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abortion_in_europe_798145

 

di John W. Robbins

a cura di GP.G.

Sono onorato di poter parlare a voi qui stasera riguardo un argomento che coinvolge noi tutti: l’omicidio di milioni di bambini ogni anno. All’incirca un milione e seicentomila bimbi americani saranno assassinati dalle loro madri e dai dottori quest’anno (1984). Quattro volte gli americani uccisi dal cancro, dieci volte quelli uccisi da infarto, e quattordici volte i decessi per polmonite e malattie polmonari.

Quando confrontiamo il numero di morti per aborto al numero di morti per cause non mediche negli Stati Uniti, le statistiche sull’aborto diventano ancor più agghiaccianti. Quarantaquattromila Americani moriranno sulle strade quest’anno, trentasei volte quel numero morirà negli ospedali e nelle cliniche per aborti. Si stima in venticinquemila il numero di adulti che saranno assassinati nel 1984, sessantaquattro volte quel numero di bimbi mai nati sarà ucciso. Il numero di morti per tutte le cause eccetto l’aborto sarà nel 1984 di due milioni, quando ci aggiungiamo le morti per aborto, il numero quasi raddoppia a tre milioni e seicentomila.

Forse una prospettiva storica ci potrà dare una migliore comprensione di quanto popolare sia divenuta questa forma di omicidio. In 210 anni di storia nazionale, dal 1775 al 1984, un milione duecentomila Americani sono morti in nove guerre, tanto quanto il numero di bimbi uccisi ogni nove mesi, 4400 ogni giorno, 183 ogni ora. In questo mese di ottobre, saranno uccisi più Americani dall’aborto di quelli morti durante la Prima Guerra Mondiale.

Su scala mondiale, gli esperti ci dicono che vengono commessi dai 30 ai 55 milioni di piccoli omicidi ogni anno. Il solo popolo e il governo dell’Unione Sovietica uccidono 12 milioni di bambini mai nati ogni anno. Usando le stime più prudenti sul numero degli aborti a livello mondiale, un miliardo di bambini mai nati sono stati assassinati dalla Seconda Guerra Mondiale.

Confrontati con questi fatti, le atrocità commesse dai Nazisti, perfino quelle commesse dal movimento Comunista mondiale, appaiono relativamente minori. Le vittime del Nazismo sono stimate a 15 milioni, compresi i 6 milioni di ebrei; le vittime del Comunismo dal 1917 sono stimate sui 125 milioni. Ma il numero degli aborti su scala planetaria dal 1945 superano queste combinate assieme di un fattore sette.

Ma il numero degli aborti è solo parte del problema. La sperimentazione su bimbi vivi è largamente praticata, alcune delle nostre cliniche di insegnamento hanno replicato i peggiori orrori del Nazismo durante la Seconda Guerra Mondiale. Nel 1971, al Yale-New Haven Medical Center dei dottori dissezionarono un neonato senza anestesia. Il 15 aprile 1973, il Washington Post riportava che il Dr. Gerald Gaull, primario di Pediatria all’Institute for Basic Research in Mental Retardation dello stato di New York “… iniettò sostanze chimiche radioattive nel cordone ombelicale dei feti… Mentre il loro cuore ancora batte egli rimuove i loro cervelli, polmoni, fegati e reni per studiarli.” Il nostro Sacerdozio Scientifico offre sacrifici umani al grande dio Scienza su scala così sanguinaria e oscena che le antiche pratiche dei pagani sembrano molto più umane.

Il ventesimo è il secolo più sanguinoso registrato nella storia umana. Nessun periodo nella storia è stato contraddistinto da guerre, totalitarismo e omicidi di massa come questo. Come Cristiani dovremmo preoccuparci di capire come tutto questo sia potuto accadere e come gli si possa mettere fine.

Il clima teologico

Per rispondere correttamente a queste domande, dobbiamo prendere familiarità con la storia recente della filosofia e della teologia. Le infami decisioni sull’aborto della Corte Suprema nel 1973 non furono prese a caso, il pensiero dei teologi e filosofi moderni ha reso quella decisione quasi prevedibile. Se ascoltate gli slogan delle madri e dei dottori che hanno assassinato bambini, e leggete le decisioni della Corte su questo argomento, potrete sentire bene l’eco dei filosofi che scrissero i loro libri un secolo e più fa.

Negli anni ’70, Linda Bird Francke condusse delle interviste con dozzine di donne che avevano abortito i loro bambini. Un aspetto rivelatore che percorre le interviste è l’uso delle parole “sentire”, “sentito”, “sentimenti”.

Una donna così riferiva: “Non ho mai sentito di aver fatto nulla di disumano”.

Un’altra disse: “Non ho mai sentito nulla riguardo al feto”.

E altre ancora: “Non provavo nessun sentimento di colpa.” “Non ho mai pensato che fosse un bambino”. “Vedete, non è differente da una pianta.” “Pensavo solo a me stessa.” “In fondo, tutto è più semplice se al feto non ci pensi… Il mondo sarebbe un posto migliore se ci fossero meno neonati.” “Non provo alcuna sensazione, quando una donna si scopre incinta, all’idea che un ‘cucciolo umano’ dentro di lei abbia a che fare con la realtà. Penso che sia lei a renderlo reale se lo vuole”.

Ascoltate attentamente, e sentirete le idee di Charles Darwin, “vedete, non è differente da una pianta”, Sigmund Freud, “Non provavo nessun sentimento di colpa.”, il Reverendo Thomas Malhus, “Il mondo sarebbe un posto migliore se ci fossero meno neonati.”, E Jean Paul Sartre, “Penso che sia lei a renderlo reale se lo vuole”.

Molte di queste madri erano guidate dai loro sentimenti, e non dal pensiero razionale. Questo è il risultato dell’essere state educate a pensare che la vita è più profonda della logica, che la vita è verde, la logica è grigia, che il cuore ha ragioni di cui la ragione non sa nulla, che l’esperienza, in particolare l’esperienza emozionale, è una guida migliore del pensiero. Tutte queste nozioni possono essere ricondotte ai vari filosofi e scuole di filosofia: a Jean-Paul Sartre l’esistenzialista; a Friedrich Schleiermacher e Søren Kierkegaard, i fondatori della religione moderna; a Friedrich Nietzsche, e a John Dewey.

Tutti questi filosofi e filosofie hanno una cosa in comune: uno sconfinato disprezzo per il Cristianesimo. Un frammento di questo disprezzo può essere scorto in queste parole di una donna che ha ucciso il suo piccolo: “Non era una questione di moralità. Non ci siamo fatti problemi se questo fosse immorale, se stessimo uccidendo un feto, o che altro di questa mitologia.”. Quindi le nozioni di moralità e omicidio vengono liquidate come “mitologia”. Dopo tutto, se il Dio dell’Antico Testamento è un mito, allora i Dieci Comandamenti non sono altro che tabù tribali ebrei che noi, grazie a Dio, abbiamo trasceso. Non è un caso, ma un esempio che ci dovrebbe terrificare alla morte, che la nazione che per prima sviluppò l’Alta Critica della Bibbia e in seguito fu influenzata dai teologi neo-ortodossi con il loro odio per la logica, è anche la nazione che portò Hitler al potere negli anni ’30. Non sono solo le 8 milioni di madri americane che hanno avuto aborti, ad aver rigettato la Bibbia. L’intera nostra cultura è stata soffusa di errori che devono essere analizzati e rifiutati se vogliamo restaurare la Civilizzazione in America.

La Religione Moderna

Per esempio, la Coalizione Religiosa per il Diritto all’Aborto diceva nel 1980: “Diverse denominazioni religiose, come i Battisti Americani, i Presbiteriani, gli Episcopali, i Metodisti Uniti, i Discepoli di Cristo, la Chiesa Unita di Cristo, il Giudaismo di Riforma e Conservatore, e l’Associazione Unitariana Universalista abbracciano questo diritto come questione di coscienza individuale e di privacy”. Le Chiese Battiste Americane hanno ufficialmente adottato la Dichiarazione: “Noi affermiamo la libertà di coscienza per tutti”. La denominazione de I Discepoli di Cristo ha dichiarato: “Noi affermiamo il principio di libertà individuale, libertà di coscienza individuale, e la sacralità della vita di tutte le persone.” Il clero degli Stati Uniti d’America ha rigettato la Bibbia, la loro autorità morale per giustificare l’omicidio è la coscienza individuale. L’autorità morale oggettiva, come la Bibbia, viene liquidata come soggettiva e il risultato è l’anarchia morale che ci circonda. Quante volte avete sentito dire, imitando il Grillo Parlante1, “Sia la vostra coscienza la vostra guida?” Ma la coscienza non ci fornisce alcuna informazione sulla quale possiamo basare le nostre azioni; solo la Scrittura lo fa.

Un altro caposaldo della religione moderna è la nozione che la sincerità copre una moltitudine di peccati: “Non importa quel che credi basta che tu sia sincero”. Questa stupida idea ci proviene da un oscuro filosofo Danese, Søren Kierkegaard. Uno dei suoi discepoli, il Reverendo Moore2, vescovo Episcopaliano di New York, applica questa nozione all’aborto”:

“Poche donne, se non nessuna, prende alla leggera la decisione di porre termine a una gravidanza indesiderata. Quando è presa in favore dell’aborto, può essere stata ponderata tanto quella in favore della conclusione della gravidanza”

Così, se credi sinceramente di fare la cosa giusta a uccidere il tuo bambino, allora stai facendo certamente la cosa giusta. È la sincerità che la rende tale.

L’importanza del linguaggio

Ma per la grazia di Dio, il modo di pensare della gente non è sempre stato così stupido come lo è oggi. Tra il 1860 e il 1880, i medici Americani professionisti condussero una crociata contro l’aborto e riuscirono a far passare nella maggioranza degli stati una legislazione che faceva dell’aborto un crimine. Nel 1871, prima che l’irrazionalismo filosofico del diciannovesimo e del ventesimo secolo potesse influenzare il loro pensiero, i membri della Associazione Medica Americana [A.M.A.] denunciavano i dottori che eseguivano aborti con i seguenti termini:

“Noi individueremo un nemico nel campo… testimonieremo di una orribile visione di deformità morale come uno spirito malvagio non potrebbe presentare… sono i falsi fratelli quelli che dobbiamo temere; uomini falsi alle loro professioni, falsi ai principi, falsi all’onore, falsi all’umanità, falsi a Dio…”

I membri dell’A.M.A. si spinsero a descrivere i dottori abortisti come “questi moderni Erode”, “eruditi assassini”, “Mostri di iniquità”, e “lupi in vesti d’agnello”. I dottori avevano ben chiara la loro autorità morale e non esitavano a imporre le loro convinzioni. Essi scrissero:

“’Tu non ucciderai’. Questo comandamento è dato a tutti, e si applica a tutti senza eccezione.”

Ed avvertivano della “mano sollevata di un Dio vendicatore [che] cadrà improvvisamente su[l] capo colpevole [di un abortista].”

Quand’è stata l’ultima volta che avete sentito qualcuno descritto come un “assassino erudito”, o un “moderno Erode”? Ma oggi siamo troppo garbati e raffinati, ovviamente, per poter fare i nomi di qualcuno, anche quando quei nomi sono esatti. Ma non credo proprio che la cortesia c’entri qualcosa, è piuttosto un tentativo di evitare di riconoscere la verità della questione. La A.M.A. disse questo riguardo il linguaggio usato nel suo bollettino del 1871:

“Se il nostro linguaggio è apparso ad alcuni troppo forte e severo, o magari anche intemperante, invitiamo allora questi gentiluomini a fermarsi un momento e a riflettere sull’importanza e la gravità del nostro soggetto. E preghiamo costoro di credere che lo scopo e la finalità dei nostri sforzi è solo voler fare giustizia in questa faccenda, liberi da sentimenti inopportuni o considerazioni egoistiche. In questioni di minor importanza non saremmo scesi ad alcun compresso, e qui abbiamo a che fare con la vita umana. Dal suo scranno un giusto giudice chiamerebbe le cose col loro nome, e noi non potevamo fare di meno.”

E nemmeno Giovanni Battista, o l’apostolo Paolo, o Gesù Cristo stesso, se leggete la Bibbia. Eppure quanti predicatori, per non parlare dei dottori, osano chiamare le cose con il loro nome appropriato? Virtualmente nessuno. Il Reverendo J. Morgan Smith ci offre una ragione del perché: Il timore degli uomini. Nel 1880, rispondendo alle critiche da parte dei medici, che il clero nazionale non era interessato all’aborto, egli disse:

“Ci sono delle ovvie ragioni perché il pulpito non debba essere sempre usato per denunciare crimini di questa natura. Farlo continuamente significherebbe trasformare il pulpito e la chiesa in un luogo che a molta gente non piacerebbe visitare.”

Non si deve mai offendere la congregazione: questo viola la prima regola dell’omiletica.

Due Religiosi Moderni

Questa è la posizione presa dal cappellano del Senato degli Stati Uniti, il Dr. Richard Halverson. Interrogato riguardo la sua visione dell’aborto, diede questo come risposta:

“È molto difficile: non conosco davvero la risposta. Forse parte della spiegazione è che ognuno di noi ode la verità di Dio in modo leggermente differente. Noi l’udiamo in termini del modo in cui siamo stati fatti, i nostri trascorsi, i nostri geni. Il risultato è che il corpo di Cristo è molto diverso. E suppongo che in un certo senso dovremmo favorire l’individualismo nella chiesa”

Il Dr. Halverson è ministro emerito della Fourth Presbyterian Church nei pressi di Washington, D.C., una chiesa che fa parte di un presbiterio che ha accettato quattro anni fa un ministro che nega la divinità di Cristo.

C’è anche John Taylor, Vescovo Anglicano di Winchester, che compose questa preghiera da recitare dopo un aborto:

Padre Celeste,

Tu che sei il donatore della vita

Che condividi con noi le attenzioni

Per la vita che ci è data

Nelle tue mani consegniamo fiduciosi

La vita in germoglio che abbiamo reciso.

Guarda con giudizio clemente

alla decisione da noi presa

E confortaci nella nostra incertezza

Che il tuo amore per noi non muterà mai.

Amen.

Detto francamente, farei volentieri cambio di questi cosiddetti “ministri” con i dottori del 1870. Almeno quei medici avevano un minimo senso di quello che la Bibbia dice realmente.

Spero che cominciate a vedere che la teologia ha degli effetti diretti sulla moralità e la politica. La teologia dei dottori del diciannovesimo secolo era più vicina alla verità di quella dei chierici del ventesimo secolo. Il Vescovo Anglicano ovviamente crede e insegna che Dio è un Dio di amore incondizionato. Il cappellano del Senato, Richard Halverson, la cui nomina a quella posizione venne applaudita dai cosiddetti cristiani “evangelic(al)i”, ha reso la relazione tra la sua teologia e la sua politica molto chiara:

“Vorrei dire chiaramente che io sono contrario all’aborto, ma allo stesso tempo credo fermamente che Dio ci abbia dotati di Libero Arbitrio e la responsabilità della libera scelta. Non ho alcun desiderio di influenzare la legislazione”.

L’Impatto dell’Evoluzione

Ma forse l’idea che ha avuto il maggior impatto sul pensiero contemporaneo è il dogma dell’evoluzione articolato durante il diciannovesimo secolo.

La pratica di lasciar morire neonati imperfetti e di abortire neonati normali che l’amniocentesi riferisce essere difettosi non è altro che la messa in pratica della nozione Darwinista della sopravvivenza del più adatto. Uno degli evoluzionisti di punta del diciannovesimo secolo, Ernst Haeckel, credeva che “l’uomo [non] sia tenuto in ogni circostanza a conservare e a prolungare la vita anche quando questa sia al tutto senza valore”3. I suoi discepoli si trovano per tutta l’America, dal Centro Medico di Yale-New Haven a Bloomington, Indiana. Haeckel dichiarò che “l’uccisione di neonati deformi, non può ragionevolmente cadere sotto il concetto di ‘omicidio’… piuttosto noi la dovremmo ammettere come una norma logica, utile per le parti come per la società”4. Il suo pensiero e i suoi libri, che erano enormemente popolari in Germania all’inizio del ventesimo secolo, plasmarono la pubblica opinione che rese Hitler possibile. Dopo tutto Hitler diede inizio ai suoi stermini di massa autorizzando i dottori a mettere a morte gli esseri umani difettosi. In seguito la definizione di difettoso venne estesa per includere Ebrei, Polacchi, Zingari e altri.

Dobbiamo ringraziare gli evoluzionisti per aver eliminato le idee di etica e di unicità dell’uomo. Haeckel scrisse che le norme della legge morale, come ogni altra cosa, “ hanno base biologica e si sono svolte in via naturale5”. Perciò non ci può essere alcun ordine morale del mondo indipendente, intellettuale, oggettivo, razionale o etico che possa servire come guida per l’umanità. È alla biologia, non alla rivelazione che dobbiamo i precetti morali; e questi precetti non proibiscono l’aborto o l’eutanasia.

Il rigetto della religione rivelata, del Cristianesimo, ha ogni volta sempre avuto gli stessi risultati: sterminio di massa in questo mondo e punizione eterna in quello a venire. Sia Platone sia Aristotele favorivano l’aborto e l’infanticidio, entrambe le forme di omicidio erano comuni nell’antica Grecia. Nella Roma antica, il padre aveva potere di vita e di morte sopra i propri figli, oggi è la madre ad avere quel potere. È stato solo l’avvento del Cristianesimo a porre fine a quelle pratiche ed è solo la Sua scomparsa nel ventesimo secolo che ne ha permesso la rinascita. Ma l’omicidio non era permesso solo nella Grecia e nella Roma antiche. I cinesi, già molto prima che i Comunisti presero il sopravvento, mettevano a morte le loro bambine neonate. In Madagascar, i bambini nati a Marzo o ad Aprile, durante l’ultima settimana del mese, di Mercoledì o di Venerdì venivano abbandonati, affogati o seppelliti vivi. Il paganesimo ha sempre e ovunque avuto gli stessi sanguinosi risultati. È solo nelle nazioni influenzate dal Cristianesimo che, fino in tempi recenti, l’aborto e l’infanticidio erano trattati come crimini.

L’avvento dello scientismo e dell’evoluzione nel diciannovesimo secolo sono le cause principali degli stermini di massa del ventesimo. Il filosofo Britannico Bertrand Russell lo comprendeva molto bene. Nel 1931 scriveva:

“L’etica cristiana è in certi rispetti fondamentali contro l’etica scientifica che si va sempre sviluppando. Il Cristianesimo afferma l’importanza dell’anima individuale e non è preparato ad approvare il sacrificio di un uomo innocente per amore di qualche nuovo beneficio da apportare alla maggioranza… La nuova etica che si sta sviluppando gradatamente insieme alla tecnica scientifica deve tener d’occhio la società invece dell’individuo. La nuova etica non lascerà campo alla superstizione del peccato e della punizione, ma sarà incline a far soffrire gl’individui per il bene pubblico, senza sentirsi obbligata a comprovare che tale sofferenza sia meritata. In questo senso sarà inumana, e secondo le idee tradizionali, immorale; ma il cambiamento avverrà spontaneamente, abituandosi a considerare la società come un tutto, piuttosto che come una collettività… [G]li uomini finora si sono astenuti dall’infliggere sacrifici che erano ritenuti ingiusti. Mi sembra probabile che gl’idealisti scientifici del futuro si libereranno da questo scrupolo, non solo in tempo di guerra, ma anche in tempo di pace. Per vincere le difficoltà dell’opposizione, si troveranno organizzati in un’oligarchia di opinione come quella del Partito Comunista dell’U.R.S.S.6

L’evoluzione, insegnata nelle scuole pubbliche, ha creato una generazione di giovani, in tutto il mondo, che credono di essere animali. L’uomo è semplicemente il più complesso dei mutanti, egli non è l’immagine di Dio. Credere a queste cose è gravido di conseguenze. Il professore australiano Peter Singer scrive con giubilo del trapasso del Cristianesimo, che egli chiama la concezione della “santità della vita7”. Egli dice:

Qualunque cosa ci riservi il futuro, è probabile che si rivelerà impossibile ripristinare la concezione della “santità della vita”. Le sue fondamenta filosofiche sono state completamente demolite. Noi non possiamo più fondare la nostra etica sull’idea che gli esseri umani sono una speciale forma di creazione, fatti all’immagine di Dio, distinti da tutti gli altri animali, i soli a possedere un’anima immortale. La nostra migliore comprensione della nostra natura ha colmato il divario che una volta si pensava ci fosse tra noi stessi e le altre specie. Perché dunque dovremmo credere che, per il solo fatto che un essere umano è un membro della specie homo sapiens, questo conferisca alla sua vita un valore unico, quasi infinito?

Una volta sgombrato il campo dalle pompose dissertazioni religiose intorno al termine “umano”, possiamo certamente continuare a vedere i membri normali della nostra specie come possessori di maggiori capacità di razionalità, di autocoscienza, di comunicazione e così via dei membri di ogni altra specie, tuttavia non riguarderemo più come sacrosanta la vita di ciascun membro della nostra specie, non importa quanto possa essere limitata la sua capacità di vita intelligente o anche solo cosciente. Se confrontassimo un infante umano gravemente menomato con un animale non umano, un cane o un maiale, per esempio, noi scopriremmo spesso che il non umano avrà maggiori capacità, sia effettive sia potenziali, di razionalità, di autocoscienza, di comunicazione e di ogni altra cosa che può essere considerata moralmente significativa. È solo perché l’infante menomato è membro della specie homo sapiens che si è condotti a trattarlo differentemente dal cane o dal maiale. L’appartenenza a una specie, tuttavia, non è moralmente rilevante…

Ironicamente è la stessa santità che conferiamo a ogni vita umana che spesso opera a detrimento di quegli umani sfortunati le cui vite non hanno nessun’altra prospettiva se non la sofferenza. Un cane o un maiale, che sta morendo lentamente e dolorosamente, verrebbe pietosamente liberato dal suo triste stato8.

Una Controffensiva Cristiana.

Come possiamo controbattere questa malvagità? La prima cosa da tenere presente è che noi dobbiamo combattere come Cristiani, e non come pagani. Questo significa che per combattere le menzogne dei laicisti noi dobbiamo usare un linguaggio e delle idee cristiane. Il bambino mai nato è stato chiamato, sia dai difensori sia dagli oppositori dell’aborto, un feto, un conceptus, vita potenziale, materiale gametico, agglomerato protoplasmatico, il prodotto del concepimento, una parte del corpo della madre, un pezzo di tessuto,  (NdTA pochi giorni dalla pubblicazione della traduzione di questo saggio, l’assessore alla cultura della Regione Lazio Lidia Ravera  ha usato l’espressione grumo di materia) ma non c’è alcuna ragione per usare questi termini. Anche quello meno problematico oscura il fatto che stiamo parlando di bambini. Dobbiamo prendere coscienza che nella linguistica vige un principio simile a una nota legge economica: i cattivi termini scacciano via quelli buoni. Nel riferirsi ai bambini mai nati, dobbiamo fare molta attenzione a usare i termini corretti.

Ma la disputa non può limitarsi a questo. Come Cristiani non dovremmo mai appellarci ai diritti umani, ai diritti naturali, ai diritti inalienabili, o il diritto alla vita. Non solo tali nozioni sono estranee alle Scritture, ma sono pure logicamente incoerenti. Se l’uomo possiede diritti inalienabili, allora nessuna punizione è possibile; se un essere umano possiede un diritto inalienabile alla vita, allora è sbagliato giustiziare un assassino, anche gli assassini hanno diritto alla vita; se un uomo possiede un diritto inalienabile alla libertà allora è sbagliato imprigionarlo per i suoi crimini, anche i criminali possiedono diritti inalienabili. E se l’uomo possiede un diritto inalienabile alla proprietà allora è sbagliato imporre multe a un criminale od obbligarlo a restituire il maltolto. Questo spiega perché alcuni gruppi militanti per il diritto alla vita si oppongono alla pena capitale e appoggiano il pacifismo: sono semplicemente coerenti con i loro errati presupposti sui diritti umani. La nozione di diritti umani, logicamente elaborata, esclude la giustizia, ed è per questa precisa ragione che la Corte Suprema Americana giunse alla micidiale decisione che prese nel gennaio del 19739.

Ma quel che troviamo nella Bibbia, quel che è logicamente sensato, e quello che queste frasi intorno ai diritti umani intendono oscurare è l’idea di Legge Divina, nello specifico i Dieci Comandamenti. Non è perché un bambino ha un inalienabile diritto alla vita che è sbagliato ucciderlo, ma perché Dio ha detto: Tu non ucciderai10. La nostra autorità morale è divina, non umana, consiste in comandamenti rivelati, non diritti inventati. Uno dei pericoli di usare termini pagani, cosa fatta pure da Francis Schaeffer11 nel suo Ma cosa è successo alla razza umana?, è quello di perdere la contesa già in partenza. Dopotutto è stato su una teoria dei diritti umani, in particolare il diritto alla privacy, che la Corte Suprema decise che una madre ha il diritto di uccidere il proprio bambino.

Secondo, dobbiamo riconoscere che l’aborto è una questione religiosa, nonostante quello che vogliano farci credere alcuni esponenti antiabortisti. Se si tracciasse una mappa del mondo che mostrasse quelle nazioni che il Cristianesimo ha maggiormente influenzato e un’altra mappa che mostrasse invece quelle dove l’aborto, l’infanticidio e l’eutanasia sono stati messi fuorilegge, e ospedali, orfanotrofi, opere caritatevoli si sono maggiormente sviluppati, ebbene le due mappe sarebbero virtualmente identiche. Perciò quando Francis Schaeffer, o l’editorialista conservatore Jeffrey Hart, o un vescovo Cattolico Romano vi dice che l’aborto non è una questione religiosa, costoro sono semplicemente ignoranti dei fatti. Frequentemente, gli antiabortisti fanno appello a una moralità comune che attraversa tutte le religioni, ma la realtà è che non esiste una tale moralità comune. È vero, quasi tutte le religioni, e forse anche ogni persona, compresi gli assassini, condannano l’omicidio, quantomeno il proprio; ma ogni religione, e ogni persona definisce l’omicidio in modi differenti. Il Cristianesimo definisce l’omicidio come la deliberata soppressione di una vita umana innocente. Altre religioni dicono che i feti non nati e i bambini non sono umani. Alcune società non solo permettono l’omicidio ma lo praticano con convinzione. La nostra è una di quelle. Quindi non c’è nessun consenso morale, nessuna moralità comune, e l’esistenza di una militante lobby pro-aborto ne è una inequivocabile dimostrazione. Eppure molti antiabortisti non sembrano riuscire ad arrivare al punto. C’è una sola autorità morale, la Bibbia, ed è il nostro compito come Cristiani di imporre la sua moralità nella società in cui viviamo.

E questo ci porta alla terza questione, e cioè quella di imporre le proprie credenze agli altri. I Cristiani sono stati sgridati come scolaretti dai pagani che li ammoniscono pontificando che non si deve mai imporre i propri credi religiosi agli altri. Andatelo a dire ai 16 milioni di bambini Americani che hanno avuto il credo religioso di sette vecchi tromboni della Corte Suprema imposto su di loro. In ogni società civilizzata, qualche credo religioso sarà comunque imposto; la moralità sarà codificata nella legislazione, la legge civile, infatti, non è altro che la moralità convertita in legge. I medici americani del diciannovesimo secolo, se non il clero, non esitarono a imporre il Sesto Comandamento12a chiunque nella società, sia ai Cristiani che ai non Cristiani. Noi dobbiamo respingere, e qui cito David Little, professore di Religione (di che altro poteva esserlo?) e Sociologia all’Università della Virginia, la nozione che dice: “In una società pluralistica, è semplicemente inappropriato nel dibattito pubblico dare come ragione per una legge o una politica il fatto che è derivata dal ‘Verbo di Dio’ o è dettata dalla Bibbia”. Proprio il contrario, la sola buona ragione per una legge o una politica è che sia dedotta per buone e necessarie conseguenze dalla Bibbia.

Come Cristiani ci è comandato di fare ogni cosa nel nome e alla gloria di Dio e di condurre ogni pensiero prigioniero di Cristo. I pagani vogliono farci parlare come Cristiani all’interno delle mura della Chiesa, e come pagani nelle sale del governo. Se un Cristiano fa questo, ha tradito Cristo. La Bibbia dichiara di avere il monopolio sulla verità, ed è tempo che i Cristiani comincino a parlare e ad agire come credenti della Bibbia.

L’Aborto e la Costituzione [Americana]

Per comprendere meglio quello che la Bibbia dice, tutti i cristiani, ma in particolare i giuristi cristiani, dovrebbero imparare qualcosa di più anche riguardo la Costituzione Americana. Ci sono due dottrine della legge che spiegano perché le decisioni della Corte Suprema del gennaio 1973 sono state considerate come legge del paese, senza che ci fosse alcuna base per queste dottrine nella Costituzione. La prima di queste è la nozione di revisione giudiziale, ovvero che solo i tribunali, in particolare la Corte Suprema, abbiano il potere esclusivo di trovare una legge non costituzionale. La seconda è la nozione che la Costituzione significa quello che la Corte Suprema dice che essa significa.

Partendo da questa seconda, fu Charles Evans Hughes, in seguito Giudice Capo della Corte Suprema, a dire nel 1907 che “la Costituzione è quello che giudici dicono che essa sia”. Al contrario, è la Corte Suprema a essere quello che la Costituzione dice che essa sia. Abbiamo adottato una concezione Cattolica Romana della Costituzione: La Suprema Corte sta alla Costituzione, come il Papa sta alla Bibbia. Costoro, e Costui, ci danno l’interpretazione infallibile dei documenti. Dobbiamo ritornare alla concezione originale Protestante che si trova nella Costituzione stessa.

Riguardo la revisione giudiziale, svariati leaders come Jefferson, Jackson e Lincoln concordano che il potere della revisione giudiziale non è stato concesso alla Corte Suprema. Cito da Jefferson:

“Considerare i giudici come gli arbitri ultimi di tutte le controversie costituzionali [è] una dottrina invero molto pericolosa e una di quelle che ci sottometterebbe al dispotismo di un’oligarchia… La Costituzione non ha stabilito nessun tribunale particolare, ben sapendo che, non importa in che mani venga affidato, con la corruzione del tempo e dei partiti, i suoi membri diventerebbero despoti. Essa ha più saggiamente reso tutti i dipartimenti coeguali e cosovrani tra di loro”13.

La Teologia dell’Omicidio

Per concludere, dobbiamo comprendere che noi non combattiamo contro la carne e il sangue, ma contro la malvagità spirituale nei luoghi celesti. I pagani sono molto potenti in America, ma non lo sarebbero nemmeno per la metà se non fosse per i religiosi che insegnano idee pagane come se fossero Cristianesimo.

Lavorando per un membro del Congresso Americano14, ho l’opportunità di osservare molti generi di pensiero che altrimenti mi sfuggirebbero. Riceviamo molta posta da tutta la nazione, ed ecco uno stralcio da una di queste lettere:

Nel gennaio dello scorso anno, mi sono sfortunatamente ritrovata nella situazione di essere incinta e di sapere di non poter avere il bambino. Mi sono decisa ad avere un aborto perché a quel tempo guadagnavo meno di 1200 dollari al mese e sapevo di non poter mantenere me stessa e il bambino. Non ho voluto accedere al servizio sanitario nazionale perché credo che chiunque possa lavorare debba farlo. Nessuno sulla faccia di questa terra può dire se io abbia commesso o meno un omicidio. SOLO Dio può farlo. Ho pregato e ancora pregato per una guida e infine sono stata condotta ad avere l’aborto. Dopo l’atto mi sono sentita profondamente colpevole ed estremamente depressa. Sono andata a visitare un ministro Presbiteriano che mi ha fatto accomodare e ha parlato con me. Egli non mi ha né condannato né condonato. Mi ha spiegato che la religione moderna ha sfortunatamente adottato la concezione che esistano solo aspetti bianchi e neri senza alcuna zona di grigio. Mi ha detto che era in servizio nel comitato di una agenzia che tratta con i bambini mentalmente ritardati e, nella sua opinione, era peccato più grave abbandonare e dimenticare questi bambini che aver fatto sì che non fossero mai nati. Penso spesso al mio bambino e a volte mi chiedo come lui, o lei, sarebbe ora. Ma io so che il mio bambino sta molto meglio in Cielo con Dio che sulla terra con me. Se non siete passati attraverso tutto questo, cosa che ovviamente non avete fatto, non potrete mai capire cosa significa commettere quell’atto. La Bibbia ci avverte di non giudicare per non essere giudicati. Vi prego, vi prego non giocate a fare Dio e ripudiate quelle leggi!”

Per favore fate attenzione alle parole di questa donna, perché c’è molto da imparare dalla sua lettera: “Mi sono sfortunatamente ritrovata… incinta” Costei tenta di nascondere la sua responsabilità per le azioni che hanno causato la sua gravidanza, come se lei non c’entrasse niente: un bel giorno si sveglia, ed ecco è incinta. L’irresponsabilità è una delle nozioni centrali della teologia moderna. E dopo aver cercato di ribadire la sua irresponsabilità, la rende in seguito esplicita con queste parole: “Nessuno sulla faccia di questa terra può dire se io abbia commesso o meno un omicidio. Solo Dio può farlo”. Ora io voglio dichiarare a chiare lettere che chiunque sulla faccia di questa terra, armato della verità, può dire se costei abbia commesso omicidio o meno. Ella ha ucciso suo figlio, e l’ha confessato.

Costei crede, e alla fine della sua lettera perfino cita la Bibbia a sproposito, che noi non dovremmo giudicare per non essere giudicati. Ma dovremmo invece dire a questa sciagurata povera illusa, e a chiunque altro che pensa che non dobbiamo emanare giudizi morali sulle persone e le loro azioni per non essere giudicati, che tutti noi saremo un giorno giudicati. È stabilito che l’uomo muoia una volta, e dopo questo vi è il giudizio. Questa donna pretende un assegno in bianco morale per potersi scrollare di dosso quello che ha fatto, e fa inoltre appello alle nostre tendenze naturali e carnali per sfuggire al giudizio. Come cristiani, non dovremmo mai astenerci dal pronunciare un giudizio morale, di giudicare un retto giudizio, come la Bibbia dice. Solo giudicando, distinguendo il giusto dallo sbagliato, il bene dal male, il bianco dal nero, noi possiamo sperare di essere fedeli ai comandamenti di Cristo.

Ma la donna continua: “Ho pregato e ancora pregato per una guida e infine sono stata condotta ad avere l’aborto” Ecco qui un omicidio direttamente riconducibile al credo che Dio offre guida al di fuori delle pagine della Bibbia. Molte volte ho sentito cristiani dire che Dio li ha condotti a fare questo o quello, quando quello che avrebbero dovuto dire è che hanno avuto una intensa sensazione, o un presentimento, o un insopprimibile desiderio di fare questo o quello. Forse avete anche voi sentito di gente che “stende un vello15” o ricerca un segno da parte di Dio. Questo è altrettanto cristiano quanto leggere i fondi di caffè o consultare i tarocchi. Lasciate che mi ripeta: La Bibbia ha il monopolio sulla verità. Essa sola ci fornisce la guida, e questo lo dice chiaramente, inequivocabilmente e ripetutamente: Tu non ucciderai. È alla trascuratezza dei moderni predicatori di predicare il Sola Scriptura, la sola Bibbia, che va attributo questo omicidio e altri innumerevoli, e forse ancor più orribili eventi.

In ultimo, notate per favore quello che la donna dice del ministro Presbiteriano a cui ha fatto visita: “Egli non mi ha né condannato né condonato”. Per questo c’è solo una risposta appropriata: “Conosco le tue opere, non sei né freddo né caldo. Io vorrei che tu fossi freddo o caldo. Così, quindi, perché tu non sei né freddo né caldo, io ti vomiterò fuori dalla mia bocca.” (Apocalisse 3:15-16)

A questo punto, per rispondere alla domanda che ho posto in principio: Come è potuto accedere tutto questo? Come possiamo porgli termine? È accaduto perché quelli che professano Cristo lo hanno tradito. Sono stati soverchiati dalla filosofia laicista, dalle tradizioni degli uomini, e dai princìpii di questo mondo. Questo sterminio di massa può essere fermato solo dai cristiani che testimoniano con audacia della verità. Non potrà essere fermato compromettendo la nostra fede o la nostra pratica. Non potrà essere fermato offrendo al mondo un vangelo diluito concepito per non offendere nessuno. La “Religione Moderna ” non offende nessuno tranne Dio. Il Cristianesimo, se predicato audacemente, chiaramente e pienamente metterà ancora una volta il mondo sottosopra o, più accuratamente, di-lato-sopra. E solo allora si metterà fine ai piccoli omicidi.

The Trinity Review, Gennaio-Febbraio 1985.  
Copyright (C) 1985-2013, The Trinity Foundation.
Traduzione a cura di GP.G.

1NdT Nell’originale è Jiminy Cricket, la versione Disneyana del Grillo Parlante di Collodi.

2Il “Right Reverend Paul Moore” (1919-2003), è stata una delle figure religiose Americane più prominenti nel XX secolo.

3Ernst Haeckel, Le meraviglie della vita. Complemento ai Problemi dell’Universo, traduzione italiana di Daniele Rosa, Unione Tipografico-Editrice, Torino, Corso Raffaello 28, 1906, Capitolo V, Morte, pagina 109.

4Haeckel, Capitolo I, Verità, pag. 24. NdT, nella frase successiva Haeckel ribadisce il suo famigerato slogan “l’ontogenesi ricapitola la filogenesi”.

5Haeckel, Capitolo XVII, Costumi, pag. 373.

6Bertrand Russell, Panorama Scientifico, traduzione di Emilio G. A. Loliva, (Ed. Laterza, Bari, 1934) pp. 211, 212.

7NdT, Nelle opere di Singer tradotte in italiano “Sanctity of Life” diventa “Sacralità della Vita”. Io ho preferito rimanere allineato con l’accezione inglese.

8Peter Singer, Sanctity of Life or Quality of Life?, Pediatrics, Official Journal of the American Academy of Pediatrics, Elk Groove Village, Illnois, vol 72, No 1, Luglio 1983, pagina 129.

9La contestatissima sentenza Roe contro Wade. http://it.wikipedia.org/wiki/Roe_contro_Wade

10NdT preferisco tradurre la formula imperativa inglese, Thou shalt not kill, netta, decisa, diretta, che usare il vago infinito italiano Non uccidere.

11Francis Schaeffer (1912-1984) è stato un importante filosofo e teologo evangelico del XX secolo.

12Nel decalogo insegnato al catechismo cattolico questo è il quinto e non il sesto comandamento. Questo perché a differenza del decalogo ebraico e protestante, non è presente il secondo comandamento (Non ti farai idolo né immagine… Non ti prostrerai davanti a quelle cose…) e il decimo così mancante viene ripristinato dividendo il nono in due. In altre versioni del decalogo cattolico questo ricalca invece le controparti ebraiche e protestanti.

13Thomas Jefferson, Lettera a William Charles Jarvis, 28 Settembre 1820.

14Al tempo di questo saggio, John W. Robbins era capo dello staff di Ron Paul, il popolare outsider delle elezioni presidenziali americane del 2008 e del 2012.

15Il riferimento è al vello di Gedeone, di cui è scritto nel libro dei Giudici, dai capitoli 6 a 8.

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