Capitolo II

Nicea: La Storia contro l’Immaginazione

 

In antagonismo alla cristianità biblica, tutte le altre religioni cercano di imporre un’idea di storia e di realizzarla o di renderla reale. L’umanesimo sostiene la fede nell’uomo, nella fratellanza, nell’uguaglianza. Il mondo reale e la storia non danno alcuna evidenza che l’uomo meriti alcuna fiducia né alcuna evidenza di fratellanza o uguaglianza. L’obbiettivo dell’umanesimo è di raggiungere questi risultati e di piegare a essi la storia. L’essenza dell’islam è un ordine politico e l’obbiettivo dei mussulmani è propriamente la realizzazione di questo “governo di Dio” in e mediante un ordine politico. Il ruolo di Maometto fu religioso precisamente perché fu politico nella sua essenza e le religioni non cristiane sono primariamente politiche e derivano dal concetto di ordine politico divino, un ordine che è esso stesso la fonte della moralità e della religione. Il buddismo sostiene un prossimo e definitivo relativismo; dal momento che il nulla è il fondamento ultimo e tutte le cose sono relative, la “via” è contemporaneamente il disprezzo della vita e il controllo politico della vita senza riguardo per il bene o per il male, cioè il politico disprezzo della vita. In tutte le fedi non bibliche l’essenza della religione sta nel tentativo dell’immaginazione umana di imporre un modello o un’idea sulla storia. Di conseguenza c’è una marcata ostilità nei confronti della storia. La storia, dal momento che viene dalle mani di Dio, ha una direzione ed un verso preordinati e muove verso un fine non decretato dall’uomo né riconducibile al suo peccato. Come risultato, l’uomo è in rivolta contro la storia. L’uomo oppone alla storia l’immaginazione del suo cuore caduto.

L’esempio più importante di questa guerra contro la storia è rappresentato dallo gnosticismo. Lo gnosticismo ha tentato di distruggere il suo nemico (la cristianità biblica) dall’interno. Esso offrì un posto a Cristo nel suo sistema, ma solo per negare Cristo. Perciò Scott notò: “Lo gnosticismo parlò di tre Dii: l’Assoluto, che rivelò se stesso per mezzo di Cristo, il Demiurgo, il creatore del mondo e il mondo stesso” [1].  Il significato di questa “trinità” è immediatamente manifesta: l’Assoluto e il Demiurgo sono opposti che si negano l’un l’altro in modo che il mondo o, più propriamente l’uomo, si erge come il vero dio. Nessuna natura divina veniva concessa a Gesù; al contrario la sua divinità veniva idealmente resa comune a tutti gli uomini. Perciò Marcus, uno gnostico e poco più che contemporaneo ad Ireneo, fece una parodia del Credo cristiano nel suo circolo di seguaci. Il credo Marcionita è citato da Ireneo:

Nel Battesimo essi recitano su loro stessi:

Nel nome dello sconosciuto Padre dell’universo; Nella Verità, Madre di tutto;
In egli che scese sopra Gesù;
Nell’unione;
E redenzione;
E comunione nelle Potenze [2].

Il proposito di questo credo fu semplicemente quello di aprire la divinità all’uomo; esso “affermava” il Padre, ma solo come lo “sconosciuto”, e lo Spirito Santo, ma solo come fonte di deità per chiunque, e per Gesù ma solo come un uomo tra molti che ebbe a raggiungere la divinità. Per il Marcionita la salvezza stava nella conoscenza: “Perché essi affermano che l’uomo interiore e spirituale viene redento per mezzo della conoscenza e che essi, avendo acquisito la conoscenza di tutte le cose, sono nella condizione di non aver bisogno di nient’altro. Questa quindi, è la vera conoscenza” [3]. Questa conoscenza non era conoscenza della rivelazione di Dio nella Scrittura, ma essenzialmente auto-conoscenza. La conoscenza Marcionita permetteva ai credenti di dire: “Siccome io derivo da colui che è pre-esistente io torno nuovamente nel mio proprio luogo dal quale sono venuto” [4]. La vera conoscenza umana e la sua salvezza è quindi un’approvazione della propria immaginazione e una dichiarazione della propria divinità.

Tuttavia, di solito, lo gnosticismo non si accontenta di formulare credi. I credi rivelavano troppo chiaramente il loro allontanamento dalla – e la loro ostilità alla – fede cristiana. Fu molto più efficace affermare il Credo apostolico e reinterpretarlo secondo le categorie gnostiche. Questo, dal gnosticismo in poi fino alla neo- ortodossia, è stato il metodo favorito dall’eresia. Lo gnosticismo fu nella sua essenza umanesimo, la glorificazione dell’uomo. Nell’umanesimo l’uomo rende se stesso il valore ultimo di tutto negando che Dio sia il valore ultimo di tutte le cose. Più vaghe venivano formulate le dottrine del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo e più chiara emergeva la sovranità dell’uomo, e l’ordine dell’uomo come l’ordine ultimo.

Nell’Arianesimo e semi-Arianesimo questo umanesimo parlò alla chiesa usando il linguaggio del Credo degli Apostoli, ma re-interpretando le parole per dare a quest’ultime un nuovo contesto. Il proposito sovversivo dell’arianesimo è stato notato dal Singer:

L’Arianesimo non fu tanto il prodotto di un stolto e mal condotto tentativo di usare la filosofia classica per spiegare le dottrine bibliche, ma piuttosto un deliberato sforzo di interpretare il cristianesimo in termini filosofici e di convertirlo in una sorta di filosofia religiosa. Le origini ultime di questa eresia si trovano principalmente nel Platonismo e nella filosofia di Philo, ma alcuni studiosi professano di vedere anche alcune tendenze di Aristotele.

I tre punti principali dell’Arianesimo furono: primo, Cristo fu un essere creato; secondo egli non fu esistente ab aeterno; terzo Cristo non era della stessa essenza del Padre. La fede ortodossa insistette sul fatto che Cristo fu: primo, generato e non creato; secondo, generato prima di tutte le età; terzo, Cristo è della stessa essenza del Padre.

Ario, un presbitero di Alessandria, fissò la sua posizione in questa Thalia:

Dio stesso, quindi, nella sua propria natura è ineffabile a tutti gli uomini. egli non ha nessuno che sia uguale o simile a lui, nemmeno nella gloria. E lo chiamiamo Ingenerato, a motivo di colui che per natura è generato. Noi glorifichiamo lui come senza principio, a motivo di Colui che ha un inizio. E adoriamo lui come senza principio, a motivo di Colui che è venuto all’esistenza nel tempo. Il Senza-Principio creò il Figlio come inizio di cose originate; e lo ha promosso come proprio figlio per adozione. egli non ha nulla proprio di Dio nella propria sostanza perché egli non è uguale a lui, no, nemmeno ne condivide l’essenza. Saggio è Dio, perché è l’insegnante della Sapienza. È pienamente provato che Dio è invisibile a tutti gli esseri; egli è invisibile sia che alle cose che sono per mezzo del Figlio sia al Figlio. Lo dirò espressamente come per mezzo del Figlio è visibile l’Invisibile: per il Potere attraverso il quale Dio vede, e nella sua propria misura, il Figlio sopporta la vista del Padre, per come gli è permesso. Perciò esiste una Triade, non in glorie paritarie. Le loro sostanze non si mescolano l’una con l’altra. Uno più glorioso dell’altro nelle loro glorie riguardo all’immensità. Estraneo nell’essenza del Figlio è il Padre, perché egli è senza inizio. Comprendi che esistette la Monade, ma non la Diade prima che venisse ad esistenza. Ne consegue direttamente che prima che il Figlio fosse, il Padre era Dio. Di conseguenza il Figlio, non esistendo (perché egli esistette per volere del Padre) egli è l’Unigenito di Dio, ed egli è diverso dagli altri due. La Sapienza esistette come Sapienza per volere del Sapiente Dio. Perciò egli è generato in innumerevoli concepimenti: Spirito, Potenza, Sapienza, Gloria di Dio, Verità e Luce. Il Superiore è capace di generare uno uguale al Figlio, ma uno più eccellente, superiore o più grande, non può. Per volontà di Dio il Figlio è ciò che è. E quando e dal momento che egli fu, è a partire da quel momento che egli è sussistito5 da Dio. egli, essendo potente Dio, glorifica nel suo grado il Superiore. Per dirla in breve, Dio è ineffabile per il Figlio. Perciò egli è (anche a sé) ciò che egli è, cioè inesplicabile. Perciò il Figlio non è in grado di parlare di nulla di ciò che sia chiamato comprensibile; perché è impossibile per lui investigare il Padre, che esiste nella sua aseità. Perché il Figlio non conosce la propria essenza, perché essendo Figlio egli esistette realmente per volontà del Padre. Quale argomento può permettere quindi che Colui che è dal Padre debba conoscere il suo genitore per mezzo della conoscenza? Perché è chiaro come per colui che ha avuto un inizio non sia possibile afferrare le idee6 o concepire come sia Colui che è senza principio [7].

Nell’analisi della Thalia di Ario, primo questa dichiarazione in effetti non solo elimina Cristo, ma niente meno che Dio stesso. Dio è inconoscibile persino a Cristo che è la più grande di tutte le creature. Un dio che è così inaccessibile e che non può rivelare se stesso è di conseguenza un dio irrilevante per via della sua radicale incoerenza.

Nonostante tutta la smaccata glorificazione di Dio da parte di Ario; in realtà sia qui che nella sua Lettera al Vescovo di Alessandria, Ario elimina Dio riducendolo ad un concetto limitato. Vivo o morto, il dio di Ario è irrilevante.

Secondo, Cristo viene da Ario eliminato. Sebbene venga chiamato come la più grande della creature, è comunque una creatura. Il Gesù di Ario non può conoscere Dio e perciò non lo può rivelare. E sebbene il Gesù o Figlio di Ario non possa essere sorpassato, cioè il suo dio non può crearne uno superiore a lui, Dio può comunque crearne uno uguale al Figlio.

La porta quindi è lasciata spalancata ad altri figli di Dio che raggiungano lo stesso suo grado e in ragione della loro opportunità nella storia, possono arrivare di fronte agli uomini più in alto di Gesù. Perciò non solo è eliminato Dio il Padre, ma anche Dio il Figlio e siccome per definizione non ci può essere nessun altro uguale a Dio, Dio lo Spirito Santo è ugualmente eliminato. A fronte di questo Dio inconoscibile e non rivelato l’uomo da solo si erge di fatto come il proprio dio.

Terzo, la bibbia pure viene eliminata. Un Dio incoerente non può rivelare se stesso. Vengono escluse sia una rivelazione in Cristo sia nella bibbia. Come può un dio essere dichiarato quando per definizione è al di là dell’auto dichiarazione sia nel suo figlio che nella sua parola? Il dio di Ario, come l’uomo, è privo di piena auto- coscienza; il suo essere è pregno di mera fattualità e in effetti pieno di caos: “Perché egli per sé stesso ciò che è, cioè inesplicabile”.

Quarto, viene negata la risposta biblica al problema dell’uno e del molteplice. Nel Dio trino, un Dio, tre persone, vi è una ugual valore ultimo dell’uno e del molteplice. Unità e particolarità sono ugualmente importanti. Ario riaffermò l’enfasi pagana sull’unità, e quell’unità era l’impero. Ovunque, lo statalismo pagano trovò l’arianesimo una dottrina ideale e per secoli l’arianesimo fiorì in Europa come la dottrina ufficiale. L’arianesimo introdusse l’anti-cristianesimo nel nome della cristianità. Professando una “cristianità ariana” i regnanti poterono mettere al bando e perseguitare il cristianesimo ortodosso come sovversivo.

Quinto, come risulta ora chiaro, l’Arianesimo fu umanesimo e statalismo. Fu una fede diffusa tra i regnanti e rese possibile l’esaltazione pagana dello stato come un ordine divino-umano e la politica come via di salvezza. L’imperatore, Costantino il Grande, con la sua concezione prettamente romana della religione, si convertì presto all’arianesimo per ottenerne l’appoggio. Sulle sue monete, da un lato vi è la testa di Costantino, sull’altra il Dio-Sole [8]. Per l’impero la porta era aperta a Gesù come la più eccellente della creature, ma anche a molte altre creature divine, tutte aventi lo scopo di unificare l’impero romano come l’Ordine umano-divino. I vescovi ariani furono inevitabilmente statalisti nel loro orientamento di fede: per loro l’impero fu il vero ordine di Dio e l’imperatore la presente manifestazione di Dio e della sua potenza sulla terra.

Al Concilio di Nicea, A.D. 325, la battaglia fu condotta attorno alle parole chiave homoousion (essere di una essenza, cioè con il Padre), a homoiousion (di essenza simile), il compromesso semi-ariano creato per ottenere una somiglianza di ortodossia mentre essenzialmente la distruggeva. Gibbon si occupò della differenza tra le posizioni con disprezzo; il suo odio per l’ortodossia è chiaramente manifesta. In una conosciuta nota di fondo pagina Gibbon notò: “Non posso astenermi dal ricordare al lettore che la differenza tra Homoousion e Homoiousion è quasi invisibile persino al più fine occhio teologico”[9]. E’ impossibile lasciar passare questa per ignoranza: Gibbon sapeva cosa c’era in palio e la sua lealtà si esprimeva nei confronti dello statalismo come la speranza dell’uomo.

Il trionfo dell’ortodossia a Nicea ebbe una importanza tremenda. Shaff osservò:

Il Concilio di Nicea è il più importante evento del quarto secolo e la sua vittoria senza sangue su quel dannoso errore è una causa di progresso per la civiltà molto più grande di tutte le sanguinose vittorie di Costantino e dei suoi successori [10].

Il commento di Leith è altrettanto importante:

Teologicamente, l’affermazione che il Figlio è solo come Dio minò la convinzione della comunità cristiana riguardo la finalità di Gesù Cristo. L’affermazione che egli era come Dio presupponeva uno standard per stabilire se egli fosse come Dio e fino a che punto fosse come Dio; inoltre lasciava aperta la possibilità che qualcun altro più simile a Dio potesse apparire. Il cristianesimo avrebbe potuto essere solo una di molte possibili religioni. Se Dio stesso è incarnato in Gesù Cristo, allora questa è la Parola finale: non c’è nient’altro che possa essere detto.
Il significato culturale della teologia di Nicea è rivelato nella decisione dei politici imperialisti di essere Ariani. L’imperialismo come una strategia politica era più compatibile con un Cristo che fosse qualcosa meno della piena e assoluta Parola di Dio [11].

Il Credo di Nicea, nella sua forma originale, secondo Eusebio di Cesarea, recita:

Noi crediamo in un unico DIO, il Padre Onnipotente, Creatore di tutte le cose, visibili e invisibili; e in un Signore GESU’ Cristo, il Figlio di DIO, unigenito dal Padre, che è della sostanza del Padre, DIO da DIO, generato, non creato, della stessa sostanza del Padre, dal quale tutte le cose furono create in cielo e in terra, colui che per noi uomini e per la nostra salvezza scese dal cielo, si incarnò, fu fatto uomo, soffrì, risuscitò il terzo giorno, ascese ai cieli ed egli verrà a giudicare i vivi ed i morti. E nello SPIRITO SANTO. Coloro che dicono che ci fu un tempo in cui non esistette, che non era prima di essere generato, che fu creato dal nulla, o coloro che dicono che sia un’altra incarnazione, o di un’altra sostanza [che quella del Padre] o che il Figlio di Dio è stato creato, che egli è mutevole, o soggetto a cambiamento, è colpito da anatema dalla Chiesa Cattolica [12].

Dal momento che si trattò di un concilio ecumenico, si usò la dicitura greca “Noi crediamo”, ma la versione occidentale fu cambiata in “Io credo”. I concili seguenti e l’uso portarono a una più chiara formulazione a punti, cioè all’usuale lettura occidentale del credo:

Io credo in un solo Dio il Padre Onnipotente, Creatore del cielo e della terra,
di tutte le cose visibili e invisibili.
E in un Signore Gesù Cristo, l’Unigenito Figlio di Dio; generato da suo Padre prima di tutti i secoli (mondi), Dio da Dio, Luce da Luce, Vero Dio da Vero Dio; generato, non creato, della stessa sostanza del Padre, per mezzo di lui tutte le cose sono state create: colui che per noi uomini e per la nostra salvezza scese dal cielo e s’incarnò di Spirito Santo nella vergine Maria, E fu fatto uomo: E fu anche crocifisso per noi sotto Ponzio Pilato; egli soffrì e fu sepolto;
E il terzo giorno risuscitò da morte secondo le Scritture;
E ascese al cielo, E sedette alla destra del Padre;
E verrà di nuovo, con gloria a giudicare sia i vivi che i morti;
il Cui regno non avrà fine.
E credo nello Spirito Santo, il Signore e datore di vita, che procede dal Padre e dal Figlio; che con il Padre e con il Figlio è lodato e glorificato;
Che parlò per mezzo dei Profeti;
E credo nell’unica Chiesa Cattolica e Apostolica;
Io riconosco un Battesimo per la Remissione dei Peccati;
E aspetto la Resurrezione dei morti,
E la Vita del mondo che verrà. Amen.

Com’è evidente a prima vista, il Credo di Nicene è un’espansione del credo Apostolico e una difesa di quest’ultimo dall’uso distorto della reinterpretazione. Nella sua forma presente, esso recepisce il lavoro dei concili seguenti, incluso quello di Calcedonia.

La più importante tra la aggiunte successive è la clausola Filioque, cioè la processione dello Spirito Santo dal Figlio. I persistenti elementi del subordinatismo furono perciò eliminati in Occidente; in Oriente la clausola venne invece rigettata. Per mezzo di questa clausola fu dichiarata la piena parità tra il Padre e il Figlio; la Trinità è un Dio, tre persone, con nessuna subordinazione di una persona ad un’altra nella sostanza o nell’essere, ma solo in termini di finalità o operatività.

Ario, dopo Nicea, acquisì potere attraverso l’influenza politica. Al suo richiamo Alessandro, Primate di Alessandria, si prostrò in lacrime nel sacrario pregando: “Se Ario verrà domani in chiesa, portami via e non lasciarmi perire con il colpevole. Ma se avrai compassione della tua chiesa, come Tu hai, porta via Ario, affinché quando egli entra non entri l’eresia con lui”. La mattina seguente, durante la sua trionfante processione verso la chiesa per essere formalmente e pubblicamente riconciliato con l’autorità pubblica, Ario si fermò e lasciò improvvisamente la processione per dolori intestinali. Dopo aver atteso per un po’, i suoi seguaci lo cercarono e trovarono che il vecchio uomo era collassato nel sangue e crollato capofitto in una latrina aperta. Il partito ortodosso richiamò trionfante le parole sulla morte di Giuda, che “essendosi precipitato, gli si squarciò il ventre e tutte le sue interiora si sparsero” (Atti 1:18). La modalità della morte di Ario fu usata dagli ortodossi per confondere gli eretici e incoraggiare i santi e fu dichiarato un atto di Dio. Gli eretici preferirono dimenticarlo e gli eretici moderni lo hanno cancellato al pari di altri simili episodi dai libri di storia come “irrilevanti”. Esso fu tuttavia una provvidenziale conclusione alla grande battaglia intellettuale e spirituale di Nicea.

 

Note:

1 Hugh M. Scott, Origin and Development of Nicene Theology ( Chicago: Chicago Theological Seminary Press, 1896), 95n.
2 F. J. Badcock, The History of the Creeds ( Seconda edizione: London: SPCK, 1938), 28 e ss. Ireneo cita questo credo in Against Heresies, Libro I, XXI, 3; sui Marcioniti vedi libro I , xiii-xii, in Ante Nicene Christian Library, vol. V, The Writings of Ireanaeus, I, 51-86.
3 Irenaeus, Against Heresies, Libro I, xxi,4; in Irenaeus,I,83. 4 Ibid., libro I, xxi, 5; in I, 84.
5 sostenuto: la cui esistenza dipende dal Padre. (N.d.T)
6 idee: chiaro concetto platonico. (N.d.T.)
7 Athanasius,”De Synodis,” nella Parte II, in Philip Schaff and Henry Wace, Nicene and Post-Nicene Fathers, Serie II, vol. IV (Eerdmans edition), 457 s.
8 Fred Reinfeld and Burton Hobson, Ancient Coins (New York:Streling,1964) 47, piatto 104
9 Edward Gibbon, The Decline and Fall of The Roman Empire,I,(New York: modern Library), 719n.
10 Philip Shaff, History of the Christian Church, III 631.
11 John H. Leith, Creeds of the Church,(Chicago: Aldine Publishing Co.,1963), 29.
12 Charles Joseph Hefele, A History of the Christian Councils, from the Original Documents, to the Close of the Council of Nicaea, A.D. 325 (Seconda edizione, rivista. Edinburgh: T. & T. Clark, 1872), 294 e ss. Vedi Athanasius, op. cit., 75. “Council of Nicaea”, a Theodoret, “The Ecclesiastical History “, I, ii, in Nicene and Post-Nicene Fathers, Serie II, vol. II, 50.


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