Capitolo XVIII 

La Comunione dei Santi

 

“La Comunione dei Santi” è un articolo del credo degli Apostoli che viene spesso trascurato. Tarda aggiunta al credo, l’articolo non appare nel credo di Nicea, in quanto non era oggetto di contestazioni dottrinarie. Tuttavia, coma ha notato Badcock, la sua presenza nel credo non era semplicemente l’affermazione di una verità; più che questo “deve fissare un fondamento oggettivo o condizione necessaria di salvezza; e questo fondamento o condizione non può essere alterabile; nel senso delle “cose da credersi” la “fede” è stata sempre la stessa fin dalla pentecoste. Inoltre, la comunione dei santi non può essere una costruzione della mente umana; “deve esprimere un atto o dono divino” [1].

Secondo la definizione cattolico romana la comunione dei santi è l’unione tra la chiesa trionfante (in cielo), la chiesa militante (sulla terra) e la chiesa sofferente (in purgatorio). Le tre formano una chiesa, la cui guida invisibile è Gesù Cristo e il cui capo visibile è il papa.

L’attenzione più grande verso la dottrina venne con l’Assemblea di Westminster. Il capitolo XXVI della Confessione di fede di Westminster è intitolato “Della Comunione dei Santi”:

  1. Tutti i santi uniti in Gesù Cristo loro capo, per mezzo del suo spirito e per fede, hanno comunione con lui nelle sue grazie, sofferenze, morte, resurrezione e gloria: (1 Gv. 1:3; Ef. 3:16-19; Gv. 1:16; Fl. 3:10; Ro. 6:5-6; Ro. 8:17) e uniti l’uno e l’altro in amore essi hanno comunione nei doni e grazia l’uno dell’altro, (Ef.4:15-16; 1 Gv.1:3-7) e sono obbligati ad eseguire tali doveri, pubblici e privati come tendere al bene comune sia nell’uomo interiore sia in quello esteriore (1 Te. 5:11,14; Gl. 6:10; 1 Gv. 3:16-18).
  2. I santi sono dalla loro professione vincolati a mantenere una fratellanza santa ed una comunione nel culto di Dio e, compiendo tali servizi spirituali per puntare alla mutua edificazione, (Eb. 10:24,25; At. 2:42, 46; 1 Co. 11:20) come anche nel confortare l’un l’altro nelle cose di fuori secondo le loro parecchie capacità e necessità. La quale comunione, come Dio ne offre l’opportunità, deve essere estesa a tutti coloro che, in ogni luogo, invocano il nome del Signore Gesù Cristo (1 Gv. 3:17; At. 11:29,30; 2 Co. 8:9).
  3. Questa comunione che i santi hanno con Cristo, non li rende in alcun modo partecipi della sostanza della sua Divinità o ad essere uguali a Cristo in alcun aspetto: affermare l’uno o l’altro è empio e blasfemo (Cl. 1:18; 1 Co. 8:6; Sl. 15:7). Né la comunione reciproca di santi toglie o viola il titolo o proprietà che ogni uomo ha dei propri beni o possessioni (Atti 5:4).

Con l’espressione “la Comunione si trova nell’unione” questo capitolo richiama primo, “l’unione dei santi con Gesù Cristo e la loro comunione con lui, secondo l’unione e la comunione dei veri santi l’uno con l’altro; terzo, l’unione dei santi mediante la professione e la comunione che sono chiamati a mantenere”. Shaw sintetizza così il capitolo [2]. Tre cose vengono citate dalla Confessione come aspetti della comunione dei santi della sezione 2. Primo, c’è un culto comune; secondo tali “servizi spirituali mirano alla mutua edificazione”; e terzo “confortando l’un l’altro nelle cose di fuori secondo le loro parecchie capacità e necessità”. Il lavoro di pastori, insegnanti, vedove e diaconi costituiva il ministero ufficiale della chiesa in queste aree; tutti i cristiani hanno pure obblighi.

I credenti sono quindi membri e santi in comunione in Cristo. Essi sono santi in virtù dell’oggettiva opera espiatoria di Cristo; la comunione non è opera loro, ma di Cristo ed essi entrano in comunione quando sono ricevuti da Cristo.

Ma la comunione non è né assorbimento né obliterazione; e neppure è identificazione. Il credente in comunione con Cristo rimane se stesso, una creatura; nella comunione con i credenti, egli non è incorporato in essi, ma conserva la propria integrità come persona e nella sua famiglia. Come mostrato da Hodge, la comunione dei santi non è “destinata a sconvolgere i principi fondamentali della società umana, come i diritti di proprietà e il vincolo familiare” [3]. Perciò la sezione 3 “mette in guardia contro due opinioni eretiche; l’una riguardante la comunione dei santi con Cristo; l’altro, la loro comunione reciproca” [4]. Lo scopo della salvezza non è la distruzione né la trascendenza dell’uomo, ma il ristabilimento dell’uomo nella chiamata e nel luogo che gli sono stati designati da Dio. Il peccato dell’uomo è stato cercare di essere come Dio (Gen. 3:5); la grazia di Dio permette all’uomo di essere veramente uomo, il vice reggente in Cristo sulla terra. È stato il peccato dell’uomo che lo condusse e lo conduce a cercare una falsa comunione con gli altri uomini nel comunismo; è la grazia di Dio che permette all’uomo di essere veramente libero e sicuro di sé nel luogo che gli è stato destinato.

La falsa comunione si esprime quindi in due direzioni. Primo, la falsa comunione dei santi è l’affermazione che gli uomini sono o possono diventare un’unica sostanza con Dio. In alcune forme, come il Mormonismo, si afferma che gli uomini sono dèi e si respinge la trinità ontologica e trascendentale. In altre manifestazioni, come il misticismo, l’uomo trascende l’umanità e il mondo materiale per mezzo della propria esperienza per diventare uno con Dio. In tutte le varie forme di questa credenza, i santi sono santi in virtù del proprio sforzo ed elezione e sono essi che stabiliscono la comunione con Dio o gli dèi. La legge del loro ordine sociale è quindi la propria, quella di propria elezione, perché la determinazione della cose si trova nelle loro mani. La storia deve di conseguenza venire catturata dall’uomo, conquistata mentre dèi e uomini corrono al loro proprio successo. L’autentico ruolo di Dio è perciò determinato dall’uomo che è egli stesso il costruttore del ponte tra l’uomo e Dio e tra uomo e uomo. La società o comunione con Dio è di sfruttamento; Dio è una della tante vaste risorse naturali da essere sviluppata e sfruttata e le “rivelazioni” provengono pragmaticamente dai santi regnanti a seconda che le necessità della storia le richiedono. Nel mormonismo, o [chiesa] dei santi dell’ultimo giorno, la potenza della rivelazione dimora negli “apostoli” regnanti e i loro associati e le rivelazioni sono state pragmatiche, cioè hanno servito i propositi degli uomini nella storia piuttosto che a quelli del Dio sovrano nell’eternità. Il Dio “prigioniero” dell’esperienza mistica rapisce l’anima del mistico per mezzo della pura bellezza, ma in un altro senso è rapito dal mistico, che per mezzo dell’esperienza mistica e disciplina può appropriarsi di Dio. Il mistico “respinge” la storia perché egli è superiore alla storia e potenzialmente il suo signore. Invece di trovare la chiamata fattagli da Dio nella storia e di vedere la storia come il regno stabilito per l’uomo, il mistico considera la storia un fardello e sia la storia sia i suoi fardelli devono essere distrutti. Perciò la mistica Angela da Foligno scrisse:

Io ho scelto di camminare lungo il sentiero spinoso che è la via della tribolazione. Così ho cominciato a smettere i vestiti eleganti e gli ornamenti che avevo, e il cibo più delicato e anche dei miei copricapi. Ma ancora fare tutte queste cose era duro e umiliante, perché non provavo molto amore per Dio e stavo vivendo con mio marito. Era quindi duro per me quando mi veniva detto o fatto qualcosa di offensivo; ma lo sopportavo quanto pazientemente mi riusciva. In quel tempo e per volontà di Dio, morì mia madre, che era di grande intralcio nel seguire la via di Dio; anche mio marito morì; e in breve tempo morirono anche tutti i miei figli. E siccome io avevo cominciato a seguire la suddetta via e ho pregato Dio di liberarmi da essi, ebbi una grande consolazione delle loro morti, sebbene provassi un certo dolore; per cui, siccome Dio mi ha mostrato la sua grazia, Io ho immaginato che il mio cuore fosse nel cuore di Dio e la sua volontà e il suo cuore nel mio cuore [5].

Questa è la psicologia di un’assassina e di un un’assassina che si identifica con Dio.

Il mistico riesce ad avvicinarsi alla storia solo dall’alto, come signore e dio. Evelyn Underhill si avvicinò in questo modo a Cristo, dall’alto. “Io venni a Cristo attraverso Dio, mentre quasi ovviamente parecchie persone vengono a Dio attraverso Cristo” [6]. Per Evelyn Underwill, l’iniziativa proviene dall’alto, da Dio all’uomo e la “rivelazione” di Dio non proviene dall’alto ma piuttosto emerge dal mondo; l’incarnazione implica una “umanità completa” [7]. L’uomo ascende dalla storia con il misticismo per diventare uno con Dio e poi discende con potenza, come una legge vivente.

Il marxismo stesso è un misticismo invertito, con la materia fatta dio del sistema in modo che l’uomo finisca per identificare se stesso con la volontà generale delle masse e delle forze del materialismo per ascendere con potenza a dittatura del proletariato.

Il misticismo è basilare per la tirannia; esso implica l’identificazione dell’élite in qualità di dèi che incarnano la volontà e decreto della storia nelle loro persone.

La comunione biblica dei santi è opera della grazia di Dio per mezzo di Cristo. Non è opera dell’uomo ma opera di Cristo e la comunione è governata dalla sua parola e legge [8].

La seconda direzione della falsa comunione dei santi è verso l’uomo. Ovunque, in contrapposizione alla fratellanza della grazia, l’uomo ha cercato di stabilire la fratellanza del male. Attraverso i secoli, organizzazioni segrete hanno cercato di fondare legami invisibili tra membri, con simboli ed obiettivi segreti, con lo scopo di porre fine alle divisioni tra uomini, per sconfiggere la confusione di Babele. Questi vincoli nascosti sono riusciti ad offrire vantaggi agli uomini, cioè offrendo qualcosa più che una semplice fratellanza, offrendo potere o piacere. A questo livello, perciò, la loro fraternità è forzata, essendo portatrice di uno suo ulteriore scopo. Il loro approccio al concetto di una fratellanza o comunità mondiale si basa quindi su mezzi statali. Confraternite segrete hanno avuto attraverso i secoli il controllo dello stato come obiettivo per imporre la comunione tra tutti gli uomini. Lo stesso è vero per gli appelli aperti alla comunione del mondo; il loro metodo è politico e statalista. apparentemente credono in una comunità mondiale, ma lo negano perché insistono su una comunione forzata.

Siccome sono essi stessi peccatori per natura, in guerra con Dio e quindi in guerra con l’uomo e in guerra con se stessi, non possono conseguire né immaginare altro che una comunione imposta. Tali uomini cercano di realizzare l’obiettivo indicato da Dio senza Dio. Ma la fraternità del male è una fraternità foriera di divisioni, in guerra con se stessa, costituita da numerosi aspiranti dio che conoscono una sola legge al di fuori della propria volontà: la forza bruta. La falsa comunione di coloro che si definiscono santi da sé è quindi tirannia. Essa potrebbe a volte sfilare in vesti cristiane, ma il suo metodo ed obiettivo sono la forza e lo stato [9].

Gli umanisti radicali dentro e fuori la chiesa e la scuola di pensiero della morte di Dio hanno portato ad un concetto di comunione che va oltre il bene ed il male e nella quale l’uomo è in comunione con Dio. Ha scritto Erich Fromm: “Dio è una delle molte differenti espressioni poetiche del più alto valore nell’umanesimo, non una realtà in se stessa” [10]. Per questa fede l’autentica comunione significa che viene negata validità al bene e al male quali oggettivi standard morali e tutti gli uomini dovrebbero essere accettati nella comunione come dèi senza alcuna attenzione per la loro condizione morale. Una popolare “litania” di questi ambienti identifica “Dio” con la città, con “la puttana. il negro, il bastardo, il testa di Buddha e la checca”, con “tutti gli uomini” e chiama alla comunione tutti gli uomini nello stato in cui sono. Alcune chiese hanno organizzato incontri per omosessuali e operato per la promozione di una comunione dei propri membri con gli omosessuali. Secondo questa nuova fede, in cielo non c’è alcun Dio o Cristo; Dio e Cristo devono essere trovati nei nostri simili, accettati quali essi sono senza giudizi morali o censure. Questo concetto ha le sue radici profonde nella cosiddetta rivoluzione dei “Diritti Civili” ed è stato espresso da un criminale degenerato mentre stava per essere giustiziato. Aaron C. Mitchell venne trascinato urlante verso la camera a gas a San Quintino e le sue ultime parole furono: “Io sono Gesù Cristo, guardate cosa mi hanno fatto” [11].

Ma questa comunione globale senza legge, comunione oltre il bene e il male, opera contro tutto nell’uomo. Nessuna società è mai esistita senza classi o divisioni di casta. Quanto più si negano le distinzioni sociali, tanta più forza si richiede nella società per tenere gli uomini assieme e più prevale la forza, meno la comunione si esprime. L’aspetto più immediatamente comprensibile al visitatore straniero della società sovietica è il silenzio della gente per le strade e i luoghi pubblici; la gente cammina in solitudine, perché il dialogo pubblico non è uno dei comportamenti più saggi da tenere.

In contrapposizione a questa civilizzazione forzata, con la sua ostilità sia verso la vera comunità sia verso il vero individualismo, si pone la comunione dei santi. La comunità forzata del male non ha, primo, alcuna autentica comunione. Essa non può vedere l’uomo unito se non per mezzo della forza o del lucro. Secondo, essa odia anche l’individuo; gli nega l’integrità di persona e della proprietà. La comunione biblica del santi riposa su di una comunione donata da Dio e dotata di un legame interno. Per la grazia di Dio c’è primo, una fedeltà a Cristo. Il vero cristiano vede il mondo secondo le leggi di Dio. Vede il mondo secondo un prospettiva data, una struttura rivelata e più cresce nella grazia e più finemente il suo pensiero è governato dalla sua struttura biblica. egli è un membro di Gesù Cristo; egli ha una cittadinanza in cielo, una cittadinanza prioritaria che governa ogni relazione umana. La sua vita non gli appartiene, ma appartiene a Cristo.

Secondo, siccome la forza che governa la sua vita è la grazia crescente, è un legame interno quello che lo lega a Cristo e ai suoi fratelli cristiani. I cristiani si mettono assieme, non in termini di vantaggio, ma spesso a costo di qualche sacrificio nei termini di questo legame interno. Essi hanno una vita comune in Cristo e di conseguenza un futuro in comune. Essi sono governati da un’unità morale; essi agiscono in termini di morale biblica e sono governati da un’unità dottrinale nel professare un Signore, una fede e un battesimo in Cristo. Ma la loro unità non è solo nella fede e nella pratica, ma è un’unità del cuore. Essi sono un popolo. Essi sono vicini l’un l’altro più di quanto lo possano essere i membri della confraternita del male, ma non a costo della loro individualità e particolarità. La fraternità del male è sostanzialmente distruttiva sia dell’unità che dell’individualità, sia dell’uno che del molteplice, mentre la comunione dei santi li poggia entrambi sul loro autentico fondamento, il Dio trino. In lui sono veramente uno e in lui sono veramente se stessi in modo tale che sia l’unità che la diversità della vita arrivano a realizzarsi.

L’uno e il molteplice non è solo un problema filosofico o sociale, ma un problema personale. L’uomo, come creatura di Dio, ha bisogno sia dell’unità nella società che dell’individualità e libertà. Le risposte non cristiane al problema oscillano dall’unità quale collettivismo alla particolarità quale anarchia e sono distruttive sia dell’unità che della particolarità.

Ma Davide ha descritto l’unità dei santi, la comunione dei santi, come la realizzazione e anche il battesimo dell’individuo:

Ecco quant’è buono e quant’è piacevole che i fratelli vivano assieme!
È come olio profumato che, sparso sul capo, scende sulla barba, sulla barba d’Aronne, che scende fino all’orlo dei suoi vestiti;
è come la rugiada dell’Ermon, che scende sui monti d Sion; là infatti il Signore ha ordinato che sia la benedizione, la vita in eterno (Sl. 133:1-3).

Come evidenziato da Leupold, “L’olio simboleggia i ricchi doni dello Spirito”. Questa comunione ed unità è una benedizione che “è stata comandata dal Signore”; l’autore “traccia le benedizioni che scaturiscono dall’unità alle benedizioni creative di Dio” [12]. La comunione dei santi è una benedizione creativa del Dio trino e l’unità nascosta e propositiva nella storia.

Note:
1 F.J. Badcock, The History of the Creeds, 246.
2 Robert Shaw, An Exposition of the Confession of Faith of the Westminster Assembly of Divines (Philadelphia: Presbyterian Board of Publication, 1856), 296.
3 Archibald Alexander Hodge, A Commentary on the Confession of Faith (Philadelphia: Presbyterian Board of Publication, 1869), 442.
4 Shaw, op. cit., 302.
5 Questo passaggio è citato e difeso da Evelyn Underhill in Charles Willaims, editore: The Letters of Evelyn Underhill(London: Religios Book Club, 1945), 33.
6 Ibid., 205, con. 234.
7 Ibid., 142.
8 Vedi Il grande Catechismo di Westminster, D. 65,66,69,82,83,90 e il Breve Catechismo di Westminster, D 36,37,38; James Benjamin Green editore, A Harmony of the Westminster Presbyterian Standards(Richmond, Virginia: John Knox Press, 1951, 1965). Vedi anche John Pearson, An Exposition of the Creed, W.S. Dobson revision (London: Scott, Webster and Geary, 1836), 524-537.
9 Vedi E.Belford Box, Rise and Fall of the Anabaptists (New York: American Scholars Publications, [1903], 1966); Frederick Engels , The Peasant War in Germany (Moscows: Foreign Languages Publishing House, [1850], 1956). Vedi anche R.J. Ruskdoony, “recipe for revolution,” in News and Views, vol.22, n.10 Ottobre 1966.
10 Citato da Erich Fromm, You Shall Be as Gods: A Radical Interpretation of the Old Testament and Its Tradition, by Bernard Mandelbaum, “Justifying Man’s Ways to Man”, Saturday Review, 25 Febbraio 1967, 57.
11 Dave Lamb, “Mitchell Yells, Dies in Gas Cell,” Oakland, California Tribune, Wednesday 12 Aprile 1967, 1. 12 H.C. Leupold, Exposition of the Psalms (Columbus, Ohio: Watburg Press, 1959), 919 e ss.


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