
| Karl Marx, apostolo del male, e Charles Spurgeon, il «Principe dei predicatori», furono evangelisti con messaggi che non avrebbero potuto essere più diversi — e vissero nella stessa città nello stesso periodo. |
Il mio prossimo libro (dopo questo) sarà incentrato su due uomini le cui tombe ho visitato in passato svariate volte. Il primo si trova nella zona nord di Londra, nel cimitero di Highgate. Tra le cinquantatremila tombe che vi si trovano, si incontrano alcuni personaggi illustri: tra di loro spiccano Michael Faraday, inventore del motore elettrico, e Adam Worth, la persona reale cui si ispirò Sir Arthur Conan Doyle nelle storie di Sherlock Holmes per il malvagio personaggio Moriarty. Ma la tomba più famosa di tutte è, di fatto, un monumento: quello a Karl Marx.
Sebbene fosse prussiano, Marx visse a Londra gli ultimi trentaquattro anni della sua vita. Là perfezionò la sua ideologia radicale e secolare e produsse Das Kapital, sguinzagliando nel mondo idee che ne hanno devastato una metà e che oggi minacciano di rovinare pure sull’altra.
La seconda tomba si trova invece nel sud di Londra, nel cimitero di West Norwood. Tra le quarantaduemila tombe che vi si trovano, anche qui si incontrano quelle di alcuni uomini illustri: Paul Julius Baron von Reuter, fondatore dell’organizzazione giornalistica globale che porta il suo nome, e Hiram Maxim, inventore della prima mitragliatrice portatile completamente automatica, sono sepolti qui.
Forse ancora più illustre di entrambi è la tomba di Charles Haddon Spurgeon. Definito il «Principe dei predicatori», Spurgeon fu l’equivalente britannico ottocentesco di Billy Graham[1]. Fu il pastore di quella che era allora presumibilmente la più grande congregazione ecclesiale del mondo.
Trovo straordinario che Karl Marx (1818-1883) e Charles Spurgeon (1834-1892) abbiano vissuto e lavorato nella stessa città e nello stesso periodo storico. Entrambi furono, in un certo senso, evangelisti che si contendevano le anime degli uomini con le loro visioni contrapposte dell’umanità. Inoltre, entrambi raggiunsero l’apice della propria influenza nello stesso periodo storico. Mentre Marx predicava la salvezza attraverso una rivoluzione sanguinosa, Spurgeon, dall’altra parte della città, predicava la salvezza attraverso il sangue e la grazia di Gesù Cristo.
La Londra di Marx e Spurgeon era il centro del governo mondiale e di idee destinate a definire un’epoca. Con i missionari della regina Vittoria incaricati di civilizzare il mondo e con i suoi ministri, ed eserciti e marina incaricati di governarlo, l’Impero britannico si trovava al suo apice, tanto che letteralmente il sole non tramontava mai su di esso. Che si trattasse di David Livingstone alla ricerca della sorgente del Nilo o di Charles Darwin intento a scrivere L’origine delle specie per mezzo della selezione naturale, la Gran Bretagna era all’avanguardia in tutto ciò che veniva considerato progresso.
Ma la Gran Bretagna di quell’epoca era anche sconvolta dai problemi tipici di un cambiamento sociale di proporzioni enormi. Tanto che vi aleggiava un’aria di rivoluzione a guisa di una minacciosa tempesta che si staglia all’orizzonte, pronta a travolgere questo pacifico regno, proprio come era periodicamente accaduto sul continente a partire dalla Rivoluzione francese del 1789.
La nazione insulare si trovava nel pieno della fase più brutale della Rivoluzione industriale, che portò a corredo una particolare forma di degradazione umana. I poveri delle città si ammassavano nei quartieri miserabili popolando i romanzi di Charles Dickens. Le leggi contro il lavoro minorile erano ancora agli albori, il fumo nero delle fabbriche impestava l’aria e la polvere di carbone riempiva i polmoni.
Fu in questa atmosfera esplosiva che entrò in scena Karl Marx. L’uomo dalla barba così selvaggia che, se fosse nato un secolo dopo, avrebbe potuto finire sulla copertina di un album dei Kansas, aveva la rivoluzione in mente quando si trasferì da Parigi a Londra nel 1849. Naturalmente, la rivoluzione era sempre stata nei suoi pensieri. Marx aveva cercato il rovesciamento dei governi di tutta Europa e, nel caos che seguì il 1848, fu costretto a fuggire dal continente. Una volta a Londra, Marx trascorreva le sue giornate al British Museum preparando il suo magnum opus, Das Kapital, una critica del capitalismo tanto voluminosa da poter riempire una voragine nell’asfalto.
Benché si presentasse come uno studioso, Marx era più che altro un dilettante, uno che si cimentava nell’attività accademica senza il rigore necessario. Uno studioso che si dica veramente tale parte da una tesi provvisoria e lascia che siano i fatti a determinare le sue conclusioni. In altre parole, è impegnato nella ricerca della verità. Ma in netto contrasto con questo metodo, Marx — come i media «woke», le politiche «woke» e il mondo accademico «woke» — partiva da una conclusione preconfezionata lavorando a ritroso per giustificarla in ogni modo, incurante dei fatti palesi che la smentissero.
«Il comunismo, invece, abolisce le verità eterne» — dichiarò apertamente nel Manifesto del Partito Comunista (1848) — «… abolisce la religione, la morale, invece di trasformarle…»[2]
In un altro passo di quel piccolo e pericoloso libro scrive:
Soppressione della famiglia! … La famiglia borghese viene naturalmente meno col venir meno del suo complemento, e l’una e l’altro scompariranno con la scomparsa del capitale… I bei discorsi borghesi sulla famiglia e sull’educazione, sul rapporto intimo fra genitori e figli, diventano tanto più nauseanti quanto più, in conseguenza della grande industria, viene spezzato per i proletari ogni legame di famiglia, e i figli vengono trasformati in semplici articoli di commercio e strumenti di lavoro.[3]
Proprio come il Mein Kampf (1925) costituiva una dichiarazione esplicita delle intenzioni di Hitler nel caso fosse riuscito a conquistare il potere, allo stesso modo il Manifesto del Partito Comunista esponeva con chiarezza gli obiettivi dei comunisti (cioè dei socialisti) nel caso giungessero al potere. Poi non dite di non essere stati avvertiti! (Lo stesso vale per Black Lives Matter, dove tutto questo è riformulato, in termini più indiretti, sul loro sito web.)
Pigro com’era (come d’altronde tutti i socialisti di ogni epoca), Marx non si faceva scrupoli ad accettare elargizioni in denaro da ricchi capitalisti e allo stesso tempo criticare il modo in cui avevano accumulato la loro ricchezza, senza che la cosa lo disturbasse minimamente. (Black Lives Matter, un’organizzazione marxista, ha ricevuto quasi 2 miliardi di dollari in contributi da grandi aziende.) A quanto risulta, Marx era allergico al lavoro, non ha mai mantenuto un impiego stabile e, pur denunciando continuamente i mali dell’industria capitalistica, non esiste alcuna prova che abbia mai visitato una fabbrica nel corso della sua misera vita. Sua madre se ne lamentava addolorata, dicendo che avrebbe desiderato che suo figlio «accumulasse capitale invece di limitarsi a scriverne».
Nello spirito di altri aspiranti rivoluzionari, prima e dopo di lui, Marx era un manicheo che divideva il mondo in due schieramenti: la Rivoluzione e i suoi nemici. In pratica, questi coincidevano semplicemente con coloro che concordavano con questo intransigente prussiano e con coloro che ne dissentivano. I primi erano considerati intelligenti e illuminati; i secondi venivano bersagliati con invettive razziste e antisemite: Marx definì una volta un suo avversario «un negro ebreo». Potete immaginarvi quanto avesse potuto trovarsi a suo agio Marx nell’odierna «cancel culture» di Twitter[4]! Egli considerava il capitalismo un veleno inflitto all’umanità dagli ebrei e li odiava per questo: a quanto pare l’antisemitismo gli era del tutto naturale. Leggere le lettere personali o gli scritti pubblicati di Marx significa imbattersi in una mente livorosa e malvagia, che celava un profondo odio dietro quella che lui — e altri — presentavano come una nobile visione dell’umanità.
Altro che visione nobile!
Quella nobile visione della dignità umana e della salvezza trovò invece espressione nella predicazione di Charles Haddon Spurgeon, che irruppe sulla scena londinese nel 1853. Spurgeon aveva appena vent’anni quando fu nominato pastore della congregazione della New Park Street Chapel, nella zona centro-meridionale di Londra. Ben presto i suoi messaggi, sinceri e appassionati, attirarono folle immense, tanto da rendere necessario trasferire le riunioni nel più grande luogo pubblico di Londra, la Royal Surrey Gardens Music Hall. Una lettera pubblicata sul The Times descrive quella che sarebbe diventata una scena abituale per i tre decenni successivi:
Immaginate una congregazione di diecimila anime che affluisce nella sala, riempiendo le gallerie… Il signor Spurgeon salì sul pulpito. Al brusio, al frastuono e al calpestio della folla subentrò un fremito sommesso e concentrato, un mormorio di devozione che sembrò attraversare all’istante, come una corrente elettrica, il petto di ogni persona presente; e con quella catena magnetica il predicatore ci tenne avvinti per circa due ore. Non è mio intento riassumere il suo sermone. Basti dire della sua voce che la sua forza e la sua potenza erano sufficienti a raggiungere ogni persona di quella vasta assemblea; del suo linguaggio, che non era né ampolloso né dimesso; del suo stile, che talvolta era familiare, talvolta declamatorio, ma sempre efficace e spesso eloquente; della sua dottrina, tale che né il «calvinista» né il «battista» occupavano la prima linea della battaglia che il signor Spurgeon combatteva, con inflessibile ostilità e con le armi del Vangelo, contro l’incredulità, la vuota religiosità, l’ipocrisia, l’orgoglio e quei peccati segreti del cuore che così facilmente assalgono l’uomo nella vita quotidiana; e, per riassumere tutto in una sola parola, basti dire dell’uomo stesso che egli vi infondeva una perfetta convinzione della propria sincerità.
La sua popolarità era tale che nel 1857, su richiesta della regina Vittoria, il ventitreenne Spurgeon entusiasmò una folla di ventiquattromila persone al Crystal Palace con un sermone sul primo giorno della creazione.
Sebbene non vi sia alcuna prova che Marx e Spurgeon si siano mai incontrati, è quasi certo che fossero a conoscenza l’uno dell’altro[5] e del carattere inconciliabile dei rispettivi messaggi. Entrambi raggiunsero la fama già durante la loro vita e, se negli anni Cinquanta e Sessanta dell’Ottocento la notorietà di Spurgeon oscurava quella di Marx, il messaggio di salvezza secolare di quest’ultimo acquistò crescente rilievo dopo la pubblicazione del primo volume di Das Kapital nel 1867 e viemaggiormente dopo il fallimento della Comune di Parigi nel 1871. Ed è proprio in questo periodo successivo alla Comune di Parigi che Spurgeon comincia a prendere in considerazione la filosofia di Marx, se non proprio dell’uomo stesso.
Sarebbe sbagliato affermare — come fanno molti predicatori — che occuparsi di questioni politiche esuli dalle competenze dei ministri di culto, i quali poi non sostengono simili tesi riguardo ad altri ambiti della vita. In ogni caso, Spurgeon certamente non era d’accordo con questa idea. Il cristianesimo non è semplicemente un accessorio della vita di un uomo; esso piuttosto deve definirla. Di conseguenza, le convinzioni politiche di un uomo non sono altro che la manifestazione esteriore delle convinzioni del suo cuore. Il socialismo — e Spurgeon lo sapeva bene — è molto più di una questione economica o politica. È una questione spirituale, se non altro perché nega l’esistenza stessa dello spirituale. È, come ho scritto altrove, ateismo mascherato da filosofia politica.

Ma è nel periodo successivo al 1871 che egli parla del socialismo con maggiore frequenza e con un senso d’urgenza più marcato. In un sermone sul Salmo 118, nel giugno del 1878, Spurgeon fece alla sua congregazione questa cauta previsione:
Il razionalismo tedesco, ormai maturato in socialismo, potrebbe ancora contaminare la massa dell’umanità e indurla a sovvertire le fondamenta della società. Allora i «principi avanzati» daranno libero sfogo ai loro eccessi e il libero pensiero [cioè l’ateismo] si abbandonerà ai vizi e al sangue che, anni fa, furono le insegne dell’«età della ragione». Non dico che andrà così, ma non mi stupirei se accadesse, perché principi mortiferi sono all’opera e certi ministri li stanno diffondendo.
In un sermone su Isaia 66, nell’aprile del 1889, Spurgeon, rendendosi conto che molti avevano confuso il Vangelo di Gesù Cristo con la sua scadente imitazione secolare proclamata da Marx e dai suoi seguaci, tuonò dal pulpito:
Per molti anni, mediante le grandi e antiche verità del Vangelo, i peccatori sono stati convertiti, i santi edificati e il mondo ha saputo che c’è un Dio in Israele. Ma queste cose sono ormai troppo antiquate per l’attuale razza colta di esseri superiori! Essi intendono rigenerare il mondo mediante il socialismo democratico e instaurare un regno per Cristo senza la nuova nascita e senza il perdono dei peccati. Eppure il Signore non si è privato dei settemila che non hanno piegato il ginocchio davanti a Baal…
Il vangelo degli ultimi tempi non è il Vangelo mediante il quale siamo stati salvati. A me sembra un groviglio di sogni in continuo mutamento. È, per ammissione dei suoi stessi inventori, il prodotto della nostra epoca: la mostruosa creatura partorita da un tanto decantato «progresso», la schiuma che trabocca dal calderone della presunzione. Non è stato dato dall’infallibile rivelazione di Dio — e neppure pretende di esserlo. Non è divino: non ha alle sue spalle alcuna Scrittura ispirata. Quando sfiora la Croce, ne è nemico! Quando parla di Colui che vi morì sopra, è un amico ingannevole. Schernisce ripetutamente la verità dell’espiazione sostitutiva; si adira al solo menzionare il prezioso sangue. Molti pulpiti, dai quali un tempo Cristo era innalzato in tutta la gloria della sua morte espiatrice, oggi sono profanati da uomini che deridono la giustificazione per fede. Di fatto, oggi gli uomini non devono più essere salvati mediante la fede, ma mediante il dubbio. Coloro che amano la Chiesa di Dio hanno il cuore appesantito, perché i maestri del popolo lo conducono nell’errore. Anche dal punto di vista della nazione, gli uomini lungimiranti vedono motivo di seria preoccupazione.
Il riferimento al piegare le ginocchia appare straordinariamente profetico alla luce degli avvenimenti del nostro tempo. Occorre però osservare dove Spurgeon colloca la responsabilità dello stato delle cose. Come Francis Schaeffer[6] un secolo più tardi, egli la attribuisce senza esitazione agli uomini della sua stessa vocazione. Come se volesse assalire l’eresia destinata a infettare i pulpiti del mondo occidentale, Spurgeon si rivolge direttamente al clima politico. In effetti, se esistevano limiti entro i quali, come uomo di chiesa, avrebbe dovuto rimanere, egli si rifiutava di riconoscerli. Come un auriga nel Circo Massimo, egli sferzava gli agili cavalli che trainavano il Vangelo da lui predicato attraverso ogni ambito dell’attività umana, specialmente in quelli che pretendevano di innalzarsi al di sopra di Dio, come certamente fa il socialismo.

Per questa ragione Spurgeon combatté Marx e le sue idee proprio come l’apostolo Giovanni si era un tempo opposto a Cerinto e Agostino aveva impiegato il suo formidabile intelletto per affrontare Pelagio.
«Grandi progetti di socialismo sono stati sperimentati e si sono dimostrati fallimentari», tuonò Spurgeon in un altro sermone. «Vogliamo piuttosto lo sguardo alla rigenerazione operata dal Figlio di Dio, e non guarderemo invano.»

Secondo lo storico russo Orlando Figes, quando Das Kapital di Marx fu autorizzato alla pubblicazione in Russia da censori che proibivano quasi ogni altra forma di espressione politica, le idee contenute nel libro si diffusero in un vuoto ideologico. In Gran Bretagna, invece, quelle stesse idee furono — giustamente — sottoposte a critiche devastanti da parte di coloro che le vedevano per ciò che realmente erano. In questo senso, il cristianesimo costituì un baluardo contro la barbarie che ha accompagnato il marxismo ovunque — ovunque — esso sia stato messo in pratica.
Oggi la battaglia continua, ma il campo di battaglia si è esteso al mondo intero. Il marxismo continua a trasformarsi, cambiando forma lungo il cammino e mascherandosi, fino a presentarsi ai nostri giorni sotto le spoglie della parità razziale e della cosiddetta «giustizia sociale».
Il Vangelo, invece, è rimasto sorprendentemente immutato. La sua capacità di trasformare le società è uno dei benefici più sottovalutati della fede cristiana. Alla trasformazione interiore dell’individuo corrisponde una trasformazione esteriore della società. È ciò che io definisco «l’effetto della grazia» (The Grace Effect).
Nessun inganno è stato perpetrato contro così tante persone e per così tanto tempo quanto la menzogna secondo cui il socialismo, una volta adottato, riorganizzerà la società sul modello di una perfetta utopia sociale. Soluzioni politiche di questo genere hanno sempre fallito, e questa non può vantare altro che una storia di fallimenti catastrofici.
Come Spurgeon espresse con tanta eloquenza:
«Tentare la rigenerazione di una nazione senza la rigenerazione delle singole persone è come sognare di costruire una casa senza mattoni.»
Larry Alex Taunton è autore, commentatore culturale e editorialista freelance che collabora con USA TODAY , Fox News , First Things , The Atlantic , CNN e The American Spectator .
[1] Billy Graham (1918-2018): è stato un evangelista evangelicale statunitense, tra i più celebri predicatori del XX secolo. Attraverso le sue grandi campagne evangelistiche (crusades) raggiunse milioni di persone in tutto il mondo e divenne una figura di grande influenza nel mondo evangelicale americano. Talmente estesa è stata la sua influenza che il TG1 della RAI dedicò alla sua morte un ampio servizio.
[2] Manifesto del partito comunista, Traduzione e Introduzione di Domenico Losurdo, Editori Laterza, Roma-Bari: 2005, p. 35.
[3] Ibid. p. 31. Il significato preciso di “complemento” (Komplement) è discusso. Marx sembra riferirsi al rapporto sociale che accompagna e rende possibile la famiglia borghese all’interno del sistema capitalistico; non al capitale stesso, che viene infatti indicato come condizione generale da cui dipendono entrambe le realtà.
[4] NdT L’autore scrive nel 2020, in pieno delirio pandemico, con X che si chiamava ancora Twitter, e che attuava una spietata censura politicamente corretta.
[5] NdT Di sicuro ne era a conoscenza il complice di Marx, Friedrich Engels, che disprezzava Spurgeon.
[7] Manifesto del partito comunista, ibid. p. 41..