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Il Vero Vangelo Contrapposto al ‘Vangelo’ Ridotto

total gospel by Bo

Di   questi tempi è diventato di moda per predicatori e teologi darci “il vangelo” in forma breve. “Il Vangelo in 6 Minuti”. O, “Il Vangelo in Una Frase”. Ciò che generalmente presentano è una breve dichiarazione concernente l’opera di Cristo per la nostra salvezza individuale. Ed è tutto lì. Per i nostri predicatori moderni il messaggio principale del vangelo sembra essere che la nostra salvezza individuale sia l’obbiettivo principale di Dio, e Cristo è venuto per servire e compiere quell’obbiettivo sublime. In questo modo, il concetto moderno del vangelo in molte chiese non differisce molto dal concetto pagano delle religioni pagane. Infatti non differisce da ciò che i pagani vorrebbero che il cristianesimo fosse. Molte cose sono escluse dal vangelo: cultura, giustizia, famiglia, storia, scienza, ecc. Il “vangelo” dei nostri moderni predicatori è strettamente limitato ad un’area solamente: me e mio.

Ma cos’è il vangelo secondo la bibbia? Possiamo limitarlo solamente alla salvezza delle anime? Possiamo diminuire il messaggio cristiano a “Il vangelo è avere una relazione personale con Gesù?” Possiamo concordare con quei ministri cristiani che dicono che l’azione cristiana nel sociale non può “essere confusa col vangelo?” Cos’è il vangelo, qual’è la sua area d’operatività, e quali ne sono i limiti secondo la bibbia?

Alla ricerca della vera natura del vangelo dobbiamo cominciare col fatto che non c’è un solo versetto nella bibbia che riduca il messaggio del vangelo alla sola salvezza individuale. La bibbia non dice: “Il vangelo è questo ma non quest’altro”. Non esiste area di vita per la quale la bibbia dica: “Ma questo non è il vangelo”, o “il vangelo non ha niente da dire riguardo a questa cosa”. Qualunque tale limite, qualsiasi tale confine collocato sull’area legittima del messaggio evangelico sono prodotti completamente umani e provengono dal personale pregiudizio teologico del predicatore o del teologo, non da sana esegesi.

Sì, la bibbia parla molto della salvezza individuale dell’anima degli uomini come parte del messaggio del vangelo. Ma il ruolo importante che la salvezza individuale gioca nel vangelo non esclude il ruolo culturale del vangelo. Non c’è un linguaggio di “questo sì ma quello no” quando viene discusso il messaggio del vangelo. Nessun autore biblico limita il vangelo in alcun modo. Le persone sono salvate individualmente, questo è un fatto. Dio è nell’attività di condurre persone a fede salvifica, fondata sul sacrificio di suo Figlio sulla croce. Ma il vangelo non termina qui. Le sue richieste e il suo messaggio sono onnicomprensivi, abbracciano tutta la vita. Il vangelo non è definito come un “vangelo della salvezza” fatta eccezione per un verso, Efesini 1:13, dove descrive ciò che il vangelo fa, non ciò che è. E perfino in Efesini 1, il linguaggio non implica limitazione alcuna sul messaggio e sul significato del vangelo.

Mentre non c’è nella bibbia linguaggio limitativo riguardo a limiti propri al messaggio del vangelo, c’è invece evidenza piuttosto abbondante della sua natura comprensiva. La bibbia parla del vangelo usando il linguaggio del potere universale, autorità universale e universale giurisdizione. Il vangelo è definito da Gesù come il vangelo del regno, indicando così il suo contenuto e il suo intento comprensivo. Gesù non ha focalizzato il suo ministero sulla salvezza di anime individuali, di fatto, in molte situazioni, come Matteo 13:10-17, sembra avere deliberatamente declinato opportunità di salvare persone, focalizzando invece su un obbiettivo superiore, insegnare ai suoi discepoli del … regno! La più alta e comprensiva realtà del regno di Dio era così centrale al vangelo – se la contrapponiamo alla mera salvezza individuale d’anime – che Gesù risorto spese 40 giorni della sua vita sulla terra a spiegare il regno ai suoi discepoli. Nell’ultimo capitolo di Giovanni e nel primo di Atti dove siamo edotti del suo ministero post-resurrezione, la parola “salvezza” non è neppure menzionata. Lì il tema centrale è il regno, ancora, a significare il governo universale di Cristo sopra ogni potenza e autorità in cielo e sulla terra.

Un versetto citato sovente ma male interpretato dalle nostre chiese moderne è Giovanni 3:16: “Poiché Dio ha tanto amato il mondo, che ha dato il suo Figlio unigenito, affinché chiunque crede in lui non perisca, ma abbia vita eterna.” Nell’ideologia di pastori e teologi moderni questo verso è quasi universalmente interpretato a significare:  L’obbiettivo principale di Dio, e perciò lo scopo principale del vangelo è di convertire persone e di salvare anime dall’inferno.

Ma questo non è ciò che il verso dice. La salvezza di anime NON è l’obbiettivo per niente; è solo il mezzo verso un obbiettivo superiore. Il verso comincia con quel superiore obbiettivo: “Dio ha tanto amato il mondo”. L’attenzione di Dio è qui mostrata essere rivolta al mondo intero, non solo ad anime individuali. La salvezza di anime individuali è solo soggetta a quell’obbiettivo più grande, come vediamo dalla conclusione del passo nel verso immediatamente successivo: “Poiché Dio non ha mandato il Figlio nel mondo per giudicare il mondo, ma perché il mondo sia salvato per mezzo di lui”.

Il “versetto sacro” del moderno evangelismo non è interessato alla salvezza di individui come fine a se stessa; il fine è la salvezza del mondo intero, il kosmos, la creazione di Dio che è stata contaminata dal peccato e dalla maledizione, e che Dio ora sta restaurando a se stesso, e questo per mezzo della salvezza di credenti come mezzo, non come obbiettivo in sé e per sé.

Il linguaggio di un altro passo centrale per l’evangelismo del Nuovo Testamento, il Grande Mandato di Matteo 28:18-20, è altrettanto universale e comprensivo: “Ogni autorità mi è stata data in cielo e sulla terra”. La base per predicare l’evangelo è stabilita da questo: La totale, onnicomprensiva autorità di Gesù Cristo su ogni area di vita, in cielo e sulla terra. Ora, se il vangelo fosse interessato solamente alla salvezza di anime individuali, allora tale fondamento è una seria esagerazione; per strappare anime dal peccato e dalla morte Cristo non ha bisogno di stabilire il fatto della sua autorità onnicomprensiva. Noi siamo individualmente salvati dal suo sacrificio sulla croce. Perché avrebbe bisogno di stabilire il fatto del suo potere totale, se l’intento, il contenuto, e il fine del suo vangelo fossero strettamente individuali? Tale linguaggio di affermazioni onnicomprensive ha senso solo se seguìto da un linguaggio di richieste onnicomprensive; vale a dire che il vangelo che richiede loro di predicare è altrettanto comprensivo, copre ogni area di vita, incluse la vita personale e la salvezza del credente, ma non limitato a queste.

E infatti, il resto del Grande Mandato ha solo un piccolo riferimento all’aspetto individuale del vangelo: “battezzandoli”. E questo è solo come mezzo nel contesto di un più grande, comprensivo, mondiale, punto focale: “fate discepoli le nazioni, insegnando loro di osservare tutto quello che vi ho comandato”. (Il testo greco non contiene la frase “fate discepoli”, il significato esatto è “Fate discepoli – cioè ammaestrate – le nazioni” in quanto nazioni, non in quanto individui presi dalle nazioni.) Le nazioni come nazioni, come entità comprensive, devono essere ammaestrate (peccato che in Italiano non si possa dire ‘discepolate’ , che sarebbe la traduzione corretta), le nazioni devono essere ammaestrate ad obbedire attivamente ciò che Cristo ha comandato, tutto ciò che ha comandato, incluso il Vecchio Testamento. Il Grande Mandato in Matteo 28:18-20 rispecchia il passo in Giovanni 3:16-17; l’intento e il contenuto del messaggio evangelico sono comprensivi, rivolti al mondo intero come mondo e nazioni, e la salvezza personale di individui è solo un mezzo importante verso questo obbiettivo ma mai un obbiettivo in sé stessa.

Se il vangelo fosse limitato solo alla salvezza individuale di uomini, allora non troveremmo molto senso nelle parole di Gesù in Matteo 10:18: “E sarete condotti davanti ai governatori e davanti ai re, per causa mia, per dare testimonianza a loro e ai gentili. Quando essi vi metteranno nelle loro mani, non preoccupatevi di come parlerete o di che cosa dovrete dire; perché in quella stessa ora vi sarà dato ciò che dovrete dire ”.

La salvezza individuale di uomini è la stessa per re e gente comune. Perché i discepoli avrebbero dovuto preoccuparsi del “come e cosa” avrebbero dovuto dire a re e governatori, se dovevano parlare solo di salvezza individuale? Cosa c’è di diverso nella testimonianza a re e governanti? La sola risposta plausibile a questa domanda è la natura comprensiva del vangelo, il fatto che il vangelo parla al tutto della vita e perciò parla ad ogni uomo nella sua specifica area d’autorità e dominio sotto Dio. Re e governanti non hanno problemi quando i loro sudditi sono interessati alla propria salvezza personale; la vera difficoltà  sta nel dire ad un re come governare secondo “tutto ciò che vi ho comandato”.

E, di fatto, vediamo che i cristiani furono perseguitati nell’Impero Romano non perché predicavano la salvezza individuale. Non erano i soli a predicarla se fosse per questo. Roma aveva una speciale Pantheon (tutti gli dei) dove ogni nuovo dio o salvatore veniva regolarmente registrato e adottato al servizio dell’Impero. Ma Gesù era diverso. Cosa lo faceva diverso, e perché i cristiani furono perseguitati? La risposta è: Il loro messaggio non era limitato alla salvezza individuale o alla vita personale del credente ma era una sfida onnicomprensiva all’Impero stesso. Nelle parole degli stessi persecutori: “Tutti costoro agiscono contro gli statuti di Cesare, dicendo che c’è un altro re, cioè Gesú” (Atti 17:7).

Fu la natura comprensiva del vangelo, che richiedeva la sottomissione a Gesù di tutte le potenze terrene che procurò ai cristiani le persecuzioni. La dolce raffigurazione della salvezza celeste non produce mai tali persecuzioni; la dichiarazione che Gesù possedeva autorità sulla terra, su ogni area di vita incluse politica e cultura lo fece. Un verso che viene usato per sostenere la visione ridotta del vangelo è 1 Corinzi 15: 1-4:

Ora, fratelli, vi dichiaro l’evangelo che vi ho annunziato, e che voi avete ricevuto e nel quale state saldi, e mediante il quale siete salvati, se ritenete fermamente quella parola che vi ho annunziato, a meno che non abbiate creduto invano. Infatti vi ho prima di tutto trasmesso ciò che ho anch’io ricevuto, e cioè che Cristo è morto per i nostri peccati secondo le Scritture, che fu sepolto e risuscitò a il terzo giorno secondo le Scritture.

Di fatto questo passo sembra limitare il vangelo alla salvezza individuale. ma la citazione non è completa. Il passo continua il senso logico fino a che Paolo dice riguardo al regno di Cristo: “Bisogna infatti che egli regni, finché non abbia messo tutti i nemici sotto i suoi piedi.”

Il linguaggio dell’universale, comprensiva, applicazione del vangelo è presente anche qui. Non c’è versetto nel mezzo del capitolo che ci dica: “E questo non è il vangelo”. Al contrario, prima del commento riguardo alla comprensiva vittoria di Gesù, Paolo parla della resurrezione dei credenti che sta proprio al cuore del vangelo. Dopo questo commento Paolo continua col tema della resurrezione. Nulla ci dice che le parole di Paolo  riguardo alla totale potenza di Gesù  sia fuori dal vangelo, una sorta di “parentesi” nel testo. La sottomissione di tutte le potenze, tutte le autorità, sì, incluse le autorità terrene sociali, economiche ed altre autorità a Cristo è parte del messaggio del vangelo. Escluderlo dal vangelo significa ridurre il vangelo a ciò che Rushdoony chiama una “religione misterica pagana”, una di quelle che il Senato Romano avrebbero prontamente accettato nel Pantheon a Roma.

Paolo parla anche più esplicitamente della natura comprensiva del vangelo di Cristo quando commenta in Romani 8 la natura della nostra liberazione dalla schiavitù. Spiegando che lo Spirito testifica che siamo figli di Dio, liberi e redenti, non perde l’opportunità di ricordare ai suoi lettori che questa liberazione di anime individuali non è un obbiettivo in sé stessa, è solo un mezzo verso un obbiettivo e un proposito più alto di Dio:

Infatti il desiderio intenso della creazione aspetta con bramosia la manifestazione dei figli di Dio, perché la creazione è stata sottoposta alla vanità non di sua propria volontà, ma per colui che ve l’ha sottoposta, nella speranza che la creazione stessa venga essa pure liberata dalla servitú della corruzione per entrare nella libertà della gloria dei figli di Dio. Infatti noi sappiamo che fino ad ora tutto il mondo creato geme insieme ed è in travaglio (Romani 8:19-22).

Di nuovo, non siamo salvati giusto per essere salvati. Dio ha un proposito più alto per noi: Applicare la nostra liberazione e salvezza all’intera creazione. Che voglia dire anche il nostro mondo sociale, politico ed economico? Sì. Il verso dice l’intera creazione. Nella stessa epistola, mentre spiega le implicazioni pratiche del messaggio del vangelo, Paolo include anche i doveri del governante civile: deve essere un servo di Dio. Proprio quest’affermazione era considerata tradimento nell’Impero; come abbiamo visto sopra, i cristiani furono perseguitati per quella ragione specifica, dichiarando che Cristo era una potenza più alta di Cesare. Nella costituzione politica dell’Impero, Cesare era dio; non poteva essere “diacono” di un altro dio. Il vangelo comunque dilagò nel reame di Cesare e richiese la sua sottomissione a Cristo in tutto, incluse le sue politiche. Paolo è assolutamente irremovibile riguardo all’applicabilità del vangelo in ogni area di vita, inclusa la giustizia penale. Diversamente dai teologi e predicatori moderni, Paolo non credeva né predicava dicotomia alcuna tra Legge e vangelo. Il vangelo includeva la legge, com’è ovvio dalla dichiarazione di Paolo in 1 Timoteo 1: 8-11. Lì, dopo aver spiegato la continua validità della Legge di Dio in materia di giustizia penale, e dicendo che la Legge è buona quando applicata a criminali, Paolo non esita ad aggiungere: “Secondo l’evangelo della gloria del beato Dio, che mi è stato affidato”.

Paolo è chiaro, qui: Il vangelo che predicava non era limitato alla salvezza di individui. Includeva per certo ogni potenza e ogni autorità, inclusi i poteri civili. Il vangelo che era stato affidato a Paolo richiedeva il giusto utilizzo della Legge, e perciò la punizione dei crimini che Paolo elencò, per Legge. Paolo era fedele nell’obbedire al Grande Mandato: Le nazioni devono essere ammaestrate in ogni cosa comandata da  Cristo, e perciò il messaggio del vangelo includeva le clausole della Legge contro i reati penali. Qualsiasi riduzione del vangelo alla sola salvezza personale sarebbe stata disobbedienza.

Si potrebbe dire molto di più riguardo alle richieste comprensive del vangelo nella bibbia. Una cosa è chiara: coloro i quali limitano il vangelo alla salvezza individuale delle anime degli uomini non predicano il vangelo biblico. Il vangelo biblico è il vangelo del regno, una onnicomprensiva dichiarazione della totale autorità di Gesù Cristo sopra ogni area di vita, politica, cultura, economia, ecc. incluse. Quando manchiamo di fare questa dichiarazione del vangelo a tutta la vita, serviamo solamente quelli che vogliono la dismissione del cristianesimo.

Di Bojidar Marinov traduzione di Giorgio Modolo

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