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Legge e grazia (3/3)

Stasera mi aspetta un compito davvero arduo. Non è difficile quanto predicare il messaggio che ho dovuto portarvi stamattina, un messaggio che ho pronunciato con vero timore e trepidazione. Sono molto grato a Dio per la grazia che ha riversato su di noi e per le tante espressioni di ringraziamento, di pentimento e di rinnovamento che abbiamo visto. Rendo gloria a Dio e lo ringrazio per questo, ma è stato un messaggio difficile da predicare.

Stasera la difficoltà non è di natura emotiva, come quella che abbiamo avuto stamattina, piuttosto è fisica. Siete, come dire, saturi, vero? Avete ascoltato molto questo fine settimana. Beh, avete speso bene i vostri soldi. È cosa buona, soprattutto per quelli di voi che hanno viaggiato per venire. Ne siamo davvero felici. Sono davvero contento perché è stata una vera benedizione per me e oggi ci siamo dedicati a lungo dopo una serata e una lunga giornata ieri, e avete mangiato un pasto abbondante, e ora avete ascoltato altri tre messaggi e sta iniziando a fare caldo e tocca a me tenervi svegli per l’ultima ora.

Non sono all’altezza di questo compito. Lo so, e soprattutto so che sarà difficile perché il messaggio di stasera non avrà, voglio dire, guardo il modo in cui queste cose vengono presentate e so che questo non è il tipo di presentazione che rende più facile rimanere svegli ad ascoltare. Stasera faremo un po’ di esegesi; apriremo la Bibbia, esamineremo alcuni passi, analizzeremo alcuni testi in modo da poter trarre delle conclusioni che ci aiuteranno teologicamente quando usciremo da qui. Quindi faremo un duro lavoro e comunque non sarebbe stato facile seguire il fratello Bowey. Ma ora, con questo tipo di messaggio, con lo stomaco pieno e comunque saturi, riconosciamo tutti che ci troviamo di fronte a questa sfida e rinnoviamoci. Vi chiedo di prestare molta attenzione alla parola di Dio stasera. Se vedo qualcuno di voi appisolarsi, vi voglio bene e vi perdono, ma cercate di non farlo.

Ci rivolgeremo alla parola di Dio nella Lettera ai Romani al capitolo 9, al versetto 30, e mentre leggete, vorrei ricordarvi che il tema centrale delle mie tre presentazioni alla conferenza di questo fine settimana è  Legge e Grazia.

Ho suggerito che una delle ragioni principali, forse la ragione principale per cui le persone, quando sentono parlare della posizione teonomica o ricostruzionista sono restie a seguirla, non la accolgono con favore, ne sono molto sospettose, è perché sanno che Paolo dice che non siamo sotto la legge ma sotto la grazia. E quindi nel mio primo messaggio ho chiesto: bene, allora, quelli che vogliono proteggere la grazia di Dio dalla legge, come va nel loro quartiere? E tristemente, come abbiamo visto, la grazia di Dio si è effettivamente trasformata in disgrazia, è come se le persone stessero davvero traducendo Romani 6:14 “non siamo sotto la legge ma sotto la disgrazia”; e quindi questa non è una valutazione tecnica dei nostri avversari, è solo la prova dei fatti, sapete, e quando guardate il mondo intorno a voi e vedete cosa stanno producendo le chiese e come la luce non sembra disperdere le tenebre, voglio suggerirvi che la grazia di Dio non è stata compresa correttamente da coloro che si oppongono a quella che chiamiamo teologia ricostruzionista, potreste semplicemente chiamarla teologia riformata, potreste semplicemente chiamarla teologia agostiniana, potreste semplicemente chiamarla teologia paolina:- quando si oppongono a queste cose, cosa potete aspettarvi? Non porterà benedizioni.

E poi stamattina abbiamo dovuto scendere nei nostri cuori perché, guardando nel nostro quartiere, quelli di noi che sono gli studenti laureati in studi biblici dimostrano all’esame, di essere in realtà studenti del secondo anno, dei sophomore in inglese. È una parola interessante, sophomore, non so se avete mai pensato alla sua etimologia, non abbiamo un corrispondente in italiano: Sophia = saggezza. Moros = sciocco. Sophomor = Sophia Mora, significa un saggio sciocco e il motivo per cui coloro che sono all’inizio della loro istruzione ricevono questo appellativo è perché, come sapete, le persone che iniziano la scuola pensano di sapere tutto, giusto? E quindi hanno saggezza, hanno la conoscenza a portata di mano ma sono degli sciocchi; e in un certo senso quello che stavo cercando di dire di me stesso, di voi e del movimento ricostruzionista è che tristemente siamo davvero sophomore, saggi sciocchi, quando si tratta di ascoltare la parola di Dio.

Ma che si tratti di quel quartiere o del nostro, la questione della correlazione di Legge e Grazia rimane, e se posso condividere con voi qualcosa dei doni che spero Dio mi abbia dato, vorrei dedicare un po’ di tempo a un’esegesi di ciò che la Parola di Dio ha da dire, prestando attenzione linguisticamente ad alcune questioni che credo ci confondano tutti, in modo che alla fine, anche se sarà uno studio un po’ impegnativo per qualche minuto, alla fine vedremo che tutta questa controversia tra Legge e Grazia è un grosso equivoco, e che non avrebbe mai dovuto essere un problema fin dall’inizio.

Bene, ora siete a Romani 9; iniziamo dal versetto 30. Ascoltate la Parola di Dio.

30 Che diremo dunque? Che i gentili, che non cercavano la giustizia, hanno ottenuta la giustizia, quella giustizia però che deriva dalla fede,
31 mentre Israele, che cercava la legge della giustizia, non è arrivato alla legge della giustizia.
32 Perché? Perché la cercava non mediante la fede ma mediante le opere della legge;

(La vecchia Diodati rende “ma come per le opere della legge”; la CEI ha “ma come se derivasse dalle opere”. La KingJames ha “per così dire” mediante le opere della legge che userò nel sermone) essi infatti hanno urtato nella pietra d’inciampo.

Perché la cercava non mediante la fede, ma per così dire, mediante le opere.
33 come sta scritto «Ecco, io pongo in Sion una pietra d’inciampo e una roccia di scandalo, ma chiunque crede in lui non sarà svergognato».
1 Fratelli, il desiderio del mio cuore e la preghiera che rivolgo a Dio per Israele è per la sua salvezza.
Rendo loro testimonianza infatti che hanno lo zelo per Dio, ma non secondo conoscenza.
Poiché ignorando la giustizia di Dio e cercando di stabilire la propria giustizia non si sono sottoposti alla giustizia di Dio
perché il fine della legge è Cristo, per la giustificazione di ognuno che crede.
Mosé infatti descrive cosí la giustizia che proviene dalla legge: «L’uomo che fa quelle cose, vivrà per esse».
E la giustizia che proviene dalla fede dice cosí: «Non dire in cuor tuo: Chi salirà in Cielo?». Questo significa farne discendere Cristo.
Ovvero: «Chi scenderà nell’abisso?». Questo significa far risalire Cristo dai morti.
Ma che dice essa? «La parola è presso di te, nella tua bocca e nel tuo cuore». Questa è la parola della fede, che noi predichiamo;
poiché se confessi con la tua bocca il Signore Gesú, e credi nel tuo cuore che Dio lo ha risuscitato dai morti, sarai salvato.
10 Col cuore infatti si crede per ottenere giustizia e con la bocca si fa confessione, per ottenere salvezza.

E fin qui la lettura della Parola di Dio.

Per anni la Chiesa cristiana è stata turbata teologicamente, turbata  all’interno delle congregazioni, eticamente, individualmente e psicologicamente. È stata ripetutamente turbata dal rapporto tra il cristiano e la legge di Dio; dopotutto, essere cristiani significa conoscere la grazia di Dio, essere salvati dalla sua misericordia, dalla sua provvidenza, dalla sua iniziativa, e quindi sappiamo di essere nella grazia di Dio. Che ne facciamo allora della legge? E così la gente si è chiesta: “Qual è dunque il rapporto tra grazia e legge?”. E una risposta semplice e apparentemente sensata, che è stata molto efficacemente, come sapete, promossa ai giorni nostri dal dispensazionalismo, è “che non siamo sotto la legge, siamo sotto la grazia”, e questo ha catturato le menti degli uomini, che non hanno compreso correttamente quel versetto. Non mi dilungherò troppo su questo argomento stasera, ma quel versetto non è stato affatto compreso correttamente, bensì è stato estrapolato, strappato dal suo contesto e trasformato in uno slogan. Questo ha convinto la gente che nella Bibbia ci sia un conflitto tra legge e grazia, e che si debba scegliere, e che se non si vuole essere colpevoli dell’eresia dei Galati insensati, sia meglio scegliere la grazia, e scegliere la grazia significa basta con la legge.

Questa è una falsa antitesi. In logica la chiamiamo “o questo o quello”. Ma vedete, l’intero problema è stato male interpretato fin dall’inizio, e la cosa più saggia da fare, e non parlo solo da filosofo ma anche da pastore d’anime, perché non serve a nulla essere poco chiari nel proprio pensiero, la cosa più saggia è fare un passo indietro e chiedersi cosa c’è di sbagliato nella domanda; come sono stati fraintesi i nostri concetti al punto da condurci a questa difficoltà?

Nelle ultime due settimane ho tenuto un corso di storia della filosofia al Christ College, incentrato sulla filosofia del XIX e XX secolo. Abbiamo qui un paio di miei studenti, che sanno bene che verso la fine del corso ho spiegato loro di avere una formazione in filosofia analitica, nello specifico in analisi linguistica. Ci vorrebbe tutto il tempo che ho per spiegarvi di cosa si tratta, ma il punto è che nell’approccio filosofico noto come analisi linguistica, molti dei problemi filosofici che sosteniamo derivano da un uso improprio del linguaggio, da fraintendimenti e da imprecisioni. Quindi, se vi è mai capitato di incontrare qualcuno con una formazione in filosofia linguistica, avrete notato che sono persone che chiedono sempre: “Cosa intendevi dire con questo? Cosa esattamente? Come usi questo termine? Sii più preciso”.

Sapete, sono il tipo di persone che vi irritano. Se gli viene posta una domanda in pubblico, si dilungano in spiegazioni e spiegazioni, e impiegano un sacco di tempo per cercare di dare una risposta.  È una loro fissazione, perché vogliono essere chiari su tutto, e poi sono quel tipo di persone che ti irritano a morte; quando fai loro una domanda semplicissima, iniziano a dire: “Beh, intendi in questo modo o in quell’altro? Da dove arrivi? Come userai queste informazioni?” Vorrei essere molto chiaro su questo.

A volte lo dico ai miei studenti: sappiate che è per questo che hanno ucciso Socrate.

Possiamo essere davvero insopportabili, ma d’altra parte chi vuole essere preciso nell’uso del linguaggio sa che se non lo siamo, saremo indotti in ogni sorta di fraintendimenti e in quelli che vengono chiamati equivoci, e non trarremo conclusioni utili, e sono convinto, senza alcun senso di superiorità morale o intellettuale, che la Chiesa ne abbia risentito in modo devastante. Abbiamo visto la vergogna, la disgrazia intorno a noi e la scarsa capacità di pensiero ne ha risentito perché non abbiamo fatto un’esegesi accurata e non abbiamo pensato con chiarezza.

Ora, una piccola postilla. Tornerò al punto principale, ma vorrei dire, come piccolo monito a tutti noi che siamo ricostruzionisti, che se la Chiesa si è trovata in difficoltà per non aver predicato in modo esegetico, per non essere stata precisa, cerchiamo di non commettere lo stesso errore tra di noi.

Dio non ci ha chiamati a sbandierare slogan, temi e relazioni interpersonali. Anche se voglio bene a tutti voi, e sono sicuro che vi amiate a vicenda, alla fine la prova della nostra predicazione è la Parola di Dio e il suo corretto utilizzo. La maneggiate fedelmente? La maneggiate fedelmente? Spero che Dio mi dia la grazia e la fedeltà per farlo con voi stasera.

Ora esamineremo nel dettaglio la Parola di Dio per capire come la questione della legge e della grazia sia stata fraintesa.

Quando sono andato in Russia, ovviamente, parlavo con persone che non conoscevano la mia lingua, o comunque non molte. Io parlavo inglese, loro parlavano russo. Io non capisco la loro lingua, loro non capiscono la mia, quindi come avrei potuto predicare la Parola di Dio? Come avrei potuto tenere delle lezioni? Come avrei potuto difendere la fede? Cosa avrebbe reso possibile tutto ciò? Beh, dovevo avere un traduttore, giusto? È abbastanza ovvio, ma sapete, il lavoro di traduzione è molto più difficile, richiede molta più abilità di quanto la maggior parte delle persone si renda conto, e una delle domande di ieri, a cui ho cercato di rispondere il più velocemente possibile, è che a volte le persone pensano che se si ha una frase greca di sette parole, la cosa migliore sia trovare le sette parole inglesi corrispondenti, metterle nello stesso ordine di apparizione e otterrete una traduzione.

Beh, innanzitutto il greco non usa la stessa sintassi dell’inglese, ok? Quindi, dove in inglese, come in italiano, abbiamo un’aspettativa soggetto-verbo, in greco non è affatto così, quindi non si vuole affatto una corrispondenza uno a uno; e inoltre, e se ci pensate bene, è semplicemente una questione di logica, non c’è una corrispondenza uno a uno, pari pari tra le parole. Ora, può esserci qualche corrispondenza, ma non è automatica. Quindi, quando sono andato in Russia, giusto per illustrarvi questo problema, ci sono schemi concettuali diversi, modi di dire diversi e usi diversi delle parole. Il modo in cui comprendiamo le parole e le connotazioni delle nostre parole o frasi particolari in inglese, non c’è motivo per cui ci debba essere un parallelo culturale in russo. Quindi, inquadrato nell’analisi linguistica, ed essendo attento alle esigenze del mio traduttore, ripassavamo le mie lezioni o i miei sermoni ogni volta che eravamo sul furgone diretti al luogo in cui avrei dovuto parlare.

Quindi ripassavamo i miei appunti e ogni tanto Gennady diceva: “Bene, cos’è quella parola?”, e ne discutevamo, e concordavamo: “Okay, okay, ho capito”, e così via. Quindi cercavamo davvero di essere preparati, ma sapete qual è il problema per i poveri traduttori: il dottor Bahnsen non legge da un manoscritto, e quindi, mentre penso di aver ripassato i miei appunti e tutto il resto e di avere tutte le parole, mentre sto parlando a braccio usando parole che sono molto ovvie per me, ogni tanto Gennady mi guarda con orrore come a dire: “Cheeee?”. Quindi una sera mi trovo davanti al consiglio comunale di Mosca, sto tenendo la mia conferenza, ora non ricordo nemmeno il contesto, ma ricordo l’esempio. Avevo parlato di essere guinea-pigs, porcellini d’India, (che è usato nel senso di cavie nella nostra cultura) …… e mi volto verso Gennady, come fai a spiegare “porcellini d’India” a uno che parla russo? E così, il tizio che ci ha portato in Russia, Lucov, è seduto al tavolo e chiama Gennady. Conosce l’inglese e gli dice qualcosa in russo, quindi Gennady ci pensa un attimo e dice: “Oh, maiali per la scienza”.

Cosa ne pensate? Pensate che maiale per la scienza sia una traduzione abbastanza buona? “Maiali per la scienza?” Se usassimo “maiale per la scienza” come espressione, o semplicemente “maiale”, in questo paese non renderebbe l’idea di cosa intendiamo per porcellini d’India inteso come cavia, eppure li usiamo per la scienza e sono in un certo senso dei maiali.

Vedete, bisogna stare attenti. E ora, perché vi sto raccontando questa storia? Perché quando ci riferiamo alla parola di Dio, la parola che noi in inglese, come in italiano, sentiamo come “la legge” non ha la stessa connotazione, non del tutto, voglio dire c’è una sovrapposizione, ma non ha la stessa connotazione che le attribuiamo quando usiamo la parola “la legge” in inglese.

Probabilmente sarà un grande risultato se riuscirò a farvi capire questo concetto stasera, ma ho molto altro da dirvi, e sarà molto difficile per voi seguirmi perché ogni volta che userò la parola “legge”, penserete automaticamente, e non c’è niente di male in questo, ma automaticamente penserete alla legge come viene comunemente usata in inglese o in italiano.

E voglio insegnarvi qualcosa sull’uso della parola “legge” nella Bibbia, in modo che possiate capire come siamo arrivati ​​al problema della distinzione tra legge e grazia. La prima cosa che voglio fare è in due fasi. La prima cosa che voglio fare è illustrare i molti usi diversi della parola “legge” nel Nuovo Testamento, perché non ha sempre lo stesso significato nel Nuovo Testamento e, tra l’altro, ci sarebbe molto altro da fare in un’analisi di questo tipo, ma non ho tempo; per stasera vi mostrerò solo cinque diversi usi della parola “legge” per chiarire il mio punto.

Vi prego, aprite le vostre Bibbie a Giovanni 12:34 e cercate di rimanere svegli adesso. Ci addentriamo nell’esegesi dettagliata.

Giovanni 12:34: “La folla gli rispose: «Noi abbiamo appreso dalla legge che il Cristo rimane in eterno; ora come puoi tu dire che il Figlio dell’uomo deve essere innalzato?».” Abbiamo appreso dalla legge, ma qui il termine “legge” è usato nel senso più ampio, riferendosi alle Scritture dell’Antico Patto. Non significa la sezione mosaica, non significa i Comandamenti dell’Antico Testamento. Significa semplicemente l’Antico Testamento.

Un altro esempio: Giovanni 15:25: “Ma questo è accaduto affinché si adempisse la parola scritta nella loro legge: ‘Mi hanno odiato senza motivo’.” La difficoltà sta nel fatto che questa citazione dall’Antico Testamento non proviene da Mosè, bensì dai Salmi (35:19, ecc.), e quindi qui i Salmi sono chiamati “la legge”.

Oppure un altro buon esempio della stessa cosa, Romani 3, versetto 19, la prima parte di Romani 3:19. Resistete alla tentazione di continuare a leggere perché Romani 3 è una delle migliori illustrazioni di come Paolo usi “la legge” in un sacco modi diversi, ma nella prima parte di Romani 3:19 Paolo dice: “Or noi sappiamo che tutto quello che la legge dice, lo dice per coloro che sono sotto la legge“. “La legge – dice”: beh, guardate la citazione che precede e scoprirete che sta citando i Salmi, sta citando Isaia, eppure chiama tutto ciò “la legge”. Quindi vediamo che la parola “la legge” per coloro che parlavano il greco del Nuovo Testamento, a volte significava l’intero Antico Testamento; eppure, altrettanto certamente, in secondo luogo “la legge” poteva riferirsi al Pentateuco, i cinque libri di Mosè.

Luca 16:16: “La legge e i profeti arrivano fino a Giovanni; da allora in poi il regno di Dio è annunziato“. La legge e i profeti. Qui, “la legge” non si riferisce all’intero Antico Testamento, perché ci sono la legge e i profeti, quindi ora “legge” si riferisce al Pentateuco, i cinque libri di Mosè.

Luca 24:44 ci chiarisce ulteriormente: “Poi disse loro: «Queste sono le parole che vi dicevo quando ero ancora con voi: che si dovevano adempiere tutte le cose scritte a mio riguardo nella legge di Mosé, nei profeti e nei salmi»”. Quindi ora l’Antico Testamento è suddiviso in Legge, Profeti e Salmi, ok? Abbiamo quindi due usi della parola “legge”, e spero che dal contesto sia ovvio che si riferisca all’intero Antico Testamento o ai cinque libri di Mosè.

Ma in terzo luogo, “la legge” potrebbe essere usata in modo molto semplice non tanto per la letteratura dell’Antico Testamento, quanto per l’accordo pattizio che predominava nel periodo dell’Antico Testamento; viene usata per l’amministrazione mosaica del Patto di Dio e questo è visto più chiaramente, credo, in Galati 3:17. Quindi andiamo ora a Galati 3:17 dove troviamo Paolo che dice: “Or io dico questo: la legge, venuta dopo quattrocentotrent’anni, non annulla il patto ratificato prima da Dio in Cristo, in modo da annullare la promessa“.

Dice esplicitamente che sta parlando di un Patto venuto dopo, 430 anni dopo, e lo chiama la legge. Quindi qui abbiamo la legge-patto, quell’accordo in cui Dio si relazionava col suo popolo ed esprimeva la sua grazia tramite Mosè, è chiamato “la legge”. Quindi ora abbiamo tre usi della parola “legge”, e questo non è il primo che viene in mente agli americani o agli italiani. Voglio dire, nessuno di questi tre è il primo perché quando sentiamo la parola “la legge” pensiamo a cosa? Regolamentazione, comandamento, ma la Bibbia usa “la legge” per indicare l’intero Antico Testamento, una porzione dell’Antico Testamento, un arrangiamento pattizio.

Ma poi, naturalmente, la usa anche per la legislazione di Mosè.

Aprite su Luca, capitolo 2, versetto 22: “Quando poi furono compiuti i giorni della purificazione di lei secondo la legge di Mosé, portarono il bambino a Gerusalemme per presentarlo al Signore“. Beh, questo è un significato ovvio, no? Qui la legge di Mosè si riferisce ai comandamenti che regolano la purificazione dopo la nascita di un bambino. Quindi la legge può riferirsi alla legislazione di Mosè, all’intero Antico Testamento, questa è una possibilità, agli scritti di Mosè un’altra possibilità, all’arrangiamento pattizio che Dio ha rivelato tramite Mosè o alla legislazione che Mosè ha portato. E poi ve ne darò un’altra, una quinta, e poi interromperò l’analisi per questioni di tempo.

Un altro uso della parola legge è legalismo. Ora, prima che vi arrabbiate, so che direte: “Un momento, in italiano legge e legalismo sono due parole diverse”. Ricordate il porcellino d’India? Capisco questa cosa, e so che è una cosa difficile, ma se pensate che la traduzione sia un processo legnoso, parola per parola, non riuscirete a dare un senso ai quattro esempi che vi ho già fornito. Quella parola dovrebbe essere usata sempre allo stesso modo, ma non lo è, e si dà il caso che non esistesse un fonema greco per “legalismo”. I Greci non avevano un suffisso tipo “-ismo” che usavano per identificare le parole che esprimono un’idea, una perversione o qualsiasi altra cosa, e quindi, in greco, “la legge” rappresenta anche l’abuso della legge. In Romani 3:20, la prima parte, Paolo dice: “Perché nessuna carne sarà giustificata davanti a lui per le opere della legge“.

“Per le opere della legge” qui rappresenta coloro che vogliono guadagnarsi il paradiso con le proprie opere, che vogliono obbedire a Dio per essere salvati; meritare la giustificazione in base alle proprie opere. Ed è proprio perché la parola “legge” viene usata in questo modo che molti cristiani sono stati indotti a pensare: “Beh, se non voglio cadere nel legalismo devo estromettere la legge di Mosè”.

Lo vedete tutti, questo è quello che si chiama equivoco. Notate come le parole vengano usate in due modi diversi: se seguo la legge, cioè se sono colpevole di legalismo, allora sono separato dalla grazia di Dio. Quindi, per proteggere la grazia di Dio e la mia salvezza, devo buttare via la legge.

Ora, quando diciamo di “buttare via la legge”, se lo intendiamo nello stesso senso in cui abbiamo detto che la legge significa separazione dalla grazia di Dio, allora quella frase è corretta. Corretta perché significa che devo abbandonare il legalismo completamente. Le opere della legge non possono essere la mia posizione davanti a Dio. Non devo pensarla in quel modo, e questo sarebbe giusto, ma sapete, non è quello che ha fatto la Chiesa. Anzi, credo che molti di voi, e lo confesserei anch’io, non siamo usciti dal seno di nostra madre già teonomisti fatti e finiti. Molti di voi hanno commesso proprio questo errore e, nei primi anni della vostra vita cristiana, persone benintenzionate – e voglio dare gloria a Dio per questo, c’è molta buona volontà sebbene ci sia molta confusione – vi hanno insegnato, da giovani cristiani: “Non lasciatevi coinvolgere dalla legge perché così facendo buttereste via la grazia di Dio”. Non sono state precise, non hanno considerato il contesto, non hanno capito cosa intendessero dirci gli autori originali.

Ora, la seconda cosa che voglio fare stasera è tornare indietro e analizzare la parola ebraica “la legge“. Ci sono molte parole ebraiche che significano comandamenti, istituzioni, prescrizioni, regolamenti, ordinanze, leggi e così via. La parola che prenderò in esame è Torah. Probabilmente l’avete già sentita.

Voglio sostenere che la parola ebraica Torah è in qualche modo, non del tutto, ma in qualche modo resa in maniera fuorviante con “nomos” in greco. Se guardate la traduzione greca dell’Antico Testamento e guardate il Nuovo Testamento, che ovviamente è in greco, la parola nomos appare per Torah, e questa è utilizzabile, va bene, ma dovrete riflettere attentamente su questo perché Torah non significa ciò che “la legge” significa strettamente per un lettore di lingua inglese o italiana. Come vi ho già detto, la maggior parte dei lettori associa la legge a regole, regolamenti, codici, cose che possono essere comunicate in forma letteraria, prescrizioni scritte e, naturalmente, la Torah contiene effettivamente regolamenti.

Non vi aspettereste che io mi presenti stasera davanti a voi, con la mia reputazione, e neghi questa cosa. Io so che ci sono Comandamenti, prescrizioni, ingiunzioni nella legge, ma è davvero importante che capiate che la Torah non dovrebbe essere ridotta a una mera regolamentazione. Non è questo il significato del termine ebraico. Non è corretto. E vorrei anche aggiungere che gli aspetti non giuridici dell’Antico Testamento su cui rifletteremo nei prossimi minuti, anche quelli non giuridici, hanno l’autorità della legge. Tuttavia, la Torah non è strettamente equivalente a “la legge”, così come il termine “maiale per la scienza” non è equivalente a “cavia”. La connotazione della parola ebraica Torah non è principalmente legislativa, statutaria o formale. La Torah dell’Antico Testamento era molto, molto più di semplici regole, molto più di regolamenti; il concetto è molto più ricco di Comandamenti formalizzati e autorevoli, molto più ricco di un codice. Il termine stesso deriva dal verbo ebraico yarab, che significa lanciare o scoccare qualcosa. E nella radice ebraica di ciò, mi rendo conto che non molti di voi vogliono sentire questa parte, ma dovete vedere da dove viene, da quella particolare radice, yarab significa insegnare o indicare la via.

E quindi penso che sia interessante. Per questioni di tempo non posso condividere tutta questa ricerca con voi, ma c’è un gioco di parole davvero affascinante in alcuni punti dell’Antico Testamento dove avete in italiano la parola “la legge” e la parola insegnamento e istruzione mentre viene usata la stessa radice ebraica, lasciatemi fare un esempio Esodo 24:12 Poi l’Eterno disse a Mosè: «Sali da me sul monte e rimani là; e io ti darò delle tavole di pietra, la legge (la Torah) e i comandamenti che ho scritti, per loro istruzione» e la parola istruzione e la parola legge hanno la stessa radice in ebraico, e lui dice “Io ti darò la Torah e i comandamenti“. Beh, non è impossibile che qui si tratti di un uso epesegetico: due parole per indicare un unico concetto, ma è anche possibile che Torah abbia un significato più ampio dei semplici comandamenti e indichi l’insegnamento di Dio, che include i Comandamenti.

Isaia 2, versetti 2 e 3: “Negli ultimi giorni avverrà che il monte della casa dell’Eterno sarà stabilito in cima ai monti e si ergerà al di sopra dei colli, e ad esso affluiranno tutte le nazioni. Molti popoli verranno dicendo: «Venite, saliamo al monte dell’Eterno, alla casa del Dio di Giacobbe; egli ci insegnerà le sue vie e noi cammineremo nei suoi sentieri». Poiché da Sion uscirà la legge e da Gerusalemme la parola dell’Eterno”. La legge – stessa radice ebraica di Torah, vale a dire “l’insegnamento di Dio uscirà”. Quindi vorrei suggerire che quando ci troviamo nell’Antico Testamento ebraico e la parola Torah compare molte volte nelle vostre traduzioni italiane dove è resa con “la legge”, ciò non esclude i Comandamenti;  non voglio cadere nell’eccesso opposto e commettere questo errore, ma più in generale la parola ha la connotazione di istruzione che vi guida nella Via.

Quindi ridurre la Torah a regole e regolamenti sarebbe un grave errore. Vi fornirò qui alcuni brevi esempi. In Deuteronomio 28:58, cosa significa Torah? “Se non hai cura di mettere in pratica tutte le parole di questa Torah, scritte in questo libro, avendo timore di questo nome glorioso e tremendo, Jehovah, il tuo DIO”. Tutte le parole di questa Torah scritte in questo libro. Non è forse questo che dimostra il mio punto? Si tratta di tutte le parole di questo libro, non solo delle sue prescrizioni: tutte le parole di questo libro sono Torah, sono istruzioni che indicano la via.

Deuteronomio 29:29: “…, ma le cose rivelate sono per noi e per i nostri figli per sempre, perché mettiamo in pratica tutte le parole di questa Torah»“. Tutte le parole rivelate da Dio sono Torah per la mentalità ebraica.

Deuteronomio 32:46: “Prendete a cuore tutte le parole con cui oggi ho testimoniato contro di voi. Le prescriverete ai vostri figli affinché abbiano cura di mettere in pratica tutte le parole di questa legge“. Qui “tutte le parole di questa legge” significano tutte le parole che Dio ha testimoniato tramite il suo servo.

Spero che questo concetto si stia depositando in voi. Vi farò un altro esempio. Giosuè 8:31 fa riferimento al libro della Torah di Mosè, che include, tra l’altro, le istruzioni per l’altare. Qui la Torah è tutto ciò che Mosè scrisse nel libro, comprese quelle che noi chiamiamo leggi cerimoniali: le prescrizioni per l’altare. Come vedete, la mentalità ebraica parte da ciò che oggi chiamiamo la legge, parte dalla Torah come istruzione di Dio per la vita, tutta la sua testimonianza, l’intero Patto, tutto ciò che Egli dice. È importante notare che l’istruzione che è la Torah di Dio riguarda la Salvezza e indica la via spirituale della vita. Ripeto, per chi prende appunti, questo è un punto cruciale: la Torah non è solo “fa’ questo, non fare quello”, è un’istruzione che riguarda la Salvezza e indica la via spirituale della vita.

Salmo 19:7 “La Torah di Jehovah è perfetta, (nel fare cosa?) essa ristora l’anima“. Ora, come possono regole e regolamenti ristorare l’anima? La Torah, che contiene regole e precetti, ristora l’anima,  ma non in virtù del fatto che dice “fa’ questo e non fare quello”. La Torah è più ampia di così.

Deuteronomio 31:12 “Radunerai il popolo, perché possano ascoltare e imparare a temere Jehovah, il vostro DIO, e abbiano cura di mettere in pratica tutte le parole di questa Torah“. Perché possano cosa? Ascoltare e imparare a temere Jehovah. Qui la legge non li punisce, non li condanna dichiarandoli colpevoli di un’infrazione. Li conduce a riverire Dio.

Deuteronomio 33:9-10, la benedizione di Mosè su Levi dice: “perché hanno osservato la tua parola e hanno custodito il tuo patto. Essi insegnano i tuoi decreti a Giacobbe e la tua Torah a Israele“. Essi custodiscono il tuo patto e insegneranno a Israele la tua Torah.

Salmo 78:10 “Non osservarono il patto di DIO e rifiutarono di camminare  nella sua Torah“. Ecco quindi il ben noto espediente del parallelismo nei Salmi: il Patto e la Torah sono paralleli tra loro.

Salmo 1: “Beato l’uomo che non cammina nel consiglio degli empi … ma il cui diletto è nella Torah di Jehovah, e sulla sua Torah medita giorno e notte”. Ora, soffermatevi un attimo su questo, perché userò questa figura retorica come punto principale. Il Salmo 1 dice che ci sono persone che camminano in un certo modo, chiamato il consiglio degli empi, ma dall’altra parte ci sono persone che trovano diletto nella Torah di Jehovah. Vi vengono presentati due stili di vita. Pensateci. Uno stilo di vita. Uno stile di vita non è solo un modo di essere morali. Non so, forse non ci avete mai pensato, ma ciò che intendiamo per visione del mondo, per prospettiva, è più di un semplice elenco di cose da fare e da non fare; include anche queste cose, ma è più di un elenco di cose da fare e da non fare: è un’intera visione della vita; è un modo di credere e di relazionarsi con questo mondo. È la vostra comprensione di voi stessi nel cosmo, davanti a Dio, e di come dovreste vivere. È la vostra concezione di ciò che è buono e giusto, deliziante e anche di ciò che è brutto e perverso; il giusto e lo sbagliato sono inclusi, ma è il vostro stile di vita. Quindi, un uomo ha un suo stile di vita: cammina secondo il consiglio degli empi, ma l’uomo beato non fa così, bensì trova il suo diletto nella Torah di Dio. Vedete, la Torah è il suo stile di vita.

Salmo 37:31 “La Torah del suo Dio è nel suo cuore, i suoi passi non vacilleranno“. La Torah il modo in cui camminate, è il vostro stile di vita.

E poi confrontate Deuteronomio 11:22. Qui troviamo la parola “comandamento“, ma riprendiamo questo modo di dire che voglio che usiate: “Se osservate diligentemente tutti questi comandamenti che io vi ordino di mettere in pratica, amando Jehovah, il vostro DIO, camminando in tutte le sue vie e tenendovi stretti a lui, ” Vedete, Dio vuole che lo amiamo e che camminiamo in tutte le sue vie. Questo è il significato del comandamento, e più in generale è il significato della Torah. Ora permettetemi di darvi una traduzione di Torah che non sia solo questa semplicistica nozione italiana di regolamento o codice: “La Torah è istruzione divina che guida il suo popolo nel loro cammino nella via della vita”. Un’istruzione divina per guidare il suo popolo, il popolo di Dio, nel loro cammino nella via della vita.

Deuteronomio 32:46-47 “Abbiate a cuore tutte le parole che oggi vi rendo testimonianza, per osservare e mettere in pratica tutte le parole di questa Torah, perché non è vana per voi, poiché essa è la vostra vita”. Spero che riusciate a cogliere i dettagli e restare svegli stasera, perché questo potrebbe essere in qualche modo rivoluzionario per voi. Ciò che la Bibbia vi sta dicendo è che il concetto di Torah, che a volte chiamiamo la legge, è la nostra intera vita. È il nostro amore per Dio. Sono i suoi accordi pattizi con noi. E Mosè dice in Deuteronomio 32: “Dobbiamo dedicare il nostro cuore a tutte le parole della testimonianza, la Torah, perché è la nostra vita“. La Torah è semplicemente il modo di vivere per il popolo di Dio.

Levitico 18:5: “Osserverete i miei statuti e i miei decreti, mediante i quali, chiunque li metterà in pratica, vivrà. Io sono Jehovah“. Ora dobbiamo fermarci e prendere nota. Questo è un versetto estremamente controverso – perché i farisei e i giudaizzanti se ne appropriarono per cercare di dimostrare la loro tesi, e Paolo lo usa contro di loro, perché noterete, che se dimenticaste il contesto di ciò che il Dr. Bahnsen vi ha dato, cioè se vi avvicinaste a questo  verso come la maggior parte degli italiani, beh, non è solo una caratteristica italiana, la maggior parte dei cristiani moderni commette l’errore di pensare di poter semplicemente entrare zummando direttamente nella Bibbia, estrapolare un versetto e poi aver capito. In realtà, apprezziamo poco la comprensione del contesto dei concetti del popolo di Dio, mettendoli nella giusta prospettiva. Quindi, se fate così, se questo è il buon metodo “zoom dentro, zoom fuori”: qui dice “Osserverete i miei statuti e i miei decreti, mediante i quali, chiunque li metterà in pratica, vivrà”. Eccolo dimostrato: nell’Antico Testamento i cristiani si guadagnarono la salvezza osservando la legge.

Che nozione terribile, superficiale! In realtà quasi l’opposto di ciò che Mosè cercava di dire. Ha detto che la legge – cos’è? È il modo di vivere. È una vita che viene da Dio. È un patto. Implica riverirlo, amarlo e fare ciò che vuole. Ma noi facciamo ciò che Dio vuole non per entrare nella vita, ma per cosa? Come nostro stile di vita, la nostra prospettiva, questa è la nostra vita; questa non è la scala per il Paradiso. Questo è l’inizio per godere del Paradiso sulla Terra. La legge è la nostra vita. Ragazzi, questo cambia completamente le cose, non è vero?

Sosterrei, anzi spero di dimostrarlo tra un minuto o due dalla Lettera ai Romani, che nell’Antico Testamento non c’è mai stata un’offerta di vita basata sui propri meriti. Dio non ha mai detto al suo popolo: “Fate tutte queste cose e sarete degni di me, vi salverò”, ma piuttosto dice: “Lasciate che vi mostri quanto vi amo, vi ho chiamati a essere il mio popolo, avete stretto un Patto con me, dovete riverirmi. Vi mostrerò la via della vita”.

Quindi non si tratta di entrare nella vita, ma di vivere la vita, una vita che è stata donata per grazia. E se fossimo stati studiosi migliori delle Scritture, se avessimo letto le cose nel loro contesto, a volte persino le frasi stesse, forse il contesto più ampio, certamente l’intero contesto del Deuteronomio o dei Libri di Mosè, non avremmo mai potuto pensare che la Torah fosse una scala per il Paradiso. È piuttosto l’operare del Paradiso sulla Terra che Dio ci ha donato per grazia.

Deuteronomio 4:1 “Ora dunque, o Israele, da’ ascolto agli statuti e ai decreti che vi insegno, perché li mettiate i pratica, affinché viviate“. Ora, come prendete quell’espressione “affinché viviate”? Presupponendo che siete morti, e pensare che entrate nella Vita mediante l’obbedienza o date ascolto a queste cose, perché questa è la vita che io vi do?

Quindi la Torah e i Comandamenti che si trovano nella Torah sono costantemente presentati nell’Antico Testamento in un modo che mistifica i dispensazionalisti. Purtroppo mistifica anche alcuni riformati che non sono teonomici, perché la Torah è stata data per la benedizione e il bene del popolo di Dio, affinché possano vivere e vivere in abbondanza.

Devo essere breve, ma questo voglio che lo apprezziate. Permettimi di citarvi alcuni passi.

Deuteronomio 10:12. “E ora, o Israele, che cosa richiede da te Jehovah, il tuo DIO, se non di temere Jehovah, il tuo DIO, di camminare in tutte le sue vie,” ricordate – stile di vita, modo di vivere “di amarlo e di servire Jehovah, il tuo DIO, con tutto il tuo cuore e con tutta la tua anima” “osservando i comandamenti del Signore e i suoi statuti che oggi ti comando per il tuo bene“. Cosa vi chiede Dio? Vi chiede di godervi la vita per il vostro bene. Bene. Ecco i Comandamenti nei quali camminare.

Deuteronomio 5:33 “Camminate interamente nella via che Jehovah, il vostro DIO, vi ha prescritto, perché viviate e tutto vi vada bene” Ora, se questa dovesse essere la scala per il Cielo, per meritarsi il favore di Dio, perché direbbe “e tutto vi andrà bene”? Il presupposto è invece: “Questa è la vita che Dio vi ha donato, ora godetevela in abbondanza”. Viene in mente il parallelo del Nuovo Testamento, quando Gesù disse: “Io sono venuto affinché abbiano la vita e l’abbiano in abbondanza”. Quindi Dio dice: “Vi salvo, voi siete il mio popolo, ecco la vostra vita, ora vivetela in abbondanza”. Non sta parlando di entrare nel suo favore, ma di godere del favore che già hanno.

Deuteronomio 12:28 “Fa’ attenzione e ubbidisci a tutte queste parole che ti comando, affinché possa sempre prosperare, tu e i tuoi figli dopo di te, per aver fatto ciò ch’è buono e giusto agli occhi di Jehovah, il tuo DIO.”

Deuteronomio 30:15 e 16 e poi 19 e 20. So che sto spaccando le mani di quelli di voi che prendono appunti. Deuteronomio 30 versetti 15 e 16; 19 e 20: Vedi, io pongo oggi davanti a te la vita e il bene, la morte e il male;  perciò oggi io ti comando di amare l’Eterno, il tuo DIO, di camminare nelle sue vie, di osservare i suoi comandamenti, i suoi statuti e i suoi decreti, affinché tu viva e ti moltiplichi; e l’Eterno, il tuo DIO, ti benedirà.

Dio ti ha dato la vita, cammina sulla via della vita, moltiplicati e sii benedetto. Conosci la prosperità.

Io prendo oggi a testimoni contro di voi il cielo e la terra, che io ti ho posto davanti la vita e la morte, la benedizione e la maledizione; scegli dunque la vita, perché possa vivere, tu e i tuoi discendenti, e possa amare l’Eterno, il tuo DIO, ubbidire alla sua voce e tenerti stretto a lui, poiché egli è la tua vita“.

Come vedete, ci sono troppi passi; compaiono volta dopo volta dopo volta, troppe volte per pensare di poter essere considerati innocenti, o che altri possano essere considerati innocenti per esserseli persi. La legge non è stata presentata, la Torah, non è stata presentata come una sorta di rigida regolamentazione che era la scala per il Paradiso, bensì come uno stile di vita. Dio dice: “Vi darò la vita perché la viviate in abbondanza: ecco la mia legge. Affrontate la vita in questo modo, godetevi il mondo, godetevi ciò che vi ho dato. Ma se non desiderate seguirmi, se non desiderate essere in Patto con me, se non mi amate con tutto il vostro cuore e se questi Comandamenti non vi sembrano abbastanza buoni per voi, allora la morte sarà la vostra esperienza”.

Proverbi 13:14: “L’insegnamento ‘la Torah’ del saggio è una fonte di vita per far evitare a uno i lacci della morte.” Se non accetterete la Torah della vita, allora, naturalmente, la morte sarà ciò che sperimenterete; ma questo non significa che entrerete nella vita – osservando la Torah.

La Torah dell’Antico Testamento è un’opera letteraria che ha posto la fede nella promessa di Dio al centro della religiosità: la fede nella promessa di Dio fu fatta la chiave per obbedire ai suoi Comandamenti.  Se si legge l’Antico Testamento l’obbedienza ai Comandamenti inizia con la fede. Non si tratta di obbedire ai Comandamenti e poi aggiungervi la fede per ottenere infine il risultato desiderato da Dio. Dio dice che non gli si obbedisce se non si inizia confidando in lui, ricevendo con grazia dalla sua mano la vita che si vivrà. L’obbedienza ai Comandamenti ha reso la fede nella promessa di Dio il fulcro della religiosità e così, nel capitolo 11 della Lettera agli Ebrei, versi 4-29, dove l’autore esamina quella sezione dell’Antico Testamento conosciuta come la Torah, non è sorprendente che non abbia scritto come i dispensazionalisti?

Quando l’autore della Lettera agli Ebrei ha guardato alla Torah, cosa ha visto? La galleria delle celebrità del – legalismo, giusto? No, ha detto: ecco la fede. Lasciate che vi illustri: la fede qui, e la fede qui e la fede qui, è perché ha compreso la Torah. E in Ebrei il capitolo 4, beh, lasciatemi iniziare con Ebrei 3:19 dove l’autore di Ebrei riassume le peregrinazioni nel deserto che ovviamente occupano quattro dei cinque libri della Torah; dice nel capitolo 3:19 e vediamo che non furono in grado di entrare nella terra promessa, perché?  A causa della loro incredulità. Fu la mancanza di fede che li tenne lontani dalla terra promessa e ora ecco la cosa affascinante, non solo questo dimostra la concezione dispensazionalista che hanno infranto le leggi di Dio quindi non poterono entrare, il che è vero pure quello, ma Ebrei ci dice anche che mancava loro la fede e poi si volta e dice esattamente la stessa cosa ma non parla di obbedienza alla legge. Ebrei 4:2 “Infatti a noi come pure a loro è stata annunziata la buona novella, ma la parola della predicazione non giovò loro nulla, non essendo stata congiunta alla fede in coloro che l’avevano udita“.

Vedete, ebbero il Vangelo presentato loro nella Torah, ma non fu unito alla fede e incorsero nel dispiacere di Dio. La disobbedienza del popolo di Dio dell’Antico Testamento non è legata al loro tentativo di fare il salto in alto per entrare in cielo, sapete, di superare tutti i gradini e di rispettare tutte le leggi, sapete, le regole di Dio. Il problema era che non si fidavano di Dio. Avevano ricevuto la buona notizia, ma non avevano intrapreso la via della vita.

Chi sono le figure chiave nella Torah, quali due vi vengono in mente? Beh, se conoscete la Torah dovete dire Abramo e Mosè; e di Abramo, il padre dei credenti, Paolo trovò questo testo cruciale nella Torah per tipizzare la sua salvezza: “E Abramo credette a Dio e ciò gli fu imputato a giustizia“. Vedete, quando Paolo vuole dimostrare la dottrina della giustificazione per fede, si rifà alla Torah e può farlo con estrema facilità. La legge di Mosè, sia che si riferisse alla Torah in senso lato, sia che si intendesse come i Comandamenti di Mosè in senso stretto, è sempre stata nell’Antico Testamento un’espressione della grazia di Dio nei confronti del suo popolo.

Esaminiamo Esodo 19:4-8: “Voi avete visto ciò che ho fatto agli Egiziani, e come io vi ho portato sulle ali d’aquila e vi ho condotto da me. Or dunque, se darete attentamente ascolto alla mia voce e osserverete il mio patto, sarete fra tutti i popoli il mio tesoro particolare, poiché tutta la terra è mia. E sarete per me un regno di sacerdoti e una nazione santa. Queste sono le parole che dirai ai figli d’Israele“. Allora Mosè mandò a chiamare gli anziani del popolo, ed espose loro tutte queste parole che l’Eterno gli aveva ordinato di dire. E tutto il popolo rispose insieme e disse: «Noi faremo tutto ciò che l’Eterno ha detto»”.

Ora, cosa ha detto il Signore? Egli dice: “Vi ho condotto da me, vi ho tirati fuori di mezzo alle nazioni, vi ho dato la vita“. E il popolo risponde alla grazia di Dio dicendo: “Faremo tutto ciò che ci hai comandato“.

La redenzione è il fondamento della proclamazione dei comandamenti di Dio e del pieno godimento della redenzione che Dio ha donato. Il pieno godimento di questa benedizione salvifica si ottiene mediante l’obbedienza pattizia. Funziona così: Dio salva per grazia. Essi non ne erano degni. Li ha tratti fuori dall’Egitto, ha dato loro la vita, li ha redenti. Erano già il suo popolo e poi ha detto: “Ecco la legge, e se vivrete in questo modo, godrete ancora di più del Patto con me”.

E questa benedizione viene ripetuta nella descrizione della Chiesa nel Nuovo Testamento, in 1 Pietro capitolo 2. Ora, come può la Chiesa, come può la Chiesa essere un’espressione e un’esibizione della grazia di Dio descritta in questo modo, ma Israele nell’Antico Testamento era legalistico descritto in questo modo? Questo non ha senso dal punto di vista teologico, non ha senso dal punto di vista ermeneutico, eppure se leggete C.I. Scofield in “Dividere correttamente la Parola di Verità”, egli afferma che quando Israele disse “Faremo tutto ciò che Jehovah ha detto”, e queste sono le sue parole, definisce quella: “una risposta presuntuosa, che si discostava dalla relazione di Grazia di cui godevano in precedenza”.

Dio, ecco il terribile errore del dispensazionalismo. Scofield non si è accostato al testo cercando di farsi spiegare la legge e la grazia, aveva già i suoi concetti, aveva già la correlazione, quindi quando arriva e vede ciò che nel contesto è chiaro, Dio che è misericordioso verso il suo popolo, e loro rispondono con fede, esclama: “Eccoli là, ecco il legalismo!”. Legalismo secondo quale definizione? Secondo quella che lui ha portato al testo, non secondo il contesto della Scrittura stessa.

Un altro esempio di ciò, e poi esamineremo la Lettera ai Romani.

Deuteronomio 6:20-25: “Quando in avvenire tuo figlio ti domanderà: “Che significano questi precetti, statuti e decreti, che Jehovah, il nostro DIO, vi ha comandato?

(cosa significa questa legge, e notate il riferimento a statuti, testimonianze, decreti, precetti, comandamenti. Quando tuo figlio ti chiederà: ‘Perché questi comandamenti, perché questa legge?)  

tu risponderai a tuo figlio:

Questo è il significato della legge, amici; non con l’approccio di C. I. Scofield al testo con i suoi preconcetti:

Eravamo schiavi del Faraone in Egitto e Jehovah ci fece uscire dall’Egitto con mano potente. Inoltre Jehovah operò sotto i nostri occhi segni e prodigi grandi e tremendi contro l’Egitto, contro il Faraone e contro tutta la sua casa. E ci fece uscire di là per condurci nel paese che aveva giurato di dar ai nostri padri. Così Jehovah ci comandò di mettere in pratica tutti questi statuti, temendo Jehovah, il nostro DIO, per avere sempre prosperità perché egli ci conservasse in vita, come è oggi. E questa sarà la nostra giustizia, se abbiamo cura di mettere in pratica tutti questi comandamenti davanti a Jehovah, il nostro DIO, come egli ci ha ordinato“.

Sapete, questo è meraviglioso una volta che avete compreso il rapporto tra Legge e Grazia. Ecco il significato della legge: Dio ci ha salvati e ci ha condotti in una terra buona e vuole che godiamo della vita e, per il nostro bene, ha detto: “Ecco come dovete camminare, ecco come dovete godere della relazione con me, ecco come le cose andranno bene per voi”. Quindi, nell’Antico Testamento la legge era un’espressione della Grazia.

Ora, se la legge, intendo dire, “cosa significa questa legge?” e la risposta è “Grazia”. Se nell’Antico Testamento la legge significava Grazia, come possiamo oggi dire: “Bene, come siamo salvati? Per legge o per grazia? Quale delle due?” Come possiamo accostarci al Nuovo Testamento e pensare che il problema della legge sia il problema del legalismo dell’Antico Testamento contrapposto alla fede del Nuovo Testamento come via di salvezza? Questa è una interpretazione totalmente errata dell’Antico Testamento, e Paolo giunse a comprenderlo. Questa è la bellezza del testo che abbiamo letto stamattina, quello che vorrei condividere con voi stasera.

Paolo ha spiegato per quasi nove capitoli la grazia di Dio: la giustificazione per fede, e giunge al versetto 30, quello che noi chiamiamo il verdetto 30 del capitolo 9 e pone la domanda cruciale: “Che cosa ne dite? Che cosa ne pensate di tutto questo? Che cosa dobbiamo dire?”. Guardate questo: Paolo dice: “Che situazione! Abbiamo i Gentili che non hanno cercato la giustizia eppure l’hanno trovata, la giustizia che viene dalla fede. D’altra parte abbiamo Israele che ha cercato la legge della giustizia, ha cercato la legge dell’Antico Testamento per la giustizia e non l’ha trovata, non è giunto a quella legge, e quindi dice: perché? Perché Israele, che aveva il beneficio della legge scritta di Dio, perché non è giunto alla giustizia della legge?”

Prima di continuare a leggere, se avete una formazione dispensazionalista, potreste pensare: “Beh, ovviamente hanno cercato di farlo per mezzo della legge piuttosto che per grazia”. Non è la risposta di Paolo. Egli afferma che hanno cercato di seguire la legge della giustizia, ma non l’hanno raggiunta, e il motivo è – versetto 32 – e lo tradurrò dal greco, e poi aggiungerò le parole mancanti: “perché non per fede, ma (per così dire) per opere” (CEI, come fosse per opere). Paolo non usa una frase completa in questo caso. Infatti, la maggior parte delle traduzioni dovrebbe avere parole in corsivo che indicano ciò che è stato aggiunto dai traduttori. Non è una cosa insolita, tra l’altro. In una conversazione, se mi fate una domanda, potrei non darvi una risposta completa; vi darò solo la parte della frase che è rilevante per rispondere alla domanda. E questo è tutto ciò che Paolo fa qui, perché dice che il problema non è che cercassero la legge, non lo ripete nemmeno, dice che il problema è il modo in cui la cercavano, è l’avverbio che enfatizza, non il predicato, non il verbo, ma solo l’avverbio: perché non l’hanno ottenuta? Perché la cercarono non per fede, ma, per così dire, per opere, come se fosse per opere. Sapete, Paolo non si spinge nemmeno a dire che non la cercavano per fede, ma per opere; vuole chiarire che non esiste un approccio per opere, “per così dire, per opere” come se, come se fosse per opere, come se Dio avesse mai approvato l’approccio per opere. Questo è ciò che hanno fatto ed è per questo che non hanno mai fatto ciò che la legge comandava loro. Ecco perché hanno fallito, perché non si sono accostati alla legge per fede, ma si sono accostati, per così dire, per opere.

Ed ecco il punto culminante del discorso di Paolo, e ciò che voglio che ascoltiate nel mio messaggio di stasera.

Detto questo, Paolo afferma subito: “Sono inciampati nella pietra d’inciampo. Come sta scritto: ‘Ecco, io pongo in Sion una pietra d’inciampo e una roccia di scandalo; ma chi crede in essa non sarà confuso’“. Poiché Israele si accostò alla Torah per mezzo delle opere, per così dire, piuttosto che per fede, inciampò completamente sul Messia che sarebbe venuto. Poiché Israele fraintese il rapporto tra Legge e Grazia, poiché non comprese che la fede era la via per accostarsi alla Torah per ottenere la giustizia, allora, quando furono date le promesse del Messia, caddero completamente.

Questo ci spezza il cuore. Spezzò quello di Paolo: “Fratelli, il desiderio del mio cuore e la preghiera che rivolgo a Dio per Israele è per la sua salvezza“. Qui sta parlando dei suoi fratelli secondo la carne, gli ebrei, che godevano di tutti i privilegi di Dio, a cui era stata data la Torah. Come potevano non comprenderla? Perché se si comprende il Patto di Dio, se si comprende che l’osservanza dei Comandamenti è dovuta alla grazia vivificante di Dio, allora quando Egli dice: “Ecco come lo realizzerò attraverso mio Figlio il Messia”, questo dovrebbe indurvi a dire: “Ovviamente!”. Invece, essi dissero: “Non vogliamo avere niente a che fare con Lui” e inciamparono, “Rendo loro testimonianza infatti che hanno lo zelo per Dio, ma non secondo conoscenza”. Vogliono fare ciò che Dio vuole che facciano, ma non comprendono correttamente.

Io sostengo che molti cristiani non comprendono correttamente. Hanno zelo per Dio, ma non è secondo conoscenza, e perché non è secondo conoscenza? “Poiché ignorando la giustizia di Dio e cercando di stabilire la propria giustizia non si sono sottoposti alla giustizia di Dio”.

Quando ci si accosta alla Torah di Dio non per fede, ma, per così dire, per le opere, allora non si stabilisce la giustizia di Dio, si cerca di stabilire la propria, ed è questo che Paolo dice che non hanno colto . Come può Paolo affermare che non abbiano compreso l’Antico Testamento se, come ci dicono molti dei nostri oppositori, l’Antico Testamento era legalistico? Paolo avrebbe dovuto dire: “Beh, avevano capito l’Antico Testamento, ma lode a Dio, Egli ha una nuova dispensazione per noi”. Invece non lo fa. Dice che non hanno compreso la Torah. Se l’avessero compresa e si fossero accostati ad essa con fede, non sarebbero inciampati di fronte alla promessa del Messia, non avrebbero cercato di stabilire la propria giustizia.

E poi dice al versetto 4: “perché il fine della legge è Cristo, per la giustificazione di ognuno che crede“.

A volte mi chiedono: “Dottor Bahnsen, pensa di aver commesso degli errori?”. “Eh, sì, certo che ne ho commessi”. Beh, no, no, no, no. Voglio dire, lei ha difeso questa tesi teonomica, ha commesso degli errori? E so di averne commessi; non credo che nessuno di questi errori sia così sistemico o centrale da aver cambiato la tesi o la sua applicazione. Quando mi chiedono un esempio, di solito faccio questo, perché per anni ho interpretato Romani 4 come “Cristo è il fine della legge per la giustificazione”, ​​intendendo che Cristo è il fine della legge, il fine dell’utilizzo della legge per stabilire la propria giustizia; e questo, tra l’altro, è teologicamente corretto, ma ora sono convinto che non sia ciò che Paolo intende dire. Nel contesto, non riusciamo forse a capire meglio cosa sta dicendo? “Se sono inciampati nella pietra d’inciampo perché non si sono accostati alla Torah nel modo giusto, Cristo è il punto, il bersaglio, il proposito della legge, Cristo è il fine stesso”, nella parola greca tellos, questo è il significato. La fine arriva perché hai raggiunto lo scopo o la meta della corsa, quando arrivi al fine ultimo, al traguardo, al telos della corsa allora smetti di correre, ma il punto è che stai correndo verso la meta, e Cristo era la meta della legge per la giustificazione. E poiché Cristo era la meta della legge per la giustificazione e gli ebrei non si accostavano alla Torah con fede, cercarono di stabilire la propria giustizia, perché Mosè scrive che l’uomo che pratica la giustizia che viene dalla legge vivrà per mezzo di essa.

Ora siamo quasi alla fine, fidatevi. Apprezzo la vostra attenzione, ma probabilmente dovrete correggere la vostra traduzione perché succede che la maggior parte dei commentari afferma che il versetto 5 del capitolo 10 presenta un approccio e poi lo contrappone a un altro approccio nel versetto 6. Il versetto 5 dice “Mosé infatti descrive cosí la giustizia che proviene dalla legge: «L’uomo che fa quelle cose, vivrà per esse».”. Abbiamo già esaminato quel versetto, vero? E ora sappiamo cosa significa. Ma secondo l’interpretazione prevalente ai giorni nostri, Paolo starebbe dicendo “Mosè espone il legalismo, quindi bisogna seguire la legge per vivere”, e poi il versetto sei dovrebbe essere “Ma la giustizia che proviene dalla fede dice cosí:“, quindi si avrebbe la giustizia che deriva dalla legge contrapposta alla giustizia che deriva dalla fede.

L’unico problema è che non è questo ciò che Mosè intendeva nell’Antico Testamento. Quindi c’è un problema, e la congiunzione greca usata all’inizio del versetto 6 può significare sia “ma” che “e”.  Notate la differenza che fa: cancellate ma e inserite e, e all’improvviso il testo scorre perfettamente, “perché Mosè scrive che l’uomo che pratica la giustizia che viene dalla legge vivrà per mezzo di essa, perché praticare quella giustizia è il modo di vivere per il popolo di Dio e la giustizia che viene dalla fede dice: Non dire in cuor tuo: Chi salirà in Cielo?». e «Chi scenderà nell’abisso?». Ma che dice essa? «La parola è presso di te, nella tua bocca e nel tuo cuore». Questa è la parola della fede, che noi predichiamo”.

Non dite che è una cosa difficile. Mosè nel Deuteronomio dice di non chiamarla difficile, Dio non vi sta imponendo questo enorme fardello di legalismo, vi sta solo dando un modo per godervi la vita. Ed è per questo che è nella vostra bocca ed è nel vostro cuore, è una cosa meravigliosa, godetevela. E Paolo sta dicendo che non hanno mai capito l’Antico Testamento. Non l’ha già detto tre volte? Sono ignoranti, non hanno capito bene, sono inciampati nella pietra d’inciampo.

Paolo ora si rivolge all’Antico Testamento. Se leggessero l’Antico Testamento, vedrebbero che non è mai stato inteso come difficile, ma che indicava Cristo e la giustizia che viene dalla fede dice: “Non dite in cuor vostro di dover compiere imprese sovrumane, di dover salire in cielo, di dover scendere all’inferno e così via“. E poi dice al versetto 8: “Ma che cosa dice: ‘La parola è vicino a te, nella tua bocca e nel tuo cuore’?” Questo è Deuteronomio 30:14. Non tornerò su questo passo per brevità. Paolo cita Deuteronomio 30. In Deuteronomio 30 Mosè parla dei Comandamenti, parla della legge nel senso stretto in cui la intendiamo noi, quindi come può Paolo dire, se è un dispensazionalista, questa citazione da Deuteronomio 30, “la parola è vicino a te, nella tua bocca e nel tuo cuore”, cioè che i Comandamenti di Dio sono vicini a noi; dice che questa è la parola della fede che predichiamo.

Ebbene, potete lasciar perdere questo grande muro di distinzione dispensazionalista tra l’Antico e il Nuovo Patto. Paolo cita il Deuteronomio, i Comandamenti, e li descrive come la fede che predichiamo, cioè la parola di fede: “perché se con la tua bocca confesserai che Gesù è il Signore e crederai nel tuo cuore che Dio lo ha risuscitato dai morti, sarai salvato, poiché con il cuore si crede per ottenere la giustizia“. Non dice che si diventa giusti con tutte le buone opere, ma che con il cuore si crede per ottenere la giustizia e con la bocca si fa confessione per essere salvati.

Sostengo, fratelli e sorelle, che questa tormentata questione della Legge e della Grazia, che ha attraversato i secoli della Chiesa, questo intenso dibattito su legge e grazia che vediamo nella nostra generazione, nel XX secolo, si basa su un fondamentale fraintendimento di ciò che la legge dell’Antico Testamento rappresentava; e Paolo, quando giunse al Signore Gesù Cristo lo comprese. Comprese che fin dal principio la legge era una questione di fede e grazia, che gli indicava Cristo. E il suo più grande desiderio per i suoi fratelli era che giungessero a comprenderlo.

Spero che sia anche il vostro più grande desiderio per i vostri fratelli nel Signore che ancora non lo comprendono.

Preghiamo: Dio, grazie per averci donato la tua legge, aiutaci a non ridurla mai a semplici regolamenti. Ti ringraziamo per quei regolamenti, per i tuoi Comandamenti, per la luce che ci danno affinché non ci confondiamo, non ci facciamo del male e, soprattutto, non ti disonoriamo. Ma, Signore, sappiamo che la tua legge è la tua intera testimonianza e Patto, e non c’è mai stato alcun dubbio sul fatto che la vita si gode entrando nella salvezza che tu ci doni. Aiutaci a essere studenti più diligenti della tua parola, aiutaci a non applicare in modo superficiale ciò che ci hai insegnato, impediscici di banalizzare in slogan concetti complessi quando parliamo con i fratelli e le sorelle che sono impantanati in un’errata interpretazione della tua parola e in preconcetti che li hanno sviati. Donaci uno Spirito di grazia mentre spieghiamo loro che una lettura attenta e fedele della tua parola non li porterà a pensare di dover scegliere tra la legge e la grazia, guidali a comprendere il salmista che poteva dire: “Signore, nella tua grazia, fammi conoscere la tua legge”, ​​perché preghiamo nel nome di Gesù. Amen.


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