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ESCATOLOGIA E LEGGE BIBLICA

 

Ma ricordati dell’Eterno, il tuo DIO, perché è lui che ti dà la forza per acquistare ricchezze, per mantenere il Patto che giurò ai tuoi padri come è oggi (Deuteronomio 8:18).

Questo versetto è fondamentale per comprendere la relazione tra la legge biblica e la crescita cumulata nel tempo. Dio concede doni alle società fedeli al Patto. Questi doni sono dati da Dio per rafforzare la fiducia degli uomini nell’affidabilità del Patto e condurli a una fedeltà ancora maggiore, che a sua volta porta a ulteriori benedizioni. Le benedizioni visibili servono a confermare il Patto. Dio, quindi, dona agli uomini salute e ricchezza “per stabilire il suo Patto”. Quando gli uomini rispondono con fede e obbedienza, si crea un sistema di feedback positivo visibile.

La storia biblica è lineare. Ha un inizio (creazione), un significato (peccato e redenzione) e una fine (giudizio finale). Fu l’enfasi di Agostino sulla storia lineare rispetto alla storia ciclica pagana a trasformare il pensiero storico dell’Occidente [1]. Ma la visione biblica della storia è più che lineare. È progressiva. Implica una visibile espansione culturale. È questa fede nel progresso culturale che è stata peculiare della civiltà occidentale moderna. Ciò non fu dovuto ad Agostino in quanto tale, poiché nella visione agostiniana del tempo era presente un elemento di trascendenza, un dualismo tra il progresso dell’anima e l’ascesa e la caduta delle civiltà terrene [2]. Fu la Riforma, e in particolare la visione puritana, a portare l’idea di progresso in Occidente. I puritani credevano che esistesse una relazione tra l’obbedienza al Patto e il progresso culturale [3]. Questa visione ottimistica fu secolarizzata dai pensatori illuministi del XVII secolo [4], e il suo declino nel XX secolo minaccia la sopravvivenza della civiltà umanistica occidentale [5].

Postmillenarismo e grazia comune

Il sistema postmillenarista richiede una dottrina di grazia comune e  di maledizione comune. Non richiede una dottrina di rigenerazione universale durante il periodo delle benedizioni millenarie. In effetti, nessun calvinista postmillenarista può permettersi di essere senza una dottrina della grazia comune che colleghi le benedizioni esterne all’adempimento dei patti  esterni. Deve esserci un periodo di benedizioni esterne durante l’ultima generazione. Qualcosa deve tenere unita quella cultura affinché Satana possa ancora una volta procedere a ingannare le nazioni. Il calvinista nega che gli uomini possano “perdere la loro salvezza”, intendendo il loro stato di rigenerati. I ribelli di quell’ultimo giorno non sono quindi uomini “precedentemente rigenerati”. Tuttavia, sono uomini con potere, o almeno con le apparenze del potere. Sono abbastanza potenti da illudersi di poter distruggere il popolo di Dio. E il potere, come sottolineo in tutto questo libro, non è il prodotto di una filosofia antinomica o orientata al caos. La stessa esistenza di una catena di comando militare richiede un concetto di legge e ordine. Satana comanda un esercito in quel giorno finale.

La visione postmillenarista del futuro dipinge un quadro di benedizioni storicamente incomparabili. Racconta anche di una ribellione finale che conduce al giudizio totale e definitivo di Dio. Come gli uomini longevi ai tempi di Methuselah, il giudizio si abbatte su di loro nel mezzo del potere, della prosperità e delle benedizioni esteriori. Dio è stato misericordioso con tutti loro al massimo della sua grazia comune. È stato misericordioso in risposta alla loro fedeltà pattizia al suo ordine giuridico-civile, e Lui è stato misericordioso al fine di accumulare la massima quantità possibile di carboni accesi sulle loro teste che odiano Dio. In contrasto con la visione amillenarista del futuro di Van Til, dobbiamo dire: quando la grazia comune viene estesa (non ridotta) ai suoi limiti massimi possibili nella storia, allora è giunto il momento della rovina: la rovina per i ribelli.

Il dilemma di Van Til

Van Til distrusse ogni speranza residua nel diritto naturale o in una filosofia di terreno comune. Prese le intuizioni di Abraham Kuyper e Herman Bavinck e le estese alla loro conclusione biblica e logica: l’impossibilità di qualsiasi legame di terreno comune di diritto naturale tra coloro che osservano il Patto e coloro che lo infrangono. Ma Van Til non adottò mai il diritto biblico come un’alternativa ai sistemi di diritto naturale che aveva così profondamente distrutto. Ciò ha sempre ostacolato lo sviluppo della sua filosofia, poiché la visione riformata più antica della legge morale si basava saldamente sui concetti di diritto naturale che Van Til aveva distrutto. Egli non era disposto a contestare i vecchi credi riformati su questo punto. Le sue idee hanno reso obbligatorie le revisioni dei credi, ma non era disposto a chiedere pubblicamente una revisione dei credi che portasse a definizioni più biblicamente precise di concetti del XVII secolo come “equità generale”[6], “legge morale” [7],  e “Patto delle opere” [8].

Esiste un approccio in grado di risolvere questo dilemma. Questo libro si propone di farlo. Partendo dal concetto di Patto, possiamo elaborare una teologia della grazia comune che riconosca il crescente conflitto etico tra chi trasgredisce il Patto e chi lo rispetta, ma che permetta anche la cooperazione tra i due nel corso della storia. Dobbiamo iniziare la nostra indagine con l’azione della legge nel cuore del peccatore. Questa deve essere discussa in relazione alla legge scritta, in linea di principio, sui cuori rigenerati. Una sintesi tra teologia dell’alleanza, escatologia e apologetica presupposizionale di Van Til rende possibile una corretta comprensione della crescente differenziazione etica nella storia, senza tuttavia distruggere le fondamenta stesse della storia.

Vittoria nella storia

Specificamente, ci troviamo di fronte al problema della vittoria nella storia. La vittoria nella storia è un concetto ineludibile. La vittoria non è in discussione, è di chi osserva il Patto o di chi lo trasgredisce. L’unica domanda è: chi vincerà? Se chi trasgredisce il Patto si ribella alla legge biblica e diventa esternamente coerente con i propri presupposti antinomici, allora o diventerà storicamente impotente (come sostengo io) o storicamente trionferà (come sostiene Van Til). Ma sicuramente il processo di differenziazione porta alla vittoria dell’uno o dell’altro. Non c’è neutralità in nessun luogo dell’universo. Questo, soprattutto, è il messaggio della filosofia di Van Til. Ma se non c’è neutralità intellettuale e morale, allora non può esserci neutralità culturale, civica o di qualsiasi altro tipo di istituzione pubblica.

Van Til sostiene che saranno i reprobi a essere quasi vittoriosi nella storia, non la Chiesa. Solo alla fine dei tempi coloro che trasgrediscono il Patto si troveranno di fronte alla sconfitta. Van Til scrive: “Ma quando tutti i reprobi saranno epistemologicamente auto-consapevoli, arriverà il momento della rovina. Il reprobo pienamente auto-consapevole farà tutto il possibile, in ogni dimensione, per distruggere il popolo di Dio” [9]. Eppure, Van Til ha scritto in un altro passo che il ribelle contro Dio è come un bambino piccolo che deve sedersi in grembo al padre per schiaffeggiarlo. Come possono i non credenti cercare di schiaffeggiare il volto di Dio schiaffeggiando il popolo di Dio se non sono metaforicamente seduti sul suo grembo? Come possono ottenere sufficiente potere per danneggiare la Chiesa di Dio se hanno rinnegato tutto ciò che Dio insegna su come ottenere e conservare il potere, conformandosi alle sue leggi esteriori?

Cosa intendeva dunque Van Til con il suo concetto di crescente auto-consapevolezza epistemologica? Significa forse che i peccatori diventano più coerenti con la loro filosofia del caos che nega Dio e la legge? Sembra che sia questo ciò che Van Til ha in mente: una ribellione che porta a una riduzione della grazia comune. Ma allora come fanno questi ribelli ad acquisire il potere per compiere le loro opere malvagie? Man mano che il grano e la zizzania raggiungono la maturità, sostiene l’amillenarista, la zizzania diventa sempre più forte culturalmente, mentre il grano si indebolisce sempre di più. Consideriamo ciò che viene detto. Mentre i cristiani si adoperano per la propria salvezza, migliorando la loro cooperazione reciproca sulla base di accordi sui credi, mentre imparano la legge di Dio applicata nella loro epoca, mentre diventano esperti nell’applicazione della legge di Dio che hanno appreso, diventano culturalmente impotenti. Diventano anche sterili, a quanto pare. Non diventano fecondi e non si moltiplicano. O se fanno del loro meglio per seguire questo comandamento, rimangono senza la benedizione di Dio, una benedizione che Egli ha promesso a coloro che seguono le leggi che ha stabilito. In breve, l’aumento dell’auto-consapevolezza epistemologica da parte dei cristiani porta all’impotenza culturale.

D’altra parte, mentre i ribelli sviluppano la loro filosofia dell’antinomismo – la religione del caos evolutivo o la religione della rivoluzione – diventano più potenti. Man mano che si allontanano dai presupposti riguardanti Dio, l’uomo, la legge e il tempo che hanno reso possibile la tecnologia occidentale e la crescita economica, diventano più ricchi. Man mano che imparano chi sono e chi è Dio, si appropriano dei frutti dei giusti. In breve, tranne che nel giorno del giudizio, il seguente versetto biblico non è vero: “L’uomo buono lascia un’eredità ai figli dei suoi figli, ma la ricchezza del peccatore è messa da parte per il giusto” (Proverbi 13:22).

Ma a cosa servirà ai cristiani dopo la risurrezione ereditare gli stracci culturali sporchi del mondo pre-risurrezione? A cosa servirà che Dio restituisca a persone immortali e senza peccato la ricchezza accumulata da umanisti anti-Dio e autoreferenziali? E in primo luogo perché mai questi umanisti sarebbero stati in grado di governare il mondo pre-resurrezione di Dio ? Il mondo opera in termini di legge, ovvero la legge pattizia di Dio, ma i peccatori epistemologicamente auto-consapevoli si rifiuterebbero ovviamente di rispettare tali leggi pattizie, presupponendo che agiscano in modo coerente con i propri presupposti religiosi. Se tutto ciò non ha senso, è perché il concetto di grazia comune nella storia di Van Til non ha senso.

Dobbiamo discutere il fondamento della vittoria nella storia così come la presenta la Bibbia. Collego la mia discussione sui principi della vittoria alla struttura pattizia del Deuteronomio. Lo strumento di dominio che Dio dà al suo popolo è la sua legge rivelata. Abbandonare la legge biblica significa abbandonare ogni speranza di vittoria a lungo termine. Abbandonare il proprio impegno verso la legge biblica significa diventare antinomisti.

Antinomismo

Il termine “antinomismo” è sempre usato in senso peggiorativo. Pertanto, dovrebbe essere usato con precisione. È troppo facile definire “legalista” chiunque abbia una visione più rigorosa della legge rispetto alla propria, e “antinomista” chiunque ne abbia una più permissiva.

Dobbiamo anche specificare di quale nomos (legge) stiamo parlando. La maggior parte dei cristiani rifiuta l’etichetta di “antinomismo” e si appella al proprio impegno verso un concetto di legge morale. Essi rifiutano categoricamente la validità, ai tempi del Nuovo Testamento, della “legge giudiziale ebraica”, ma lo fanno presumibilmente nell’interesse di difendere una visione più elevata della legge, che chiamano legge morale. Hanno adottato questo approccio alla legge civile dell’Antico Testamento fin dai  tempi della prima chiesa, e vi hanno invariabilmente mescolato dentro ampie porzioni di filosofia greca e diritto romano. Concetti come diritto morale, diritto naturale e “legge cosmonomica” sono serviti ai teologi come sostituti delle legge civile biblica.

Ciò che la Bibbia presenta è un concetto di diritto rivelato da Dio che possiede almeno quattro caratteristiche: (1) principi giuridici permanenti, (2) ordinanze giurisprudenziali concrete, (3) specificazione di quando e come applicare la specifica ordinanza e (4) principi di interpretazione (ermeneutica) che ci informano su come le mutate circostanze storiche successive alla risurrezione abbiano modificato la specifica applicazione delle ordinanze. Non è moralmente legittimo per i cristiani cercare rifugio dalle loro responsabilità, conferite da Dio, di prendere decisioni morali e giuridiche. Eppure tentano di farlo proprio appellandosi a un sistema di diritto morale vago, indefinito e privo di contenuto, che non è più correlato alle specifiche applicazioni giurisprudenziali dell’Antico Testamento.

Qualsiasi tentativo di sottrarsi a queste responsabilità è un sintomo di antinomismo, cioè di legge antibiblica. Coloro che si aggrappano a una legge morale a contenuto zero, del tipo “Prendete le vostre decisioni giudiziali man mano che procedete, ma sempre nel nome dell’etica del Nuovo Testamento”, hanno adottato una forma di antinomismo.

Poiché i teonomisti rifiutano questo concetto di legge naturale influenzato dall’umanesimo – principi di legge che non sono collegati ai casi di legge (la casistica) dell’Antico Testamento – i teologi riformati che non hanno ancora compreso il rifiuto di Van Til di tutta la filosofia del terreno comune e della teologia della legge naturale si sono affrettati a sottolineare l’abbandono da parte dei teonomisti di alcune discussioni di Calvino sulla legge naturale. Questi critici hanno ragione; i teonomisti hanno effettivamente abbandonato la concezione cinquecentesca della legge naturale di Calvino. Van Til non ha lasciato loro altra scelta. Ha distrutto le basi intellettuali della legge naturale.

La filosofia della legge naturale era l’alternativa cruciale dell’umanesimo pre-darwiniano sia alla legge biblica che al caos morale. Ma c’è un progresso teologico nella vita, sia per i salvati che per i perduti. Gli umanisti più coerenti e i vantilliani hanno riconosciuto che Darwin ha distrutto la teologia e la filosofia della legge naturale [10]. I vantilliani hanno anche riconosciuto che Van Til ha distrutto il “realismo del senso comune” del Seminario di Princeton, un disastroso tentativo ottocentesco di battezzare la filosofia dell’Illuminismo scozzese e di allevare il figlio illegittimo in una famiglia cristiana [11]. Qualcosa deve essere costruito sulle rovine. I teonomisti hanno una risposta: un tipo di teologia del Patto che riconosce la legge biblica come fonte dell’etica cristiana e quindi del dominio cristiano.

Le scelte difficili dell’amillenarismo

Mi trovo di fronte a una conclusione spiacevole: la versione amillenarista della dottrina della grazia comune adotta o l’antinomismo, o una dottrina di un vangelo storicamente irrilevante, o entrambe. Sostiene che Dio non rispetti più il suo ordine giuridico pattizio e che l’insegnamento del Deuteronomio sul processo di feedback positivo della legge del Patto non sia valido ai tempi del Nuovo Testamento. L’unico modo per l’amillenarista di evitare l’accusa di antinomismo e rimanere comunque un amillenarista è (1) abbandonare il concetto di crescente auto-consapevolezza epistemologica, oppure (2) adottare la dottrina di un vangelo storicamente impotente.

Ecco il mio ragionamento. L’amillenarista che insiste di non essere antinomista deve proclamare la legittimità e la potenza della legge biblica. Non è sufficiente affermare che la legge biblica sia eticamente corretta. Deve argomentare che Dio dà al cristiano il potere di obbedirle e che questa obbedienza produce un feedback positivo. Questo è ciò che sostiene il postmillenarista teonomico. Ma l’amillenarista non è postmillenarista, quindi si trova di fronte a due domande molto difficili: “Se la legge è sia legittima che efficace nella storia, allora perché i cristiani perdono contro coloro che trasgrediscono il Patto? Se questa sconfitta non è dovuta al fallimento della legge di Dio, allora cos’è che fallisce?” Ci sono due vie d’uscita.

Primo, se i cristiani non riescono a estendere la manifestazione visibile del regno di Dio sulla terra perché non diventano, di fatto, sempre più epistemologicamente auto-consapevoli nel tempo, allora il loro fallimento non è necessariamente il fallimento della legge di Dio. Ignorano la legge di Dio perché non diventano epistemologicamente auto-consapevoli. Si rifiutano di prendere in mano lo strumento di dominio di Dio. Questa non è colpa della legge. Quindi il loro fallimento deve essere attribuito alla loro mancanza di autoconsapevolezza epistemologica.

Secondo, se i cristiani diventano sempre più epistemologicamente auto-consapevoli, come afferma Van Til, il loro fallimento nell’estendere il regno visibile deve essere correlato a (1) la debolezza fondamentale (o l’assoluta inapplicabilità) della legge biblica – l’affermazione dell’antinomismo – oppure (2) il fallimento del Vangelo nel convertire gli uomini a Cristo o (3) entrambi. O la legge ha fallito o il Vangelo ha fallito, o entrambi.

Linguaggio deliberatamente fuorviante

In ogni caso, l’amillenarista proclama che Satana vincerà nella storia fino a quel giorno finale che porrà fine alla storia. La Chiesa fallisce nella sua missione di evangelizzare il mondo, fare discepoli tra le nazioni e sottomettere la terra alla gloria di Dio. Questo è il cuore e l’anima della teoria amillenarista della storia. La Chiesa fallisce. Può parlare di vittoria – in effetti, il linguaggio degli amillenaristi è pieno di frasi dal suono trionfale – ma in realtà intende la sconfitta storica. È questa schizofrenia del linguaggio che ricorda così tanto l’uso che Barth faceva della terminologia biblica per promuovere l’umanesimo. Le parole non significano ciò che sembrano. L’amillenarista non riesce a convincersi di proclamare “la chiesa di Gesù Cristo perde nella storia”, così come il barthiano non riesce a proclamare “la Bibbia è completamente sbagliata e deliberatamente fuorviante quando parla di un luogo letterale chiamato inferno”. Non dicono chiaramente ciò in cui credono veramente.

Quelli di noi che crediamo davvero nella vittoria esteriore del popolo di Dio nella storia troviamo fastidioso l’incessante annuncio di vittoria da parte di alcuni amillenaristi. Van Til almeno evita questo tipo di linguaggio. Il libro di  R. B. Kuiper, The Glorious Body of Christ “Il Corpo Glorioso di Cristo”, non lo fa. Il capitolo 42, “Conquistatore del Mondo”, è pieno del linguaggio della vittoria. “Per quanto incredibile possa sembrare, l’insignificante Chiesa si propone di conquistare il mondo. Non solo si sforza di farlo, ma ci riesce. E, per quanto strano possa sembrare, la vittoria non è solo in vista per la Chiesa, ma è una realtà presente”[12]. La parola “riuscendo” indica progresso; le parole “realtà presente” svelano il gioco: in futuro, potremo definire una vittoria il continuo declino dell’influenza della Chiesa, a partire dalla sua attuale patetica condizione di impotenza culturale.

Include una sottosezione, “Il Dovere della Conquista”. Invita i cristiani a una battaglia terrena che la sua escatologia nega loro di poter vincere, ma si rifiuta di affermarlo esplicitamente. Li inganna con un linguaggio fuorviante. Include anche un’altra sottosezione, “La realtà della vittoria”. Scrive: “Che la Chiesa alla fine vincerà il mondo è una conclusione scontata, poiché parteciperà al trionfo finale e completo di Cristo, suo Capo” [13]. Questo è un modo subdolo per ammettere che la Chiesa non vincerà il mondo nella storia, e che qualsiasi vittoria essa godrà sarà post-storica, quando il fuoco di Dio interromperà la storia al giudizio finale. La Chiesa nella cornice amillenarista ha quanto a che fare con questa vittoria finale di Cristo sul mondo quanto una vecchietta ha a che fare con l’immobilizzare una banda di rapinatori mentre viene picchiata a sangue quando finalmente arriva la polizia. Il ruolo della Chiesa nella vittoria di Cristo è quello di una vittima indifesa e impotente, la cui unica speranza è che un Liberatore possa arrivare all’ultimo momento, ovvero alla fine dei tempi. La sua unica speranza è di essere liberata dai fardelli della storia.

La sua frase successiva è ancora più significativa: “Ma la Scrittura insegna anche che la vittoria della Chiesa sul mondo è una realtà presente”. Chiama “vittoria” il disastro odierno?

In breve, si rifiuta di offrire una teoria biblica della storia: una spiegazione di come la Chiesa passi dall’impotenza visibile del presente alla gloriosa vittoria del futuro. La “vittoria” della Chiesa non è storica nel presente e sarà post-storica nel futuro.

Kuiper mise in guardia contro la teologia di Karl Barth [14], ma la sua visione della storia della Chiesa, in particolare della sua storia futura, era essenzialmente barthiana. Barth proclamò due forme di storia: una storia di eventi del mondo reale, che chiamò Historie, e il mondo di Cristo della “storia nascosta” (Geschichte) – un incontro trans-storico e non razionale che non può essere rivelato o giudicato dai documenti e dalle testimonianze fattuali della storia [15]. In questo modo, la realtà non “cristiana” della storia non mette in discussione il significato dell'”incontro” dell’uomo con “Cristo”. Kuiper fa più o meno la stessa cosa. Egli distingue tra (1) il mondo storico reale, dove, col passare del tempo, la tua testa cristiana verrà presa a calci dai reprobi, e (2) il mondo sopra- storico della “vittoria realizzata”, che non può essere rivelata o giudicata dalla realtà storica fattuale della sconfitta sempre più visibile della Chiesa. Kuiper nasconde la vittoria spirituale della Chiesa al sicuro al di fuori della cupa realtà di una storia dominata dai reprobi, proprio come Barth nasconde l’incontro irrazionale dell’uomo con “Cristo” al di fuori della storia basata sui fatti. Egli proclama un mondo di Victoriegeschichte al posto della Geschichte di Barth. (Francamente, i postmillenaristi sono fortemente tentati di classificare entrambe queste teorie dualistiche della storia come Horsegeschichte) [16].

Comprensibilmente, questo tipo di uso improprio del linguaggio della vittoria è fastidioso per coloro che sono veramente seri nello sviluppare una teoria della vittoria cristiana nella storia. Meglio la franchezza di Van Til: una teoria della storia che ammette apertamente che i cristiani, come quella vecchietta, saranno derubati, e derubati sempre più frequentemente e sempre con maggior cattiveria.

Riprovazione per conoscenza?

Van Til scrive: “Ma quando tutti i reprobi sono epistemologicamente auto-consapevoli, allora è giunto il momento della rovina. Il reprobo pienamente consapevole di sé farà tutto il possibile in ogni dimensione per distruggere il popolo di Dio. Quindi, mentre cerchiamo con tutte le nostre forze di accelerare il processo di differenziazione in ogni dimensione, siamo comunque grati, d’altra parte, per ‘il giorno della grazia’, il giorno della differenziazione non sviluppata. Tale tolleranza che riceviamo dal mondo è dovuta al fatto che viviamo nella fase iniziale, piuttosto che in quella più tardiva della storia [17].

Consideriamo le implicazioni di questo argomento. Presentare il Vangelo agli uomini non rigenerati contribuisce a renderli più consapevoli di ciò che sono e di chi sono. Ma in questa fase iniziale della storia, questo grado di autoconsapevolezza da parte loro non è così grande da spingerli a sopprimere i cristiani, così come non tentano ancora pienamente di sopprimere la testimonianza di Dio nella rivelazione della creazione e nella Bibbia. Più tardi, tuttavia, man mano che questa autoconsapevolezza dei non rigenerati aumenta, e aderiscono sempre di più alle loro premesse religiose e filosofiche sull’origine della materia dal caos e sul ritorno finale di tutta la materia alla pura casualità, questa visione del caos finale li rende in qualche modo più sicuri di sé, a differenza del visibile crollo dell’autostima che proprio questo tipo di filosofia sta producendo oggi in Occidente. Inizieranno a perseguitare la Chiesa. Le cose andranno di male in peggio per la Chiesa, man mano che questa cercherà di presentare il Vangelo a più persone. Più i non rigenerati lo ascolteranno, più saranno in grado di sopprimere la Chiesa. Van Til afferma quindi che c’è una buona ragione per rallegrarsi del fatto che viviamo oggi piuttosto che domani. Van Til comprende veramente le implicazioni dell’amillennarismo.

D’altro canto, i cristiani sono umili davanti a Dio, ma fiduciosi di fronte al creato che sono chiamati da Dio a sottomettere. Dopotutto, hanno la legge biblica e lo Spirito Santo. Questa fiducia, affermano gli amillenaristi che credono in una crescente autocoscienza epistemologica, li condurrà infine alla sconfitta e al disastro storici.

In contrasto con il gruppo sempre più debole di fedeli che osservano il Patto, i ribelli etici sono arroganti davanti a Dio e sostengono che tutta la natura sia governata dalle leggi prive di significato della probabilità, ovvero dal caos supremo, incluso il caos morale. Immergendosi nella filosofia del caos, i trasgressori del Patto saranno in qualche modo in grado di emergere totalmente vittoriosi su tutta la terra, affermano gli amillenaristi, una vittoria che verrà interrotta solo dall’intervento fisico di Gesù Cristo al giudizio finale. Un impegno verso l’anomia, nella versione amillenarista della grazia comune, porta alla vittoria esteriore. Questo non ha senso dal punto di vista teologico, né tantomeno morale, eppure è coerente con la spiegazione di Van Til sul declino della grazia comune nel tempo. Dove ha sbagliato?

Van Til ha ragione quando scrive che ci sarà un aumento della conoscenza di sé di ognuno, o di ciò che lui chiama auto-consapevolezza epistemologica. Salvati e perduti diventeranno sempre più consapevoli di dove si trovano filosoficamente ed eticamente e di chi sono storicamente. Ma Van Til ha sbagliato su un punto importante. Come filosofo cristiano, sa che la salvezza non si ottiene con la conoscenza. I Greci erano in errore quando sostenevano che se un uomo conosce il bene, lo farà. Paolo dice esattamente il contrario: Una persona può conoscere il bene, ma fare comunque il male (Romani 7).

Ciò che Van Til non ammette mai apertamente è questo: nemmeno la riprovazione deriva dalla conoscenza, inclusa la conoscenza di sé. Non si tratta semplicemente del fatto che gli uomini malvagi conoscano il bene ma si rifiutino di praticarlo; si tratta del fatto che conoscono il male, ma per loro non è male abbastanza.

La leva del male: il bene

Coloro che trasgrediscono il Patto devono fare del bene esteriormente per aumentare la loro capacità di fare il male. Hanno bisogno di usare la leva della legge di Dio per aumentare la loro influenza. Questi ribelli non saranno in grado di agire in modo coerente con i propri presupposti epistemologici e lo stesso esercitare il potere. Desiderano il potere più della coerenza filosofica. Questo è particolarmente vero per coloro che trasgrediscono il Patto in Occidente e che vivono all’ombra della teologia del dominio cristiano. In breve, essi limitano l’elaborazione delle implicazioni della propria auto-consapevolezza epistemologica. Credendo nella casualità, nel caos e nell’insensatezza, coloro che cercano il potere scelgono tuttavia la struttura, la disciplina e la retorica della vittoria finale.

Se un ricercatore moderno volesse osservare una cultura pagana quanto più coerente possibile, potrebbe visitare la tribù africana degli Ik Colin Turnbull lo fece, e il suo libro, The Mountain People (1973), è un classico. Trovò una ribellione quasi totale contro la legge: legge sulla famiglia, legge civile, ogni legge. Ma trovò anche un popolo tribale totalmente impotente e sconfitto, che si stava rapidamente estinguendo. Erano innocui per l’Occidente perché erano più auto-coerenti dei satanisti occidentali.

La differenza tra gli umanisti assetati di potere e i pagani tribali, più coerenti ma suicidi, è la stessa differenza tra i comunisti e gli Ik. È la differenza tra una religione di potere e una religione di fuga [18]. Qualche mistico orientale che cerca la fuga mediante tecniche ascetiche di ritiro, o qualche imitatore occidentale con una macchina a onde alfa e auricolari (“Diventa uno yogi elettronico istantaneo!”), agisce in modo molto più coerente con la filosofia anti-cristiana dell’assoluta mancanza di significato di un rivoluzionario comunista. Lo yogi non è pienamente coerente: ha ancora bisogno di tecniche di disciplina, e la disciplina implica un universo ordinato. Ma è più coerente del comunista. Non cerca la salvezza di un mondo di completa illusione (maya) attraverso l’esercizio del potere.

Satana ha bisogno di una catena di comando per esercitare il potere. Pertanto, per creare il massimo di devastazione per la chiesa, Satana e i suoi seguaci hanno bisogno di imitare la chiesa. Come il bambino che ha bisogno di sedersi in grembo al padre per schiaffeggiarlo, così il ribelle ha bisogno di una rozza imitazione della teologia del dominio di Dio per esercitare il potere. Un bambino che rifiuta l’idea del grembo al padre non può seriamente sperare di schiaffeggiarlo. L’anticristiano ha ufficialmente adottato una teoria dell’esistenza “anti-grembo”. Non ammette alcuna relazione di causa-effetto tra grembo e schiaffo. Nella misura in cui agisce coerentemente con questa visione, diventa impotente ad attaccare il popolo di Dio.

Ciò significa che con l’aumento dell’autocoscienza epistemologica, gli aspetti etici della separazione diventano sempre più fondamentali. Non la logica, ma l’etica è primaria. La riprovazione avviene per via etica, non logica. Pertanto, la crescente auto-consapevolezza epistemologica da parte dell’incredulo assetato di potere non lo porta ad applicare la filosofia di Satana, fatta di assoluta insensatezza e caos; lo porta invece ad applicare la contraffazione della religione di dominio di Satana, la religione del potere. Egli può raggiungere il potere solo rifiutandosi di conformarsi pienamente alla religione del caos di Satana. Ha bisogno di organizzazione e dei doni di grazia comune di Dio per produrre la massima distruzione. Come l’Unione Sovietica, che ha sempre dovuto importare o rubare la maggior parte della sua tecnologia dall’Occidente per costruire un arsenale con cui distruggere l’Occidente [19], così il satanista deve importare capitale intellettuale e morale cristiano per condurre un’efficace campagna contro la Chiesa.

Questo è il punto chiave della mia argomentazione contro la visione di Van Til sulla grazia comune. In primo luogo, il cristiano esercita il dominio diventando epistemologicamente auto-consapevole, ovvero moralmente e logicamente coerente con l’uomo nuovo che c’è in lui, e quindi, aderendo sempre più strettamente alla legge di Dio. La legge biblica è lo strumento di dominio pienamente coerente di chi osserva il Patto.

In secondo luogo, chi trasgredisce il Patto esercita il potere diventando incoerente con la sua filosofia ultima di casualità. Può commettere crimini efficaci solo rubando la visione del mondo dei cristiani. Più grandi sono i crimini che desidera commettere (l’impulso etico del male), più attentamente deve pianificarli (l’impulso epistemologico della giustizia: calcolare i costi [Luca 14:28-30]). Il cristiano può impegnarsi per osservare il Patto di dominio attraverso una vita di pensiero e azione coerenti; l’anticristiano può realizzare una campagna offensiva e distruttiva contro i cristiani – in contrasto con una vita autodistruttiva fatta di droga e dissolutezza – solo appropriandosi della visione del mondo biblica e distorcendola per scopi malvagi.

In breve, per diventare veramente malvagi bisogna diventare piuttosto buoni.

La Bibbia dice che tutti coloro che odiano Dio amano la morte (Proverbi 8:36b). Pertanto, affinché coloro che odiano Dio possano vivere in modo coerente, dovrebbero suicidarsi. Non sorprende che il filosofo esistenzialista francese Albert Camus fosse affascinato dalla possibilità del suicidio. Era coerente con la sua filosofia dell’insensatezza. Per diventare una minaccia storica per i cristiani, i non credenti devono frenare il loro impulso ultimo, vale a dire la ricerca della morte. Quindi, il loro aumento di autocoscienza epistemologica nel tempo è incompleto, fino alla ribellione finale, quando il loro stesso atto di ribellione porta al giudizio finale. Sarà il culmine finale nella storia dell’atto di sfida invidiosa di Satana, che indusse la folla a crocifiggere Cristo: un atto di violenza che gli assicurò il giudizio e la sconfitta totali. Eppure lo fece comunque, per ripicca. Quando Dio finalmente rimuoverà il suo freno al loro impulso suicida, scateneranno la loro ribellione autodistruttiva. La rimozione del freno di Dio è sempre il preludio al giudizio.

Van Til considera le azioni di Satana sulla croce come un fallimento intellettuale. “Satana riuscì a far crocifiggere Cristo per distruggerlo. Non sapeva forse che con la crocifissione di Cristo il suo stesso regno sarebbe stato distrutto? Vediamo quindi che, sebbene da un lato la sua ingegnosità sia grande, egli si auto-sabota costantemente nei suoi propositi; si sbaglia costantemente nella sua conoscenza della realtà” [20]. Ma fu proprio l’erronea conoscenza della realtà di Satana a ostacolarlo? “Non lo sapeva?” chiede Van Til retoricamente. Certo che lo sapeva. Non ha commesso un errore. Ha semplicemente visto un’opportunità per vendicarsi temporaneamente e l’ha colta, a qualunque costo. La riprovazione non si basa sulla conoscenza. La riprovazione si basa sull’etica. Satana è suicida, non irrazionale. È mosso dall’invidia, non è stupido.

Quindi la guerra etica si intensificherà. Chi dovremmo aspettarci che Dio benedica in questa guerra etica in escalation? Il cristiano la cui visione del mondo è coerente e che onora Dio, o colui che odia Dio la cui visione del mondo è incoerente e sfida Dio? Chi sarà gravato da una maggiore schizofrenia morale e intellettuale col passare del tempo e con l’aumentare dell’autocoscienza epistemologica, i piani di conquista di chi saranno incoerenti con la propria filosofia dell’esistenza, quelli del cristiano o dell’anticristiano? Chi sta veramente crescendo nell’autocoscienza epistemologica, il cristiano o l’anticristiano?

Le risposte dovrebbero essere ovvie. Sfortunatamente per la teologia riformata del ventesimo secolo, l’amillenarismo rende oscuro l’ovvio, e l’amillenarismo è stata l’escatologia riformata dominante dagli anni ’30.

L’amillenarismo ha le idee confuse.

Ormai dovrebbe essere chiaro che la versione amillenarista del rapporto tra la legge biblica e la creazione è completamente errata. Senza dubbio Satana vorrebbe che fosse la versione corretta. Senza dubbio vuole che i suoi seguaci credano che, aderendo progressivamente alla legge biblica, i cristiani cadranno in una crescente impotenza culturale. Senza dubbio vuole che i suoi seguaci credano a questo errore assurdo. Ma come può un cristiano coerente crederci? Come può un cristiano credere che l’adesione alla legge biblica produca impotenza culturale, mentre l’adesione al caos filosofico – la religione della rivoluzione satanica – porti alla vittoria culturale?

Non ho dubbi che gli amillenaristi non vogliano insegnare una dottrina del genere, eppure è lì che il loro pessimismo amillenarista inevitabilmente conduce. I calvinisti olandesi predicano la continua validità del Nuovo Testamento del mandato culturale (Patto di dominio) [21], eppure, allo stesso tempo, predicano che questo mandato di Dio non può essere adempiuto nella storia. Rifiutano di riconoscere la realtà futura del dominio cristiano sulla terra prima del giudizio finale, attraverso l’aspetto di feedback positivo delle benedizioni del Patto: dall’obbedienza alla benedizione, a una maggiore obbedienza.

La legge biblica è fondamentale per l’adempimento del mandato culturale. È il nostro strumento di dominio. Esistono solo quattro possibilità riguardo alla legge: la legge rivelata, la legge naturale, il caos o una combinazione sincretica delle precedenti (ad esempio, la regolarità statistica: un po’ di legge naturale e un po’ di casualità). La tradizione amillenarista ha apertamente negato la prima possibilità: il carattere vincolante della legge dell’Antico Testamento nei tempi del Nuovo Testamento. Non troviamo trattati sull’applicazione contemporanea della legge biblica scritti da teologi amillenaristi. Pertanto, l’amillenarista che predica l’obbligo di cercare di adempiere al mandato culturale (che, a suo dire, non può essere adempiuto nella storia) senza lo strumento della legge biblica, si ritrova o nel campo dei culti del caos (mistici, rivoluzionari), o nel campo dei filosofi del diritto naturale e del terreno comune, o in un campo veramente schizofrenico che insegna una mescolanza di misticismo verbale e diritto naturale. (Ho in mente la filosofia della “legge cosmonomica ” di Dooyeweerd).

Il misticismo di Dooyeweerd

Questo mi porta al punto successivo. È in qualche modo speculativo e potrebbe non essere del tutto accurato. Tuttavia, è un’idea che dovrebbe essere approfondita, per vedere se è accurata. Penso che la ragione per cui la filosofia di Herman Dooyeweerd, il filosofo olandese della legge, abbia avuto un certo impatto temporaneo negli ambienti intellettuali calvinisti olandesi alla fine degli anni ’60 e all’inizio degli anni ’70 sia che la teoria di Dooyeweerd della sovranità delle sfere – leggi delle sfere che non devono essere colmate per mezzo della legge rivelata dell’Antico Testamento  [22]- è coerente con la versione amillenarista (olandese) del mandato culturale. Il sistema di Dooyeweerd e l’amillenarismo olandese sono essenzialmente antinomisti: contro la legge biblica. Ecco perché ho scritto il mio saggio del 1967: “Antinomismo sociale”, in risposta al professore dooyeweerdiano della Libera Università di Amsterdam, A. Troost [23].

O i dooyeweerdiani finiscono per essere dei mistici, oppure cercano di creare un nuovo tipo di “filosofia del terreno comune” per unire credenti e non credenti. A volte provano a fare entrambe. Il loro linguaggio è il linguaggio del misticismo, ma la loro strategia è basata sul terreno comune. È stata la resistenza esplicita di Dooyeweerd all’autorità dell’Antico e del Nuovo Testamento sul contenuto delle sue ipotetiche sfere di legge a condurre i suoi seguaci, sempre più radicali e sempre più antinomisti, su percorsi anticristiani.

Van Til riconobbe questa mancanza di contenuto nella metodologia di Dooyeweerd [24], così come riconobbe la natura del terreno comune del sistema di Dooyeweerd [25], ma poiché lui stesso non sviluppò mai un metodo apologetico basato sui requisiti del Patto della legge biblica rivelata, non poté mai conficcare un paletto esegetico nel “cuore” epistemologico di Dooyeweerd. Come Dracula che risorge dai morti, la filosofia di Dooyeweerd

continua a ripresentarsi, sebbene sempre più mascherata dalle uniformi da guerriglia indossate da professori di teologia della liberazione con cattedra sicura – un “camuffamento di griffe”, si potrebbe dire.

Gli amillenaristi hanno predicato il Patto di dominio (“mandato culturale”), per poi voltarsi e negare l’efficacia della legge biblica nella cultura. Negano necessariamente l’efficacia culturale della legge biblica perché la loro interpretazione escatologica li ha portati a concludere che non può esserci alcuna vittoria culturale esterna, nel tempo e sulla terra, da parte dei cristiani fedeli. L’auto-consapevolezza epistemologica aumenterà, ma nel tempo le cose non faranno che peggiorare. La legge biblica, anche quando potenziata dallo Spirito Santo, è culturalmente impotente.

Kline contro Bahnsen

Se si predica che la legge biblica produce un “feedback positivo”, sia a livello personale che culturale, ovvero che Dio ricompensa coloro che osservano il Patto e punisce coloro che lo trasgrediscono nella storia, allora si sta predicando un sistema di crescita positiva. Si sta predicando il dominio progressivo e l’adempimento del Patto. Solo se si nega che esista una relazione sostenibile a lungo termine tra l’osservanza del Patto esteriore e il successo esteriore nella vita – una negazione esplicitata da Meredith G. Kline  [26] – si può sfuggire alle implicazioni postmillenariste della legge biblica.

Ecco perché è strano che Greg Bahnsen insista nel presentare la sua difesa della legge biblica separatamente dal suo ben noto postmillenarismo. Questi studi presentano una posizione nell’ambito dell’etica (normativa) cristiana. Non vincolano logicamente ad alcuna particolare scuola di interpretazione escatologica quelli che concordano con loro [27]. Ha ragione: logicamente, non c’è connessione. Pattiziamente, le due dottrine sono ineluttabili: quando la legge biblica viene predicata, creduta e obbedita, ci devono essere benedizioni; le benedizioni conducono inevitabilmente alla vittoria.

Forse ha deciso che non è saggio cercare di combattere una guerra su due fronti: teonomia e postmillenarismo. (Il mio punto di vista è che non combattere su entrambi i fronti contemporaneamente significhi arrendersi, ed è proprio di questo che tratta questo libro). D’altra parte, forse voleva restringere il campo della sua discussione sull’etica alla questione della correttezza o scorrettezza, biblicamente parlando, dell’adozione della legge biblica ai tempi del Nuovo Testamento, senza considerare le conseguenze storiche del processo pattizio di feedback positivo (Deuteronomio 8:18). Se questa era la sua intenzione, allora i suoi libri si spingono troppo oltre sulla strada del dare potere ai cristiani per obbedire alla legge biblica. Non appena si solleva la questione del potere dello Spirito, si solleva la questione unitaria del feedback positivo, della crescita esterna e della vittoria a lungo termine. Per sfuggire alle implicazioni postmillenariste di questa argomentazione, il difensore della teonomia (la legge di Dio) dovrebbe sostenere che la predicazione della legge non deve necessariamente produrre un responso fedele e sostenibile nei cuori e nelle vite delle persone lungo il tempo. Il feedback positivo tra la fedeltà al Patto e le benedizioni del Patto può ancora essere interrotto, ammetterebbe il difensore, proprio come è stato interrotto ogni volta nell’Antico Testamento. Teologicamente, è possibile che un amillenarista o un premillenarista difensore della legge biblica sostenga questa tesi, e ne conosco alcuni che lo fanno in entrambi gli schieramenti, ma la particolare difesa della teonomia di Bahnsen rende tale argomentazione difficile da sostenere.

Potenziamento da parte dello Spirito

Egli ha ripetutamente sostenuto che ciò che distingue la legge biblica nell’era del Nuovo Testamento dall’era dell’Antica Alleanza è il potere enormemente maggiore conferito ai cristiani dallo Spirito Santo per obbedire alla legge [28].

Sono pienamente d’accordo con questa argomentazione. Il potenziamento dello Spirito è una distinzione fondamentale tra i due periodi del Patto. È interessante notare anche che l’unica accettazione diffusa della posizione teonomica si sta verificando negli ambienti carismatici, ambienti in cui viene enfatizzato il potere positivo dello Spirito Santo. Ma questo maggiore potere conferito dallo Spirito deve manifestarsi nella storia per poter essere distinto dal ripetuto fallimento dei credenti nell’era dell’Antico Patto rimanendo nella modalità di “feedback positivo”: benedizioni… maggiore fede… maggiori benedizioni, ecc. È questo aspetto di feedback positivo della legge biblica ai tempi del Nuovo Testamento che collega la “teonomia” col postmillenarismo (anche se non necessariamente postmillenarismo con teonomia: vedi il capitolo sei sulla teologia antinomica di Jonathan Edwards).

Bahnsen ha sostenuto con forza che qualsiasi discussione sull’espansione del regno di Dio deve includere una discussione sulle manifestazioni visibili di questo regno. Parlare del regno di Dio senza essere in grado di indicarne l’espansione di influenza al di fuori dei ristretti confini della chiesa istituzionale è fuorviante [29]. Anche questa argomentazione è corretta.

Ma che dire di un’argomentazione parallela? Se dovessimo sostenere che la maggiore potenza dello Spirito Santo nell’era del Nuovo Testamento è solo una sorta di sfondo teorico alla storia, e che quindi la legge biblica non sarà effettivamente predicata e obbedita in quest’era pre-giudizio finale (che è l’argomentazione amillenarista), allora abbandoneremmo davvero l’intera idea della potenza dello Spirito Santo sui cristiani e sulla società cristiana nella storia. Sarebbe un argomento analogo agli argomenti sul regno degli amillenaristi: “Sì, Dio ha un regno e i cristiani ne fanno parte, ed è un regno vittorioso; tuttavia, non ci sono segni visibili del Re o del suo regno, e i cristiani saranno sempre più sconfitti nel corso della storia”. Allo stesso modo, “Sì, lo Spirito dà ai cristiani la forza di obbedire alla legge biblica; tuttavia, non adotteranno né obbediranno alla legge biblica nel corso della storia”.

La manifestazione progressiva dei frutti dell’obbedienza alla legge biblica sarà anch’essa strettamente interna? In tal caso, che fine ha fatto l’aspetto del feedback positivo della legge del Patto? Che fine ha fatto l’empowerment conferito dallo Spirito Santo?

Sosterrei che il maggiore empowerment conferito dallo Spirito Santo al popolo di Dio per obbedire e far rispettare la legge biblica è ciò che invalida l’implicita posizione amillenarista riguardo all’inefficacia della legge biblica ai tempi del Nuovo Testamento. Se i cristiani la obbediscono, il processo di feedback positivo è inevitabile; fa parte dell’aspetto teonomico della creazione: “di vittoria in vittoria”. Se alcuni segmenti della chiesa si rifiutano di obbedirle, questi segmenti finiranno per perdere influenza, denaro e potere. Il loro posto sarà preso dalle chiese cristiane che obbediscono alle leggi di Dio e che, di conseguenza, sperimenteranno le benedizioni esterne del Patto. Queste chiese diffonderanno il Vangelo in modo più efficace. Questo è l’aspetto del feedback positivo della legge biblica. Kline attaccò entrambe le dottrine di Bahnsen – la legge biblica e il postmillenarismo – nella sua critica alla Teonomia [30], ma Bahnsen rispose con giudizio alle critiche di Kline alla sua escatologia postmillenarista solo in un “addendum”, affermando esplicitamente di non considerare questo aspetto della critica di Kline logicamente rilevante per il tema della teonomia [31]. Ma Kline era pattiziamente corretto: Esiste indubbiamente una connessione necessaria, ai tempi del Nuovo Testamento, tra un concetto di legge biblica basato sul Patto e l’escatologia postmillenarista. Kline rifiuta l’idea di un ordine giuridico-pattizio del Nuovo Testamento, e rifiuta anche il postmillenarismo. Kline e i suoi colleghi amillenaristi sono coerenti nel rifiutare sia la legge biblica che il postmillenarismo. I postmillenaristi dovrebbero essere altrettanto coerenti nel collegare le due posizioni. Dobbiamo argomentare in termini di Patto, e questo implica necessariamente la questione del feedback positivo delle benedizioni del Patto e del potere conferito alla Chiesa dallo Spirito Santo.

Se accettiamo la possibilità di una difesa della legge di Dio che respinga l’inevitabilità storica dell’espansione a lungo termine del dominio cristiano attraverso il feedback positivo dell’alleanza, allora ci troviamo di fronte a un problema importante, quello sollevato dalla teoria di Bahnsen dell’empowerment dello Spirito: come spiegare la differenza tra la chiesa del Nuovo Testamento e l’Israele dell’Antico Testamento? Se la chiesa cristiana non riesce a costruire il regno visibile per mezzo della legge biblica e della potenza del Vangelo, nonostante la risurrezione di Cristo e la presenza dello Spirito Santo, allora che tipo di religione stiamo predicando? Perché la chiesa rappresenta un miglioramento significativo, culturalmente e socialmente, rispetto all’Israele dell’Antico Testamento?

Cosa dice una tale teologia riguardo al Vangelo? Che tipo di potere offre il Vangelo agli uomini per superare gli effetti del peccato nella storia? Il successo di Satana nel tentare Adamo non verrà mai più superato nella storia? Satana cercherà di consolarsi per tutta l’eternità con il pensiero che, sconfiggendo Adamo, abbia reso impossibile per l’umanità realizzare il Patto di dominio nella storia, persino di fronte alla morte e risurrezione di Cristo? Se ragioniamo in questo modo – ovvero che un ordine giuridico biblico, potenziato dallo Spirito, non è riuscito a produrre il regno visibile – allora dobbiamo trovare una risposta a questa domanda: perché il peccato trionfa nella storia, di fronte al Vangelo?

Poi c’è la domanda, scomoda ma inevitabile: perché Gesù è un perdente nella storia?

E, giusto per la cronaca, permettetemi di porre un’altra domanda: “Quando nella storia vedremo l’adempimento della promessa di Isaia 32, quando gli spregevoli non saranno più chiamati nobili, le persone generose non saranno più chiamate disoneste e (presumibilmente) la sconfitta storica della Chiesa non sarà più chiamata la vittoria del Regno di Dio?”

Predicare la sconfitta esterna

Gli amillenaristi, predicando l’impotenza escatologica a livello culturale, si immergono così nelle sabbie mobili: le sabbie mobili dell’antinomismo. Alcune sabbie mobili sono più mobili di altre. Alla fine, inghiottono chiunque sia così sciocco da tentare di attraversarle. L’antinomismo conduce negli abissi dell’impotenza e della ritirata. Nessuno vuole rischiare tutto ciò che possiede, compresa la propria vita, in una battaglia che il suo comandante dice non sarà vinta. Solo pochi irriducibili ci proveranno. Con una teologia del genere si può costruire un ghetto, ma non una civiltà.

I calvinisti amillenaristi continueranno a essere tormentati da seguaci di Dooyeweer, mistici, persone che scendono a compromessi con il diritto naturale e antinomisti di ogni genere, finché non abbandoneranno definitivamente la loro escatologia amillenarista.

Inoltre, la legge biblica deve essere predicata. Deve essere vista come lo strumento di ricostruzione culturale. Deve essere vista come operante ora, nei tempi del Nuovo Testamento. Bisogna comprendere che esiste una relazione tra la fedeltà al Patto e l’obbedienza alla legge: senza obbedienza non c’è fedeltà, per quanto i credenti possano essere emotivi o per quanto dolce possa essere il sapore del Vangelo (per un certo periodo). Inoltre, ci sono benedizioni esterne che seguono l’obbedienza all’ordine giuridico di Dio.

Premillenarismo e Legge Biblica

Forse dovrei dedicare un intero capitolo a questo argomento, ma non credo che lo meriti. È risaputo che il premillenarismo dispensazionalista rifiuta la legge dell’Antico Testamento per questa dispensazione: l’Era della Chiesa. L’intera ermeneutica del dispensazionalismo si basa su radicali discontinuità nel modo in cui Dio si rapporta con le persone in sette (o giù di lì) dispensazioni diverse. La legge biblica non si applica alla nostra dispensazione.

È vero, ammettono, che la legge biblica verrà ripristinata nell’era millenaria post-Rapimento, poiché verrà istituita una teocrazia di tipo Antico Testamento sotto Gesù. Tuttavia, ci sarà una ribellione finale di Satana alla fine del millennio. Non ho mai visto alcuna discussione da parte di un dispensazionalista riguardante la relazione tra la grazia comune e questa rivolta satanica finale. La grazia comune scatenerà infine la ribellione di Satana? Non ho visto alcun autore premillenarista affrontare questa domanda. Sospetto che una tale teoria della ribellione di Satana sarebbe coerente con il dispensazionalismo, ma in genere le discussioni dispensazionaliste sulla ribellione finale hanno più a che fare con il fatto che Dio permetta a Satana di avere più catene con cui impiccarsi. (Penso anche che abbiano in mente una catena più letterale di quella intesa dai teologi del Patto: Apocalisse 20:1-3.)

In ogni caso, una teologia della grazia comune sarebbe difficile da applicare in modo coerente a un’era post-Rapimentomillenaria in cui i cristiani risorti, senza peccato, non riproduttivi ed eterni lavorano fianco a fianco con persone peccatrici, mortali, redente e non redente. Suppongo che una teologia del genere potrebbe essere costruita come esercizio accademico, ma non ci sarebbe alcun mercato commerciale per i risultati pubblicati. Questo tipo di domanda ipotetica ha poco a che fare con la costruzione di una strategia per la chiesa prima del Rapimento.

Ciò che è significativo per la discussione in corso è che, rispetto alla nostra era, prima del ritorno di Cristo e del Rapimento dei santi, come riscontriamo anche in tutti i sistemi amillenaristi, la chiesa fallisce nel suo compito di dominio mondiale. Il mondo non sarà pieno di cristiani che esercitano un dominio culturale visibile, da questa parte del Rapimento. La relazione di feedback positivo del Patto tra l’adesione esteriore alla legge biblica e il dominio esteriore presumibilmente non opera in quest’era premillenarista. A questo riguardo, i premillenaristi concordano con gli amillenaristi. Pochissimi premillenaristi hanno riflettuto (e ancor meno scritto) sul concetto di grazia comune. Non ha alcuna rilevanza pratica per la teologia premillenarista. Pochi premillenaristi credono che siamo ancora sotto i termini del Patto di dominio. La Chiesa Presbiteriana Biblica che è premillenarista nel 1970 ha categoricamente negato la validità del mandato culturale del Nuovo Testamento [32]. Se qualche premillenarista ha una teoria della grazia comune che si applica all’era della Chiesa, ovvero alla storia da questa parte del Rapimento, essa dovrebbe essere simile alla versione amillenarista. Negherebbe la rilevanza del processo di feedback positivo delle benedizioni del Patto. Tuttavia, sarebbe almeno più coerente della versione amillenarista. Poiché il mandato culturale non è più in vigore, secondo la maggior parte dei premillenaristi, il programma schizofrenico e frustrante dell’amillenarismo olandese è assente: almeno i premillenaristi non si sentono chiamati da Dio a fare ciò che Dio dice non può e non sarà fatto comunque nella storia. Il premillenarista afferma che la vittoria culturale delle persone che credono nella Bibbia arriverà sulla terra solo dopo il grande evento discontinuo del Rapimento. Questa è “la beata speranza”. Sarà opera esclusiva di Dio. La Chiesa è fuori dai guai.

“Fuori dai guai”. Questo è il cuore e l’anima dell’etica sociale premillenarista. Gli amillenaristi sono in trappola.

Come mi fece notare una volta Rushdoony, gli amillenaristi sono semplicemente premillenaristi senza speranza terrena.

C. S. Lewis

C. S. Lewis comprese che è in corso una guerra tra Cristo e Satana. Il suo magnifico romanzo: Quell’orribile forza, sottotitolato Una fiaba moderna per adulti, tratta della fusione di magia, tecnologia e della demoniaca sete di potere. Forse meglio di qualsiasi scrittore cristiano di questo secolo, comprese Satana e il suo modo di operare.

Non possiamo dire lo stesso della sua comprensione del cristianesimo. La sua teologia era confusa, nella migliore delle ipotesi, e la sua epistemologia era chiaramente un miscuglio di platonismo e Bibbia. Quindi, normalmente non ci rivolgeremmo a Lewis per trovare una soluzione ai nostri problemi. Ci rivolgiamo a lui, tuttavia, per comprendere la nostra epoca.

La sua visione della storia era molto simile a quella di Van Til. Credeva nell’aumento dell’autocoscienza epistemologica nel corso del tempo. Questo progresso nel tempo riduce il margine di manovra per prendere decisioni morali, poiché le questioni della vita diventano più chiare. Ecco un discorso pronunciato da un professore universitario (forse ispirato a Lewis stesso in Quell’orribile forza): “Se si esplora qualsiasi università, scuola, parrocchia o famiglia, qualsiasi cosa, in un dato momento della sua storia, si scopre sempre che c’è stato un tempo prima di quel momento in cui c’era più margine di manovra e i contrasti non erano così netti; e che ci sarà un momento, dopo quel punto, in cui ci sarà ancora meno spazio per l’indecisione e le scelte saranno ancora più importanti. Il bene migliora sempre e il male peggiora sempre: le possibilità di una neutralità anche solo apparente diminuiscono costantemente. L’intera questione si sta sistemando da sola, giungendo a un punto, diventando più netta e difficile” [33].

Il problema con la prospettiva di Lewis è che non ha mai suggerito alcun modo in cui i cristiani potessero prendere queste decisioni morali nella sfera pubblica. Ci ha parlato della guerra, ci ha detto che non saremmo stati in grado di sfuggire alle nostre responsabilità, ci ha detto che le nostre decisioni sarebbero diventate sempre più chiare, eppure si è rifiutato di offrire alcuna speranza che i problemi pubblici di qualsiasi epoca potessero essere risolti con un appello alla Bibbia. Anzi, ha specificamente respinto tale suggerimento.

Ha respinto come irrealizzabile la creazione di un partito politico distinto o distintamente cristiano, un ideale di lunga data di molti cristiani olandesi. Sosteneva che i cristiani non sono d’accordo sui mezzi per raggiungere i giusti obiettivi della società. Un partito politico cristiano finirà in una situazione di stallo, oppure la fazione vincente costringerà tutti i rivali ad uscire. Quindi non sarà più rappresentativo dei cristiani nella società. Quindi questo partito di minoranza si attaccherà al più vicino partito politico non cristiano.

Il problema, secondo Lewis, è che il partito parlerà a nome della cristianità, ma in realtà non la rappresenterà. “Con il semplice atto di chiamarsi il Partito Cristiano implicitamente accusa tutti i cristiani che non vi aderiscono di apostasia e tradimento. Sarà esposta, in misura maggiore, a quella tentazione che il Diavolo non risparmia a nessuno di noi in nessun momento: la tentazione di rivendicare per le nostre opinioni preferite quel grado di certezza e autorità che appartiene realmente solo alla nostra Fede” [34].

Questa è una strana linea argomentativa. In primo luogo, ciò che descrive come un problema strettamente politico è in realtà il problema di qualsiasi istituzione distintamente cristiana. I cristiani devono fare ciò che è la volontà di Dio, ma nel farlo escludono altri atti in quanto non conformi alla volontà di Dio. Eppure, secondo la sua visione della storia, queste decisioni diventeranno più chiare col tempo e la gamma di scelte cristiane (così come non cristiane) si restringerà notevolmente. Quindi qual è il problema? Col passare del tempo dovrebbe essere più facile costruire istituzioni cristiane di ogni tipo, non solo organizzazioni politiche.

In secondo luogo, perché questo stesso problema di parlare in nome del sovrano morale accettato non affligge ogni gruppo religioso, politico o ideologico? Perché concentrarsi esclusivamente sulla politica? Non è forse la comprensione della volontà di Dio un problema altrettanto rilevante in tutte le altre istituzioni? Inoltre, perché le coalizioni politiche cristiane sono considerate così malvagie, così destinate alla sconfitta? Non si formano forse coalizioni in ogni ambito della vita, in ogni momento? Inoltre, perché il problema delle coalizioni è considerato un problema esclusivamente cristiano? Anche gli umanisti formano coalizioni di continuo, sì, persino gli umanisti altamente ideologici. Le coalizioni sono fondamentali per la vita.

In realtà, ciò che sta dicendo è che gli umanisti possono gestire le loro istituzioni e le nostre vite senza problemi, ma i cristiani no, non perché siano attualmente incompetenti, ma semplicemente perché sono cristiani.

Sostiene che chiunque aggiunga “Così ha detto il Signore” alle proprie affermazioni terrene insisterà sul fatto che la sua coscienza parli più chiaramente “quanto più è carica di peccato. E questo deriva dal fingere che Dio abbia parlato quando non ha parlato”. Dio ha detto? Questo è ciò che Satana chiese a Eva. Ma Dio aveva detto. E ha parlato anche a noi: nella sua Bibbia. Osiamo negare le sue parole? Eva osò. Guardate dove l’ha portata. E dove ci ha portato. Ma Lewis temeva coloro che parlano concretamente dei problemi del mondo reale in nome di Dio.

Siamo tornati al barthianismo. La volontà di Dio nella storia non può essere espressa in frasi cognitive, credi, programmi politici, economia o qualsiasi altra cosa in questo universo scientifico e fattuale. Dio non parla di problemi specifici della storia. Questa è l’essenza del barthianismo. È anche l’essenza dell’antinomismo.

Forse Lewis era disposto ad accettare i credi come parola di Dio, ma i credi sono scritti da cristiani che non sono d’accordo con altri cristiani. Questa è la funzione dei credi: separare (escludere) i cristiani che pensano in modo errato dai cristiani che pensano meglio. I credi vengono elaborati nel mezzo di controversie, a volte comprese controversie politiche, e a volte persino controversie di vita o di morte. Dobbiamo forse negare, come fece Barth, che Dio parli cognitivamente agli uomini nei credi? Negare che Dio parli in qualsiasi ambito della vita significa negare la giurisdizione di Dio in quell’ambito. Negare che gli uomini siano responsabili davanti a Dio per la ricerca della volontà di Dio e per l’applicazione di essa, significa abbracciare la teologia del misticismo.

Come dovrebbero dunque i cristiani prendere decisioni morali? Lewis si appella al vecchio pilastro stoico, la legge naturale. “Attraverso la luce naturale ci ha mostrato quali mezzi sono leciti: per scoprire quale sia efficace ci ha dato cervelli. Il resto lo ha lasciato a noi” [35].

In breve, fate ciò che vi è naturale, ma non fatelo nel nome di Gesù.

Ciò che raccomandava era una società interconfessionale di elettori i cui membri scriveranno lettere ai loro rappresentanti politici. Assillano i politici. Ma in nome di chi dovrebbero farlo? Nel nome di Dio? Se no, i cristiani non sono forse diventati solo un altro gruppo di interesse particolare senza una piattaforma distintamente cristiana?

Ma offrì anche della speranza, una speranza postmillenaria. Conclude il saggio con queste parole: “C’è una terza via: diventare maggioranza. Chi converte il suo prossimo ha compiuto l’atto politico cristiano più concreto di tutti”.

Cosa possiamo dedurre da tutto ciò? Disse che le scelte nella vita diventeranno più consapevoli dal punto di vista epistemologico. Temeva i politici che parlano in nome di Dio. Si appellò alla ragione naturale. Disse ai cristiani di assillare i politici. Poi disse di diffondere il Vangelo e di diventare maggioranza.

E allora?

È tutto un gran pasticcio, ma almeno è un pasticcio di quattro pagine. Le infinite pubblicazioni di coloro che invocano la rilevanza del cristianesimo nella società, ma che si rifiutano di rivolgersi alla legge biblica come “piattaforma” ispirata da Dio in ogni ambito di responsabilità, non sono meno confuse di Lewis e sono molto più prolisse.

Il principio è abbastanza semplice: senza la legge di Dio, non c’è giurisdizione di Dio. Finché i cristiani non lo capiranno bene, rimarranno o attivisti cristiani confusi pubblicamente e culturalmente irrilevanti, oppure cristiani in ritirata, confusi privatamente e culturalmente irrilevanti.

Conclusione

Coloro che sono eticamente subordinati a Satana possono tuttavia ricevere benedizioni esterne se obbediscono esteriormente alla legge di Dio. Nel giorno finale, si ribelleranno. Pertanto, il postmillenarista non predica che il mondo intero sarà un giorno popolato esclusivamente da persone rigenerate. Ma poiché afferma che il mondo intero sperimenterà benedizioni culturali come risultato della diffusione del Vangelo, il postmillenarista ha bisogno di una dottrina della grazia comune, per spiegare la ribellione finale senza dover adottare una dottrina arminiana della caduta dalla grazia, ovvero della grazia speciale.

Negando la legittimità della legge dell’Antico Testamento nei tempi del Nuovo Testamento, gli amillenaristi abbandonano lo strumento di dominio che Dio ha dato al suo popolo per adempiere ai termini del Patto di dominio (“mandato culturale”). Hanno abbandonato il programma di Dio di “feedback positivo” – la santificazione progressiva della civiltà. Hanno quindi abbandonato un’escatologia di vittoria nella storia.

Qual è l’impulso primario dell’amillenarismo, la sua escatologia disfattista o il suo antinomismo? È possibile sostenere validamente entrambe le posizioni. Credo che l’antinomismo sia l’impulso primario. Se le promesse condizionali di Deuteronomio 28:1-14 vengono prese sul serio, e se il nostro potere conferito dallo Spirito Santo viene preso sul serio, allora la dottrina del progresso storico può essere presa sul serio. Questo progresso deve essere esteriorizzato attraverso il sistema biblico di feedback positivo (Deuteronomio 8:18). Negare tale progresso storico e istituzionale significa che l’amillenarismo deve rifiutare la legge biblica. Il postmillenarismo è “un bel sogno”, come ha detto un pastore della Chiesa Riformata Protestante dal pulpito. Gli amillenaristi possono permettersi di ignorare i bei sogni. La legge biblica, d’altro canto, implica un attacco diretto al pietismo, all’umanesimo, al misticismo e a tutte le altre versioni della religione escapista. Non può essere ignorata. Chiama gli uomini fuori dai loro chiostri monastici, dai loro ghetti e dai loro santuari. Predicate la legge biblica e non sarete liquidati come sognatori; sarete sfidati come fanatici. Credo che l’antinomismo sia il motivo di fondo dell’amillenarismo. È in corso una guerra: una guerra contro l’umanesimo. L’umanesimo non rispetterà i santuari cristiani. L’umanesimo deve essere sconfitto. La legge biblica è l’arma, con i cristiani potenziati dallo Spirito Santo. Se non avete armi, avete una scusa per non combattere. Vi rifugiate nel vostro ghetto. Come gli ebrei hanno imparato a Varsavia, Questa strategia ha dei limiti ben precisi. Perciò i teonomisti invitano gli uomini a impugnare l’arma di Dio, la legge biblica, da portare con sé quando annunciano il Vangelo ai perduti. Non ci possono essere più scuse per l’impotenza culturale. I cristiani hanno lo strumento del dominio. Non serve a nulla dire che i cristiani non possono vincere nella storia, perché abbiamo le armi per vincere. Qualsiasi scusa ora è semplicemente una mancanza di volontà di unirsi alla battaglia. Ma come ai tempi di Debora, molti scelgono di non combattere. E un giorno, una futura Debora canterà una versione moderna di: “Galaad dimorò oltre il Giordano; perché Dan rimase sulle navi? Ascer rimase sulla riva del mare e dimorò nelle sue insenature” (Giudici 5:17).

Se il progresso è visto come esclusivamente interno, o al massimo ecclesiastico, come accade in tutte le forme di amillenarismo, allora la storia diventa inevitabilmente antinomica. La legge biblica deve essere abbandonata. La legge biblica nei tempi del Nuovo Testamento non ammette fallimenti a lungo termine. La legge biblica deve necessariamente portare a risultati positivi e visibili, che a loro volta dovrebbero rafforzare la fedeltà, oltre a servire da luce per i non convertiti (Deuteronomio 4:6-8), una città sulla collina (Matteo 5:14). L’amillenarismo implicitamente nega che verrà costruita una città biblica sulla collina. Ci saranno solo congregazioni nelle catacombe, gruppi nel Gulag. Van Til lo chiarisce. Ancora una volta, cito la sua analisi intransigente:

Ma quando tutti i reprobi saranno epistemologicamente auto-consapevoli, allora sarà giunto il momento della rovina. Il reprobo pienamente auto-consapevole farà tutto il possibile, in ogni dimensione, per distruggere il popolo di Dio. Quindi, mentre cerchiamo con tutte le nostre forze di accelerare il processo di differenziazione in ogni dimensione, siamo comunque grati, d’altra parte, per “il giorno della grazia”, ​​il giorno della differenziazione non ancora sviluppata. Tale tolleranza che riceviamo dal mondo è dovuta al fatto che viviamo nella fase iniziale, piuttosto che in quella successiva, della storia. E tale influenza sulla situazione pubblica, sia nella società che nello stato, presuppone questa fase di sviluppo non differenziata [36].

Col passare del tempo, i cristiani perdono. Van Til ha quindi accettato l’escatologia dell’Acropoli ateniese: solo gli dei pagani e i loro seguaci possono risplendere sulle colline della storia. Atene trionfa progressivamente su Gerusalemme, nel tempo e sulla terra.

Van Til si sbaglia.

In sintesi:

1. Il postmillenarismo richiede una dottrina di grazia comune e maledizione comune.

2. Il postmillenarista usa la dottrina della grazia comune per fornire una spiegazione alla ribellione finale contro Dio al termine di un periodo di trionfo millenario del regno.

3. I satanisti hanno bisogno di una piena manifestazione del regno contro cui ribellarsi alla fine della storia.

4. Non “scadono dalla grazia [speciale]” quando si ribellano.

5. Pertanto, man mano che aumenta l’auto-consapevolezza epistemologica, i satanisti sentono un maggiore bisogno di ribellarsi.

6. Van Til afferma che, man mano che i cristiani diventano più consapevoli e coerenti dal punto di vista epistemologico, perdono influenza.

7. Il non credente, infatti, non può diventare pienamente auto-consapevole e coerente senza commettere suicidio (Proverbi 8:36b).

8. Dio, quindi, frena la piena realizzazione nella storia della consapevolezza epistemologica dell’anti-cristiano fino alla ribellione finale.

9. Satana ha bisogno di imitare la Chiesa per lanciare un attacco efficace contro di essa.

10. I cristiani possono e diventeranno più consapevoli dal punto di vista epistemologico.

11. I cristiani possono e sapranno elaborare le implicazioni di questa maggiore conoscenza di sé nella storia.

12. I cristiani eserciteranno quindi una maggiore autorità sui non cristiani, poiché la loro visione del mondo è coerente con l’ordine giuridico della creazione.

13. Gli amillenaristi non credono in una vittoria cristiana visibile a lungo termine.

14. Non credono nella legge biblica come strumento di dominio.

15. Se credessero nella legge biblica come strumento di dominio, dovrebbero rinunciare al loro amillenarismo.

16. Eppure, essi esortano i cristiani a tentare di adempiere i termini del Patto di dominio (“mandato della creazione”).

17. Essere privi della legge biblica significa operare secondo una legge naturale autonoma e impersonale, oppure secondo il misticismo (o una combinazione di entrambi).

18. La filosofia di Dooyeweerd è proprio una di queste combinazioni.

19. I premillenaristi concordano con gli amillenaristi sull’irrilevanza della legge biblica oggi.

Note:

1 Charles Norris Cochrane: Cristianesimo e cultura classica: uno studio sul pensiero e l’azione da Augusto ad Agostino (1969, Il Mulino, Bologna), pp. 469-521.

2 2. Herbert J. Muller: The Uses of the Past: Profiles of Former Societies (New York: Oxford University Press, 1957), pp. 174-175. Muller attribuisce il dualismo agostiniano di corpo e anima a Paolo, e sostiene che esso sia stato superato nel pensiero cristiano successivo dal recupero dell’eredità greca. Questa affermazione è esattamente l’opposto, come indica lo studio di Cochrane. Fu il pensiero greco ad essere dualistico.

3 Journal of Christian Reconstruction, VI (Estate 1979): Simposio su Puritanesimo e Progresso.

4 Robert A. Nisbet, “The Year 2000 and All That”, Commentario (Giugno 1968).

5 Robert Nisbet, History of the Idea of ​​Progress (New York: Basic Books, 1980), cap. 9 ed Epilogo.

6 Confessione di fede di Westminster, XIX: 4.

7 Confessione di fede di Westminster, XIX: 5.

8 Confessione di fede di Westminster, XIX: 6.

9 Common Grace, in Common Grace and the Gospel, p. 85.

10 Gary North: The Dominion Covenant: Genesis (Tyler, Texas:Institute for Christian Economics, 1982), Appendice A: “Dall’assenza di scopo cosmico alla sovranità umanistica”.

11 Mark A. Noll (a cura di): The Princeton Theology, 1812-1921 (Grand Rapids, Michigan: Baker Book House, 1983).

12 R.B. Kuiper: The  Glorious Body of Christ; Grand Rapids, Michigan, 1958, p. 274.

13 Ibid., p. 277.

14 R. B. Kuiper, To Be or Not to Be Reformed: Whither the Christian Reformed Church? (Grand Rapids, Michigan: Zondervan. 1959), pp. 39, 157.

15 Van Til, Christianity and Barthianism (Philadelphia: Presbyterian & Reformed, 1962), ch. 1.

16 (l’A qui gioca con la parola inglese horse shit. di “infimo valore” n.d.t. )

17 Common Grace, in Common Grace and the Gospel, p. 85.

18 Gary North: Moses and Pharaoh: Dominion Religion vs. Power Religion (Tyler, Texas: Institute for Christian Economics, 1985), Introduzione.

19 Antony Sutton: The Best Enemy Money Can Buy (Billings, Montana: Liberty House, 1986). Sulla dipendenza tecnologica dell’Unione Sovietica dalle importazioni commerciali occidentali, si veda anche Sutton, Western Technology and Soviet Economic Development, 3 Volumes (Stanford, California: Hoover Institution Press, 1968-73); Charles Levinson, Vodka Cola (New York: Gordon & Cremonesi, 1978); Joseph Finder, Red Carpet (New York: Holt, Rinehart & Winston, 1983).

20 An Introduction to Systematic Theology, pp. 91-92.

21 Abraham Kuyper, Lectures on Calvim’sm (Grand Rapids, Michigan: Eerdmans, [1898] 1931); Henry R. Van Til, The Calvinistic Concept oj Culture (Philadelphia: Presbyterian & Reformed, 1959).

22 Dooyeweerd rifiuta l’invito di Van Til a pensare i pensieri di Dio dopo di Lui, a strutturare le categorie della filosofia nei termini della Bibbia. Dooyeweerd arriva persino ad affermare: “In nessun punto la Bibbia parla di obbedire alla voce di Dio in termini di sottomissione di ogni pensiero umano al pensiero divino”. Dooyeweerd, in E. R. Geehan (a cura di), Gerusalemme e Atene: Discussioni critiche sulla teologia e l’apologetica di Cornelius Van Til (Nutley, New Jersey: Presbyterian & Reformed, 1971), p. 84. Poi ricade nel suo familiare misticismo confuso riguardo al “cuore” come “centro religioso della nostra esistenza”.

23 Gary North: The Sinai Strategy: Economics and the Ten Commandments (Tyler, Texas: Institute for Christian Economics, 1986), Appendice C: “Social Antinomianism”.

24 Van Til: “Response,” Jerusalem and Athens, p. 112.

25 Ibid., pp. 102-3.

26 Meredith Kline afferma che qualsiasi connessione tra benedizioni e osservanza dei patti  è, umanamente parlando, casuale. “E nel frattempo [l’ordine della grazia comune] deve seguire il suo corso entro le incertezze dei principi di mutuo condizionamento di grazia comune e maledizione comune, prosperità e avversità essendo vissute in un modo ampiamente imprevedibile a causa dell’imperscrutabile sovranità della volontà divina che le dispensa in modi misteriosi.” Kline, “Commenti sul vecchio-nuovo errore ”, Westminster Theological Journal, XLI (autunno 1978), p. 184. Il dr. Kline non ha ovviamente mai considerato il motivo per cui i premi delle assicurazioni sulla vita e i premi delle assicurazioni sanitarie sono più economici nelle società influenzate dal cristianesimo che nelle società pagane. Apparentemente, le benedizioni di una lunga vita promesse nella Bibbia sono sufficientemente non casuali e “scrutabili” tanto da far sì che gli statistici che consigliano alle compagnie assicurative possono individuare differenze statisticamente rilevanti tra società diverse.

27 Greg L. Bahnsen: By This Standard: The Authority of Law Today (Tyler, Texas: Institute for Christian Economics, 1985), p. 8. In Italiano: Con questo standard, vedi https://www.cristoregna.it/wwwroot/wp-content/uploads/2022/03/BTS-stampa-PDF.pdf  “Introduzione”.

28 Ibid., pp. 159-62, 185-86. Cfr. Bahnsen: Theonomy in Christian Ethics (2a ed.; Phillipsburg, New Jersey: Presbyterian & Reformed, 1984), cap. 4.

29 Greg Bahnsen: This World and the Kingdom of God “Questo mondo e il Regno di Dio”, Christian Reconstruction, VIII (settembre-ottobre 1986), pubblicato dall’Institute for Christian Economics.

30 Kline: Op. cit.

31 Greg L. Bahnsen: ”M. G. Kline on Theonomic Politics: An Evaluation of His Reply,” (M. G. Kline sulla politica teonomica: una valutazione della sua risposta), Journal of Christian Reconstruction, VI (Inverno 1979-80), “Addendum: la critica di Kline al postmillenarismo”. Bahnsen scrive: “Sebbene la polemica di Kline contro il postmillenarismo non sia logicamente o teologicamente rilevante per il suo dibattito con me sull’etica socio-politica, alcuni lettori potrebbero essere interessati anche a una breve risposta a questo aspetto del suo articolo” (p. 215). Dedica quindi sei pagine all’argomento.

32 R. J. Rushdoony: The Institutes of Biblical Law (Nutley, New Jersey: Craig Press, 1973), pp. 723-24.

33 C. S. Lewis, Quella forza orribile: una fiaba moderna per adulti (New York: Macmillan, [1946] 1979), p. 283.

34  C. S. Lewis: God in the Dock: Essays on Theology and Ethics (Grand Rapids, Michigan: Eerdmans, 1970), p. 198.

35 Ibid., p. 199.

36 Common Grace, in Common Grace and the Gospel, p. 85.


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