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wonderworksI “Due regni”,  del Calvinismo Luteranizzato, Tradimento della Tradizione Riformata?

Di P.  Andrew Sandlin

Modern Reformation di settembre 2000 e in ottobre l’articolo di Michael Horton: “Definizione dei Due Regni: Una delle Grandi Scoperte di Lutero e di Calvino” entrambi segnalano la drammatica irruzione dello spirito di ritirata dell’amillennialismo Luterano dentro ai campi riformati e rende pubblico il crescente abbandono della legge Biblica da parte del neo-calvinismo. Horton, professore aggiunto di Apologetica e di Teologia Storica al Westminster Theological Seminary-California, ripudia espressamente la centenaria nozione di cristianità (p.22), una cultura ancorata alla cristianità, riflessa nell’Impero Bizantino, il mondo tardo medievale, e molta della Riforma in Europa(1) Horton identifica la cristianità come “il mito dietro le crociate, l’Inquisizione, e certe istituzioni Americane come la schiavitù e la dottrina dell’ovvio destino, che in letteratura forniscono la giustificazione per il massacro degli indigeni Americani” (ibidem). Come la malvagia pratica della schiavitù razziale su queste sponde possa aver avuto origine dal “mito” della cristianità, quando la schiavitù Africana sgorgò senza dubbio da pratiche pagane in un continente pagano, è mistificante, e la simile identificazione di Horton del “massacro degli Americani indigeni” col “mito” della cristianità può farci chiedere se abbia considerato la lunga documentazione delle barbarie perpetuate dagli Indiani Americani sui coloni bianchi Protestanti. In questa epoca di ‘political correctness’ che s’intrude nelle pagine perfino di periodici Reformational, forse  questo è semplicemente chiedere troppo.

Agostininianesimo dei Due Regni

Horton suggerisce che Lutero e Calvino ravvivarono l’approccio dei Due regni di Agostino (per Agostino fu effettivamente due città, la Città di Dio e la Città dell’Uomo). Il regno spirituale o città è la sfera della redenzione, della chiesa e del popolo di Dio. Il regno terreno o città è la sfera della provvidenza, del governo secolare e della non-fede. Horton argomenta che sia Calvino che Lutero sostenevano questa distinzione, benché Calvino lo abbia fatto con minor chiarezza. In questo egli è sicuramente corretto. La difesa dei Due Regni da parte di Lutero è ben conosciuta,(2) quanto le orribili implicazioni di questa dottrina nella Germania Nazista, quando portò una larga porzione della Chiesa Luterana a sacrificare la signoria di Cristo in favore di un dittatore razzista e senza Dio, Adolph Hitler. Chiunque abbia letto il capitolo conclusivo delle Istituzioni di Calvino sa che il Riformatore biasimò ciò che successivamente sarebbe diventato l’idea Puritana di legge civile fondata sulla legislazione Mosaica, proponendo invece un ordinamento legislativo basilare comune a tutte le nazioni, col quale Calvino presumibilmente significava una vaga legge naturale a fornire le fondamenta del sistema di legge positiva della maggior parte del mondo occidentale fino ad allora, in altre parole, una teologia naturale nella sua correlazione allo stato. La dedicazione dei primi Riformatori a questa linea di condotta è comprensibile quanto inescusabile. Nonostante il fatto che noi oggi consideriamo la Riforma una netta frattura nella cultura Occidentale, essa fu per la maggior parte più Medievale che moderna.(3)  La Cristianità Medievale aveva sviluppato una nitida divisione natura-grazia nella quale la chiesa, sotto l’egida di una casta sacerdotale, dispensava la grazia a tutti all’interno delle proprie mura istituzionali, mentre non richiedeva un’aderenza rigorosamente Biblica a tutte le sfere (come lo stato) all’esterno della chiesa fintantoché esse mantenevano una cordiale relazione con la chiesa stessa.(4)  La Cristianità Occidentale, fino alla Riforma, e in un certo modo perfino dopo, fu distintamente ecclesiocentrica, centrata sulla chiesa.(5)  Genericamente, lo stato era cristiano, non in alcun modo sostanzialmente Biblico, ma piuttosto in un senso relazionale ecclesiastico l’imperatore e gli altri magistrati civili erano (usualmente) ligi membri della Chiesa Latina. A volte, come nell’epoca Carolingia, lo stato dominò e subordinò la chiesa ai propri propositi.(6) Fu certamente così durante quasi tutta l’esistenza dell’impero Bizantino a Oriente.(7) Lo stato non era rigorosamente Biblico, ma era nominalmente cristiano.

Calvino, diversamente da Lutero, sottolineò con urgenza l’indipendenza spirituale della chiesa. In questo modo, come nota il Dawson, egli e la chiesa Riformata susseguente continuarono il meglio della tradizione Cattolico Romana Medievale, che contrapponeva ad uno stato forte una forte chiesa.(8)  Sia Calvino che Lutero, comunque, furono incessantemente nemici della Chiesa Cattolica Romana, ed erano disposti a cedere vasta autorità ai magistrati Europei simpatetici con la Riforma pur di poter spezzare il monopolio di Roma. Una non voluta conseguenza di questa linea di condotta fu il susseguente crescere dello statismo Europeo: giunti al diciottesimo secolo, la tirannia degli stati Europei aveva rimpiazzato la tirannia della chiesa Romana. Alcuni direbbero che questo è un prezzo elevato da pagare per l’indipendenza ecclesiastica. Altri suggerirebbero che i Riformatori avrebbero dovuto opporsi agli stati autocratici con lo stesso vigore con cui opposero la chiesa autocratica, benché sia altamente dubitabile che la Riforma avrebbe avuto successo senza l’assistenza di numerosi principi europei. Mentre, perciò, siamo in grado di mitigare la nostra critica ai Riformatori prendendo atto delle difficili esigenze storiche che li confrontarono, non possiamo altrettanto facilmente scusare coloro i quali, come Horton nella chiesa odierna, utilizzano la distinzione natura-grazia dei loro precursori per consigliare una ritirata cristiana davanti a un rapace secolarismo(*) che minaccia di divorare non solo la società ma la chiesa stessa.

Il Dualismo medievale Natura-Grazia

Ironicamente, Horton argomenta contro la rottura dei Riformatori col mondo medievale precisamente per la ragione sbagliata. Egli suggerisce che essi non si distaccarono sufficientemente dalla Cristianità per ritornare al concetto dei due regni di Agostino. Questo sicuramente non fu il loro problema. Il vero problema fu nel rifiutare di rompere con la distinzione natura-grazia con la quale Horton stesso oggi si sente a proprio agio. La tradizione Riformata e Presbiteriana successiva, ad un grado molto ampio, corresse questo problema. I Puritani Inglesi, e, in particolare quelli Americani furono sostenitori della cristianizzazione della società, incluso lo stato, particolarmente nella forma della legge Biblica.(9) Horton è chiaramente scontento di questo aspetto della tradizione Calvinista (egli parla con derisione del “trionfalismo che…produsse la coraggiosa confidenza dei Puritani del New England” [p.21]). E disapprova altrettanto il paradigma di Richard Niebuhr che identifica “Cristo che trasforma la Cultura” col Calvinismo, benché sia costretto a riconoscere che questa fu precisamente la strada percorsa del Calvinista Olandese Abraham Kuyper (p.24). Kuyper fu decisamente anti-medievale e riflette del vero progresso nella tradizione Riformata. Egli riconosce che la famiglia cristiana, la chiesa, lo stato, e altre sfere di vita umana dovrebbero essere istituzioni tutte cristiane, indipendenti ma cooperative, tutte operanti sotto l’autorità di Dio.(10)  Egli non disquisì contro la cristianità, solo contro la versione medievale della cristianità che subordinava la società alla chiesa istituzionale. Egli fu in favore di una civiltà cristiana nella quale ciascuna sfera principale della società umana, famiglia, chiesa, scienza, scuola e stato stavano direttamente sotto l’autorità di Gesù Cristo. Questa è una visione Riformata teocentrica, non una visione medievale ecclesio-centrica. Ma, non meno della cristianità medievale, propugna l’idea di cristianità.

La Civiltà Cristiana nella Tradizione Riformata

Questo è troppo per Horton, il quale invoca una ritirata indietro al paradigma più medievale di Calvino. È giusto notare che Horton approva la residua dedicazione di Calvino all’umanesimo Francese e alla sua idea di uno stato ammissibilmente non cristiano (ibid). In altre parole, è l’umanesimo classico di Calvino, non la sua cristianità Biblica, che dovrebbe guidare i Calvinisti nel formare la propria visione dello stato. È interessante che sia stata proprio questa componente pagana della cultura Occidentale a crescere fino a raggiungere la preminenza nel XVIII secolo quando l’Europa cominciò a disfarsi della componente cristiana della propria eredità.(11) L’umanesimo Rinascimentale (il rivivere dell’antica cultura classica) che Horton sostiene come il grande contributo che Calvino ha dato alle relazioni chiesa-stato-società fu la forza trainante dei mali della secolarizzazione che osserviamo oggi.

Horton segue Calvino, ma non la parte migliore della tradizione Riformata, nel sostenere un doppio criterio per la vita umana e per la società: cristianesimo Biblico dentro la chiesa, e legge naturale nella sfera dello stato, una legge naturale in nessun modo identificata con una cultura cristiana, come certamente fu nel cristianesimo medievale, nonostante i difetti di quest’ultimo. Ciò che Horton realmente propugna è una società distintamente non cristiana in cui alla chiesa cristiana è permesso di esistere e di esercitare una certa influenza su quella società. Questo è molto, molto lontano dalla tradizione Riformata. I Dottori di Westminster riconobbero la continua autorità della “generale equità” (comunque questo sia definito) della legge giudiziale Mosaica.(12)  Poi ci sono il New England Puritano la cui dedicazione all’autorità Biblica nello stato è ben nota;(13)  la Scozia di Knox e i suoi ‘covenanters’ Scozzesi, i quali hanno a lungo propugnato l’autorità di Cristo negli strumenti politici della nazione;(14)  e la “sovranità di sfera” dai Calvinisti Olandesi i quali intesero lo stato come desiderabilmente subordinato all’autorità di Gesù Cristo.(15)  La società, incluso lo stato, secondo la maggior parte della tradizione Riformata, deve essere cristiana. Né sarà sufficiente ad Horton e altri Riformati Luteranizzanti assumere che ci si possa sbarazzare delle prospettive Riformate sulla cristianizzazione della società respingendo la teonomia: “la continua validità della legge nel minimo dettaglio”.(16)  Il fatto è, che una larga porzione della tradizione Riformata sostiene la cristianizzazione dello stato, in parte per mezzo dell’autorizzazione di Dio allo stato vincolata dall’obbligo a implementare la parola scritta di Dio, qual che possa essere (17) la loro visione della teonomia.

Il Tradimento della tradizione Riformata

Nel ripudiare vaste porzioni della tradizione Riformata, e nel propugnare un ritorno all’idea Agostiniana dei “due regni”, Horton si disfa dell’intera nozione di civiltà cristiana. Egli è indubbiamente consapevole che una tale nozione, benché una caratteristica prominente della tradizione Riformata, è un pacchetto difficile da vendere in un mondo sempre più pluralista. Fu, naturalmente, non meno difficile da piazzare nel mondo pre-Costantiniano. Il principio unificante di quel mondo fu l’Impero Romano. Il principio unificante oggi è ugualmente lo stato. Questa è una combinazione frequente nella storia. Il pluralismo religioso e il monismo statale, lo stato e non la religione, è la forza unificante nel tutto della vita. O, piuttosto, lo stato come religione è la forza unificante nel tutto della vita.

Implicare che lo stato è la sfera della ragione mentre la chiesa è la sfera della grazia è assumere una dualità di fonti d’autorità che la Bibbia e molta della tradizione Riformata non permetteranno mai. Questi Calvinisti Luteranizzanti, lo ripeto, stanno abbandonando la speranza nella civiltà cristiana. Questo devia non solo dalla cristianità Bizantina e Medievale, ma anche dalla cristianità Riformata, e corrisponde al paradigma Luterano. Ciò cui stiamo assistendo nel saggio di Horton, come in altri recenti scritti Riformati,(18)  è la Luteranizzazione della chiesa Riformata. Diversamente dalla tradizione Riformata, l’alternativa Luterana ha mantenuto con costanza la teoria dei “due regni”. (19) La chiesa è il reame della grazia, e lo stato e la società in genere è il reame della natura (“legge naturale”) Questa teoria è matura per tiranni omicidi ma astuti come Adolph Hitler, che fu avvantaggiato dal ritiro della chiesa dentro le quattro mura della chiesa istituzionale e dalla sua disponibilità ad essere sedotta da uno stato che può convincere la chiesa della validità di un regime “naturale”. Di contrasto, pochi settori della chiesa si sono erti così vigorosamente e così coraggiosamente contro la tirannia politica come la chiesa Riformata, poiché quest’ultima ha rifiutato di limitare alla chiesa l’autorità di Cristo, ma ha riconosciuto che anche il magistrato è vincolato alla sottomissione alla legge di Dio nella Bibbia. I Calvinisti post- riforma mettono paura al cuore dei tiranni politici perché questi Calvinisti rifiutano di limitare alla chiesa l’autorità della Bibbia.(20)  I propugnatori dei due regni, invece, sono una vendemmia sempre pronta per questi tiranni.

Per la chiesa Riformata abbracciare la teoria Luterana dei “due regni” significa arrendere un distintivo critico della propria fede e compromettere l’autorità di Gesù Cristo in tutte le dimensioni della vita. Sostenere che la società, incluso lo stato, possa essere non cristiana è necessariamente sostenere che possa essere anti-cristiana. La questione non è se ciascun membro della società debba essere un cristiano, e certamente neppure se lo stato debba forzare alcuno a diventare cristiano, idee e pratiche che i calvinisti aborriscono. Piuttosto, la questione è se continueremo a propugnare e ad operare in favore di una civiltà cristiana da un cristianesimo Biblico quale principio unificante del tutto della vita dell’individuo, della famiglia, della chiesa, della scienza, dell’arte, dei media, dell’educazione, della tecnologia, e perfino dello stato. Il fondatore del Seminario  Westminster, J. Gresham Machen, lealmente fece avanzare questa tradizione Riformata quando dichiarò. “Il cristiano non può essere soddisfatto fintanto che qualsiasi attività umana sia opposta al cristianesimo e fuori da ogni connessione col cristianesimo. Il cristianesimo deve pervadere non meramente tutte le nazioni, ma anche tutti i pensieri umani”.(21)

Questo non è sicuramente ciò che vuole Horton, ma propugnare qualsiasi cosa meno di questo è negare la sovranità di Dio e tradire la tradizione Riformata.

1 Christopher Dawson: The Historic reality of Christian Culture (Londra, 1960).

2 Alister E. McGrath : Reformation Thought; Oxford, 1993, p. 205-211; vedasi anche Kenneth Hagen: “Luther’s Doctrine of the Two Kingdoms” God and Caesar Revisited- Luther Academy Conference Papers N° 1 Primavera 1995, p. 15-29

3 Alister McGrath: The Intellectual Origins of the European Reformation, Grand Rapids, [1987], 1993.

4 Albert Mirgeler. Mutations of Western Christianity, Montreal, 1964, p. 53, 142.

5 Philip Schaff: Medieval Christianity, in : History of the Christian Church, Grand Rapids, 1910, 4: 12-13

6 Christopher Dawson: The Making of Europe, Londra, 1948, p. 171-184

7 Steven Runciman: Byzantine Civilization, New York [1933], 1994, p. 55

8 Christopher Dawson: The Judgment of the Nations; New York, 1942, p. 45

∗ Nota che in Inglese ‘secularism’ corrisponde anche a laicità.

9 James Jordan: “Calvinism and ‘The Judicial Law of Moses’”, in Journal of Christian Reconstruction, vol. 5, N° 2 [Winter 1978-79],p. 17-48

10 Jamed Jordan: “Calvinism and ‘The Judicial Law of Moses’” in Journal of Christian Reconstruction, vol. 5, N° 2 [ Winter, 1978-79] p. 17-48.

11 Dawson: Making, p.229

12 Sinclair B. Ferguson. An Assembly of Theonomists?: The Teaching of the Westminster Divines on the Law of God; in William S. Barker e W. Robert Godfrey editori. Theonomy: a Reformed Critique , Grand rapids, 1990, p. 315-349.

13 George Lee Haskins: Law and Autority in Early Massachussets; New York, 1960, Cap. 9.

14 W. Stanford Reid: John Knox, John Calvin and the Scottish Reformation, in James E Bradley e Richard A. Muller: Church, Word and Spirit; Grand rapids 1987, p. 149-151. Oggi questa tradizione è perpetuate dalla National Reform Association. Vedasi William O. Einwechter editore: Explicitly Christian Politics, Pittsburgh, PA, 1997. Il sito è www.NatReformAss.org .

15 Abraham Kuyper, Sphere Sovereignty, in A Centennial Reader, James D. Bratt editore, Grand rapids, 1998, p. 461-490.

16 Greg L. Bahnsen: Theonomy in Christian Ethics, Phillipsburgh, NJ, ed 1984

17 Robert C. Beckett: Biblical Principles for the Relation Between Church and State, in Proceedings of the International Conference of Reformed Churches, Neerlandia, Alberta canada, 1997, p. 156 e passim. Vedasi anche H. B. Herrington: The National Confessional Response to Theonomy, in Gary Scott Smith editore: God and Politics; Phillipsburgh, NJ, 1989, p 68-72.

18 D.G. Hart: What Can Presbyterian Learn from Lutherans?, Logia, vol. 8 N° 4 [Reformation 1999] Logia è un giornale Luterano. Hart è un professore del Seminario di Westminster Philadelphia.

19 Scott Murray. Law and Gospel: The Lutheran Ethic, Logia, Vol. 4 N° 3 [July 1995] p. 15-24.

20 N.S. McFetridge: Calvinism in History; Edmonton Alberta Canada, [1882] 1989, p. 1-72.

21 J. Gresham Machen: Christianity and Culture, Education Christianity and the State, Jefferson, MD, 1987, p. 50.

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