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IL PECCATO E IL VANGELO

 

Genesi 3: 4-5

Allora il serpente disse alla donna: “Voi non morrete affatto; ma Dio sa che nel giorno in cui ne mangerete, gli occhi vostri si apriranno e sarete come Dio, conoscendo(decidendo da voi stessi) il bene e il male”.

 

In tutti gli anni in cui avete frequentato chiese evangeliche, quante volte avete sentito una predicazione sul peccato originale da questo brano della Bibbia?

 

Troppo spesso l’enfasi della chiesa è stato posto eccessivamente ed esclusivamente su peccati particolari. Fino ad un certo punto questo è dettato da necessità pratiche. Il pastore e gli anziani devono trattare con i peccati attuali di membri di chiesa, i quali possono essere una varietà di azioni: irresponsabilità, pettegolezzi, adulterio, mormorii, maldicenze e così via. È necessario predicare contro tali peccati. Nel farlo, però, si perde di vista il peccato nella sua essenza, si trascura il principio del peccato. Il nuovo “convertito” entra così nella chiesa pentendosi di un peccato particolare ma evitando di venire a termini con la propria essenziale empietà, con la propria anomia. Questa persona può essere disgustato col proprio peccato o peccati particolari senza affrontare per nulla il fatto del proprio principio del peccato, il proprio desiderio di essere il proprio dio e di determinare da se ciò che è bene e ciò che è male. Ho letto di un uomo che fu apparentemente convertito negli strascichi di una terribile crisi personale creata dal suo adulterio. La sua reazione ai suoi svariati e prolungati atti di adulterio fu: “È stato un disastro”; e in effetti era stato proprio così. Egli scoprì che era una strada molto più saggia decidere di ‘onorare’ il matrimonio, essere fedele alla propria moglie, e mantenere intatto il proprio capitale in crescita, il Cristianesimo soddisfaceva in pieno i suoi ragionamenti. Era il modo di vivere pratico e sicuro, ed egli si credette di essere un convertito al cristianesimo evangelico. In breve, egli si era completamente pentito del suo peccato particolare (l’adulterio), ma non aveva affrontato il fatto del principio del peccato. Aveva abbandonato l’adulterio per poter rimanere in controllo della propria vita, delle proprie ricchezze, dei propri figli e della propria moglie. Il principio del peccato in lui non era stato colpito ma solo il suoi atti prolungati ed infine pubblici di un peccato particolare: l’adulterio.

 

Spero di aver fatto il punto. Una seria debolezza della predicazione è sempre stata la mancanza di trattare col principio del peccato come ci è presentato in Genesi 3:1-5. Nella Bibbia incontriamo due diverse parole che esprimono il concetto di peccato/i: anomia, spesso tradotta empietà e amartia, peccato. L’anomia, essere senza legge, esprime bene la condizione umana dopo la caduta: l’uomo vuole vivere senza rendere conto alla legge di Dio, vuole essere legge a se stesso, sta andando in un’altra direzione. Amartia significa mancare il bersaglio, ma questo può avvenire anche se si è scoccata la freccia nella giusta direzione. Anomia rappresenta il principio del peccato, amartia le varie azioni di peccato.

 

 

IL PECCATO COME RELIGIONE

 

La creazione di Dio non è più la buona creazione di Dio. Quando si riflette su se stessi e sulla realtà che ci circonda, a volte perfino sulla propria famiglia, ci si rende conto che c’è come una sfasatura tra ciò che vediamo e ciò che dovrebbe essere. C’è come un disagio che non sembra facile eliminare, un’indignazione che suscita sentimenti di rivolta e di paura. È il tema del peccato e della perdizione dell’uomo davanti a Dio e della perdita di giustizia nelle relazioni umane. Spesso, poiché siamo peccatori, la colpa è degli altri. Cos’è questa cosa che rovina tutto che la Bibbia chiama peccato e come è entrato nel mondo?

Dio nel giardino stava mettendo l’uomo alla prova per farlo arrivare attraverso l’ubbidienza di fede ad una maturità morale cha sarebbe diventata permanente. Se ubbidiva a Dio avrebbe conosciuto o scelto la differenza tra il bene ed il male in odo positivo perché avrebbe dimostrato di aver scelto di credere per fede che è bene ciò che Dio dice che è bene e che è male ciò che Dio dice che è male. Se avesse disubbidito avrebbe introdotto una rottura tra lui ed il Creatore che sarebbe culminata con la morte in questo modo avrebbe conosciuto la differenza tra il bene ed il male in modo negativo.

Nel Giardino Dio stava insegnando ad Adamo ed Eva il senso religioso della vita, cioè il fatto che Egli aveva creato l’uomo per avere comunione con Lui, e questa comunione sarebbe stata fonte di  vita e di benedizione se l’uomo avesse creduto a ciò che Dio diceva, vale a dire se avesse avuto fede in Dio.

 

Il peccato è un fatto religioso.

Al cuore del peccato c’è uno scopo religioso. In Genesi 3:1-5 questo è esplicitamente dichiarato:  Ora il serpente era il più astuto di tutte le fiere dei campi che l’Eterno DIO aveva fatto, e disse alla donna: «Ha DIO veramente detto: “Non mangiate di tutti gli alberi del giardino?». E la donna rispose al serpente: «Del frutto degli alberi del giardino ne possiamo mangiare; ma del frutto dell’albero che è in mezzo al giardino DIO ha detto: “Non ne mangiate e non lo toccate, altrimenti morirete». Allora il serpente disse alla donna: «voi non morrete affatto; ma DIO sa che nel giorno che ne mangerete, gli occhi vostri si apriranno e sarete come DIO, conoscendo il bene e il male». Il cuore del piano del tentatore e la nuova fede era il diritto di ogni uomo di essere il proprio dio “sarete come Dio perché conoscerete (o discernerete autonomente) il bene e il male.

 

IL DIAVOLO COME SALVATORE

 

In questo scenario entra il diavolo. Il nocciolo della proposta del tentatore e la nuova fede era il diritto di ogni uomo di essere il proprio dio “sarete come Dio perché conoscerete (o discernerete da voi stessi) il bene e il male.

Spostando la questione dal piano morale a quello magico (ovvero metafisico che è quello che fanno gli Gnostici e purtroppo molti evangelici) il diavolo dice, parafrasando il racconto di Genesi: “Uomo, guarda che tu non sei una creatura finita, tu racchiudi in te stesso infinite possibilità di sviluppo e di crescita una delle quali è diventare come Dio. Ma Dio lo sa ed  è egoista e vuole rimanere Dio lui solo, per questo ti ha proibito di mangiare dell’albero, perché nel momento in cui ne mangerai, non morirai, ma  anche tu diventerai come Lui. Ma io sono il tuo Salvatore (Lucifero-portatore di luce) che ti ho invece rivelato la verità, vedi tu cosa vuoi fare, se  credere a questo bugiardo egoista e rimanere sempre creatura al servizio di Dio o se vuoi invece credere a me e sviluppare le tue potenzialità e scegliere indipendentemente il tuo futuro”. Che cosa in sostanza ha accettato Adamo come sua nuova fede? Che obbedire a Dio significava rimanere in una vita sotto di lui senza poter sviluppare le proprie potenzialità, quindi obbedire a Dio significava in un certo senso scegliere la morte, mentre ascoltare satana significava scegliere la vita. Inteso dunque in questo modo, secondo la Bibbia, il peccato, cioè la fede nella promessa di satana, è la forza motrice dell’uomo caduto nel peccato, è quell’energia che sottende e che da la forza ad ogni sua intrapresa.

 

IL PECCATO AFFERMAZIONE DI VITA

 

Il peccato è un atto religioso, è l’affermazione di un altro modo di vivere. Il peccato religioso, il peccato per sentirsi liberi, autonomi, indipendenti è un fatto giornaliero. Già nel 1929 uno studio dimostrò che la maggior parte delle donne sposate che commettevano adulterio lo facevano non per amore o per maggior piacere, ma per affermare il principio della libertà coniugale, per affermare cioè la propria autonomia. I rivoluzionari della sessualità sottolineano che la vita, il vivere richiede la fornicazione, l’adulterio ed una varietà di perversioni. Dicono che chi non pecca sessualmente “ha paura di vivere”. Simili affermazioni si fanno anche tra i giovani riguardo all’assunzione di droghe. Riguardo alla disobbedienza ai genitori e alle autorità rappresentate dagli insegnanti, dai vigili e dalla polizia, dalla legge. Ma ogni invito a rompere, scassinare, rubare, distruggere, violentare viene esortato da “Ma di cosa hai paura, hai paura di vivere?” Il peccato viene eguagliato alla vita e alla libertà. Il voler affermare la propria persona a qualsiasi costo e contro qualsiasi legge, il motto degli anni 60 “voglio essere me” oggi giunto a maturazione non era altro che una dichiarazione che il peccato doveva essere il modo di vivere, tutto ciò che è nel mondo, la concupiscenza della carne, la concupiscenza degli occhi e l’orgoglio della vita (I Gv.2:16), sono la vita e quelli voglio perseguire. Questa è la fede che domina totalmente la vita dell’uomo caduto ed è la presupposizione che sottende tutto il suo modo di ragionare. Il risultato è che la vita ha un falso centro. Invece di Dio è l’uomo. Con questo modo di pensare l’universo diventa centrato sull’uomo. La vita è buona se ho ciò che voglio, salute, denaro, marito, moglie, o figli, posizione, carriera, prestigio, divertimento, indipendenza, autonomia o qualsiasi altra cosa il cuore dell’uomo possa desiderare. La vita è cattiva, se sono frustrato nei miei desideri di realizzare ognuna di queste cose.

In questa maniera ciò che rattrista, addolora o rende infelici la maggior parte delle persone non è il peccato ma l’impossibilità di realizzare il proprio peccato. Abbiamo un falso centro. Ora, se non ci rendiamo conto che questo è il nostro problema anche avvicinandoci alla  vera fede resteremo intrappolati in questo modo di pensare. Se la mia definizione dei miei bisogni è lo standard della mia felicità, avere o non avere queste cose sarà anche lo standard con cui misuro la bontà  e la giustizia di Dio.

Ci sono svariati inviti a vivere nella Bibbia

Giuseppe, invitando i suoi fratelli all’obbedienza dice loro : “Fate questo e vivrete” (Ge. 42:18) e Dio ripetutamente fa dichiarazioni simili nella legge e nei profeti.

Geremia 27:12 Ezechiele 18:32 « infatti non provo alcun piacere nella morte di chi muore», dice il Signore, l’Eterno.” «Convertitevi dunque e vivrete». Amos 5:4

Romani 8:13  Perché se vivete secondo la carne voi morrete; ma se per mezzo dello Spirito fate morire le opere del corpo, voi vivrete. “Fate questo e vivrete” dice Dio nella Bibbia.

L’invito a peccare, dal giardino dell’Eden fino ad oggi è un invito similare. Fai questo e avrai maggior vita. Il peccato è quindi considerato un’affermazione di vita, mentre l’osservare la legge di Dio è considerato un’affermazione di morte.

 

LE CONSEGUENZE DELLA SCELTA

 

Tragicamente, Genesi 3:6 “E la donna vide che l’albero era buono da mangiare, che era piacevole agli occhi e che l’albero era desiderabile per rendere uno intelligente; ed ella prese del suo frutto, ne mangiò e ne diede anche a suo marito che era con lei, ed egli ne mangiò”.

Quello che Giovanni nel suo Vangelo chiama “il mondo” è una società umana costruita intorno alla fede nella bugia di satana, è quel mondo che mostra questa sfasatura tra ciò che dovrebbe essere e ciò che è. Un mondo che suscita indignazione e paura. Un mondo dove l’odio ha sostituito l’amore.

Con l’odio nel cuore diciamo: ma che Dio è quel Dio che ci manderebbe tutti all’inferno per una mela?! Il fatto è che non si tratta di una mela, e ognuno di noi nel suo intimo sa che il peccato di Adamo, il peccato di voler essere indipendenti ed autonomi da colui che l’ha Creato è dentro di se e che è il motore della sua propria vita. Questo peccato ‘originale’ non può essere trattato con un po’ di acqua(santa), Cattolica o Battista che sia.

IL PECCATO E LA CROCE

La realtà del peccato e la sua conoscenza illustrano il profondo sconvolgimento che ha avuto luogo nella realtà creata, ma la Scrittura non è interessata al peccato in quanto tale, ma ad esso all’interno della storia della salvezza. Bisogna quindi considerarlo in rapporto alla croce di Cristo. La croce appare il più solenne spettacolo di tutta la storia, uno spettacolo senza paralleli, unico, irripetibile. Essa è ‘mors turpissima crucis’. Dio che muore di una morte ignominiosa al posto di colui che viene salvato. È lo scandalo più mostruoso, il messaggio più efficace di tutta la storia. 2 Corinzi 5:21 “Poiché egli ha fatto essere peccato per noi colui che non ha conosciuto peccato, affinché noi potessimo diventare giustizia di Dio in lui”.

 

Un errore serio e fondamentale che ha infettato allo stesso modo il pensiero cristiano e non  è che il peccato possa essere perdonato. Per peccato qui intendo il principio del peccato, quello spiegato fin qui. (Ge 3:5), la resistenza dell’uomo a Dio ed il suo insistere a voler essere il proprio dio. Il peccato inteso con questo principio di indipendenza ed autonomia non può essere perdonato. Poiché è ereditario, ed è come una malattia che infetta tutto il corpo non può essere trattato col perdono. Ha bisogno in qualche modo di essere sradicato, o in qualche modo almeno superato nella costituzione di un uomo nuovo. I frutti che sono l’espressione del peccato hanno bisogno di perdono, ma la radice deve essere trattata con un altro metodo. Questa radice è il focolaio dell’infezione.

 

LA NUOVA CREAZIONE

 

La croce è la soluzione di Dio per questo uomo non più utilizzabile com’è. L’idea viene molto bene espressa in Geremia col passo del vasaio Geremia 18 “Alzati e scendi alla casa del vasaio, e là ti farò udire le mie parole». Allora io scesi alla casa del vasaio, ed ecco, egli stava facendo un lavoro alla ruota. Ma il vaso che stava facendo con l’argilla si guastò nelle mani del vasaio. Così, cominciando da capo, egli fece con essa un altro vaso, come parve bene agli occhi del vasaio”. Il primo Adamo, un uomo, una razza, si è irrimediabilmente guastato, Dio prende la carne di lui e con essa, con lo stesso materiale, attraverso il terribile sacrificio della croce trasforma e ricrea un uomo perfetto: Gesù, e una razza di persone capaci di obbedire, fedeli, leali, i Cristiani, quelli che dimorano in Lui. Quando Giovanni parla di essere in Lui significa questo, essere la nuova razza che esce dalla croce.

Dovunque nella Bibbia si parli di un peccato che viene perdonato parla di un peccato particolare o di peccati plurale. Per il peccato in se stesso, per la radice del peccato l’uomo deve morire anziché che essere perdonato. Devo morire in Cristo come peccatore che vive nei termini del principio del peccato, devo lasciare lì, sotto la sua croce il peccato originale, la mia volontà di essere il dio della mia vita, il mio vecchio uomo deve morire con lui  e vengo risorto con lui una nuova creazione.

Romani 6:1-11 Che diremo dunque? Rimarremo nel peccato, affinché abbondi la grazia? Niente affatto! Noi che siamo morti al peccato, come vivremo ancora in esso? Ignorate voi, che noi tutti che siamo stati battezzati in Gesú Cristo, siamo stati battezzati nella sua morte? Noi dunque siamo stati sepolti con lui per mezzo del battesimo nella morte affinché, come Cristo è risuscitato dai morti per la gloria del Padre, così anche noi similmente camminiamo in novità di vita. Poiché, se siamo stati uniti a Cristo per una morte simile alla sua, saremo anche partecipi della sua risurrezione, sapendo questo: che il nostro vecchio uomo è stato crocifisso con lui, perché il corpo del peccato possa essere annullato e affinché noi non serviamo piú al peccato. Infatti colui che è morto è libero dal peccato.  Ora se siamo morti con Cristo, noi crediamo pure che vivremo con lui, sapendo che Cristo, essendo risuscitato dai morti, non muore piú; la morte non ha piú alcun potere su di lui. Perché, in quanto egli è morto, è morto al peccato una volta per sempre; ma in quanto egli vive, vive a Dio. Cosí anche voi consideratevi morti al peccato, ma viventi a Dio, in Gesú Cristo, nostro Signore.

 

Poiché Gesù Cristo ha offerto se stesso al posto mio, se io metto il mio peccato originale ai piedi della croce, mi pento, confesso che sono peccatore, Dio si impegna a far nascere in me la vita eterna. Prima ero figlio di satana, destinato alla morte, ora sono figlio di Dio. Sono nato da Dio, il seme di Dio dimora in me. Sono una nuova creatura. Sono passato dalle tenebre alla sua meravigliosa luce.

 

L’opera di salvezza di Gesù Cristo include una nuova creazione 2 Corinzi 5:17

Se dunque uno è in Cristo, egli è una nuova creatura;( nuova – Kainos, di un nuovo tipo) le cose vecchie sono passate; ecco, tutte le cose sono diventate nuove. Efesini 4: 20-24 Voi però non è cosí che avete conosciuto Cristo, se pure gli avete dato ascolto e siete stati ammaestrati in lui secondo la verità che è in Gesú per spogliarvi, per quanto riguarda la condotta di prima, dell’uomo vecchio che si corrompe per mezzo delle concupiscenze della seduzione, per essere rinnovati nello spirito della vostra mente, e per essere rivestiti dell’uomo nuovo, creato secondo Dio nella giustizia e santità della verità. Colossesi 3:10 e vi siete rivestiti dell’uomo nuovo, che si va rinnovando nella conoscenza ad immagine di colui che l’ha creato.

Il cristiano opera per mortificare, ovvero per mettere a morte moralmente, le proprie membra terrene, quegli aspetti del suo essere che si muovono moralmente nei termini dell’uomo vecchio. L’intero punto della rigenerazione e della santificazione è la creazione e poi lo sviluppo di un nuovo centro. Paolo dice:

Perciò, se uno è in Cristo, egli è una nuova creatura, le cose vecchie son passate, ecco, sono diventate nuove” (II Cor. 5:17).

e ancora:

Sono stato crocifisso con Cristo e non son più io che vivo ma è Cristo che vive in me, e la vita che ora vivo nella carne la vivo per la fede del Figlio di Dio, che mi ha amato e ha dato se stesso per me” (Gal. 2: 20).

 

LA NUOVA VITA E LA VITTORIA SUL PECCATO

L’esperienza di molti cristiani li porta a concludere: ‘Ma io ci provo, ma queste cose mi saltano addosso continuamente’. La risposta si trova ancora una volta in Genesi (1:26) ed è racchiusa in una parola: dominio. La redenzione della vostra vita  passa attraverso la normalità, la vera e nuova normalità (dove la ‘norma’ è in Dio). Il dominio è la vocazione dell’uomo che la nuova nascita gli restituisce. Parecchi anni fa, lessi un articolo interessante in una rivista scientifica. Lo scrittore raccontava come duecento anni di studi sulla vita sessuale degli animali fossero diventati inutili. Vedete, gli scienziati studiano gli animali, l’etologia, per ottenere risposte su quello che per loro è l’animale più evoluto: l’uomo. Milioni di pagine di studio sulla vita sessuale degli animali, pubblicazioni, libri, completamente inutili. Perché? Perché gli studi erano stati condotti su animali in cattività. Studi più recenti su animali in libertà, fanno vedere che la loro vita sessuale è molto diversa. Un animale libero non è ossessionato dal sesso come uno in cattività. Perché ? Un animale libero si dedica fondamentalmente a tre cose: cibo, territorio e crescita della famiglia, in una parola, dominio. Solo quando messo in una gabbia o piccolo spazio e in una situazione di welfare, l’animale si rivolge al sesso come la cosa principale.

L’uomo moderno presenta simili assonanze. Quando è sotto la protezione del welfare statale, vive come in cattività dove tutto è già pre-confezionato per lui, il posto di lavoro è sicuro, la salute è garantita, la vecchiaia anche, l’eredità prima o dopo arriverà eccetera…questa persona diventa facile preda di ogni sorta di concupiscenze. Solo se sarà invece dedicato al dominio, l’estensione dei diritti di Cristo Re e della sua legge a tutte le sfere della vita, attraverso il proprio lavoro, l’estensione del proprio territorio di influenza, la crescita della famiglia per Cristo, non avrà nemmeno il tempo per il peccato. Che  la “normalità” sia la via di Dio per la salvezza e la santificazione ci è insegnato da ben 3 passi importanti nella Bibbia che stranamente (oppure non troppo stranamente?) le chiese sembrano non evidenziare nella predicazione. Tre brani del Nuovo Testamento che parlano della nuova vita in Cristo, Efesini 4-5; Colossesi 3-4, 1 Pietro iniziano con la descrizione della nuova vita, continuano con l’aspetto comunitario, la chiesa, e terminano con la vita normale. Mogli…mariti…figli… padri…servi…padroni… Ho sempre udito le predicazioni fermarsi alla chiesa e quasi far intendere che il passo successivo iniziasse un altro argomento in qualche modo minore. È una lettura della Bibbia non coerente e una scelta tragica perché allora la santificazione passa attraverso una intensa vita di chiesa che toglie il respiro a tutte le altre attività di dominio, o può perfino succedere di trovarsi alla mercé di un despota ecclesiale che ti strizza per i propri scopi. La via di Dio per l’uomo salvato è 1-6.

1 giorno per il culto, 6 giorni per la cultura: il sottomettersi tutte le cose stando sotto Dio e la sua legge.  È una via che appaga le esigenze dinamiche della nuova creatura, che riempie la vita nei termini che Dio ha voluto per essa e che poco spazio lascia al peccato.

Questo, in sintesi, è il vangelo che ho il privilegio di annunciare.

Giorgio Modolo 01.03. 2015

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