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DARE IL NOME AGLI ANIMALI:
UN CASO DI STUDIO IN PIO APPRENDIMENTO

Comprendere il mondo intorno a noi è essenziale per il nostro dominio su di esso. Ma la nostra comprensione deve essere secondo verità. Noi possiamo assumere il dominio sulla terra correttamente, cioè secondo la volontà di Dio, solo se giungiamo a comprendere la corretta natura e funzione dei vari aspetti ed elementi del mondo in accordo col proposito creativo di Colui che fin dal principio ha portato quel mondo all’esistenza.

Questo è il significato dell’assegnazione dei nomi agli animali da parte di Adamo in Genesi 2:19-20. Il Signore Dio portò gli animali ad Adamo in modo che egli potesse dare loro il nome e con ciò assumere il dominio su di essi. Molto chiaramente questo fu un processo di apprendimento, di istruzione nel senso più completo che avrebbe portato a un maggiore dominio sugli animali. Questa storia rappresenta perciò un esempio perspicuo del posto dell’istruzione e dell’apprendimento secondo principi pii nella vocazione dell’uomo come portatore dell’immagine di Dio e suo vice-reggente sulla terra.

C’è un certo numero di punti importanti da considerare in questo racconto: primo, dare il nome a qualcosa al tempo della bibbia aveva un significato più cospicuo di quello che che ha nella nostra cultura occidentale moderna. Significava molto di più che meramente assegnare a qualcosa un’etichetta arbitraria e perciò è facile non cogliere il significato per la nostra comprensione dell’iniziativa educazionale del compito affidato ad Adamo. Dare il nome a qualcosa nella Scrittura significa descriverla, definire il significato. Perciò, nella Scrittura, un nome ha un significato. Abrahamo significa padre di una moltitudine (Dall’ebraico ‘ab, padre, e rabah, che è l’arabico per moltitudine), un nome che sicuramente richiese una grande fede da parte di Abrahamo visto che non aveva ancora figli quando gli fu assegnato da Dio.

Così, perché Adamo potesse dare un nome agli animali dovette prima comprendere loro e il loro posto nell’ordine creato delle cose. Ad Adamo era stato dato il compito di comprendere il regno animale, imparare le cose relative a questo regno, classificare gli animali e dare gli appropriati nomi descrittivi alle varie specie ecc. Questo era un compito zoologico di capitale importanza che richiedeva duro lavoro e grande abilità nell’apprendere.

Secondo, questo è un resoconto dell’esperienza di apprendimento e dominio dell’uomo precedente la caduta nel peccato ed è perciò istruttivo per quanto concerne il come l’uomo debba ricercare la conoscenza obbedientemente. Il modo in cui Adamo svolse questo compito, i principi d’interpretazione che usò per classificare i dati e determinare i loro significati e scopi, e più importante ancora le basi epistemologiche su cui operò, devono essere oggi considerati dal cristiano normativi per pensare e imparare in modo obbediente. Adamo che dà il nome agli animali rappresenta pertanto un vero paradigma per l’apprendimento umano in tutte le cose.

Terzo, ci è detto che il Signore Dio creò e portò gli animali ad Adamo perché desse loro il nome. L’intero racconto avviene sullo sfondo di un universo creato e interpretato da Dio secondo il suo proposito e sotto il suo governo. Gli animali cui Adamo diede il nome perciò non erano meri fatti, un’accozzaglia di dati che fluttuavano in un universo non ordinato che era privo di significato fino al momento in cui l’uomo gli impose la propria idea di ordine e significato. I dati su cui Adamo applicò la sua comprensione e le sue capacità interpretative erano già definiti e interpretati secondo il proposito creativo di Dio. Le facoltà razionali di Adamo erano facoltà create da Dio che operavano in un contesto dato e interpretato da Dio. Tutti i fatti con cui Adamo trattò erano fatti già interpretati da Dio e Adamo intraprese un procedimento d’apprendimento delle verità concernenti questi fatti pensando i pensieri di Dio nella sua cornice di pensiero. Egli assunse, quantomeno a questo stadio, la natura data e interpretata da Dio della materia che gli era posta davanti. Non cominciò assumendo che il regno animale potesse essere compreso e interpretato indipendentemente dal Dio che l’aveva creato e gli aveva dato significato. Anzi, Adamo comprese, interpretò, classificò e diede il nome agli animali a mano a mano che Dio li condusse dall’uomo, cioè nei termini del loro scopo assegnato da Dio. Il suo apprendere, definire, catalogare e dare il nome si basò sulla natura della realtà fornita e interpretata da Dio, e pertanto la sua comprensione degli animali si basò sul loro significato nei termini del proposito creativo di Dio.

Fino alla caduta Adamo non rigettò questa natura data da Dio e interpretata da Dio della realtà e dei dati che lo confrontavano ma col peccato scelse invece di determinare la natura e il significato della realtà indipendentemente da Dio secondo il suo proprio ragionamento autonomo, una mossa che portò a conclusioni drasticamente incorrette circa l’affidabilità della parola di Dio e la natura della realtà che risultò nella morte dell’uomo come Dio aveva ammonito. Se Adamo avesse fatto questo passo dentro il ragionamento umano autonomo e avesse negato la natura data da Dio dei dati che aveva dinanzi quando cominciò il compito di dare il nome agli animali non avrebbe compreso e definito il loro vero significato e scopo nel mondo di Dio e li avrebbe definiti in modo incorretto. A questo punto la conoscenza e l’apprendimento di Adamo presupponeva la natura data da Dio della realtà e il fatto che solo se avesse pensato i pensieri di Dio nella sua cornice di pensiero la sua conoscenza sarebbe stata secondo il vero e quindi affidabile.

Siccome Adamo che da il nome agli animali è un paradigma per l’apprendimento obbediente, vale a dire un modello normativo per il processo dell’apprendimento umano in tutte le cose, questo significa che fin dal principio di tutto il nostro pensare, apprendere e insegnare dobbiamo accettare la definitiva interpretazione della realtà dettata nella parola di Dio come una guida autoritativa e affidabile al significato della realtà e di tutte le cose in essa. Solo nella misura in cui facciamo così avremo una base corretta per la nostra comprensione dei dati che ci confrontano mentre cerchiamo d’interpretare il mondo in cui viviamo. L’alternativa è mera speculazione umana fondata su nulla più sostanziale che la fantasia umana. Pertanto, tutta la conoscenza alla fin fine è fondata sulla fede, o in Dio e la sua definitiva interpretazione della realtà espressa nella sua rivelazione, oppure nella capacità umana di speculare creativamente — vale a dire la fantasia umana [1].

Ovviamente la conoscenza ricercata nei termini di una falsa comprensione della realtà, e una falsa interpretazione di quei dati basata su quella visione della realtà — per esempio il mito dell’evoluzione — ci porterà lontano dalla verità come definita dal proposito creativo di Dio e dentro l’errore, come fece con Adamo sulla questione del frutto dell’albero della conoscenza del bene e del male, che risultò nella morte dell’umanità e l’assoggettamento della terra alla maledizione di Dio (Ge. 3:14-19). Solo quando affrontiamo un dato soggetto con una dedicazione alla verità fondamentale della natura della realtà data e interpretata da Dio come fondamento del nostro pensiero, come fece Adamo quando diede il nome agli animali, il tentativo di comprendere il mondo intorno a noi porterà frutto [2].

Quarto, la conoscenza dell’ordine creato che Adamo acquisì da questo compito non fu mera teoria, ma portò a maggiore maturità e sapienza che produsse una comprensione più sviluppata del suo mandato creazionale e a un maggiore progresso culturale. Ci sono due aspetti di questa cosa:

(1) Affrontando questo lavoro Adamo imparò non solo della natura del regno animale, ma scoprì pure qualcosa della propria natura e del proprio ruolo nel mondo come portatore dell’immagine di Dio cosa vitale per l’umanità, tanto fisicamente che psicologicamente: “E l’uomo diede dei nomi a tutto il bestiame, agli uccelli del cielo e ad ogni animale dei campi; ma per l’uomo (lett. adamo) non si trovò alcun aiuto conveniente” (Ge. 2:20). Nel proposito di Dio l’umanità fu creata maschio e femmina. Attraverso il suo compito Adamo scoprì il proprio bisogno per una compagna e quindi Eva fu creata prendendola da Adamo per essere sua moglie e suo aiuto convenevole. Inoltre, la procreazione è importante per il dominio dell’uomo sulla terra, ed era così prima della caduta, e quindi prima dell’ingresso della morte. Infatti la procreazione è essenziale per il compimento del mandato creazionale. Lo sviluppo del dominio dell’uomo sulla terra, lo sfruttamento delle risorse naturali della terra e il generale progresso culturale diventa possibile solamente con la suddivisione del lavoro e la specializzazione della conoscenza e della tecnologia. Ciò necessità la procreazione: “Siate fruttiferi e moltiplicatevi, riempite la terra e soggiogatela” (Ge. 1:28).

(2) Il regno animale costituisce una risorsa preziosa per l’umanità in innumerevoli modi, e la maggiore conoscenza degli animali da parte dell’uomo gli avrebbe permesso di sfruttare queste risorse in modo più razionale e produttivo a proprio beneficio e a beneficio dello stesso regno animale, e tutto alla gloria di Dio. La conoscenza che Adamo acquisì da questo compito gli avrebbe permesso di addestrare e utilizzare gli animali in modo più efficiente nella sua vocazione di coltivare la terra. Lo sviluppo della zootecnia, l’allevamento di specie particolarmente utili all’uomo, e l’uso degli animali per pellicce, cuoio, ecc. furono i risultati pratici di questo assegnamento. Anche la preservazione di specie rare e la riproduzione di bestiame migliore furono risultati che beneficiarono lo stesso regno animale (cfr. Ge. 30:41-42). Pertanto, l’aver dato il nome agli animali permise ad Adamo di estendere il dominio sulla terra. Questo assegnamento fu l’inizio del processo di civilizzazione della terra a livello pratico.

Il compito di dare il nome agli animali, perciò, fu chiaramente collocato nel contesto del mandato di dominio di Adamo. Fu un programma educazionale inteso ad estendere la sua padronanza del mondo che gli era stato dato da governare. Questo processo d’istruzione, di apprendimento e crescita nella comprensione della creazione di Dio e del ruolo dell’uomo in essa, è essenziale per l’amministrazione della terra da parte dell’uomo e per la sua vocazione d’avere il dominio su di essa. Non è qualcosa a sé stante, fine a se stesso. Ha uno scopo. Quello scopo è di ammaestrare l’uomo nella sua vocazione sotto Dio ed è pertanto compiuto solo mentre esercita quella vocazione. L’istruzione è il mezzo per preparare l’uomo al compito assegnatogli da Dio di sottomettere e riempire la terra in qualità di portatore dell’immagine di Dio.

Perciò, il contesto del compito educazionale per il cristiano è il patto, il quale, come abbiamo visto, è un patto di grazia redentiva e di dominio in Cristo Gesù. L’istruzione è il procedimento di addestrare l’uomo nella sua vocazione di esercitare il dominio sulla terra sotto il patto che Dio ha stabilito col suo popolo. Per poter sfruttare la terra correttamente e produttivamente l’uomo deve essere ammaestrato nel suo ruolo di amministratore e manager delle risorse della terra. Quel ruolo implica la comprensione del proposito di Dio per la creazione, osservando i limiti e i confini alle azioni dell’uomo nel raggiungere quel dominio che sono dettate nella parola-legge di Dio e utilizzando la terra e le sue risorse produttivamente per il miglioramento dell’umanità e della terra stessa. Questa è la vocazione dell’uomo nei termini del proposito di Dio per l’umanità e per il mondo in cui vive, ed è quando e se persegue questa vocazione obbedientemente che l’uomo lavora per Dio e per la sua gloria, e in questo modo adora il proprio creatore come richiesto dalla sua parola [3].

L’istruzione è il processo d’addestramento mediante il quale l’uomo impara a farsi carico di questa vocazione, e pertanto è di vitale importanza che in ogni materia e ad ogni livello questo processo d’apprendimento presupponga la natura della realtà come creata e interpretata da Dio, e dovrebbe essere perseguito completamente in termini di principi di pensiero ed azioni pie.

Questa è la ragione per cui il dare i nomi agli animali da parte di Adamo è così importante ed istruttivo per noi. Fu un processo d’apprendimento indirizzato al mandato creazionale dell’uomo d’avere il dominio sulla terra. L’istruzione non può essere propriamente separata dalla vocazione dell’uomo nei termini del proposito di Dio perché egli sarà istruito o per il dominio come vice-reggente di Dio, o altrimenti per l’autonomia, e in in ultima analisi questo significa la dominazione dell’uomo da parte dell’uomo e l’asservimento dell’uomo non a Dio e al suo proposito, ma all’uomo e ai suoi desideri corrotti, e perfino alla creazione stessa. L’istruzione è il programma d’addestramento per la vocazione dell’uomo d’avere il dominio sulla terra, e quella vocazione è il contesto dell’intera vita dell’uomo. Perseguirà quella vocazione secondo il proposito di Dio come rivelato nella sua parola, o farà una di due cose: o abuserà i propri poteri, capacità e signoria sopra la terra in modo da impadronirsi di potere ed autorità per se stesso disubbidientemente, o arrenderà la propria vocazione di signore sopra la terra e si assoggetterà agli elementi della natura per essere da essi governato anziché governarli. Ambedue le opzioni significano la schiavitù della massa dell’umanità all’ordine creato. Ambedue hanno una lunga storia e sono ancora tra di noi — ad esempio la tirannia totalitaria e la pratica di religioni pagane come l’Induismo [4].

Pertanto, il provvedimento dell’istruzione per i nostri figli deve tenere conto della vocazione dell’uomo nel proposito di Dio se debba essere un’istruzione pia, un “educare nella giustizia; affinché l’uomo di Dio sia completo, pienamente fornito per ogni opera buona” (2 Ti. 3:16-17). Quella vocazione necessita di una corretta comprensione dell’uomo e del mondo in cui vive nei termini del proposito di Dio. Solo nel contesto di quella vocazione i vari aspetti del compito educativo trovano il loro significato corretto, e solo se il contenuto dell’istruzione che provvediamo ai nostri figli prende in considerazione quella vocazione essa li renderà capaci di maturare nei termini dell’immagine di Dio.

Per il cristiano, l’istruzione è il mezzo mediante il quale l’uomo è ammaestrato per il suo compito pattizio di dominio; è un’educazione in “autorità pia, potere e supervisione ovunque Dio ce ne dia la responsabilità” [5], su noi stessi, sulle nostre vocazioni, e sul reame naturale. L’istruzione per il cristiano, perciò, non può essere separata dal contesto onni-pervasivo del proposito di Dio per l’uomo sotto il patto redentivo di grazia e di dominio in Gesù Cristo. Perseguire l’autonomia umana, ed istruire per l’autonomia umana, è pervertire l’esistenza dell’uomo e bloccare la sua crescita nei termini del proposito di Dio. È pervertire la natura e la vocazione dell’uomo che è stato creato ad immagine di Dio affinché pensi i suoi pensieri nella sua cornice di pensiero. È pertanto una negazione dell’umanità come creata e definita ad immagine di Dio. Non sorprende, perciò, che in un’epoca di rampante ateismo e di autonomia dell’uomo portate ai loro estremi ci sia così tanta depressione, alienazione, suicidio, aborto, ecc.. Nelle scuole umaniste della nostra nazione i fanciulli sono costantemente educati dentro alla frustrazione e al diniego della loro umanità com’essa è stata creata da Dio, e la fine è la morte, tanto per l’individuo quanto per la sua cultura.

Per contrasto, il compito educazionale intrapreso da Adamo nel suo dare il nome agli animali fu un processo di pio apprendimento che portò ad un più grande compimento della sua vocazione come vice- reggente di Dio sulla terra e pertanto a maggiore maturità come essere umano creato ad immagine di Dio. Adamo diede il nome agli animali nei termini del proposito creativo di Dio e questo portò a maturità in comprensione e nell’estensione del dominio dell’uomo sopra la terra alla gloria di Dio.

 

Note:

1 Non intendo negare o denigrare in nessun modo la capacità dell’uomo di pensare creativamente Questo è un aspetto assai necessario della sua creazione ad immagine di Dio. Dio è il creatore, e pertanto anche l’uomo pensa e agisce creativamente mentre raffigura Dio sulla terra. Ma la capacità creativa dell’uomo non è originale; è un attributo comunicabile di Dio e perciò l’uomo crea imitando Dio. La vita sarebbe impensabile per l’uomo senza questa capacità creativa, di fatto cesserebbe d’essere umano perché senza i frutti della creatività dell’uomo la sua cultura sarebbe ridotta al livello di quella degli animali. Ciò che si nega qui è che le capacità creative dell’uomo siano autonome, originali e quindi in grado di definire la realtà, come vorrebbero farci credere gli scienziati ed i filosofi pagani (Vedi la citazione da Karl Popper e Immanuel Kant a p.29. Cfr. La citazione di H. Dooyeweerd al Capitolo Uno, p. 12).
2 Vedi Capitolo Uno per una discussione su come il non-credente lo faccia inconsapevolmente basando la propria conoscenza su principi presi a prestito da una comprensione della realtà come creata da Dio, e il risultato di ciò quando entra in conflitto col principio d’autonomia della ragione umana.
3 Sulla natura e significato di adorazione in relazione al mandato dell’uomo al dominio vedi appendice B.
4 Vedi il capitolo 6 per una discussione più dettagliata di questo concetto.
5 R. J. Rushdoony: “Calvinism and Culture” in Calvinism Today, vol. I, n° 1 (gennaio, 1991). p. 4a.


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