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Scure alla Radice n° 37

Il Concubinato nella Bibbia

Di Bojidar Marinov

Dall’episodio in podcast in Inglese

Benvenuti all’episodio 37 di Axe to the Root Podcast, parte della War Room Production. Sono Bojidar Marinov e nei prossimi 20 minuti parleremo di un’istituzione stabilita dalla legge di Dio nell’Antico Israele: il concubinato. Quando dico ‘istituzione’, naturalmente, lo intendo in senso lato, una norma culturale e una pratica legale, non qualche sistema burocratico. Daremo un’occhiata alla natura del concubinato, ed anche al suo scopo. Nel farlo, dovremo prendere in considerazione anche del più ampio contesto etico dentro al quale fu istituito; e, in primo luogo, specialmente al perché dovette essere istituito. Prenderemo in considerazione anche le lezioni che il concubinato c’insegna  riguardo all’influenza del vangelo nella storia. In questo modo vedremo in questa particolare istituzione della legge di Dio la gloria e la bontà del Padre in contrasto con la malvagità dell’uomo, vedremo il significato della redenzione, e la potenza dello Spirito santo nel cambiare cultura e storia.

Episodicamente, nella continua diatriba tra cristiani ed atei, qualche ateo del villaggio che rimane a corto di argomenti, fa ricorso al vecchio slogan: “La Bibbia permette agli uomini di prendere donne come schiave sessuali!” E poi indicano l’istituzione del concubinato nella legge di Dio. Ora, da un punto di vista puramente pragmatico, non so perché gli atei continuino ad usare questo argomento; non ho mai visto un cristiano persuaso da questo argomento diventare ateo. Se c’è un argomento di comprovato fallimento è proprio questo. Una persona deve aver già preso una decisione per poterlo accogliere come valido. Tirerei a indovinare che ci sono altri fattori coinvolti per l’uso di questo argomento. Forse sono i sogni personali e le fantasie di qualche ateo che essi proiettano sulla bibbia, O qualcos’altro, chi lo sa. Il brutto però non è che alcuni atei utilizzino quest’argomento, dopo tutto gli atei sono una porzione talmente insignificante della popolazione mondiale che qualsiasi cosa dicano o facciano è a malapena statisticamente rilevante. Il brutto, e questo sì è statisticamente e culturalmente significativo, è che i cristiani non sanno cosa rispondere, la posizione dei loro oppositori vince per default quando si tratta di influenza culturale e legislativa. Perché i cristiani non sanno rispondere a tale argomento? Perché non pensano in modo pattizio, vale a dire, non pensano nei termini del criterio etico/giuridico, nei termini della Legge di Dio. Non sanno cosa dica la legge di Dio su tali questioni, e rimangono zitti quando qualcuno re-interpreta la Legge di Dio contro di loro. Permettono ai loro nemici di ri-definire i termini per loro, e permettono ai loro nemici di scegliere per loro il campo di battaglia. I cristiani hanno il Dio più grande, col concetto del mondo e della vita e l’ideologia della conoscenza del pensiero e d’azione più grandi e più comprensive e coerenti e solide; ma perché sono ignoranti di quel concetto del mondo e della vita e della Parola del loro Dio, si fanno mettere all’angolo. Il gruppo religioso più grande al mondo,  che dispone delle risorse e infrastrutture più ricche è preso in giro da una piccola minoranza rumorosa e fatto ammutolire in sottomissione. Non per la potenza di quella minoranza, ma per l’ignoranza dei cristiani. Ho parlato in un precedente episodio delle ragioni di questa impotenza dei cristiani, Parleremo di come trattarla in futuri episodi.

Ovviamente, poiché i termini sono decisi non dalla maggioranza cristiana in America ma dai loro nemici, il significato del termine “concubina” è deciso dai non credenti. E nel significato comunemente accettato della parola “concubina” essa significa una donna che vive con un uomo senza esserne legalmente la moglie. Usualmente questo avviene perché ci sono degli impedimenti giuridici al loro matrimonio. Una ragione può essere la loro condizione sociale: se provengono da differenti caste o diversi gruppi sociali e il matrimonio fra questi gruppi è bandito. Così era per molti uomini bianchi negli stati Americani del Sud i quali presero donne nere per concubine perché la legge proibiva legalmente il matrimonio tra bianchi e neri. (Ma non proibiva la fornicazione tra loro. Alla faccia della pretesa cultura cristiana nel Sud). Un’altra ragione potrebbe essere la proibizione legale  del matrimonio per certi gruppi: per esempio, il clericato Cattolico Romano ha introdotto la pratica del concubinato da quando il celibato è stato reso obbligatorio e messo in vigore. Un altro significato della parola potrebbe essere più vicino all’immaginazione ateista di una schiava del sesso. In molte culture pagane come Cina, India e il mondo Mussulmano era una pratica in vigore presso uomini d’autorità avere un harem di concubine il cui scopo era strettamente la soddisfazione sessuale del loro padrone. Nell’Islam, la reale promessa ultima per ogni fedele è un harem personale di 72 schiave sessuali per ciascun uomo per sempre. Dunque, poiché i termini sono già definiti da qualcun altro, e i cristiani, e specialmente i loro leader fanno così poco per ri-definirli, alla fine dei conti il termine viene usato contro di essi. “Guarda, la Bibbia parla della legittimità del concubinato, deve essere perché la Bibbia approva che un uomo prenda per sé delle schiave sessuali”.

Il significato biblico della parola “concubina”, però, non ha nulla a che vedere col significato oggi inteso. E non ha nulla a che vedere con la fornicazione o con la coabitazione illegale, o con lo sfruttamento sessuale di ragazze indifese. Dopo tutto, nella Bibbia, era il padre della ragazza che dava la propria figlia per essere una concubina; perché un padre darebbe via la propria figlia perché diventi una schiava del sesso? Una concubina era legalmente una moglie, con tutti i diritti di una moglie legale, senza alcuni privilegi. Ma prima che procediamo ad istruirci sulla natura del concubinato, e sulle differenze tra una moglie ed una concubina, abbiamo bisogno di capire la differenza tra la condizione giuridica e la condizione economica di una persona nella società. Senza comprendere quella differenza non saremo capaci di comprendere come una concubina fosse legalmente una moglie, eppure, allo stesso tempo, una moglie di rango inferiore. E non saremo capaci di comprendere come l’istituzione del concubinato fosse intesa per proteggere le donne, non per degradarle.

In breve, in ogni società, una persona è sempre vista attraverso le lenti di due sistemi di valutazione. Uno dei sistemi è quello giuridico che valuta una persona in relazione ai parametri etico/giuridici nella società, cioè quali cose sono bandite, quali permesse. Cos’è considerato buono ed accettabile per lui e cos’è considerato malvagio e inaccettabile. Quali sono i suoi diritti e le sue responsabilità in relazione alle altre persone. L’altro sistema è economico, che valuta una persona in relazione alle risorse e alle responsabilità in una società, cioè quanto controllo di esse possiede, quanto può permettersi di consumare, d’investire o di sprecare. Cosa è alla sua portata e cosa non lo è. Quali sono le sue opportunità in relazione ad altre persone. Non c’è dicotomia tra i due sistemi e neppure c’è contraddizione dentro al contesto del Patto di Dominio. Un sistema denota parametri etici, l’altro sistema denota scopo produttivo. I due sistemi di valutazione sono sintetizzati nel compito del primo specifico mandato dato all’umanità in Genesi 2:15: Adamo fu posto nel Giardino per lavorare e custodire. Vale a dire per capitalizzare la giustizia e tenere fuori la malvagità.

In altre parole, la nostra condizione giuridica denota i nostri diritti. La nostra condizione economica denota i nostri privilegi. Per questo motivo si dice che siamo tutti uguali davanti alla legge ma siamo tutti diversi sul mercato. La mancanza di comprensione – o la perversione – di questo principio basilare della giustizia è ciò che alimenta il moderno statalismo. Il moderno statalismo in tutte le sue forme è basato su un sistema etico che congloba le posizioni economica e giuridica. Una forma di statalismo – il socialismo – vuole trasformare i privilegi economici dei ricchi in diritti giuridici per tutte le persone. Un’altra forma di statalismo – il fascismo – o capitalismo di relazione, vuole trasformare i privilegi economici di un piccolo gruppo in potere giuridico per quel gruppo stesso. Le due forme non sono così opposte l’una all’altra come molti immaginano, sono la stessa forma, ma parleremo di questo con maggior dettaglio in un episodio futuro.

Sotto la Legge di Dio, nel matrimonio una moglie possedeva piena condizione economica e piena condizione giuridica, entrambe. La sua piena condizione giuridica stabiliva i suoi diritti d’avere le cose basilari su cui una moglie ha titolo: cibo, vestiario, relazioni maritali, con quest’ultima che portava ad avere figli, i quali erano la sua eredità principale. Quella condizione giuridica veniva automaticamente, con lo stesso atto di matrimonio, non le veniva accordato. Questi diritti erano talmente basilari che se queste tre cose non le venivano date da suo marito ella poteva uscire dal matrimonio, senza nessun obbligo nei confronti del marito. Questo sarebbe stato una seria perdita economica per il marito, perché sotto la Legge, egli aveva pagato per lei il “prezzo della sposa”. Che la moglie abbandonasse il matrimonio per inadempienza significava che avrebbe perso quella somma, e se avesse voluto prendere un’altra moglie, avrebbe dovuto pagarla di nuovo. Dall’altro lato, la piena condizione economica della moglie stabiliva i suoi privilegi come governatrice della casa del marito e delle sue risorse economiche. La donna di Proverbi 31 è una tale moglie: ella gestisce la casa del marito mentre egli è alle porte della città. Tale governo sulla casa del marito non è un’autorità “delegata”, come nell’ideologia del moderno patriarcalismo; ella lo possiede automaticamente, che piaccia al marito oppure no. Contrariamente a ciò che crede il moderno patriarcalismo, una donna dovrebbe dire a suo marito cosa fare nella casa. È il suo compito sotto il Mandato di Dominio. (come ha commentato R.J. Rushdoony su Genesi 3, il peccato di Eva non fu che gli disse cosa mangiare, era suo compito. Il suo peccato fu che gli disse la cosa sbagliata.) Il fondamento di questi potere e privilegio economico era la sua dote. Il promesso sposo pagava il prezzo della moglie; il padre restituiva il prezzo della sposa come dote per sua figlia, e probabilmente avrebbe aggiunto anche un parte dei propri averi. In questo modo una moglie entrava nel matrimonio avendo titolo personale su parte del denaro di suo marito (il prezzo della sposa) e in più sopra al proprio denaro. In una situazione normale, perciò, ella sarebbe stata più ricca del marito – che potrebbe essere la ragione per cui Genesi 2:24 parla del marito che si unirà a sua moglie piuttosto che il contrario. Essendo più ricca di lui, e in più essendo una moglie di pieni diritti e privilegi, ella aveva autorità propria sotto Dio.

Una concubina, dall’altra parte, era una donna per la quale il prezzo della sposa era stato pagato ma il padre non l’aveva restituito come dote insieme a lei. Nel matrimonio, ella acquisiva la condizione giuridica di moglie: la Legge di Dio non legalizzava relazioni sessuali senza tale condizione giuridica. Possedendo la condizione giuridica di moglie, una concubina aveva titolo a tutti i diritti che una moglie aveva: aveva diritto a cibo, vestiario e relazioni coniugali. Se tali diritti non le venivano provveduti da suo marito ella poteva uscire dal matrimonio senza colpa, e suo padre non doveva restituire a suo marito il prezzo della sposa (Es. 21: 7-11) Il rifiuto del marito di prendersi cura di lei era ragione sufficiente per il divorzio ed ella era libera. Nei termini della sua condizione economica, però, la situazione era diversa. Ella entrava nel matrimonio senza soldi, e perciò non aveva rivendicazioni economiche o finanziarie sulla famiglia. Per dirla in termini biblici, era senza eredità. Mentre i suoi diritti erano protetti, non le venivano concessi privilegi.

Economicamente non era diversa da un dipendente della famiglia o da un servo. Ella era libera, naturalmente, di lavorare con le proprie mani e accumulare beni propri, ma non aveva poteri sugli affari economici delle proprietà del marito eccetto dove egli le delegasse la responsabilità. (Questo è uno dei miei disaccordi col moderno patriarcalismo; nel fare dipendere l’autorità della moglie dalla delega del marito il patriarcalismo degrada le mogli moderne alla posizione di concubine.)  I suoi figli erano la sua eredità, e, come nell’esempio di Hagar, se la concubina se ne andava, i suoi figli se ne andavano con lei, e avrebbero provveduto per la madre, non avendo eredità nella casa di loro padre. Si noti, per esempio, in Giudici 9, Abimelech, il figlio della concubina di Gedeone considerava i propri parenti la famiglia di sua madre, non la famiglia di suo padre. Giuridicamente, in ragione del patto matrimoniale, ella era una moglie di pieni diritti. Economicamente, perché non aveva eredità, era una serva senza privilegi. In questo modo le mogli di Giacobbe gli furono date come concubine (Ge. 31: 14-16). Ruth la Moabita, dall’altra parte, entrò nel suo matrimonio pienamente come moglie, con la sua eredità (Ruth 4:5).

C’era anche il caso speciale di una concubina, che era moglie di guerra; il caso in cui un soldato di un esercito occupante prende una donna da una nazione sconfitta. Questo caso è speciale perché, mentre tecnicamente la donna era una concubina – entrava nel matrimonio senza dote – la legge non permetteva all’uomo di trattarla come una concubina; il testo dice specificamente che egli sarebbe suo marito ed ella sua moglie. In questo modo, una prigioniera da una nazione sconfitta aveva l’opportunità di sfuggire alla devastazione della propria nazione nativa diventando una moglie di pieni diritti e pieni privilegi. Il marito non poteva venderla per denaro, ella non era la sua schiava o la sua serva. La ragione per questo privilegio era, secondo il testo biblico, che egli l’aveva “umiliata” o “afflitta”. La Legge di Dio provvedeva protezione speciale per non combattenti da una nazione sconfitta (di cui parleremo in un episodio futuro); una moglie di guerra aveva privilegi speciali. Ella aveva eredità in Israele, nella casa del proprio marito, senza avervi portato alcuna dote propria.

Una sposa di guerra che avesse sposato un soldato ebreo acquisiva pieni diritti giuridici e pieni privilegi economici, i suoi figli avevano il diritto di ereditare, e nel caso di divorzio, ella era una donna libera col diritto di risposarsi. Di certo, questo veniva con un costo: i suoi parenti maschi e la sua casa erano stati distrutti dalla guerra. Una concubina Ebrea senza una dote aveva solamente la protezione giuridica nel matrimonio, ma non i privilegi economici di una moglie. Il simbolismo biblico è fuori dalla portata del nostro studio qui, ma, brevemente, in un certo modo, possiamo vedere in questi casi una figura di Israele e della Chiesa; Israele è la concubina che non aveva eredità ma fu adottata da Dio (si ricordi che Paolo paragona Israele ad Hagar la moglie schiava, Gal. 4: 24-25); e la Chiesa che fu il trofeo di guerra di Gesù, la sua moglie straniera che egli acquistò e portò in cattività a casa sua per farne la propria moglie di pieni diritti e pieni privilegi; come Paolo in Efesini 4:8 cita da Salmo 68:18 “Essendo salito in alto, egli ha condotto in cattività una moltitudine di prigionieri e ha  dato dei doni agli uomini” (il verso originale, en passant, dice l’opposto, che egli ha ricevuto doni dagli uomini; perché Paolo abbia citato in quel modo questo verso è un altro argomento completamente.) Quali che siano le conclusioni che possiamo trarre dal simbolismo biblico, in ogni caso una cosa è chiara: in contrasto con le fantasie e i sogni dei nostri detrattori atei, la Legge di Dio non condona la schiavitù sessuale. La concubina biblica era legalmente una moglie, e possedeva tutti i diritti di una moglie legale. Non possedeva i privilegi economici di una moglie, ma per quanto concerne la sua persona ella era un membro pienamente qualificato della società, e poteva abbandonare un matrimonio abusivo senza portare su di sé alcuna colpa, derisione o stigma.

Nel Nuovo Testamento, naturalmente, l’istituzione del concubinato fu abolita, insieme con un numero di altre istituzioni riguardanti l’applicazione della Legge all’Israele del Vecchio Testamento come il divorzio senza causa, la redistribuzione della terra al giubileo, ecc.. Non ci sono mogli di rango inferiore nel Nuovo Testamento, le donne sono co-eredi con gli uomini, e perciò, prendere moglie significa automaticamente che ella comanda la casa dell’uomo indipendentemente dalle differenze nella loro condizione economica. La monogamia fu restaurata come principio originale, e con la monogamia anche la perpetuità del matrimonio (Marco 10:6 non ha senso nel contesto della poligamia). Una moglie nel Nuovo testamento possiede pieno statuto economico e giuridico indipendentemente dal suo statuto economico e giuridico precedenti al matrimonio. A volte questo crea conflitti con i costumi esistenti in società pagane dove i missionari sono mandati a lavorare. Mentre i missionari cristiani sono tenuti ad onorare questi  esistenti costumi sociali nel campo missionario con lo scopo di una morbida transizione  e di protezione, essi sono però lo stesso obbligati ad insegnare l’ideale biblico.

Una ragione per l’abolizione del concubinato è che ha avuto una funzione di rivelare una verità; indicava le condizioni di Israele e della Chiesa, e insegnò al popolo pattizio una lezione sulla loro vera posizione giuridica davanti a Dio: avevano diritti nel suo Patto ma non privilegi, fino a che il Figlio conquista i suoi nemici e prende la sua Chiesa come moglie di guerra. Perciò, ora che queste verità sono state rivelate in Cristo, non c’è ragione per l’esistenza dell’ombra che indicava la luce. Perciò l’istituzione è abolita. Ma la domanda più importante per noi non è perché fu abolita, noi tutti sentiamo in qualche modo che una donna deve avere la piena condizione di una moglie quando contrae matrimonio. La domanda più importante è, oltre ad insegnare agli antichi Israeliti una lezione sulla condizione pattizia di Israele e della Chiesa, perché Dio ha dovuto istituire una condizione di rango inferiore per ragazze di famiglie povere? Non poteva istituire l’eguaglianza, come sotto il Nuovo Patto?

La risposta a questa domanda è questa: Dio legò le mani degli uomini al fine di provvedere per le donne. E questo a motivo della durezza dei cuori prima della croce.

Ai nostri giorni abbiamo spesso difficoltà a comprendere la redenzione che il vangelo di Gesù Cristo ha portato a questo mondo. Abbiamo la tendenza a leggere la bibbia immaginando che il mondo fosse un posto abbastanza simile a quello che è oggi. Qui e là incontreremo nel mondo antico una storia di particolare crudeltà e rabbrividiamo al solo pensiero, ma normalmente pensiamo che la gente di quel tempo avesse forse la stessa repulsione verso la crudeltà, e che probabilmente avesse la stessa coscienza morale di oggi. La verità, invece, è che il mondo prima di Cristo sapeva molto poco di empatia, di compassione, d’amore, di cura, di rispetto, e di tutte quelle altre buone cose che noi oggi abbiamo e che tengono insieme la nostra società. Gli uomini potevano infliggere dolore senza che gli passasse per la testa che fosse qualcosa di sbagliato. Le donne Romane erano use torturare le loro schiave femmine per divertimento; queste stesse donne Romane sedevano al Colosseo coi loro uomini e i loro figli mentre nell’arena  uomini e donne cristiani venivano violentati da soldati e lacerati da bestie feroci. Secoli prima di loro gli Assiri, gli eredi di quello stesso popolo di Ninive che fu salvato dalla predicazione di Giona, erano usi scorticare o bruciare vivi migliaia di prigionieri come routine militare. I cuori degli uomini erano così duri che oggi a malapena riusciamo ad immaginare qualcosa di simile, tanto il mondo è stato cambiato dal vangelo. Quando udiamo parlare di atrocità molto inferiori oggi, ci chiediamo che tipo di persona possa avere un cuore così crudele; nel mondo antico, erano fatti di tutti i giorni. La presenza dello Spirito santo nel mondo dopo la croce ha fatto al mondo un grande miracolo e noi ce ne rendiamo conto raramente.

In un mondo così, una ragazza di condizione economica inferiore, avrebbe difficilmente potuto contare sull’empatia degli uomini nella società, perfino in Israele. Non avendo denaro da portare dentro al matrimonio, sarebbe difficilmente risultata attrattiva a qualsiasi corteggiatore. Il risultato sarebbe stato che tale ragazza avrebbe avuto scarse possibilità di sposarsi e di avere figli, che sarebbero stati la sua sola eredità. Una ragazza in questa posizione sarebbe stata vulnerabile agli abusi; era in ogni caso una persona di rango inferiore a motivo della sua condizione economica; essere lasciata sola senza un marito e con genitori anziani sarebbe stato un incubo per lei. Per provvedere per tali ragazze in un mondo dove la durezza di cuore era comune, Dio diede una legge che riconosceva l’inferiore condizione di tali ragazze, ma innalzò intorno ad esse mura di protezione. Un uomo poteva ora prendere per moglie una tale ragazza senza accordarle privilegi economici; ma era obbligato a provvedere per i suoi diritti basilari. Doveva darle un certo minimo: non poteva lasciarla patire la fame, o svestita o senza figli. Dall’altro lato, non c’era tetto ai privilegi che egli poteva conferirle; poteva fare di lei una moglie di piena condizione con tutti i privilegi che una moglie ha. Lea fu data a Giacobbe come concubina, senza eredità, ed ella non era neppure la sua moglie preferita; eppure, alla fine della sua vita, in Ge. 49:31, Giacobbe chiese di essere sepolto con lei nello stesso luogo dove Abrahamo era sepolto con sua moglie Sara, e Isacco era sepolto con sua moglie Rebecca, indicando, che alla fine dei conti, Lea, che non aveva mai goduto del suo favore, era adesso per lui ciò che Sara era stata per Abrahamo e Rebecca per Isacco. La legge stabiliva un limite minimo di trattamento giuridico, e nessun limite alla misericordia. Misericordia ai membri più deboli della società, in un mondo di zero empatia e compassione; questo era l’intento della Legge di Dio.

Questo ci porta all’applicazione attuale. Ovviamente, il concubinato è abolito nell’economia del Nuovo Testamento. Ma il principio morale/giuridico che ne costituiva il retroterra è ancora in vigore. E quel principio morale e giuridico è che perché la giustizia biblica sia completa in una società, non possiamo fare affidamento su una meccanica ideologia di eguaglianza davanti alla legge. La legge di Dio stabiliva e proteggeva i diritti come parte del proprio sistema di giustizia, ma nel farlo, riconosceva e proteggeva anche dalla durezza di cuore. Per farlo, riconosceva la debolezza e la vulnerabilità di certi individui e di certi gruppi nella società. E poiché in un mondo imperfetto individui potenti e privilegiati cercheranno sempre d’usare il loro potere e i loro privilegi per opprimere, la Legge stabiliva delle difese speciali attorno ai membri più deboli della società. Per questo, parte del nostro lavoro nel restaurare la cristianità è identificare nella nostra società quei gruppi e quegli individui che per una ragione o un’altra sono in una posizione di maggiore debolezza e assicurarci che stabiliamo dei paletti di protezione. Ma questo sarà argomento per un episodio futuro.

Per chi legge l’Inglese questo argomento è trattato con maggior profondità nel commentario su Esodo di Gary North, “Authority and Dominion” Dal terzo volume, capitolo 31 “Servitude, Protection, and Marriage” e capitolo 32: “Wives and Concubines”; dal volume 4, capitolo 48: “Oppression, Omniscience, and Judgment”. Li si leggano con attenzione, non si troveranno esposizioni così dettagliate della Legge biblica in molti altri posti.

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