RISORSE:

RAZIONALISMO DEL DIRITTO NATURALE VS. LEGGE DIVINA RIVELATA

Romani 1–2: perché la legge naturale è una tragica lettura errata di Paolo

Per secoli, Romani 1–2 è stato interpretato come un avallo paolino della «legge naturale». Agostino d’Ippona, Tommaso d’Aquino e gran parte della tradizione riformata hanno sostenuto questa interpretazione — plasmando il pensiero politico occidentale fino all’Illuminismo. Ma se Paolo non stesse affatto parlando di legge naturale?

Lo studioso del Nuovo Testamento Jason Staples mostra che Paolo stava in realtà sviluppando le promesse della Nuova Alleanza di Geremia 31 e di Ezechiele 36 — e le implicazioni sono profonde. Romani 1–2 non tratta della «legge naturale», ma della promessa di Dio di scrivere la sua Torah sul cuore mediante lo Spirito. Questo semplice ma decisivo spostamento comporta conseguenze enormi.

Ecco un percorso nel testo:

Romani 1:18–32 — Soppressione, non ragione naturale

«L’ira di Dio infatti si rivela dal cielo contro ogni empietà e ingiustizia degli uomini, che soffocano la verità nell’ingiustizia.» (1:18)

  • Paolo non afferma che le persone possano giungere alla moralità tramite il ragionamento. Dice che sopprimono ciò che la creazione rivela.

«Poiché ciò che si può conoscere di Dio è manifesto in loro, avendolo Dio loro manifestato … la sua eterna potenza e divinità … sono chiaramente viste … affinché siano inescusabili.» (1:19–20)

  • La creazione rende testimonianza a Dio, ma questa rivelazione condanna; non fornisce un quadro morale per la società.

«Dichiarandosi sapienti, sono diventati stolti e hanno mutato la gloria del Dio incorruttibile in immagini …» (1:22–23)

  • Invece che produrre sapienza, la presunta legge naturale conduce all’idolatria e alla depravazione.

Paolo conclude il capitolo elencando la spirale discendente: concupiscenza, passioni infami, mente reproba, ogni specie di malvagità (1:24–31).

Se Romani 1 è il fondamento della legge naturale, è un edificio crollato — conduce soltanto alla condanna.

Romani 2:12–16 — La legge scritta sul cuore

«Quando infatti i gentili, che non hanno la legge, adempiono per natura le cose della legge … dimostrano che l’opera della legge è scritta nei loro cuori …» (2:14–15)

Tradizionalmente letto come: «coscienza = legge naturale».

  • Staples mostra che questo linguaggio è troppo carico. «Scritta sul cuore» è linguaggio della Nuova Alleanza (Ger 31:33; Ez 36:26–27).

Questi gentili non possiedono semplicemente una «sensibilità morale»; essi fanno realmente «le cose della Torah». Si tratta di obbedienza pattizia, non di ragionamento filosofico.

Romani 2:28–29 — La circoncisione del cuore

«Giudeo infatti non è chi lo è all’esterno … ma Giudeo è colui che lo è interiormente, e la circoncisione è quella del cuore, nello Spirito …»

  • Paolo collega questo tema a Deuteronomio 10:16; 30:6 e al Libro di Geremia 4:4. Si tratta della trasformazione pattizia promessa da Dio, non di una coscienza universale.

Il flusso dell’argomentazione paolina

  • Romani 1: la creazione rivela Dio, ma l’umanità sopprime questa rivelazione e precipita nella depravazione.
  • Romani 2: l’obbedienza è possibile solo quando lo Spirito scrive la Torah sul cuore, adempiendo le promesse della Nuova Alleanza.
  • Dunque: Romani 1–2 riguarda il rinnovamento dell’alleanza in Cristo, non la legge naturale come guida universale.

In questa prospettiva Paolo non indica la «legge naturale» come soluzione. La creazione condanna; la Nuova Alleanza trasforma. La «legge scritta sul cuore» non è la coscienza, ma Geremia 31 adempiuto dallo Spirito.

La lente della Nuova Alleanza

Due testi dell’Antico Testamento emergono come centrali: Geremia 31:31–34 ed Ezechiele 36:26–27. Entrambi promettono che Dio scriverà la sua legge sul cuore e donerà il suo Spirito affinché il suo popolo cammini nei suoi comandamenti.

Paolo intreccia questo tema in Romani:

  • Romani 2: «legge scritta sul cuore» = Geremia/Ezechiele adempiuti. I gentili che obbediscono non seguono la «coscienza» o la legge naturale, ma lo Spirito che scrive la Torah nei loro cuori.
  • Romani 8: «la legge dello Spirito della vita» rende possibile l’obbedienza = la visione di Ezechiele realizzata. Lo Spirito abilita la fedeltà all’alleanza.
  • Romani 11: «questo sarà il mio patto con loro quando toglierò i loro peccati» = la promessa di Geremia che si compie nella restaurazione d’Israele.

Una volta compreso ciò, Romani 1–2 non può essere letto come prova della legge naturale.

Ciò che Paolo afferma realmente

Romani 1 non è un manuale di legge naturale. È un atto d’accusa contro le nazioni: la creazione testimonia, ma l’umanità sopprime la verità e cade nell’idolatria e nella depravazione. Il punto è la soppressione — non il fallimento di un presunto ragionamento morale naturale.

Romani 2 non tratta della coscienza. Tratta della trasformazione della Nuova Alleanza. La «legge sul cuore» non è una moralità naturale universale, ma Geremia 31 adempiuto nei credenti gentili. Paolo lo ribadisce con la «circoncisione del cuore» (2:28–29), categoria pattizia presente in Deuteronomio 10:16; 30:6 e Geremia 4:4.

In sintesi: Romani 1 condanna, Romani 2 restaura. Nessuno dei due fonda la legge naturale come base della giustizia.

Come si è radicata la lettura errata

L’interpretazione della legge naturale si è diffusa attraverso la tradizione formata da Agostino e Tommaso d’Aquino, poi recepita da Giovanni Calvino e dai riformatori:

  • Agostino vide in Romani 2:14–15 la coscienza, testimonianza morale universale.
  • Tommaso sistematizzò questa intuizione in una dottrina completa della legge naturale, interpretando i «gentili che fanno la legge» come prova di un ordine razionale universale.
  • Calvino, pur più vicino alla legge mosaica rispetto a Tommaso, ammise che i gentili possedessero «qualche seme di giustizia» per natura, citando Romani 2.
  • William Perkins, teologo puritano, affermò che la legge naturale era «la stessa nella sostanza della legge morale».

Sebbene Calvino avesse una visione più positiva della legge mosaica e riconoscesse valore all’applicazione dei suoi principi al governo civile, questa concessione permise agli scolastici riformati successivi di elevare la legge naturale — e non la legge rivelata — a fondamento dell’ordine civile.

Questo seme crebbe, aprendo la strada prima alla scolastica riformata e poi alla teologia moderna, che iniziò a trattare la legge naturale come base dell’ordine civile.

VanDrunen e Wolfe oggi

Pensatori riformati contemporanei continuano a fare leva su Romani 1–2 per difendere la legge naturale.

  • David VanDrunen, in Natural Law and the Two Kingdoms (2010), pone la legge naturale come norma del regno civile, citando Romani 2:14–15 come testo chiave. Il suo modello dei due regni limita la legge rivelata alla Chiesa, mentre lo Stato si fonda su una legge naturale «comune».
  • Stephen Wolfe, in The Case for Christian Nationalism (2022), utilizza la stessa lettura per sostenere che la legge civile deriva la propria autorità dalla legge naturale: «Le leggi giuste vincolano la coscienza perché sono mediatamente giudizi di Dio».

Il risultato: sia nella teologia radicale dei due regni di VanDrunen sia nella versione di nazionalismo cristiano proposta da Wolfe, la società civile finisce per fondarsi sulla ragione umana piuttosto che sulla legge rivelata di Dio.

Perché è importante

La lettura pattizia proposta da Staples mette in luce secoli di slittamento teologico. Mostrando che la «legge sul cuore» di Paolo deriva da Geremia ed Ezechiele, essa recupera il vero fondamento di Romani. Non si tratta di una novità, ma di un recupero. E conferma ciò che la teonomia sostiene da tempo:

  • La rivelazione generale condanna ma non può dirigere.
  • La legge sul cuore viene solo tramite lo Spirito nella Nuova Alleanza.
  • La giustizia per le nazioni può essere costruita solo sulla Parola rivelata di Dio, non sulla ragione soppressa.

Sintesi

La lettura della legge naturale in Romani 1–2 non corrisponde all’insegnamento paolino. È una deviazione interpretativa che, da Agostino a Calvino, ha finito per consentire ai pensatori dell’Illuminismo — come Ugo Grozio, John Locke e Jean-Jacques Rousseau — di costruire ordini sociali fondati sulla ragione e sui «diritti» separati dalla legge rivelata.

Ciò che iniziò come un piccolo errore esegetico divenne una vasta giustificazione teologica per un ordine civile senza la Torah. Il recupero della cornice della Nuova Alleanza proposto da Staples richiama al punto centrale: le nazioni non possono governarsi mediante la legge naturale. Hanno bisogno della legge rivelata di Dio, scritta sul cuore dallo Spirito.


Altri libri che potrebbero interessarti