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Il Vangelo del Regno di Dio

 Di Mark Rushdoony

 

La buona novella degli scrittori dei vangeli era più che novella di salvezza dal giudizio. Giovanni il Battista, Gesù e Paolo tutti predicarono “il vangelo del Regno di Dio” Ignorare il Regno di Dio è ignorare il contesto sia della Signoria di Cristo che della nostra salvezza.

 

Origini Veterotestamentarie del Regno

 

Il Regno non era ne un nuovo concetto ne un nuovo termine per i Giudei del tempo di nostro Signore. Non solo la venuta ma anche i trionfi del Messia erano stati chiaramente predetti dalle Scritture.[1] Geremia 23:5, per esempio, aveva dichiarato:

 

Ecco, i giorni vengono», dice l’Eterno «nei quali susciterò a Davide un germoglio giusto, che regnerà da re, prospererà, ed eserciterà il giudizio e la giustizia nel paese.

 

Questo Regno era visto come un avvento insieme al Messia di un epoca di vera religione, di pace universale e di prosperità quale benedizione di Dio sparsa col Suo dominio. I vangeli ci mostrano dei Giudei devoti che attendevano questo Regno. Più specificamente ci viene detto che “Giuseppe aspettava anch’egli il regno di Dio”[2]

 

La maggior parte dei Giudei, inclusi gli Apostoli, immaginavano un regno politico Giudaico quale contesto di tutte le benedizioni profetizzate. Il Messia sarebbe stato letteralmente il re di uno stato Giudaico, avrebbe istituito delle riforme religiose, avrebbe introdotto benedizione e restaurazione, avrebbe agito da difensore d’Israele contro la dominazione straniera, e poi avrebbe eventualmente esteso il proprio dominio su tutta la terra.

 

Data la tendenza Occidentale di assumere che benedizioni future verranno attraverso gli stessi canali del passato (cioè che Dio ravviverà la Sua opera per mezzo di un altro Lutero, o Calvino o di una rivitalizzata America Cristiana), non dobbiamo essere eccessivamente critici dei Giudei per le loro assunzioni. Guardavano al miglior esempio di regno che conoscevano, uno benedetto dalle promesse e dagli interventi miracolosi di Dio. Logicamente essi assunsero che l’erede al trono di Davide sarebbe stato re alla stessa maniera del più grande monarca d’Israele.

 

Re e Regno

 

Il termine regno dei cieli ci viene introdotto da Giovanni Battista senza alcuna spiegazione. Non era per niente un nuovo concetto per i Giudei. I termini re e regno abbondano nel Vecchio Testamento tanto quanto l’assunzione della sovranità di Dio su entrambi. La parola teocrazia non è riferita ad una forma di governo degli uomini ma invece al “governo di Dio”. La scala di Giacobbe era un’immagine del governo di Dio sopra la terra. Egli era il Sovrano assoluto su tutti i re e su tutti i regni. La dottrina del Regno non è niente di più di un’estensione della dottrina della sovranità di Dio.

 

L’associazione del Messia col Regno pure era un’aspettativa dei Giudei. Daniele aveva dichiarato che il Dio del cielo avrebbe instaurato un regno che non sarebbe mai stato distrutto e che sarebbe stato quello del Figlio dell’Uomo il quale sarebbe venuto con le nubi del cielo ed avrebbe esercitato un “dominio eterno.”[3] Lo sviluppo dunque si snoda dalla sovranità di Dio al ruolo del Messia come sovrano assoluto. Gesù di Nazareth fu presentato quale Signore del cielo e della terra perché il Suo riconoscimento era necessario. Non si può essere fedeli ad un regno senza aver riconosciuto il suo legittimo re. L’evidente requisito è che quelli che reclamano le promesse del Regno lo debbano fare nel nome di Gesù. La terra intera deve, come ci ricorda un inno di Natale: “ricevere il suo Re” e chi non lo fa sarà considerato nemico del re e del Suo Regno, entrambi. Poiché la dottrina del Regno di Dio è un’estensione della sovranità di Dio, è necessariamente collegata alla signoria di Gesù Cristo. Signore significa padrone o governatore, è un titolo comune per nobili e re. Un sovrano è necessariamente un re, un signore.

 

Cambio di Paradigma

 

L’uomo non può vedere il futuro, solo il presente e, fino ad un certo punto il passato. Egli perciò immagina il futuro dentro i limiti della passata esperienza. Non meraviglia che i Giudei aspettassero proprio un regno giudaico politico, dati i loro secoli di esperienza con un re Davidico a Gerusalemme.

 

I discepoli condividevano ovviamente questa prospettiva. Volevano una miracolosa transizione dentro al regno e trovarono shoccanti  i riferimenti di Gesù alla sua morte. Essi si immaginavano in una posizione di potere una volta che quel regno fosse stato istituito.[4] Perfino i discepoli dovettero capire il tremendo cambiamento di paradigma nella loro comprensione del “Regno di Cristo”.[5]

 

Gesù non sarebbe stato limitato dalle assunzioni legate al passato del pensiero Giudaico. Il suo regno non sarebbe stato uno Stato Giudaico, ma un governo celeste, un ordinamento di provenienza divina.

 

Gesù non avrebbe meramente introdotto riforme religiose. La sua opera era distruggere l’opera di Satana, schiacciare il capo del serpente, fare espiazione per il peccato quale Agnello di Dio e portare uomini di tutte le nazioni dalle tenebre alla luce.

 

Gesù non venne solo per portare restaurazione e benedizione ad Israele. Egli venne a portare salvezza a tutti. Israele era il prototipo popolo del patto. Gesù venne a portare salvezza a Giudei e Gentili, a riconciliare a Dio uomini di tutte le nazioni e lingue.

 

Gesù non venne solo a benedire Israele: venne a benedire il nuovo, allargato Israele, tutti quelli fatti partecipi della famiglia del patto per la grazia del Padre celeste. La benedizione non era limitata a quelli di sangue Giudaico mentre gli altri avrebbero ricevuto solo ciò che cadeva dalla tavola, ma era, come promesso ad Abrahamo, una benedizione a tutte le nazioni della terra. La prospettiva Giudaica era convenientemente centrata su Israele. Era una prospettiva antropo-centrica del “Regno di Dio”,[6] una prospettiva del “Regno dei Cieli” basata in Palestina.[7]

 

La benedizione del Regno di Dio non è una benedizione che sia trasmessa attraverso alcuna entità politica, Giudaica o altra. Il Regno appartiene a Dio, non ad alcun gruppo di uomini. La cittadinanza appartiene ad una nuova entità. Il corpo di Cristo. Tutti quelli che sono uniti a Lui nella fede nella Sua conquista del peccato e della morte e che contano sulla Sua signoria sopra cielo e terra. La nazione Ebraica fu benedetta da Dio, e il suo scopo nella storia pattale della salvezza trascese ciascuno e ognuno di quella moltitudine. Allo stesso modo il Regno di Dio trascende il corpo di Cristo, i suoi cittadini e l’organismo della chiesa. Il Regno di Dio non deve essere eguagliato a nessuno di questi, benché abbiano in esso un posto importante. Il regno di Dio concerne Dio e Suo Figlio al quale è stato dato “ogni potere in cielo ed in terra”.[8]

 

Il Regno è Presente e Futuro

 

I tentativi di considerare il Regno di Dio come un evento futuro sono per la maggiore il prodotto del sorgere del Dispensazionalismo nella seconda parte del diciannovesimo secolo. Il vangelo ci dice che il Regno è da ricercarsi nelle nostre vite,[9]è da riceversi ora,[10] che un uomo nel tempo di Gesù poteva vederlo ed entrarci,[11]e che si trova tra di noi.[12] Imporre alla storia un parentetico “periodo della chiesa” per deferire tali riferimenti ad un millennio escatologico alla fine del tempo non funziona, perché Paolo parla del Regno al tempo presente.[13]

 

Altri passi fanno riferimento al Regno come ad un fatto progressivo, in sviluppo. Dalla petizione del Padre Nostro: “Venga il Tuo Regno”,[14] mentre ci viene detto che “il Regno è venuto”[15] e che è in terra ed in cielo.[16] Molte delle parabole che concernono il Regno lo descrivono  nei termini della crescita di un seme, di un albero, o di lievito che si sviluppa lungo un periodo di tempo.[17]

 

Non si può negare che molti riferimenti al Regno sono pure al futuro. È decritto come esistente alla fine del mondo e dopo il giudizio finale.[18] Il messaggero angelico disse a Maria che “non avrà fine”[19] e le Epistole ne fanno riferimento come a “un Regno eterno”[20] cioè “per i secoli dei secoli”[21]

 

Un ampliata Prospettiva del Regno

 

Dio è più grande di quanto la mente dell’uomo possa immaginare. Il Regno di Dio descritto nel Nuovo Testamento è molto più glorioso di quello dipinto dai Giudei e perfino dai discepoli di Cristo. È tutto quello che immaginavano ma in una potenza e in una gloria più estese.

 

Il regno di Dio prende la sovranità di Dio e il Suo governo provvidente, e aggiunge una dimensione di vittoria totale da parte di Gesù Cristo. La sua opera non è un mero trionfo politico, o una benedizione estesa in lungo e in largo. Il Regno di Dio vede tutte le promesse profetiche predire non solo una gloriosa religiosità in Israele ma su tutta la terra. Vede la chiesa come gli eredi della promessa di Abrahamo e tutta la terra come del Signore. In questo modo è, come nel dispensazionalismo, molto una prospettiva escatologica e, in fatti, non può essere separata da questo legame.

 

Il regno di Dio e di Cristo cominciò col ministero di Gesù Cristo e non conoscerà fine. Nella storia, è ogniqualvolta il Messia regna. Dobbiamo predicare la salvezza, ma nel farlo non dobbiamo ridurre il vangelo ad un beneficio. Il vangelo è “del regno di Dio”. La salvezza è il nostro punto d’ingresso, è la nostra sottomissione a Gesù Cristo quale Signore o Re, non solo del nostro destino, ma delle nostre vite, e di tutto, cielo e terra. Il vangelo della salvezza deve condurci al Re e ad una comprensione di noi stessi come cittadini nel Suo Regno.

 

Tr. G.M. 2011-02-28

 

[1] Vedasi  per es., Isa 2:1-4; Michea 4: 1-7; Isa. 11: 1-10; Ger. 32: 37-44; Da. 2: 44.

[2] Luca 23: 50-51; riguardo alle aspettative di Zaccaria, Simeone, ed Anna vedi Luca 1: 67-79 e 2: 25-38.

[3] Da. 2:44; 7: 13-14

[4] Mt. 1:8:5; Mc. 9:33-34; Lc. 9: 46-49.

[5] Così chiamato in Mt. 13:41; 20:21; Riv. 1:9; e in Ef. 5:5 quale “regno di Cristo e di Dio”.

[6] Così chiamato in Mt. 6:33, Mc. 1. 14-15, Lc. 4:43; 6:20; Gv. 3:35.

[7] Così in Mt. 3:2, 4:17, 13: 24, 31, 33, 44, 47; 2 Tm. 4:18.

[8] Mt. 28:18.

[9] Mt. 6:33.

[10] Mc. 10: 15; Lc. 18: 17.

[11] Gv. 3: 3, 5

[12] Lc. 17: 21 “Il Regno di Dio è dentro di voi” può essere tradotto “tra voi”.

[13] Rm. 14: 17, Eb. 12:28; Riv. 12:10

[14] Mt. 6:10.

[15] Mt. 12:28.

[16] Mt. 16:19.

[17] Mt. 13:24-33.

[18] Mt. 13: 43, 49.

[19] Lc. 1:33.

[20] 2 Pt. 1:11.

[21] Eb. 1:8.

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