Ascolta l'audiolibro:

Lezione 66   3 Giovanni

Verità e ospitalità

Leggiamo la terza lettera di Giovanni.

L’anziano al carissimo Gaio, che io amo in verità.
Carissimo, io desidero che tu prosperi in ogni cosa e goda buona salute, come prospera la tua anima.
Mi sono infatti grandemente rallegrato quando sono venuti alcuni fratelli e hanno reso testimonianza della tua fedeltà alla verità, in quanto tu cammini in verità,

Non ho gioia piú grande di questa: di sentire che i miei figli camminano nella verità.
Carissimo, tu agisci fedelmente in tutto ciò che fai per i fratelli e per i forestieri.
Essi hanno reso testimonianza del tuo amore davanti alla chiesa; tu farai bene a provvedere loro per il viaggio in modo degno di Dio,
perché sono partiti per amore del suo nome, senza prendere nulla dai gentili.
Noi dobbiamo dunque accogliere tali persone, per essere collaboratori nella causa della verità.
Ho scritto alla chiesa, ma Diotrefe, che ama avere il primato fra di loro non ci riceve.
10 Per questo se verrò ricorderò le opere che egli fa, cianciando contro di noi con malvagie parole, e non contento di questo, non solo non riceve egli stesso i fratelli, ma impedisce pure di farlo a coloro che li vorrebbero ricevere e li caccia fuori dalla chiesa.
11 Carissimo, non imitare il male ma il bene. Chi fa il bene è da Dio, ma chi fa il male non ha visto Dio.
12 Demetrio ha ricevuto testimonianza da tutti e dalla verità stessa; e anche noi gli rendiamo testimonianza, e tu sai che la nostra testimonianza è verace.
13 Avevo molte cose da scriverti, ma non intendo scrivertene con inchiostro e penna.
14 Spero però di vederti presto, allora ci parleremo a voce. La pace sia con te. Gli amici ti salutano. Saluta gli amici ad uno ad uno.

Questa piccola terza epistola di Giovanni è diretta, personale e pratica, ed è sorprendentemente pertinente a questioni, bisogni e conflitti che la chiesa di Gesù Cristo, e persino la nostra chiesa, affronta oggi stesso. La seconda e la terza lettera di Giovanni affrontano lo stesso problema, ovvero come trattare i predicatori itineranti, i missionari e gli evangelisti. E ​​alla base di questo problema pratico c’è un problema più profondo e fondamentale, ovvero qual è la relazione tra ospitalità, verità e amore? Sebbene affrontino gli stessi problemi, ci sono alcune differenze tra loro che si integrano e si completano a vicenda. La seconda lettera di Giovanni, come abbiamo visto, è stata scritta a una chiesa locale, che lui chiama la signora eletta e i suoi figli.

La terza lettera di Giovanni è indirizzata a un individuo di spicco in una chiesa locale, e poi si riferisce ad altri due individui. La seconda lettera di Giovanni ammonisce la chiesa di non estendere l’ospitalità a falsi insegnanti e predicatori che negano l’incarnazione di Gesù Cristo, e la terza lettera di Giovanni elogia quest’uomo, Gaio per essere stato generoso e di cuore nella sua ospitalità verso questi predicatori e missionari itineranti. E così l’istruzione positiva della terza lettera completa il quadro dell’istruzione più negativa che è data nella seconda lettera di Giovanni, e le due lettere devono essere lette insieme se vogliamo ottenere una comprensione equilibrata e corretta dei doveri e dei limiti dell’ospitalità cristiana.

Ora diamo un’occhiata a questo grande libricino, un versetto alla volta. Come vedete nel vostro schema, molto semplicemente, è diviso in quattro parti. La prima parte, dopo un’introduzione, è rivolta a Gaio. E poi c’è una sezione riguardante quest’uomo Diotrefe, poi c’è una sezione riguardante l’uomo Demetrio, e poi una conclusione finale e una benedizione. Ma notate il versetto uno. Inizia in modo molto simile a seconda Giovanni,

L’anziano al carissimo Gaio, che io amo in verità.

Ricordate come inizia seconda Giovanni? È indirizzata alla donna eletta e ai suoi figli, che egli ama in verità. Il punto è che la sfera in cui questo amore reciproco si è manifestato era il loro amore comune, la loro consonanza nella verità rivelata di Dio onnipotente.

Fu quella verità a legare Giovanni alla donna eletta, e fu quell’impegno comune per la verità a legare Giovanni a Gaio. E ricordate che è lo stesso messaggio che abbiamo visto la settimana scorsa, anche con tutte le nostre differenze come cristiani, siamo legati insieme per la verità che condividiamo e la verità rivelata a cui abbiamo dedicato la nostra vita. Gli amanti della verità si amano a vicenda, indipendentemente da qualsiasi altra differenza tra noi. Ci lega insieme in una comunione che arricchisce tutta la vita. Gli amanti della verità, come Giovanni e Gaio e Giovanni e la signora eletta, hanno un profondo affetto l’uno per l’altro e si amano più delle loro famiglie che potrebbero non amare la verità. L’amore non contraddice la verità e l’attaccamento alla verità non mina l’amore.

Abbiamo citato la scorsa settimana John Stott che ha detto: “Il nostro amore si ammorbidisce se non è rafforzato dalla verità e la nostra verità si indurisce se non è ammorbidita dall’amore”. Ora ricordiamoci il significato di due parole che svolgono un ruolo così centrale in questa epistola come nelle prime due epistole, ed è il significato di verità e di amore. Cos’è la verità?

Dio.

Dio è verità ultima e definitiva. Egli è la fonte di ogni verità. Non c’è verità al di là di Lui.

Ha rivelato se stesso e la sua volontà per noi nella Bibbia in un corpo di verità verbali proposizionali rivelate che governano ogni aspetto della nostra vita e ha dato corpo a quella verità proposizionale mediante l’incarnazione del Signore Gesù Cristo. Conoscere la verità significa amare la verità, significa custodirla, adorarla, tenerla nella massima stima e gli amanti della verità sono ossessionati, posseduti, inebriati da quella verità. Non ne hanno mai abbastanza e consuma tutto il loro tempo e la loro energia e in effetti per gli amanti della verità, la verità viene persino prima dell’amicizia, per quanto preziosa l’amicizia possa essere. L’abbiamo imparato la settimana scorsa.

Cosa abbiamo imparato la settimana scorsa del significato dell’amore? Che non è una cosa emotiva, anche se coinvolge le emozioni, ma il versetto 6 della seconda epistola dice che l’amore è questo: che camminiamo secondo i comandamenti di Dio. È la stessa cosa che Paolo ha detto in Romani 13:10, l’amore non fa alcun male al prossimo, l’amore è quindi il compimento della legge. Ed entrambi riflettono l’insegnamento di Gesù in Giovanni 14 dove dice: se mi amate osserverete i miei comandamenti. Chi ha i miei comandamenti e li osserva, quegli mi ama. Quindi il punto è che nella verità non c’è conflitto tra  legge e amore.

Non esiste un amore senza legge e la verità senza amore è una cosa orribile da vedere. Il vero amore si esprime sempre in termini della legge di Dio, cioè in termini di ciò che Dio ha rivelato nella sua parola. Quindi impariamo qualcosa su Giovanni qui e impariamo qualcosa su noi stessi.

Proprio come Paolo ha detto nel grande capitolo sull’amore della Bibbia, 1 Corinzi 13, l’amore gioisce nella verità qui vediamo in Giovanni che il suo amore per le altre persone come Gaio è governato dalla verità. Ora dobbiamo amare il nostro prossimo, dobbiamo amare i nostri nemici, ma abbiamo un legame speciale con altri cristiani che amano la verità e di conseguenza abbiamo tra noi l’amore più profondo, più puro e più ricco di tutti.

Ora, quando arriviamo al versetto 2, vediamo che preghiamo per coloro che amiamo. Notate che nel versetto 1, Giovanni dice di amare il suo carissimo Gaio e poi nel versetto 2 dice:

2 Carissimo, io desidero che tu prosperi in ogni cosa e goda buona salute, come prospera la tua anima.

Una semplice verità molto importante qui: se amate qualcuno, pregherete per lui e se non pregate per lui, non si può dire che lo amiate.

Giovanni prega per Gaio in ogni aspetto della vita affinché possa essere in buona salute, proprio come prospera la sua anima. Sta riecheggiando l’uomo del Salmo 1, e qualunque cosa faccia prospererà. Ricordate cosa disse Paolo in 1 Timoteo capitolo 4 versetto 8 e capitolo 6 versetto 6, disse che la disciplina corporale è utile a poca cosa, ma la pietà è utile per ogni cosa, poiché contiene la promessa per la vita presente e anche per la vita futura.

La pietà è in realtà un mezzo di grande guadagno quando è accompagnata dalla contentezza, così che quando un uomo è pio ogni aspetto della sua vita: fisica, spirituale e sociale dovrebbe prosperare. E dove hanno preso questa visione Paolo e Giovanni? Da Gesù che ha detto in Matteo 6:33, Cercate prima il mio regno e la sua giustizia e tutte queste altre cose, cioè i bisogni materiali in questa vita, i bisogni sociali, vi saranno sopraggiunti. E Gesù questo dove l’ha preso? Dall’Antico Testamento in Proverbi capitolo 3, Onora il Signore con le tue ricchezze e con le primizie di tutti i tuoi prodotti così i tuoi granai saranno pieni di abbondanza e i tuoi tini di vino nuovo.

E il punto è che la preghiera qui non è semplicemente per la salute spirituale, ma per la salute fisica e spirituale in ogni aspetto della vita. E notate esattamente cosa dice, dice: Prego che prosperiate fisicamente così come prosperate spiritualmente. Non prendeteli al contrario.

Non dice: Prego che tu prosperi spiritualmente come prosperi fisicamente. Lo ha detto nel modo in cui lo ha detto appositamente. Prego che tu sia in buona salute fisicamente così come la tua anima è in buona salute.

Ora, questa è una preghiera pericolosa da pregarsi. Meglio che stiate attenti a pregare o meno quella preghiera. Se pregate oh Signore, possa il mio corpo essere forte come la mia anima, possa il mio corpo essere sano come la mia anima, pieno di amore e per Dio e amore per la verità è meglio che la vostra anima sia realmente sana.

Avete mai letto uno dei libri di Flannery O’Connor? Flannery O’Connor sapeva come descrivere con la penna la salute dell’anima in caratteristiche fisiche. E di conseguenza la maggior parte dei suoi personaggi sono grotteschi, per usare un eufemismo, e bizzarri. Perché? Perché conosceva il cuore.

E sapeva che ciò che accadeva nel cuore si sarebbe esibito alla luce. E quindi assicuratevi che se pregate questa preghiera sappiate esattamente cosa state facendo perché non vogliamo che un mucchio di persone qui all’improvviso diventino storpie, malate e morenti e se pregate per me devo fare sul serio anch’io. Ma Giovanni dice: Signore, possa Gaio essere forte fisicamente quanto è forte spiritualmente e sapeva che Gaio era forte spiritualmente perché sosteneva la verità nell’amore e amava nella verità e il suo amore per la verità era visto e apprezzato da tutti.

La verità era in lui e camminava nella verità. Quindi, dopo aver pregato per il suo amato amico, Giovanni ora lo incoraggia con un vero complimento nei versetti tre e quattro. Prima di esaminare il complimento, c’è un altro piccolo principio importante qui.

L’amore cerca modi per complimentarsi con la persona amata. L’amore cerca modi per fare complimenti. Guardate le persone che vi circondano.

L’amore incoraggia. Qual è uno dei modi migliori per incoraggiare qualcuno? Facendogli un complimento. Potreste dover cercare a lungo e con impegno, ma trovate nelle persone cose per cui potete complimentarvi con loro, in particolare se non se lo aspettano da voi e questo può essere un incoraggiamento enorme per loro.

Qual è il complimento? Dice nel versetto tre e quattro

Mi sono infatti grandemente rallegrato quando sono venuti alcuni fratelli e hanno reso testimonianza della tua fedeltà alla verità, in quanto tu cammini in verità,
Non ho gioia piú grande di questa: di sentire che i miei figli camminano nella verità.

E in questa parola incoraggiante di Giovanni vediamo una grande verità, ovvero che la verità nel cuore è la base dell’amore nella vita. La verità nel cuore è la base dell’amore nella vita.

La verità abbracciata nel cuore, creduta nel cuore, fatta dimorare nel cuore è la base e la fonte dell’amore e della gentilezza nella vita in tutte le nostre relazioni. E questi missionari e predicatori itineranti riferirono a Giovanni quanto bene Gaio li avesse trattati in contrasto con la brutta ostilità di Diotrefe. Ma voglio che notiate cosa questi missionari riferirono a Giovanni. La cosa importante per cui Giovanni si congratula con Gaio e lo loda. Non riferiscono a Giovanni: “Oh Gaio è una persona così amorevole”.

Voglio che notiate che non è questo il focus del loro resoconto. Non è questo che li entusiasma tutti. Per quanto Gaio fosse amorevole e ospitale, non è questo che ha impressionato questi missionari.

Notate che hanno testimoniato dell’amore di Gaio per la verità.

Mi sono infatti grandemente rallegrato quando sono venuti alcuni fratelli e hanno reso testimonianza della tua fedeltà alla verità, in quanto tu cammini in verità,

Ora, l’amore era manifesto in Gaio, ma la cosa essenziale è avere nel cuore la verità rivelata di Dio e camminare in essa.

Solo allora l’amore fiorirà. Non serve a niente pregare: “Signore, rendimi più amorevole, rendimi più dolce e gentile” se la verità non dimora nel vostro cuore. Come ha detto un grande commentatore luterano, possedere la verità significa avere fede e questa produce sempre amore. Coloro che pensano di poter avere amore a scapito della verità si sbagliano sulla natura della verità e anche sulla natura dell’amore. La verità nel cuore è la base dell’amore nella vita.

Bene, come si ottiene la verità nel cuore? Cercando di elaborarla, pomparla, evocarla in qualche modo? No, l’unico modo in cui potete avere la verità nel cuore è tramite la rivelazione divina e l’illuminazione spirituale. Non potete ottenerla da soli. Ripensate a 1 Giovanni capitolo 2, abbiamo esaminato questi versetti un paio di settimane fa, vorrei solo ricordarveli.

1 Giovanni capitolo 2 versetto 20

20 Ma voi avete l’unzione dal Santo e conoscete ogni cosa.

Versetto 24

24 Quanto a voi dunque, dimori in voi ciò che avete udito dal principio; se ciò che avete udito dal principio dimora in voi, anche voi dimorerete nel Figlio e nel Padre.

Versetto 27

27 Ma quanto a voi, l’unzione che avete ricevuto da lui dimora in voi e non avete bisogno che alcuno v’insegni; ma, come la sua unzione v’insegna ogni cosa ed è verace e non è menzogna, dimorate in lui come essa vi ha insegnato.

Due cose dimorano in voi: la parola di Dio che avete udito e l’unzione dello Spirito  santo che avete ricevuto ed è lo Spirito santo di Dio che porta la parola di Dio nel vostro cuore e rivela la verità al vostro cuore. Quando lo Spirito santo scende su una persona, rivela la verità di Dio al cuore di quella persona. Prende la parola di Dio, fa sì che diventi viva, convince quella persona della sua autorità divina e poi quell’amore inizia a consumare quella persona.

Proverbi 2:6 dice

Poiché l’Eterno dà la sapienza; dalla sua bocca procedono la conoscenza e l’intendimento.

Tenete il dito lì in terza Giovanni e guardate con me Matteo capitolo 11. Ora, questo passaggio che leggerò è uno dei versetti più familiari della Bibbia, ma quelli che lo precedono sono alcuni dei meno familiari.

Versetto 28 tutti conoscono il versetto 28 di Matteo 11

28 Venite a me, voi tutti che siete travagliati e aggravati, ed io vi darò riposo.

Ma voglio leggere i versetti dal 25 al 27 che sono anch’essi parole di Gesù.

25 In quel tempo Gesú prese a dire: «Io ti rendo lode, o Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai nascosto queste cose ai savi e agli intelligenti, e le hai rivelate ai piccoli fanciulli.
26 Sí, o Padre, perché cosí ti è piaciuto.
27 Ogni cosa mi è stata data in mano dal Padre mio, e nessuno conosce il Figlio, se non il Padre; e nessuno conosce il Padre, se non il Figlio e colui al quale il Figlio avrà voluto rivelarlo.

Come potete avere la verità di Dio nel vostro cuore in modo che vi consumi? Non potete tirarvela dentro da soli, deve esservi data dal Signore Gesù Cristo stesso. Lui deve rivelare Dio al vostro cuore e quando lo fa voi diventate cristiani. Andate a 2 Corinzi capitolo 4. 2 Corinzi capitolo 4 la verità nel cuore è la base dell’amore nella vita.

Come si ottiene la verità nel cuore? Dio deve portarvela e Dio deve rivelare se stesso al vostro cuore non in parole e frasi e voci udibili ma la Bibbia dice: le mie pecore ascoltano la mia voce e mi seguono. 2 Corinzi capitolo 4 versetto 3

Ma se il nostro evangelo è ancora velato, esso lo è per quelli che periscono,
nei quali il dio di questo secolo ha accecato le menti di quelli che non credono, affinché non risplenda loro la luce dell’evangelo della gloria di Cristo, che è l’immagine di Dio.
Noi infatti non predichiamo noi stessi, ma Cristo Gesú, il Signore, e siamo vostri servi per amore di Gesú
perché il Dio che disse: «Splenda la luce fra le tenebre», è lo stesso che ha fatto brillare il suo splendore nei nostri cuori per illuminarci nella conoscenza della gloria di Dio, che rifulge sul volto di Gesú Cristo

Come si ottiene la verità nel cuore? Il Dio che ha detto: “La luce della creazione risplenda fra le tenebre” deve far risplendere nel vostro cuore la luce della conoscenza della gloria di Dio che rifulge nel volto di Cristo o  non la conoscerete mai. Non si diventa cristiani prendendo una decisione. Si diventa cristiani quando Dio rivela la luce della gloria di Cristo al vostro cuore e vi ritrovate ad amarlo e vi ritrovate a voler amare tutti gli altri che lo amano.

Ricordate cosa disse l’apostolo Pietro in 2 Pietro capitolo 1 versetto 19.

19 Noi abbiamo anche la parola profetica piú certa

In altre parole ha detto: ero lì sul monte della trasfigurazione e ho sentito la voce di Dio dai cieli che diceva questo è mio Figlio ascoltatelo ma preferisco la Bibbia. Dice ora nella parola scritta di Dio abbiamo anche la parola profetica piú certa a cui voi fate bene a porgere attenzione, come a una lampada che splende in un luogo oscuro, finché spunti il giorno e la stella mattutina sorga nei vostri cuori, Dice: volete che il giorno spunti nel vostro cuore? Nel mio è spuntato!

Ecco il punto, questa è un’immagine. Volete che il giorno sorga nel vostro cuore? Volete che la stella del mattino sorga nel vostro cuore e lo riempia con la luce della conoscenza di Dio? Prestate attenzione alla parola di Dio come una lampada che splende in un luogo oscuro. Quindi, come fate per avere la verità nel vostro cuore? Prestando attenzione alla verità rivelata di Dio e pregando tutto il tempo: Oh Signore, fa’ che questa luce sorga nel mio cuore. La verità nel cuore è la base dell’amore nella vita.

Ora ci sono un paio di frasi che voglio che notiate perché sono state e continueranno a essere travisate. Guardate in 3 Giovanni versetto 3 Giovanni parla a Gaio della verità che è in te. (molte versioni inglesi rendono “la tua verità”.

Mi sono rallegrato molto quando sono venuti alcuni fratelli che hanno reso testimonianza della della verità che è in te, del modo in cui tu cammini nella verità. (NR)

La verità che è in te. Anche in 2 Giovanni versetto 2 parla della verità

a motivo della verità che dimora in noi e sarà con noi in eterno:

Così nella 3a epistola parlando di Gaio dice della verità che è in lui  e nella 2a epistola parla di una verità che è in voi.

E voglio che capiate che in qualunque modo Giovanni descriva la verità nella seconda e terza epistola di Giovanni, si riferisce sempre alla stessa cosa. Che parli della verità che è in voi, del camminare nella verità, della verità che è in te sta parlando  della rivelazione oggettiva di Dio che forma la Bibbia come parola di Dio

In queste epistole verità significa la stessa cosa e questa è la rivelazione scritta oggettiva di Dio che chiamiamo Bibbia. Questa verità rivelata di Dio e la sua volontà rimarranno oggettive e assolute, che crediamo alla verità o no. Che camminiamo nella verità o no.

Il fatto di averla averla in noi non cambia la verità, non la rende soggettiva e relativa. Chiamare la verità “la verità che è in te” è solo dire che credi nella verità. L’hai abbracciata per quello che è realmente, cioè la parola di Dio. Tu la possiedi e lei possiede te. Gaio sei pieno di verità e la tua condotta sgorga dal tuo cuore che è pieno di verità e dà prova di ciò che è nel tuo cuore. Sei ospitale a causa della verità oggettiva del vangelo che è nel tuo cuore.

Ora, amati, faccio questo punto perché questa visione della verità come oggettiva e assoluta è lontana anni luce dalla visione prevalente della maggior parte delle persone con cui vi relazionate ogni giorno. La maggior parte delle persone con cui ci relazioniamo voi ed io vede la verità come soggettiva. Quante volte avete sentito qualcosa del genere? La tua verità è ciò che funziona per te.

Cristianesimo, buddismo, ateismo? La tua verità è ciò che funziona per te. La mia verità è ciò che funziona per me. Buddismo, cristianesimo, induismo, sette paracristiane e quant’altro e la tua verità e la mia verità potrebbero essere due cose completamente diverse perché dopotutto la verità è relativa e soggettiva.

Dopo tutto, ognuno ha i suoi gusti, il mondo è bello perché è vario. La mia verità è valida per me tanto quanto la tua verità lo è per te. E tu non puoi impormi la tua verità e tentare di farlo è il massimo dell’arroganza. Dal momento che tutta la verità è dentro di noi, relativa e soggettiva, chi sei tu per criticarmi per ciò che credo sia vero se io invece ti lascio credere a ciò che funziona per te.

Ecco cosa pensa la maggior parte delle persone in occidente oggi sulla verità, ma questa visione prevalente ha seri problemi. Perché? Per il fatto che la verità non è relativa. La verità non è soggettiva. Non è plastilina. Non riuscivo a ricordare se fosse Plastilina o cera Pongo ma non è nessuna delle due.

Dio è verità. Ha rivelato la verità su se stesso e sulla vita nella Bibbia in Cristo e questa è la verità. Nessuno arriva a Dio senza il Cristo della Bibbia e nessuno ottiene conoscenza e comprensione sulla vita senza la verità di Dio rivelata nel Cristo della Bibbia. E l’intrinseco di questa moderna visione della verità che afferma che sia soggettiva e relativa vive e tradisce se stesso nell’autocontraddizione perché con le sue affermazioni mostra di essere a un certo livello d’accordo con noi che la verità è assoluta, immutabile, oggettiva che una persona ci creda o no anche se cerca di sopprimere quella verità e cerca di ingannare se stesso nel credere che sia vera una cosa che sa non essere vera e cioè che la verità sia relativa e soggettiva. Ora come faccio a saperlo? Come faccio a sapere che l’occidentale moderno a cui non piace la nostra visione della verità e che crede che la verità sia relativa e soggettiva in realtà nel profondo del suo cuore è d’accordo con noi, sa che la verità è assoluta e immutabile anche se dice cose che sono in confusione.

Come faccio a saperlo? Con l’assoluta immutabile affermazione oggettiva ma scorretta che usa per giudicarci e cioè che la verità è relativa e soggettiva. Quella frase è la più assoluta possibile ma è assolutamente sbagliata e quindi vedete che anche l’occidentale moderno per criticare la Bibbia e per esporre la sua visione non biblica della verità deve presupporre proprio la cosa in cui crediamo e cioè che la verità è assoluta. Non lasciateglielo fare, non lasciate mai che la faccia franca.

Ora il motivo per cui Giovanni loda Gaio è a causa della sua affermazione nel versetto 4. È scritto che Giovanni dice:

Non ho gioia piú grande di questa: di sentire che i miei figli camminano nella verità.

Se leggete 1a, 2a, 3a Giovanni vedete ripetutamente questo grande predicatore, l’anziano e apostolo Giovanni riferirsi a coloro che sono sotto il suo ministero come “suoi figli”. Ha un profondo affetto, un affetto paterno per loro e la sua più grande gioia come genitore e come predicatore era tutta legata al loro benessere spirituale. Si rallegrava che i suoi figli continuassero a camminare nella verità, non solo ogni tanto, ma come segno costante e abituale della loro vita, quella era la sua più grande gioia. Il suo più grande dolore era vedere i suoi figli non camminare nella verità. Cosa significa camminare nella verità? Beh, è ​​più che dare meramente il proprio assenso a qualcosa dicendo “ci credo”, anche se implica anche questo.

Significa applicare la verità al proprio comportamento. Una persona che cammina nella verità è un cristiano integrale e non c’è divisione, non c’è dicotomia tra la sua professione di fede e la sua pratica, tra il suo credo e la sua condotta. Cammina e non parla soltanto.

Dice: professo che queste cose sono vere, difendo queste cose. E queste stesse verità poi plasmano e informano il corso della sua vita e le sue relazioni con tutti gli altri. E Giovanni dice che è esattamente quel tipo di vita che vedo nei miei figli che mi porta la gioia più grande nel vederli credere nella verità e camminare in essa. Vedete, per Giovanni  la verità era importante. Giovanni  non considerava le questioni teologiche come delle banalità senza importanza di cui non dovremmo preoccuparci. John Stott ha detto: “Fu dalla verità creduta e obbedita dai suoi figli che Giovanni trasse la sua più grande gioia sulla terra”.

Poi Giovanni continua nei versetti dal cinque all’otto a lodare il suo caro Gaio per la sua ospitalità verso predicatori e missionari itineranti come prova che la verità è nel suo cuore e che è un’espressione dell’amore che c’è nella sua vita.

Guardate i versetti dal cinque all’otto.

Carissimo, tu agisci fedelmente in tutto ciò che fai per i fratelli e per i forestieri.
Essi hanno reso testimonianza del tuo amore davanti alla chiesa; tu farai bene a provvedere loro per il viaggio in modo degno di Dio,
perché sono partiti per amore del suo nome, senza prendere nulla dai gentili.
Noi dobbiamo dunque accogliere tali persone, per essere collaboratori nella causa della verità.

Giovanni ha parlato dell’impegno di Gaio per la verità e ora parla della sua vita amorevole che si manifesta nell’ospitalità verso i predicatori itineranti. Giovanni dice che Gaio agisce così fedelmente nella sua ospitalità che i fratelli quando sono forestieri testimoniano il suo amore davanti alla chiesa e che farà bene a provvedere per il loro viaggio in un modo degno di Dio.

Ora, chi sono questi fratelli e forestieri? Non sono due categorie diverse di persone. Il nostro testo dice: Amati, agite fedelmente in tutto ciò che fate per i fratelli e specialmente quando questi fratelli sono stranieri. Chi sono queste persone? Sono predicatori itineranti. Sono missionari. Sono evangelisti. Come lo sappiamo? Beh, dice che questi uomini sono mandati. Proprio come Paolo fu mandato nel suo viaggio missionario con un compito specifico, con una commissione specifica e sono nel mondo ed è un mondo ostile, questo Impero Romano. È un mondo pericoloso.

Le locande erano abominevoli. Questi cristiani non potevano restare negli ostelli. Erano troppo immorali. Le città erano troppo pericolose, ma mentre viaggiavano da un posto all’altro fondando chiese e incoraggiando il gregge, avevano bisogno di sostegno finanziario, di cibo, di un tetto sopra la testa. E così Giovanni loda Gaio per la sua disponibilità a essere ospitale verso questi stranieri, questi fratelli, questi predicatori itineranti, missionari, fondatori di chiese ed evangelisti.

A proposito, la parola ospitalità è composta da due parole: amore per i forestieri. Era una necessità a quei tempi. Infatti la vita cristiana e l’amore che la verità produceva nella nostra vita si mostravano nell’ospitalità verso questi fratelli e questi forestieri.

Infatti Gesù disse che nell’intrattenere queste persone voi state intrattenendo lui. Vi ricordate? Andate a Matteo 25. Matteo capitolo 25 versetti dal 31 al 40.

È intrattenere questi forestieri, questi predicatori, questi missionari, questi fratelli. Intrattenendo loro, state intrattenendo Cristo. Matteo 25 versetto 31.

31 «Ora, quando il Figlio dell’uomo verrà nella sua gloria con tutti i santi angeli, allora si siederà sul trono della sua gloria.
32 E tutte le genti saranno radunate davanti a lui; ed egli separerà gli uni dagli altri, come il pastore separa le pecore dai capri.
33 E metterà le pecore alla sua destra e i capri alla sinistra.
34 Allora il Re dirà a coloro che saranno alla sua destra: “Venite, benedetti del Padre mio; ricevete in eredità il regno che vi è stato preparato sin dalla fondazione del mondo.
35 Poiché ebbi fame e mi deste da mangiare, ebbi sete e mi deste da bere; fui forestiero e mi accoglieste,
36 fui ignudo e mi rivestiste, fui infermo e mi visitaste, fui in prigione (per aver predicato il vangelo, come Paolo) e veniste a trovarmi”.
37 Allora i giusti gli risponderanno, dicendo: “Signore, quando ti abbiamo visto affamato e ti abbiamo dato da mangiare? O assetato e ti abbiamo dato da bere?
38 E quando ti abbiamo visto forestiero e ti abbiamo ospitato? O ignudo e ti abbiamo rivestito?
39 E quando ti abbiamo visto infermo, o in prigione e siamo venuti a visitarti?”
40 E il Re, rispondendo, dirà loro: “in verità vi dico: tutte le volte che l’avete fatto ad uno di questi miei minimi fratelli, l’avete fatto a me”.

E quindi ora qui Giovanni incoraggia Gaio a continuare a essere ospitale verso questi uomini che stanno rischiando la vita per amore del vangelo e a continuare a trattarli in un modo degno di Dio perché sono servi di Dio e quando trattate questi uomini con ospitalità state ospitando il Signore Gesù Cristo stesso.

Ricordate cosa disse Gesù dei 70 predicatori che mandò a predicare in Matteo 10? Dice

40 Chi riceve voi, riceve me; e chi riceve me, riceve colui che mi ha mandato.
41 Chi riceve un profeta nel nome di un profeta, riceverà un premio da profeta; e chi riceve un giusto nel nome di un giusto, riceverà un premio da giusto.
42 E chiunque darà da bere anche un solo bicchiere d’acqua fredda a uno di questi piccoli nel nome di un discepolo, in verità vi dico, che egli non perderà affatto il suo premio»

L’ospitalità a questi missionari è essenziale per la loro vita e per il loro ministero.

La Bibbia attribuisce un grande valore all’ospitalità. A volte basta studiarla sia nell’Antico che nel Nuovo Testamento. Conoscete i patriarchi Abramo, Isacco, Giacobbe, Giuseppe. Sappiamo molto poco di loro, a parte ciò che leggiamo nel libro della Genesi, ma sapete qual era la caratteristica principale di questi patriarchi? La caratteristica principale che li ha resi così grandi, così potenti, così influenti e così memorabili. Erano tutti uomini e donne ospitali. L’ospitalità era la caratteristica principale di un patriarca.

Voglio dire, se non fossero stati ospitali, non avrebbero potuto portare le benedizioni del patto a tutte le famiglie del mondo, sarebbero stati come un gruppo di gelidi nerd. Ma erano uomini ospitali e vedete il contrasto tra il mondo e questi patriarchi ospitali in Genesi 18 e 19. Andate a Genesi 18, per favore.

In Genesi 19 abbiamo l’ospitalità di Sodoma. Vi ricordate come volevano violentare tutti. Tutti i cittadini lì a Sodoma volevano abusare sessualmente tutti i forestieri.

Al contrario, ecco un’immagine e quando leggo queste parole vedo delle vecchie nonnine nel sud-ovest della Virginia che fanno esattamente la stessa cosa che facevo io quando ero piccolo, come vedete fare ad Abramo. Voglio che notiate cos’è l’ospitalità.

Abrahamo alzò gli occhi ed ecco, tre uomini stavano in piedi accanto a lui. Appena li vide, corse loro incontro dall’ingresso della tenda, si prostrò fino a terra e disse:
«Signor mio, se ho trovato grazia davanti a te, ti prego non passar senza fermarti dal tuo servo!
Deh, lasciate che si porti un po’ d’acqua, affinché possiate lavarvi i piedi, e riposatevi sotto questo albero.
Io andrò a prendere un pezzo di pane, così potrete rinfrancare il vostro cuore; poi proseguirete il vostro cammino perché per questo siete passati dal vostro servo». Quelli dissero: «Fa’ come hai detto».
Allora Abrahamo andò in fretta nella tenda, da Sara, e le disse: «Presto prendi tre misure di fior di farina, impastala e fanne delle focacce».
Poi Abrahamo corse all’armento, scelse un vitello tenero e buono, lo diede a un servo, e si affrettò a prepararlo.
Prese poi della cagliata, del latte e il vitello che aveva preparato, e li pose davanti a loro; mentre essi mangiavano, egli rimase in piedi accanto a loro, sotto l’albero.

Questa è ospitalità. Era disposto a qualsiasi costo, a qualsiasi misura, a fare qualsiasi cosa per far sì che queste persone, una delle quali era il Signore, per far sì che queste persone si sentissero a casa e si sentissero importanti nella sua casa.

Si affrettava di qua e di là. Vedete la nonnina? Si affretta di qua e di là, tira fuori i biscotti e prende il pollo arrosto e i fagiolini e poi tutti si siedono intorno al tavolo ma non c’è una sedia per lei; lei non mangiava a tavola perché è in piedi come Abramo a controllare che tutti fossero serviti. Questa è ospitalità.

E quando la Bibbia parla del nostro essere ospitali, questa è l’immagine che dovrebbe venirvi in mente. Non solo ci sono molti esempi di ospitalità nell’Antico Testamento, ma ci sono anche le leggi di Dio che comandano l’ospitalità per raffigurare la ospitale, misericordiosa e provvidenziale grazia di Jehovah per il suo popolo quando erano forestieri nel deserto. Nel capitolo 10 del Deuteronomio, nei versetti 18 e 19, si dice che Dio esegue la giustizia per l’orfano e la vedova e mostra il suo amore per lo straniero, lo straniero, dandogli pane e vestito.

Quindi mostrate il vostro amore per lo straniero perché eravate stranieri nella terra d’Egitto. Un’evidente figura caratteristica di questa ospitalità biblica nell’Antico Testamento era il vincolo della tavola. Il vincolo della tavola.

L’ospitante aveva delle persone in casa sua e avrebbe servito il pasto al destinatario della sua ospitalità. Ciò rafforzava o addirittura creava un legame tra loro quando mangiava il cibo che gli era stato preparato e servito dal padrone di casa. Ciò stabiliva un certo livello di parentela e solidarietà che era essenziale per tutte queste relazioni pattizie.

Qual è stata la prima cosa che ha fatto il padre quando il figliol prodigo tornò a casa? La prima cosa?

Portate fuori il vitello ingrassato e ammazzatelo; mangiamo e rallegriamoci

Andiamo a cena e festeggiamo.

Il figlio che era perduto è stato ritrovato. C’è qualcosa nel mangiare insieme che ministra e rafforza il legame tra le persone, rafforza il legame tra i cristiani, rafforza il legame tra padri e figli e madri e figli. Assicuratevi, amati, che ogni sera possiate sedervi attorno a un tavolo e mangiare con i vostri figli.

Non sedetevi davanti alla televisione. Buttate via le carte, qualunque siano i giochi o qualsiasi cosa davanti a cui vi sedete. Butta via quelli. Prendete i vostri figli, sedetevi a tavola e mangiate con loro. E a volte portate fuori vostra moglie a mangiare e godetevi quel legame a tavola che è così di vitale importanza per la vita cristiana.

Nel Nuovo Testamento, l’ospitalità assume ancora un ruolo centrale. Cristo comandò ai suoi apostoli, cito: “Non prendete nulla per il vostro viaggio” perché presupponeva che sarebbero stati trattati con ospitalità dal resto dei suoi discepoli. Rifiutarsi di mostrare ospitalità a qualcuno, anche al più piccolo di questi fratelli, era l’equivalente di rifiutare l’ospitalità a Cristo stesso. L’ospitalità divenne una virtù e una pratica indispensabile per il benessere e la crescita della chiesa cristiana.

È sorprendente quanto la chiesa primitiva dipendesse dall’ospitalità per la sua crescita e la sua espansione missionaria, poiché le case ospitavano questi predicatori itineranti in tutto il libro degli Atti e in vari altri versi del Nuovo Testamento. La chiesa crebbe e fu in grado di fondare chiese e di estendere i suoi confini perché l’ospitalità delle persone provvedeva alle necessità di questi predicatori e di questi cristiani erranti che erano sparsi qua e là a causa della persecuzione. Infatti, senza l’estensione dell’ospitalità, la congregazione locale nella chiesa apostolica non sarebbe stata in grado di funzionare visto che le chiese erano chiese domestiche e visto che è lì che le chiese hanno dovuto incontrarsi per i primi duecento anni della storia della chiesa.

Diamo un’occhiata ad alcuni dei testi chiave del Nuovo Testamento sull’ospitalità. Andate con me a Romani 12 versetti 10 e 13.

10 Nell’amore fraterno, amatevi teneramente gli uni gli altri nell’onore usate riguardo gli uni verso gli altri.

13 provvedete ai bisogni dei santi, esercitate l’ospitalità. (o dandovi all’ospitalità).

Notate in quel versetto due cose che caratterizzano l’amore cristiano e la nostra identificazione con le necessità degli altri e facendo delle necessità degli altri cristiani le nostre necessità che dobbiamo soddisfare.

E poi in secondo luogo, essere dediti all’ospitalità. Cosa significa la parola “dediti”? Dipendenti, assuefatti. La Bibbia dice che gli anziani e i diaconi non devono essere dediti al vino. Non potete essere dipendenti dal vino, ma se volete essere persone amorevoli dovete essere dipendenti dall’ospitalità. E sapete  cosa? Se andate a casa di qualcuno potete sempre dire se quella persona è assuefatta dall’ospitalità. Andate a 1 Timoteo 3 versetto 2 e Tito 1 versetto 7. 1 Timoteo 3:2.

Bisogna dunque che il vescovo, sia irreprensibile, marito di una sola moglie, sobrio, assennato, prudente, ospitale,

E poi in Tito capitolo 1 versetti 7 e 8 dove

Il vescovo infatti, come amministratore della casa di Dio, deve essere irreprensibile, ospitale,

Una delle qualifiche dell’ufficio di anziano nella chiesa è la virtù e la pratica dell’ospitalità. E questo non può essere sottolineato abbastanza.

L’ospitalità, non solo ai tempi dei patriarchi, ma ancora oggi è assolutamente l’essenziale responsabilità pastorale degli anziani, per l’evangelizzazione, per l’edificazione, per l’istruzione nella vita e nell’opera della chiesa. Perché un anziano è sempre ospitale con le persone, avendo persone nella sua casa cercando di soddisfare i loro bisogni? Perché l’anziano e in particolare l’intera vita del predicatore è rivolta all’estensione e alla prosperità della chiesa del Signore Gesù Cristo. L’unica cosa che lo consuma è la diffusione universale e il trionfo del Vangelo in tutte le nazioni del mondo.

E quindi qualsiasi cosa possa fare nella sua sfera di vita per promuovere la causa del vangelo, vorrà farla. E sa che l’ospitalità è una delle cose più importanti che possa fare. Andate a Ebrei capitolo 13 versetto 2.

Non dimenticate l’ospitalità, perché alcuni, praticandola, hanno ospitato senza saperlo degli angeli.

È un versetto incredibile, non è vero? Dice che come Abramo, che ebbe questi tre uomini in casa sua, uno dei quali era il Signore Dio Onnipotente in una teofania, anche noi potremmo intrattenere degli angeli. Potrebbero avere l’aspetto di un uomo, e c’è un angelo di fronte a voi.

Non c’è niente di miracoloso in questo. È semplicemente naturale. A causa del peccato gli angeli, sono semplicemente più naturali di alcuni di noi.

Ma qui Dio può mettere delle persone sul nostro cammino, alcune delle quali potrebbero essere angeli, per vedere quanto saremo ospitali. E dice in 1 Pietro capitolo 4 versetto 9, un ultimo versetto,

Siate ospitali gli uni verso gli altri senza mormorare.

Siate ospitali gli uni verso gli altri senza lamentarvi, senza mormorare, senza essere riluttanti, anche se ciò richiedesse costi frequenti e pesanti non vi lamenterete.

E vi dirò una cosa, l’ospitalità è costosa se fatta bene. Vi costerà soldi. Vi costerà tempo. E anche se le sue richieste sono frequenti o pesanti, non potete lamentarvi, non potete mormorare. Dici, beh, Joe, non posso permettermelo. Non posso permettermi quel tipo di ospitalità.

Beh, non è una questione se te lo puoi permettere o no. È una questione di fede. Il mio Dio è in grado di provvedere a tutti i vostri bisogni secondo le sue ricchezze in gloria. È una questione di fede. Andiamo a 2 Corinzi capitolo 9, e leggiamo i versetti dal 6 al 12. E poi, dopo che avrò letto questi versetti, ditemi se potete permettervi di essere ospitali.

Penso che vedrete che non potete permettervi di non esserlo. 2 Corinzi capitolo 9, versetti dal 6 al 12.

Or questo dico: Chi semina scarsamente mieterà altresí scarsamente; e chi semina generosamente mieterà altresí abbondantemente.
Ciascuno faccia come ha deliberato nel suo cuore, non di malavoglia né per forza, perché Dio ama un donatore allegro.
Ora Dio è potente di fare abbondare in voi ogni grazia affinché, avendo sempre il sufficiente in ogni cosa, voi abbondiate per ogni buona opera,
come sta scritto: «Egli ha sparso, egli ha dato ai poveri, la sua giustizia dura in eterno».
10 Or colui che fornisce la semente al seminatore e il pane da mangiare, ve ne provveda e moltiplichi pure la vostra semente, ed accresca i frutti della vostra giustizia;
11 allora sarete arricchiti per ogni liberalità, che per nostro mezzo produrrà rendimento di grazie a Dio.
12 Poiché l’adempimento di questo servizio sacro non solo supplisce alle necessità dei santi, ma produce anche abbondanza di ringraziamenti verso Dio,

Voi dite: Signore, mi rendo conto che sono chiamato da te nel mio posto nella storia per fare ciò che posso per far progredire il tuo regno. Non posso andare in un paese straniero. Non posso predicare in chiesa, ma posso mostrare ospitalità. Sai quanto è risicato il nostro budget questo mese. Sai quanto poco denaro abbiamo. Sai che abbiamo perso il lavoro. Sai di tutte le altre spese, ma Signore, in fede, farò ciò che mi hai detto di fare perché credo che se spargo scarsamente, raccoglierò scarsamente e se spargo in abbondanza, raccoglierò in abbondanza. E se non ne siete sicuri, provate. Provate e vedrete.

Quindi, cosa abbiamo imparato? L’ospitalità è un carattere distintivo di tutti i veri cristiani. L’ospitalità è comandata dalla legge di Dio. L’ospitalità è un tratto cristiano prodotto in noi dallo Spirito Santo. L’ospitalità è un’espressione dell’amore cristiano. L’ospitalità è essenziale per la diffusione del Vangelo e per portare le benedizioni del patto alle famiglie e alle nazioni del mondo. L’ospitalità è essenziale per l’edificazione reciproca e l’educazione cristiana. Lasciate che vi legga alcuni paragrafi da un paio di libri.

Uno di un uomo di nome Alexander Strath. Ha detto questo:

A meno che non apriamo la porta delle nostre case gli uni agli altri, la realtà della chiesa locale come una famiglia unita di fratelli e sorelle amorevoli è solo una teoria. Una chiesa fredda e ostile contraddice il messaggio del Vangelo.

Eppure l’ostilità spicca come una delle critiche più comuni che la gente muove alle chiese locali. Non ci vuole molto per capire che tra i cristiani c’è un amore ecclesiale che termina alla porta del locale usato per gli incontri o nel parcheggio. È un amore superficiale da domenica mattina che non è disposto ad avventurarsi oltre le mura dell’edificio della chiesa.

L’amore fraterno, tuttavia, implica una relazione intima, la cura reciproca, la conoscenza reciproca, l’appartenenza l’uno all’altro e la condivisione della vita insieme. Non possiamo conoscere o avvicinarci ai nostri fratelli e sorelle incontrandoci per un’ora e 15 minuti a settimana o anche due ore con un gruppo numeroso in un edificio della chiesa. La casa è il luogo ideale in cui costruire relazioni e legami.

E poi un uomo di nome Eric Wallace dice questo:

L’ospitalità non è difficile. Implica vedere le attività quotidiane della casa come espressioni del governo sovrano di Dio nella nostra vita. Nella sua forma più semplice, significa unire le persone alla nostra casa per alloggio, pasti, attività o semplicemente una visita.

L’ospitalità non richiede di avere una casa decorata da Martha Stewart o cibo preparato dal più grande chef di Parigi. Non avete nemmeno bisogno di lenzuola di Laura Ashley sul letto degli ospiti. Tutto ciò di cui avete bisogno è un cuore colmo d’amore per il Signore Gesù Cristo.

L’ospitalità sarà sempre comoda? Probabilmente no. Richiede tempo? Sì, ma i benefici dell’ospitalità non sono solo per chi la riceve, anche chi la offre ne trae gioia. Il rapporto tra amore e ospitalità è fantastico.

La nostra casa è il luogo in cui siamo più liberi e possiamo entrare nella vita degli altri in un modo profondamente personale. Quando impariamo l’ospitalità a casa, allora quell’atteggiamento amorevole e premuroso verso gli altri si riverserà in tutti i percorsi delle relazioni umane. Per questo motivo, l’ospitalità è uno strumento dinamico per l’evangelizzazione.

L’autore di Ebrei incoraggia i cristiani a mostrare ospitalità anche agli estranei. Gli estranei possono essere i nostri vicini con cui abbiamo vissuto per 10 anni, ma che non abbiamo mai avuto il tempo di conoscere. Possono essere visitatori della nostra chiesa che invitiamo per il pranzo della domenica pomeriggio.

Il postino, il fattorino dei giornali o i passanti in un pomeriggio caldo sono persone a cui possiamo mostrare una certa dose di ospitalità e condividere così l’amore di Cristo. L’ospitalità cristiana è davvero distinta dalla pratica dell’ospitalità del mondo perché raggiunge persone indesiderate e bisognose che non possono ricambiare.

Ora torniamo a 3 Giovanni e voglio che notiate il motivo per cui è stata mostrata ospitalità a questi missionari nei versetti 7 e 8. Dice:

perché sono partiti per amore del suo nome, senza prendere nulla dai gentili.
Noi dobbiamo dunque accogliere tali persone, per essere collaboratori nella causa della verità.

Vedete, dovevano sostenerli e mostrare loro ospitalità e assistenza finanziaria per tre motivi. Sono partiti per amore del suo nome. Cioè, sono partiti per proclamare la buona novella della rivelazione di Dio nel Signore Gesù Cristo. Quel nome era il contenuto della loro predicazione. Era il motivo e l’obiettivo della loro predicazione.

Inoltre, non dovevano accettare nulla dai Gentili. Ora, questo non significava che non potessero accettare. Era proibito rifiutare qualsiasi tipo di denaro da un non credente per aiutare nel vostro ministero.

Gesù chiese e ricevette aiuto da una donna samaritana non salvata presso un pozzo quando le chiese dell’acqua da bere. Ma il punto è la politica. Il punto è, dove andiamo a chiedere le risorse di cui abbiamo bisogno per svolgere le nostre missioni e i nostri ministeri come chiesa del Signore Gesù Cristo? Non andiamo dai non credenti. Non andiamo dal governo per sostenere iniziative basate sulla fede. Andiamo dal popolo di Dio che è obbligato a provvedere a coloro che cercano di predicare il Vangelo in questo mondo ostile. È nostro dovere farlo. I cristiani dovrebbero finanziare le imprese cristiane. Il mondo non lo farà. Non dobbiamo chiedere al mondo il suo sostegno.

I cristiani hanno l’obbligo di farlo. Ci sono molte buone opere di beneficenza e cose che i cristiani possono sostenere, ma dobbiamo sostenere i nostri fratelli, coloro che predicano fedelmente il Vangelo, che non andranno al mondo per un contributo. E per essere ancora più specifici, i cristiani riformati dovrebbero finanziare le istituzioni cristiane riformate.

Perché in molti modi, le missioni riformate e simili sono molto più strategiche di varie altre missioni, e inoltre, ci sono molte meno persone riformate a sostenerle. Quindi siate discriminanti, carissimi, nelle organizzazioni che sostenete. E poi Giovanni ha anche detto, sostenetele in modo che possiate essere collaboratori della verità.

Forse non potrete viaggiare con loro in giro per il mondo predicando il Vangelo, ma quando mostrate loro ospitalità, quando pregate per loro, quando date loro sostegno finanziario, state diventando collaboratori della verità, alleati nella verità e state svolgendo un ruolo importante nell’avanzamento del Vangelo in tutto il mondo. William Carey fu un grande missionario battista riformato nei primi anni del 1800 e condusse molte persone a Cristo per molti anni. E una volta paragonò il suo lavoro missionario allo scendere in una miniera di carbone e disse al suo pubblico: scenderò se voi tenete le corde.

Farò ciò che vuoi fare ma che non puoi fare perché non sei chiamato a farlo, scenderò nelle culture di questo mondo e predicherò il vangelo se tu terrai le corde, se mi sosterrai, se mi darai ospitalità e assistenza. Ricevere un insegnante eretico in 2 Giovanni significava condividere le sue azioni malvagie. Ricevere un predicatore della verità significava essere un collaboratore della verità.

Poi nei versetti 9 e 10, per sottolineare la fedeltà di Gaio, parla di questo tizio: Diotrefe. Forte contrasto. Dice nei versetti 9 e 10:

Ho scritto alla chiesa, ma Diotrefe, che ama avere il primato fra di loro non ci riceve.
10 Per questo se verrò ricorderò le opere che egli fa, cianciando contro di noi (Le maggiori versioni inglesi hanno: accusandoci ingiustamente) con malvagie parole, e non contento di questo, non solo non riceve egli stesso i fratelli, ma impedisce pure di farlo a coloro che li vorrebbero ricevere e li caccia fuori dalla chiesa.

Diotrefe era una persona davvero problematica. Nel suo carattere, così come nel suo comportamento, era l’opposto di Gaio. Gaio camminava nella verità, amava i fratelli, intratteneva gli stranieri. Diotrefe amava se stesso più degli altri, rigettava l’autorità apostolica di Giovanni, si rifiutava di accogliere e prendersi cura dei missionari, proibiva ad altri nella chiesa di farlo e scomunicò chiunque mostrasse ospitalità ai predicatori della verità. E tuttavia questi due uomini erano probabilmente membri della stessa chiesa.

Cosa motiva un uomo come Diotrefe? Giovanni lo dice. Ama essere il primo tra loro. Ama avere la preminenza. Ama essere trattato di conseguenza. Ama attirare l’attenzione su di sé. Ama signoreggiare su coloro che sono affidati alla sua custodia. Ama essere il primo. Questa è una parola in greco, ama avere il primo posto. E quel secondo verbo, la frase è composta da due verbi: amare e avere il primato, e quel secondo verbo, avere il primato, compare solo una volta in tutto il Nuovo Testamento.

Sapete dove compare? In Colossesi 1:18, dove è usato per Cristo “Affinché abbia il primato in ogni cosa”. Non Diotrefe, ma Cristo abbia il primato. Cristo è il capo santo della chiesa, e Diotrefe era invidioso della posizione di Cristo.

La parola Diotrefe significa allevato da Zeus. Significa nutrito da Zeus, e il nome si trovava solo tra l’aristocrazia e la nobiltà. Forse il suo problema era che era uno snob delle classi sociali più elevate e si sentiva migliore di tutti gli altri e voleva che tutti lo trattassero di conseguenza.

O forse è un esempio del modo in cui, sfortunatamente, il governo della chiesa stava iniziando a evolversi già nel primo secolo. Gli apostoli avevano stabilito una forma di governo presbiteriana per la chiesa, ma dopo che gli apostoli erano morti nel giro di una o due generazioni, la chiesa si stava già muovendo verso una forma di governo episcopale, e quella fu la sua fine, perché da quella forma di governo episcopale nacquero il papa e il cattolicesimo romano. E forse Diotrefe era uno di quei primi vescovi, ed era orgoglioso e altezzoso.

O forse era uno di quegli uomini nella chiesa che si identificavano di più con i falsi insegnanti che erano usciti, gli eretici, che con i predicatori della verità. Ma per Giovanni, il problema di Diotrefe non era teologico, sociale o ecclesiastico. Era morale. Il problema era che era un peccatore. Non condivideva il proposito di Dio che in ogni cosa Cristo avesse il primato. Era avido di posizione e di potere. Non voleva vivere sottomesso all’anziano. Il suo amor proprio segreto eruttò nel suo comportamento empio. E l’amor proprio segreto con il suo desiderio di preminenza erutterà sempre in casa e in chiesa, e quando lo fa, causa gravi danni a entrambi.

E Giovanni disse: Non lascerò che questo passi. Sono il pastore della chiesa. Sono l’anziano. Sono un’autorità fondante. Sono un apostolo. Cercherò di fare una visita personale e ufficiale alla chiesa, e mi occuperò di Diotrefe, e quando lo farò, non sarà con gentilezza.

Ora, qual era l’odiosità del peccato di Diotrefe? Tre frasi. Notate, egli accusò ingiustamente Giovanni con parole malvagie. Due, non soddisfatto di questo, lui stesso non riceve i fratelli, e terzo, lo proibisce a coloro che desiderano farlo e li caccia fuori dalla chiesa.

Notate gli ultimi due, e torneremo al primo. Dice che non solo disprezzava l’autorità di Giovanni, ma fece tutto il possibile per far sì che i cristiani desistessero dal sostenere questi missionari e li lasciassero soli, lasciandoli senza supporto. Sfidò l’anziano. Si rifiutò di assisterli. Proibì di farlo a coloro che desideravano aiutare i missionari, e quando lo fecero li cacciò fuori dalla chiesa perché questi missionari non predicavano la verità come lui l’aveva inventata.

Amava il proprio nome più del nome del Signore Gesù Cristo, e così quell’amor proprio distrusse tutte le sue relazioni. Ma notate la prima cosa che è stata detta di lui ed è che accusa ingiustamente Giovanni con parole malvagie. Sparlava maliziosamente contro Giovanni. Lo calunniava. Gli muoveva accuse infondate e maligne.

Vedeva Giovanni  come il suo rivale ed era determinato a minare la sua posizione e autorità con pettegolezzi maliziosi. La parola accusandoci ingiustamente ricorre solo qui. La sua radice significa acqua che gorgoglia dal terreno, e queste bolle sono cose vuote e inutili, e così il verbo arrivò a significare abbandonarsi a discorsi vuoti e sciocchi come le bolle, ma le sue parole non erano solo vuote, erano anche parole malvagie perché erano parole che avevano l’intento di screditare Giovanni  e di formare nelle persone pregiudizi contro di lui perché il pettegolezzo è così insidioso. La persona contro cui si spettegola è indifesa contro di esso, e quindi Dio condanna fermamente il pettegolezzo. Il pettegolezzo è mortale.

Il pettegolezzo uccide e distrugge reputazioni, relazioni, utilità, influenza. La persona di cui si spettegola viene stroncata. La persona di cui si spettegola viene rovinata, e c’è poca differenza tra spettegolare su qualcuno e pugnalarlo alle spalle. È ancora più insidioso quando spesso il calunniatore sorride in faccia alla persona che colpisce prima di affondare il coltello. Cos’è il pettegolezzo? È far emergere deliberatamente i difetti o i difetti percepiti o desiderati di una persona allo scopo di distruggere la sua reputazione in modo da esaltare se stessi agli occhi della persona a cui si parla.

È radicato nella gelosia, nell’invidia e nel desiderio di preminenza, e predicatori come l’apostolo Giovanni sono particolarmente vulnerabili ai pettegolezzi di coloro che sono stati condannati o corretti o rimproverati dalla loro predicazione, ma che hanno indurito i loro cuori contro quella correzione. Pertanto, cercano di screditare il predicatore e di pregiudicare le persone contro di lui per punirlo con uno spirito di vendetta e per non dover affrontare la sua correzione. Cosa dice la parola di Dio sui pettegolezzi? Romani 1:28-30.

28 E siccome non ritennero opportuno conoscere Dio, Dio li ha abbandonati ad una mente perversa, da far cose sconvenienti,
29 essendo ripieni d’ogni ingiustizia fornicazione, malvagità, cupidigia, malizia; pieni d’invidia, omicidio, contesa frode, malignità,
30 calunniatori, maldicenti, nemici di Dio …

Bene, Giovanni non voleva spendere troppo tempo a parlare di Diotrefe. Non ne valeva la pena. Quindi passa direttamente al versetto 12 per lodare questo grande uomo Demetrio, e dice a Gaio al versetto 11:

11 Carissimo, non imitare il male ma il bene. Chi fa il bene è da Dio, ma chi fa il male non ha visto Dio.

Non essere come Diotrefe, sii come Demetrio.

Chi fa il bene è da Dio. Nessuno può fare cose buone se non appartiene alla famiglia di Dio e Dio non lo ha rigenerato. Chi fa il male abitualmente e continuamente non ha mai visto Dio per fede.

Demetrio è un uomo che ha visto Dio. Demetrio è un brav’uomo. Fai di quest’uomo il tuo modello.

12 Demetrio ha ricevuto testimonianza da tutti e dalla verità stessa; e anche noi gli rendiamo testimonianza, e tu sai che la nostra testimonianza è verace.

Sta dicendo imitate ciò che è buono. I cristiani devono essere modelli gli uni per gli altri. Questo è un importante principio pratico che non sempre prendiamo sul serio.

Dobbiamo essere modelli gli uni per gli altri, le donne mature per le meno mature, le donne più anziane per le più giovani, le adolescenti per i bambini, le scuole superiori per le scuole medie, le scuole medie per le scuole elementari, le scuole elementari per gli asili nido. E una volta che tutta questa catena sarà spezzata e non saremo più modelli di bene, saremo comunque modelli. Tutti saranno modelli.

Tutti vi guarderanno e vi seguiranno. Vorranno vestirsi come vi vestite voi. Vorranno parlare come parlate voi. Vogliono andare nei posti in cui andate voi. Vogliono fare le cose che fate voi. Ora, la domanda è, quando vi imitano, stanno imitando il bene o il male? Se stanno imitando il male e tu sei uno studente delle superiori e uno studente delle medie ti sta guardando e tu sei malvagio, indovina cosa farà? Ti imiterà nel male.

E indovinate cosa farà questa persona delle elementari? Imiterà la persona delle medie. E indovinate cosa faranno le classi più giovani? E tutto crolla perché non riusciamo a essere modelli l’uno per l’altro. Come dovrebbero imparare le giovani donne a prendersi cura delle loro case, cucinare e prendersi cura dei loro mariti, prendersi cura dei loro figli? Voi che siete donne cristiane mature dovreste essere modelli per loro.

Prendetele sotto le vostre ali. Voi uomini, come fanno questi giovani che arrancano nella nostra cultura, non riescono fare quattro anni di college, si diplomano in qualcosa. E poi quando escono, trovano un lavoro.

Non una vocazione, un lavoro. Perché devono pagare i debiti fatti per frequentare il college. Cosa fate per essere un modello? Mostrate loro cosa significa una chiamata. Ecco cosa significa una vocazione. Non devi annaspare in questo mondo. Imita ciò che è buono. Dobbiamo essere modelli l’uno per l’altro.

E poi conclude questo grande libro dicendo:

13 Avevo molte cose da scriverti, ma non intendo scrivertene con inchiostro e penna.
14 Spero però di vederti presto, allora ci parleremo a voce. La pace sia con te. Gli amici ti salutano. Saluta gli amici ad uno ad uno.

Saluta gli amici per nome. È una caratteristica unica di questa terza Giovanni. Normalmente siamo descritti come fratelli, membri di una fratellanza. Ora, qui i cristiani sono descritti come amici. Dobbiamo essere amici gli uni degli altri.

Bene, da chi l’ha imparato Giovanni? Probabilmente da colui sul cui petto poggiava il capo. Giovanni 15. Gesù disse: nessuno ha un amore più grande di questo: dare la vita per i propri amici. Voi siete miei amici se fate ciò che vi comando.

Quindi è perché Cristo ci ha reclamati come suoi amici che dobbiamo essere amici di tutti coloro che sono amici di Cristo. E questa amicizia deve durare per sempre. E notate come finisce.

Dice che gli amici ti salutano. Saluta gli amici ad uno ad uno, o faccia a faccia, molte rendono”saluta gli amici per nome”. Ecco un’altra piccola frase interessante.

Si verifica solo un’altra volta in tutto il Nuovo Testamento. Sapete dove si verifica? Saluta gli amici per nome. Solo un’altra volta.

Giovanni 10:3 dove il buon pastore dice,

A lui apre il portinaio; le pecore ascoltano la sua voce, ed egli chiama le sue pecore per nome e le conduce fuori.

Carissimi, il buon pastore chiama le sue pecore per nome. Ha un nome per ognuno di noi. Lui conosce ognuno di noi da cima a fondo. Perciò, gli amici, che siano pastori o pecore, dovrebbero anche conoscersi per nome.

Quindi cosa vediamo in questo grande libro? Abbiamo visto la relazione di verità, amore e ospitalità.

Abbiamo visto l’importanza dell’ospitalità per il ministero, l’evangelizzazione e la missione. Abbiamo visto il pericolo dell’amor proprio, dell’amore per il primato e del pettegolezzo. Abbiamo visto l’importanza di imitare i buoni cristiani e di essere modelli per i cristiani meno maturi.

E prego che Dio ci conceda di essere tutti fedeli in tutte queste cose. E possa la pace di Dio, come Giovanni ha concluso il suo libro, e possa la pace di Dio, quella pace interiore della coscienza, quella pace nella vita della chiesa che è libera da conflitti, che è conosciuta e sperimentata da tutti coloro che riposano in Cristo e amano la sua parola. possa quella pace essere vostra.

Preghiamo. Quanto può convincerci di peccato e  allo stesso tempo quanto incoraggiante può essere per noi la tua parola. Quanto profondi possono essere 14 versetti nel loro impatto su di noi. Preghiamo, o Signore, che tu ci aiuti qui in questa chiesa a prestare attenta e scrupolosa considerazione alle parole della terza epistola di Giovanni, per amore di Gesù. Amen.


Altri Studi che potrebbero interessarti