anche la fede senza le opere è morta. (Giacomo 2:26)
Passiamo dunque veramente dalla morte alla vita, poiché la nostra vita e il nostro spirito si trovano nelle nostre opere di giustizia. Il presente ordine mondiale ha bisogno della potenza della sua resurrezione (Filippesi 3:10), poiché il salario dei suoi peccati ha portato morte (Romani 6:23). Se la fede senza le opere (giustizia) è morta, allora dunque, la fede con la giustizia è vita.
Note:
1 R. J. Rushdoony: The Foundations of Social Order. Studies in the Creeds and Councils of the Early Church. Vallecito, Ca: Ross House Books, 1998; p. 151-152.
2 R. J. Rushdoony: Salvation and Godly Rule (Vallecito, Ca. ross House Books, 2001) p. 156.
3 R. J. Rushdoony: Systematic Theology in Two Volumes (Vallecito, Ca. Ross House Books, 1994) XV.
4 R. J. Rushdoony: Hebrews, James and Jude” (Vallecito, Ca. Ross House Books, 2001), p. 156
5 Christopher J. Ortiz: The Establishment of Religion; in Faith for All of Life, Sept. Oct. 2009.
6 Rushdoony: Hebrews, James and Jude, p. 164
7 Ibidem, p. 165
Tr. G.M. 2011-03-12 “Faith Without Justice is Dead” Christopher Ortiz, faith For All Life; Nov/Dec Issue 2009