Capitolo 7

Gesù Cristo e l’inizio della cristianità

Introduzione

In contrasto con la visione pagana di un universo caotico, la Bibbia dichiara che Dio è il Creatore di tutte le cose. In contrapposizione alla convinzione che l’universo sia in definitiva privo di significato o perverso, la Bibbia espone il governo totale e misericordioso di tutte le cose da parte di Dio. Riguardo alla persecuzione che i suoi discepoli avrebbero subito, Gesù dichiarò che Dio regna ancora in modo assoluto e governerà e dominerà tutte le cose. In Matteo 10:24-35, nostro Signore ci dice:

Il discepolo non è da piú del maestro, né il servo da piú del suo signore, Basta al discepolo di essere come il suo maestro e al servo come il suo padrone. Se hanno chiamato il padrone di casa Beelzebub, quanto piú chiameranno cosí quelli di casa sua! Non li temete dunque, poiché non c’è nulla di nascosto che non debba essere rivelato e nulla di segreto che non debba essere conosciuto.  Quello che io vi dico nelle tenebre, ditelo nella luce, e ciò che udite dettovi all’orecchio, predicatelo sui tetti. E non temete coloro che uccidono il corpo, ma non possono uccidere l’anima; temete piuttosto colui che può far perire l’anima e il corpo nella Geenna. Non si vendono forse due passeri per un soldo? Eppure neanche uno di loro cade a terra senza il volere del Padre vostro. Ma quanto a voi, perfino i capelli del vostro capo sono tutti contati. Non temete dunque; voi siete da piú di molti passeri. Chiunque perciò mi riconoscerà, davanti agli uomini, io pure lo riconoscerò davanti al Padre mio che è nei cieli. Ma chiunque mi rinnegherà davanti agli uomini, io pure lo rinnegherò davanti al Padre mio che è nei cieli. Non pensate che io sia venuto a mettere pace sulla terra; non sono venuto a mettervi la pace, ma la spada.  Perché io sono venuto a mettere disaccordo tra figlio e padre tra figlia e madre, tra nuora e suocera.

Nostro Signore ci dice che la vita è davvero una battaglia, ma è una battaglia verso la vittoria. Tutte le cose sono sotto il governo totale di Dio, non nelle mani di Satana o dell’uomo. Tutte le cose che gli uomini fanno saranno rivelate, giudicate, punite o ricompensate. Il governo e la cura di Dio sono totali, fino ai capelli della nostra testa. “Confessatemi”, ha detto Gesù, “davanti agli uomini, davanti ai miei nemici, mentre combattete contro di loro, e io vi confesserò davanti al Padre”. Non era venuto per unire il bene e il male, ma per dividere e distruggere il male. Nella Bibbia abbiamo quindi un resoconto più fermo e infallibile del peccato dell’uomo e del male della storia, ma abbiamo anche la certa promessa della vittoria.

Capitolo sette

Gesù Cristo, della casa di Davide, nacque a Betlemme di Giudea tra il 6 e il 4 a.C. La sua nascita e la sua vita sono eventi che la maggior parte degli storici, essendo di tradizione ellenica, nella migliore delle ipotesi si accontentano di menzionare brevemente, e poi di ignorare. Scelgono di ignorare il racconto biblico perché non coincide con la loro concezione della storia che non concede spazio al soprannaturale. In virtù del loro pregiudizio naturalistico, rifiutano di considerare qualsiasi cosa contraria e scelgono di agire come se non esistesse.

Il racconto biblico è chiaro: Gesù fu concepito di Spirito Santo e nacque dalla vergine Maria. Gli eventi miracolosi che circondarono la sua nascita erano di pubblico dominio; troppe persone furono coinvolte in quegli eventi straordinari perché potessero restare segreti. Molto tempo dopo che tutte le persone coinvolte negli eventi del Nuovo Testamento erano morte, e solo dopo che furono morte, i rabbini velenosamente chiamarono Gesù figlio di un’adultera e cercarono di diffondere storie scandalose su di Lui. È significativo che nessuno di questi sia stato scritto durante la sua vita o negli anni immediatamente successivi, poiché c’erano troppi testimoni viventi che potevano confutare tutti questi racconti maligni. I rabbini aspettarono molto tempo prima di mettere per iscritto una simile affermazione. L’assenza di qualsiasi riferimenti aperto a Gesù da parte di contemporanei giudaici è dovuta a questo stesso fatto: la vita e i miracoli di Gesù erano di dominio pubblico, e scrivere qualcosa in contrapposizione avrebbe screditato i suoi nemici.

La venuta di Cristo attirò l’attenzione politica fin dall’inizio, e il massacro dei bambini di Betlemme da parte di Erode, dai due anni in giù, fu una conseguenza. C’era una buona ragione per questo. Sebbene il regno di Cristo non fosse di questo mondo, era sicuramente per questo mondo e su questo mondo. Dio era stato il re dell’antico Israele. Quando fu rifiutato a favore di una monarchia umana, usò quella monarchia, di cui aveva ordinato il progressivo crollo, sia per farne il veicolo della venuta del Messia, suo Figlio, sia anche, attraverso il fallimento di quella monarchia umana, per condurre le persone a realizzare che la loro unica speranza di salvezza è nella regalità e nel sacerdozio di Dio e nella Parola di Dio, non in alcun ordine umano e politico.

Le implicazioni della venuta del Messia erano state spiegate dai profeti ispirati. Avrebbe salvato gli uomini dal potere del peccato e della morte mediante la sua espiazione e la sua morte sacrificale come rappresentante degli eletti, gli eletti di Dio di ogni popolo, lingua e tribù. Sarebbe venuto come il grande Re dell’universo, sulle cui spalle sta il governo di tutte le cose (Isaia 9,6), e sarebbe stato il vero Dio da Dio vero, come affermava lo stesso versetto di Isaia.

Dio chiarì enfaticamente parlando a Ciro tramite Isaia (45:7) che la religione dualistica di Ciro era falsa: “ Io formo la luce e creo le tenebre, faccio il benessere e creo la calamità. Io l’Eterno, faccio tutte queste cose”. Invece di due dei, esiste un Dio totalmente assoluto e sovrano che crea, ordina e governa tutte le cose.

Gesù Cristo, mediante la sua incarnazione, era allo stesso tempo questo Dio sovrano e assoluto, la seconda persona della Trinità, e anche veramente e pienamente uomo. Era odiato dai leader religiosi per essersi “fatto uguale a Dio” (Giovanni 5:18), ma lo odiavano anche per aver rifiutato di essere il loro re dei re, per aver rifiutato di porre la sua regalità divina e i suoi poteri miracolosi sotto il loro controllo ( Giovanni 6:14-15). Gesù, in risposta, dichiarò che l’uomo poteva partecipare alla sua umanità solo accettando il suo sacrificio: cioè mangiando la sua carne e il suo sangue, accettando il sacrificio della sua umanità per i propri peccati (Giovanni 6:30-63). L’appartenenza dell’uomo al corpo di Gesù Cristo e alla sua Chiesa, come esposto nel sacramento della Mensa del Signore, non può quindi essere altro che un partecipare alla sua perfetta umanità! Non può esserci alcun superamento del divario umano-divino da parte dell’uomo, e l’incarnazione di Cristo, come vide chiaramente Calcedonia, non deve essere intesa in termini pagani, poiché è un’unione delle due nature senza confusione.

Gesù ha sfidato l’alleanza satanica tra religione e regalità terrena, tra speranze di salvezza dentro e da parte di un ordine politico. Sfidando le autorità religiose, Egli citò il Salmo 82:6: “Voi siete dei; e voi tutti siete figli  dell’Altissimo” (Giovanni 10:34). Perché si chiamavano così? Perché Dio aveva dato loro un titolo così stravagante? Perché sono coloro “ai quali è stata rivolta la parola di Dio” (Giovanni 10:35). Ricordando loro questo versetto, Gesù ha ricordato loro la condanna a morte promessa per essere venuti meno alla loro responsabilità: «Morirete come gli uomini» (Sl 82:7). Ogni membro del Sinedrio sapeva che questa era la conclusione della citazione. Gesù infatti ha condannato a morte Gerusalemme (Matteo 24).

Il conflitto tra le due concezioni del regno, quella di Dio e quella di Satana, è stato presentato in modo netto nella Tentazione. Quella di Satana avrebbe una sicurezza economica miracolosa, le stesse pietre trasformate in pane, e un mondo in cui non sarebbe necessario che l’uomo avesse fede, poiché i grandi miracoli costringerebbero a credere. Il Regno di Cristo invece richiedeva fede e prove. Come afferma Paolo: “Dobbiamo entrare nel regno di Dio attraverso molta tribolazione” (Atti 14:22).

Gesù, inoltre, ha chiarito che Egli si trovava in una relazione esclusiva e totale con Dio. Come Egli affermò chiaramente: “Nessuno conosce [o comprende] il Padre se non il Figlio” (Matteo 11:27). Si definisce Figlio dell’Uomo, titolo chiaramente divino e messianico.

Sulla croce, Gesù apparve chiaramente non come una vittima, ma come il sacerdote, profeta e re sofferente e tuttavia vittorioso. Quando il ladrone morente, in linguaggio liturgico, invocò Gesù, dicendo: “Ricordati di me”, Gesù rispose come Dio, promettendogli incondizionatamente un posto nel Paradiso “oggi” (Lu 23:43). Nel linguaggio formale e giuridico del diritto di famiglia, Egli prese accordi per la cura di sua madre Maria (Giovanni 19:26 ss.). Fu pronunciato il Salmo messianico 22, la fiducia suprema della preghiera familiare di Israele, il Salmo 31, e infine la conclusione sacerdotale: “Tutto è compiuto” (Gv 19,30).

Nella sua risurrezione è stato spezzato il potere del peccato e della morte ed è stata proclamata la pienezza del suo regno, cioè la grande e definitiva vittoria sul peccato e sulla morte, che verrà con la fine della storia.

Il silenzio degli storici allora, e il silenzio degli storici oggi, è eloquente. Per quanto si sforzino, non riescono a adattare Gesù Cristo a uno stampo ellenico. La loro condotta abituale è stata quella di agire come se Egli non fosse mai esistito, di attaccare la chiesa per ogni sua fragilità e di aggirare Gesù Cristo. Gli sforzi dei critici per distruggere la validità del documento biblico sono sempre sfociati in un labirinto di auto-contraddizioni e in studiati tentativi di sopprimere la storicità di qualsiasi cosa offensiva alla loro fede naturalistica. Scelgono di negare lo status di “fatto” a tutto ciò che non rientra nella loro visione limitata del mondo, un metodo con evidenti debolezze.

La chiesa fondata da Gesù non deve essere identificata con il suo regno, che è il suo regno ovunque. Una nazione devota è una parte del suo regno, così come lo è una scuola o un’università cristiana, un’azienda, una fattoria o qualsiasi altra istituzione o attività, ma nessuna di queste fa parte della chiesa. La chiesa è semplicemente un aspetto del regno di Cristo, a cui è affidato il ministero della parola e dei sacramenti, proprio come lo stato cristiano ha il ministero della giustizia nei termini della parola di Dio. La chiesa fondata da Gesù era dotata, nella compagnia apostolica, dei doni dello Spirito Santo come testimonianza della potenza viva e della presenza di Gesù Cristo.

La chiesa nel Nuovo Testamento comprendeva uomini sia nelle alte che nelle basse posizioni, e potrebbe aver raggiunto il mezzo milione al tempo dell’ultimo scritto di Giovanni. Ma era un gruppo sparso, che si riuniva nelle case (non c’è traccia di una edificio chiesa costruito nell’era del Nuovo Testamento), perseguitato e pieno di molte eresie. I Giudei e gli ebrei in esilio portarono eresie legalistiche, e i Gentili portarono eresie elleniche e di altro tipo, nonché una bassa moralità. Anche l’opera della chiesa contro questi handicap e queste persecuzioni sembrava un compito senza speranza, ma la vera chiesa è sempre stata più che l’uomo: è il corpo vivente di Gesù Cristo, che difende e preserva la sua vera chiesa.

Paolo, come grande missionario della chiesa, non solo fondò chiese in Asia Minore e in Europa, ma, con le sue epistole, si occupò anche delle eresie che sorsero. Il mondo che Paolo e gli altri apostoli affrontarono era più simile al mondo del ventesimo secolo che a quello di qualsiasi altra epoca. Per la prima volta la storia fu dominata dai grandi centri urbani, situazione che non si sarebbe più ripetuta dopo la caduta di Roma fino al XX secolo. I vecchi metodi consolidati erano stati erosi; le vecchie fedi e certezze erano scomparse. Gli uomini erano atomistici, nel senso che non avevano alcuna delle antiche lealtà alla famiglia, al clan, al paese o alla fede. Ognuno pensava per sé in un mondo duro e senza radici. Sebbene tutte le vecchie istituzioni fossero indebolite o erose, un’istituzione aveva acquisito maggiore forza: lo Stato. Gli uomini si rivolgevano allo Stato per ogni tipo di risposta, speravano nella salvezza attraverso leader e forme politiche e chiedevano sicurezza allo Stato.

Era anche un mondo sempre più stufo della guerra e desideroso di pace e sicurezza. Roma offrì la pace romana, pace nell’unità dell’Impero e nella sottomissione alla sua giurisdizione e ai suoi controlli. Gesù aveva promesso la divisione in termini di se stesso, non la pace ma la spada (Matteo 10:34-36). Anche i legami familiari più stretti sarebbero stati spezzati in termini di fedeltà a Lui. La pace che offriva era in netto contrasto con la pace del mondo, ed era pace nonostante le circostanze difficili:

“Io vi lascio la pace, vi do la mia pace; io ve la do, non come la dà il mondo; il vostro cuore non sia turbato e non si spaventi”. (Giovanni 14:27).

La prima persecuzione che i cristiani dovettero affrontare fu da parte delle autorità della Giudea, che lavoravano in tutto l’Impero per creare problemi ai cristiani. Dopo la guerra giudeo-romana del 66-70 d.C. iniziarono le persecuzioni da parte delle autorità romane.

Quella particolare guerra è stata predetta e descritta da Gesù, che si è presentato chiaramente come il Signore di tutta la storia. Quando il Sinedrio lo processò, Egli rivelò loro che era il loro giudice e che presto sarebbe venuto su di loro sotto forma di giudizio (Matteo 26:64). Giovanni 1:1-18 chiarisce chi era Gesù: “Tutte le cose sono state fatte per mezzo di lui (il Verbo), e senza di lui nessuna delle cose fatte è stata fatta”. Questo è il presupposto di tutte le Scritture.

La conclusione di uno storico, John Warwick Montgomery, in The Shape of the Past (1962), è puntuale:

Gv. 14:6 (Gesù disse): “Io sono la via, la verità e la vita; nessuno viene al Padre se non per mezzo di me”. Atti 4:12 (riferendosi a Gesù dice): “Non c’è salvezza in nessun altro, poiché non c’è nessun altro nome sotto il cielo concesso agli uomini, mediante il quale possiamo ricevere salvezza”. Ignorare queste testimonianze di Gesù e della chiesa primitiva riguardo all’unicità e alla finalità del cristianesimo significa altro che abrogare la propria posizione di storico.

Resta un punto molto importante. In tutto l’Antico Testamento la pluralità della divinità era chiaramente evidente. La parola comune per Dio era “Elohim”, il plurale di “El”, Dio, così che il riferimento è agli Dei, tranne che Elohim è un sostantivo plurale che prende un verbo singolare, indicando in tal modo la pluralità della Divinità e la sua unità. Inoltre, lo Spirito di Dio è costantemente presente nell’Antico Testamento, come lo è anche la Seconda Persona della Trinità, come Angelo del Signore, come Sapienza e sotto altri nomi. Nel Nuovo Testamento la Trinità è chiaramente enunciata e chiaramente delineata in molti passaggi.

Le implicazioni di questa dottrina sono enormi. Ecco la risposta al vecchio problema dell’uno e dei molti. Per il cristiano, non è l’uno o l’altro ma entrambi, poiché entrambi sono ugualmente fondamentali nella divinità, nell’unità di Dio e nella pluralità del Dio Uno e Trino. Non si tratta quindi dell’uomo cristiano o dello Stato, ma dell’uomo e dello Stato, non dell’individuo o del gruppo, ma dell’individuo e del gruppo. Non è né anarchismo né totalitarismo, ma piuttosto un luogo adatto sia per l’uno che per i molti, senza che nessuno dei due rivendichi tutta la realtà e cancelli l’altro. Il problema fondamentale della filosofia trova qui una soluzione meravigliosa, per coloro che la vogliono. L’ordine sociale che solo può preservare la libertà e l’ordine dell’uomo deve avere il suo fondamento in una fede trinitaria in cui è mantenuta l’unità e l’uguaglianza delle Tre Persone, insieme alla loro uguaglianza ultima. Indebolire l’ortodossia cristiana significa quindi aprire la porta all’anarchia e al totalitarismo.

Domande per lo studio

  1. In che modo il concetto cristiano di Regno di Dio è diverso dal concetto di impero mondiale?
  2. Cosa significa essere uniti in Cristo? Come dovrebbe questa dottrina condizionare la nostra visione della società e dello stato?

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