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Lezione 59 Filemone

Un quadro reale di vita cristiana

 

La lezione della Scrittura di oggi è il piccolo libro di Filemone, che si trova subito prima del libro degli Ebrei. La lettera di Paolo a Filemone.

Paolo, prigioniero di Gesú Cristo e il fratello Timoteo, a Filemone, il nostro amato fratello e compagno d’opera,
alla cara Apfia, ad Archippo, nostro compagno d’armi, e alla chiesa che è in casa tua:
grazia a voi e pace da Dio nostro Padre e dal Signor Gesú Cristo.
lo rendo grazie al mio a Dio, ricordandomi sempre di te nelle mie preghiere,
sentendo parlare del tuo amore e della fede che hai verso il Signore Gesú e verso tutti i santi,
affinché la comunione della tua fede sia efficace, nel riconoscimento di tutto il bene che è in voi, a motivo di Cristo Gesú.
Noi infatti abbiamo provato una grande gioia e consolazione a motivo del tuo amore, poiché per mezzo tuo, fratello, i cuori dei santi sono stati ricreati.
Perciò, benché io abbia molta libertà in Cristo di comandarti ciò che è opportuno fare,
preferisco pregarti per amore, cosí come io sono, Paolo, vecchio ed ora anche prigioniero di Gesú Cristo;
10 ti prego per il mio figlio Onesimo che ho generato nelle mie catene,
11 il quale un tempo ti è stato inutile ma che ora è utile a te e a me.
12 Te l’ho rimandato; or tu accoglilo, come se ricevessi il mio stesso cuore.
13 Avrei voluto trattenerlo presso di me, perché mi servisse al tuo posto nelle catene che porto a motivo dell’evangelo;
14 ma non ho voluto far nulla senza il tuo parere, affinché il bene che farai non venga da costrizione, ma da spontanea volontà.
15 Infatti, forse per questo motivo egli è stato separato da te per breve tempo, perché tu lo riavessi per sempre,
16 non piú però come schiavo, ma molto piú che schiavo, come un fratello a me carissimo, ma ora molto piú a te, tanto nella carne che nel Signore.
17 Se dunque mi ritieni come socio, accoglilo come me stesso.
18 E se ti ha fatto qualche torto, o ti deve qualcosa, addebitalo a me.
19 Io, Paolo, ho scritto questo di mia propria mano. Pagherò io stesso; per non dirti che mi sei debitore perfino di te stesso.
20 Sí, fratello, possa io avere questo favore nel Signore; ricrea il mio cuore nel Signore.
21 Ti ho scritto fiducioso nella tua ubbidienza, sapendo che tu farai anche piú di ciò che dico.
22 Nel medesimo tempo preparami anche un alloggio, perché spero, grazie alle vostre preghiere, di esservi ridato.
23 Epafra, prigioniero con me in Cristo Gesú,
24 Marco, Aristarco, Dema e Luca miei compagni d’opera, ti salutano.
25 La grazia del Signor nostro Gesú Cristo sia con il vostro spirito. Amen.

Questa piccola epistola di soli 25 versetti è un imbarazzo per una larga fetta delle chiese americane odierne. Infatti, è così imbarazzante per loro e così politicamente scorretta che i commentatori, sia conservatori che progressisti, in realtà ne traggono conclusioni e interpretazioni che non solo sono completamente assenti dal libro di Filemone, ma sono anche direttamente contraddittorie al suo messaggio. Cercano di dirci che Filemone dice qualcosa che è l’opposto di ciò che in realtà dice perché il suo punto è così ripugnante per la nostra cultura.

Un evangelista di spicco del New England il cui nome riconoscereste, potreste aver letto il suo libro, ha effettivamente detto che alle persone che sostengono le opinioni espresse da Paolo nell’epistola di Filemone non dovrebbe essere concesso di far parte della chiesa cristiana. Quindi, di cosa parla questa imbarazzante epistola? La si può riassumere in un paragrafo. Filemone era un ministro della chiesa di Cristo, Onesimo era stato un suo schiavo che era scappato a Roma dove era entrato in contatto con l’apostolo Paolo che lo aveva condotto a Cristo.

Paolo scrisse questa epistola a Filemone per esortarlo a riprendere Onesimo come suo schiavo, a perdonarlo per essere fuggito e, soprattutto, a riceverlo come suo fratello in Cristo. La relazione sociale tra loro rimase intatta, ma grazie alla conversione di Onesimo e alla prassi etica cristiana di Filemone, si poté stabilire tra loro un rapporto completamente nuovo in Cristo che sarebbe durato per sempre. Ecco fatto.

Questo è il messaggio imbarazzante per la nostra cultura. Ora, per capire perché questo libro è così imbarazzante oggi, proviamo a riscrivere la storia come se fosse stata scritta da una tipica chiesa presbiteriana, da un predicatore presbiteriano in America oggi. Sarebbe così:

Onesimo, un povero schiavo vittimizzato, scappò dal suo malvagio padrone Philemon Le Gris del Vermont. Onesimo scappò perché, sebbene Philemon fosse un ministro presbiteriano, era un brutale razzista che, possedendo schiavi, dimostrava di essere un ipocrita che non aveva alcun riguardo per la sacralità della vita umana. Dopo la sua fuga dalla schiavitù disumanizzante sotto Filemon, Onesimo entrò in contatto con il reverendo Paul Beecher, che si congratulò con lui per essere fuggito e, dopo aver lodato Dio per la rete clandestina che aveva assistito Onesimo nella fuga, cantò l’inno di battaglia della repubblica. Paul Beecher incoraggiò Onesimo a non tornare mai più dal vecchio Filemon Le Gris. Paul poi gli rese la sua testimonianza e Onesimo divenne cristiano. Onesimo realizzò sé stesso e l’ultima cosa che sappiamo di lui è che è un avvocato di successo del Movimento Cristiano dei Lavoratori. Paul scrisse a Filemon, esortandolo a scusarsi pubblicamente con la sua congregazione per aver posseduto degli schiavi. Ricordò a Filemone che tutti gli uomini sono uguali e che quindi avrebbe dovuto vergognarsi di possedere degli schiavi. Paul invitò Filemon a liberare tutti i suoi schiavi e a fare delle riparazioni finanziarie a Onesimo e alla sua famiglia. La generosità di Paul lo spinse a offrire assistenza finanziaria a Filemon, e così Paul disse a Onesimo, se Filemon ti deve qualcosa, addebitalo sul mio conto. Liberare Onesimo non sarebbe stato solo giusto, ma anche la cosa intelligente da fare, poiché Filemon non sarebbe più stato responsabile del benessere di Onesimo, poiché ora Onesimo poteva ricevere buoni pasto, previdenza sociale, medicina socializzata e sicurezza dalla culla alla tomba dalla grande casa di Washington, DC.

Ecco come sarebbe stata scritta la storia se fosse stata scritta in America da un predicatore presbiteriano nell’anno 2004.  Avrete  notato che l’atteggiamento del reverendo Paul Beecher in questa piccola satira è molto diverso dall’atteggiamento dell’apostolo Paolo della storia.

Guardate con me gli scritti di Paolo nel Nuovo Testamento e vedete cosa ha realmente detto. Diamo un’occhiata a diversi passaggi delle sue epistole. Andiamo a Romani 14:4. Non li commenteremo, li leggeremo solamente.

Romani 14:4.

Chi sei tu che giudichi il domestico altrui? Stia egli in piedi o cada, ciò riguarda il suo proprio signore, ma sarà mantenuto saldo, perché Dio è capace di tenerlo in piedi.

Poi in 1 Corinzi 7:20-24.

20 Ciascuno rimanga nella condizione nella quale è stato chiamato.
21 Sei tu stato chiamato quando eri schiavo? Non ti affliggere; se però puoi divenire libero, è meglio che lo fai.
22 Perché chi è chiamato nel Signore da schiavo è un liberto del Signore; parimenti anche colui che è chiamato da libero, è schiavo di Cristo.
23 Voi siete stati comprati a prezzo, non diventate schiavi degli uomini.
24 Fratelli, ognuno rimanga presso Dio nella condizione in cui è stato chiamato.

Poi andiamo a Efesini capitolo 6, versetti 5-9.

Servi, la CEI ha schiavi,  ubbidite ai vostri padroni secondo la carne con timore e tremore, nella semplicità del vostro cuore, come a Cristo,
non servendo per essere visti, come per piacere agli uomini, ma come servi di Cristo, facendo la volontà di Dio di buon animo,
servendo con amore, come a Cristo e non come agli uomini,
sapendo che ciascuno, schiavo o libero che sia, se avrà fatto del bene, ne riceverà la ricompensa dal Signore.
E voi, padroni, fate lo stesso verso di loro, mettendo da parte le minacce, sapendo che il loro e vostro Signore è in cielo e che presso di lui non c’è alcuna parzialità,

E poi nel libro dei Colossesi capitolo 3, versetto 22 fino al capitolo 4, versetto 1, Colossesi 3, 22.

22 Schiavi, ubbidite in ogni cosa ai vostri padroni secondo la carne, non servendo solo quando vi vedono, come per piacere agli uomini, ma con semplicità di cuore, temendo Dio.
23 E qualunque cosa facciate, fatelo di buon animo, come per il Signore e non per gli uomini,
24 sapendo che dal Signore riceverete la ricompensa a dell’eredità, poiché voi servite a Cristo, il Signore.
25 Ma chi opera ingiustamente riceverà la retribuzione delle cose ingiuste che ha fatte, e non c’è parzialità con alcuno.
4:1 Padroni, fate ciò che è giusto e ragionevole verso i servi, sapendo che anche voi avete un Padrone nei cieli.

E nel primo capitolo di Timoteo 6 sempre scritto dallo stesso Paolo, versetti dall’1 al 4,

1 Tutti coloro che sono sotto il giogo della schiavitù reputino i loro padroni degni di ogni onore, perché non vengano bestemmiati il nome di Dio e la dottrina.
Quelli poi che hanno padroni credenti non li disprezzino perché sono fratelli, ma li servano ancora meglio, perché coloro che ricevono il beneficio del loro servizio sono credenti e carissimi. Insegna queste cose ed esorta a praticarle.
Se uno insegna una dottrina diversa e non si attiene alle sane parole, quelle del Signor nostro Gesú Cristo e alla dottrina che è secondo pietà,
è gonfio e non conosce nulla,

E un altro ancora nel libro di Tito capitolo 2, versetti 9 e 10.

I servi, gli schiavi, siano sottomessi ai propri padroni, cercando di compiacerli in ogni cosa, di non contraddirli,
10 di non frodarli, ma di mostrare una totale fedeltà, affinché in ogni cosa onorino l’insegnamento di Dio, nostro Salvatore.

Ora, questo è tutto ciò che conosco nel Nuovo Testamento scritto dall’apostolo Paolo riguardo a questa relazione padrone – schiavo tra Filemone e Onesimo. E sebbene Paolo cerchi continuamente di correggere gli abusi in quella relazione, l’unica cosa che è chiara in ognuna di queste citazioni che abbiamo appena letto, è che non c’è il minimo accenno che la relazione tra padrone e schiavo sia più peccaminosa della relazione tra marito e moglie, genitore e figlio, sovrano e popolo. Ora, cosa facciamo con tutti questi versetti del Nuovo Testamento tra l’altro? Paolo stava approvando il sistema abusivo della schiavitù in voga nell’Impero Romano? Ovviamente no.

Non più di quanto in Romani 13 non approvi la tirannia dei Cesari. Paolo approvava forse la schiavitù razziale, cioè la schiavitù delle persone giustificata dal colore della loro pelle? Assolutamente no. Possiamo dimostrare dagli scritti dell’apostolo Paolo più e più volte che tutte le forme di razzismo sono malvagie, blasfeme, eretiche e idolatriche.

Paolo non era un razzista. Paolo avrebbe forse approvato la tratta degli schiavi del New England all’inizio del XIX secolo e il sistema di schiavitù nel Vecchio Sud prima della Guerra Civile? Certamente no. Persino Robert L. Dabney, l’aiutante generale di Stonewall Jackson, che era un pensatore di spicco per quanto riguarda l’ordine sociale del Vecchio Sud, disse che una delle ragioni per cui Dio fece perdere la guerra al Sud fu perché i padroni degli schiavi non volevano riformare la schiavitù con la parola di Dio.

Allora, da dove ha preso Paolo le sue opinioni sulla schiavitù che vi ho appena letto? Dallo stesso posto da cui ha preso tutto il resto in cui credeva, dalla parola di Dio nell’Antico Testamento, che considerava ispirata da Dio e incapace di errore. E cosa insegna l’Antico Testamento sulla schiavitù? Non ho intenzione di dare spiegazioni dettagliate. Voglio solo evidenziare i punti salienti in modo che possiate vedere da dove Paolo ha preso la sua dottrina.

Probabilmente un termine migliore da usare per la schiavitù sarebbe servitù a contratto perché la parola schiavitù ha un’accezione molto negativa al giorno d’oggi. Se volete leggere l’insegnamento dell’Antico Testamento sulla servitù a contratto, leggete per esempio Esodo 21, Levitico 25, Numeri 31 e Giosuè 9. La servitù a contratto, e forse una definizione migliore per l’Italia e per il nostro tempo potrebbe essere “la proprietà di uno nel lavoro di un altro per un tempo determinato” cioè “schiavitù a tempo determinato” era, nell’Antico Testamento, istituita, autorizzata e regolata dal Dio trino della Bibbia nella sua legge scritta.

Il lavoro di questo schiavo a contratto, schiavo a tempo determinato, era di proprietà del padrone di quel servo. E poiché lavoro e persona sono così strettamente connessi, la vita del servo era sotto il governo e l’autorità del padrone. L’investimento personale e finanziario del padrone nel suo schiavo era significativo. Era responsabile della salute, dell’istruzione, del benessere del servo, così come di quello della sua famiglia. Il padrone traeva beneficio dal lavoro del servo, ma il servo traeva beneficio dall’investimento del padrone in lui. Ora tenete a mente che vi sto dicendo ciò che insegnava l’Antico Testamento e non ciò che insegnava un uomo qualsiasi.

Questa istituzione della schiavitù a contratto ha servito scopi amorevoli e compassionevoli. Ha frenato la pigrizia e l’irresponsabilità. Ha addestrato gli uomini a lavorare nel migliore degli ambienti, ovvero la famiglia. E poneva gli uomini nel contesto migliore per l’evangelizzazione, di nuovo: la famiglia. Il padrone non poteva in alcun modo maltrattare o abusare dei suoi schiavi. Se lo faceva, poteva essere punito davanti a un tribunale per questo. Nell’Antico Testamento, era un crimine maltrattare deliberatamente gli schiavi. Il proprietario avrebbe perso il valore del suo investimento nel suo servo perché il servo sarebbe stato liberato, il che avrebbe rappresentato una restituzione. Il servo a volte avrebbe sviluppato un amore per il padrone, che avrebbe spinto il servo a chiedere di rimanere servo del suo padrone in modo permanente cioè a tempo indeterminato.

Il proprietario e lo schiavo erano tenuti a relazionarsi tra loro nell’amore l’uno per l’altro e per Dio. Lo schiavo nell’Antico Testamento era un membro della famiglia del proprietario. Riceveva il segno del patto che indicava che era un membro del patto di Dio tanto quanto lo erano i figli naturali di quel credente sotto le leggi pattizie, cioè le promesse del patto e le maledizioni del patto.

Si poteva diventare uno schiavo a contratto nell’Antico Testamento per una di queste tre ragioni.
1. Per debito. Se avevate contratto un debito con qualcuno e non potevate pagarlo, allora gli vendevate il vostro lavoro per un certo periodo di tempo finché il debito non fosse stato pagato.

2. Per crimine. Se aveste rubato qualcosa a qualcuno e non potevate restituirlo, inclusa la restituzione, tre, quattro, cinque volte l’importo originale secondo la legge di Dio, avreste dovuto lavorare per il derubato come suoi schiavi a contratto finché la restituzione non fosse stata effettuata.

E poi, 3. per vostra scelta. Per vostra scelta, avreste potuto decidere di essere schiavi se aveste avuto una mentalità da schiavi e non voleste coinvolgervi nei rischi e nelle responsabilità della libertà. Alcuni casi di schiavitù a contratto nell’Antico Testamento erano temporanei, come quelli per debiti e crimini. Duravano finché il debito non fosse pagato o l’oggetto del furto o il suo valore restituito secondo i requisiti di legge.

Uno schiavo poteva risparmiare i suoi soldi e il suo salario e comprare la sua libertà e quella della sua famiglia. Altri casi di schiavitù a contratto erano permanenti. Un uomo poteva rinunciare alla sua libertà e scegliere di rimanere un servo in modo permanente per il resto della sua vita.

Altri casi durarono generazioni. Nell’Antico Testamento, abbiamo scoperto che aggredire il popolo di Dio in guerra era un crimine così atroce che la sua giusta punizione poteva includere la schiavitù permanente in una famiglia per generazioni. C’era un libro scritto nel 1910 dalla Chiesa presbiteriana negli Stati Uniti da un uomo di nome J B Shearer, che scrisse su questo argomento e che era insegnato al Davidson College in North Carolina, libro che vi consiglio vivamente.

È stato ristampato dal Greenville Presbyterian Theological Seminary, e si intitola Hebrew Institution, Social and Civil. E dopo aver scritto su questo argomento, dice questo: Le Scritture sono la Magna Carta dei diritti umani e il baluardo della libertà umana. Dobbiamo sottoporre ogni istituzione, ogni filosofia, ogni sistema etico, ogni credo, ogni dottrina, ogni pratica alla prova della parola ispirata di Dio, altrimenti andremo alla deriva in mezzo all’oceano e alle sue tempeste furiose senza pilota, vela, carta o bussola, andando alla deriva sempre più lontano nella caligine delle tenebre per sempre.

Ho pregato molto per questo messaggio stamattina, perché so cosa succederà. I nostri sermoni vengono trasmessi in formato audio, su sermonaudio.com. So esattamente cosa succederà. Il Southern Poverty Law Center, il Creative Loafing e i loro simili, che cercano solo qualche opportunità per screditare il cristianesimo biblico, riceveranno sermoni come questo e diranno: Ah-ha, vi avevamo detto che quelli là sono razzisti.

E tutto quello che posso dire è che se ci accusano di questo, è a causa del loro deliberato rifiuto della verità e di ciò che professiamo di essere. Ma voi direte, allora perché hai tirato fuori tutto questo? Sarebbe stato molto più facile lasciar perdere. Avete perfettamente ragione. Ecco perché ho pregato molto su questo. Ma allora perché hai sollevato l’argomento? Ecco la risposta: L’onesta e attenta esegesi di Filemone lo richiede.

Se vogliamo cogliere il punto che Paolo sta sottolineando qui, dobbiamo comprendere la relazione tra Filemone e Onesimo e perché Paolo fece il suo appello a Filemone riguardo a Onesimo, e non dobbiamo avere paura o essere imbarazzati per nulla di ciò che è insegnato da qualsiasi parte nella Parola di Dio. Quindi, ora che sappiamo qualcosa del contesto, diamo un’occhiata a questo piccolo trattato che ci mostra come funziona l’amore tra i cristiani. Prima di tutto, voglio che notiate a chi è indirizzata questa epistola.

Beh, ovviamente era indirizzata a Filemone, ma Filemone non era l’unica persona che Paolo intendeva la leggesse e ne traesse beneficio. Ed ecco come lo sappiamo. Nella lettera, Paolo sta parlando direttamente a Filemone in posti come il versetto quattro,

lo rendo grazie al mio a Dio, ricordandomi sempre di te nelle mie preghiere    

Sta parlando a Filemone.

Ma ora voglio che notiate nel versetto tre,

Paolo, prigioniero di Gesú Cristo e il fratello Timoteo, a Filemone, il nostro amato fratello e compagno d’opera,
alla cara Apfia, ad Archippo, nostro compagno d’armi, e alla chiesa che è in casa tua:
grazia a voi e pace da Dio nostro Padre e dal Signor Gesú Cristo.

Versetto 22,

22 Nel medesimo tempo preparami anche un alloggio, perché spero, grazie alle vostre preghiere, di esservi ridato.

Versetto 25,

25 La grazia del Signor nostro Gesú Cristo sia con il vostro spirito. Amen.

Questi sono plurali, quindi la maggior parte dell’epistola è indirizzata a Filemone, ma inizia e finisce rivolgendosi alla chiesa che era nella casa di Filemone, la chiesa del Signore Gesù Cristo, il che significa che per la chiesa di oggi questo libro è altrettanto rilevante di 2000 anni fa quando fu scritto per la prima volta. Infatti, torniamo a Colossesi perché sebbene il libro dei Colossesi sia stato scritto per la chiesa, il libro di Filemone è stato scritto non solo per la chiesa, ma specificamente per una famiglia nella chiesa lì. Nel quarto capitolo di Colossesi, vedete alcuni riferimenti ad alcuni nomi che riconoscerete da Filemone. Colossesi capitolo quattro, versetto otto,  

8 io vi ho mandato Tichico proprio per questa ragione, perché conosca la vostra situazione e consoli i vostri cuori,
assieme al fedele e caro fratello Onesimo che è dei vostri.

Versetti fino a 17,  Aristarco, prigioniero con me, vi saluta, assieme a Marco, il cugino di Barnaba e Gesú, chiamato Giusto, Epafra, che è dei vostri ed è servo di Cristo, Il caro Luca, il medico, e Dema vi salutano. Salutate i fratelli che sono a Laodicea, Ninfa e la chiesa che è in casa a sua. E dite ad Archippo: «Bada al ministero che hai ricevuto nel Signore, per adempierlo».

E così qui l’epistola a Filemone è indirizzata a una famiglia, ma è indirizzata in modo più particolare a una chiesa, la chiesa di cui siamo membri oggi.

Ora, vi siete mai chiesti cosa è successo a Onesimo? Nella nostra satira, abbiamo detto che è diventato un avvocato del sindacato e ha fatto un sacco di soldi, è vissuto felice e contento. Ma cosa è successo a Onesimo? Beh, c’era un uomo di nome Ignazio. Ignazio visse dopo gli apostoli verso la fine del primo secolo, fu un grande predicatore nella chiesa e fu un predicatore di spicco ad Antiochia, in Siria.

Fu martirizzato a Roma alla fine del primo secolo, e abbiamo alcuni dei suoi scritti, uno dei quali è una lettera alla chiesa di Efeso. Lasciatemi leggere un paragrafo della lettera di Ignazio alla chiesa di Efeso. Ora, questo è stato scritto più di 1900 anni fa.

Da allora, nel nome di Dio, ho ricevuto la vostra intera congregazione nella persona di Onesimo, un uomo di amore inesprimibile e vostro vescovo. Vi supplico in Gesù Cristo di amare lui e tutti coloro che sono come lui, perché benedetto è colui che vi ha concesso di essere degni di ricevere un vescovo come Onesimo.

Quindi, dopotutto, non è diventato un sindacalista dei diritti civili. Inoltre, c’è ragione di credere che dopo la morte di Paolo, Onesimo sia stato il primo uomo a raccogliere tutti gli scritti di Paolo in un libro.

Ora, chi era questo Filemone a cui è indirizzata questa lettera? Com’era? Bene, date un’occhiata al libro. Vedrete che Filemone, il proprietario di schiavi, era uno dei pilastri della chiesa di Colosse. Basta scorrere il libro con me. Nella prima parte del versetto uno, Paolo si riferisce a lui come al nostro amato fratello, e stretto parente. Nell’ultima parte del versetto uno, Paolo lo chiama il nostro amato compagno d’opera.

Questa è la parola di Paolo per altri ministri del Vangelo che predicavano il Vangelo alla chiesa e al mondo. Nella prima parte del versetto due, Appia, nostra sorella in Cristo, era probabilmente la moglie di Filemone. Nell’ultima parte del versetto due, Archippo, nostro commilitone, un altro ministro del Vangelo che potrebbe essere stato anche il figlio di Filemone, ma che era sicuramente un collega ministro del Vangelo.

L’ultima parte del versetto due, una chiesa si riuniva a casa sua. Versetto cinque, Paolo dice che il suo amore e la fede che aveva verso il Signore Gesù Cristo e il suo amore verso tutti i santi sono ben noti. Tutti sanno dell’amore di Filemone e della sua fede in Cristo.

Prima parte del versetto sette, Paolo gli assicura che ha molta gioia e conforto nell’amore di Filemone per lui. Perché nell’ultima parte del versetto sette, Paolo testimonia che i cuori dei santi sono stati ricreati tramite te, fratello. E poi nel versetto 14, assicura a Filemone il suo rispetto per lui.

14 ma non ho voluto far nulla senza il tuo parere, affinché il bene che farai non venga da costrizione, ma da spontanea volontà.

Nel versetto 17, lo considera un socio. Quella parola socio è una grande parola. È una parola che deriva dalla parola koinonia, che significa amicizia e comunione dei santi. E lui e Filemone sono partecipi di quella comunione. E poi notate la frase sorprendente nel versetto 20. Qui, l’apostolo, l’apostolo ispirato dallo Spirito Santo il Quale come veicolo di rivelazione, è il fondamento della chiesa, dice:

20 Sí, fratello, possa io avere questo favore nel Signore; ricrea il mio cuore nel Signore. sì.

E qui l’apostolo Paolo dice che lui personalmente trae beneficio spirituale da Filemone.

Versetto 21, vedete che Paolo è ovviamente fiducioso del carattere e dell’affidabilità di Filemone. Dice,

21 Ti ho scritto fiducioso nella tua ubbidienza, sapendo che tu farai anche piú di ciò che dico.

E infatti, nel versetto 22, la relazione di Paolo con Filemone è tale che può invitarsi a cena, che non deve aspettare il suo invito. Può scrivere e dire: Filemone, vengo a trovarti e mi ospiti a casa tua. Voglio venire e condividere la mia comunione con te. Quindi vedete che Paolo stimava molto quest’uomo.

Ora, qual era la natura della relazione di Paolo con Onesimo, questo schiavo fuggitivo che apparteneva a Filemone? Ebbene, guardate il versetto 10.

Paolo chiama Onesimo: mio figlio, che ho generato nelle mie catene. Cioè, non generato dalla sua potenza, ma generato attraverso il suo ministero. Ciò che sta dicendo qui è che ha condotto Onesimo a Cristo mentre Paolo era prigioniero e che si considera il padre di Onesimo nella fede.

Nel versetto 11, c’è un’allusione, un gioco di parole che rivela qualcosa sulla storia della vita di Onesimo. Dice, Onesimo, che prima era inutile per te, ma ora è utile sia a te che a me. Prima che scappasse, non valeva due centesimi per te, Filemone.

Era uno schiavo pigro e inutile. Ma non lo è più. Sapete cosa significa la parola Onesimo in greco? Utile. Utile. Versetto 12, vedete le strette relazioni. Paolo dice, In realtà non voglio rimandarti Onesimo, Filemone, ma è tuo.

E quello che sto facendo è inviarti il ​​mio cuore. Versetto 13, Paolo voleva tenere Onesimo con sé. Disse: potrebbe essermi di servizio al posto tuo.

Vedete che uomo umile è questo apostolo, non signoreggia su nessuno. Ma dice: qui Onesimo può ministrare a me nella mia prigione per il vangelo. E poi tornando a Colossesi 4:9, leggiamo che Onesimo non è solo un fratello fedele e amato, ma era uno di voi. Cioè, era un membro della chiesa lì a Colosse.

Ora, poniamo un’altra domanda su questa piccola epistola. Qual era la situazione di Paolo quando la scrisse? Dov’era Paolo quando scrisse questa lettera a Filemone, guardate alcuni versetti, c’è qualcosa che viene ripetuto più e più volte in questo libro.

Versetto uno, Paolo, prigioniero di Cristo Gesù. Potrei comandartelo ma Versetto nove,

9 preferisco pregarti per amore, cosí come io sono, Paolo, vecchio ed ora anche prigioniero di Gesú Cristo;

Versetto 10,

10 ti prego per il mio figlio Onesimo che ho generato nelle mie catene,

Versetto 13,

13 Avrei voluto trattenerlo presso di me, perché mi servisse al tuo posto nelle catene che porto a motivo dell’evangelo;

Versetto 23,

23 Epafra, prigioniero con me in Cristo Gesú, vi saluta.

E poi in Colossesi 4:18, dice:

18 Il saluto è stato scritto di mia propria mano, di me, Paolo. Ricordatevi delle mie catene. La grazia sia con voi.

Ora, il motivo per cui sottolinea continuamente a Filemone che è in prigione è questo. Uno, è in prigione per aver predicato il vangelo e non per qualche crimine che ha commesso.

Due, era un prigioniero di Cristo. A volte Paolo usa questa frase all’inizio delle epistole per sottolineare il fatto che ciò che sta per scrivere non ha avuto origine da lui stesso. Uno schiavo non ha diritto alla propria opinione.

E non scrivo questo di mia autorità, ma come un prigioniero di Gesù Cristo. E parlo per lui. E in Filemone, sottolinea il fatto che è un prigioniero a causa di ciò che sta per chiedere a Filemone di fare, che sarà qualcosa di difficile da fare per lui.

Sta dicendo, in effetti, più e più volte: Filemone, non dimenticare dove sono. Sono un prigioniero. Ho rinunciato alla mia libertà per amore del Vangelo. Se io ci riesco, allora tu puoi fare quello che ti chiedo in riferimento a Onesimo, lo schiavo fuggitivo.

Ora, qual era esattamente l’appello che Paolo fece a Filemone riguardo a Onesimo? Guardate il versetto 15.

15 Infatti, forse per questo motivo egli è stato separato da te per breve tempo, perché tu lo riavessi per sempre,

È meraviglioso, non è vero? Sta dicendo: Filemone, non capiamo tutto ciò che Dio sta facendo. Ma il motivo per cui forse questo schiavo inutile è scappato da te è perché Dio voleva che nella sua provvidenza arrivasse a me. Quindi lo avrei condotto a Cristo così che potesse essere rimandato da te ed essere una persona molto più utile.

Di modo che tu possa riaverlo per sempre, non più (però) come uno schiavo. Ora, notate questa parola “come” perché è importante. Non dice non più uno schiavo, ma non più come uno schiavo.

Cioè, non deve essere trattato come uno schiavo, ma più di uno schiavo, un fratello amato, specialmente per me.

16b Ma ora molto più a te tanto nella carne che nel Signore

Ora, anche questo è un versetto sorprendente. Usa il superlativo in riferimento al beneficio di Onesimo in suo favore che lui dice di essere più di uno schiavo ma come un fratello caro. Ma ora molto più a te, è almeno un grado sopra il superlativo.

Quanto più Onesimo ti sarà di beneficio? Non solo nella carne, cioè in questa relazione umana di padrone e schiavo, ma anche nel Signore come tuo fratello in Cristo. Se dunque mi consideri un socio, accettalo come faresti con me. Ma se ti ha fatto del male in qualche modo o ti deve qualcosa, addebitalo sul mio conto.

Ora, cosa chiede a Filemone di fare? Chiede a Filemone di riprendere Onesimo e di perdonarlo per essere scappato. Gli dice che se Onesimo gli è costato qualcosa, sia perché gli ha rubato qualcosa prima di scappare, sia perché non ha lavorato nella tua industria, addebita tutto ciò che ti deve sul mio conto. E soprattutto, Filemone, poiché Onesimo si è convertito, ricevilo indietro non solo come tuo schiavo, ma come molto più di uno schiavo, come tuo fratello in Cristo e come uno che condivide equamente con te tutti i privilegi della salvezza.

Ricordate cosa scrisse Paolo ai Galati nel capitolo tre di quel libro, versetto 28. Disse: non c’è né Giudeo né Greco. Non c’è né schiavo né libero. Non c’è né maschio né femmina, perché siete tutti uno in Cristo Gesù. Cioè, quando si tratta di godere dei privilegi e delle benedizioni della salvezza in Cristo, non c’è differenza tra queste varie categorie di vita, siamo tutti uno in Cristo Gesù. E poiché è vero e reale, Filemone, devi accettare di nuovo questo cristiano.

E poi dice quelle bellissime parole, dice, questa relazione padrone-schiavo è temporanea, finisce con la morte, se non prima. Ma questa nuova fratellanza che hai ora con Onesimo durerà per sempre. Quindi riprendilo e amalo come ameresti me come tuo fratello in Cristo.

Non possiamo leggere la fine della storia perché non ne abbiamo il resoconto. Filemone lo ha ripreso? Sicuramente sì. Ora, in questo trattato di 25 versetti, dov’è il vangelo? Dov’è il vangelo nella storia di un predicatore che converte uno schiavo fuggitivo, dicendo allo schiavo fuggitivo di tornare dal suo padrone che era un altro predicatore.

Dov’è il vangelo in questa epistola? È il cuore stesso dell’epistola di Filemone. È la base dell’appello di Paolo a Filemone, ed è il legame che ha unito questi tre uomini per sempre. Sono ancora insieme 2000 anni dopo grazie al legame del vangelo.

Il vangelo di Gesù Cristo riempie questo piccolo trattato. In 25 versetti, Gesù è menzionato per nome 11 volte. Paolo fu convertito dal vangelo e lo ricevette direttamente da Dio e lo trasmise alla chiesa tramite lo Spirito Santo.

Filemone ne fu convertito e lo predicò. Onesimo ne fu convertito e potrebbe essere diventato ministro del vangelo. Il vangelo fu la base dell’appello di Paolo a Filemone e la base della riconciliazione di Filemone con Onesimo.

Il cambiamento di Onesimo da inutilità a utilità sia per Paolo che per Filemone fu una prova della potenza del vangelo. E l’accoglienza di Onesimo da parte di Filemone come suo fratello fu anch’essa una prova del suo potere trasformante e salvifico. Guardate con me i vari riferimenti al vangelo in questo libro.

Versetto tre, qui abbiamo la designazione completa di Cristo.

grazia a voi e pace da Dio nostro Padre e dal Signor Gesú Cristo.

È così che anche finisce.

Versetto 25,

25 La grazia del Signor nostro Gesú Cristo sia con il vostro spirito.

Gesù è Signore in quanto Lui e non Cesare è l’autorità suprema e il potere di governo nell’universo. Gesù è Jehovah in carne umana. Lui è Gesù che è venuto per salvare il suo popolo dai loro peccati. Lui è Cristo, l’unto che è stato mandato da Dio come profeta, sacerdote e re per fare tutto ciò che era necessario per redimere il suo popolo dal peccato e da tutte le sue conseguenze. Nel versetto tre e nel versetto 25, inizia e finisce con questa grande benedizione. Grazia a voi e pace da Dio, nostro padre e dal Signore Gesù Cristo, che insieme a Dio è detto essere la fonte di grazia e pace, di cui  entrambi Filemone e Onesimo avrebbero avuto bisogno in questa nuova relazione che Dio aveva stabilito tra loro.

Guardate nel versetto cinque,

sento parlare del tuo amore e della fede che hai verso il Signore Gesú e verso tutti i santi,

Gesù Cristo è l’oggetto della fede dei credenti. Cosa deve fare una persona per ricevere tutte le benedizioni di Dio, riporre la sua fede nel Signore Gesù Cristo, non in Dio in qualche modo ambiguo, ma in Dio che si è incarnato in Gesù.

Guardate il versetto sei. … dice: e prego

affinché la comunione della tua fede sia efficace, nel riconoscimento di tutto il bene che è in voi, a motivo di Cristo Gesú.

Vedete queste cose buone, queste grandi benedizioni da Dio giungono a coloro che sono in unione con Gesù Cristo.

Guardate il versetto otto.

Perciò, benché io abbia molta libertà in Cristo di comandarti ciò che è opportuno fare,

il punto è che Cristo abilita i credenti di fare ciò che il Vangelo comanda.

Nel versetto 20.

20 Sí, fratello, possa io avere questo favore nel Signore; ricrea il mio cuore nel Signore.

I nostri cuori sono ricreati in Cristo e rafforzati e sollevati l’uno dall’altro. Quindi vedete, Cristo riempie il libro di Filemone.

Il cuore stesso di questo libro è il vangelo di Cristo. E così il libro di Filemone ci presenta il vangelo a colori vivaci, elaborato nella vita di tre personaggi storici reali. E vediamo il vangelo trasformare le vite più basse e inutili. E vediamo il vangelo arricchire per sempre le relazioni più basilari. E fa tutto  questo mediante la fede in Cristo soltanto. Quindi il vangelo è lì, senza di esso non ci sarebbe gran che.

Ora, qual è il messaggio del libro di Filemone per la chiesa? Ricordate, che abbiamo visto che questo libro non è scritto solo a Filemone chiedendogli di ricevere Onesimo. Questo libro è scritto per l’intera chiesa del Signore Gesù Cristo. Qual è il suo messaggio? È semplicemente questo. Il libro di Filemone è un quadro di vita reale di come opera l’amore tra i cristiani. Il libro di Filemone è un quadro reale di come funziona l’amore tra i cristiani. Le parole amore e amato ricorrono più volte nel libro.

Guardateli con me la parola Agape. E guardo nel versetto quattro,

lo rendo grazie al mio a Dio, ricordandomi sempre di te nelle mie preghiere,
sentendo parlare del tuo amore

Versetto sette,

Noi infatti abbiamo provato una grande gioia e consolazione a motivo del tuo amore,

Versetto nove,

preferisco pregarti per amore

Tornate al versetto uno. Vediamo un’altra parola per amore: amato.

Paolo, prigioniero di Gesú Cristo e il fratello Timoteo, a Filemone, il nostro amato fratello e compagno d’opera,

E nei versetti 15 e 16,

15 Infatti, forse per questo motivo egli è stato separato da te per breve tempo, perché tu lo riavessi per sempre,
16 non piú però come schiavo, ma molto piú che schiavo, come un fratello a me carissimo, ma ora molto piú a te, tanto nella carne che nel Signore.

Non più uno schiavo, ma più di uno schiavo, un fratello amato. Ora, cosa possiamo imparare sul modo in cui l’amore opera dall’uso di queste parole per amore e amato che ricorrono una, due, tre, quattro, cinque volte nel libro di Filemone? Bene, prima di tutto, nel versetto uno, apprendiamo che l’amore prospera tra i compagni di lavoro. L’amore prospera tra i compagni di lavoro.

Chi sono le persone che Paolo ama? Ama queste persone che condividono, che hanno una parte nella diffusione del vangelo di Gesù Cristo. E più due persone sono impegnate nella diffusione del vangelo del Signore Gesù Cristo, più queste due persone si ritrovano ad amarsi, sopportando l’una dall’altra cose che effettivamente non piacciono loro perché l’amore prospera tra i colleghi. Guardate i versetti quattro e cinque, l’amore è radicato nella fede.

Egli dice:

lo rendo grazie al mio a Dio, ricordandomi sempre di te nelle mie preghiere,
sentendo parlare del tuo amore e della fede che hai verso il Signore Gesú e verso tutti i santi,

L’amore è radicato nella fede ed è inseparabile dalla fede. È dalla fede in Cristo che cresce l’amore. È dalla fede che l’amore è nutrito. Paolo nel libro dei Galati parla della vera fede salvifica come fede che si realizza nell’amore, che si mostra nell’amare gli altri.

Il motivo dell’amore è la fede in Cristo, e la prova della fede in Cristo è l’amore, non solo un qualche tipo di sentimento, ma agape, questa donazione disinteressata di noi stessi a beneficio e felicità di altre persone. Abbiamo una frase interessante nel versetto cinque. Dice, perché sento parlare del tuo amore, cioè che il suo essere un uomo amorevole era ben noto ovunque.

E questo ci dice che l’amore è visibile e l’amore è espressivo. Non è solo qualcosa che si sente interiormente e invisibilmente. Oh, provo molto amore per questa povera persona, e spero proprio che qualcuno la aiuti. Non è questo l’amore. L’amore lo puoi vedere. Lo puoi vedere, lo puoi sentire, si esprime. È visibile. In azioni concrete di gentilezza e cura.

E poi nei versetti quattro fino a sei, cosa abbiamo? Abbiamo una preghiera. E cosa impariamo della preghiera qui, sull’amore? Impariamo che l’amore prega. L’amore prega per la persona che ama. Voglio dire, se dite di amare qualcuno e non pregate mai per quella persona, c’è motivo di dubitare che la amiate effettivamente, perché l’unica persona che può fare del bene alla persona amata è il Dio vivente e voi volete che le venga fatto del bene. E quindi pregate sempre con fervore Dio affinché aiuti questa persona che amate, perché l’aiuto non può venire da nessun’altra parte.

E se l’amore è vero, prega per le altre persone. Ora, notate questa preghiera. E come abbiamo detto prima, alcuni degli studi più ricchi nel Nuovo Testamento consistono nell’esaminare le preghiere di Paolo in queste epistole e vedere per cosa ha pregato.

Ma guardate i versetti dal quattro al sei.

lo rendo grazie al mio a Dio, ricordandomi sempre di te nelle mie preghiere,
sentendo parlare del tuo amore e della fede che hai verso il Signore Gesú e verso tutti i santi,
affinché la comunione della tua fede sia efficace, nel riconoscimento di tutto il bene che è in voi, a motivo di Cristo Gesú.

Ora, quest’ultima frase è difficile, oscura. Ma il punto qui è che Paolo sta pregando che la fede e l’amore di Filemone siano condivisi con altre persone e che mentre condivide la sua fede e mentre condivide il suo amore con altre persone, la sua conoscenza di quelle benedizioni spirituali che sono sue e del Signore Gesù Cristo aumenti e si approfondisca nella sua stessa vita. Non solo affinché possa godere di una maggiore comprensione delle cose, ma per amore di Cristo, vedete quelle parole “a motivo, per amore di Cristo”, Paolo sta pregando affinché Filemone cresca nella conoscenza delle benedizioni della salvezza che sono sue in Cristo mentre condivide la sua fede e il suo amore con altre persone e che ciò produrrà in lui una fiducia più profonda in Gesù Cristo e un’obbedienza più costante a lui e la determinazione a vivere per la sua gloria.

Ci sono due frasi interessanti che Paolo usa in altre delle sue epistole. Una è che si riferisce alla verità, verità come essa esiste in Gesù. E in un altro punto, si riferisce alla verità come verità secondo pietà.

E le vedete entrambe elaborate qui in questa epistola, ovvero che questa conoscenza è inseparabile da ciò che opera in voi in riferimento a Cristo. Ed è inseparabile dal modo in cui vi fa vivere, comportarvi e relazionarvi con le altre persone. E così qui in Filemone in questa preghiera di tre versetti vedete alcune enfasi caratteristiche dell’apostolo Paolo.

Vedete, prima di tutto, che la fede è la fonte della conoscenza. Noi crediamo che il timore del Signore è l’inizio della conoscenza e che finché non ci sottomettiamo a lui e veniamo a lui nella fede e nell’abbandono non acquisiremo mai conoscenza o sapienza in questo mondo. Non cerchiamo prima di capire le cose e poi riponiamo la nostra fede in Cristo. Riponiamo la nostra fede in Cristo come è rivelato dalla Scrittura e sappiamo che con ciò arriva la conoscenza della volontà di Dio per la nostra vita.

Un’altra enfasi qui in questa piccola preghiera è che la fede cresce in maturità e comunione. Avete una grande fede che cresce in maturità nella comunione e mediante la comunione. Cioè, non crescete nella conoscenza del Signore in un modo equilibrato e sano da soli, leggendo libri, chiusi nel vostro piccolo studio. Si cresce nella fede mentre si cresce nella comunione con altre persone e condividendo ciò che si impara sulla verità con altre persone mentre condividono con voi ciò che hanno imparato.

E in questa comunione che abbiamo gli uni con gli altri, c’è un approfondimento della nostra conoscenza di Dio e del suo amore per noi. Quindi l’amore loda coloro che ama. Guardate il versetto sette.

Noi infatti abbiamo provato una grande gioia e consolazione a motivo del tuo amore.

Ora, questi sono due uomini che parlano e non sono omosessuali. Questi sono uomini che non hanno paura di esprimere il loro amore reciproco.

Le donne spesso sono più libere nella loro capacità di esprimere il loro affetto l’una verso l’altra. A volte è difficile per gli uomini per una serie di ragioni, la maggior parte delle quali sono peccaminose. Ma qui Paolo è in grado di dire a quest’uomo, trovo gioia, trovo conforto nel sapere che mi ami, Filemone. Sono amici affettuosi, profondi e intimi. Perché? Bene, guardate l’ultima parte del versetto sette,

7b poiché per mezzo tuo, fratello, i cuori dei santi sono stati ricreati.

È una bella frase, non è vero? I cuori dei santi sono stati ricreati per mezzo tuo. Ecco come Calvino spiegò cosa significava.

Disse che ricreare il cuore di qualcuno significava dare sollievo dalle angosce e aiutare gli stanchi in modo tale che, avendo la mente in ordine e libera da ogni disagio e dolore, potessero trovare riposo e pace. Questo è ciò che tutti noi dovremmo cercare di essere, come lo era Filemone, persone che ricreano i cuori gli uni degli altri. Persone che cercano sempre opportunità non per scoraggiarsi a vicenda nella nostra fede cristiana, ma per incoraggiarsi in modo che le mogli cristiane cerchino sempre di incoraggiare i loro mariti, i mariti cristiani cerchino sempre di incoraggiare le loro mogli, i giovani cristiani cerchino sempre di incoraggiarsi a vicenda piuttosto che scoraggiarsi a vicenda.

E così facendo in questa vita, ci ri-creiamo, ci rafforziamo, ci calmiamo a vicenda, portiamo sollievo ai cuori degli altri e siamo in grado, quindi, di vivere con più zelo per il Signore Gesù Cristo. Notate anche nel versetto sette che il contesto dell’amore è una fratellanza: Paolo chiama Filemone fratello. Questa è una fratellanza che è creata dall’amore di Dio.

Nel versetto nove,

preferisco pregarti per amore,

cioè, l’amore è un motivo per l’obbedienza. Filemone, fai quello che ti chiedo di fare perché ami il Signore, non perché otterrai credito per questo, non perché passerai alla storia come un amorevole proprietario di schiavi, ma fallo perché ami il Signore, Filemone, perché ami me, Filemone, perché come Onesimo ora è tuo fratello, tu lo ami. L’amore è il motivo per l’obbedienza.

E poi nei versetti 15 e 16, dove Paolo gli ordina di ricevere questo schiavo come più di uno schiavo, come un fratello amato, apprendiamo che questa è la campana a morto del razzismo. L’amore accoglie tutti i credenti, indipendentemente dalle condizioni sociali o dalla razza. Filemone, voglio che tu ami questo schiavo e lo tratti come un tuo pari, come un destinatario di tutte le benedizioni di Dio nell’appartenenza alla chiesa.

Ora, una volta che si crede a questo, il razzismo non può essere praticato o sostenuto, e il razzismo ha sempre cercato di tornare nella chiesa cristiana. Uno dei motivi per cui Paolo scrisse il libro dei Galati è perché c’erano giudaizzanti che insegnavano che la salvezza non solo è per opere, ma è per razza, e stavano cercando di intromettersi di nuovo nel vangelo. E così Paolo, con il libro dei Galati, assesta loro un colpo mortale perché, e rimprovera Pietro, sebbene Pietro e Paolo siano d’accordo su cosa sia il vangelo, erano entrambi apostoli ispirati dallo Spirito Santo, ciò non significa che nessuno dei due fosse senza peccato. E così Paolo, nel libro dei Galati, dovette rimproverare Pietro perché non voleva mangiare con i Gentili ma solo con gli Ebrei.

E dice: “Pietro, so che sei d’accordo con me sul Vangelo, ma il tuo comportamento contraddice tutto ciò che professi di credere”. E così qui, Paolo dice a Filemone, in Cristo, c’è questa uguaglianza di privilegio e di benedizione, e voglio che tu tratti quest’uomo, chissà di che razza era Onesimo, non sappiamo di che razza era, ma tratta quest’uomo che era considerato di classe  inferiore, come uno schiavo, considera quest’uomo come tuo fratello nel Signore Gesù Cristo. Quindi chiunque riceve Cristo e si unisce alla nostra chiesa, indipendentemente dal suo aspetto, dal suo colore, dalle sue condizioni sociali, dal suo retroterra, deve essere ricevuto da tutti noi.

Non dovremmo guardarci intorno e cercare di associarci solo con quelle persone che sono nella nostra stessa classe economica e sociale e lasciare che gli hoi polloi, i plebei, facciano amicizia tra loro. E non dobbiamo cercare la compagnia solo di coloro che non hanno molti soldi, perché quelli che ne hanno probabilmente sono comunque degli snob. Ma la ragione non è questa. Nella chiesa cristiana, noi accogliamo tutti i credenti, indipendentemente dalla condizione sociale o dalla razza, e quindi non può esserci razzismo.

Ora, cosa possiamo imparare su come funziona l’amore dalla storia stessa contenuta in questa epistola? Abbiamo esaminato le cinque volte in cui vengono usate le parole amore e amato per vedere cosa possiamo imparare sull’amore. Ma ora, in chiusura, guardiamo per un momento alla storia stessa tra Paolo e Onesimo e Filemone.

E cosa possiamo imparare da questa storia su come opera l’amore? Prima di tutto, nei versetti 10 e 11, l’amore di Dio salva e trasforma il carattere, la personalità, la mente e il comportamento. Ecco un uomo che era uno schiavo inutile, probabilmente un ladro, perché Paolo dice, se ti deve qualcosa, te lo restituirò. Uno schiavo inutile e probabilmente un ladro, e chissà come è diventato uno schiavo in primo luogo. E il Vangelo cambia la sua vita.

Guardate i versetti 10 e 11, voglio mostrarvi una congiunzione. Versetto 10,

10 ti prego per il mio figlio Onesimo che ho generato nelle mie catene,
11 il quale un tempo ti è stato inutile ma (e sottolineate quel ma) che ora è utile a te e a me.

Quel ma ora segna la differenza radicale tra ciò che Onesimo era prima della sua conversione e ciò che è ora dopo la sua conversione.

E la sua nuova utilità sia per Paolo che per Filemone era il risultato della sua nuova fede nel Signore Gesù Cristo. L’amore di Dio salva e trasforma il carattere, la personalità, il comportamento e il pensiero di una persona. Nel versetto 12,

e te l’ho rimandato

Io, di persona.

Non l’ho tenuto lì, non gli ho detto: Sono contento che tu sia scappato. Te l’ho rispedito di persona. Questo è mandarti il mio cuore.

Vedete, come abbiamo iniziato, per comprendere tutte queste cose in questa storia, se vogliamo comprendere come funziona l’amore dobbiamo comprendere che l’amore si sottomette all’ordine sociale e morale rivelato da Dio nella Bibbia, per quanto tale sottomissione sia criticata, ridicolizzata e perseguitata da una cultura anticristiana. Non dobbiamo essere esitanti, imbarazzati o riluttanti. Non esiste un amore senza legge.

Un amore che ignora l’ordine di Dio per la società e gli assoluti morali di Dio e le richieste che fa alle persone non è affatto amore. È una cosa perversa. C’è una definizione di amore nella Bibbia che non dovete mai perdere di vista. Romani 13 “l’amore è l’adempimento della legge di Dio” e che non esiste una cosa come l’amore senza legge.

L’amore è una cosa crudele quando cerchiamo di amare senza sottometterci all’ordine sociale e morale rivelato da Dio che troviamo nella Bibbia. Voglio dire, quale altro motivo più grande avrebbero potuto avere Paolo, Filemone e Onesimo? Paolo sta parlando di fare qualcosa di totalmente disallineato con la cultura romana.

Paolo non tenne Onesimo. Volevo tenerlo, disse, così poteva ministrarmi, poteva servire me. Filemone aveva dei diritti. Avrebbe potuto farlo punire. Tutto in questo era radicalmente diverso da ciò che si faceva nell’epoca in cui vivevano. Perché? Perché tutti e tre questi uomini volevano vivere nei termini di legge di Dio, anche se contraddiceva le leggi dello stato o i costumi della cultura in cui vivevano.

E l’amore prospera solo in quella sottomissione alla legge di Dio per amore di Gesù. Voglio mostrarvi alcune frasi qui. Diamo un’occhiata al libro.

Versetto uno, Paolo, prigioniero di Cristo Gesù, Timoteo, nostro fratello, Filemone, nostro amato fratello. Versetto due, Appia, nostra sorella. Versetto 10, Ti prego per mio figlio, Onesimo.

Versetto 12, Te l’ho rimandato di persona, cioè, inviandoti il ​​mio stesso cuore. Versetto 16, per riceverlo non più come uno schiavo, ma più che uno schiavo, trattalo ora come un fratello amato. Versetto 17, se dunque mi consideri un compagno, cioè una parte della comunione in Cristo, accoglilo come faresti con me.

Padri, figlio, fratelli, sorelle, famiglia, amati, cosa avete qui? Imparerete che l’amore è un legame che unisce. L’amore crea una famiglia che è più stretta e più densa del sangue. La famiglia che è creata attraverso la fede in Cristo è più stretta dei legami che le persone hanno perché condividono lo stesso sangue.

Potete chiamare figlio, fratello, sorella, padre, madre persone che non condividono affatto la vostra linea di sangue. E quelle parole hanno un significato molto più ricco in Cristo di quanto non ne abbiano solo per il sangue. L’amore è un legame che unisce e crea una famiglia che è più stretta dei legami di sangue.

L’amore avanza anche delle pretese. Ricordate quel film stupido? Me ne sono dimenticato il titolo, (forse Love story?) ma sapete, c’è quella famosa battuta che dice che amore significa non dover mai dire “mi dispiace”.

Be’, non hanno mai letto Filemone. Andate ai versetti 19 e 20. E c’è un po’ di umorismo qui.

Versetto 18, dice, se Onesimo ti ha fatto torto in qualche modo o ti deve qualcosa, addebitalo sul mio conto. Io, Paolo, scrivo questo di mia mano. Pagherò io stesso. Per non dirti che mi devi te stesso. Ah, ma l’ha detto. Perché quello che probabilmente intende dire è che sono tuo padre. Sta dicendo che è il padre nella fede di Filemone. Ha detto: ti sto chiedendo una piccola cosa. Riprenditi Onesimo.

Non dirò che mi devi la vita. Vedete, l’amore fa delle richieste reciproche. Ci dobbiamo amore l’un l’altro.

Ti devo il mio amore. Tu mi devi il tuo amore. Se non ami tuo fratello, gli stai rubando ciò che gli appartiene in Cristo. Versetto 21.

21 Ti ho scritto fiducioso nella tua ubbidienza, sapendo che tu farai anche piú di ciò che dico.

L’amore va oltre la chiamata del dovere. L’amore non si ferma al dovere. L’obbedienza che menziona qui è obbedienza alle richieste del Vangelo.

Ed è il vangelo di Cristo che esige che coloro che hanno beneficiato di quel vangelo si donino con gentilezza e amore a coloro che sono nel bisogno, indipendentemente dal merito o dal valore della persona nel bisogno.

Nel versetto 16, il punto è che l’amore perdona e copre una moltitudine di peccati. Onesimo aveva peccato contro Filemone fuggendo da lui. Probabilmente aveva derubato Filemone. Probabilmente aveva lasciato Filemone in difficoltà perché Filemone aveva fatto un grande investimento in quest’uomo, che faceva parte del settore della sua attività. E a Filemone fu chiesto di perdonarlo. Di non punirlo. Se ti deve qualcosa, non spremerlo per cavargliela. Tirala fuori dal mio conto in banca.

Basta dimenticare. Che l’amore copre una moltitudine di peccati. E se ci rendessimo conto dell’importanza di ciò, andremmo tutti molto più d’accordo tra di noi piuttosto che dire che questo e quello mi hanno ferito.

Applicherò Matteo 18 con lui. Bene, ascoltate, Matteo 18 non è pensato per essere usato ogni volta che qualcuno pecca contro di voi, ovvero tutto quello che potremmo mai fare è mettere in pratica Matteo 18 con tutti. Vale solo per quei casi in cui non potete trattare normalmente con una persona perché il peccato è stato troppo grave. Ma nei peccati ordinari, ve ne dimenticate e basta. E dopo un po’, quando le persone peccano contro di voi, non ve ne accorgete nemmeno.

E qualcuno vi dirà, hai sentito cosa ha appena detto di te? Dite, beh, no, non proprio. Cosa ha detto? E così avete lasciato che l’amore coprisse una moltitudine di peccati. Versetti dal 12 al 14, notate con quanta riverenza Paolo tratta Filemone.

Lo tratta con dignità, lo tratta con grande rispetto. Nel versetto 18, Paolo è disposto a sopportare il peso del debito di qualcun altro. Nel versetto 17, vedete che l’amore è soprattutto essere gentili con gli inferiori.

Leggete il vostro Catechismo Maggiore sui Dieci Comandamenti alla domanda cinque sulla relazione dei superiori con gli inferiori e degli inferiori con i superiori e degli inferiori tra loro. E l’amore è particolarmente gentile e paziente con gli inferiori. E l’amore anche serve umilmente i superiori.

Quindi l’epistola di Paolo a Filemone è un’immagine reale di come opera l’amore. E amati cristiani, voi amate così.

Amate il modo in cui Paolo amava Filemone e Onesimo. Amate il modo in cui Paolo esortava Filemone ad amare. Amate il modo in cui Onesimo avrebbe dovuto amare e arrivare ad amare Filemone.

E ricordate cosa disse Gesù in Marco 10:42-45.

42 Ma Gesú, chiamatili a sé, disse loro: «Voi sapete che coloro che sono ritenuti i sovrani delle nazioni le signoreggiano, e i loro grandi esercitano dominio su di esse;
43 ma tra voi non sarà cosí; anzi chiunque vorrà diventare grande tra voi, sarà vostro servo;
44 e chiunque fra voi vorrà essere il primo, sarà schiavo di tutti.
45 Poiché anche il Figlio dell’uomo non è venuto per essere servito, ma per servire e per dare la sua vita come prezzo di riscatto per molti».

1 Corinzi 7:23. Siete stati comprati a caro prezzo. Non diventate volontariamente schiavi degli uomini tramite debiti, crimini o dipendenza servile dal governo civile per avere sicurezza dalla culla alla tomba.

È peccaminoso per un cristiano diventare volontariamente schiavo dell’uomo. Essendo stati acquistati per Dio dal sangue di Cristo, siete schiavi di Cristo.

E solo allora siete veramente liberi, ma non siete liberi finché non siete stati liberati da lui. E inoltre, se sei qui questa mattina e sei un non credente, sei uno schiavo del peccato. E se sei uno schiavo del peccato, sarai uno schiavo di tutto il resto che verrà. E la tua unica speranza è voltare le spalle al tuo peccato e riposare solo su Cristo e consegnare la tua vita a Lui.

Preghiamo.

Ti ringraziamo, o Signore, per questo libro, il libro di Filemone. Ti ringraziamo per le sue grandi lezioni. Aiutaci a impararle bene, oh Signore. Sii fedele. Fa che possiamo vedere l’amore operare nelle nostre vite, come ha operato nella vita di Paolo e Onesimo e Filemone. E aiutarci a capire che è solo grazie al Vangelo che possiamo amare in quel modo. È solo grazie al Vangelo e a ciò che fa a noi, superando il nostro amor proprio, che ci consente di amare te con tutto il nostro cuore, anima, forza e mente, e il nostro prossimo come noi stessi.

Per amore di Gesù, amen.


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