5. Ghettizzazione  imposta dallo Stato

 

La “adesione obbligatoria alla chiesa locale” non ha mai fatto parte della dottrina e delle pratiche della prima chiesa; Non ha mai fatto parte delle dottrine riformate; è stata specificamente rifiutata dalle Confessioni riformate e dai teologi riformati. Originariamente proveniva dagli anabattisti e da altre sette. Quindi la domanda è: perché i battisti riformati decisero di differenziarsi da tutti gli altri gruppi riformati su questo punto? Perché si opposero alla testimonianza della fede riformata e imposero ai loro seguaci un fardello non biblico, creando un tale paradosso logico?

Alcuni direbbero: “Beh, questa è proprio teologia e tradizione battista, ci distingue da tutti gli altri”.

Non proprio. Questa “teologia e tradizione battista” non fu adottata dai primi battisti, ma solo più tardi, nel 1689. La Confessione del 1689 fu la Seconda Confessione Battista di Londra. Esisteva una Prima Confessione Battista di Londra, ora ampiamente ignorata dalla maggior parte dei battisti. Fu completata e adottata nel 1644, due anni prima della Confessione di Westminster. In teologia, non differiva dalla Seconda Confessione di Londra: era calvinista e puritana fino al midollo. In ecclesiologia, tuttavia, presentava alcune differenze significative.

Primo, non menzionava alcuna forma di “appartenenza obbligatoria alla chiesa locale”. Le chiese locali venivano citate, ma non vi era alcun obbligo per la loro adesione. L’attenzione era focalizzata sulla chiesa universale.

Secondo, e ancor più importante, non definiva una chiesa in base alla presenza di un governo. Ovvero, un governo ecclesiastico non era necessario per l’esistenza della chiesa, ma solo per il suo benessere. Ecco i passaggi rilevanti di quella Confessione:

XXXV.

E tutti i suoi servi sono chiamati là, per presentare i loro corpi e le loro anime e per portare i doni che Dio ha dato loro; così essendo venuti, sono qui da Lui stesso distribuiti nel loro rispettivo ordine, luogo peculiare, uso dovuto, essendo opportunamente compatti e uniti insieme, secondo l’efficace funzionamento di ogni parte, per l’edificazione di sé stessa nell’amore.

XXXVI.

Essendo così unita, ogni Chiesa ha il potere, conferitole da Cristo per il suo bene, di scegliere per sé persone idonee all’ufficio di Pastori, Insegnanti, Anziani, Diaconi, qualificati secondo la Parola, come coloro che Cristo ha designato nel suo Testamento per nutrire, governare, servire ed edificare la sua Chiesa, e che nessun altro ha il potere di imporli, né questi né altri.

Si noti come ci si aspetti che la chiesa locale si riunisca spontaneamente, non tramite l’adesione obbligatoria, e senza bisogno di alcuna guida per la sua esistenza. Solo quando si riunisce, per il suo benessere, ha il potere di scegliere i suoi leader, ma non è definita dalla presenza di anziani. Si confronti questo con la Confessione del 1689, dove la chiesa stessa è definita da una separazione di classi tra ministri e membri (ufficiali e soldati).

Terzo, questi leader ecclesiastici, incredibilmente, sono privati ​​del monopolio dell’amministrazione del battesimo, l’opposto di quanto affermato nella Confessione del 1689, in cui ai ministri è affidata la “particolare amministrazione delle ordinanze”. La Confessione del 1644 afferma che tale amministrazione non è limitata ai soli ufficiali:

XLI.

Le persone designate da Cristo per dispensare quest’ordinanza, senza che essa sia in alcun modo legata a una particolare chiesa, a un ufficiale o a una persona inviata in modo straordinario; il mandato che impone l’amministrazione viene loro conferito senza altra considerazione se non quella di essere considerati discepoli.

È evidente, quindi, che i battisti del 1689 differivano nella loro visione della Chiesa non solo dai presbiteriani, dai puritani e da altri riformati, ma anche dai battisti del 1644. Qualcosa cambiò tra il 1644 e il 1689, spingendo i battisti a passare dall’ecclesiologia riformata a quella anabattista. Quel qualcosa non fu la teologia riformata: come abbiamo visto, la teologia riformata rimase invariata per almeno altri due secoli. Ciò che la modificò fu un cambiamento legislativo nelle politiche governative.

Si trattò, infatti, di una legge 501(c)3. O meglio, di una legge simile alle moderne normative 501(c)3 negli Stati Uniti. (qualcosa di simile avviene anche in Italia riguardo l’assegnazione  dell’8X1000 n.d.t.).

Il ritorno di Carlo II in Inghilterra nel 1660 non solo segnò la restaurazione della monarchia, ma anche il ristabilimento della Chiesa d’Inghilterra attraverso una serie di leggi note come Codice di Clarendon, la cui parte più importante fu l’Atto di Uniformità del 1662. Questo Atto di Uniformità regolamentò i rapporti tra il governo e le istituzioni religiose, ma lo fece in un modo nuovo, diverso da qualsiasi Atto precedente. Prima del 1662, i monarchi tolleravano le diverse sette religiose senza leggi formali specifiche, a loro discrezione, oppure imponevano loro una particolare forma di religione. L’Atto del 1662 non impose l’uniformità, ma si limitò a impedire ai non conformisti di ricoprire incarichi governativi, di insegnare nelle scuole e di conseguire lauree presso le università e i college reali. Fu loro inoltre vietato tenere riunioni pubbliche, sebbene le riunioni private non fossero proibite. Per questo motivo, fu anche chiamato Legge sulle Disabilità dei Non Conformisti. L'”uniformità” prevista dall’Atto era difensiva, non offensiva. Ora le chiese battiste potevano esistere, solo che i loro membri subivano determinate discriminazioni civili.

Dopo la Gloriosa Rivoluzione del 1688, Guglielmo e Maria sostituirono l’Atto di Uniformità con un nuovo atto: l’Atto di Tolleranza del 1688. Questo atto è molto importante per il presente studio [8].

L’Atto di Tolleranza concesse a tutti i protestanti dissidenti (non conformisti) il diritto di libero culto pubblico, a condizione che prestassero giuramento di fedeltà ai nuovi sovrani, Re Guglielmo e la Regina Maria. Le limitazioni imposte dall’atto precedente non furono riproposte; i non conformisti non potevano ancora ricoprire incarichi governativi, né insegnare, né frequentare i collegi reali. Queste limitazioni sarebbero rimaste in vigore per altri duecento anni; Charles Spurgeon, ad esempio, lavorò sotto queste restrizioni, e il suo sostegno ai Liberali si basava sul loro programma di abrogazione di tali limitazioni. Per tutto il resto, furono lasciati in pace, a condizione che prestassero giuramento di fedeltà.

C’erano, tuttavia, protestanti dissidenti che non volevano prestare quel giuramento, e tra questi c’erano i battisti. L’Atto aveva previsto anche loro: richiedeva che ogni ministro protestante dissidente avesse almeno due testimoni e sei membri della sua congregazione che attestassero la sua effettiva appartenenza alla confessione protestante dissidente (e non, ad esempio, a quella cattolica romana o a una non trinitaria). Ecco il testo pertinente dell’Atto:

XIV. Fermo restando quanto sopra, e sia stabilito dall’autorità di cui sopra, che qualora una persona si rifiuti di prestare i suddetti giuramenti, quando le vengano offerti, cosa che ogni giudice di pace è qui autorizzato a fare, tale persona non sarà ammessa a fare e sottoscrivere le due dichiarazioni di cui sopra, anche se richiesto dinanzi a un giudice di pace, o alle sessioni generali o trimestrali, prima o dopo una condanna per dissenso papista, come di cui sopra, a meno che tale persona non possa, entro trentuno giorni dalla presentazione delle dichiarazioni, produrre due testimoni protestanti idonei, che attestino sotto giuramento di credere che egli sia un dissidente protestante, oppure un certificato firmato da quattro protestanti, conformi alla Chiesa d’Inghilterra, o che abbiano prestato giuramento e sottoscritto la dichiarazione di cui sopra, e che producano anche un certificato firmato e sigillato da sei o più uomini idonei della congregazione a cui appartiene, che lo riconoscano come uno di loro.

In altre parole, l’Atto concedeva la tolleranza solo laddove vi fosse visibilità sociale.

Questo è un punto cruciale in qualsiasi studio delle relazioni tra il governo civile e la Chiesa: i governanti temono la dottrina della Chiesa invisibile e le sue applicazioni pratiche. Prima del 1688, la maggior parte dei governanti nella storia aveva cercato di sopprimere la Chiesa invisibile attraverso persecuzioni e uniformazione forzata. La legge sulla tolleranza del 1688 fu la prima legge formale emanata da un sovrano europeo che tentò di sopprimere la Chiesa invisibile concedendo la tolleranza in cambio della visibilità. O, come la chiameremmo oggi nel nostro linguaggio moderno, dell’incorporazione, ovvero “in un corpo [visibile]”.

La legge, tuttavia, ebbe anche un altro effetto: frammentò la comunità cristiana attraverso l’incorporazione locale. La Chiesa d’Inghilterra, riconosciuta ufficialmente, fu trattata come una corporazione senza alcuna procedura speciale per i singoli ministri. In altre parole, qualsiasi vicario anglicano locale veniva ufficialmente riconosciuto in virtù della sua appartenenza alla Chiesa d’Inghilterra, indipendentemente dal fatto che avesse o meno dei fedeli nella sua congregazione. L’Atto di Tolleranza richiedeva l’incorporazione per ogni singolo ministro non conformista, sulla base della testimonianza di protestanti conformisti e di almeno sei membri della sua congregazione. Le chiese potevano ora esistere solo se, per scopi governativi, si registravano separatamente l’una dall’altra e dichiaravano ogni “membro” individualmente per una specifica chiesa. Non doveva esistere un organismo universale ufficialmente riconosciuto per i non conformisti; solo la chiesa di stato godeva di questo privilegio. Il governo avrebbe tollerato le chiese libere solo come entità separate. Inoltre, per registrarsi come entità separate, l’appartenenza doveva essere a entità separate, le “chiese locali”. L’ordinazione tra chiese non contava. La testimonianza di ministri di altre chiese battiste non contava. Le denominazioni non contavano. La tolleranza veniva concessa solo laddove vi fosse “appartenenza a una chiesa locale”.

Il principio era lo stesso alla base delle attuali normative 501(c)3; l’unica differenza era che, invece dell’esenzione fiscale, i ministri ottenevano la tolleranza. A tutti gli effetti, l’Atto di Tolleranza era una normativa 501(c)3. O, a tutti gli effetti, la normativa 501(c)3 odierna è un Atto di Tolleranza.

Le chiese battiste avevano cercato tale visibilità e tolleranza durante la Restaurazione di Carlo II, e finalmente le ottennero nel 1688, dopo la Gloriosa Rivoluzione. Ora che le avevano, erano pronte ad avere una Confessione che codificasse questa visibilità ufficiale, seppur frammentaria. Niente più Chiesa universale e niente più teologia della “Chiesa invisibile”. D’ora in poi, essere battista avrebbe comportato la partecipazione visibile al processo di legittimazione della propria comunità battista locale; in caso contrario, il pastore si sarebbe trovato nei guai con le autorità. Questo era un incentivo che giustificava l’inclusione di precetti non biblici nella Confessione. Questa era la ragione per cui i battisti del 1689 dovettero discostarsi così tanto nella loro ecclesiologia da tutti gli altri gruppi e dai battisti del 1644.

Sebbene uno studio sull’influenza della sezione 501(c)3 sull’ecclesiologia moderna vada oltre lo scopo di questo opuscolo, è comunque rilevante sottolineare che il predominio di questa ecclesiologia anabattista nell’America moderna coincide con il nuovo Atto di Tolleranza (Tolerance Act) della sezione 501(c)3. Proprio come nel 1689, oggi, per le singole chiese conviene abbandonare la dottrina riformata della chiesa invisibile e diventare pienamente visibili, imponendo la “appartenenza alla chiesa locale”. La stessa pratica di offrire vantaggi in cambio di visibilità, incorporazione, registrazione, ecc. è stata utilizzata dai governi nel corso della storia ogni volta che hanno dovuto affrontare movimenti sotto il radar governativo: i tentativi di registrazione delle armi negli Stati Uniti sono un esempio di questa pratica; gli aiuti governativi alle scuole private o alle famiglie che praticano l’istruzione domiciliare ne sono un altro. Nell’Europa orientale, negli anni ’80, il governo comunista iniziò a offrire la registrazione e la legalizzazione di diversi movimenti dissidenti, con lo scopo di portarli alla luce. Negli anni ’70 e ’80, persino le chiese protestanti erano tollerate sotto il comunismo se erano incorporate (visibili), mentre un semplice incontro di preghiera a porte chiuse poteva facilmente portare i partecipanti in prigione. In tutti questi casi, abboccare all’amo del governo ha portato a compromessi e persino al tradimento dell’ideologia e dello scopo del movimento. L’influenza culturale diminuì. Questa influenza ebbe un breve culmine nel ministero di Charles Spurgeon, che dovette effettivamente scendere a compromessi sulla questione dell’adesione per attirare nuovi partecipanti. Dopo la rimozione delle discriminazioni, i battisti inglesi non hanno più svolto un ruolo importante nella storia dell’Inghilterra.

Note:

8. Allo scopo di essere brevi, ho analizzato qui solo le principali Confessioni Battiste Riformate. C’erano diverse Confessioni Battiste Generiche (cioè arminiane), nel 1611, 1655, ecc., e c’era una “Dichiarazione d’Ortodossia” (riformata) nel 1678 che fu il precursore della Confessione del 1689. Ben poco del loro contenuto è rilevante per questo studio per cui ho deciso di tralasciarle e di tenerle per riferimenti futuri.


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