di Martin G. Selbrede
Storicamente, i teologi hanno ridotto la Ricostruzione Cristiana a tre cosiddetti pilastri. Laddove tutti e tre i pilastri sono presenti, è presente la Ricostruzione Cristiana, quantomeno come sistema integrato di pensiero e azione. Non è necessario concordare con questa costruzione per comprendere che può essere utile, pur essendo a volte fuorviante. Chiaramente, si può aderire a una posizione o a un sistema a livello teorico e prestare poca attenzione alla sua applicazione pratica (nella propria vita, nella famiglia e nella più ampia sfera di influenza). L’ironia sta, ovviamente, nel fatto che Dio non vede di buon occhio questo tipo di disconnessione:
Ma chi esamina attentamente la legge perfetta, che è la legge della libertà, e persevera in essa, non essendo un uditore dimentichevole ma un facitore dell’opera, costui sarà beato nel suo operare. (Giacomo 1:25)
Giacomo ci informa qui che non esistono “dottrine con benefici” a meno che tali dottrine non plasmino e informino le nostre vite.
Le benedizioni annunciate nelle Scritture sono in definitiva legate alle opere e alle azioni, non alla teoria. In breve, la teoria è necessaria ma non sufficiente. Queste benedizioni, essendo legate a un patto, sono “per quelli che osservano il suo patto e si ricordano dei suoi comandamenti per metterli in pratica.” (Salmo 103:18) – in breve, a coloro che agiscono. Una fede isolata non porta molto lontano.
Tu credi che c’è un solo Dio. Fai bene; anche i demoni credono e tremano (Giacomo 2:19).
Pertanto, affermiamo fin da subito che non stiamo promuovendo una teoria o una dottrina in astratto, bensì una carta fondamentale per l’azione personale e culturale.
Queste sono idee destinate a influenzare la volontà, che poi le traduce in azione. Quando parliamo di queste idee, lo facciamo in questo senso più ampio in cui la potenza conduce alla realizzazione: dall’ascolto all’azione, dal pensiero all’opera, dalla mente alla mano.
I tre cosiddetti pilastri della Ricostruzione Cristiana
La più comune enumerazione dei tre pilastri della Ricostruzione Cristiana sono il presupposizionalismo, la teonomia e il postmillenarismo. Ci concentreremo prevalentemente sul secondo elemento, la teonomia, ma è utile esaminare prima ciascuno di questi pilastri per comprenderne il significato.
L’attrattiva di questa suddivisione in tre elementi deriva dalla portata attribuita a ciascuno di essi: la Ricostruzione Cristiana si occupa di 1) come dobbiamo pensare, 2) cosa dobbiamo fare e 3) cosa dobbiamo aspettarci, ovvero a cosa conduce il nostro lavoro e quale scopo serve in ultima analisi. Il legame che unisce i tre pilastri è il modo in cui ciascuno di essi attribuisce a Cristo la preminenza nel rispettivo ambito di interesse.
Il presupposizionalismo stabilisce Dio come Re sulla mente, su tutta la conoscenza, proteggendo con veemenza le sue rivendicazioni sullo spazio tra le nostre orecchie e il suo status di pietra angolare necessaria per ogni pensiero che formuliamo. In tal modo, la teonomia sostiene uno standard epistemologico assoluto. Stabilisce ciò che è normativo nel dominio della mente, nel regno del pensiero e della ragione umana.
La teonomia preserva i diritti sovrani di Dio come Re, Legislatore e Giudice (Isaia 33:22), stabilendo uno standard morale assoluto ancorato al suo stesso carattere. La teonomia sostiene la Legge di Dio, affermandone la natura onnicomprensiva nei confronti delle creature a cui è stata rivelata (alla luce di testi come il Salmo 119:96b, “Il tuo comandamento non ha alcun limite”). La teonomia riconosce che la Legge di Dio ha un futuro radioso, poiché rimarrà valida anche quando l’universo sarà scomparso
Il postmillenarismo rispetta la sovranità di Dio sul tempo, sul futuro, mentre Egli costruisce il suo Regno secondo il suo disegno rivelato. Così facendo, il postmillenarismo stabilisce uno standard teleologico assoluto ancorato al decreto di Dio, al quale ogni cosa in cielo e in terra deve essere soggetta. In altre parole, questo terzo pilastro insegna che i primi due non sono elementi isolati che esistono fine a se stessi, né preoccupazioni statiche legate solo al momento esistenziale, ma che in realtà attraversano la storia in modo coordinato verso uno scopo ultimo.
Il postmillenarismo lega gli altri due pilastri al disegno di Dio nel tempo e nella storia, subordinandoli come elementi accessori del suo Regno che si espande fino a riempire il mondo intero. Poiché l’uomo finito non può comprendere il disegno di Dio da un capo all’altro della storia (Ecclesiaste 3:11), questo terzo pilastro fonda sia la fede che la speranza rispetto al nostro lavoro sotto i primi due pilastri: non lavoriamo invano (1 Corinzi 15:58) né costruiamo invano (Salmo 127:1) e possiamo confidare che le fondamenta che poniamo sosterranno molte generazioni future (Isaia 58:12).
Il secondo pilastro della Ricostruzione Cristiana
In quest’ottica, è evidente che è nel secondo pilastro, o asse, della Ricostruzione Cristiana che risiedono le azioni concrete: dove vengono stabiliti i doveri e tracciata la strada da percorrere.
Una simile visione rasenta la semplificazione eccessiva, perché considera la Legge in relazione alla Ricostruzione Cristiana come un sistema, ma non in termini del suo contenuto, così come le Scritture rendono prioritario. In questo secondo senso, più ampio, siamo obbligati a mettere al centro il comandamento più grande: amare il Signore Dio con tutto il cuore, con tutta l’anima, con tutta la mente e con tutte le forze. Quello complementare in Levitico 19:18, amare il prossimo come se stessi, completa la struttura, e su questi due si fondano tutta la legge e i profeti (Matteo 22:40). Il resto della Legge articola come amare Dio e il prossimo, specificandone i dettagli. Mentre gli altri due pilastri della Ricostruzione Cristiana sono in gran parte descrittivi, questo secondo pilastro è prescrittivo.
Perché la legislazione di Dio è così specifica e a volte apparentemente così complicata rispetto ai Due Grandi Comandamenti? La Caduta dell’Uomo è stata un fattore determinante.
Ecco, solo questo ho trovato: DIO ha fatto l’uomo retto, ma gli uomini hanno ricercato molti artifici. (Ecclesiaste 7:29)
Altre traduzioni in inglese dell’espressione “molti artifici” della versione di Diodati includono molti stratagemmi, molti piani, molte complicazioni, molte alternative e molte perversioni. La Legge di Dio stabilisce uno standard morale, e una delle sue perfezioni consiste nella sua sufficienza di fronte alla ribellione dell’uomo contro di essa, affrontando tutte le numerose complicazioni in cui l’uomo decaduto si compiace per intorbidire le acque.
Viviamo infatti all’ombra della Caduta e in mezzo alle molte invenzioni dell’uomo erette contro la conoscenza dell’Altissimo. Gli uomini promuovono una via che sembra loro giusta, sebbene in realtà tracci il sentiero verso la distruzione. Siamo immersi nel diritto umanistico e, poiché questo è l’universo di Dio e non quello dell’umanista, nato dal caos e dal caso, gli ordini giuridici umanistici stanno decadendo e implodendo. Perché? Perché questa è l’inesorabile eredità del costruire qualsiasi cosa al buio.
Attenetevi alla legge e alla testimonianza! Se un popolo non parla in questo modo, è perché in esso non c’è luce.. (Isaia 8:20)
Isaia ci informa che il diritto umanistico è un consiglio delle tenebre. Il diritto umanistico è il presunto progetto per costruire il tipo di società futura che i suoi costruttori e legislatori immaginano, e questo richiede un controllo minuzioso di tutte le variabili di una società. Per questo motivo, il diritto umanistico cresce senza limiti fino a coprire e regolare ogni aspetto dell’esistenza umana, pur rimanendo incapace di sopportare il peso di questo fardello messianico. Le sue leggi non parlano secondo la legge e la testimonianza di Dio perché non c’è luce in esse. Tali leggi non fanno altro che propagare le tenebre.
Quali alternative sono state proposte per contrastare questa marcia verso tenebre sempre più profonde?
I paladini della vaghezza e della troncatura
Uno dei motivi per cui la Ricostruzione Cristiana esiste è che i cristiani, il sale della terra, hanno a lungo mancato di sostenere gli standard etici biblici rivelati nelle Scritture. Questo fallimento può essere quantitativo o qualitativo, e talvolta entrambi.
Il fallimento quantitativo si verifica quando i cristiani non “vivono più di ogni parola che procede dalla bocca di Dio” (Matteo 4:4). Vengono avanzate varie giustificazioni teologicamente elaborate per eliminare ampie porzioni della Legge, ritenendole non più applicabili. Poiché la Legge è in realtà perfetta (Salmo 19:7, Giacomo 1:25, ecc.), queste troncature creano necessariamente dei vuoti morali, nei quali si insinuano innumerevoli precetti umani per compensare i comandamenti che sono stati annullati. Poiché la Legge è il fondamento della libertà umana (Salmo 119:45, Giacomo 2:12), i precetti umani, quando imposti, limitano la libertà. Se non ci si lascia governare da Dio e dalla sua Legge, ci si lascia governare dagli uomini e dalle loro leggi.
Il fallimento qualitativo si verifica quando si sminuisce la specificità della Legge di Dio e ci si rifugia in presunti principi generali. I cristiani che trovano attraente tale vaghezza sostengono che il loro approccio non si perde nei dettagli, ma sostiene lo spirito della legge (il che di solito significa violare i comandamenti di Dio mascherandoli con una prosa dal suono spirituale). I precetti e gli statuti di Dio non vengono esplicitamente cancellati, vengono semplicemente inghiottiti da principi superiori e resi irriconoscibili una volta emersi (se mai emergono). Questo autore ha richiamato l’attenzione su questo problema sei anni fa in questi termini:
Il fascino delle generalizzazioni risiede nel fatto che non ci toccano direttamente, mediano le informazioni attraverso l’astrazione, e l’astrazione è sempre distante un passo o più dalla realtà concreta. Parlare in termini generali ci permette di essere obliqui. Quando generalizziamo la Parola di Dio, ne smussiamo il filo. La Parola di Dio diventa un cuscino a due facce anziché una spada a doppio taglio.
I libri sui Dieci Comandamenti che trattano di termini generali, che sono vaghi, che riorganizzano i nostri cliché e slogan cristiani con eloquenza, non suscitano ostilità. Sono benvenuti perché ci proteggono da Dio e dalla potenza della sua Parola.
Mettere a tacere la Parola di Dio è stata un’esacerbazione, non la soluzione, ai crescenti problemi dell’uomo [1].
Il risultato netto del fallimento qualitativo è parallelo a quello del fallimento quantitativo: i dettagli non sono più i dettagli di Dio. L’uomo, affidandosi alla propria comprensione, diventa il vero legislatore laddove conta di più. Questo equivale a far perdere il sapore al sale, diffondendo ulteriore oscurità in un mondo che ha disperatamente bisogno della luce della sua Parola in questi tempi difficili.
In entrambi i casi, l’autonomia e le tenebre che ne conseguono sono il risultato personale e sociale. L’avvento della Ricostruzione Cristiana ha semplicemente reso più difficile per i cristiani compromessi in questi ambiti nascondere il loro mutamento di fedeltà. Piuttosto, questo movimento ha invocato il recupero della Legge di Dio e il modo in cui la sua attuazione deve avvenire gradualmente: il cristiano inizia da se stesso, poi dalla sua famiglia, dalla sua vocazione, dalla sua chiesa e infine dallo Stato. Le tenebre in cui ci troviamo attualmente hanno invaso i cuori degli individui e la luce deve progredire allo stesso modo, dal basso verso l’alto. L’oscurità non può essere dissipata se le nostre parole “non hanno luce in sé” (perché “non parlano secondo la legge e i profeti”).
Le azioni da intraprendere non possono essere vaghe
Come indicato sopra, la vaghezza è un pretesto per l’immobilità. Se Dio non ha parlato chiaramente, allora quale dovere abbiamo realmente?
Se infatti la tromba dà un suono sconosciuto, chi si preparerà alla battaglia? (1 Corinzi 14:8)
È la specificità, la chiarezza dettagliata della Legge di Dio, che spesso risulta offensiva per l’uomo umanista [2] e, tragicamente, anche per troppi cristiani, molti dei quali sono stati educati a disprezzarla e a metterla da parte.
Quando il dottor R. J. Rushdoony affrontò la questione dell'”Offensività di Daniele”, individuò temi che, per molti aspetti, spiegano la parallela “offensività della Legge”. Egli introduce la sua discussione illustrando gli antagonismi intrinseci già presenti nella psiche dell’uomo umanista:
L’offensività di Daniele, comunque, è l’offensività di tutta la Scrittura, poiché qui sono concentrati elementi basilari della fede Biblica in termini netti e convincenti che non consentono una lettura “poetica” ma richiedono, con aspra insistenza, una sottomissione che l’uomo autonomo trova intollerabile [3].
Di conseguenza, quando il dottor Rushdoony sollecita la totalità della Legge (ogni parola che procede dalla bocca di Dio) e la specificità della Legge (mettendo da parte vaghezze, generalizzazioni imprecise ed evasive spiritualizzazioni), mette in luce fallimenti sia quantitativi che qualitativi. Una persona del genere si attirerebbe rapidamente l’inimicizia di coloro che si impegnano a proteggere l’autonomia dell’uomo sotto la copertura dell’autorità biblica, e da allora i ricostruzionisti cristiani sono stati visti come informatori indesiderati, semplicemente per aver difeso tale principio. (“Se tu hai ragione, allora noi abbiamo torto”, dicono i critici, ma questo è inevitabile.)
Un’altra occasione di offesa nasce dall’opposizione di Dio ai sistemi giuridici autonomi. Si ritiene che la pacifica regolamentazione del governo civile non debba essere bombardata da minacce provenienti dal Dio vivente. Come spiegare, dunque, le ragioni che Michea adduce per l’imminente collasso interno di Israele?
Si osservano gli statuti di Omri e tutte le pratiche della casa di Achab, e voi camminate seguendo i loro consigli, perché io vi renda una desolazione, e i tuoi abitanti un oggetto di derisione. Cosí voi porterete il vituperio del mio popolo! (Michea 6:16)
Chiaramente, vivere secondo le leggi autoimposte da amministrazioni passate non è un rifugio sicuro per Israele, che viene avvertito che “ e la fame rimarrà dentro di te” “la tua rovina sarà in mezzo a te” (Michea 6:14 KJV), un crollo che procede dal cuore della nazione.
E mentre molti descrivono l’inizio di questa profezia di Michea come pieno di vaghe e rassicuranti generalità (“praticare la giustizia, amare la misericordia e camminare umilmente con il tuo Dio”, Michea 6:8), non leggono i versetti successivi, che sono molto specifici e si concentrano su espliciti comandamenti economici della Legge di Dio. Il profeta Michea sta svelando il significato di “praticare la giustizia”. Non lo lascia al caso, alla memoria o alle congetture. Solo in questo modo il popolo di Dio viene avvertito: deve sapere dove ha peccato per pentirsi adeguatamente ed essere in grado di “praticare la giustizia”. Finché i dettagli non vengono rispettati, la Legge (che Giacomo definisce un’unità, Giacomo 2:10-12) viene infranta e le conseguenze promesse si fanno pesantemente sentire.
Per ben sette volte nei vangeli sinottici, le risposte di Cristo agli scribi e ai farisei iniziano con le parole: “Non avete letto?”. In Matteo 12:5 troviamo l’affermazione più completa: “Non avete letto nella Legge?” e in Marco 12:26: “Non avete letto nel libro di Mosè?”. Cristo non fa mai appello al loro senso interiore del bene e del male, ma invoca invariabilmente la verità di Dio con le parole: “È scritto”, un riferimento indiscutibile ai dettagli della Legge di Dio come standard assoluto.
L’importanza di rendere specifiche e chiare le azioni dell’uomo è stata affrontata da questo autore nella sua valutazione del 2013 dell’opus magnum di R. J. Rushdoony, “The Institutes of Biblical Law”, con queste parole:
Rushdoony… ha documentato meticolosamente le conseguenze del trascurare le specificità della legge di Dio. In secondo luogo, ha fatto lo stesso per le conseguenze dell'”osservare i suoi comandamenti, per metterli in pratica” (Salmo 103:18). La maggior parte degli osservatori si aspettava che uno scrittore cristiano parlasse del primo punto, ma non tanto del secondo. Ma trattando le specificità della legge in tutti gli ambiti dell’azione umana (culturale, economico, sociologico, ambientale, scientifico), Rushdoony ha aperto nuove strade per comprendere la follia dell’umanità e la saggezza di Dio. Stava liberando l’intero consiglio di Dio [4].
Lasciando che la luce degli imperativi morali delle Scritture illumini ogni impresa umana contaminata dai numerosi stratagemmi e piani a cui si allude in Ecclesiaste 7:29, il Dr. Rushdoony stava tracciando una via da seguire. Se avesse omesso qualsiasi dettaglio specifico dalla Parola onnicomprensiva di Dio all’uomo, quei piani e quelle invenzioni sarebbero rimasti radicati, incontrastati, e il loro veleno culturale avrebbe continuato a corrodere le fondamenta della nostra nazione.
Azioni vaghe equivalgono a non azioni e inazioni, nessuna delle quali ci libererà dal giudizio né ci porterà le benedizioni di Dio. Ci ritroveremmo presto sotto il peso del Salmo 119:126: “E’ tempo che tu operi, o Eterno; essi hanno annullato la tua legge”.
Non è senza ragione che alcuni noti ricostruzionisti cristiani abbiano considerato la Legge di Dio il legittimo strumento di dominio, la cui obbedienza estende, per sua natura, il dominio divino. In questo senso, uno strumento è un complemento alla costruzione di qualcosa, in questo caso, il Regno di Dio sulla terra. Nella misura in cui la Legge di Dio viene obbedita, la giustizia prevale e il suo Regno si realizza nel tempo e nella storia. Illustreremo in seguito l’impatto della Legge di Dio sull’escatologia.
La Legge di Dio deve essere considerata nella sua interezza
Una forma involontaria di troncamento si verifica quando non applichiamo ogni singolo apice e ogni minimo iota a una determinata situazione. La perfezione della Legge di Dio risiede nel suo uso sistematico, e un’applicazione parziale equivale a “trascurare la Legge” (Osea 1:4, cfr. Malachia 2:9).
Inoltre, la nostra posizione nel Regno di Dio è proporzionale al nostro rapporto con “il più piccolo dei comandamenti”, come insegna Cristo in Matteo 5:19. Coloro che trasgrediscono anche il più piccolo dei comandamenti e insegnano agli altri a farlo sono i più piccoli nel suo Regno, ma coloro che li insegnano e li mettono in pratica (notate entrambi gli elementi) sono i più grandi nel suo Regno.
Il pericolo di trattare i Dieci Comandamenti come se fossero gli unici da obbedire è stato ben spiegato dal Dr. R. J. Rushdoony ne Le istituzioni della legge biblica.
La porzione maggiore della legge è diritto giurisprudenziale (la casistica), vale a dire l’illustrazione del principio basilare nei termini di casi specifici. Questi casi specifici sono spesso illustrazioni dell’ampiezza dell’applicazione della legge; ovvero, citando un tipo minimo di caso, sono rivelate le necessarie giurisdizioni della legge.
Senza la casistica la legge di Dio sarebbe presto ridotta ad un’area di significato estremamente limitata. Questo, naturalmente, è esattamente ciò che è accaduto [5].
Il rifiuto della casistica delle Scritture, quindi, vanifica l’affermazione di Davide secondo cui “Il tuo comandamento non ha alcun limite” (Salmo 119:96b) e mina l’insegnamento e la pratica del più piccolo dei comandamenti raccomandati in Matteo 5:19 [6] (relegando così tutti coloro che camminano in quel modo allo status di minimi nel suo regno). Allentare anche il più piccolo comandamento significa imporvi un surrogato umanistico, e rigettare Dio come Legislatore (Isaia 33:22) implica rigettarlo anche come Re, Giudice e Salvatore.
Inoltre, come osserva Rushdoony, in assenza della totalità della legge di Dio, le definizioni giuridiche umanistiche prevalgono per colmare il vuoto. Questo richiama alla mente l’avvertimento del Salmo 119:126: “È tempo che tu operi, o Eterno, essi hanno annullato la tua legge”.
Quando Cristo si rivolge al giovane ricco in Marco 10:19, non si appella solo ai Dieci Comandamenti, ma include anche il comandamento “Non frodare”. E sebbene il giovane ricco affermi di aver osservato tutti i comandamenti elencati fin dalla giovinezza, Cristo lo corregge: “Ne hai trascurato uno”. A quanto pare, si era macchiato di frode o di aver sottratto qualcosa ai poveri (il termine “aposteresi” si applica qui al mancato pagamento della decima ai poveri). Come nel caso di Zaccheo il pubblicano, sarebbe stata opportuna una quadrupla restituzione, ma il giovane ricco rifiutò questa via.
Applicare la Legge di Dio comporta necessariamente la ricostruzione di una società.
Ogni volta che un popolo applica la Legge di Dio, nella misura in cui lo fa, si assiste a una ricostruzione cristiana: la ricostruzione di una società su fondamenti biblici. Consideriamo alcuni aspetti di tale ricostruzione in un’area specifica.
L’umanesimo ha introdotto il concetto di società a responsabilità limitata, in cui gli imprenditori sono protetti dalle conseguenze delle loro azioni per legge. Questo è ciò che il Salmo 94:20 definisce “tramare angherie in nome della legge”, istituzionalizzando effetti culturali tossici attraverso una legislazione in opposizione alla Legge di Dio. Se i proprietari non subiscono le conseguenze delle loro azioni, questo incentiva di fatto l’irresponsabilità. Di conseguenza, i legislatori umanisti devono imporre regolamenti alle imprese, e questi regolamenti sono supportati da un apparato amministrativo in continua espansione. Regolamentando le imprese, lo stato umanista risolve un problema creato dalle sue azioni precedenti.
Sotto la Legge Biblica, la piena responsabilità sarebbe la norma e la necessità di un imponente apparato regolamentare scomparirebbe. I critici della Ricostruzione Cristiana spesso lamentano la presunta “crisi” che “l’abolizione delle normative” genererebbe, ma sono limitati da una visione frammentaria, poiché il ripristino della piena responsabilità legale è una parte necessaria di questo processo. La Legge di Dio è un’unità, un tutto, e le sue diverse parti sono concepite per operare insieme, in modo sinergico.
Il problema opposto si verifica in ambito medico, dove pazienti e legislatori chiedono che venga imposta una responsabilità illimitata a medici e ospedali. Ciò genera una serie di altre patologie sociali. Il ripristino della dottrina biblica della piena responsabilità, un principio fondamentale della Legge Biblica, avrebbe effetti di vasta portata sia sulla professione medica (eradicando la responsabilità infinita) sia sul diritto societario e sulla regolamentazione governativa (eliminando la responsabilità limitata). In altre parole, la ricostruzione del concetto di responsabilità ha effetti che si estendono profondamente nel tessuto della società che si muove in questa direzione.
Solo negli Stati Uniti, i cambiamenti fiscali derivanti dall’applicazione della Legge di Dio in ambito economico comporterebbero una riduzione di quasi 11.000 volte del gettito fiscale complessivo, come dimostrato da questo autore nel 2013 [7]. Un cambiamento così radicale, un tale dispiegarsi di libertà personale tra i cittadini americani, implica necessariamente una ricostruzione. Come è stato detto della Parola di Dio, la Legge di Dio è il solvente di tutte le istituzioni che non si basano su di essa.
Le implicazioni della Legge biblica per la difesa nazionale, per la soluzione del problema della povertà, per l’istruzione, per l’agricoltura, per tutte le questioni, grandi e piccole, ricostruiscono e liberano necessariamente questi ambiti dalle tenebre della legge umanistica. Poiché l’universo è l’universo di Dio, la sua creazione, risponde alle sue leggi in un modo e alle usurpazioni di tali leggi da parte dell’uomo in un modo completamente diverso. E data la perfezione della Legge di Dio, modificarla o alterarla significa deturparla e sfigurarla. Le sue benedizioni si manifestano quando viene seguita, non quando si presume che venga migliorata da noi.
Applicazione temporale o divina?
L’umanesimo conosce un solo meccanismo di applicazione delle sue leggi: l’applicazione temporale, ovvero l’applicazione qui e ora, in questo mondo. Tutte le sue pene devono essere applicate nel qui e ora. Per l’umanesimo non c’è spazio per la giustizia divina nel Giudizio Finale.
Molte delle leggi di Dio, in realtà, non hanno alcun meccanismo di applicazione umano. Sono applicate direttamente da Dio, che infligge le punizioni a suo piacimento, secondo i suoi tempi. L’uomo, dal canto suo, sembra determinato a mettere alla prova la pazienza di Dio (l’espressione “ha sopportato con molta pazienza” è usata in riferimento a Lui in Romani 9).
Se molte leggi non hanno garanti in questo mondo, nessuna punizione temporale, allora ovviamente non c’è bisogno di un vasto apparato di applicazione. Anche questo è un altro modo in cui la teonomia plasma la Ricostruzione Cristiana, ridimensionando le istituzioni penologiche su cui l’umanesimo fa affidamento per garantire la sua visione del futuro.
La violazione da parte di Israele delle leggi del sabato sulla terra di Dio non ha ricevuto alcuna punizione umana, e la nazione ha violato quelle leggi per cinque secoli. La pazienza di Dio durò per settanta volte sette violazioni, poi Egli sferrò il colpo decisivo su Israele: l’esilio a Babilonia, affinché “la terra potesse godere dei suoi sabati” (vedi Levitico 26:34-35 e 43 e 2 Cronache 36:31). Dio è un garante molto più competente dell’uomo.
Ma gli uomini senza Dio sono limitati a costruire la loro utopia nel tempo, con gli strumenti a disposizione, con le cose visibili. Lasciare la giustizia ultima a Dio, a un lontano Giudizio Finale in cui Egli sistemerà tutto alla perfezione, non è tollerabile per gli umanisti, che insistono sull’utopia nel presente.
In quest’ottica, R. J. Rushdoony ha richiamato l’attenzione sul fatto che il Re Lear di William Shakespeare fu rivisto per dargli un lieto fine, principalmente a causa di questa intolleranza verso una visione del mondo cristiana che si fondava sulla fiducia nella giustizia ultima di Dio. La versione “disneyficata” che ne derivò, opera di Nahum Tate, ha dominato per quasi 150 anni a causa del senso distorto di necessità morale dell’umanesimo [8]. L’umanesimo richiede ricompense e punizioni qui e ora, a tutti i costi, il che rappresenta la via più sicura verso la tirannia, poiché l’apparato necessario assorbirà tutte le risorse disponibili per raggiungere i suoi obiettivi.
I problemi dell’umanesimo non si limitano all’applicazione delle leggi, ma si estendono all’enorme quantità di legislazione necessaria per costruire l’utopia. Basandosi sulle leggi emanate giorno e notte da legislatori e regolatori umanisti, Rushdoony concluse che era l’umanesimo, e non il cristianesimo, la religione veramente corrotta dal peccato. Non vengono aggiunte altre leggi alla legge biblica perché non ce n’è bisogno: è già perfetta (Salmo 19:7) – pertanto il conteggio rabbinico di 613 leggi rimane valido. Ma il crescente corpus legislativo dell’umanesimo è pieno di bersagli in continuo movimento. Di conseguenza, è necessaria una maggiore applicazione delle leggi laddove vi è più legge da far rispettare. Non c’è da stupirsi che troviamo volumi come “Three Felonies a Day” (Tre reati al giorno) di Harvey Silverglate che descrivono dettagliatamente quanto spesso gli americani moderni si scontrino involontariamente con la legge del paese, dove il diritto umanistico si diffonde come un cancro che consuma tutte le libertà umane che si frappongono sul suo cammino [9].
Che qualità di teonomia?
Il termine teonomia è soggetto ad ambiguità, quindi è necessario distinguere tra tre diversi tipi di teonomia (non ci interessano qui le differenze tra i singoli teonomisti riguardo ai dettagli della legge di Dio, che è una questione completamente diversa). Questi tre tipi sono attualmente in circolazione, ma devono essere distinti (sebbene siano in qualche modo correlati).
Esiste una concezione popolare di teonomia, quasi esclusivamente sostenuta dagli oppositori della Legge di Dio quando espressa nella sua interezza. La teonomia in questo senso è generalmente limitata alla considerazione della manciata di crimini capitali elencati nella Legge di Dio che suscitano controversie. Diverse leggi vengono isolate (e talvolta travisate e mal interpretate) e poste in ridicolo e rese oggetto di disprezzo morale. L’accusa acquista peso quando la teonomia viene equiparata a quelle leggi filtrate e distorte dal critico. La teonomia in questo senso è diventata un termine peggiorativo, un’etichetta usata per screditare immediatamente il cristiano che prende sul serio la Parola di Dio. Inoltre, omette deliberatamente di riconoscere che la legge di Dio deve essere accolta, non imposta (data la natura del comandamento più grande: amare Dio).
La teonomia, nel senso che abbiamo esaminato finora, riguarda la portata dei comandamenti di Dio. Potremmo definirla la concezione teologica della teonomia. Essa copre un ambito molto più ampio rispetto alla concezione popolare descritta sopra, essendo interessata a tutti gli imperativi morali delle Scritture senza selezionarne arbitrariamente alcuni. Alla luce di Matteo 5:17-20, potremmo legittimamente descriverla come comprendente “tutta la legge e i profeti”, con la sua enfasi dominante sulla giustizia (sebbene non limitata ad essa).
La teonomia in questo senso significa che la Legge di Dio media tra uomo e uomo (mentre solo Cristo media tra uomo e Dio) in modo tale che tutte le relazioni umane siano governate dalla sua parola-legge (un termine preferito dal Dr. Rushdoony poiché rifletteva al meglio la natura autorevole di “ogni parola che procede dalla bocca di Dio”). La teonomia si estende oltre questo concetto, includendo il rapporto dell’uomo con la terra, con il tempo, con il lavoro, ecc., in linea con l’affermazione di Paolo secondo cui l’uomo di Dio è pienamente equipaggiato per ogni opera buona in relazione alla rivelazione scritta di Dio (2 Timoteo 3:17). La teonomia adotta un’ampia interpretazione dell’insegnamento di Paolo secondo cui “la legge è buona se usata legittimamente” (1 Timoteo 1:8) – in altre parole, promuove l’uso lecito della legge (non un uso illecito o eretico, come avverrebbe se si pensasse che la legge influisca sulla giustificazione).
Il terzo significato del termine teonomia riguarda il suo utilizzo da parte del Dr. Cornelius Van Til, in particolare per quanto riguarda il modo in cui contrappone la teonomia all’autonomia, affermando che non esistono altre alternative. I critici della Ricostruzione Cristiana sostengono che il Dr. Van Til e il Dr. Rushdoony intendano cose molto diverse quando usano il termine teonomia. In un certo senso, hanno ragione: il dottor Van Til ha una concezione filosofica della teonomia, il che significa che l’uomo deve o sottomettersi all’autorità di Dio o elevare la propria autorità come punto di riferimento ultimo. Questa concezione di teonomia è persino più ampia di quella teologica, poiché si estende oltre il regno degli imperativi morali, abbracciando ogni pensiero generato dalla mente umana. Essa sostiene la regalità di Dio su ogni dimensione dell’essere umano, non solo sull’aspetto volitivo.
La concezione popolare del termine teonomia viene utilizzata dai critici della Ricostruzione Cristiana perché, dal loro punto di vista, il presupposizionalismo e il postmillenarismo sono relativamente innocui, mentre la teonomia è troppo concreta per essere ignorata (perché promuove l’autogoverno e riduce la dipendenza dallo stato messianico). La concezione teologica di Rushdoony è abbracciata dalla Ricostruzione Cristiana in quanto afferma i diritti di Cristo sulla sfera morale in cui opera la volontà umana, mentre la concezione di Van Til estende ulteriormente tali diritti, anche alla cognizione umana e alle nostre facoltà razionali.
La Ricostruzione Cristiana adotta entrambe le interpretazioni teologiche del Dr. Rushdoony e del Dr. Van Til perché si impegna a “rendere ogni pensiero prigione all’ubbidienza di Cristo” (2 Corinzi 10:4-5). Coprendo ogni aspetto, lascia il non-credente senza scuse.
Il secondo e il terzo pilastro della ricostruzione cristiana
La Legge di Dio ha un’influenza sull’escatologia. Esiste un cospicuo legame tra teonomia e postmillenarismo, e questa correlazione è importante.
Alcuni hanno sostenuto che la teonomia venga essenzialmente “innestata” sul postmillenarismo come un parassita indesiderato. Il postmillenarismo delle origini, spesso definito postmillenarismo evangelico per distinguerlo dal postmillenarismo teonomico, si oppone alla Legge di Dio. Naturalmente, l’omissione o la minimizzazione delle considerazioni etiche da parte del postmillenarismo delle origini ha permesso di progredire secondo termini umani, con una legge umanistica. Presumibilmente, saremmo entrati in una beata età dell’oro continuando a fare più o meno quello che facciamo ora (fatte salve alcune ovvie eccezioni, come l’uccisione dei nascituri a un ritmo allarmante) – saremmo semplicemente tutti discreti frequentatori di chiesa.
Eppure è sorprendente osservare con quanta frequenza le Scritture presentino teonomia e postmillenarismo come correlati. Lo vediamo nella prima grande profezia di Isaia, un passo fondamentale che i postmillenaristi considerano un punto cardine della rappresentazione scritturale del lontano futuro.
E avverrà negli ultimi giorni che il monte della casa del Signore sarà stabilito sulla cima dei monti e sarà elevato al di sopra dei colli; e tutte le nazioni affluiranno ad esso. E molti popoli andranno e diranno: «Venite, saliamo al monte del Signore, alla casa del Dio di Giacobbe; egli ci insegnerà le sue vie e noi cammineremo nei suoi sentieri». Poiché da Sion uscirà la legge e da Gerusalemme la parola del Signore. Egli giudicherà tra le nazioni e rimprovererà molti popoli; ed essi trasformeranno le loro spade in vomeri e le loro lance in falci; una nazione non alzerà più la spada contro un’altra nazione, né impareranno più l’arte della guerra. (Isaia 2:2-4)
Una delle principali conseguenze dell’avvento della Legge nel mondo (versetto 3) è la cessazione definitiva della guerra (versetto 4). Il brano trasuda dovere e obbligo: le vie e i sentieri che Dio ci indica per camminare sono definiti dalla Legge che si diffonde. Man mano che le nazioni le obbediscono progressivamente, trasformano i loro strumenti di guerra in strumenti agricoli.
Anche la profezia messianica di Isaia 42 unisce il trionfo futuro all’avanzata della Legge di Dio nel mondo:
Egli non verrà meno e non si scoraggerà, finché non avrà stabilito la giustizia sulla terra; e le isole aspetteranno la sua legge (Isaia 42:4).
Quando Cristo cita il versetto precedente di questa profezia (Isaia 42:3), ne modifica le parole finali per esprimere la portata della sua opera:
Egli non frantumerà la canna rotta e non spegnerà il lucignolo fumante, finché non abbia fatto trionfare la giustizia (Matteo 12:20).
Potremmo ben chiederci: se le isole attendono la Legge di Dio, cosa stiamo aspettando noi esattamente? La attendono perché senza di essa sono schiave della legge umanistica e degli stratagemmi e dei piani degli uomini. Perché i cristiani dovrebbero dare alle nazioni una pietra quando le nazioni chiedono pane, o un serpente quando le nazioni chiedono un pesce? Stanno aspettando la sua Legge. È ora di consegnarla.
Esamineremo ora un versetto cruciale che lega ancora più strettamente teonomia e postmillenarismo.
Dove Teonomia ed Escatologia si baciano
L’esegesi di Matteo 5:17-20 del Dr. Benjamin B. Warfield è difficile da reperire. Appare solo nell’opera completa in dieci volumi. Ma il suo lavoro esegetico stabilisce un collegamento tra la Legge di Dio e la conquista finale del mondo da parte di Cristo mediante il Vangelo. Concludiamo con una discussione di questa convincente prova del rapporto tra la Legge biblica e la Ricostruzione cristiana, in relazione alla questione fondamentale della costruzione secondo la parola di Dio scritta. Citiamo estensivamente Warfield:
«Io non sono venuto», dice Gesù, «per distruggere, ma per portare a compimento, perché…» E poi, con questo «perché», Egli fonda immediatamente la sua affermazione sull’ulteriore premessa che l’intera legge, in ogni suo dettaglio, fino alla più piccola minuzia, rimane permanentemente in vigore e deve essere obbedita. «In verità vi dico: finché non siano passati il cielo e la terra, neppure un iota o un apice della legge passerà, finché tutto [tutte loro] sia compiuto».
Da un lato, si afferma con un’enfasi che non potrebbe essere resa più forte, che la legge, nei suoi minimi dettagli, rimane inalterata finché esisterà il mondo. Gesù non è venuto ad abrogare la legge – al contrario, la legge non sarà mai abrogata, neanche nel più piccolo particolare – il puntino di una “i” o la barratura di una “t” – finché esisterà il mondo.
Ma Gesù non si accontenta di questa “canonizzazione della lettera”, come la definisce H. J. Holtzmann, certamente senza esagerare. La legge, che rimane in tutti i suoi dettagli con autorità immutata, deve essere osservata alla perfezione. Gesù dichiara che finché durerà il mondo, neanche un iota o un apice della legge verrà meno – finché non saranno tutti compiuti, proprio tutti i più piccoli iota e apici della legge.
Non intende dire semplicemente che dovrebbero essere compiuti, ma che saranno compiuti. Le parole sono molto enfatiche. Il “tutti”, in correlazione con l’“uno” di “un iota” e “un apice”, dichiara che tutti gli iota e tutti gli apici della legge saranno compiuti. Nessuno verrà meno. L’espressione stessa equivale a una dichiarazione che verrà un tempo in cui la legge sarà osservata in questa dettagliata perfezione.
Questo equivale a una promessa che verrà sicuramente il giorno per il quale preghiamo, quando, in conformità con l’insegnamento di Gesù, chiediamo: “Venga il tuo regno, sia fatta la tua volontà come in cielo così in terra” [10].
C’è molto da analizzare qui. In primo luogo, affrontiamo un’obiezione proveniente dallo stesso campo teonomista, poi esponiamo le implicazioni di questa visione.
Il dottor Greg Bahnsen interpreta Matteo 5:18 in modo diverso e, a suo parere, significa qualcosa di simile a questa parafrasi:
In verità vi dico: finché non siano passati il cielo e la terra, neppure un iota o un apice della legge passerà, finché tutto al mondo non sia avvenuto.
Ma questa interpretazione fu contestata – in modo decisivo – nel XIX secolo dall’esegeta tedesco H. A. W. Meyer (vi preghiamo di perdonare la natura tecnica della discussione). Ci sono due proposizioni introdotte da “finché” nella frase e Bahnsen, seguendo Fritzsche, sosteneva che fossero parallele. Meyer contraddice questa interpretazione:
Dopo il concreto e vivace “finché cielo e terra non siano passati”, questo generico e indefinito “finché tutto non sia compiuto” sarebbe solo un’aggiunta vaga e goffa [11].
Meyer si oppone direttamente al punto di vista di Bahnsen in termini chiari riguardo a “finché tutte le cose non siano compiute”, osservando che “questa frase non è coordinata alla prima [frase], ma subordinata” [12]. Meyer giunge anche a un’altra conclusione in opposizione a Bahnsen riguardo al significato della parola “tutte” (panta): “in quanto correlativo a [l’unico iota e l’unico apice], panta può significare solo tutte le parti della legge” [13].
In breve, l’interpretazione di Matteo 5:18 da parte di Meyer e Warfield afferma senza mezzi termini che la Legge di Dio sarà un giorno pienamente osservata da ogni essere vivente sulla terra. Lungi dall’essere infranta miliardi di volte in ogni istante, come accade ora, il Cristo che regna dal cielo vedrà la sua vittoria estendersi persino al regno della santificazione. L’interpretazione di Giovanni Calvino di “Sia fatta la tua volontà in terra come in cielo” insegna la stessa cosa.
Naturalmente, il più grande comandamento – amare il Signore tuo Dio – non può essere simulato. La portata della salvezza deve estendersi al mondo intero prima che la profezia di Matteo 5:18 possa compiersi. Quindi questo versetto teonomico presuppone il postmillenarismo nella sua forma più ottimistica e lo insegna pure. Afferma che il mondo non può finire finché la Legge non sarà osservata da tutti i suoi abitanti. In altre parole, la Legge di Dio ha un futuro radioso.
Note:
1 Martin G. Selbrede, “Another Rejected Stone,” Faith for All of Life January, 2013. https://chalcedon.edu/magazine/another-rejected-stone Usato come introduzione alla versione italiana de Le Istituzioni della legge biblica: https://www.cristoregna.it/libri/le-istituzioni-della-legge-biblica/00-prefazione-di-martin-selbrede/
2 Sappiamo da Salmi 2:2 che gli umanisti sono intenti a gettare via i suoi legami e liberarsi delle sue catene.
3 R. J. Rushdoony: Venga il tuo regno, https://www.cristoregna.it/libri/venga-il-tuo-regno/daniele-1-offensivita-di-daniele/
4 Selbrede: op. cit.
5 Rushdoony R.J. Le istituzioni della legge biblica; https://www.cristoregna.it/libri/le-istituzioni-della-legge-biblica/00-introduzione-limportanza-della-legge/3-la-direzione-della-legge/
6 È interessante il fatto che i rabbini ritenesse che il minore dei comandamenti fosse Deuteronomio 22:6-7, che concerneva come comportarsi nel caso si incontrasse un nido di uccelli su terreno. L’unità della legge di Dio vi è dimostrata nel fatto che questo minimo comandamento ha la stessa benedizione del quinto: lunga vita sulla terra.
7 Martin G. Selbrede, “Reinventing Leadership,” Faith for All of Life Sept-Oct 2013, https://chalcedon.edu/magazine/reinventing-leadership
8 R. J. Rushdoony, Intellectual Schizophrenia (Vallecito, CA: Ross House Books, 2002 [1961]), 84. Come indica Rushdoony: La dottrina della giustizia poetica richiede in effetti una riscrittura delle Scritture, della storia e della letteratura” Nulla è al sicuro dall’Umanista.
9 Vedi Jerri Lynn Ward’s review of Silverglate’s book in the May 2012 issue of Faith for All of Life. https://chalcedon.edu/magazine/three-felonies-a-day-how-the-feds-target-the-innocent-by-harvey-a-silverglate
10 Benjamin Breckenridge Warfield, Biblical Doctrines (New York, NY: Oxford University Press, 1929), 297-298, from “Jesus’ Mission, According To His Own Testimony,” Reprinted from The Princeton Theological Review v. xiii, 1915, 513-586.
11 Heinrich August Wilhelm Meyer, Commentary on the New Testament (Winona Lake, IN: Alpha Publications, 1979) vol. 1, 129. Ten volumes originally published by T. & T. Clark in 1883.
12 Ibid, p. 128
13 Ibid, 129.