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Axe to the Root Podcast Episode #16

Qui il podcast in Inglese

Il Sabato, il Suo Vero Significato

Benvenuti all’episodio 16 del podcast Axe to the Root, parte della War Room Production, io sono Bo Marinov, e per i prossimi 30 minuti parleremo del Sabato, il Quarto Comandamento, il vero significato biblico del Quarto Comandamento, e dei tentativi da parte dei moderni farisei di osservare il Quarto Comandamento in modi contrari al suo vero significato e scopo. Osserveremo la più ampia cornice pattizia dei Dieci Comandamenti, e al modo in cui qualsiasi Comandamento può essere forzato per farlo andare contro quella cornice. Osserveremo l’impossibilità di osservare il Quarto Comandamento oggi, nel suo significato letterale, e poi la ragione per quell’impossibilità: l’enfasi di Dio sul significato etico/giuridico del Comandamento al di sopra del suo significato letterale e rituale. Alla fine, osserveremo il vero significato pattizio del Quarto Comandamento, un significato che  è stato o omesso o deliberatamente evitato dai moderni uomini di chiesa, perché richiede azioni di positiva e attiva misericordia e libertà che la prevalente cultura anti-cristiana trova offensivi.

Lasciatemi cominciare con un distinguo: discuterò qui contro l’applicazione tecnica e letterale di una parte del Quarto Comandamento, ma malgrado ciò che qualcuno potrà immaginare, nulla di ciò che dico qui è contro le riunioni di chiesa domenicali o contro il destinare un giorno su sette per il letterale riposo dal lavoro. Nulla di ciò che dico qui condanna alcuno che abbia determinato, come fatto di una sua scelta personale, di frequentare diligentemente una chiesa ogni domenica. Niente di ciò che dico qui condanna qual che sia denominazione o chiesa che abbia scelto di svolgere certi atti liturgici la domenica in quanto giorno migliore per farlo, fintantoché ovviamente, queste azioni liturgiche non siano apertamente idolatriche come l’adorazione di Maria, o servizi onorifici di agenzie del governo pagano come la polizia, o la predicazione di ideologie anti-bibliche. Il mio proposito qui non è sostituire un tipo di legalismo farisaico con un altro tipo di legalismo farisaico; il mio proposito qui è di oppormi ai “costrittori di coscienze” (un’espressione presa in prestito dal dal grande autore Puritano John Milton), quelli che prendono la propria privata interpretazione del Quarto Comandamento, nonostante la libertà cristiana stabilita nell’interpretazione del Comandamento nel Nuovo Testamento, e cercano di legare le coscienze e i corpi del popolo di Dio per mezzo di catene che Cristo ha specificamente rigettato. E nel farlo ignorano le questioni di maggior peso del Quarto Comandamento, il suo significato etico/giuridico, cioè la rettitudine e la giustizia che ne consegue, nel contesto più ampio del del Patto di Dio. Io qui argomento a favore della libertà cristiana e del dovere cristiano: libertà sotto la Legge e dovere sotto la Legge. E la Legge è la totalità della Parola di Dio, Vecchio e Nuovo Patto, una Parola di Dio.

Quando discutiamo i Dieci Comandamenti, naturalmente, dobbiamo tenere a mente una cosa importante: i Dieci Comandamenti sono solo ancelle di un più ampio contesto pattizio; non sono essi stessi il più ampio contesto. Quando fu chiesto a Gesù quale fosse il grande comandamento (Matteo 22; marco 12; Luca 10) la sua risposta non incluse nessuno singolo comandamento dei dieci, né i dieci come insieme. La sua risposta andò al di sopra e al di là dei Dieci Comandamenti ad un comandamento che non si nota formalmente se si fa una lettura semplicemente superficiale della Legge perché il Comandamento non è nemmeno menzionato nei primo quattro libri di Mosè. È menzionato solo nell’ultimo libro, il Deuteronomio, e lì è ripetuto parecchie volte in diverse versioni (4:9; 10:12; 11:1; 13:3; 19:9; 30:6 per menzionarne alcune). Il Comandamento era: “Amerai il Signore Dio tuo con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima, e con tutta la tua mente.” (Marco e Luca aggiungono “e con tutta la tua forza”. I Dieci Comandamenti sono dunque un ordine inferiore di comandamenti, che non significa dire che sono meno importanti o superflui, ma solo che sono un’estensione, uno sviluppo o un’applicazione di quel comandamento maggiore (di fatto dei due comandamenti maggiori: “Ama Dio” e “Ama il il tuo prossimo”). Questo carattere subordinato dei Dieci Comandamenti è molto importante perché ci insegna che i Dieci non avrebbero significato né sarebbero per niente comprensibili se non sono letti, interpretati, ed obbediti all’interno della cornice più ampia del comandamento più grande. Ci dice anche che quando siano interpretati al di fuori di quella cornice, i Dieci Comandamenti possono facilmente essere piegati a diventare qualcosa non sono mai stati intesi essere. Mi piace fare l’esempio di dire a vostro figlio di lavare i piatti. Il comando di lavare i piatti presuppone diversi comandi minori: mettere acqua e detersivo sui piatti, risciacquare i piatti, asciugare i piatti, ecc., ma è possibile obbedire tutti questi comandi minori alla perfezione e al contempo non aver lavato i piatti (noi sappiamo che i ragazzi possono essere specialisti nel fingere obbedienza eseguendo i dettagli delle cose minori ma lasciare il lavoro incompiuto). Si prenda, per esempio, il Sesto Comandamento: se lo interpretiamo alla lettera e cerchiamo d’obbedirlo alla lettera, isolato dal resto del patto, non dovremmo avocare la pena di morte perché la parola per  “uccidere” non è diversa dall’assassinare un’innocente. Anche Gesù  dà degli esempi, in Matteo 23, dell’interpretazione letterale dei comandamenti che è isolata dal più ampio contesto del patto e perciò di fatto lo contraddice. Noi dobbiamo fare attenzione, perciò, quando leggiamo qualsiasi dei Dieci Comandamenti individualmente e isolato dal contesto più ampio, perché corriamo il rischio di architettare un sistema di finta obbedienza alla Legge che è essa stessa una violazione della Legge e il quarto Comandamento non sfugge a questa regola.

Alla luce di tutto ciò, ci sono due articoli di mitologia predicati in alcune chiese moderne riguardo al Sabato e al Questo Comandamento, e tale mitologia è basata su una interpretazione che, alla fine dei conti, è contraria al patto di Dio.

Primo, il mito che il Sabato sia un “giorno di culto”. R.J. Rushdoony ha trattato questo mito nel suo libro: Institutes of Biblical Law, capitolo 4, perciò darò qui solo una breve confutazione. Da nessuna parte la Bibbia dichiara che il Sabato sia un “giorno di culto”. È un giorno di riposo, e questo è il reale significato della parola “shabath”: riposo. La forma lavoro/adorazione non esiste nella bibbia; la forma nella bibbia è lavoro/riposo. La prima versione del Quarto Comandamento, in Esodo 20:8-11, concatena specificamente il sabato con la settimana della creazione:

Poiché in sei giorni l’Eterno fece i cieli e la terra, il mare e tutto ciò che è in essi, e il settimo giorno si riposò; perciò l’Eterno ha benedetto il giorno di Sabato e l’ha santificato.

Immaginare che questo verso parli di una forma lavoro/adorazione è immaginare che il settimo giorno Dio adorò. A parte il fatto che non è concepibile che Dio adori (cioè si prostri), abbiamo una testimonianza quantomeno indiretta che nel giorno di riposo, Dio non era nei paraggi nel Giardino in modo da essere adorato. Se Adamo ed Eva commisero il loro peccato nel settimo giorno, come credono molti commentatori, Dio venne da loro alla fine della giornata. Avrebbero dovuto riposare, non adorare.

La Legge di Dio aveva delle clausole per la messa in atto del Sabato, e nemmeno una di queste clausole ha alcunché a che vedere col culto rituale. Hanno tutte a che vedere con riposo contrapposto al lavoro. Non c’era partecipazione al rito obbligatoria e non c’erano pene per non aver partecipato. Il culto rituale continuava durante la settimana e non c’è nessunissima indicazione che l’adorazione rituale fosse in alcun modo in relazione con il riposo durante il Sabato. Infatti, il culto era molto di più che il culto rituale, era la vita intera dell’uomo pattizio e della comunità pattizia come indica la menzione di adorazione fuori dal tempio e fuori dal sistema Levitico.

Non solo il culto rituale non era in relazione col riposo, era esso stesso lavoro, non riposo. Per quanto possa suonare strano agli orecchi dei moderni uomini di chiesa, questo concetto di culto come lavoro è insegnato chiaramente nella bibbia. C’era un’intera tribù consacrata per condurre il culto rituale: i Leviti, a quella tribù fu specificamente negata l’eredità in Israele. La loro eredità era costituita delle decime e dalle offerte del resto delle tribù, quello era il salario per il loro lavoro. Gesù specificamente dichiara che il culto rituale nel tempio era lavoro, non riposo, e lo chiamò una dissacrazione del sabato in Matteo 12:5: “Ovvero, non avete letto nella legge che nel tempio i sacerdoti, nei giorni di sabato, trasgrediscono il Sabato e tuttavia sono senza colpa?”. I suoi oppositori non obiettarono: ovviamente era comune interpretazione che il lavoro sacerdotale fosse una trasgressione del Sabato, ma che non incorreva alcuna colpa. Ma la Legge non menziona alcunché di specifico riguardo ai sacerdoti che trasgredivano il Sabato ed erano innocenti. La sola conclusione logica, perciò, è che il regolare dovere  dei sacerdoti, l’adorazione rituale, fosse considerata lavoro, non riposo, e perciò fosse tecnicamente una violazione del Sabato. Il fatto che tutti i sacerdoti rimanessero innocenti lo stesso è un fatto di serio significato per il Nuovo Patto dove tutti i credenti sono ora sacerdoti; ma affronteremo questo più tardi.

Poiché il culto era chiaramente lavoro, non riposo, la forma lavoro/adorazione è realmente lavoro/lavoro e non è la forma biblica data nel Quarto Comandamento. Il culto rituale, incluso il culto dei moderni uomini di chiesa, è lavoro, non riposo, e in quanto tale è una violazione del Sabato, se il Sabato si applicasse oggi letteralmente come lo era nei tempi del Vecchio Testamento. Quelli che sospirano con grande abbandono quanto grande e santo sia adorare nel giorno del Signore si sono in effetti lasciati convincere da un’idea non biblica. Il sabato era riposo, i riti sono lavoro. La sola cosa che ci mantiene innocenti non è la nostra adorazione domenicale, la quale non possiede per niente un posto speciale o un magico significato come culto, ma il fatto che ora siamo sacerdoti, e qualcosa più grande del Tempio è qui. Questo da solo dovrebbe far comprendere a ogni cristiano il concetto di libertà cristiana, contrapposto al moderno fariseismo.

Il secondo mito è che sia possibile oggi osservare il Sabato nel modo letterale che fu comandato nella legge di Dio.

Prima di tutto, anche se fosse possibile, nessuno lo sta realmente osservando, nemmeno quelli che si auto-proclamano sabatariani. La chiave qui è l’interruttore dell’elettricità  la domenica mattina. Ho parlato centinaia di volte a persone che dichiarano d’essere sabatariani, i quali sono lesti nel lanciare accuse contro chiunque lavori di domenica o manchi a un culto di chiesa di domenica, e ho sempre fatto loro questa domanda: “Quando vi alzate la mattina, accendete la luce? Tutti dicono di sì. E tutti rifiutano di riconoscere cosa ciò significhi: di domenica ci sono li fuori persone che lavorano per un profitto, in centrali elettriche, centrali di controllo e di comando, compagnie idriche, fornitori di Internet, compagnie telefoniche, torri di controllo del traffico aereo e semaforico, sul ponte di comando di navi nell’oceano, nelle cabine di pilotaggio di aerei, e di motori di treni, eccetera, eccetera, eccetera.  Ma i moderni, pretesi “sabatariani “ non hanno alcun problema nell’usare i servizi di queste persone, usando elettricità, gas, acqua, servizi telefonici, e servizi Internet prodotti da queste persone. E poi si girano e condannano queste stesse persone per il loro lavoro domenicale mentre considerano se stessi santi perché non sono come quelle persone che lavorano di domenica e i cui servizi provvedono per la loro comodità di domenica.

Ho chiesto questa domanda centinaia di volte e non ho mai visto un solo “sabatariano” nemmeno fermarsi a considerare la contraddizione della sua posizione. Nemmeno uno che abbia detto: “È vero, sono stato incoerente. Devo smettere di usare questi servizi di domenica perché approfitto di lavoro che io condanno con la mia teologia, e col mio denaro incoraggio persone a lavorare di domenica”. Al contrario, i sabatariani o ignorano la domanda, o danno risposte di un’inezia talmente ridicola che a volte sono stato assai tentato di dubitare della loro sanità mentale. Il più delle volte adducono le scuse che gli ospedali hanno bisogno di elettricità e d’acqua e gas di domenica, e questa è “un opera di necessità o di misericordia” e che perciò non c’è problema nell’usare quell’elettricità. Ma, aspetta un momento, tu e la tua chiesa (che usate un’imponente quantità d’energia per il condizionamento di domenica) non siete un ospedale; non c’è nulla nella tua situazione che richieda un’opera di necessità e di misericordia. Solo perché qualcun altro ha bisogno d’aiuto non significa che tu abbia diritto allo stesso aiuto senza averne bisogno. I cristiani nella storia hanno fatto senza aria condizionata o acqua dal rubinetto per secoli; la tua “necessità” è una falsa necessità, tu sei semplicemente un occidentale viziato, non una persona in stato di necessità. Altri se ne escono con la regola bizzarra che se non c’è scambio di denaro di domenica non è una violazione del Sabato, e perciò l’acquisto di domenica di servizi dati da persone che violano il Sabato è legittimo se il pagamento avviene il giorno dopo. Voglio dire, si può essere più farisaici di così? La Legge di Dio non dice assolutamente nulla riguardo alla data di pagamento come condizione per la trasgressione del sabato; è una regola completamente di umana fattura. Ed ovviamente, se applicata coerentemente giustificherebbe qualsiasi lavoro fatto di domenica, purché il pagamento avvenga il giorno dopo. Siamo seri, il comandamento concerne il lavoro, o i tempi di pagamento?

Ma i moderni sabatariani continuano ad usare i servizi di persone che lavorano di domenica, fabbricando ignobili scuse o per se stessi o per le persone che violano il sabato (secondo la loro stessa definizione) per provvedere per la loro confortevole  vita viziata. Contemporaneamente, essi accusano di “violazione del Sabato” il fatto che ci siano ristoranti aperti la domenica, e aggiungono condanne a quei cristiani che vanno al ristorante dopo chiesa. Quando faccio loro osservare che i ristoranti sono opere di necessità e misericordia perché provvedono anche per i viaggiatori che in città non hanno altro posto dove andare per ottenere cibo, improvvisamente questo argomento sulla necessità non è valido, e non ci sono scuse perché i ristoranti siano aperti di domenica, né perché i cristiani li usino. Se c’è un esempio moderno per le parole di Gesù in Matteo 23:4 e Luca 11:46, sono i moderni sabatariani: “Legano infatti pesi pesanti e difficili da portare, e li mettono sulle spalle degli uomini, ma essi non li vogliono smuovere neppure con un dito”. È assai ovvio che i moderni sabatariani sanno perfettamente che la diretta, letterale osservanza del Sabato è oggi impossibile, ed essi stessi non provano nemmeno ad osservarla, ma la usano per infondere in altre persone sensi di colpa.

Osservare il Sabato oggi è impossibile anche per un’altra ragione: le caratteristiche dei cicli settimanali, indipendenti di cicli annuali, non è il sistema calcolato nella Legge di Dio. (Rushdoony spiegò pure questo nel 4° capitolo delle sue Istituzioni, e cita Curtis Clair Ewing). La forma moderna non avrebbe potuto essere messa in funzione allora perché ceri giorni di certi mesi erano preposti al lavoro e sotto il sistema moderno cadrebbero in giorno di sabato (domenica) una volta ogni sette anni. (Cf. Es.12:3, 5, 6, 24; Le. 23:15). Inoltre, certi giorni specifici di certi mesi sono dichiarati sabati nella Legge, se questi sono semplicemente giorni della settimana osservati come sabati, ciò violerebbe la prima parte del Quarto Comandamento: “Sei giorni lavorerai”. Nella Legge di Dio le settimane erano legate all’anno; l’anno cominciava il primo giorno della settimana, e i sabati erano fissati nelle stesse date ogni anno. L’anno di 365 giorni era suddiviso in 52 settimane fisse più un giorno aggiuntivo. Il giorno aggiuntivo era un sabato aggiunto dopo il 7° sabato dopo la pasqua (Le. 23:15-21) facendo della Pentecoste un sabato di due giorni, di 48 ore (il 49° e il 50° giorno dopo il sabato di pasqua). Il calendario ebraico era strettamente un calendario solare, non un calendario solare/lunare e il ciclo settimanale era legato al ciclo annuale, non indipendente da esso.

Perciò, osservare il sabato secondo il moderno calendario (Che ha  pure il problema aggiunto degli anni bisestili) non ha nulla a che vedere con l’osservanza del sabato secondo la Legge di Dio. Al massimo, è semplicemente l’assunzione di una tradizione molto più recente della Legge di Dio data a Mosè ed assegnare arbitrariamente alcune qualità ritualistiche/magiche a certi giorni secondo quella tradizione.

Da una prospettiva economica, che significa, dal punto di vista del patto di Dominio qual più ampio contesto per i Dieci Comandamenti, la scusa teologica delle “opere di necessità e misericordia”, mentre a volte può essere d’aiuto, non è esattamente biblica. (E non è nemmeno d’aiuto nella maggior parte dei casi; perché i moderni sabatariani dovrebbero volere i ristoranti chiusi di domenica  quando ogni città ha un certo numero di viaggiatori che vi risiedono durante il fine settimana? Vorrebbero che i viaggiatori andassero in giro  mendicando cibo e riparo?). Mentre necessità e misericordia erano motivi presenti  in molteplici casi di guarigione di Sabato da parte di Gesù, gli esempi che egli fece replicando ai farisei non erano per nulla casi di necessità e di misericordia. Ancor più importante, quando difese i suoi discepoli dall’accusa di violare il sabato, (ricordate che i suoi discepoli avevano raccolto delle spighe) non fece ricorso ad un argomento di opere di necessità e misericordia. Gesù andò ben oltre mostrando esempi di violazione della Legge, o meglio della sua lettura letterale, nel Vecchio Testamento, e dimostrando perché queste devono diventare la norma nel Nuovo Testamento (“Qui c’è uno più grande del tempio”). Questo verso specifico è uno dei due che sono evitati come la peste dai moderni sabatariani perché dimostra una discontinuità molto chiara la quale stabilisce, permettetemi di ripeterlo e di enfatizzarlo, che tali violazioni del sabato diventeranno la norma nel Nuovo Testamento. “Qui è uno più grande del tempio”. E, a giudicare dall’intero contesto del Nuovo testamento, quell’ “Uno più grande” ha da rimanere qui, con noi fino alla fine dei tempi.

L’enfasi sulla frase “necessità e misericordia” è basata piuttosto sul bisogno di una scusa che sembri religiosa. Un termine migliore e più comprensivo sarebbe un termine economico: opere di mantenimento e di controllo dei danni. Gli esempi di Gesù in risposta ai farisei furono fatti in questo contesto: portare un bue all’abbeveratoio di sabato (mantenimento) e togliere un bimbo o un bue dal pozzo (controllo dei danni). Mentre il concetto di misericordia è applicabile al bambino, non c’è né necessità né misericordia coinvolte nello spendere un sabato a spingere un animale fuori dal pozzo, lavoro che può essere fatto il giorno dopo. Nè c’era alcuna necessità né misericordia coinvolte nel permettere ai discepoli di svellere delle spighe di Sabato, cosa chiaramente proibita nella Legge. Nessuno di loro stava morendo di fame con Gesù; Luca 22:35 dice che non mancò loro nulla mentre furono con Gesù. La regola che permetteva i lavoro di sabato, perciò, non era necessità o misericordia ma la prevenzione di perdita di capitale. Il lavoro, allo scopo di prevenire perdita di capitale era permesso: se gli animali avessero patito la sete per un giorno, avrebbero perso peso o sarebbero stati meno atti al lavoro il giorno dopo il primo giorno della settimana. La stessa cosa avviene se un animale è lasciato nel pozzo e tirato fuori il giorno dopo: il giorno dopo sarebbe probabilmente andato sprecato per il lavoro se l’animale fosse stato lasciato nel pozzo e spinto fuori il giorno dopo: il giorno dopo sarebbe probabilmente stato un giorno di lavoro perso e l’animale sarebbe probabilmente stato esausto. La difesa delle città era consentita di sabato: di nuovo, per prevenire la perdita di capitale. Non occorre menzionare che i marinai potevano lavorare di sabato senza incorrere nella colpa perché non si sarebbe potuto lasciare la nave semplicemente alla deriva in mezzo al mare. La stessa cosa sarebbe applicabile ai mercanti e viaggiatori: in situazioni in cui l’osservanza alla lettera del Sabato avrebbe coinvolto perdita di capitale, era loro permesso di continuare a spostarsi finché fossero fuori pericolo. Ecc. ecc..

Qualcuno penserà che ridurre la questione alla perdita di capitale sia piuttosto profano. Ma ricordate, stiamo parlando del più ampio contesto del patto di Dominio. I Dieci Comandamenti non sono dati con lo scopo di distruggere la base economica della società umana; furono dati per permettere all’uomo di compiere il Patto di Dominio. La perdita di capitale di Sabato avrebbe significato un mondo con crescita zero se ciò che l’uomo produce durante la settimana è distrutto nel giorno di Sabato.

Ma, negli ultimi 300 anni, sotto l’influenza della visione del mondo e della vita sviluppato nella Riforma, l’economia del mondo si è portata sempre più verso una situazione in cui la maggior parte delle attività economiche, se interrotte di domenica per 24 ore, subirebbero una perdita netta di capitale. Non si tratta meramente di ospedali e assistenza stradale e di pronto intervento. Non si tratta nemmeno meramente di ristoranti e alberghi aperti di domenica per servire viaggiatori o persone che non possono preparasi il proprio cibo. Qui stiamo parlando delle strutture portanti dell’economia moderna, senza le quali la moderna economia ritornerebbe ad uno stadio più primitivo di minor capitalizzazione, minor produttività, e potrebbe perciò condurre a sofferenze e fame. Le centrali elettriche termiche e nucleari non possono fermare la produzione un giorno ogni settimana.

Cementifici, impianti di produzione di fertilizzanti, impianti metallurgici, laboratori industriali, sistemi di trasporto per aria, terra e mare, rete elettrica, miniere e pozzi di petrolio, impianti chimici, impianti di stoccaggio di gas e petroli, stabilimenti industriali di ogni tipo, tutte queste infrastrutture della nostra moderna, altamente tecnologica economia non sono solitamente visibili per la maggioranza delle persone e l’importanza della loro ininterrotta produzione è raramente compresa dalla maggior parte delle persone.

Ma la ragione per cui oggi noi possiamo avere cose belle ad un prezzo così basso è esattamente il fatto che quest’impianti continuano a lavorare senza interruzioni. Molti di questi hanno reattori che lavorano o ad alte temperature, e/o sotto  pressioni molto alte, o usando reazioni altamente tossiche o radioattive. Per molti di questi, fermare il reattore e farlo ripartire costerebbe quanto il ricavo di un mese o persino d’un anno di produzione; farlo ogni settimana garantirebbe il fallimento economico dell’impianto. Il solo ammortamento di quest’impianti è stato previsto calcolando sull’ininterrotta produzione per almeno un decennio. Ho lavorato come  amministratore commerciale di un’impianto di produzione di fertilizzanti: alcuni dei reattori, alti come palazzi di dieci piani, devono avere una fornitura costante di materiale grezzo ed essere continuamente in produzione perché fermare la produzione richiede due mesi di pulizie del residuo tossico. Gli impianti metallurgici non possono sopportare un calo di temperature a livelli di non produzione perché questo provocherebbe a molti di essi  fratture nelle basi  e nello scheletro di calcestruzzo. Ecc. , ecc., ecc. I moderni sabatariani però continuano ad utilizzare questi prodotti ma accusano quelli che li producono di “trasgredire il Quarto Comandamento”.

Bisogna, però, aspettarsi un tale sviluppo dell’economia mondiale: Dio promette la crescita del vangelo, e con essa, la crescita delle benedizioni economiche del vangelo che porteranno inevitabilmente ad attività economiche in volumi sempre maggiori ed in maggiore efficienza, che significa tecnologia. Lo sviluppo tecnologico degli ultimi 300 anni sono il prodotto della cristianità e del suo concetto del mondo applicato nella pratica, come hanno indicato molti autori. Alla fine di conti, se i sabatariani desiderano mantenere coerentemente la loro posizione dovranno abbandonare il mondo e vivere come eremiti, perché vivere nel mondo moderno è impossibile senza prendersi vantaggio di qualcosa che coinvolge il lavoro di Sabato.

Perciò, dalla prospettiva del Patto di Dominio, la lettura letterale del Sabato non solo è impossibile da obbedire, lo diventerà sempre di più. Le parole di Gesù che “C’è qui uno più grande del tempio” ne hanno posto le fondamenta; la visione del mondo cristiana applicata all’economia e alla tecnologia ha edificato su quelle fondamenta. E dunque aspettatevi l’aumento continuo di queste presunte “violazioni del sabato”, ogni giorno, sempre di più.

Ma violazione del Sabato non è. Poiché il vero significato del Sabato, come dimostra Gesù, trascende il comando alla lettera di cessare dalle attività economiche un giorno su sette, e in fatti, il reale significato neotestamentario rigetta la sua specifica applicazione giuridica indistinta. Abbiamo visto fin qui perché il significato letterale del Quarto comandamento non può essere osservato oggi. Ma allora perché  è questo Comandamento nella Legge, perché è uno dei Dieci Comandamenti?

La risposta risiede nel profondissima, eppur oggi completamente ignorata, dichiarazione teologica di Gesù in Marco 2:27, data nella stessa occasione in cui i suoi discepoli furono accusati di violare il sabato svellendo spighe di grano. Gesù terminò la sua risposta con le parole: “Il sabato è fatto per l’uomo, e non l’uomo per il sabato” per poi concludere: “Perciò il Figlio dell’uomo è signore del sabato”.

Fermiamoci qui e consideriamo. I discepoli di Gesù stavano facendo qualcosa per cui, ai tempi di Mosè, si veniva giustiziati: raccogliere risorse di sabato. Gesù non difese i suoi discepoli dicendo che ciò che stavano facendo era legale. Egli infatti concordò con i loro accusatori usando esempi nel Vecchio Testamento di altri violatori del sabato e delle regole del Tempio. La sua risposta? “benissimo, IO cambio la comprensione del Sabato: io non ho fatto l’uomo per il sabato, ho fatto il sabato per l’uomo.” Il comandamento stesso era designato ad indicare l’uomo e i suoi bisogni, riconoscere i bisogni dell’uomo nel suo stato di impotenza, di difficoltà e di costante fatica, e dargli riposo. Le regole strettamente giuridiche per l’osservanza del sabato in Israele furono temporanee, e furono intese come temporanee persino nel Vecchio testamento. Che sia così, possiamo giudicarlo dalla reazione di Nehemia alla violazione del sabato da parte di molti in Israele, inclusi alcuni nobili; anziché comminare la pena di morte ai trasgressori, Nehemia li rimproverò solamente. Il Sabato era ancora in vigore come segno speciale di Israele quale comunità redentiva/cerimoniale, ma Nehemia era in qualche modo consapevole che le rigide pene della Legge non dovessero essere applicate. Perché? Perché Nehemia probabilmente comprese la grande affermazione teologica di Gesù: “Il Sabato è stato fatto per l’uomo”.

Nella prima delle mie tre lezioni sull’immigrazione, “Immigrazione e il Sabato” (Immigration and the Sabbath, da qualche parte su Youtube), ho spiegato questo significato del Sabato. In breve, Mosè si prese la libertà di cambiare il testo diretto del Quarto Comandamento come fu dato al Monte Sinai. Mentre la prima versione (pronunciata direttamente da Dio), diceva: “Poiché in sei giorni l’Eterno fece i cieli e la terra, il mare e tutto ciò che è in essi, e il settimo giorno si riposò, perciò l’eterno ha benedetto il giorno di sabato e l’ha santificato”, la seconda versione, pronunciata da Mosè ai figli, a est del Giordano prima della conquista, sostituisce quelle parole con queste: “E ricordati che sei stato schiavo nel paese d’Egitto, e che l’Eterno, il tuo Dio, ti ha fatto uscire di là con mano potente e con braccio steso, perciò l’Eterno, il tuo Dio ti ordina di osservare il giorno di sabato”.

Combinando le due versioni, vediamo che il riposo di Dio nel settimo giorno era inteso non a porre sull’uomo un peso addizionale ma a liberare l’uomo. Non per far lavorare l’uomo per  6 giorni e poi lavorare un altro giorno per compiacere Dio con riti e cerimonie. Lo scopo del riposo di Dio era di far sì che tutti potessero sperimentare riposo alla fine di una settimana di duro lavoro. Nel momento in cui gli ebrei stavano per entrare la Terra, e stavano per diventare una nazione di padroni che avrebbero essi stessi controllato ricchezza e assunto lavoratori e posseduto schiavi, Mosè stava rammentando loro che le regole del Sabato non sono nel rito ma nella clausola ‘ricordati’: Ricordati che sei stato schiavo, ricordati che sei stato un forestiero, ricordati l’Egitto dove sei stato battuto e forzato a lavorare, ricordati l’esodo, il deserto, il patto che Dio fece coi tuoi padri. E mentre ricordi tutte queste cose, ricordati che non deve esserci oppressione di uomini sotto la tua autorità. Ogni uno, fino al più infimo dei tuoi schiavi pagani, ha diritto d’avere un giorno di riposo, un giorno in cui egli sta fermo e Dio sarà quello che lavora per lui, nella guarigione, nella santificazione, e perfino lavando i suoi piedi. Il sabato era un comando orientato alla giustizia e alla libertà, non un comando di cieca sottomissione a regole cerimoniali. Il suo punto focale erano i membri più deboli della società, lo schiavo, lo straniero, la vedova, l’orfano. Il suo punto focale era su ogni uomo, perché Dio voleva in quel giorno lavorare per ogni uomo, mentre l’uomo stava fermo e accettava il servizio di Dio. E, no, non era Dio che serviva l’uomo come se Egli fosse suo subordinato. Era Dio che stava dichiarando che alla fine dei conti, tutto il lavoro dell’uomo sarà considerato nulla, e solo il lavoro di Dio rimarrà. Era un messaggio evangelistico.

E perciò, tutte le attività permesse in quel giorno erano le attività di evangelismo. I sacerdoti profanavano il sabato, non perché Dio avesse bisogno di servizio cerimoniale da mani umane ma perché queste cerimonie erano il suo modo di portare il vangelo al mondo pagano, per mezzo di ombre, parabole e cerimonie. Questa è la ragione per cui a Davide fu permesso mangiare dei pani consacrati: egli era il vero predicatore del vangelo di quel tempo, il solo in tutto Israele. I sacerdoti avevano timore di sfidare l’ordinamento statalista, fascista di Saul. La popolazione era o soggiogata o partecipava gioiosamente dello stato totalitario di Saul. Davide era solo, ed egli era solo nel dichiarare la volontà di Dio. Egli era un profeta e un evangelista, e il pane gli apparteneva in virtù del suo ufficio e del suo ministero.

Fu per questa ragione che nel Nuovo testamento Gesù si assicurò che la maggior parte delle sue guarigioni che sono registrate avvenisse di sabato. Nei Vangeli c’è caso dopo caso di farisei furiosi per questa violazione del sabato. E pure, violazione non era, il Sabato era stato fatto per l’uomo, e oltretutto le guarigioni erano parte del suo evangelismo. Il Sabato era il giorno in cui Dio viene all’uomo, non nei patetici sforzi dell’uomo per compiacere Dio nella chiesa, ma nell’opera di Dio nell’uomo, per l’uomo, poiché il sabato è stato fatto per l’uomo.

Bene, allora, come si traduce tutto ciò nel nostro osservare il sabato nel Nuovo Testamento?

Siamo tutti sacerdoti adesso, e Gesù, quell’Uno più grande del tempio, è con noi sempre, fino alla fine dei tempi. Il Sabato è una realtà costante per noi, oggi. La nostra vita intera è ora una vita di evangelismo. Noi non offriamo più sacrifici ogni nuova luna; la nostra vita intera dovrebbe essere un sacrificio vivente a Dio, e perciò un’impresa evangelistica. Da una prospettiva biblica noi viviamo già nel continuato Sabato di Dio nella storia, il preludio al nostro Sabato eterno. L’osservanza di un giorno su sette è buono per scopi di ordinamento sociale (per prendere in prestito una frase da Calvino), ma il suo significato non va oltre l’opportunismo dell’ordinamento sociale. In realtà, pattiziamente, noi dovremo osservare il Sabato ogni singolo giorno, nel riposare dalle nostre opere e permettere che Dio operi in noi e per mezzo di noi. Ogni singolo giorno, senza distinzione, noi dovremmo liberare i prigionieri e gli schiavi e salvare quelli portati al macello. Ogni singolo giorno noi dovremmo predicare la rettitudine e la giustizia (enfasi sulla giustizia) del vangelo. Non c’è giorno speciale nella settimana per culto, riposo ed evangelismo; il giorno speciale è stato un riposo di sabato per il popolo di Dio (Eb.4:9), e quel giorno è oggi.

Ogni altra cosa può essere buona e utile e ordinamento opportuno, ma non è un obbligo religioso.

Terminerò con le parole di Giovanni Calvino dal suo catechismo, citate da R.J. Rushdoony nel capitolo 4 delle sue Istituzioni:

D. Che intendi per riposo spirituale?

R. Quando ci asteniamo dalle nostre opere, che Dio possa operare la sua opera in noi.

D. È sufficiente farlo nel settimo giorno?

R. No, continuamente. Dopo che abbiamo cominciato una volta dobbiamo continuare durante tutto il corso della nostra vita.

D. Perché, dunque, è designato un certo giorno per raffigurarlo?

R. Non è necessario che la realtà concordi con la figura in ogni aspetto, ecc.

Il Sabato fu fatto per l’uomo. E dopo la resurrezione di Gesù Cristo, l’uomo pattizio fu collocato in un Sabato continuato. L’unico modo per osservare quel Sabato non è forzando un obbligo religioso un giorno su sette, che Gesù stesso ha annullato come non applicabile al sacerdozio regale, ma col diventare un vero sacerdozio regale per il Re dei Re.

Il libro che raccomando alla vostra lettura questa settimana è Israel’s Calendar and the True Sabbath, di Curtis Clair Ewing. Ewing ha molte posizioni con le quali non concordo, ma questo è uno studio che merita considerazione, specialmente nei termini di alcuni miti moderni concernenti il sabato. Leggete il libro con discernimento.

Note

1 In questo studio utilizzeremo la S maiuscola per il sabato (Shabbath) per designare la sua realtà pattizia e il suo significato nella Bibbia che va al di là del moderno settimo giorno della settimana o dalla domenica cristiana che lo ha sostituito. (N.d.T.)

2 Non ho conosciuto sabatariani in Italia, almeno non in questo senso di persone che pensano di fare servizio al Signore osservando il giorno settimanale di riposo in modo farisaico, la lezione è però utile perché raramente ho trovato persone che abbiano portato alla sua conclusione logica l’affermazione di Gesù “Qui è uno più grande del tempio” e “il sabato è stato fatto per l’uomo e non l’uomo per il sabato” eliminando dal loro pensiero il dualismo spirituale/ materiale applicato alla vita di chiesa e quelle ‘secolare’

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