Grazie all’ottimismo di cui si è parlato nel capitolo precedente, la Chiesa in passato non era contraria, e certamente non temeva, di inviare cristiani come “missionari solitari”, né di accettarli come parte necessaria della propria crescita. Anzi, nei primi secoli della Chiesa, i “missionari solitari” cristiani venivano lodati per il loro impegno e coraggio, e le loro vite venivano immortalate in biografie ufficiali. Il genere letterario della biografia o dell’autobiografia era infatti molto caratteristico della cultura cristiana, perché valorizzava la persona individuale al punto da ritenere la sua vita degna di essere tramandata [12]. Inoltre, di coloro le cui vite venivano registrate e lette nella Chiesa primitiva – a volte persino durante le funzioni religiose – la stragrande maggioranza era composta da asceti o missionari solitari.
C’era una ragione teologica per questo, e aveva a che fare con il modo in cui l’uomo sotto Dio si relaziona alla società. Il paganesimo è sempre stato profondamente collettivista e statalista. La filosofia ha sempre cercato di legare l’individuo a una collettività visibile e organizzata. Su questo punto, nonostante le loro numerose divergenze, Aristotele e Platone concordavano: l’uomo ha bisogno di una società visibile per essere tale. Aristotele arrivò persino a negare la natura umana a quegli uomini “solitari” che non necessitavano di alcuna società:
Ed è chiaro perché l’uomo sia un animale sociale in misura maggiore di qualsiasi ape o qualsiasi altro animale gregario. … È chiaro, quindi, che anche lo Stato è per sua natura prioritario rispetto all’individuo; perché se ogni individuo, quando è separato, non è autosufficiente, deve essere in relazione con lo Stato nel suo complesso come le altre parti lo sono con il loro insieme, mentre un uomo incapace di entrare in società, o che è così autosufficiente da non averne bisogno, non fa parte dello Stato, quindi deve essere o una bestia o un dio [13].
Le parole di Aristotele furono accettate come normative in tutto il mondo classico di Grecia e Roma. La sua argomentazione si basava sulla “legge naturale” e sulle prove fornite dalla natura. Tutti semplicemente “vedevano” che l’uomo ha bisogno del collettivo per essere veramente uomo. Il collettivismo è quindi intrinseco al paganesimo. Il mondo classico non conosceva i “cavalieri solitari”. Il cristianesimo, tuttavia, offriva una diversa teologia dell’uomo: un uomo con Dio, anche se solo contro il mondo intero, è in maggioranza.
Oggi abbiamo alcuni che, immaginando di rendere un servizio a Dio, scrivono diatribe contro i “cavalieri solitari”, addossando loro la colpa dei fallimenti della Chiesa nel secolo scorso. Ma in realtà, in tutta la loro tirannia collettivista, la loro sfiducia nell’autogoverno sotto Dio e il loro disprezzo per l’individuo che ha una vocazione più alta e trascendente, indipendente dall’ingegneria sociale creata dall’uomo, non servono tanto Dio quanto la restaurazione del paganesimo e del secolarismo. Anche quando questi uomini sono sinceri nella loro immaginazione del presunto pericolo dei “cavalieri solitari”, stanno comunque difendendo una visione del mondo anticristiana, una visione del mondo che è autodistruttiva perché non conforme alla Bibbia.
La confutazione più semplice della loro posizione si riduce alla domanda: “Quale cavaliere solitario potete nominare che sia stato un fattore determinante per i fallimenti e il declino della Chiesa nell’ultimo secolo?”. Nessuno può essere nominato. Al contrario, tutte le false dottrine che si sono diffuse nella Chiesa nell’ultimo secolo, dottrine che l’hanno indebolita, resa passiva, impotente e priva di ottimismo: pessimismo escatologico (premillenarismo e amillenarismo), pietismo, antinomismo, statalismo, arminianesimo, ecc., sono state insegnate e promosse da personaggi famosi (celebrities). Non si tratta di cavalieri solitari, ma di uomini con un enorme seguito, congregazioni locali, denominazioni o seminari regolarmente costituiti.
Contrariamente a ciò, i “cavalieri solitari” si sono solitamente dati da fare per riparare i danni causati da queste celebrità ecclesiastiche. Tra questi “personaggi solitari” si possono citare nomi come R. Rushdoony, Arthur Pink, Leonard Ravenhill e molti altri. Credere che i “cavalieri solitari” siano per definizione pericolosi per la Chiesa, mentre gli uomini di chiesa istituzionalizzati siano per definizione cristiani e leader fedeli, non rivela una sana mentalità cristiana; rivela solo una sorprendente cecità nei confronti delle realtà pattizie della nostra epoca (per non parlare delle epoche precedenti e della dottrina della depravazione totale in generale).
Rivela anche cecità nei confronti delle realtà del messaggio biblico. Nella Bibbia, il Dio che vediamo non è un Dio di sistemi istituzionali. Al contrario, vediamo un Dio che distrugge i sistemi istituzionali quando provano di essere in ribellione contro di Lui. E indovinate un po’: spesso lo fa attraverso individui indipendenti, attraverso quegli stessi “cavalieri solitari” che tanti leader riformati e battisti riformati oggi denunciano come non membri della Chiesa.
Ci sono “cavalieri solitari” nella Bibbia? Certamente sì, moltissimi. Non c’è nemmeno bisogno di menzionare Gesù, l’Autore della nostra fede, che si oppose da solo a due sistemi, l’Impero Romano e la leadership religiosa Giudaica; Abbiamo molti uomini minori che, pur essendo soli, con Dio si opposero ai sistemi e alle collettività.
Abbiamo Abramo, chiamato fuori dalla sua casa e dalla sua famiglia per vagare da solo per tutta la vita. Sì, Abramo aveva la sua famiglia, ma fu comunque chiamato a vivere da solo, secondo Isaia 51:2. Dio non chiamò una congregazione con anziani da Ur, chiamò un solo uomo, da solo.
Abbiamo Mosè, che fu chiamato in modo simile fuori dal suo popolo e trascorse 40 anni della sua vita da solo tra i non credenti, e poi altri 40 anni da solo nel deserto. Fu lì, da solo, nel deserto, che Dio lo chiamò per la sua missione. Più tardi, quando ebbe la più grande congregazione che il mondo abbia mai visto, Dio chiese ancora a Mosè di presentarsi da solo davanti a Lui quando gli diede la sua Legge (Esodo 24:2).
Abbiamo Elia, di cui non abbiamo mai trovato traccia di sottomissione a una congregazione locale o ad anziani, né di servizio a un corpo locale. (Chi sono i tuoi anziani, Elia? Chi ha approvato questo comportamento?) Sorprendentemente, Gesù sottolinea specificamente il fatto che quando Elia aiutò una vedova nel suo bisogno, si trattò di una vedova al di fuori del corpo pattizio (Luca 4:26). Elia trascorse gran parte della sua vita da solo, provveduto dai corvi, o vivendo in casa di una vedova pagana, o sul monte Horeb, eppure continuò a profetizzare contro Israele. La lamentela di Acab contro Elia riecheggia quasi esattamente le lamentele dei nostri critici battisti moderni: “Sei proprio tu che metti sottosopra Israele?” (1 Re 18:17). Un capo ufficiale della comunità dell’alleanza parla a nome del collettivo contro un “cavaliere solitario”. Dio da che parte stava?, è la domanda rilevante qui.
Nell’Antico Testamento possiamo citare molti altri esempi di “guerrieri solitari”, molti dei quali riassunti in Ebrei 11:38, e tutti lodati per la loro fede:
… (il mondo non era degno di loro), erranti per deserti e monti, in spelonche e grotte della terra.
Abbiamo forse esempi di “cavalieri solitari” ingiusti e malvagi, persone che si opposero alla comunità pattizia visibile e al suo sistema di governo legittimo solo per orgoglio, non per amore di Dio? Ne abbiamo almeno uno: Geroboamo (1 Re 11-12). Si ribellò al regno di Salomone e di suo figlio Roboamo. Dobbiamo ricordare che il regno di Salomone era molto più legittimo e legalmente stabilito rispetto alla “leadership” di qualsiasi chiesa battista o presbiteriana moderna; fu istituito direttamente da Dio, confermato da profezie e miracoli. Le moderne “chiese” presbiteriane e battiste non hanno assolutamente nulla da esibire per dimostrare la legittimità dei loro cosiddetti “anziani” se non i voti di altri uomini, della cui legittimità non esiste alcuna prova. Eppure, in questa situazione di un “cavaliere solitario” ingiusto contro un’autorità legittimamente costituita sulla comunità dell’alleanza, Dio si schierò dalla parte del “cavaliere solitario” e inviò i suoi profeti per incoraggiarlo e sostenerlo. Questo iniziò già dal regno di Salomone (1 Re 11:26-40).
Vediamo la stessa cosa nel Nuovo Testamento. Giovanni Battista ha stabilito il modello, vivendo da solo nel deserto, senza sottomettersi ad alcuna istituzione religiosa debitamente costituita. Non ho letto un solo commentario battista che si lamenti del fatto che un eremita solitario, al di fuori di tutte le istituzioni religiose e dell’ordinazione, potesse essere un’autorità legittima per amministrare il battesimo e per chiamare al pentimento, o al giudizio, la leadership religiosa dell’epoca! I commentari presbiteriani mostrano la stessa lacuna. Vediamo Gesù rimproverare i discepoli quando volevano impedire a un uomo di esorcizzare i demoni (Marco 9:38-40; Luca 9:49-50). Quest’uomo approvato da Gesù era un “cavaliere solitario” del quale non è stato registrato nemmeno il nome. Vediamo un evangelista solitario, Filippo, che battezza un etiope (Atti 8) il quale tornò nel suo paese e doveva essere l’unico cristiano lì, dato che gli etiopi non sono menzionati tra i convertiti in Atti 2.
L’apostolo Paolo non è solitamente considerato un “cavaliere solitario”, ma la testimonianza del libro degli Atti e di alcune sue epistole ci danno sufficienti indicazioni che era un uomo dallo spirito indipendente e che, quando necessario, si curava molto poco delle strutture organizzative ufficiali. Prima di intraprendere il suo primo viaggio missionario, ci fu una sorta di imposizione delle mani da parte dei profeti e dei maestri (nessun “anziano” o “superiore” menzionato qui ad Antiochia (Atti 13:1-3), eppure il testo sottolinea chiaramente il fatto che l’invio fu opera dello Spirito Santo stesso. Paolo stesso non fece mai riferimento alla chiesa di Antiochia come alla sua “congregazione” o “chiesa di invio”. Non menzionò mai la sua ordinazione da parte di uomini. Le domande tanto care ai moderni ecclesiocrati: “Chi sono i tuoi anziani?” “Sei sottomesso agli anziani?” – sembrano essere completamente ignorate da Paolo. Anzi, Paolo insistette con i Galati di essere stato ordinato e inviato non dagli uomini (Galati 1:1). È proprio a questi Galati (2:11-21) che Paolo raccontò l’episodio di Antiochia, nella stessa chiesa che gli aveva imposto le mani e lo aveva mandato, chiesa alla quale Paolo avrebbe dovuto sottomettersi, se avesse obbedito alle nostre moderne mitologie di sottomissione alla chiesa locale.
Tenete presente che all’epoca di questo episodio, Paolo non godeva ancora dell’autorità che ha oggi. Aveva completato un solo viaggio missionario – non un’impresa eccezionale, dato che molti altri avevano svolto missioni. Era appena tornato dal Concilio di Gerusalemme che aveva approvato la sua opera, ma ricordate che in quel Concilio Paolo non era un apostolo partecipante, bensì un imputato. Il Concilio era un tribunale ecclesiastico e Paolo fu esaminato per l’ortodossia delle sue idee e pratiche. Uno dei suoi giudici fu Pietro stesso. Qualche settimana o mese dopo, i due si incontrarono nella chiesa di Antiochia, dove Paolo osò sfidare Pietro per le sue pratiche e le sue opinioni. Ricordiamo che Paolo non era ancora nessuno rispetto al capo degli apostoli. Pochi, se non nessuno, nella chiesa condividevano le opinioni di Paolo; il testo afferma chiaramente che il resto degli ebrei e persino il suo amato Barnaba si erano uniti a Pietro nella sua ipocrisia. Quella era la posizione chiara della maggioranza nella chiesa: del capo degli apostoli, gli anziani e i membri della chiesa, e persino i più stretti collaboratori di Paolo.
Nulla nelle nostre moderne mitologie ecclesiastiche di “sottomissione” e “appartenenza alla chiesa locale” può spiegare le azioni di Paolo quando vide quell’ipocrisia. Quest’uomo, che fino a poco tempo prima era stato imputato in un tribunale ecclesiastico, un nessuno rispetto a molti degli altri anziani decani, Paolo si trovò solo contro tutta la Chiesa, si oppose al Capo degli Apostoli “faccia a faccia” e lo accusò di ipocrisia, di annullare la grazia di Dio e il sacrificio di Cristo. Sì, questo convertito relativamente recente, parlò in faccia all’Apostolo che aveva visto personalmente Cristo, vissuto con Cristo e ricevuto personalmente le ultime volontà di Cristo che si prendesse cura della sua Chiesa (Giovanni 21:15-17).
Non conosciamo la reazione immediata di Pietro. Sappiamo che alla fine si trovò d’accordo con Paolo. Nella sua seconda epistola, scritta 10-15 anni dopo, parlò bene di Paolo e dei suoi scritti (1 Pietro 3:15). Qualunque sia stata la sua reazione in quel momento, c’è una lezione da imparare per i critici di oggi: anche se un “cavaliere solitario” si opponesse loro apertamente, nelle loro stesse chiese, davanti a tutti, farebbero meglio a non liquidare frettolosamente quell’uomo, perché potrebbero finire per rigettare Dio stesso. Tenetelo a mente prima di liquidare così duramente i “profeti di Facebook”. Finché non impareremo la stessa umiltà e sottomissione di Pietro: di accettare la vera correzione, da qualunque parte provenga, non saremo qualificati per dire agli altri come sottomettersi.
C’è una lezione ancora più grande in tutti questi esempi di “cavalieri solitari” nella Bibbia: Dio quasi mai parla o dà la parola profetica attraverso le gerarchie ecclesiastiche consolidate. Di solito preferisce parlare mediante singoli individui. Quando un’organizzazione legata da un patto si trova di fronte a un singolo individuo che la denuncia o la invita al pentimento, è molto probabile che sia stato Dio stesso a suscitare quell’individuo (1 Re 11), e la legittimità formale dell’organizzazione ha poca importanza per Dio e per il suo patto. Chiunque denunci profeti o avversari unicamente sulla base della loro mancanza di “appartenenza a una chiesa locale”, o perché sono “cavalieri solitari”, non è giustificato biblicamente. Paolo aveva una buona ragione per dire: “Non disprezzate le profezie” (1 Tessalonicesi 5:20). Dio è un Dio di “cavalieri solitari” e un Distruttore di sistemi creati dall’uomo.
Note:
12. Bojidar Marinov: “The Tale of the Two Aurelii: The Hero vs. the Real Man”; http://christendomrestored.com/blog/2012/08/the-tale-of-the-two-aurelii-the-hero-vs-the-real-man/
13. Aristotele: “Politica” Libro 1.