9. La sottomissione ai burocrati ecclesiastici non è nella Bibbia

 

Il mito della “sottomissione agli anziani” merita particolare attenzione, dato che è diventato il principale ostacolo alla visione universale della Chiesa codificata nelle Confessioni. È un mantra della Chiesa moderna che milioni di cristiani hanno accettato come vero a priori, senza, come veri Bereani, consultare la Bibbia per verificare se essa supporti realmente tale concetto.

Il comportamento di questi tiranni della Chiesa moderna deriva da una visione non biblica del potere e della sottomissione. Un’analisi completa di questa teoria del potere e della sottomissione al potere richiederebbe troppo spazio in quest’opera introduttiva, quindi mi limiterò a un riassunto, aggiungendo solo che diverse teorie simili, a sostegno di diverse forme di collettivismo, sono emerse nella Chiesa odierna: establishmentarianismo, patriarcalismo, high-churchismo, ecc. Basti dire qui che tale teoria del potere e della sottomissione non si basa sulla Bibbia e non è supportata dalla pattizia visione del mondo biblica. Si basa piuttosto sulla teoria del “diritto naturale”. Secondo tale teoria, il potere “naturalmente” esistente deve necessariamente essere esercitato, altrimenti è sprecato. Chi detiene il potere dovrebbe esercitarlo per costringere gli altri a fare il bene, non lasciarlo inerte e usarlo solo per impedire loro di fare il male. Il padre di famiglia (in quanto persona più potente nella famiglia), il governatore nel governo civile (in quanto persona più potente in un territorio geografico) o il consiglio degli anziani nella chiesa (in quanto coloro che detengono il potere decisionale ultimo nella chiesa) sprecherebbero il potere loro conferito se non lo usassero per costringere gli individui a seguire i loro piani. Allo stesso modo, gli individui “mancherebbero di rispetto all’autorità” se si affidassero al proprio giudizio e alla propria maturità, se seguissero i propri piani, la propria visione e la propria missione, soprattutto se questi piani, questa visione e questa missione non sono approvati dai potenti del momento. Questo, ancora una volta, verrà approfondito in un’altra occasione. Per ora, è sufficiente ricordare che lo statalismo moderno non è comparso dal nulla. Si è ispirato al collettivismo ecclesiastico moderno, o alla stessa dottrina della “sottomissione agli anziani” così diffusa oggi nelle nostre chiese.

La dottrina biblica del potere e della sottomissione è esattamente l’opposto di quella della “legge naturale”. La Legge di Dio limita chiaramente l’estensione di ogni potere nella società e lascia il potere maggiore all’autogoverno. Il Nuovo Testamento sostiene questo “robusto individualismo” della Legge dichiarando che “il capo di ogni uomo è Cristo” (1 Corinzi 11:3). Non il suo pastore o gli anziani, né il suo governo civile. Inoltre, Gesù dichiarò esplicitamente che nel suo Regno, l’ordine gerarchico pagano – dal potente al debole – viene capovolto, e sono coloro che servono ad essere la vera autorità, non coloro che detengono il potere:

E sorse anche una disputa tra loro su chi di loro fosse considerato il più grande. Egli disse loro: «I re delle nazioni dominano su di esse e coloro che esercitano autorità su di esse sono chiamati benefattori. Ma tra voi non sia così; anzi, chi tra voi è il più grande si comporti come il servo, e chi governa come il servo. Chi è infatti più grande, colui che sta a tavola o colui che serve? Non è forse colui che sta a tavola? Eppure io tra voi sono come colui che serve» (Luca 22:24-27).

Nel Regno di Dio, il potere: giuridico, fisico, intellettuale, governativo o ecclesiastico non è il fondamento dell’autorità. È vero il contrario: meno un uomo usa il suo potere per dominare sugli altri e più lo usa per servire (come colui che serve a tavola), maggiore è la sua vera autorità. Questo sistema invertito di potere e autorità a quanto pare è molto importante, dato che Gesù ripete lo stesso principio più volte (Matteo 20:25-28; 23:11; Marco 9:35-37; 10:42-45; Luca 9:46-48; ecc.).

Inoltre, più potere viene conferito a un uomo, più egli deve essere ritenuto responsabile e più severe devono essere le punizioni che riceve in caso di trasgressione (Luca 12:48). Agli uomini a cui viene conferito maggiore potere nella chiesa, o in qualsiasi società, non dovrebbero essere data cieca sottomissione, poiché ciò rappresenterebbe un ordine pagano. Al contrario, devono essere tenuti ai più severi standard, sotto stretto controllo, costantemente sorvegliati e immediatamente puniti e destituiti in caso di trasgressione. Solo in un ordine sociale pagano si concede la sottomissione agli uomini di potere. In una società pattizia, la sottomissione dovrebbe essere concessa ai servi. Ai servi viene data tutta la libertà di cui hanno bisogno per lavorare e servire. Gli uomini potenti sono tenuti al guinzaglio corto e subiscono immediatamente la ribellione e la punizione quando oltrepassano i loro limiti.

Pertanto, contrariamente a tutte le moderne mitologie di un presunto “comando biblico” di sottomissione agli anziani intesi come burocrati ecclesiastici, la Bibbia non contiene alcun comando di questo tipo. Contiene certamente comandamenti di sottomissione all’autorità, ma, in base all’affermazione di Gesù citata sopra, tale autorità non ha nulla a che vedere con il potere legale o le strutture ecclesiastiche.

Innanzitutto, l’unico versetto che nella traduzione inglese dice esplicitamente “sottomettetevi agli anziani” chiaramente non si riferisce agli “anziani” come “capi della chiesa”:

“Anche voi giovani siate sottomessi agli anziani” (1 Pietro 5:5).

Il significato chiaro della parola “anziani” è quello originale e diretto: “uomini più anziani” (questo è il significato della parola greca presbus). Il contrappunto tra anziani (presbuteros) e giovani (neoteros) è lo stesso di 1 Timoteo 5:1: “Non rimproverare aspramente un uomo anziano, ma piuttosto esortalo come un padre, i giovani come fratelli”.

Alcuni potrebbero obiettare che Pietro avesse in mente gli anziani della chiesa, dato che il contesto dei primi quattro versetti di 1 Pietro 5 indica uomini che ricoprono cariche formali. Tuttavia, tale carica formale deve essere prima presupposta e poi letta dentro questi versetti; anche in tal caso, non è chiaro perché solo i più giovani siano esortati all’obbedienza. I più anziani, che non sono anziani di chiesa, non sono forse tenuti a obbedire?

L’interpretazione più biblica del termine “anziani” nelle parole di Pietro non è “amministratori della chiesa”, bensì “uomini di autorità”, indipendentemente dal fatto che questi uomini avessero o meno un potere giudiziario ufficiale nella chiesa. Lo stesso termine greco per “essere sottomessi” (hupotasso) è usato in altri passi per diverse circostanze, ma un esempio importante in relazione al “sottomettersi” è 1 Corinzi 16:16, dove Paolo comanda alla chiesa di Corinto di “sottomettervi anche voi a tali persone”, e dal versetto precedente “tali” si intende la “famiglia di Stefana”. Ovviamente, l’intera “famiglia” non può essere un gruppo di amministratori della chiesa, poiché il termine include anche le donne della famiglia (e, se si è pedobattisti, anche i bambini). La particolare posizione di autorità della famiglia di Stefana derivava dal fatto che essi “erano le primizie dell’Acaia e si erano dedicati al servizio dei santi”. La loro autorità,  per ricevere sottomissione come “anziani”: più anziani nella fede di chiunque altro in quella chiesa, non aveva nulla a che fare con la loro posizione legale di potere, ma con il loro servizio. Ovvero, proprio come disse Gesù: sono i servi cui deve essere resa sottomissione, non i governanti. Per questo motivo, subito dopo aver ordinato ai Corinzi di sottomettersi a questa famiglia, Paolo aggiunge che ciò vale anche “e a chiunque si adopera e si affatica nell’opera comune”. È ovvio che la sottomissione è dovuta a coloro che servono.

Lo stesso concetto di sottomissione al servizio si ritrova in Ebrei 13:17: “Ubbidite ai vostri conduttori e sottomettetevi a loro, perché essi vegliano sulle anime vostre, come chi ha da renderne conto”. Anche in questo caso, l’ipotesi che i “capi” qui siano i “dirigenti ecclesiastici” è ingiustificata. La descrizione potrebbe adattarsi a chiunque ricopra una posizione di insegnamento, influenza e autorità, che siano burocrati ecclesiastici o meno. Escluderebbe, di fatto, qualsiasi “anziano di chiesa” che non sia in grado di dimostrare responsabilità per l’anima altrui. Costoro non meritano alcuna obbedienza e sottomissione, a prescindere dal loro titolo ufficiale nella chiesa.

Questo punto è ulteriormente sottolineato in 1 Timoteo 5:17:

Gli anziani che esercitano bene la presidenza siano reputati degni di un doppio onore, principalmente quelli che si affaticano nella parola e nell’insegnamento.

Questa è l’affermazione nella Bibbia più vicina all’obbedienza – o meglio, al “doppio onore” – rivolta agli ufficiali ecclesiastici, poiché la designazione di “anziano” è chiaramente collegata al verbo “presiedere”. Eppure, anche qui, il “doppio onore” è solo condizionale: “gli anziani che governano bene!”. Se presumiamo che questo versetto si riferisca ai funzionari della chiesa, la domanda che dobbiamo porci è: chi decide quali anziani governano bene e quali no? Lasciamo che siano i funzionari della chiesa stessi a dirlo? Sappiamo già qual è il criterio per un buon governo: il servizio. Ma chi o quale istituzione decide se un anziano è davvero all’altezza di tale criterio?

Per rispondere a questa domanda, dobbiamo riportare alla luce una delle dottrine più importanti, eppure più dimenticate, della Riforma: una dottrina che nei secoli precedenti era considerata da quasi ogni teologo riformato il segno distintivo del protestantesimo stesso, eppure oggi è raramente menzionata. Nei pochi casi in cui viene citata, è solo per essere respinta, denigrata e ridicolizzata. Di quale dottrina si tratta? È la dottrina del diritto e del dovere del giudizio privato.


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