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  UN APPELLO AI GENITORI

 

Maurice Roberts

Se c’è una semplice soluzione ai problemi della nostra società moderna, priva di risvegli, deve essere questo: che i cristiani professanti dovrebbero diventare tutti buoni genitori. Porre la questione in tal modo è ammettere che c’è oggi un problema tra di noi nel campo del fare i genitori. I più, se non tutti, sarebbero d’accordo che è così. L’esperienza di molti genitori che hanno il senso del fallimento conferma questo fatto. Anche la triste considerazione di molti anziani e ministri di chiesa conferma la veridicità di questo fatto. I cristiani non hanno, in anni recenti, tutti eccelso come genitori.

Che sia così non dovrebbe sorprendere considerando la drammatica caduta di principi nella società in generale durante gli ultimi trent’anni. Poiché se l’aumento del crimine giovanile e adolescenziale è allarmante esso riflette più di ogni altra cosa il fallimento dei genitori di allevare i propri figli come dovrebbero. A  rigor di termini, non c’è oggi tanto un “problema dei giovani” quanto uno dei genitori, poiché i ragazzi sono in larga parte il prodotto della propria famiglia. Questo non vuole  giustificare la ribellione nei ragazzi e nella gente giovane, ma è mettere la colpa dove maggiormente appartiene.

Ci si sarebbe aspettati che la drammatica estensione a cui l’autorità dei genitori si è frantumata nella società in generale avrebbe allertato i genitori cristiani del bisogno di un estremo interesse su questo punto. La deplorabile negligenza che vedono in genitori non-cristiani, assieme agli amari frutti che ciò ha portato nel mondo intorno a loro, avrebbe dovuto far scattare campanelli d’allarme nelle menti dei cristiani che hanno figli da crescere. Ma non è sempre stato così. Infatti, è forse l’eccezione piuttosto che la regola.

Com’è che i cristiani sono stati lenti a riconoscere i pericoli che minacciano le anime dei loro figli in questa presente generazione? Ci devono essere diverse ragioni. In parte è perché c’è in tutti noi una riluttanza a credere che abbiamo una crisi tra le mani. I genitori hanno troppo spesso calmato i loro timori occasionali dicendosi che: “Il mondo è sempre stato nel peccato”; “ogni epoca ha avuto i suoi problemi”; “siamo tutti peccatori”; “ i figli devono imparare a vivere nel mondo reale”; “Dio li salverà se è la sua volontà”, e così via.

C’è, naturalmente, un po’ di verità nelle affermazioni qui sopra. Il problema risiede nel fatto che queste sono al massimo mezze verità. Tutte evadono la domanda se o no i ragazzi oggi stiano vivendo in un ambiente che è abnorme nella sua malvagità. Noi crediamo e contendiamo che sia così. La nostra ragione per affermarlo è che oggi è stato dato libero sfogo alle ammissioni pubbliche di peccati scandalosi e pericolosi che solo mezzo secolo fa sarebbero state impensabili.

Assieme a questa pubblica tolleranza di indecenti malvagità è stato introdotto un autentico esercito di tentazioni. Queste minacciano le anime dei nostri figli, non solo sulla strada e nel mercato ma anche in classe, nel campo da gioco e, dove siano permessi la televisione e i media, anche nella casa stessa.

 

Da Dove Cominciamo?

 

Noteremo qui la supposizione che i genitori cristiani credono non solo che Dio è sovrano ma anche che ci chiama a fare uso di mezzi. Noi non confiniamo l’operare di Dio alla nostra diligenza; ma crediamo che Dio comunemente benedice la nostra diligenza come genitori. Mentre Dio può salvare il figlio educato male o non educato per niente, possiamo attenderci che Egli più spesso benedica ragazzi e giovani che sono stati bene educati nelle sacre Scritture, che sono stati disciplinati con cura a casa e che sono abituati a frequentare la casa di Dio come una grande priorità della vita.

Prendendo ciò come nostro punto di partenza, procediamo a dichiarare che i genitori cristiani dovrebbero stimare la salvezza delle anime dei loro figli al di sopra di ogni altra cosa nella loro vita. Dovremmo farlo per buone ragioni. La perdita dell’anima è il peggiore di tutti i mali. Avere successo in qualsiasi cosa o perfino in ogni cosa eppure entrare all’inferno alla fine della vita è peggio che non essere mai nati. Perciò, non c’è niente che il cristiano coerente desideri di più per i propri figli quanto che siano nati di nuovo, giustificati, redenti da Cristo e alla fine raccolti in cielo. Quella è la nostra priorità. A quello puntiamo.

Non è necessario supporre che questa ambizione evangelica da parte dei genitori ponga fine a tutte le altre ambizioni. Un genitore saggio può anche desiderare che il proprio figlio sia compíto in un modo o in un altro. Forse che sia laureato, o una persona con abilità sociali, o una persona che è attiva politicamente, o una che possa guadagnare un buon salario. Il punto in questione è che il genitore cristiano non deve mai mirare a queste altre cose primariamente.

Quando i genitori antepongono qualsiasi cosa alla salvezza dei loro figli sono colpevoli di aver disprezzato l’anima immortale dei loro figli. Tali genitori, per quanto poco possano rendersene conto, sono in pericolo di commettere  peccato di profanità. Poiché è profano anteporre il successo mondano al bene dell’anima di un figlio. Quei genitori che per propri figli mirano al successo secolare prima della benedizione spirituale  possono ricevere ciò che chiedono da Dio, ma anche procurare “magrezza” all’anima dei propri figli. (Sl. 106: 15 Diodati).

 

Amore, Insegnamento, Disciplina.

 

Fare i genitori, come la vita stessa, è qualcosa che non possiamo permetterci di sbagliare. Se roviniamo il carattere di un figlio per la nostra negligenza o per la nostra indulgenza, è quasi impossibile raddrizzare le cose più tardi. Il carattere di un giovane figlio è plasmabile solo per alcuni brevi anni. Molto rapidamente la creta indurisce. Abitudini di pensiero e di parola, sia buoni che cattivi, diventano rapidamente “impressi” come cemento nel ragazzo o nella ragazza in crescita. Il genitore cristiano deve cercare con tutta l’abilità e la grazia che si possa avere di allevare ciascun figlio accuratamente per Dio.

Gli elementi più importanti per l’educazione di qualsiasi figlio sono questi: amore, insegnamento, disciplina.

Per amore intendiamo che il genitore mostrerà tenero affetto e cura al figlio dal momento della nascita in avanti, per tutta la vita. Qui c’è il sacro legame con cui la madre specialmente (ma anche il padre) lega la vita del figlio alla propria. Il figlio umano, come ammettono educatori e psicologi dell’infanzia, ha un bisogno profondo della soddisfazione interiore che proviene dalle copiose affezioni di una madre. Non c’è sostituto. Una madre “alimenta” il proprio figlio con migliaia di piccole parole e di gesti che “modellano” la sua vita interiore. Il bambino viene sviluppato emotivamente in modo tale che tutta l’esperienza della vita successiva difficilmente potrà disfare. Questa relazione nell’amore del genitore produce ciò che chiameremo “un profondo senso di dipendenza” nel bambino. Diventerà un istinto del bambino guardare ai genitori per conoscenza, saggezza e guida specialmente nella parte più precoce della vita.

Nessun bambino in primissima età dovrebbe essere incoraggiato a vivere indipendentemente o prendere decisioni in proprio, ma a guardare ai genitori e consultare i genitori, sempre. Questa dipendenza non sarà una cosa menomante nella vita successiva perché normalmente durante l’adolescenza il carattere  comincia a “imprimersi” e i criteri e le norme dei genitori diventano quelle del ragazzo o della ragazza in crescita. L’indipendenza verrà in modo naturale quando verrà la maturità, purché  sia stato deposto un fondamento di stabilità spirituale e morale nell’anima del bambino fin dall’infanzia. L’instabilità nell’adulto è il triste risultato dell’insicurezza nell’infanzia.

Alla luce di quanto appena detto, un genitore cristiano non passerà mai il proprio figlio a chiunque altro per essere educato. Eccetto in circostanze molto eccezionali fuori dal nostro controllo, e a parte qualche breve periodo di cui possiamo avere bisogno per del riposo essenziale, noi dovremmo educare i nostri figli da noi stessi. Nessun altro, per quanto bravo, può davvero fare il lavoro del genitore. Nella maggior parte dei casi questo significa che una madre di un giovane bambino deve essere pronta ad essere madre al cento per cento per alcuni anni finche il legame formativo dell’amore ha prodotto nell’anima del bambino la dipendenza di cui abbiamo fatto riferimento. Se, a volte, potrà sembrare un ruolo difficoltoso, bisogna ricordare che in pochi anni pagherà una bella ricompensa.

 

Cominciare ad Insegnare

 

Non appena il pensiero consapevole comincia a svilupparsi nel bambino, il genitore cristiano dovrebbe con risolutezza  fare stabilmente lo sforzo di insegnargli sia la saggezza generale sia la conoscenza Biblica. Questo, naturalmente, comincia ad accadere ad una età molto precoce e prima che il bambino possa camminare o parlare. Quando si parlerà di “Bibbia”, o di “Dio” o di “chiesa”, lo si farà con un tono di particolare serietà e devozione. La mente nascente del bambino dovrebbe svegliarsi in casa ad un mondo di pensiero che è completamente quello della Parola di Dio. Istintivamente (e noi preghiamo inestirpabilmente) il bambino impara dai genitori a vedersi come “fatto da Dio”, “peccatore”, “soggetto a malattie e alla morte”, “che ha bisogno di un Salvatore”, “che ha bisogno di pregare Dio sempre e per ogni cosa”, “che sulla terra si sta preparando per l’eternità”, “che alla fine dovrà affrontare il Grande Giudizio di Dio”, “che è impegnato ad osservare la Legge di Dio” e “consapevole del paradiso e dell’inferno”.

I genitori non dovrebbero accontentarsi di pregare a tavola e basta. Il tempo dei pasti dovrebbe essere utilizzato per incoraggiare il dialogo su questioni religiose: “perché Gesù si definì ‘Pane della Vita’?”, “perché non si può vivere ‘di solo pane’?”; “come possiamo aiutare gli affamati?”, ecc. . Non suggeriamo che tutto il tempo a tavola dovrebbe essere sempre dedicato ad una conversazione specificamente religiosa ma che un pochino dovrebbe entrarci regolarmente. Il tempo dei pasti è un dono di Dio e dovrebbe essere speso attorno al tavolo in una conversazione che non sia soffocata dalla radio o dalla televisione. I bambini in crescita, come gli adulti, hanno bisogno di ‘scaricarsi’ discorrendo a tavola.

Consigliamo vivamente i genitori di fare propria la pratica di avere un tempo di Adorazione Familiare nelle loro case ogni mattina ed ogni sera. È ideale che il padre (oppure la madre) conduca nel canto di due o tre strofe e quindi leggerà un capitolo della Bibbia e farà una preghiera. Raccomandiamo che si legga la Bibbia stessa piuttosto che un libro di tipo devozionale.

Se si desidera quest’ultimo, suggeriamo che sia utilizzato solo dopo che si è letto il capitolo dalla Bibbia. Ciò che più importa è che i bambini diventino completamente familiari con la Bibbia stessa. I ‘commenti’ dell’uomo hanno valore, ma non sono un sostituto per ‘gli oracoli di Dio’ stessi. Siano i bambini incoraggiati in ogni modo a leggere i libri ‘devozionali’, e i ‘Tesori dalla Bibbia’ e ‘Pensieri Preziosi’. Ma nell’Adorazione Famigliare noi sollecitiamo che sia dato il posto centrale alla Bibbia stessa in tutta la sua autorità e la sua nuda maestà. I bambini non conosceranno la Bibbia se non per mezzo di una giornaliera e ripetuta conoscenza nel modo che qui suggeriamo.

Quando i bambini cresceranno ci si dovrebbe aspettare che abbiano il proprio tempo di devozione privato, mattino e sera e che frequentino i servizi della casa di Dio. Non approviamo la pratica, che si trova in certi circoli, di togliere i bambini dal sermone per far loro frequentare la Scuola Domenicale. Certamente, se un bambino non può essere tenuto tranquillo perché molto piccolo potrà essere portato in una stanza dove non disturberà l’adorazione pubblica. Ma già in tenera età i bambini possono imparare a stare in silenzio in chiesa e ad ascoltare il sermone. I predicatori amano vedere bambini in chiesa e i più saggi tra loro faranno cadere una manciata di chicchi di grano adatto ai più piccoli qui e la durante il sermone.

 

Disciplina

 

La disciplina è dove la maggior parte dei genitori cadono e falliscono nel loro dovere verso i figli. La disciplina, comunque, è essenziale per almeno tre ragioni: perché i bambini sono peccatori come noi; perché Dio richiede che i genitori disciplinino i loro figli; e perché i bambini andranno di male in peggio se non la ricevono. I problemi giovanili nel nostro mondo, oggi, sono acuti, ampiamente perché i genitori non si sono lasciati dirigere dalle sole Scritture su questo punto, ma sono stati piuttosto influenzati dalle correnti idee liberali sparse dagli Umanisti.

La disciplina dovrebbe essere amministrata nella forma di un avvertimento, seguito, se disobbediti, da una controllata sculacciata su una parte del corpo dove non può recare danni. Nel caso dei giovanissimi, tale sculacciata deve essere molto contenuta. Lo scopo della disciplina è di imporre l’obbedienza a ciò che è giusto. Noi non castighiamo i nostri figli quando sbagliano per ignoranza o imbarazzo o confusione. Ma li castighiamo con fermezza, e mostriamo anche un’ira controllata da parte nostra, quando siano stati volontariamente disobbedienti o disonesti. L’elemento preminente di ‘dolore’ per il bambino dovrebbe essere la realizzazione che noi, loro genitori, siamo stati adirati e dispiaciuti  del loro comportamento.

La disciplina è il modo corretto, biblico e dato-da-Dio con cui i genitori dovrebbero rispondere alla disobbedienza nei loro figli. La nostra garanzia nel disciplinare si trova in passi delle Scritture come i seguenti:

 

Proverbi 13: 24: Chi risparmia la verga odia il proprio figlio, ma chi lo ama lo corregge per tempo.

 

Proverbi 19: 18: Castiga tuo figlio mentre c’è speranza, ma non lasciarti andare fino a farlo morire.

 

Proverbi 22: 15: La follia è legata al cuore del fanciullo, ma la verga della correzione l’allontanerà da lui.

 

Proverbi 23: 13-14: Non risparmiare la correzione al fanciullo; anche se lo batti con la verga, non morrà; lo batterai con la verga, ma libererai l’anima sua dallo Sceol.

 

C’è oggi un fronte d’opinione che dice che i bambini non dovrebbero mai essere sculacciati. I frutti di questa teoria anticristiana sono visibili dappertutto: rifiuti, graffiti, maleducazione, furti dai negozi, affronti agli anziani ed un atteggiamento arrogante che non può essere corretto da nessuno, neppure dei loro stessi genitori, se hanno negletto la disciplina allo stadio più precoce.

Va da se che se la disciplina è applicata con amore ma con fermezza ad una età precoce, spesso non ce ne sarà bisogno per nulla quando i figli diventano teenagers. Dall’altro lato, i genitori che permettono ai loro figli di essere disobbedienti quando sono molto piccoli mieteranno un sacco di problemi allo stadio dell’adolescenza e oltre. Non è senza ragione che Dio dice: “Lo batterai con la verga, ma libererai l’anima sua dallo Sceol(Pr. 23:14).

L’inferno si riempie giornalmente con anime di uomini e donne che non sono stati corretti da bambini perché i loro genitori erano o “troppo buoni”, oppure troppo titubanti, oppure troppo “occupati” per prendere in mano i problemi prima e mentre e quando comparivano. Troppi genitori, e tra loro troppi genitori che erano cristiani, sono stati, come Eli (1Sam. 2), svergognati e rimproverati perché furono troppo indulgenti. Non meraviglia che la Bibbia dica: “Il padre di uno stolto non potrà rallegrarsi” (Pr. 17:21).

 

Lavoro, non gioco

 

Il genitore cristiano dovrebbe insegnare col precetto e con l’ esempio che Dio ci ha messi in questo mondo per servirLo e obbedirLo. Dovremo insegnare ai nostri figli che la nostra vita è corta è incerta. Il nostro primo dovere è di essere riconciliati con Dio per mezzo della fede nel Signore Gesù Cristo; l’altro nostro dovere che durerà tutta la vita è di cercare di piacere a Dio osservando la Sua santa Parola. Una delle componenti principali della nostra obbedienza è di lavorare sodo per i “sei giorni” che seguono il sabato cristiano, ovvero la Domenica. (Es. 20:9). Nella nostra società moderna c’è un assurdo ammontare di tempo speso in sport e in oziosi intrattenimenti, la maggior parte dei quali nulla contribuisce al bene dell’anima, ma, al contrario, arreca danno ad ogni aspetto del progresso e dello sviluppo spirituale.

Poiché “per mani oziose il diavolo trova malanni ancora da compiere” è saggezza da parte di un buon genitore mantenere i propri figli occupati con profitto. Che abbiano lavori da fare quando ancora piccoli; più tardi, allo stadio scolastico, che siano colmi di compiti da fare a casa. Il genitore può facilmente provvedere, se necessario, che la quantità data a scuola riceva un supplemento. Dopo tutto, in ultima analisi, sono i genitori e non la scuola ad essere responsabili dell’educazione dei loro figli.

Molti bambini di chiesa ricevono un’influenza negativa dalla cattiva compagnia che frequentano fuori casa. Mentre non possiamo mettere i nostri figli in una campana di vetro, possiamo intraprendere azioni efficaci a questo livello. I genitori cristiano devono “passare al vaglio” gli amici dei loro figli in modo discreto ma deliberato. Se ci sembrerà che un linguaggio inadeguato, cattive abitudini o atteggiamenti sbagliati, sorgano da tali amicizie, il genitore deve terminarle con fermezza: “Giovanni, , dovrai salutare il tuo amico Pietro. Non è un amico adatto a te. Avremo bisogno di trovare un altro amico per te”.

Il genitore cristiano che voglia fare tutto ciò che è in suo potere perché i bambini della sua casa siano convertiti può dover affrontare la dolorosa possibilità che non tutti i bambini che frequentano la Scuola Domenicale o la chiesa possano essere amici adatti per i propri figli. Questo potrebbe obbligare il genitore a prendere delle misure col massimo del tatto e della delicatezza per separare i propri figli dai figli di qualcuno che frequenta la stessa congregazione. Noi troviamo che alcuni cristiani siano cattivi genitori; pure, felicemente, scopriamo che, per la provvidenza di Dio, alcuni non cristiani sono sorprendentemente dei buoni genitori, quantomeno in cose non specificamente spirituali. È nostro dovere davanti a Dio anteporre il bene dell’anima dei nostri figli a qualsiasi altro fattore umano come l’amicizia. I nostri figli potranno non sempre capire in quel momento. Ma quando come speriamo saranno convertiti, ci ringrazieranno per la ferma se pur delicata protezione che abbiamo loro dato, anche in un contesto di chiesa.

 

Professare Fede in Cristo

 

Un genitore cristiano non deve essere smosso se uno dei figli protesta di essere allevato “troppo rigorosamente”. Tali proteste occasionali sono da aspettarsi perche i nostri figli, essendo peccatori, comprensibilmente esprimeranno risentimento per il governo di Cristo nella nostra casa. Ma in fondo in fondo, i figli di buone famiglie tendono a sapere, se pur non sempre lo ammettono apertamente, di essere più felici e in una posizione migliore di quelli che incontrano, provenienti da famiglie dove televisione senza limiti e un atteggiamento di eccessiva tolleranza sono la regola.

I genitori cristiani sanno che non possono convertire i propri figli. Ma dovrebbero sempre ricordare almeno queste due cose: che c’è una promessa connessa al fare i genitori fedelmente, e che, mentre non possiamo dare la salvezza ai nostri figli, possiamo insistere affinché siano cortesi e rispettosi con noi e con altri adulti.

La promessa a cui ci siamo riferiti sopra è in queste parole: Ammaestra il fanciullo sulla via da seguire, ed egli non se ne allontanerà neppure quando sarà vecchio (Pr. 22:6). Noi possiamo, come genitori, tenerci stretti a questa promessa di grazia e quotidianamente supplicarla in preghiera a Dio, mentre, allo stesso tempo, amiamo, educhiamo e continuiamo a disciplinare i nostri figli.

È la felice esperienza di genitori cristiani, spesso, benché non sempre, vedere i loro figli e le loro figlie arrivare al punto di desiderare di confessare la fede in Cristo. Questa è un’ esperienza preziosa per qualsiasi credente. È come musica per le orecchie.

Ad ogni modo, anche in questo dobbiamo essere molto attenti. In ralazione a ciò noi offriamo i  consigli che seguono:

1. Mai mettere pressione a un figlio affinché “confessi Cristo”, o “diventi membro”, o “passi attraverso l’acqua del battesimo” (dove i genitori frequentino una chiesa Battista), o di “partecipare alla Mensa del Signore”. Una pressione emotiva di questo tipo produce danni. Quando i figli sono giovani diranno ciò che sanno far piacere ai loro anziani e ai parenti. Ma ritorneranno presto o tardi al loro vero carattere se la rigenerazione non ha avuto luogo.  È meglio lasciare che la verità di Dio faccia la sua opera e attendere che i petali della rosa si schiudano da soli sotto la benedetta influenza del Sole della Giustizia.

2. Non dare una fiducia affrettata ad un figlio che professi di essere stato recentemente convertito. Aspettate di vedere quali cambiamenti ci siano nella loro vita durante un certo periodo di tempo. Aspettatevi dei cambiamenti nei loro interessi e nei loro atteggiamenti. È meglio essere troppo cauti che troppo creduloni. La grazia non evapora se non riceve un sontuoso benvenuto alla sua prima professione. Ciò che porterà loro, e noi, alla gloria è la potenza di Dio che sgorga dalla pienezza di Cristo. Ed è una potenza che non può essere persa una volta che la si è goduta.

3. Mai disprezzare o sminuire la professione di fede di un figlio, ma mostrate con ogni mezzo che valutate la vera fede in loro al di sopra di qualsiasi onore terreno che questo mondo potesse mai dare loro.

Non è cosa facile essere un buon genitore oggi. Misericordiosamente Dio è capace di esautorare i nostri molti errori e di condurre a Se i nostri figli nonostante i nostri fallimenti e i nostri strafalcioni. La Grazia, dopo tutto, è Grazia proprio perché è immeritata e sovrana.

Probabilmente non è mai vissuto un genitore che non abbia guardato indietro con pena ai molti errori che egli o ella ha compiuto nel corso di allevare la famiglia

Perfino grandi uomini come Davide ed Eli ebbero dolore e tristezza a causa dell’incredulità e irreligiosità dei loro figli o figlie.

Comunque, noi abbiamo la baldanza di indirizzare queste parole ai genitori cristiani con giovani famiglie, affinché siano incoraggiati ad eccellere nell’opera di allevare i loro figli per Dio nel modo migliore possibile. È un compito grandioso e può, alla fine, essere estremamente ripagante.

Il nostro più rispettoso desiderio e preghiera sono che tali genitori possano vedere i propri figli un giorno sedere con loro nel regno della grazia, ed infine, nel regno della gloria.

 

 

Tr. G.M. Per concessione dell’autore 18/05/09 An Appeal To Parents, an article by Maurice Roberts

 

 

 

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