APPENDICE

CITAZIONI DAL LASCITO

DELLE DISPUTE DI  PISCATOR’S

 

1. GEORGE GILLESPIE

Come menzionato nella “Prefazione del Traduttore”, George Gillespie (1613-1648) cita l’Appendice di Piscator nella sua opera “Wholesome Severity” (Sana Severità). Ecco la citazione nel suo contesto:

Su questo non intendo contendere molto con lui; solo fino a questo punto: se gli apostati devono essere lapidati e uccisi secondo quella legge, allora certamente anche gli eretici seduttori devono ricevere la loro misura e proporzione di punizione. L’equità morale della legge richiede almeno questo: se confrontiamo l’eresia e l’apostasia, guardate quanto minore è il male del peccato nell’eresia, tanto e non di più deve essere rimesso del male della punizione, specialmente il pericolo di contagio e seduzione, essendo tanto quanto o addirittura maggiore nell’eresia che nell’apostasia; anzi, ciò che viene chiamato eresia è spesso una vera e propria adorazione di altri dèi. Ma la Legge (Deuteronomio 13), che punisce con la morte intere città e singole persone per essersi convertite ad altri dèi, non è l’unica legge che punisce anche i peccati capitali più gravi contro la prima tavola. Vedi Esodo 22:20: Chiunque sacrifica a un dio, eccetto al Signore solo, sarà sterminato. Esodo 31:14: Chiunque profana il sabato sarà messo a morte. Levitico 24:16: E chiunque bestemmia il nome del Signore sarà certamente messo a morte. Deuteronomio 17:2-5, Se si trova in mezzo a te, in una delle città che l’Eterno, il tuo DIO, ti dà, un uomo o una donna che faccia ciò che è male agli occhi dell’Eterno, il tuo DIO, trasgredendo il suo patto, e che vada a servire altri dèi e si prostri davanti a loro, … farai condurre alle porte della tua città quell’uomo o quella donna che ha commesso quell’azione malvagia, e lapiderai con pietre quell’uomo o quella donna; così moriranno.

Ci si potrebbe chiedere: “Ma da cosa si deduce che queste o altre leggi giudiziarie di Mosè ci riguardano, come regole per guidarci in casi simili?”. Vorrei che chi ha scrupoli a riguardo leggesse l’appendice di Piscator alle sue osservazioni sui capitoli 21-23 dell’Esodo, dove egli discute in modo eccellente la questione se il magistrato cristiano sia tenuto a osservare le leggi giudiziarie di Mosè, così come lo era il magistrato ebraico. Egli risponde con la distinzione comune: è tenuto a rispettare quelle cose del diritto giuridico che sono immutabili e comuni a tutte le nazioni, ma non quelle che sono mutabili o proprie della Repubblica ebraica. Poi spiega questa distinzione, affermando che per cose mutabili e proprie delle leggi intende l’emancipazione di un servo o di una serva ebrea nel settimo anno, il matrimonio di un uomo con la moglie del fratello e la conseguente discendenza al fratello, la remissione dei debiti al Giubileo, il matrimonio con una persona della stessa tribù, e se ve ne sono altre simili; anche le trasgressioni cerimoniali, come toccare un cadavere, ecc. Ma le cose immutabili e comuni a tutte le nazioni sono le leggi riguardanti le trasgressioni morali, i peccati contro la legge morale, come l’omicidio, l’adulterio, il furto, l’allontanamento da Dio, la bestemmia, il maltrattamento dei genitori. Ora che il magistrato cristiano è tenuto a osservare queste leggi giudiziarie di Mosè, che stabiliscono le punizioni per i peccati contro la legge morale, lo dimostra con queste ragioni.

(1) Se così non fosse, allora il Magistrato avrebbe la facoltà di infliggere le pene che preferisce, in modo arbitrario. Ma questo non gli è arbitrario, poiché egli è ministro di Dio (Romani 13:4) e il giudizio appartiene al Signore (Deuteronomio 1:17; 2 Cronache 19:6). E se il Magistrato è custode di entrambe le tavole, deve custodirle nel modo in cui Dio gliele ha consegnate.

(2) Le parole di Cristo (Matteo 5:17): “Non pensate che io sia venuto ad abolire la Legge o i Profeti; non sono venuto ad abolire, ma a dare compimento“, comprendono la legge giudiziaria, essendo essa parte della legge di Mosè. Ora, egli non poteva adempiere la legge giudiziaria se non con la sua pratica o insegnando agli altri a continuare ad osservarla; Non per sua pratica, poiché non volle condannare l’adultera (In 8:11), né dividere l’eredità (Luca 12:13-14). Pertanto, deve essere per sua dottrina che noi la osserviamo.

(3) Se Cristo nel suo sermone (Matteo 5) volle insegnare che la legge morale appartiene a noi cristiani, in quanto la difende dalle false interpretazioni degli scribi e dei farisei, allora intendeva presentare anche la legge giudiziaria relativa alle trasgressioni morali come appartenente a noi; poiché egli difende e interpreta la legge giudiziaria, così come quella morale (Matteo 5:38), occhio per occhio, ecc.

(4) Se Dio volle che la legge morale fosse trasmessa dal popolo ebraico al popolo cristiano; Allora egli volle anche che le leggi giudiziarie fossero trasmesse dal magistrato ebraico al magistrato cristiano: essendoci la stessa ragione di immutabilità nelle pene che c’è nei reati. L’idolatria e l’adulterio dispiacciono a Dio oggi tanto quanto allora; e il furto non dispiace a Dio oggi più di prima.

(5) Tutto ciò che fu scritto in passato, fu scritto per la nostra istruzione (Romani 15:4), e cosa potrà imparare di più il magistrato cristiano da quelle leggi giudiziarie, se non la volontà di Dio che siano la sua regola in casi simili? La legge cerimoniale fu scritta per la nostra istruzione, affinché potessimo conoscere l’adempimento di tutti quei simboli, ma la legge giudiziaria non era tipologica.

(6) Fate tutto per la gloria di Dio (1 Corinzi 10:31; Matteo 5:16). In che modo i magistrati cristiani possono glorificare Dio di più che osservando le leggi di Dio stesso, in quanto le più giuste e tali che essi non possono migliorare?

(7) Tutto ciò che non proviene da fede è peccato (Romani 14:23). Ora, quando il magistrato cristiano punisce i peccati contro la legge morale, se lo fa da fede e con la certezza di piacere a Dio, deve avere questa certezza nella Parola di Dio, poiché la fede non può essere edificata su nessun altro fondamento; è la Parola che deve rassicurare la coscienza: Dio ha comandato una cosa del genere, quindi è mio dovere farla; Dio non ha proibito una cosa del genere, quindi sono libero di farla. Ma la volontà di Dio riguardo alla giustizia civile e alle punizioni non è rivelata in nessun luogo in modo così completo e chiaro come nella legge giudiziaria  di Mosè. Questa, pertanto, deve essere il sostegno e la dimora più sicuri per la coscienza del magistrato cristiano.

Queste non sono le mie ragioni (se non per una o due parole aggiunte a titolo di spiegazione e rafforzamento), ma la sostanza delle ragioni di Piscator. A queste aggiungo: 1. Sebbene nel Nuovo Testamento si trovino passi chiari e completi che aboliscono la legge cerimoniale, non si legge in nessun punto dell’intero Nuovo Testamento dell’abolizione della legge giudiziaria, per quanto riguarda la punizione dei peccati contro la legge morale, tra cui rientrano l’eresia e la seduzione delle anime, e si tratta di un peccato grave. Dio una volta rivelò la sua volontà di punire tali peccati con determinate pene. Chiunque sostenga che il magistrato cristiano non sia tenuto a infliggere tali punizioni per tali peccati, è tenuto a dimostrare che quelle antiche leggi di Dio sono state abolite e a citare qualche passo delle Scritture a sostegno di questa affermazione.

2. La legge giudiziaria che prevede la presenza di due o tre testimoni nel giudizio (Deuteronomio 19:15, Ebrei 10:28) si estende anche a noi cristiani, con obbligo di legge, e riguarda ogni giudizio, sia ecclesiastico che civile (Matteo 18:16; 2 Corinzi 13:1). Si potrebbero citare altri esempi in cui la legge giudiziaria viene imposta e fatta valere da alcuni che tuttavia non ne rispettano l’obbligo. Per concludere, quindi, sebbene altre leggi giudiziarie o forensi riguardanti le punizioni dei peccati contro la legge morale possano, anzi debbano, essere ammesse nelle Repubbliche e nei Regni cristiani, a condizione che non siano contrarie o contraddittorie alle leggi giudiziarie di Dio, non temo di concordare con Junius, nel suo De Politiæ Mosis [1], sul fatto che chi era punibile con la morte secondo la legge giudiziaria, lo è ancora; e chi non era punito con la morte allora, non lo sarà neanche ora. E così si conclude il primo argomento basato sulla Legge di Dio [2].

2. THOMAS EDWARDS

Thomas Edwards (1599-1647), un importante presbiteriano londinese, cita Piscator nel suo Treatise Against Toleration (Trattato contro la tolleranza), scritto all’incirca nello stesso periodo dell’opera di Gillespie. Ecco la citazione di Edwards nel suo contesto:

E per una migliore comprensione e per dimostrare che le leggi giudiziarie dell’Antico Testamento sono ancora in vigore, stabilirò due o tre distinzioni: 1. Le leggi giudiziarie possono essere considerate, per quanto riguarda la distinzione tra ebrei e gentili e il significato tipologico del regno di Cristo; oppure solo per quanto riguarda la forma di governo civile. Ora, la legge giudiziaria, secondo il primo significato, è assolutamente e semplicemente abrogata; ma secundum quid, in parte e in qualche modo soltanto, in quest’ultimo: cioè, tutto ciò che era nel diritto giudiziario di particolare diritto proprio riguardante peculiarmente gli Ebrei, come l’eredità che non poteva essere trasferita da una tribù all’altra, il fatto che la tribù di Levi non avesse eredità tra le altre tribù, Numeri 18:20, 24; l’emancipazione di un servo o di una serva ebrea nel settimo anno; un uomo che sposava la moglie di suo fratello e generava discendenza per suo fratello; il perdono dei debiti al Giubileo; il matrimonio con una persona della stessa tribù, con altre simili, tutto questo genere è cessato: ma ciò che era di diritto comune, comune anche alle altre nazioni, secondo il diritto comune di natura; di questo genere sono le leggi riguardanti la punizione delle trasgressioni morali e altre simili; tutto ciò rimane ed è in vigore. Di questa distinzione il lettore può trovare maggiori informazioni nell’Appendice di Piscator alle sue Osservazioni sui capitoli 21, 22 e 23 dell’Esodo; Bullinger [3], e Altingius i suoi luoghi comuni, Parte I, Locus 7. “Riguardo alla Legge di Dio”, p.112.

Lex Judgeis simpliciter abrogata est quoad distintim Judaeorum a Gentibus, et typicam regni Christi significationem; secundum quid vero, quantum attinet forma gubernationis civilis. Nam quod juris in ea fut particolaris, Judaeos perculiariter concernens, qualis fut lex de officio Levitarum, item alia de haereditatibus de tribu in tribum non transferendis, id omne cessavit. Quod autem juris fut communis, secundum legem naturae omnibus communem sancitum, cujusmodi sunt leges de poenis sce-lerum, aliaque id totum manet [4].

2. Le leggi giudiziarie possono essere considerate secondo la loro sostanza ed equità, oppure secondo molti accessori, circostanze, forme e modi di applicarle. Ora, sebbene il Magistrato, secondo il Vangelo, non sia vincolato a queste leggi semplicemente, cioè a ogni circostanza e particolare di esse per forma, modo, tempo e luogo; come ad esempio, non agli stessi tipi e formalità di pene stabiliti in tali leggi; poiché tali forme sono accessorie della legge; e quindi, per la natura delle persone, dei tempi, dei luoghi e della costituzione delle comunità, mutevoli: tuttavia egli è vincolato alla loro sostanza ed equità, in modo da non derogare al diritto di tali leggi. Di questa distinzione il lettore può trovare molto detto da Cartwright, nella sua 2. Risposta al Dr. Whitgift, p. 98, 99 [5]. Beza de Haereticis a Magistratu puniendis, p. 154, 155 [6]. Tremellio e Junius, nella loro Prefazione ai cinque libri di Mosè [7]. In terzo luogo, queste Leggi possono essere considerate come contenenti la dottrina di Dio sulla punizione, cioè coloro che seducono, bestemmiano Dio, ecc. devono essere frenati, persino con la morte in diversi casi, o altrimenti come in questi ultimi secondo il grande rigore e la severità in essi espressi, come in Deuteronomio 13, ecc., colpendo gli abitanti della Città con la spada, distruggendola completamente e tutto ciò che vi è dentro, e il suo bestiame con il filo della spada, e raccogliendo tutto il suo bottino in mezzo alla sua piazza, e bruciando con il fuoco la Città e tutto il suo bottino in ogni sua parte; non risparmiandoli sebbene si fossero veramente pentiti, nell’ingiungere al figlio, alla moglie che riposa sul seno di un uomo, di portare fuori il padre, il marito, e di lapidarli con pietre. Ora, sebbene il Magistrato non sia più vincolato ai gradi e alle misure della pena, alla severità e al massimo rigore, tuttavia, nei casi di idolatria, seduzione, falsa profezia, menzogna nel nome del Signore, è tenuto a infliggere la pena capitale: di questa distinzione il lettore consulti anche questi autori [8]. Per quanto riguarda la questione che le Leggi Giudiziarie di Mosè, nel senso ora dato, permangono e sono in vigore, oltre alla risoluzione di molti grandi teologi in merito, Beza, Calvino, Cartwright, Tremellio e Junius, Bullinger, Zanchio, Pietro Martire, Enrico Altingio e, in particolare, Piscator [9], il quale con otto argomenti dimostra la questione controversa, oltre a rispondere a ventidue argomenti presentati contro di essa; desidero che il lettore osservi queste poche ragioni. 1. La Legge Giudiziaria differisce dal Decalogo, la Legge dei Dieci Comandamenti, in quanto, mentre il Decalogo comprende in poche parole tutta la giustizia e l’equità, in ogni genere di doveri verso Dio e verso l’uomo, la Legge Giudiziaria spiega solo quella parte di giustizia ed equità che sta in quelle cose per le quali sono stati indicati giudizi [10]; Pertanto, poiché le leggi giudiziarie prescrivono l’equità dei giudizi, che fa parte del Decalogo, dobbiamo esservi vincolati come al resto del Decalogo, ovvero nella misura in cui contengono un’equità generale, sebbene non siamo vincolati alle forme della politica mosaica. Ora, Cristo sa (Matteo 5:17) di non essere venuto ad distruggere la Legge, ma a compierla, parole che comprendono la Legge Giudiziaria come parte integrante della Legge Morale (essendo la Legge Giudiziaria un’appendice e una spiegazione più specifica di quella parte della Legge Morale riguardante le questioni di Giustizia e di giudizio) e quindi devono essere intese da Cristo come stabilite. 2. Sebbene nel Nuovo Testamento vi siano molte preganti prove per l’abolizione della Legge Cerimoniale, non leggiamo in alcun punto del Nuovo Testamento che la Legge Giudiziaria venga annullata, tra le cui cause rientrano l’idolatria, l’eresia e la bestemmia. Ora, poiché queste leggi giudiziarie sono leggi di Dio e una volta stabilite dalla sua volontà rivelata, devono necessariamente rimanere in vigore finché non appare che la sua volontà le abbia abrogate. Coloro che sostengono che il magistrato, in base al Vangelo, non sia tenuto a punire tali peccati, devono dimostrare, basandosi sulle Scritture, che quelle leggi di Dio sono state revocate e annullate, cosa che nessuno dei Patroni della Tolleranza ha mai fatto finora. 3. La sostanza e l’equità della Legge Giudiziaria rimangono nel fatto che Cristo e i suoi Apostoli fanno uso, trasferiscono e dimostrano, attraverso alcune leggi giudiziarie, diverse cose nel Nuovo Testamento. Cristo si serve di una legge giudiziaria riguardante la punizione, Matteo 5:38-39, Occhio per occhio, dente per dente, vale a dire quella della poena talionis, Esodo 21:24, e la libera dalla falsa glossa e interpretazione dei farisei, nella quale insegna che le leggi giudiziarie di Mosè, comprese nel loro giusto senso, devono essere osservate nel Nuovo Testamento: Infatti, se Cristo in quel Sermone, di cui questo è parte, ha insegnato che il Decalogo apparteneva ai cristiani, difendendolo dalle false interpretazioni degli scribi e dei farisei; Ne consegue quindi che egli intendeva insegnare anche le leggi giudiziarie di Mosè riguardanti la punizione delle trasgressioni morali, poiché rivendicò anche una di esse, di cui, con la prova della sua conseguenza, il lettore può trovare di più nell’appendice di Piscator all’Esodo [11].

3. FRANCIS CHEYNELL

Francis Cheynell (1608-1665), membro dell’Assemblea di Westminster e importante polemista inglese, citò Piscator nella sua opera La Divina Trinità del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo, scritta all’incirca nello stesso periodo delle opere di Gillespie ed Edwards. Ecco la citazione di Cheynell nel suo contesto:

La gloria di Dio, il bene delle anime, la felicità delle società cristiane sono motivi irresistibili che spingono il magistrato ad agire (contro persone pericolose come quelle che abbiamo descritto secondo la legge del giudizio e i loro diversi demeriti) in fede e amore.

In fede; perché il magistrato cristiano non agisce in modo autentico se non compie atti di giustizia civile in fede. Ed è chiaro che se non vi è equità morale in nessuna delle leggi giudiziarie dell’Antico Testamento, e non ve n’è alcuna nel Nuovo, il magistrato cristiano non può compiere alcun atto di giustizia civile in fede. Ma è fin troppo ovvio per essere negato che

tutte le leggi divine che riguardano la punizione delle trasgressioni morali sono di obbligo perpetuo e quindi rimangono ancora in vigore secondo la loro sostanza e l’equità generale, a prescindere da circostanze speciali, accessori tipici e dalle antiche forme della politica mosaica [12]. Poiché

1. Queste leggi divine non sono scadute per loro stessa natura.

Non sono abrogate da Dio.

L’autorità del Legislatore è la stessa sotto entrambe le amministrazioni, antica e nuova; le coscienze dei cristiani, così come quelle degli ebrei, sono soggette alla sua sovranità e giurisdizione perpetua.

La materia delle leggi è morale e molto conforme ai dettami della natura, come appare dalle diverse leggi e decreti dei pagani. Daniele 3,29, Esdra 7,23, 25, 26, 27; Esdra 10,3, 5, 8 confrontati con Numeri 15,30, 31; Levitico 24,15-16; Deuteronomio 13,8-9; Zaccaria 13,3-6. Sedurre, avvelenare, uccidere anime è, secondo la legge di Natura e delle Nazioni, il peggiore dei torti.

La ragione di queste leggi divine è immutabile, e tale ragione è talvolta espressa e dichiarata: ma non è necessario che vi sia una ratifica esplicita di ogni legge morale nel Nuovo Testamento, quando questa è chiaramente esposta nell’Antico.

Queste leggi divine sono indipendenti dalla volontà dell’uomo e, pertanto, indispensabili per l’autorità umana [13].

4. SAMUEL RUTHERFORD

Samuel Rutherford (1600-1661), delegato scozzese all’Assemblea di Westminster e influente membro dei Covenanters, citò l’Appendice di Piscator nella sua opera A Free Disputation. Ecco la citazione nel suo contesto:

Argomento 4. Ciò che il Magistrato è predetto debba essere nel Nuovo Testamento è che egli deve compiere con tutto il potere che Dio gli ha dato, e ciò in perpetuo, e non per il vincolo di una legge giudiziaria e temporanea, che vincola solo per un certo periodo di tempo. Ma il Magistrato è predetto in Isaia 49:23. e 60:10 Apocalisse 21:26 essere un Padre-Nutritore per la Chiesa sotto il Nuovo Testamento, per custodire e proteggere entrambe le Tavole della Legge e per assicurarsi che i Pastori compiano il loro dovere, per servire la Chiesa con il suo potere regale, sì, quando la fonte sarà aperta nella casa di Davide, cioè sotto il Nuovo Testamento, egli farà cadere il falso Profeta che parla menzogne ​​nel Nome del Signore, Zaccaria 13:1, 2, 3, 4, 5, 6. I re, in quanto re, devono conferire un servizio regale alla Chiesa, sulla quale sono Padri-Nutritori. Ma tutto il potere che i re hanno è essenzialmente co-attivo, e per ricompensare o punire, Romani 13:3, 4. Quindi devono prestare un servizio co-attivo. Piscator ha detto bene che il Principe è chiamato dai nostri Teologi il custode di entrambe le Tavole della Legge, quindi egli deve rivendicare la gloria di Dio in entrambe. Chi ha la custodia di due fosse, una più orribile e tenebrosa, l’altra più mite e accogliente per due malfattori, un ladro e un adultero, non deve gettare il ladro in una prigione così tenebrosa come l’adultero: così, se il Magistrato custodisce entrambe le Tavole, non deve punire secondo la propria volontà, ma secondo la regola e la prescrizione di Dio [14].

 

5. THOMAS SHEPARD

Thomas Shepard (1605-1649) fu un ministro puritano americano che influenzò il New England coloniale dei primi tempi e contribuì alla fondazione dell’Università di Harvard. Shepard citò l’Appendice di Piscator nella sua opera Theses Sabbaticae. Ecco la citazione nel suo contesto:

Tesi 42: Le leggi giudiziarie, alcune delle quali fungevano da barriere e steccati per la salvaguardia dei precetti morali e cerimoniali, avevano quindi un potere vincolante misto e variegato, poiché quelle che salvaguardavano una legge morale (che è perpetua), sia attraverso punizioni giuste che in altro modo, vincolano ancora moralmente tutte le nazioni; infatti, come sostiene Piscator, una legge morale è tanto valida e preziosa oggi come allora, e c’è la stessa necessità di preservare queste barriere per salvaguardare queste leggi oggi e in ogni tempo, così come allora, essendoci il pericolo che tali leggi vengano calpestate dalla bestia selvaggia del mondo e da uomini brutali (a volte persino nelle chiese) oggi come allora; e quindi Dio vuole che tutte le nazioni preservino per sempre le loro barriere, così come vuole che venga preservata per sempre la legge che queste proteggono; Ma, d’altra parte, questi sistemi giudiziari che salvaguardavano leggi cerimoniali, che sappiamo non erano perpetue, ma proprie di quella nazione, quindi quei sistemi giudiziari che le circondano non sono né perpetui né universali; essendo le cerimonie sradicate, a che scopo dovrebbero dunque rimanere le loro recinzioni e siepi? Poiché, al contrario, la morale rimane, perché non dovrebbero rimanere i loro sistemi giudiziari e le loro recinzioni? Gli studiosi generalmente non esitano ad affermare che i sistemi giudiziari di Mosè vincolano tutte le nazioni, nella misura in cui contengono in sé una qualche equità morale, la quale equità morale si manifesta non solo rispetto al fine della legge, quando essa è ordinata per il bene comune e universale, ma soprattutto rispetto alla legge che essa salvaguarda e protegge, la quale, se è morale, è quanto mai giusto ed equo che la stessa o simile protezione giudiziaria (secondo una proporzione adeguata) la preservi ancora, perché è giusto e una legge morale e universale dovrebbe essere universalmente preservata; Da qui, tra l’altro, si può osservare la debolezza dei loro ragionamenti, i quali, per togliere al magistrato civile il potere in materia di primo grado (che un tempo deteneva nella comunità ebraica), affermano che tale potere civile allora derivava dalla legge giudiziaria e non da alcuna legge morale; mentre è evidente che questo suo potere, nel preservare il culto di Dio puro da mescolanze idolatre e profane, secondo le leggi giudiziarie, non era altro che una barriera e una salvaguardia poste attorno ai comandamenti morali; barriere e salvaguardie che, pertanto, (in sostanza) devono continuare ad avere la stessa forza e autorità oggi come allora, finché tali leggi permangono nella loro moralità, che questi preservano; poiché i doveri del primo grado sono altrettanto morali di quelli del secondo, per preservare questi ultimi da danni e guasti in termini di moralità, nessun uomo saggio mette in discussione l’estensione del suo potere [15].

6. JOHN GILL

John Gill (1697-1771) fu un eminente studioso battista riformato e uno dei massimi ebraisti cristiani della sua epoca (forse di tutti i tempi): per 51 anni fu pastore della chiesa che sarebbe poi diventata il Metropolitan Tabernacle, in seguito guidata dal celebre Charles Spurgeon. Gill produsse diverse opere di teologia, sermoni e i suoi famosi Commentari su ogni libro (persino su ogni versetto!) dell’Antico e del Nuovo Testamento.

I brani qui presentati provengono dal suo corposo volume A Complete Body of Doctrinal and Practical Divinity, nonché dai suoi commentari successivi. Sebbene Piscator non sia citato per nome in questi brani, viene citato 297 volte nei commentari di Gill, e la sua particolare formulazione riguardo a quali leggi giudiziarie continuino a essere vincolanti e quali no è cospicua.

Ci si può chiedere se le leggi giudiziarie, o le leggi relative alla comunità ebraica, siano attualmente in vigore o meno, e se debbano essere osservate o meno; cosa che può essere risolta distinguendole tra loro; alcune erano peculiari della condizione degli Ebrei, della loro permanenza nella terra di Canaan, e finché la loro entità politica durava, e fino alla venuta del Messia, quando sarebbero cessate, come è chiaro da (Ge 49:10), come quelle relative alle eredità e alla loro alienazione tramite matrimonio o altro; la loro restituzione nell’anno del giubileo quando venivano vendute; il matrimonio della moglie di un fratello quando questi moriva senza figli, ecc. il cui scopo era quello di mantenere distinte le tribù fino alla venuta del Messia, affinché si potesse sapere chiaramente da quale tribù egli provenisse. E ce n’erano altre … riguardanti l’affrancamento dei servi venduti, alla fine del sesto anno; la remissione dei debiti e il lasciare riposare la terra dalla coltivazione ogni settimo anno; riguardanti i prestiti a interesse; lasciare un angolo nel campo per i poveri e il covone dimenticato; e altre leggi riguardanti i divorzi, il processo di una moglie sospettata e le città di rifugio in cui fuggire dal vendicatore del sangue: queste, insieme ad altre, cessarono con la fine della comunità politica ebraica e non sono vincolanti per le altre nazioni. Ma poi c’erano altre leggi giudiziarie, fondate sulla luce della natura, sulla ragione, sulla giustizia e sull’equità, e queste rimangono pienamente in vigore; e devono essere leggi sagge oltre che giuste, fatte da Dio stesso, loro Re e Legislatore, come si dice (Deuteronomio 4:6,8). E sono certamente i governi meglio costituiti e regolati che più si avvicinano alla comunità di Israele e alle sue leggi civili, che sono del tipo descritto per ultimo; E laddove queste leggi vengono applicate, lì si verifica con la massima veridicità ciò che dice la Sapienza: “Per mezzo mio regnano i re e i principi decretano la giustizia”. E se queste leggi, che riguardano la punizione dei reati, specialmente quelli capitali, fossero osservate con maggiore rigore, le cose sarebbero poste su basi migliori di quelle che si trovano in alcuni governi; e i giudici, nel pronunciare le sentenze, potrebbero svolgere quella parte del loro ufficio con maggiore certezza, sicurezza e con una coscienza migliore.

E poiché la comunità d’Israele fu governata da queste leggi per molte centinaia di anni, e non ebbe bisogno di altre nel suo ordinamento civile, quando, nel corso di tale periodo, ogni caso che normalmente si verifica, deve sorgere ed essere portato davanti a un tribunale; Non posso che essere dell’opinione che si potrebbe fare un compendio di leggi civili dalla Bibbia, la legge del Signore che è perfetta, sia come contenuta in parole esplicite in essa, sia come deducibile per analogia di cose e casi, e per giusta conseguenza, che sarebbe sufficiente per il governo di qualsiasi nazione: e allora non ci sarebbe bisogno di tanti libri di legge, né di tanti avvocati; e forse ci sarebbero meno cause legali [16].

Gill mantiene la stessa distinzione e lo stesso punto di vista nei suoi commentari, ad esempio in Ebrei 7:12:

È necessario che avvenga anche un cambiamento della legge; non della legge morale, che era in vigore prima del sacerdozio di Aronne, né le due leggi permangono o decadono insieme; inoltre, questa rimane, poiché è perfetta e non può essere annullata da nessun’altra; né viene abrogata dal sacerdozio di Cristo: sebbene vi sia un senso in cui viene abolita, come è nelle mani di Mosè, come patto delle opere, come giustificazione per mezzo di essa, e come maledizione e condanna per coloro che appartengono a Cristo; tuttavia rimane ancora nelle mani di Cristo, come regola di condotta e di comportamento, ed è utile, e continua ad esserlo per molti aspetti: ma tanto la legge giudiziaria, non quella parte di essa che si fonda sulla giustizia e sull’equità, e che era un mezzo per custodire la legge morale, poiché questa sussiste ancora; ma quella che fu data agli ebrei in quanto ebrei, e alcune parti della quale dipendevano dal sacerdozio, e quindi cessarono con esso; come le leggi riguardanti le città di rifugio, la sussistenza di una discendenza per un fratello defunto, la conservazione delle eredità familiari e il giudizio e la risoluzione delle controversie: quanto piuttosto la legge cerimoniale, che era solo un’ombra dei beni futuri, e fu data solo per un tempo; e questa riguardava il sacerdozio, e fu annullata dal sacerdozio di Cristo; poiché, ponendo fine al sacerdozio levitico, la legge ad esso relativa doveva inevitabilmente cessare e diventare priva di effetto [17].

Gill inoltre esibisce la preminenza della legge ebraica su ogni altra legge che potesse esistere nella storia. Commentando Deuteronomio 4:8 — “E quale nazione è così grande da avere statuti e decreti così giusti?” — spiega:

Fondati sulla giustizia e sull’equità, e così conformi alla retta ragione, e così ben concepiti e adatti a guidare le persone sulla via della giustizia e della verità, e a impedire loro di recare danno alla proprietà altrui, e a mantenere tra loro buon ordine, pace e concordia: come tutta questa legge che oggi vi ho dato? che egli ripeté, dichiarò di nuovo, spiegò e in cui li istruì; perché altrimenti era stata loro data quasi 40 anni prima. Ora, non esisteva allora alcuna nazione, né alcuna da allora, che potesse essere paragonata alla nazione degli Ebrei, per le leggi sagge e sane che le erano state date; no, nemmeno le nazioni più colte e civilizzate, come i Greci e i Romani, che ebbero il vantaggio di legislatori così saggi come erano considerati Solone, Licurgo, Numa e altri; e in effetti le migliori leggi che avevano sembravano essere state prese in prestito dai Giudei [18].

Note:

1 Vedi nota sopra a p.4

2 George Gillespie, The Anonymous Writings of George Gillespie, (Dal-las, Texas: Naphtali Press, 2008), 55-8.Grassetto aggiunto

3 La nota a margine di Edwards da Bullinger è la seguente: “Alia praetera pars legis est politica qua versatur in judiciis, haeredetatibus, contracti-bus poenis et suppliciis et in Administration Reipublicae. Quoniam vero non habitamus Chananaem regionem, ad quam multae leges accomoda-tae sunt abrogata quoque est lex quoad hanc partem: interim pax et judi-cia et alia bona non tolluntur”. Heinrich Bullinger, Adversus Anabaptistas Libri VI, (Tiguri, Apud Christoph. Froschoverum, 1560), 130. Questo può essere tradotto approssimativamente come: “Inoltre, un’altra parte del diritto è il diritto politico, che riguarda i giudizi, l’eredità, i contratti, le multe, le pene e l’amministrazione delle repubbliche. In verità, poiché non abitiamo la terra di Canaan, per la quale furono promulgate molte leggi, quelle leggi che fanno parte di questa sezione del diritto politico sono state abrogate. Tuttavia, le leggi politiche che riguardano la pace, i giudizi e altre cose buone non possono essere abolite.”

4 Edwards si riferisce a Henrici Alting, Scriptorum Theologicorum Heidelbergensium Tomus Primus, continens Locos Communes, (Amstelodami, Apud Joannem Janssonium, 1646), Locorum Theologicorum, Pars Prior, Locus VI, 100-13. Altingius era un delegato al Sinodo di Dordt. Questo passo può essere tradotto approssimativamente così: “La legge giudiziaria è completamente abrogata per quanto riguarda la distinzione tra Giudei e Gentili e il significato simbolico del regno di Cristo. Tuttavia, per quanto riguarda una forma di governo civile, è abrogata in alcuni aspetti particolari. Infatti, qualsiasi diritto particolare, come quello relativo alle leggi, di cui facevano parte la legge sull’ufficio dei Leviti, o quella relativa alle eredità non trasferibili da una tribù all’altra, tutto questo è cessato. Ma per quanto riguarda il diritto comune, emanato secondo la legge naturale per tutti gli uomini insieme, di cui fanno parte le leggi relative alle pene per i crimini, queste stesse leggi giudiziarie rimangono in vigore.”

5 Edwards si riferisce a Thomas Cartwright, The second replie of Thomas Cartwright: agaynst Maister Doctor Whitgiftes second answer, touching the Churche discipline, (Heidelberg, Imprinted by Michael Schirat, 1575), 98-9, che recita, in parte, come segue: “Inoltre, che questa equità della legge giudiziaria non rimane come un consiglio che gli uomini possono seguire se vogliono e abbandonare a loro piacimento, ma come una legge alla quale sono vincolati: quale prova migliore possiamo avere se non l’Apostolo che, dopo aver addotto varie somiglianze tratte dall’uso comune degli uomini per dimostrare che un ministro del Vangelo dovrebbe essere mantenuto fuori dal clero della chiesa (1 Cor. 9.) all’avversario che potrebbe eccetto che quelle erano solo ragioni umane: egli adduce come legge eterna di Dio una delle leggi giudiziarie di Mosè che era che un uomo non dovrebbe mettere il naso al bue che calpesta il grano. (Deuteronomio 25,4) Dove è evidente che egli non dubita di vincolare la coscienza dei Corinzi (1 Corinzi 9) all’equità di quella legge che era giudiziaria. Allo stesso modo, riguardo al sostentamento dei sacerdoti nel servizio dell’altare comandato dalla legge, egli conclude che coloro che predicano il Vangelo dovrebbero vivere di esso. E questo mantenimento dei sacerdoti, sebbene nella forma di provvidenza fosse cerimoniale, tuttavia, essendo una ricompensa per il loro servizio dovuta dagli uomini (come anche le punizioni se avessero mancato ai loro doveri), era meramente giudiziario. Da ciò si deduce che in quelle circostanze giudiziarie non siamo vincolati a tutte le circostanze a cui siamo vincolati: siamo tuttavia vincolati all’equità.

6 Edwards fa riferimento a Theodore Beza, De Haereticis a Civili Mag-istratu Puniendis Libellus, (Unveränderter Nachdruck, Minerva GMBH, 1973), e i numeri di pagina sarebbero da 220 a 222 in questa versione; la versione di Edwards segue una paginazione diversa.

7 Edwards si riferisce alla prefazione alla versione latina dell’Antico Testamento, tradotta da Junius e Tremellio (vedi De Testamenti Veteris Biblia Sacra, (Genevae, Apud Philippum Albertum, 1630), pagine della prefazione non numerate.

8 Edwards elenca due opere: Johannem Poliandrum, Andream Rivetum, Antonium Walaeum e Antonium Thysium Sinopsis Purioris; Theologiae Disputationibus, Editio Tertia (Lugd. Batavor, Ex Officinam Elzeviriana, 1642), capitolo 50, 748-69; e William Ames, De Conscientia Et Ejus Jure, vel Casibus, Libri Quinque, (Amstelodami, Apud Joan. Jansonnium, 1643) Libro 4, Capitolo IV, De Haeresi, pp.170-3; e Libro 5, capitolo XXVI, De uequitate legum Mosaicarum, quae sunt appendices quinti praecepti, Terza questione, che così recita: “Peccata contra naturam, aut legem naturae, sunt gravissima: quia lex magis inscripta cordi, plus habet legis in sese, propter pleniorum manifestazioniem et convintionem comitantem, qua major arguitur contumacia ejus a quo vi-olatur. Rom. 1:26-27, 1 Tim. 5:8. Aequum est igitur ut gravissima poena contra illos decernatur, qui hujusmodi peccata non metuunt patrare. Questo si traduce approssimativamente così: “I peccati contro natura, o meglio contro la legge di natura, sono gravissimi, perché quella legge è più profondamente radicata nel cuore, e questa legge ha una posta in gioco più alta, a causa di una rivelazione e dimostrazione più complete che la accompagnano, per cui chi la viola è più intensamente condannato per contumacia. Romani 1:26-27, 1 Timoteo 5:8 [sic]. Temete di commettere tali peccati.”

9 Edwards cita Piscator a margine come “Appendice all’ Esodo.”

10 Beza, De Haereticis, 220-1.

11 Thomas Edwards,  The Casting Down of the Last and Strongest Hold of Satan, or, A Treatise Against Toleration and Pretended Liberty of Conscience, (La caduta dell’ultima e più forte roccaforte di Satana, ovvero, Un trattato contro la tolleranza e la presunta libertà di coscienza), (Londra, stampato da T.R. e E.M. per George Calvert, 1647), 53-5. Enfasi in grassetto aggiunta.

12 La nota a margine recita: “Quelle leggi che sono di obbligo perpetuo. Vedi Piscator sull’Esodo.

13 Francis Cheynell, The Divine Trinunity of the Father, Son, and Holy Spirit, (London, T.R. And F.M. For Samuel Gellibrand at the Ball in Pauls Church yard, 1650), 473-4.Enfasi in grassetto aggiunta.

14 Samuel Rutherford, A Free Disputation Against Pretended Liberty of Conscience, (Londra, stampato da R.I. per Andrew Crook presso l’insegna del Drago Verde nel sagrato della chiesa di San Paolo, 1649), 321. Enfasi in grassetto aggiunta.

15 Thomas Shepard, “Theses Sabbaticae,” in The Works of Thomas Shepard in Three Volumes (Boston: Doctrinal Tract and Book Society,

16 John Gill, “A Complete Body of Doctrinal and Practical Divinity” (Paris, AR: The Baptist Standard Bearer, 1995 reprint [1809 edition; orig.: 1767, 1770]), 368.

17 John Gill, Exposition of the Old and New Testament. Complete and Unabridged Work (Esposizione dell’Antico e del Nuovo Testamento, completa e integrale,) 9 voll. (Paris, AR: The Baptist Standard Bearer, ristampa del 1989 (edizione del 1809; orig.: 1743-1746), 9:416.

18 John Gill, Exposition of the Old and New Testaments, Completa e integrale 9 Vols. (Paris, AR: The Baptist Standard Bearer, 1989 ristampa (1810 edizione; orig.: 1748-1763), 2:18.


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