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Una Teologia di Resistenza

La storia del cristianesimo in Europa nei due decenni scorsi rivela una nuova forma di persecuzione di cristiani fedeli da parte delle autorità pagane. Nel passato, i cristiani venivano perseguitati sulle basi di leggi o di capricci di governanti che proibivano specificamente culti o riunioni cristiane. Era così nell’Impero Romano. Era così nell’Europa dell’Est sotto il potere di governi comunisti; è così oggi in Cina o nel mondo Mussulmano. I cristiani erano perseguitati perché erano cristiani; la stessa religione cristiana era dichiarata illegale e veniva messo in atto il tentativo di sradicarla.

Negli ultimi due decenni i governi socialisti in Europa stanno tentando un approccio diverso. Mentre le funzioni religiose cristiane la domenica mattina rimangono legali, qualsiasi altra pratica per il resto della settimana che sia basata sulle convinzioni di cristiani biblici e su una visione biblica del mondo e della vita vengono dichiarate fuori legge. Le leggi, nella maggior parte delle nazioni europee in essenza sono architettate per estinguere qualsiasi pratica cristiana mentre de jure permettono il culto cristiano in designati luoghi.

L’esempio di ciò per eccellenza, sono di fatto le leggi in diverse nazioni europee contro la scuola parentale. Si noti: la scuola parentale cristiana, perché su quella mussulmana o su qualsiasi altra forma di scuola parentale, o perfino sulla sottrazione alla scolarizzazione si chiude un occhio. La situazione della legale persecuzione contro famiglie che pratichino la scuola parentale in Germania è fin troppo nota alla maggior parte delle famiglie cristiane americane grazie alla decisione del giudice del Tennessee Lawrence O. Burman di dare asilo alla famiglia Romeike all’inizio di quest’anno per la violazione da parte del governo tedesco del loro diritto di educare in famiglia i loro figli. Meno note sono le leggi in altre nazioni europee come Svezia e Francia, dove la scuola parentale è proibita per legge. In molti posti in Europa è contro la legge comportarsi da cristiano nella vita di tutti i giorni, e ciò include anche la vita politica ed economica della nazione.

La maggior parte dei commentatori cristiani americani vedono generalmente questa nuova realtà in Europa come la prova della progressiva e barbarica de-cristianizzazione dell’Europa. Molto pochi ne trattano l’altro aspetto: il suo impatto sulle individuali famiglie cristiane in Europa. Diventa sempre più impossibile per i cristiani in Europa essere sia cristiani che cittadini delle proprie nazioni. Negli ultimi 200 anni in Europa famiglia, educazione, cultura e comunità sono stati ridefiniti per diventare creature dello stato democratico totalitario. Prima sono state ridefinite ideologicamente; ora vengono ridefinite giuridicamente. E questo procedimento di ridefinizione giuridica delle istituzioni dell’ordinamento sociale è un procedimento di ridefinizione del significato stesso di essere cristiano. Non è più possibile essere contemporaneamente un cristiano biblico e un cittadino di una nazione europea. Le due sono in tale opposizione l’una all’altra, ideologicamente e giuridicamente, che un cristiano deve per forza vivere una vita profondamente schizofrenica.

In questa nuova realtà, la domanda che ogni cristiano coscienzioso dovrà affrontare in nazioni come Germania, Svezia, Francia, ed altre, sarà: “Come posso risolvere la fondamentale contraddizione tra la mia vita come cittadino sotto le leggi della mia nazione e la mia fede come cristiano sotto le leggi del Dio Onnipotente e di suo Figlio, Gesù Cristo?” Questa è la stessa questione che così tanti martiri cristiani dovettero risolvere lungo i secoli. La differenza oggi è che ai cristiani europei non viene richiesto di rigettare la loro fede in Gesù Cristo o morire; viene loro richiesto di rigettare ogni coerente vita pratica basata su quella fede e accettare gli standard dello stato pagano come normativi per la loro vita e le loro azioni. “La vostra religione va bene” dice il legislatore europeo, “fintanto che agite da pagani nella pratica”.

Dunque, come risolviamo questa fondamentale contraddizione?

C’è una sola possibile risposta: Una teologia di resistenza. Solo una teologia di resistenza può dare soluzione alla schizofrenica situazione in cui sono forzati dai loro governi i nostri fratelli Europei. Gli apostoli Pietro e Giovanni ci diedero quella soluzione quando il sinedrio cercò di zittirli: “Ma Pietro e Giovanni risposero loro: «Giudicate voi se è giusto, davanti a Dio, ubbidire a voi anziché a Dio. Quanto a noi, non possiamo non parlare delle cose che abbiamo viste e udite»” (Atti 4:19-20). Un cristiano che sia confrontato col dilemma di servire o il suo Dio o uno stato pagano contro la legge di Dio deve possedere una chiara, interamente biblica comprensione di come efficacemente resistere i governanti, e quale grado di disobbedienza civile debba esercitare nelle sue specifiche circostanze.

Senza una tale teologia di resistenza, non sarà efficace come cristiano e non è obbediente a Dio. Quando si tratta di formare e di allevare i suoi figli, il problema è ovvio: deve sapere come resistere lo stato per poter formare i suoi figli nella fede: Se neglige il comandamento di Dio, i suoi figli sono perduti, e questo sarà una maledizione su di lui e sulla chiesa in Europa in generale. Il Residuo necessita dei mezzi ideologici e pratici per rimanere risoluto; una persona non può sopravvivere per sempre in un mondo schizofrenico. ha bisogno delle armi per combattere la schizofrenia, e una teologia di resistenza è il suo fondamento per la sua sopravvivenza.

Il problema è che non ci sono più tracce di teologia di resistenza nella chiesa in Europa. Le orribili atrocità del comunismo e del nazismo nel passato, con la loro guerra aperta contro il cristianesimo, ha acceso qualche resistenza. I cristiani sfidarono gli ordini nazisti e aiutarono gli Ebrei a nascondersi o scappare. Sotto il comunismo, membri delle chiese Riformate di Ungheria e Transylvania resistettero agli ordini del governo comunista e allevarono privatamente i propri figli nella fede cristiana. Ci fu della resistenza cristiana anche in Germania Est, in Polonia e negli Stati Baltici di Estonia, Lettonia e Lituania. In generale, rimase limitata a pochi preziosi individui. Corrie ten Boom fu un’eccezione, non la regola tra i cristiani europei. Anche László Tőkés fu un’eccezione. Essi furono guerrieri cristiani solitari in mezzo a migliaia di passivi frequentatori di chiese che non alzarono mai le loro voci per opporsi ai regimi malvagi.

Dopo la caduta del comunismo, con i nuovi regimi politici in Europa che mantengono qualche sembianza di tolleranza verso le funzioni religiose cristiane mentre promulgano leggi contro le pratiche cristiane, la resistenza cristiana contro lo stato pagano è scomparsa completamente. E non perché i cristiani in Europa non vedono il problema. Lo vedono, e da molte parti stanno dando l’allarme. Le poche dozzine di cristiani che fanno scuola parentale in Svezia, per esempio, stanno facendo del loro meglio nell’utilizzare ogni mezzo “democratico” a loro disposizione, inclusi i tribunali e i mezzi d’informazione, per proteggere il proprio diritto di allevare i propri figli nella fede dei loro genitori, ma senza esito. I mezzi democratici non funzionano in uno Stato totalitario. I cristiani vedono il problema ma non ne hanno la soluzione. E non hanno soluzione perché non hanno una teologia biblica di resistenza. Fin tanto che i cristiani in Europa cercano sia di essere obbedienti a Dio sia buoni cittadini dei loro Stati pagani, rimarranno in una situazione schizofrenica, e mancheranno di obbedire Dio.

Perciò, essi hanno bisogno di imparare come resistere e disobbedire i loro governi civili. E poiché tale messaggio in Europa è stato perso già da lungo tempo, qualcuno glielo deve portare. Proprio come gli Ebrei in Egitto ebbero bisogno di Mosè che aveva trascorso 40 anni da uomo libero in una terra libera, i cristiani europei hanno bisogno di un Mosè che insegni loro ciò che hanno dimenticato.

E la miglior fonte di tale insegnamento sono i missionari americani. Ma solo se abbandonano la loro tronca, irrilevante, impotente teologia e agiscono ancora una volta nello spirito dell’America cristiana.

Se c’è una nazione al mondo dove lo spirito di resistenza cristiana contro i governi malvagi è ancora vivo e in salute, questa è l’America. Certo, la ragione più importante per questo fatto non è necessariamente il vibrante cristianesimo dell’America moderna, di fatto le nostra chiese e i nostri ministri di chiesa non sono stati all’altezza degli standard dei nostri antenati, come ben sappiamo. Ma è nella tradizione di questa nazione, proprio nell’opera di quegli eroici uomini cristiani che fondarono questa nazione più di 400 anni fa, che i cristiani americani trovano ancora l’ispirazione per resistere il male nelle alte sfere politiche. Nella parole della Dichiarazione d’Indipendenza:

“Ma quando una lunga serie di abusi e di malversazioni, volti invariabilmente a perseguire lo stesso obiettivo, rivela il disegno di ridurre gli uomini all’assolutismo, allora è loro diritto, è loro dovere rovesciare un siffatto governo e provvedere nuove garanzie alla loro sicurezza per l’avvenire”.

Naturalmente, queste parole non furono scritte in un vuoto religioso ma nel contesto dei diritti politici dati “dal loro Creatore”. La Rivoluzione Americana fu un atto di dovere religioso, obbedienza a Dio e alla sua legge. Lo spirito di resistenza americano era basato sulla fede americana in Dio e nella sua salvezza in Gesù Cristo. Quello spirito di resistenza non fu uno slancio emotivo; fu il risultato di una teologia di resistenza sviluppata attentamente. Guidata da John Witherspoon e da centinaia di ministri Presbiteriani, Battisti e Congregazionisti, i coloni americani non esitarono ad opporsi al re, in obbedienza al Re dei re, Gesù Cristo.

Questo spirito non è ancora morto. Come abbiamo visto nei decenni passati, esso si fa sentire nei movimenti per la scuola parentale e la scuola cristiana, nelle organizzazioni che combattono l’aborto, nel movimento dei diritti di possedere armi, ecc. Tutti i movimenti di resistenza alla tirannia di maggior successo in questa nazione sono stati e sono motivati dalla fede in Dio e dalla sua teologia di resistenza. Quando nelle nostre chiese ogni domenica mattina ringraziamo Dio per le nostre libertà, faremo bene a ricordare che le possediamo perché cristiani coraggiosi presero posizione contro governi ingiusti nel nome di Cristo. Non sorprende che i nostri socialisti americani odino il cristianesimo con tale passione e spendano miliardi di dollari i battaglie legali, intellettuali e politiche per eradicarlo. Sanno molto bene che solo il cristianesimo si oppone ai loro tentativi d’imporre la tirannia su questa nazione.

Sostenuti da questa poderosa tradizione, i missionari americani in Europa sono nella posizione di dare un contributo unico alla restaurazione del cristianesimo in Europa. Un missionario che scenda in campo in Europa con la convinzione che essa abbia bisogno delle sue capacità nell’evangelizzare o nel fondare chiese, o perfino in teologia, si auto-inganna completamente. I cristiani locali in Europa , sia occidentale che orientale conoscono perfettamente bene le realtà delle loro proprie culture e possono evangelizzare molto bene senza i missionari americani … se il problema fosse l’evangelismo. Sanno anche come fondare chiese, se il problema fosse fondare chiese. Ciò che non hanno, e che non possono produrre a partire dalla loro cultura, è la soluzione al problema che ho indicato sopra: come riconciliare la loro obbedienza a Dio col vivere in una cultura e in una realtà politica completamente pagana. Un missionario americano — basato sull’esperienza della propria cultura — è l’unico che possa fornire loro la soluzione. Una teologia di resistenza cristiana è il contributo unico che i missionari americani possono portare in Europa. Qualsiasi altra cosa è in lungo e in largo uno spreco di denaro e di tempo.

Sfortunatamente, quest’opportunità di dare un contributo unico ai nostri fratelli Europei è rigettato dalla maggioranza delle chiese, delle organizzazioni missionarie, e dai missionari stessi. Sotto la falsa ideologia che “un missionario non dovrebbe essere un rivoluzionario politico” i nostri missionari nel territorio europeo sono ingaggiati in attività periferiche che in primo luogo non richiedono la loro presenza. La logica dell’evangelismo è che se un potere politico si oppone al vangelo di Gesù Cristo nella legislazione o ideologicamente, un missionario è per impostazione pre-definita un rivoluzionario politico, che gli piaccia o no, che ne sia consapevole o no. Quando un capo militare manda le sue truppe in battaglia senza armi, sta producendo solo cadaveri. Quando un missionario dice di proclamare il vangelo e non equipaggia i suoi ascoltatori affinché affrontino assalti da tutti i lati, incluse le autorità civili, un tale missionario produce solo futuri apostati. Paolo non sarebbe stato tanto tempo in prigione, parlato davanti all’Aeropago o malmenato dalle folle se il suo messaggio non fosse stato una rivoluzione contro la cultura stessa e la realtà politica del mondo Romano. Se un missionario dichiara di seguire Paolo, deve emettere una sfida contro tutte le potenze che contrastano il vangelo; incluse le potenze politiche e civili. Deve addestrare i suoi ascoltatori a resistere nel modo più saggio possibile, fermamente e senza compromessi, fino a che i malvagi governi dell’Europa cedono davanti alla potenza del vangelo.

È ipocrisia quando un missionario ringrazia Dio per le libertà che possiede quando è a casa in America e poi non da mai ai suoi fratelli in Europa gli strumenti teologici per ottenere le stesse libertà per i loro figli e nipoti. È ipocrisia quando ringrazia Dio per essere nato americano e poi rifiuta d’insegnare ad altri quegli stessi principi che hanno fatto dell’America ciò che è. È perfino peggio che ipocrisia chiamare gente a Cristo e non dire loro mai che questo significa guerra e non equipaggiarli mai per quella guerra. Non meraviglia che i missionari americani non siano amati in Europa e costantemente falliscano: gli europei percepiscono l’ipocrisia. Le persone non sono convertite separatamente dalla loro cultura; un missionario o converte le persone con la loro cultura o non le converte affatto.

L’Europa può essere riconquistata a Cristo e i missionari americani possono avere un grande impatto nella riuscita se solo abbandonano la loro falsa teologia che il loro compito è di convertire anime e nient’altro. Possiamo dare all’Europa qualcosa che non ha mai avuto negli ultimi 500 anni: una Teologia di Resistenza alle autorità malvagie nel nome di Cristo. Se i socialisti europei hanno ridefinito famiglia, politica, giurisprudenza, educazione ed ogni altra cosa nei termini dello Stato, i missionari americani devono ridefinirle di nuovo nei termini di Dio e così dichiarare guerra ideologica contro il nuovo paganesimo europeo, politico e culturale. Solo allora saremo capaci d’aiutare i nostri fratelli europei a sfuggire al mondo schizofrenico di lealtà conflittuali. E solo allora saremo capaci di far si che le masse in europa guardino nuovamente a Cristo e alla sua salvezza come rilevanti e applicabili alla loro vita, temporale ed eterna. Fino a quando terremo gelosamente la cultura che ha prodotto le nostra libertà americane dentro ai confini dell’America, rimarremo inadeguati per il compito di evangelizzare il mondo. Se noi abbiamo tradizione, prospettiva e conoscenza uniche che sono basate sulla nostra fede cristiana, dobbiamo portarle nel campo missionario e ammaestrare le nazioni. Un missionario è un portatore di cultura per il Re dei re, non un distributore di opuscoli e nemmeno un amministratore di chiesa.

Che Dio ci aiuti a comprendere l’unicità della nostra posizione e la utilizzi per il suo Regno

Bojidar Marinov

Nota del traduttore: L’Autore è un nativo della Bulgaria comunista emigrato negli USA e impegnato nella trasformazione culturale in termini cristiani della Bulgaria e di altre nazioni dell’Est Europa.

 

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