2. Confessionalismo  battista a metà

 

Nell’insistenza sull’appartenenza alla chiesa locale, o “essere parte della chiesa locale”, sembra che Durbin sia in accordo con la tradizione battista e il confessionalismo battista riformato. La “appartenenza obbligatoria alla chiesa locale” è effettivamente parte integrante della tradizione battista. E non è solo tradizione. Di fatto, è specificamente codificata in quella che possiamo definire l’ultima grande confessione battista riformata, ovvero la Confessione di fede battista di Londra del 1689.

La Confessione battista del 1689 si basava sulla Confessione di Westminster del 1647 e la ricalca quasi parola per parola, ad eccezione del capitolo sul battesimo e di pochi altri punti, in particolare il capitolo “Della Chiesa” (cap. 25 nella Confessione di Westminster; cap. 26 nella Confessione di fede Battista di Londra). I cambiamenti in questo capitolo sono di enorme importanza. Mentre la Confessione di fede di Westminster si esprime in soli sei articoli e non considera altro che la chiesa universale affidando la questione delle congregazioni locali a standard non confessionali, la Confessione di fede Battista di Londra ha 15 articoli, dei quali 11 delineano specificamente la forma, l’appartenenza, il governo e molte altre caratteristiche specifiche delle chiese locali. Questa è una linea di demarcazione molto netta tra il confessionalismo presbiteriano/congregazionalista da una parte e il confessionalismo battista dall’altra. Contrariamente a quanto molti suppongono, il presbiterianesimo concede molta più libertà in materia di forme ecclesiastiche, sebbene vedremo in seguito che le moderne denominazioni presbiteriane differiscono sostanzialmente nella loro visione del governo della chiesa e dell’appartenenza come membri. Quanto ai battisti, essi sono confessionalmente vincolati a una visione molto specifica dell’appartenenza alla chiesa, sancita dalla loro stessa Confessione. Il linguaggio è particolarmente forte a questo riguardo:

Nell’esercizio di questo potere che gli è stato così affidato, il Signore Gesù chiama a sé dal mondo, mediante il ministero della sua parola, per mezzo del suo Spirito, coloro che gli sono stati dati dal Padre suo, affinché camminino davanti a lui in tutte le vie di obbedienza che egli prescrive loro nella sua parola. A coloro che sono stati così chiamati, egli comanda di camminare insieme in particolari comunità, o chiese, per la loro reciproca edificazione e per la dovuta celebrazione di quel culto pubblico che egli richiede loro nel mondo (LBCF 26:5; enfasi aggiunta).

La Confessione non offre un solo versetto biblico che insegni chiaramente un simile “comando”. I teologi battisti successivi ammisero che non esiste un versetto biblico a sostegno. Persino John MacArthur, nonostante la sua insistenza sulla “appartenenza alla chiesa”, ammette che la Bibbia non ne parla mai [2]. Anche i teologi presbiteriani moderni che sostengono il concetto di “appartenenza obbligatoria alla chiesa locale” ammettono che non esiste alcun versetto che insegni esplicitamente tale “appartenenza alla chiesa locale”. Il più forte argomento biblico a favore di tale “appartenenza” utilizzato all’epoca era Atti 2:41-42; ma il testo chiaramente non parla di un patto con una chiesa locale. (Come fecero esattamente a organizzare una “chiesa locale” di migliaia di persone, provenienti da tutte quelle diverse nazioni, entro i ristretti confini di Gerusalemme?) In nessun altro punto della Bibbia si trova qualcosa che suggerisca una forma di impegno pattizio speciale verso un corpo locale che sia diverso, separato o aggiunto al Patto di Grazia stipulato in generale con la chiesa universale nel battesimo.

Tenete presente che questo testo è stato scritto dallo stesso gruppo che rifiutava il battesimo dei neonati perché non vi trovava alcun comando specifico nelle Scritture. Appare schizofrenico che vogliano imporre l’appartenenza alla chiesa locale senza un esplicito comando nelle Scritture. Vedremo più avanti perché i Battisti Inglesi dovettero imboccare questa strada. Per ora, ricordiamo che le Confessioni, pur essendo importanti, non sono perfettamente affidabili. Sono sempre un miscuglio di interpretazioni corrette e scorrette, spesso includono considerazioni pragmatiche attuali e sono spesso contraddittorie, soprattutto in quelle parti in cui si discostano dalla Parola di Dio o cercano di imporne un’interpretazione.

Anche se per ora ignoriamo questa mancanza di prove bibliche, emerge un altro problema. Mentre le chiese battiste di oggi insistono sulla clausola di appartenenza della Confessione, evitano di rispettare un’altra clausola: quella della leadership. La domanda è: come si definisce una tale congregazione locale? Si può diventare membri di qualsiasi congregazione, ma più importante ancora, come si fa a sapere quale congregazione è una vera congregazione? Come facciamo a sapere che Apologia Church è una vera congregazione? Ovviamente, essere “membro” di qualsiasi cosa che affermi di essere una “congregazione locale” non basta: si può essere membri di una “congregazione” mormone? La LBCF (London Baptist Confession of Faith) ne fornisce una definizione, basata specificamente sulla distinzione di classi all’interno della congregazione locale:

Una chiesa singola, radunata e organizzata in piena conformità con la mente di Cristo, è composta di ufficiali e di soldati. Gli ufficiali stabiliti da Cristo che la chiesa deve scegliere e mettere da parte, sono i vescovi o anziani ed i diaconi. Questi devono essere nominati per l’esclusiva amministrazione delle ordinanze e per l’esercizio del potere o dovere che il Signore ha affidato loro ed al quale li ha chiamati. Tale ordinamento della chiesa deve continuare fino alla fine del mondo. (LBCF 26:8).

L’esistenza di anziani nella chiesa, quindi, la rende legittima. Ma come vengono scelti? Come facciamo a sapere che certi anziani specifici siano legittimi e che, di conseguenza, la loro chiesa specifica sia legittima? Come facciamo a sapere che Jeff Durbin sia un anziano legittimo il cui ministero renda legittima la sua chiesa locale? L’articolo successivo fornisce la risposta battista:

Il modo stabilito da Cristo per chiamare una persona, preparata e dotata dallo Spirito Santo, all’ufficio di vescovo o anziano in una chiesa, è basato sul comune consenso della chiesa stessa; e solennemente messa da parte con digiuno e preghiera, con l’imposizione delle mani del consiglio degli anziani della chiesa, se se ci sono nella chiesa degli anziani nominati in precedenza ...” [enfasi aggiunta].

Quindi, ecco l’argomentazione: bisogna unirsi a una chiesa locale. Si riconoscerà una chiesa locale se ha degli anziani. Se non li ha, può nominarli da sola, e in tal caso sarà una chiesa locale.

Problema: prima di avere degli anziani, è una chiesa? Se lo è, perché la Confessione di fede afferma il contrario? Se non lo è, perché non ha anziani, a cosa ci si sta unendo e perché? Gli autori della LCBF, ovviamente, si sono discostati dalla Bibbia imponendo ai loro fedeli e membri un fardello che la Bibbia non impone. Ma qualsiasi deviazione dalla Bibbia crea inevitabilmente contraddizioni logiche nel pensiero e nella pratica. Hanno quindi creato un dilemma per le future generazioni di battisti. Il risultato è che nessuno sa con certezza se un gruppo che si definisce “chiesa battista” sia davvero una chiesa battista. Apologia Church è una vera chiesa? Se sì, secondo quale criterio? Perché ha degli anziani? Questi anziani sono legittimi? Come possiamo saperlo? Come fa Jeff Durbin a sapere che le persone che critica “non fanno parte di una chiesa locale”? Secondo gli standard della LBCF, in qualsiasi gruppo di almeno due persone, se una di esse è “eletta a tale scopo dal consenso comune della chiesa stessa”, tale persona è un anziano legittimo tanto quanto Jeff Durbin. O, in caso contrario, un anziano illegittimo tanto quanto Jeff Durbin, a seconda di quale direzione si voglia coerentemente seguire.

Questo dilemma è ben noto a tutti i ministri battisti che si dichiarano confessionali. Nessuno può sapere se qualcuno di loro sia realmente un ministro di chiesa legittimo. John MacArthur è legittimo? Chi lo sa? Franklin Graham è un membro legittimo? È stato “eletto a tale scopo” da suo padre… ma suo padre è legittimo? Ecco perché, quando si tratta del capitolo 26, tutti i ministri battisti “confessionali”  in realtà lo sono solo a metà: confessionali quando impongono ai loro membri l’onere della “appartenenza”, ma omertosi quando devono dimostrare la legittimità della propria autorità in modo coerente. In definitiva, è spesso la presenza e l’influenza mediatica di una persona a “legittimarla”. Questo dilemma, quindi, è anche all’origine del moderno culto delle celebrità.

I primi battisti compresero questo dilemma e cercarono una soluzione. Inizialmente, la soluzione fu quella di tornare all’argomentazione romana e ortodossa della “successione apostolica”. Che ci crediate o no, per due secoli e mezzo i battisti hanno sostenuto la stessa visione della legittimità dell’autorità dei papisti: una successione di imposizione delle mani nelle chiese battiste dal tempo di Cristo fino ai giorni nostri. (Ricordo, infatti, un missionario battista in Bulgaria all’inizio degli anni ’90 che discuteva con un sacerdote ortodosso su chi avesse maggior diritto alla successione apostolica). La teoria era chiamata “perpetuità battista” ed era estremamente popolare tra i battisti in genere negli Stati Uniti. Nella seconda metà del XIX secolo, diversi studiosi battisti iniziarono a confutare questa teoria, considerandola un mito. Il cambiamento non fu sempre pacifico. William Whitsitt, professore al Southern Baptist Theological Seminary, fu costretto a dimettersi nel 1899, dopo aver dimostrato, basandosi su fonti storiche, che i battisti inglesi non avevano praticato il battesimo per immersione prima del 1641. Anche dopo che la teoria della perpetuità battista fu completamente confutata dagli studiosi, il mito continuò a persistere a livello popolare. Nel 1931, James Milton Carroll, un pastore battista del Texas, pubblicò un piccolo libro che rimane ancora oggi popolare tra molti battisti: “The Trail of Blood” (La scia di sangue). Il suo elenco di Battisti nella storia, però, includeva anche gruppi chiaramente eretici come i Catari, gli Albigensi, i Puliciani, ecc. Per quanto possa sembrare strano che  un ministro battista possa contemplare simili gruppi ai nostri giorni, John MacArthur aveva già riconosciuto in passato tali collegamenti con gruppi eretici [3]. C’è una buona ragione per questo: la successione apostolica sembra risolvere l’enigma posto nella Confessione di fede. A costo della coerenza, però.

Le prove storiche contro questo mito della perpetuità battista erano troppo forti per essere ignorate e, nel XX secolo, la maggior parte dei battisti lo abbandonò. La Dichiarazione di Fede Battista del 1966, una riformulazione moderna della LBCF da parte dei battisti riformati, omette completamente il riferimento alla “imposizione delle mani” da parte di un corpo di anziani già esistente. Ciò significa che ora tutto avviene per elezione da parte della congregazione:

La nomina degli anziani (inclusi i pastori) e dei diaconi, per gli incarichi all’interno della chiesa locale, e dei predicatori e missionari per l’opera di evangelizzazione è responsabilità della chiesa locale sotto la guida dello Spirito Santo. L’ordinazione del Signore è riconosciuta sia dall’esperienza della convinzione interiore, sia dall’approvazione della chiesa che osserva il possesso di quei doni e grazie richiesti dalla Scrittura per l’ufficio in questione. Colui che è così chiamato deve essere messo a parte mediante la preghiera di tutta la chiesa (Dichiarazione di Fede Battista, 1966, “La Dottrina della Chiesa”, Art. 5).

Questo però non risolve il problema logico e teologico. Naturalmente, prima di tutto c’è la questione dell’abbandonare una dottrina biblica fondamentale, l’ “imposizione delle mani”, menzionata tra gli “insegnamenti elementari” in Ebrei 6:1-2. Torniamo anche alla contraddizione sollevata inizialmente: se una chiesa locale è legittimata dalla presenza di anziani, ma gli anziani vengono semplicemente eletti dalla chiesa locale, allora non c’è modo di accusare qualcuno di essere “separato dal corpo” (a parte la legittima scomunica – di cui parleremo più avanti). Basta che ci sia un altro cristiano praticante con loro, ed entrambi eleggano un “anziano”. Se questo è legittimo (e, dal punto di vista confessionale, lo sarebbe), allora in definitiva chiunque creda è automaticamente membro del corpo, e quindi tutte le accuse contrarie sono false e peccaminose. Se non è legittimo, allora l’accusatore deve prima dimostrare la legittimità della propria “congregazione locale” con lo stesso criterio. Una simile prova non è logicamente possibile secondo gli standard confessionali dei battisti riformati moderni. Come abbiamo appena visto, dopo secoli di tentativi di rendere la loro Confessione credibile attraverso una formale legittimità apostolica, hanno persino abbandonato questo criterio, tornando quindi allo standard circolare appena descritto. O tutti sono credenti legittimi, o nessuna congregazione battista è legittima, e quindi nessun battista è un vero credente. Questo accade quando si cerca di imporre fardelli non biblici agli eletti di Dio.

Per questo motivo, la maggior parte dei battisti “confessionali” oggi preferisce non parlare di questa parte della loro Confessione. Come abbiamo visto nella Dichiarazione di Fede Battista del 1966, si sentono persino liberi di modificarla e ometterne le parti scomode. Il “confessionalismo” battista è tale solo a metà e la ragione, di nuovo, è che gli autori della LBCF sono andati oltre la Bibbia e hanno imposto fardelli che la Bibbia non impone. Affidarsi a quella parte della LBCF per imporre l’appartenenza a una chiesa locale significa appoggiarsi a una canna spezzata. Le accuse di Durbin potrebbero facilmente ritorcersi contro di lui e renderlo colpevole delle stesse accuse (Matteo 7:2; Marco 4:21; e Luca 6:38). L’unica difesa della legittimità del suo ministero e della sua chiesa, in tal caso, è che essi portano frutto. Ma questo, come vedremo in seguito, giustificherà pure coloro che intende accusare.

Note:

2 “Le Scritture non contengono un comando esplicito a unirsi formalmente ad una chiesa locale …” http:/www.gty.org/resources/distinctives/DD03/church-membership.

3. Vedi James F. Stitzinger: “The History of Expository Preaching”, in “Preaching: How to Preach Biblically”, pubblicato da John MacArthur; Nashville, TN: Thomas Nelson, Inc., 2005.


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