Capitolo Due
L’Antico Egitto

Introduzione

 Nel rendiconto sull’antico Egitto fatto da John A. Wilson compare una parola importante: monofisita. Il monofisismo sostiene che tutto ha un’esistenza e una natura comune e che la sola differenza è di grado, non di tipo.  Questo è in diretta contraddizione con la rivelazione biblica. Per i cristiani biblici ci sono due tipi di essere o di esistenza: l’essere e la natura di Dio divina, non creata, e l’essere creato e la natura creaturale dell’uomo e di tutta la creazione. Questi due sono separati e distinti: non possono essere confusi o mescolati. In Gesù Cristo, l’umano e il divino vennero insieme in perfetta unione senza confusione nel fatto unico dell’incarnazione. In tutte le religioni non-bibliche, gli uomini si sono dati ad una forma di monofisismo, ad una credenza nella comune natura ed esistenza tra uomini e dèi, talché gli dèi sono uomini divinizzati e gli uomini sono potenziali dèi. Questa fede fu formulata chiaramente nell’antico Egitto.

Secondo gli Egizi, gli dèi evolvettero dalla creazione e dall’umanità. Gli dèi dipendevano dagli uomini e gli uomini dipendevano dagli dèi. Lo stato era l’ordinamento finale di uomini e dèi, e l’uomo non poteva vivere fuori da quell’ordine perfetto.

Fino ad oggi tra gli egiziani il nome dell’Egitto è spesso Mitsraim (Ge. 10:6), il nome del figlio di Cam. L’Egitto, però, non è più governato da Egiziani, o Copti, ma da Arabi, i suoi conquistatori musulmani.  I Copti sono oggi una minoranza.

Nei tempi antici, il grande centro della civiltà era il crocevia dei continenti. Tre continenti si incontravano nell’Asia Minore: Asia, Africa ed Europa. La grande strada che collegava questi continenti era la Palestina. Di conseguenza, il controllo di quest’area era di grande importanza, ed ogni impero puntava a conquistarla. L’Egitto ne fu il padrone per secoli. Ancora oggi, quest’area del mondo è d’importanza strategica. Attraverso i Dardanelli passano più commerci e beni di qualsiasi altra area del mondo.

A quel tempo, comunque, la fertilità e la produttività del Nord Africa e del Medio Oriente era molto maggiore di oggi. L’area ha sofferto deforestazione ed erosione. La sua popolazione totale al tempo di Gesù era grandemente maggiore che nel XX secolo.

Capitolo Due

È stato detto che i due terreni più fertili del mondo sono nella valle del Nilo in Egitto e la grande valle centrale della California. Che sia precisamente accurato oppure no, rimane vero che la valle del Nilo è uno dei terreni agricoli più fertili. Nell’antichità, naturalmente, l’importanza dell’Egitto era accresciuta dal fatto che il Sahara, una ragione grande abbastanza da contenere la maggior parte dell’Europa, era un’area fertile, ricca di fattorie, di città, di frutteti, di laghi e di fiumi. L’allevamento bovino era un’attività particolarmente dominante. A mano a mano che questa vasta area divenne progressivamente sempre più secca e stabilmente erosa e fu spogliata delle foreste e della vegetazione da una cattiva conduzione, la centralità dell’Egitto diminuì. Ad ogni modo, la fertilità dell’Egitto rimane ancora e il suo declino non può essere ridotto in alcun modo al cambiamento climatico.

Le esondazioni del Nilo lasciavano ogni anno un sedimento di terriccio alluvionale che arricchiva la valle e ne manteneva la fertilità. Un’antica ode Egizia al Nilo diceva, in parte: “Salute a te, O Nilo, che ti sei rivelato in tutto il paese, che vieni in pace per dare vita all’Egitto. Si alza? Il paese è ripieno di gioia, ogni cuore esulta, ogni essere riceve il proprio cibo, ogni bocca è piena … Esso crea tutte le cose buone, fa spuntare l’erba per le bestie”. Questa fede naturalista e religiosa ha molti esempi nell’antico Egitto. Giovenale, il satirico romano in Satire XV, ridicolizzò il continuato aspetto dell’antica fede Egizia, commentando sulla convinzione egizia che “è un empio oltraggio sgranocchiare coi denti porri e cipolle. Che santa razza  devono essere per avere tali divinità che spuntano nei loro orti!” Anche Plinio, nella sua Storia Naturale, notò che gli Egizi adoravano agli e cipolle. Si potrebbero citare molte altre divinità naturali. Effettivamente, per coprire la scena religiosa Egizia sarebbe necessario un catalogo di divinità. Il fatto sconcertante, comunque, è che molti di questi dèi sono basilarmente lo stesso dio in forme diverse. Questo ha indotto alcuni ad affermare che gli Egiziani fossero essenzialmente monoteisti – vale a dire che credessero in un solo dio, ma, come ha osservato John A. Wilson nel simposio Before Philosophy, gli Egiziani erano monofisiti: non è una questione di un unico dio ma di un’unica natura dei fenomeni osservati nell’universo con la chiara possibilità di scambi e sostituzioni. In relazione a dèi e a uomini gli Egiziani erano monofisiti; molti uomini e molti dèi, ma in definitiva tutti di un’unica natura”.

Uomini e dèi erano di un’unica natura, ma c’era una gerarchia di uomini e una di dèi, talché le due aree, di uomini e dèi, poteva essere descritta come una doppia piramide. Il re, o faraone, era ambedue un dio e un uomo e, nel mondo degli uomini, era “l’unico riconosciuto sacerdote di tutti gli dèi”. Tutti i sacerdoti erano delegati del re. Nel mondo degli dèi, vari dèi in tempi diversi governavano all’apice e templi e sacerdozi salirono al potere e caddero quando il loro dio: Geb, Ra, Osiride, Amon-Ra, Aton, o altri, aumentarono il loro potere. I sacerdoti divennero tanto potenti quanto corrotti quando il loro dio saliva in cima alla piramide. Essendo di un’unica natura con gli dèi, ed essendo capaci di manipolare gli dèi coi loro riti e le loro opere, i sacerdoti avevano dunque enormi potenzialità di controllo. Sir Wallis Budge ha espresso la differenza tra i prodigi fatti da Mosè e dai maghi d’Egitto: Mosè “operò al comando del Dio degli Ebrei, ma quest’ultimi per gli dèi d’Egitto al comando dell’uomo”. Ezechiele 20, 29, e 30 rendono chiaro che gli Ebrei persistettero nella loro eresia Egiziana e che, dopo la cattività babilonese, le pratiche Egiziane sembrano essere state rivitalizzate tra molti Ebrei.

Non solo sacerdoti e maghi, ma tutti gli uomini potevano manipolare in qualche misura gli dèi mediante riti, amuleti, e per mezzo delle opere. Nel Libro dei morti, è chiaro che l’uomo si aspettava la vita eterna in cambio del suo servizio d’opere. Più di questo, nell’essere accettato nell’altro mondo, diventava deificato in grande misura, per cui dichiarava: “Non ci sono membra del mio corpo che non siano membra di un dio. Il dio Thoth ha schermato il mio corpo tutt’intero e io sono Ra giorno dopo giorno.

Questo sviluppo dell’uomo era semplicemente un riflesso dell’evoluzione e dello sviluppo degli dèi. Il dio Neb-er-tcher dichiarava: “Mi sono evoluto con l’evoluzione del dio Khepera; mi sono evoluto con l’evoluzione delle evoluzioni che equivale a dire: mi sono sviluppato dalla materia primordiale che io ho fatto, mi sono sviluppato dalla materia primordiale. Il mio nome è Ausares (Osiris), il germe della materia primordiale”.

L’uomo, mentre si sviluppava, seguiva meramente gli dèi nel vantarsi delle sue opere e, essendo di una stessa natura con gli dèi, era legittimato a farlo. Il seguente passaggio dal capitolo 125 del Libro dei morti lo rende chiaro:

Non ho commesso il male contro gli uomini.
Non ho maltrattato il bestiame.
Non ho commesso peccato al posto della verità.
Non ho conosciuto ciò che non esiste (cioè non ho cercato di imparare ciò che non è inteso per i mortali).
Non ho visto il male …
Non ho ucciso …
Non ho causato sofferenza ad alcuno …

Mentre i vivi non adoravano i morti, li consideravano però una fonte di potere divino, così che, come ha notato R. T. Rundle Clark: “In Egitto c’erano due fonti di potenza — nel cielo e nelle tombe con gli antenati”. Il re era il mediatore di queste due fonti di potere: “La prima posizione faceva del re il figlio del Dio Sole; la seconda faceva di lui Horus, il figlio di Osiris … Osiris era sia l’Ades sia Dioniso, ambedue”. Gli uomini erano dipendenti dagli dèi, la fonte di potere e di ordine sociale, ma anche gli dèi erano dipendenti dall’uomo e dalla sua adorazione. L’uomo poteva quindi minacciare gli dèi proprio come gli dèi potevano minacciare l’uomo. Il sortilegio di un amante del 100 a.C. circa, che domandava che la sua amata ragazza “mi cerchi come il bue cerca l’erba” minaccia il dio: “Se non fai che mi cerchi darò fuoco a Busirisciti e brucerò Osiris!” Ma, poiché gli dèi sono più potenti, le minacce di solito venivano da loro, tramite il faraone e i sacerdoti. L’unico tipo d’ordine che riuscivano ad immaginare era un ordine sociale statico col monarca all’apice della piramide, con i suoi sacerdoti e ufficiali come i due lati che scendevano fino alla base. Tutti gli uomini appartenevano  al re in quanto dio, e non c’era vera vita separatamente da lui. La vera esistenza dell’uomo era pertanto compresa e sintetizzata nello stato. Inoltre, la loro salvezza non era solo una salvezza sociale ma era ricercata anche la salvezza fisica in questo mondo e in quello successivo.

Essendo in contatto con tre continenti, vicino all’Europa e all’Asia e situato in Africa, l’Egitto ha avuto un impatto sulla civiltà maggiore di quanto sia per ora stato riconosciuto. La sua influenza in tutta l’Africa è stata trattata da E. A. Wallis Budge in Osiris, ma l’influenza egiziana altrove richiede ulteriori studi. La natura statica dei concetti Egiziani, il loro desiderio di Stabilità e Permanente Durata, li ha separati dai concetti più dinamici di altre società sviluppatesi altrove, ma il concetto di staticità è rimasto come un obbiettivo della storia.

Gli Egiziani non avevano una parola che definisse lo stato. La parola stato è troppo limitata per esprimere l’ordine divino che la loro terra, governo e sovrano esprimevano. Ciò che per noi sarebbe schiavitù allo stato significava per loro ordine divino e sola speranza per l’uomo. L’uomo non poteva trascendere quell’ordine sociale; al di la di esso, o al di fuori, egli era nulla. Era la sua vita. Un uomo avrebbe potuto affliggersi per la propria condizione, ma qualsiasi cosa fuori dalla sua vita nello stato era per lui inimmaginabile.  Questa fede fu inscritta nella sua tomba dal visir Rekhmire: “Cos’è il re dell’Egitto Superiore e Inferiore? È un dio nella cui relazione si vive, il padre e la madre di tutti gli uomini, solo con se stesso senza pari”. Lo stato era l’espressione non solo della volontà degli dèi ma anche delle potenze della natura. La religione essendo identificata con la vita dello stato, l’uomo era tale non in termini di un Dio trascendentale, ma solo nei termini di uno stato divino e del suo ordine sociale. La felicità dell’uomo consisteva nell’essere in armonia con quest’ordine. Come scrisse Henry Frankfort in Ancient Egyptian Religion: “Il modo di vivere Egiziano … non appare come una lotta ma come un’armonia. All’interno dell’unita onni-inclusiva della natura e della società l’uomo si poteva muovere con dignità, sicurezza e felicità”.

Tranne che per la Bibbia e per Erodoto, gli storici sapevano relativamente poco dell’Antico Egitto finché la Stele di Rosetta, trovata nel delta del Nilo nel 1799 non provvide una chiave. Sulla stele era inciso un decreto scritto in tre tipi di caratteri: Greco e tardo e antico Egiziano, che al tempo nessuno sapeva leggere. Lo studioso francese Champollion usò il Greco per decifrare l’Egiziano e come risultato del suo lavoro, le iscrizioni  e i manoscritti in Egiziano antico furono aperti all’uso degli storici. Le piramidi e le tombe, malgrado i ladri di tombe di tutte le epoche, contenevano, con altre fonti, estese documentazioni dell’antico Egitto. Bisognerebbe notare che la scrittura Egiziana non era limitata agli antichi geroglifici pittorici, fu sviluppato anche un alfabeto di ventiquattro lettere.

La scienza Egizia fornì molti contributi ad altre culture e alcuni dei suoi contributi andarono pure persi, come i dispositivi tecnici usati per spostare pietre che pesavano molte tonnellate per molti chilometri fino ai cantieri di costruzione. Il calendario Egiziano di 365 giorni, dodici mesi di 30 giorni con cinque di festa alla fine dell’anno, fu adottato a Roma da Giulio Cesare, con le cinque festività aggiunte ai vari mesi lungo l’anno e aggiungendo un giorno ogni quattro anni per ottenere un anno di 366 giorni per  correggere il calendario. La revisione successiva venne con Papa Gregorio XIII nel 1582 d.C.

Lo storico greco, Erodoto (c. 485-425 a.C.), riportò che gli Egiziani si consideravano il popolo “più antico” del mondo in cultura e potenza, disdegnavano usare abitudini Greche e “i costumi di qualsiasi altro popolo”, e chiamavano “barbari tutti gli uomini che non parlavano la loro lingua”. Ai loro occhi essi erano al centro del mondo e la civiltà personificata, in paragone tutti gli altri erano fanciulli. Questa attitudine portò a una riluttanza ad associarsi con forestieri se non nei loro propri termini. Il potere e il prestigio dell’Impero di Salomone è indicato dal fatto quasi unico che una principessa Egiziana gli fu data come parte di un’alleanza: questo era contrario a tutte le usuali pratiche e politiche Egiziane.

Gli Egiziani credevano dunque nella loro propria importanza, e il loro stile architettonico incarnava questo monumentale senso d’esistere. La piramide più grande era in origine alta più di 146 metri, copre ancora quasi 13 acri ed è costruita con circa 2.300.000 blocchi di pietra del peso medio di due tonnellate e mezza ciascuna. Si dice che questa piramide di Cheope  abbia 5.000 anni. Le sue miniere furono scoperte nel 1938 nel deserto vicino alla frontiera col Sudan, cento o più chilometri dal Nilo. Il peso totale delle pietre in questa piramide è vicino ai sette milioni di tonnellate. Bisogna notare, comunque, che questa piramide è superata in misura dalla piramide Cholulu in Messico, che è la piramide più grande e il monumento più grande mai costruito. La base della piramide messicana copre un’area di 39,5 acri e il suo volume totale è stato stimato in 3.287.585 metri cubi contro i 2.568.904 di quella di Cheope (o Khufu). Entrambe le culture avevano un senso statico della storia e i loro monumenti erano espressione di questa confidenza che il vero ordine dei secoli fosse stato raggiunto.

Dalle documentazioni conosciute più antiche della storia egiziana è evidente che l’Egitto era uno stato sacerdotale. Nel periodo pre-dinastico, la valle del Nilo era divisa in province chiamate nomes, ciascuna governata da un sacerdote-principe o capoclan. A mano a mano che certi nomarchi, o sovrani di nomes, guadagnarono il potere su altri, il numero di ordinamenti politici diminuì finche rimasero solo due gruppi: l’Alto Egitto e quello Basso, e questi furono più tardi uniti sotto un solo sovrano, Menes, il quale fondò la prima dinastia. I tre grandi costruttori di piramidi: Khufu, Khafre e Menkure, appartenevano alla IV dinastia, la cui capitale era Menfi. La natura sacerdotale del sovrano faceva di lui e del suo stato il mediatore della salvezza al popolo. Gli uomini si aspettavano “la buona vita” non da un dio direttamente ma dallo stato, che era un ordine messianico.

Durante la maggior parte del periodo dell’Antico Testamento, con piccoli periodi di declino, l’Egitto rimase una potenza cospicua sulla scena mondiale. Nel XVIII secolo a.C. fu invaso dagli Hyksos, “sovrani di terre straniere” che governarono una porzione dell’Egitto fino a che non furono espulsi c. 1750 a.C. da Ahmose, il quale stabilì la diciottesima delle trenta dinastie che governarono l’Egitto. Alcuni dicono che gli Hyksos fossero un’orda mista di Semiti, Hurriani ed altri, benché esistano altre possibilità.

Ci furono periodi di declino, come sotto Akhenathon, erroneamente idealizzato da alcuni come un precoce monoteista. Nel 730 a.C. l’Egitto cadde per un periodo sotto controllo Etiope e soccombette all’attacco Assiro  nel 664 a.C., che culminò col sacco di Tebe. Gli Assiri lasciarono il controllo dell’Egitto nelle mani di vari principi il cui capo, Psammetico I, si rese gradualmente indipendente dall’Assiria e stabilì la ventiseiesima dinastia la quale diede all’Egitto 140 anni del suo periodo finale di maggiore prestigio. Il potere era saldo sulla base di mercenari greci e di mercanti greci. Quando Gerusalemme cadde a Babilonia alcuni Giudei si stabilirono in Egitto dove Elefantina (c. 586-399 a. C.) fu la colonia ebraica meglio conosciuta. Successivamente l’Egitto cadde sotto il dominio Persiano nel 525 a.C. quando Cambise sconfisse Psammetico III. Gli Egiziani non riuscirono a ribellarsi con successo fino al 405 a.C. sotto Amirteo, e seguirono 63 difficili anni di indipendenza finché la Persia riconquistò l’Egitto nel 341 a.C. Questo secondo periodo di dominio Persiano terminò nel 332 a.C. con la vittoria di Alessandro Magno a Isso e l’Egitto divenne parte dell’Impero Macedone.

Di lì in poi l’Egitto fu parte del mondo ellenico dominato dai Tolomei. Le rivolte dei nativi furono numerose ma senza successo. La condizione di prosperità della nazione sotto i Tolomei rese efficace il loro governo. Alessandria divenne non solo la capitale ma anche il centro intellettuale del mondo e gradualmente la vecchia fede egizia cominciò a scemare anche se la fede di Osiris e Isis e le religioni misteriche erano destinate ad avere un impatto notevole sul mondo greco-romano. L’Egitto non era più strettamente Egiziano. Con la sconfitta di Cleopatra nel 30 a.C. l’Egitto divenne parte dell’Impero Romano, un importante e prospera parte del granaio del mondo dei suoi tempi. Ciò rende comprensibile il potere che Marcantonio brandiva possedendo l’Egitto. Marcantonio, però, indebolì i propri vantaggi svilendo la moneta, mentre Ottaviano, o Cesare Augusto, come fu chiamato successivamente, rafforzò la moneta d’argento e la stabilità e ampliò la base del suo sostegno.

L’Egitto si era visto come il centro del mondo e la norma del mondo. In un inno che magnificava Tebe e il suo dio Amon-Re, datato nel regno di Ramesse II, intorno al 1301-1234 a.C.,si dichiara che Tebe era il luogo della creazione:

Tebe è normale oltre ogni (altra) città. L’acqua e la terra furono in lei fin dal principio dei tempi. (Poi) venne la sabbia per delimitare i campi e per creare il suo fondamento sull’altura; (così) la terra venne in esistenza.

Poi gli uomini venero in esistenza in essa, per fondare ogni città col suo vero nome, infatti il loro nome è chiamato “città” solo sotto la sorveglianza di Tebe, l’Occhio di Re … Ogni (altra) città è sotto la (sua) ombra, per magnificare se stesse per mezzo di Tebe. Ella è la norma.

Tebe, la biblica No (Geremia 46:25; Ezechiele 30:14-16; Nahum 3:8), costruita su ambedue i lati del Nilo, la capitale dell’Alto Egitto, anche conosciuta come Diospolis (la città di dio), fu la sede principale del culto di Amon. Tebe, il suo famoso tempio, fu distrutta nell’81 a.C.. Cadde dopo un assedio di tre anni a un Tolomeo soprannominato Latiro (Philometor Soter II) dopo aver giocato un ruolo di primo piano in una rivolta della popolazione nativa.  Così l’antico Egitto fu schiacciato. L’Egitto si era visto tanto come l’inizio della storia che come la sua fine, il vero ordine di vita. Era sopravvissuto più a lungo della maggior parte della principali potenze, e rimase come nome e come popolo quando altri imperi sono divenuti meramente nomi nella storia. Ma “lo splendore che fu l’Egitto” non fu il padrone del tempo e della storia ma semplicemente un’altra potenza vacillante e sconfitta nel conflitto continuo e in via di sviluppo.

Domande per lo studio

  1. Cosa significa monofisita, e perché è un’etichetta accurata per la comprensione Egizia degli dèi?
  2. In che modo questa comprensione monofisita era evoluzionista? Perché era anche necessariamente magica?

 


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