“…e una, santa, chiesa locale” una risposta alla valutazione del pastore Castellina.
Ringrazio il Pastore Paolo Castellina (da qui in poi PC) per aver preso interesse per questo opuscolo e averne pubblicato una valutazione sul suo portale. Comparire su Tempo di Riforma è un privilegio e ambita pubblicità. La sua valutazione, è dettagliatamente articolata, capitolo per capitolo, in 59 pagine, metà pagine dell’opuscolo in oggetto; ne consiglio la lettura comparata col testo dell’opuscolo che valuta. Riconosce molti meriti e manifesta altrettante criticità con un atteggiamento “equilibrato” e “costruttivo” come è nel carattere di PC e nel solco del suo ministero pastorale di una vita.
Rispondere singolarmente a tutte le criticità che riscontra sarebbe troppo lungo e ripetitivo per cui risponderò alle sue domande di carattere generale. Se sollecitato risponderò anche alle criticità espresse nel corpo della valutazione quando queste non abbiano già risposta in quanto segue. Prima di procedere a dare risposte alle “questioni su cui riflettere” proposte da PC trovo necessario fare alcune premesse.
L’Introduzione è stata negletta, probabilmente ritenuta non meritevole di attenzione ma è necessario precisare che l’opuscolo dichiaratamente non ha la pretesa di essere esaustivo in materia di ecclesiologia; nasce da una diatriba tra il pastore battista Jeff Durbin e l’autore, Bojidar Marinov di orientamento più pentecostale/presbiteriano e riguarda un aspetto dell’ecclesiologia battista: l’obbligatorietà dell’appartenenza alla chiesa locale. La tesi dell’opuscolo è questa:
Ciò che sostengo in questo articolo è che la citazione mostra una teologia particolare, peculiare dei battisti, che molti hanno adottato per inerzia e che è diventata il paradigma dominante nelle chiese riformate moderne, ma anche che pochi si sono fermati a considerare i presupposti su cui si fonda o le conclusioni che ne derivano. La London Confession (come vedremo) porta avanti un’ecclesiologia che nel mondo riformato è stata introdotta solo di recente; si basa su un’ideologia fallace e si è dimostrata distruttiva per le chiese riformate.
Malgrado questa differenza specifica, ambedue, Jeff Durbin e Bojidar Marinov sono teonomisti e ricostruzionisti per cui alcune criticità sollevate da PC (ad es. separazione tra chiesa e stato o che tipo di chiesa propone) sono tali solo per lui, nell’opuscolo sono sottintese. Su questi argomenti, ecclesiologia e rapporto chiesa-stato, PC è dichiaratamente più aderente alla teologia classica battista che a quella effettivamente “riformata” della prima ora. Inoltre elude completamente il discorso filosofico pre-teologico del latente paganesimo nella fascinazione per la collettività (p. 43).
Nella valutazione di PC la parola “disciplina” ricorre 31 volte dimostrando la nota preoccupazione battista per questo aspetto della vita ecclesiale. Nell’opuscolo del Marinov la questione della disciplina è trattata nel capitolo 12 più esaustivamente che altri argomenti e in quel capitolo l’A dimostra che è affidata alla chiesa, tuttavia PC passa con nonchalance dalla descrizione di chiesa della WCF che la vede composta da tutti coloro che nel mondo professano la vera religione; e dai loro figli … a quella Battista che vede la chiesa prendere corpo ed esister solo nell’esistenza di autorità al suo interno e che in questioni di disciplina diventano “la chiesa”.
Un’altra espressione che compare sovente nella valutazione di PC è “riformata classica” (17 volte). Ora, il Marinov ha dimostrato in modo convincente come la visione riformata classica sia altra ma questo non ha convinto il caro PC che sembra vederla più attraverso lenti battiste. L’appunto principale che muove al Marinov è che “Reagisce a un abuso reale, ma lo fa con una forza tale da oltrepassare spesso il punto di equilibrio”.
Io penso che il Marinov sia stato anche troppo moderato. La London Baptist Confession of Faith (di qui in poi LBCF) è un falso teologico e un falso in atto pubblico. In atto pubblico perché è un mix di dottrine incompatibili tra loro adattato e adottato non perché credute tutte, ma al “fine di essere tollerati dal governo e dalle altre confessioni religiose” (Studi di teologia N° 2, 1989, p. 114). Falso teologico perché pur confessando diversamente, vede la chiesa visibile come costituita di soli credenti (LBCF 26.2 cfr. WCF 25.2. Vedi Sdt 2, 1989 p. 108) e di qui è comprensibile la preoccupazione per la disciplina. Ancora, falso teologico perché vede nell’Alleanza la separazione a salvezza mentre nella teologia riformata classica la salvezza è determinata dall’elezione, l’Alleanza è al massimo, ma non necessariamente, propedeutica. (Se uno vuole leggere tra le righe, questa mia opinione riguardo a differenze nella sovranità di Dio in salvezza è concessa perfino su Std, op. cit. p. 123. cfr. WCF 10.1 “Tutti ed essi soltanto” (che PC omette nella sua traduzione della WCF come fa la LBCF). A questo scopo sarà sufficiente paragonare l’articolo 7. 1 della Confessione di Fede di Westminster (di qui in poi WCF) che indica come l’Alleanza sia lo strumento di relazione tra Dio e ogni essere umano e la più ambigua LBCF 7. 1 che vede l’Alleanza come il mezzo per “conseguire la ricompensa della vita”. Questo errore teologico ha ricadute di grande portata in quanto rende conto per le differenze di veduta riguardo al battesimo infanti/credenti; ma significa anche che i Comandamenti e le leggi giudiziarie di Dio sono per tutto il genere umano anche politicamente, cosa che seguendo Calvino e il suo dualismo aristotelico/tomista PC nega. Forse sono uscito dallo scopo precipuo di questo scritto ma quest’ultima considerazione risponde ai dubbi che PC esprime sul rapporto chiesa stato: quelli di Marinov e i miei sono chiarissimi.
Un’ulteriore osservazione su questo errore teologico: pur confessando correttamente l’unità del metodo di salvezza in ambedue i testamenti in LBCF 7.3 i battisti inseriscono nell’Alleanza un cuneo (Pietro Bolognesi: “Due alleanze” Ifed-Amartiologia p. 124s riassumibili in legge contrapposta a promessa) su cui nel tempo hanno battuto per dividerla completamente ottenendo così, malgrado lo negherebbero, due metodi di salvezza, l’osservanza della legge nell’Antico Testamento e la grazia nel Nuovo Testamento. La Bibbia presenta sempre solo la salvezza per grazia mediante la fede di tutti gli eletti per l’opera efficace dello Spirito santo in ambedue le dispensazioni dell’unico patto.
Un’altra osservazione sulla valutazione di PC è che non è trinitaria quanto sarebbe auspicabile. Lo “Spirito” compare solo tre volte ed è sostituito o fatto confluire in ordine, strutture, autorità, “disciplina” ecc. Il Marinov ha una visione dell’opera di Dio nell’individuo (e per ricaduta sulle sue istituzioni) che riconosce maggior credito ( e fiducia) nell’opera dello Spirito santo. Non trascura l’utilità della chiesa però trova che dovrebbe essere limitata e finalizzata all’edificazione e alla maturazione. Probabilmente PC direbbe che lo Spirito opera mediante queste strutture, autorità, ecc, ma non sembra che sia pronto ad ammettere che lo Spirito operi nei singoli credenti portandoli indipendentemente a maturità e responsabilità: per PC i credenti avranno bisogno di tutori per tutta la vita.
Ancora: PC dice che il Marinov enfatizza alcune parti e ne trascura volutamente altre. È vero, il lettore giudicherà da sé. Lo stesso vale per PC perché trascura la teologia riformata classica presbiteriana presentata dai vari Hodge, Turretini, Rutheford, Ryle, Bullinger, Melantone, Owen, Thornwell, Dabney, Baxter per chiamare arbitrariamente “teologia riformata classica” quella sua personale che è a fasi alterne Calviniana – anche quando Calvino erra – e l’attuale empio connubio teologico tra il mondo presbiteriano degradato (ad es. Westminster west- Escondido Theology) e i gruppi battisti che tra l’altro è tutto quello che confessionalmente abbiamo in Italia. Sembra inoltre trascurare la gravità dell’affermazione di Hodge (p. 27): “La dottrina secondo cui un uomo diventa figlio di Dio ed erede della vita eterna mediante l’appartenenza a una qualsiasi società esterna, sovverte le fondamenta stesse del vangelo e introduce un nuovo metodo di salvezza”. (Prima lettura ai Corinzi capitolo 3).
Un’ultima osservazione: PC denuncia l’impostazione teonomica come ideologia che influenza la visione del Marinov. Non in modo denigratorio perché non è il suo stile ma come fosse una novità recente, trascurabile e pericolosamente radicale nel panorama riformato da lui considerato “classico”. Ho da poco pubblicato una porzione di un libro di Johannes Piscator, contemporaneo di Calvino e suo amico e collaboratore. La sua bibliografia eguaglia in quantità quella di Calvino ma non è stata tradotta dal latino, probabilmente perché appartiene all’ala teonomica perdente della Riforma sebbene a suo tempo abbia ricevuto l’approvazione di uomini come Bucero, Pietro Martire Vermigli, Musculus e Beza e successivamente abbia influenzato profondamente uomini come Rutheford, Gillespie e altri Covenanter e Puritani. Ala perdente perché il dualismo di Calvino in politica è più affine all’uomo peccatore e al compiacimento dei governanti della visione teonomica e per questi motivi ha avuto la meglio. Piscator era teonomista nel 1500. Nel panorama riformato classico la teonomia non è una novità da trattare e accantonare come periferica. La novità è la dottrina battista dell’obbligo di appartenenza alla chiesa locale.
Qui sotto in corsivo, in calce alle questioni sollevate da PC alcune osservazioni/risposte. Faccio queste tre premesse affinché le risposte non sembrino troppo impertinenti: 1. A fronte di queste due affermazioni di Gesù: “(Voi)Cercate prima il regno di Dio …” (Mt. 6:33) e “Su questa pietra io edificherò la mia chiesa” (Mt. 16:18) sono chiamato a cercare prima il regno di Dio e la sua giustizia o l’edificazione della chiesa? 2. Le chiese che conosco e che sono vicine a me geograficamente corrispondono alle caratteristiche di temporaneità dei ministeri suggerite da Marinov a p. 80, e favoriscono l’impegno dei suoi membri nell’avanzamento del regno e della sua giustizia in tutte le sfere di vita? 3. Sono veramente sempre reformande?
Ecco una serie di domande di riflessione teologica e pastorale, formulate per accompagnare una lettura matura dell’opera: non per confermare semplicemente un entusiasmo, né per liquidarla con facilità, ma per spingere a un discernimento più profondo, biblico e spiritualmente responsabile.
Anzitutto, sul piano personale:
D. Quando mi sento attratto dalle tesi di Marinov, sto reagendo a una reale convinzione biblica, oppure a esperienze negative vissute nella Chiesa?
R. Purtroppo non si escludono a vicenda; sul piano personale la convinzione biblica può crescere (come un muscolo o come una neoplasia) di pari passo con le esperienze negative vissute nella chiesa.
D. Le mie eventuali difficoltà con l’autorità ecclesiale derivano da abusi reali, oppure anche da una mia resistenza interiore a essere corretto o guidato?
R. È una domanda onesta. Ciascuno risponderà per se stesso. Ma non deve essere o-o. Spesso le due cose non sono separate. La mia esperienza personale con 5 chiese assai diverse tra loro nel raggio di 100 chilometri è stata negativa. Inoltre, PC non concede mai spazio alla possibilità che la correzione debba essere amministrata all’autorità ecclesiale (Chi scomunica gli scomunicatori? p. 99.) Personalmente, in un caso c’è effettivamente stata resistenza a essere guidato: ho rifiutato di essere corretto (rieducato) nella visione pattizia ed ecclesiale battista perché non l’ho ritenuta coerente col dato scritturale.
D. In che modo distinguo, nella mia esperienza, tra libertà cristiana e indipendenza personale?
R. Questa non è una domanda posta onestammente: la libertà cristiana è anche libertà personale (non necessariamente indipendenza in accezione negativa). Quando saremo davanti al tribunale di Cristo non potremo dire: “così faceva la chiesa.”
Sul piano ecclesiologico:
D. Se riduco il ruolo della chiesa locale, come posso vivere concretamente la comunione cristiana in modo stabile e responsabile?
R. L’opuscolo non vuole ridurlo, vuole orientarlo. Vivo la comunione cristiana partecipando a tutte quelle attività che sono di comune edificazione o di evangelizzazione dei perduti, ma non a riti misterici ripetitivi e inutili. Ma come ha constatato il Marinov, la realtà è che “non è permesso andare in chiesa solo per la convivialità” (p. 88). C’è da precisare che il Marinov non dice mai che sia sbagliato appartenere ad una chiesa locale né che sia un peccato fare con essa un patto di fedeltà: dice che è sbagliato che sia reso obbligatorio.
D. Senza una forma riconoscibile di appartenenza, come si esercitano realmente la cura pastorale e la disciplina?
R. La cura pastorale è spesso reciproca. Non tutte le chiese hanno tutti i ministeri quindi non tutte le chiese hanno necessariamente un pastore. Gli eretici se ne vanno da soli (1 Gv. 2:19). Casi gravi di disciplina sono trattati dalla chiesa intera, non necessariamente dagli anziani (1 Corinzi [5] è scritto alla chiesa). Che PC ritenga che la chiesa non sia in grado di farlo dice molto sulla (s)fiducia che il ministero di pastori e dottori possa effettivamente formare uomini maturi.
D. Chi ha l’autorità di correggere un errore dottrinale o morale, se l’autorità ecclesiale viene fortemente relativizzata? Il modello di Chiesa che emerge dalle critiche di Marinov è realmente praticabile nel tempo, oppure rischia di restare teorico?
R. Di nuovo, la chiesa intera secondo Matteo 18. L’alternativa ecclesiocratica è che le chiavi le abbia Pietro, quindi forse i suoi successori apostolici? Per imposizione delle mani? In una ininterrotta catena fatta risalire a Pietro? La storia che l’ufficio delle chiavi sia l’autorità di scomunicare è convincente biblicamente o una forzatura del testo? (WCF 30.2) cfr. Mt. 16:19 e Mt. 18:18. Non è che a restare teorico sia il modello ideale di PC? PC è sottomesso a degli anziani?
Sul piano biblico e teologico:
D. Sto leggendo l’intero insegnamento della Scrittura sulla Chiesa, oppure privilegio solo quei testi che confermano una certa visione?
R. Domanda onesta. Sì, forse privilegio quei testi che confermano una certa visione, come fece Lutero quando privilegiò quei testi che confermavano la salvezza per sola grazia a scapito della necessità delle opere a conferma della fede. Sentì di doverlo fare per non mettere a repentaglio la sua intera opera nel momento storico decisivo.
D. Come tengo insieme, nella mia teologia, il sacerdozio universale dei credenti e il ministero ordinato?
R. Il ministero ordinato ha autorità di servire non di signoreggiare per cui i credenti lo accetteranno volentieri nella misura in cui le persone ordinate posseggono i requisiti richiesti in Timoteo e Tito e sono servitori. In caso contrario meglio non avere ministeri ordinati.
D. In che modo interpreto testi come “ubbidite ai vostri conduttori” senza cadere né nell’autoritarismo né nel rifiuto dell’autorità?
R. C’è un solo testo, Ebrei 13 ed è trattato a p.60. Vedi risposta sopra.
D. La mia visione della Chiesa è più influenzata da reazioni contemporanee o da una lettura complessiva della rivelazione biblica?
R. Chiediamo a Lutero? O a Hus? Con che chiesa ebbero a che fare, con quella complessiva della rivelazione biblica o con quella loro contemporanea?
Sul piano storico:
D. La mia idea di Chiesa tiene conto dello sviluppo storico legittimo delle forme ecclesiali, oppure idealizza un modello primitivo semplificato?
R. È forse lo sviluppo storico stesso a legittimare le diverse forme ecclesiali o sono soggette a scrutinio in base alla rivelazione? Le stesse Confessioni di fede, sono forse documenti perfetti o sono state redatte sotto lo stress del loro momento storico? Quanto al modello primitivo, esso fu pieno di problemi, mi aspetto che nei secoli la chiesa ne abbia superato molti e mi aspetto per fede che l’aspetto magisteriale vada scemando e tutti conoscano il Signore (p. 77). Il mio già e non ancora concerne anche la chiesa ed è un già e non ancora che si aspetta progressione, non staticità. Le recenti osservazioni di Perks e Wadsworth su chiesa e culto, come sono state recepite da PC?
D. In che modo la tradizione riformata ha cercato di mantenere l’equilibrio tra libertà e ordine, e perché?
R. La tradizione riformata non dovrebbe fare testo. La Riforma ha riformato le dottrine della grazia non la chiesa. Al posto di un papa a Roma ha messo un papa in ogni chiesa locale. “New Presbyter is but Old Priest writ large” Milton. La prima chiesa non ha cercato di mantenere equilibri, li ha messi sottosopra (Atti 17:6).
D. Le critiche di Marinov alla storia della Chiesa sono selettive o tengono conto della complessità reale?
R. Sono realistiche. E io ribadisco: falso in atto pubblico e falso teologico. Nella complessità reale i primi cristiani andarono ai leoni, i battisti bruciarono incenso allo stato.
Sul piano spirituale e pastorale:
D. Sto cercando una Chiesa perfetta o sto imparando a vivere fedelmente in una Chiesa imperfetta?
R. Questa è il solito mantra, una domanda trita e ritrita e disonesta e tende a instillare sensi di colpa. Ogni situazione è diversa. Paolo si affaticava per presentarla immacolata, senza ruga e senza macchia, perché l’obbiettivo dei credenti dovrebbe essere inferiore oggi? Paolo si rivolge anche “a quanti siamo perfetti…”, la perfezione non è più un obiettivo? Perché non si prende in considerazione che la chiesa possa essere diventata qualcosa di diverso da ciò che doveva essere? Quando una chiesa deve essere abbandonata?
D. Ho sviluppato una teologia della pazienza, oltre che della riforma?
R. Dopo 500 anni di pazienza l’unica cosa che si è ripresentata nel mondo riformato (la teonomia) è stata cassata. Nessuna pazienza, nessuna riforma. La chiamata è all’esodo. La chiesa è di Dio, deciderà Lui. L’esodo è già in atto e i tentativi di fermarlo, però senza riformare la chiesa, sono evidenti nei numeri e sui social.
D. In che misura sono disposto non solo a criticare la Chiesa, ma anche a servire, costruire e sopportare le sue debolezze?
R. Nella misura in cui la parola di Dio in mano all’ultimo dei credenti vale di più dell’errore del consiglio di chiesa. O dovranno le debolezze avere la meglio? Sono disposto a servire, costruire e sopportare nella misura in cui si sta andando nella giusta direzione.
D. Il mio ideale ecclesiale mi rende più umile e caritatevole, oppure più critico e distaccato?
R. Ambedue a seconda dei casi, con i disprezzatori della teonomia, critico e distaccato, con chi cammina nella stessa direzione, umile e caritatevole perché anche al nostro interno ci sono comunque sfumature e velocità diverse che meritano cura e attenzione.
Sul piano culturale e “radicale”:
D. Che cosa significa davvero “radicalismo” cristiano: distruggere strutture esistenti o riformarle dall’interno?
R. Come ha insegnato il Perks, il Signore non ha mai operato riforme, solo esodi. (La Bibbia ne registra alcune durante il periodo dei Re ma sono state brevi e inconcludenti) Nessuna chiesa si lascia riformare dall’interno. E tantomeno si lascia distruggere dall’interno, usa la disciplina per far sopravvivere il sistema. Si stanno distruggendo da sole. Bisogna esodare e costruire ex novo partendo da chiese domestiche.
D. Il mio desiderio di cambiamento è accompagnato da sapienza e discernimento, oppure da impazienza?
R. Pierre Courthial (che PC continua a rifiutare di leggere) nel suo “Un nuovo giorno di piccoli inizi”, ha dimostrato nei capitoli 7 e 8 che alla Riforma manca la Teonomia. Sono trascorsi 500 anni, perché contrapporre sapienza e discernimento a impazienza? Sapienza e discernimento non possono desiderare ardentemente la cosa giusta in fede?
D. La visione trasformativa della fede che accolgo è realistica e incarnata, oppure tende a essere idealistica?
R. Dipende dalla premesse. Vedi risposta a domanda successiva.
D. Sto confondendo il Regno di Dio con un progetto storico pienamente realizzabile nel presente?
R. Questa è la solita accusa di propendere per un già realizzato e non un già in divenire. È realizzabile nel tempo e nella storia, non pienamente perché questo avverrà al ritorno del Signore quando il peccato, la morte e satana saranno eliminati, ma secondo le promesse contenute nella Bibbia, per esempio Isaia 2:2-4; 11; 56:4-8; 65:17-25; Apocalisse 21-22, ecc. è un progetto storico che Dio sta realizzando e che vedrà la realizzazione prima del ritorno di Cristo per il Giudizio Universale. Chi mette in dubbio la sua realizzabilità sono proprio gli Amillennialisti non-teonomisti. Dio ha dato la sua legge che deve essere applicata anche in ambito civile per eliminare il male e favorire il bene. Chi non vuole che la legge di Dio sia anche la legge dello stato è pessimista riguardo la realizzazione storica del Regno perché ha rifiutato lo strumento decretato da Dio per realizzarla.
Infine, una domanda decisiva, che raccoglie tutte le altre:
D. La visione della Chiesa che sto maturando mi rende più fedele a Cristo nel concreto – nella comunione, nella sottomissione reciproca, nella perseveranza – oppure mi allontana progressivamente da una vita ecclesiale visibile, stabile e responsabile?
R. È una domanda onesta che non tiene conto della situazione storica e geografica e che rivela la convinzione che la fedeltà a Cristo si esplichi solo nella chiesa locale. Sì, mi rende più fedele a Cristo nel concreto – nella comunione e sottomissione reciproca, stabile e responsabile per ora solo con alcuni credenti sparsi ma mi allontana da una vita ecclesiale visibile con le chiese che esistono in Italia. Quelle non confessionali sono escluse perché la mia esperienza è che hanno una confessione non scritta che si manifesta proprio nel momento cruciale che porterà alla “disciplina”; quelle confessionali battiste sono altrettanto escluse perché in Italia non mi sottometterò mai più ad una chiesa nella quale il consiglio di chiesa non può essere “disciplinato” se erra ma può “disciplinare” me se divento un moscerino nell’occhio dell’anziano. Quelle confessionali presbiteriane, oltre che lontane geograficamente, sotto la maschera sono battiste e aderenti alla teologia dei 2 regni. Non parteciperei per ambedue i motivi e loro non mi vorrebbero per ambedue i motivi.
Giorgio Modolo